11 gennaio 2011
Dei blog che chiudono
29 dicembre 2010
Chiudiamo il 2010 per favore...
2) Gianrico Carofiglio – Né qui né altrove (riletto)
3) Niccolò Ammaniti – Che la festa cominci
4) Piergiorgio Odifreddi – Perché non possiamo essere cristiani
5) Giorgio Scerbanenco – Milano calibro 9
6) Alessandro Baricco – Novecento (riletto)
7) Aldo Nove – Milano non è Milano
8) AA. VV. – Crimini italiani
9) AA. VV – Rac-corti
10) Maurizio Crozza – Buonasera onorevole
11) Gianrico Carofiglio – Le perfezioni provvisorie
12) Piergiorgio Odifreddi – Il matematico impertinente
13) Niccolò Ammaniti – Ti prendo e ti porto via
14) Tullio Avoledo – Mare di Bering
15) Scarlett Thomas – Che fine ha fatto Mr Y.
16) Ernest Hemingway – Il vecchio e il mare
17) Raymond Queneau – I fiori blu
18) David Foster Wallace – Brevi interviste con uomini schifosi
19) Johann Wolfgang von Goethe – I dolori del giovane Werther (riletto)
20) Giampaolo Perna – Ansia
21) John Kennedy Toole – Una banda di idioti
Questo è quello che ho letto durante il 2010, insieme a riviste, fumetti, giornali, avvertenze, bugiardini, istruzioni e, naturalmente, i vostri blog. Questa lista non riporta voti o consigli, non è una classifica né una recensione, sono solo i libri che ho letto (a volte, per poter scrivere i reloaded, riletto), se volete sapere come sono, chiedete. Pensavo che ne avrei letti anche meno in questo 2010, invece sono arrivato a quasi due al mese, considerando che, come lettore, sono altalenante, alterno periodi di lettura feroce ad altri di non lettura; visto che però mancano due giorni alla fine dell'anno, anche iniziando un libro adesso, non credo che riuscirei ad allungare la lista. Insomma, è finito anche il 2010 ed adesso uno dovrebbe pure fare dei bilanci, cosa che, visto il mestiere che faccio, dovrei saper fare bene eppure è sempre difficile perché, a volte, si è troppo concentrati su come ci siamo sentiti negli ultimi giorni per poter davvero analizzare come è stato tutto l'anno passato. Per me è stato un anno strano, bellissimo e bruttissimo, ho incontrato delle persone meravigliose, che hanno arricchito la mia vita e, per un caso (s)fortuito del destino ho anche incrociato degli essere ripugnanti (non riesco a chiamarli in altra maniera...e considerate che sono una persona molto obiettiva); ho visto posti bellissimi nonostante sia un personaggio stanziale e vissuto giorno per giorno il grigiore di dove vivo; ho sorriso felice ed inghiottito incazzato. Il 2010 è stato l'anno vissuto qui, tutto, totale e totalizzante, con momenti di euforia (pochissimi) e momenti di scazzo&sconforto (quasi tutti); sono una persona fortunata, dopotutto, lo so bene e non sputo su questa fortuna. Spero che il prossimo anno sia uguale e migliore nelle cose buone e che si ribaltino completamente le piccole, medie e grandi sfortune, che diventino fortune; auguro a voi la stessa cosa. Questo blog forse si prende una pausa, forse no, forse breve, forse lunga...o magari domani scrivo ancora.
Un abbraccio a tutti
24 dicembre 2010
Ambivalenza...
vaffanculo
vaffanculo a chi cerca di zittirci con il dito al naso e la prosopopea di non so cosa
vaffanculo a chi ci fa fare il sangue amaro, a chi ci riempie di livore
vaffanculo a chi crede, costantemente, di avere tutte le risposte e non si pone mai un dubbio
vaffanculo a chi quelle risposte te le vuole dare anche se non gli fai nemmeno una domanda
vaffanculo a chi non sa capire quando è il momento di levarsi dai coglioni
vaffanculo a chi, continuamente, ammazza i sogni delle persone
vaffanculo a chi se ne frega di povera gente su una gru
vaffanculo a chi se ne sbatte della gente che manifesta
vaffanculo a chi, ogni giorno, si pulisce il culo con la democrazia
vaffanculo a chi non sa far altro che metterla in violenza
vaffanculo a chi si mette sette contro uno
vaffanculo a chi si beve le stronzate
vaffanculo a chi parla per partito preso
vaffanculo a chi ci taglia la strada e ci frega un parcheggio
vaffanculo a chi si prende tutte le precedenze
vaffanculo a chi non ha le palle
vaffanculo a chi pensa di avere i diritto di poter far tutto
vaffanculo a chi fa sciacallaggio del dolore
vaffanculo a chi ruba senza avere fame
vaffanculo a chi uccide un qualsiasi essere vivente solo per piacere
vaffanculo a chi stupra con il corpo o con le parole
vaffanculo a chi instilla la paura
vaffanculo a chi evade le tasse e crede sia pure giusto
vaffanculo a chi ti guarda storto se fai qualcosa che non piace a loro
vaffanculo a chi non rispetta le idee degli altri
vaffanculo a chi non rispetta proprio del tutto, gli altri
vaffanculo a chi dice che è da stupidi pensare solo all'immagine e poi ti giudica solo con uno sguardo
vaffanculo a chi picchia gli indifesi
vaffanculo a chi fa distinzione tra le razze
vaffanculo a chi fa di tutta l'erba un fascio
vaffanculo a chi predica bene e razzola male
vaffanculo a chi ti dice "tanto non capisci"
vaffanculo a chi si permette di giudicare la tua libertà
Ed a voi invece, a voi che siete tutti gli altri, a voi a cui sono affezionato, a voi a cui voglio bene; a tutti voi non vanno le cose dette prima a voi dico...
17 dicembre 2010
Campagna acquisti
15 dicembre 2010
Stamattina
13 dicembre 2010
Un anno che sto qui
06 dicembre 2010
Da una foto
- Miché, hai finito con l’immondizia?
- Sì, sì, è tutto davanti all’entrata, speriamo che arrivino presto a ritirarla perché me ne voglio andare a casa.
Tutte le sere così, ti ci vorresti mettere anche tu in quel cumulo di sacchi neri e farti portare via, i piedi gonfi, gli occhi rossi, il mal di schiena, la puzza di fritto e non so che altro che ti è entrata dentro la pelle, forse dentro le ossa. Arrivi a sera e ti senti svuotato, con tutta la tua forza che si è consumata, persa negli occhi delle centinaia di facce che ti sono passate davanti con l'unico sollievo del sorriso di una turista che non sarà bellissima ma almeno ti sorride, in mezzo a maleducazione, fretta, richieste assurde, lamentele. A volte nemmeno le pause ti puoi godere, magari sei lì che, dopo esserti avvelenato con non sai cosa, ti avveleni con la cara vecchia nicotina; stai appoggiato al muro o seduto sul primo ripiano stabile ad altezza culo che trovi e ti arriva uno che ti chiede: “Ma non ti fai schifo?”e mentre cerchi qualcosa per tirarne in ballo la madre o, almeno, una sorella, già sai dove andrà a parare ché dopo un po’ capisci come vanno le cose e senza attendere la tua risposta, continua: "Non ti fai schifo? Stai avvelenando tutte quelle persone!" e tra le mille possibilità, tra tirare fuori una battuta come “Vabbè che il fumo passivo uccide ma non pensavo che da qui arrivasse fino dentro” oppure mandarlo a fanculo e rientrare, te ne stai lì e ti sorbisci la ramanzina perché quella è la tua cazzo di pausa e non puoi interromperla per lui. Ti sorbisci la storia della carne macinata fatta con non si sa cosa, macellando anche altri tessuti insieme alla carne; del pane che è un mistero di natura, degli additivi zuccherosi per far venire fame, delle multinazionali e dello sfruttamento; e vorresti rispondere, dire che non sai un cazzo di cosa c’è nella carne, che non sai se i panini marciscono o meno perché a te ti hanno detto che dopo un tot che stanno sullo scivolo senza essere comprati vanno eliminati e che, quindi, non hanno nemmeno il tempo per raffreddarsi pensa tu quello per marcire. Vorresti indicargli il barbone che sta mangiando un hamburger seduto per terra e dirgli che quel tizio con i due euro che aveva in tasca è comunque riuscito ad avere un panino con dentro della carne e dell’insalata, è riuscito a pranzare anche oggi e vorresti dirgli che, quando capita, se ci riesci, gli passi pure un po’ di patatine fritte di nascosto e se così lo hai avvelenato beh, è una cosa del lungo periodo ma, nel breve, ha evitato di saltare il pranzo. Vorresti rispondergli che pure tu, ogni tanto, te ne mangi uno e che ti piace, che non sai cosa ci mettono dentro per farlo piacere ma che quello che ci mettono fa la sua porca figura perché funziona alla grande; vorresti dirgli che respiri ogni giorno tanta di quella merda che mangiare quel panino qualche volta non è nemmeno il peggio. Vorresti dirgli che anche tu, come il barbone, ti compiaci di riuscire a pranzare spendendo poco o nulla perché anche a te piace mangiare le cose genuine ma, nel mondo, in quella città, con quello che si spende per mangiare una sola volta una cosa genuina, lì dove lavori ci mangi una settimana; perché, ed è questo che vorresti fargli capire, quello che lui vede come il nemico per te è solo il posto dove lavori, che non te lo sei scelto tu, che a ventisette anni, una laurea di primo livello in lettere e filosofia, tu, volentieri, faresti altro ma che hai trovato solo quel posto del cazzo in cui, a turno, cucini, friggi, vendi, servi e pulisci e che quindi, sinceramente, in quel momento hai, egoisticamente, altri cazzi a cui pensare. Vorresti dire tutto questo ma non lo dici, perché sarebbe inutile e farebbe solo prolungare la sofferenza mentre, con il silenzio, speri che si stanchi e ti lasci in pace, magari concludendo con il più classico dei “venduto”; se davvero sono un “venduto” devono avermi comprato ai saldi, vista la cifra irrisoria pagata. Non rispondi però, anche perché non ha nemmeno torto, te ne accorgi anche tu del costante odore dolciastro che c'è lì e che dalle narici sale a rincoglionire le cellule cerebrali fino a fargli credere di avere fame; li vedi anche tu i bambini sempre più obesi ed irascibili e maleducati che si ingozzano di panini enormi e litri di bevande; sai che c'è qualcosa di sbagliato, di esagerato, come di corsa verso un traguardo che non si raggiungerà mai veramente. Quelli che ti vengono ad urlare contro sono tanti e tutti diversi, c'è chi ci crede veramente e chi lo fa per moda, chi lo fa con la pancia piena di cose salutari e chi vorrebbe solo migliorare le cose, chi è insensibile a necessità e ragioni degli altri e chi ha orecchie per ascoltare. Sono due estremi e, come la verità, tu stai semplicemente nel mezzo.
- Miché, sveglia! alzati da quella sedia, sono arrivati, dai che ce ne andiamo a casa.
- Arrivo.
Memento audere semper
Ci lavoro da cinque anni.
“Tanto per non stare senza far nulla, mentre cerco altro...”
Così avevo detto a chi mi conosceva e veniva a mangiarsi un Mac, o forse è così che ho raccontato a me stessa, una specie di autoconvinzione... poco convinta. Poi, tra un Mc Chicken e un Royal Delux, il “cerco altro” se ne è andato a far benedire e con esso i miei sogni, i miei studi, le mie ambizioni.
Quando per anni avevo fatto laboratorio nella facoltà di archeologia, non avrei mai pensato che mi potesse tornar utile per riconoscere e dividere un Happy Meal da un Menu Salads Plus. A pensarci oggi però, non ci passa un granché di differenza: prima catalogavo resti ossei, oggi imbottisco panini con resti di cadaveri più o meno recenti. Sarei tentata dall'azzardare una prova del C14, sai che sorprese...
Qui dentro le bestie arrivano già sezionate, la loro carne trita, mischiata a “chissàcos'altro” è identica per dimensioni, odore, sapore (dicono) e io scarto e confeziono un prodotto che non considero nemmeno cibo, sorrido alla mamma che premia il suo bimbo portandolo alla grande M, le auguro un buon break e le consiglio il muffin al cioccolato “che oggi è in offerta con due 0.3 di coca”. La vedo fulminare un tipo che fuma sull'uscio dell'entrata, come se quello che lascia ingurgitare al figlio sia meno dannoso della nicotina. Faccio l'occhiolino al piccolo che con un sorso ha già finito metà bibita e...
… tutto ad un tratto sono minuscola, entro di traverso nella poltrona di pelle marrone e verde bottiglia che i miei nonni hanno in cucina, di fianco al camino in pietra, sono le sedici e ho ancora gli occhi appiccicati per il riposino post pranzo; un Paolo Bonolis giovanissimo, ma già brillante, conduce Bim Bum Bam e io attendo fiduciosa la sigla degli snorkies, mia nonna mi porge un piatto di ceramica che io afferro senza distogliere lo sguardo dallo schermo, con le piccole dita stringo qualcosa e, solo dal gusto, riconosco quel pane fresco fatto in casa e quei pomodori maturi, rossi, che mio nonno riporta dalla campagna...
“Per me un Filet-o-Fish e una patatina piccola”
In una frazione di secondo ritorno grande e nostalgica...
“Subito”
Dalla cucina sale il calore e l'unto delle friggitrici, quest'olio me lo sento sempre addosso, mi è entrato nella pelle. E' il Mc che appartiene a noi o siamo noi che apparteniamo a lui? Io mi sento sua prigioniera, o prigioniera di questo sistema che ti permette di vivere (sopravvivere) solo se ammazzi i tuoi sogni, “perchè lavoro è sacrificio” e gli ideali, bhè quelli... non ti danno da mangiare.
“Nonna mi dai l'acqua?”... i denti li affondo nel pane e pezzi di pomodoro salati mi cadono nel piatto che reggo sotto il mento, proprio come mi hanno insegnato... “sennò ti sporchi...”. Un intermezzo simpaticissimo mette Marina Morra e Uan a testa in giù e non mi spiego perchè, quando lo faccio io contro il muro, a me si “sparano” in aria anche i capelli... a loro no! In qualche modo ho “impomodorato” la maglietta cambiata solo stamattina, sbircio verso mia nonna che “capa” le verdure seduta al tavolo e mi prendo la frecciata che già sapevo di meritare: “mo te la tieni così!”. Mi guardo il petto e penso che quando ti sporchi non puoi che gioire, non hai più l'obbligo di stare attenta nel mangiare....
“Signorina il mio Mc Menu?”... “Si, si, un attimo e le porto tutto”. Oggi non riesco a lasciare fuori i pensieri, non che di solito mi rimanga facile concentrarmi nel lavoro ma... in alcuni giorni la mente non ne vuole sapere di rimanere dentro i “recinti” imposti dal dovere. Appena giro l'angolo della cucina mi sparo in gola, al volo, un sorso d'acqua e mi scuoto la testa insistentemente come a voler cacciare uno sciame d'api fuori dalle orecchie. L'orologio a muro fa le 15:05... “forza che tra un'oretta sei fuori di qui...”. Mr Potato mi sorride con rassegnazione, gli abbiamo affibbiato questo soprannome da quando è arrivato e ora, a dirla tutta, non ricordo più il suo nome. Mi fa un cenno con la testa, le patate sono pronte... si finisce così quando passi otto ore davanti ad una friggitrice? L'olio ti tira via tutta l'espressività e ti si svuotano gli occhi e la mente?
“Cento nani stupirò che goloso lo yo yo.... che sorpresa scoprirò se mi mordo lo yo yo... ho trovato lo yo yo molto in alto volerò... io mi mangio lo yo yo, un perchè lo troverò!”... mi stringo le gambe al petto e penso che qui, in casa di nonna, lo yo yo non s'è mai comprato: “Che Stefano ce l'ha gli yo yo nonna?”. Stefano ha un emporio, un piccolo, minuscolo, negozio (che null'altro è che il suo garage di casa) dove dentro si vende di tutto, dalle sigarette, agli alimentari, ai regali... “e penso di si, ma che ci devi fare? Quelli ti fanno male!”. C'ha gli occhiali un po' scesi sul naso nonna e quando mi risponde mi guarda da sopra le lenti, il ciglio sempre un po' arcuato e il tono di chi va sempre di fretta e non ha tempo da perdere. A me piace guardarla quando fa gli gnocchi (a volte riesco anche a fregarne qualcuno crudo da mangiare sotto il tavolo) e i lavori ai ferri, ma mai mi aspetterei da lei un gesto d'affetto esplicito... “Bhè che so mo ste stupidaggini? Vai a giocà, corri...”. Spalanco così forte la porta a vetro di casa che le grate di ferro sbattono sul muro, la sento urlare qualcosa ma sono già lontana, con i piedi sui pedali della mia graziella fucsia...
“Oh le vuoi ste patatine o no?” mi fa Mr Potato mentre si passa la manica del grembiule bianco sopra la fronte. Le afferro al volo, forse anche troppo al volo, ne vedo cadere a terra una decina e, nel tentativo di riprenderle, rovescio tutto sul pavimento. Rimango ferma ad osservare quello che qualcuno (non di certo io) ha combinato, mi sfilo il grembiule dalla testa, non sento più il vociferare della sala, nessun odore di fritto mi arriva alle narici... ci sono solo io, la mia bici, l'aria rovente di agosto in faccia, la campagna verde e marrone che mi scorre sui fianchi... la mia felicità.
Questi due racconti nascono entrambi ispirati dalla foto che c'è in apertura; uno e mio e l'altro di Maraptica; tutto nasce da un suo post, dopo averlo postato le ho mandato, tanto per prenderla un po' in giro, quella foto ed alla fine abbiamo deciso di cercare di scrivere, entrambi, un racconto ispirato a quella per vedere che cosa ne sarebbe venuto fuori, ed eccoci qui.
30 novembre 2010
Ciao Mario
Voglio ricordarlo per questo che credo sia l'ultimo consiglio spassionato tra i tanti che ci ha dato.
26 novembre 2010
Grazie a Dio è venerdì
Ciaooooo
23 novembre 2010
Vedasi alla voce "satira"
"scenata del ministro Bondi in un museo, dei vandali hanno squarciato un quadro di Fontana"
praticamente PERFETTA.
21 novembre 2010
Come si incontra una canzone?
Led Zeppelin - Whole Lotta Love
Come si incontra una canzone? Una di quelle che entreranno nella nostra personale classifica intendo, quelle che diremo mi piace davvero un sacco, come capita che le incontriamo? Le vie sono tantissime, come le ipotesi della vita. Questa canzone qui, per esempio, uno potrebbe pensare che io l'abbia ascoltata la prima volta grazie ad un fratello maggiore o che, magari, sia avvenuto grazie ad uno di quei ripescaggi radiofonici che, ogni tanto, alcune radio fanno, fottendosene dei dati di ascolto. Ed invece no, questa canzone ha una storia un po' divesa; qualche anno fa, su una delle tante televisioni locali che affollano il palinsesto, andava in onda una sit-com parodia di "ER - Medici in prima linea", si chiamava "ER - Medici al capolinea" tutta interpretata da attori teatrali della vecchia comicità barese. La sit-com ebbe anche un discreto successo, anche perché era molto divertente, ma questo cosa c'entra con la canzone? Ora ci arrivo; uno dei personaggi si chiamava Picciafuoco, era un classico malavitoso della vecchia guardia di Bari vecchia, uno, in fondo, dal cuore d'oro e che riusciva a procurare di tutto. Un giorno il capo infermiere gli chiede se potesse procurargli una canzone e gli chiede questa dei Led Zeppelin; ricordo la scena, il malavitoso non la conosce e l'infermiere gli suona il riff iniziale con la bocca; basta una telefonata ed arriva un cd, l'infermiere non ci crede, lo mettono nella radio e sento per la prima volta quella canzone dei Led Zeppellin, da lì a cercarla su internet è stato un attimo. E voi, voi avete qualche storia particolare del vostro incontro con una canzone?
19 novembre 2010
Post di servizio
aggiornamento:
Tutto risolto, il firewall s'era rincoglionito, sarà l'osmosi...
18 novembre 2010
Sono veramente orgoglione!
11 novembre 2010
La grande abbuffata
Buon appetito!
Opzione A
“Esci incuriosito e sei assalito da una presenza ostile che ti mette in pericolo”
ulteriore richiesta di EuGIOnio: sangue
“La curiosità uccise il gatto”, nonno me lo ripeteva spesso quando correva a salvarmi dai mille pericoli in cui mi cacciavo, come quella volta che ebbi la curiosità di toccare un nido di vespe, facemmo a gara a chi si beccava più punture. Avrei dovuto ascoltarlo almeno stanotte ma quell'urlo, o presunto tale, che mi aveva svegliato, mi ha tirato fuori dal mio riparo per farmi avventurare, solo con la luce del display del cellulare, nel buio della notte. Il temporale sembrava passato ma la luna faceva ancora fatica a farsi spazio tra le nubi; ho mosso dei passi incerti sul sottobosco bagnato, non si sentiva più nessun rumore intorno, anche il vento sembrava essersi ammutolito, solo ammutolito perché le fronde dei rami non hanno smesso di ondeggiare e ballavano contro il buio della notte. Facile, con il senno del poi, dire che dovevo rimanere nella grotta ma quell'urlo mi aveva come ipnotizzato; l'aria odorava di pioggia e la luna aveva vinto la sua battaglia con le nuvole che, veloci, battevano in ritirata lasciandola al centro del cielo, piena, enorme, a far luce tutto intorno tanto che la luce del cellulare non serviva più. Non ho fatto molti altri passi, nemmeno l'ho visto arrivare, ho sentito solo un forte odore selvatico che mi piombava addosso e gli artigli di una zampa o, forse, di una mano, squarciarmi il collo. Ora sono qui che guardo la mia anima scappare nell'ultimo respiro mentre la bestia, la cosa, fa di me il suo pasto dilaniandomi in una pozza di sangue.
Opzione B
“Esci convincendoti che qualcuno ha bisogno d'aiuto, trovi una misteriosa fanciulla che, credi, è stata sorpresa dalla tempesta come te”
ulteriore richiesta di EuGIOnio: mistero
Forse è stato solo un sogno quell'urlo, un incubo sonoro dovuto all'aria spettrale dei lampi che squarciano il buio del bosco. No, lo sento ancora, adesso è sicuro, qualcuno la fuori ha bisogno di aiuto; raccolgo i miei abiti ed il mio coraggio e, facendomi luce con il display del cellulare, lascio il mio rifugio e mi rinfilo nel bosco battuto dalla pioggia e dal vento. Provo a chiamare, a chiedere se c'è qualcuno ed una voce flebile sembra rispondere, tra le fronde alla mia destra; corro, c'è un corpo riverso nel fango, è una ragazza. Scivolo anche io nel cercare di raggiungerla e cado vicino a lei, mi rialzo e la aiuto con un braccio a rimettersi in piedi; è pallida, diafana, si regge a malapena sulle gambe. La pioggia sembra non avere pietà ma, anzi, rincalza e ci schiaffeggia con gocce fredde e acuminate. Mi muovo a tratti, quando i lampi mi lasciano intravedere qualcosa e riesco a ritornare alla grotta trasportando la ragazza che emette solo un flebile lamento, per fortuna è leggera, un fuscello, sembra quasi di trasportare una nuvola. Riesco a farla sedere vicino al fuoco e sembra riprendersi un po', si avvolge nella coperta che le porgo e mi guarda. Mi racconta di essere una campeggiatrice e che è stata sorpresa dal temporale quando si trovava lontano dal campo, come me; mi dice di chiamarsi Penelope e poi mi ringrazia di averla salvata. Stiamo seduti ancora un po' davanti al fuoco, in quel silenzio che si forma tra due sconosciuti quanto si trovano costretti, per forza di cose, a dividere uno spazio. Fuori sembra che il temporale si stia allontanando, mi volto verso l'uscita per dare un'occhiata fuori, ho come la sensazione che sul muro di roccia alle nostre spalle ci sia qualcosa di sbagliato ma non riesco a capire cosa. Mi alzo e vado ad osservare il cielo che, piano, si sgombra dalle nubi, una luminosa luna piena ora illumina la valle e solo qualche piccola nuvola sporca il terreno con la sua ombra... l'ombra! Ecco cosa aveva registrato il mio cervello quando avevo posato lo sguardo sulla parete o, meglio, cosa non aveva visto; riflessa sul muro c'era solo un'ombra, la mia. Alle mie spalle Penelope, mi chiama.
Opzione C
“Impaurito, resti nel tuo rifugio: frughi nel tuo zaino e ne trai un coltellaccio”
ulteriore richiesta di EuGIOnio: sangue
Un urlo, mi sveglia. E’ fuori, nella notte? E’ dentro, nella mente? Non lo so, ora sento solo tre rumori: il mio respiro affannato, il mio cuore impaurito ed il crepitio del fuoco; il resto è silenzio, non si sente nemmeno più il temporale. Ho freddo, il fuoco non sembra fare effetto, guardo la grotta come si guarda uno sconosciuto, le ombre ondeggianti sulle pareti sembrano incombere su di me, ho paura, lo strascico di quell’urlo lontano, nel bosco o nell’anima, si protrae con lunghi brividi sotto la pelle. Devo riscaldarmi di più, forse nello zaino ho un’altra coperta; sento qualcosa di duro quando infilo la mano, un manico. “Penelope”, mi viene in mente questo nome, non si chi sia. Tiro fuori quello che ho trovato, è un coltello da macellaio, trenta centimetri di lama, è sporco di sangue! Lo lancio inorridito, come scottasse; mi guardo le mani, sangue anche lì, ma cosa succede? Tremo come una foglia nella tempesta, mi guardo addosso, sono sporco di sangue anche sui vestiti. “Penelope”, ora il nome ha un volto, il sorriso di una ragazza bruna. Deve esserci una spiegazione, mi calmo, forse è un incubo, sì, deve per forza essere un incubo. Chiudo gli occhi, una serie di immagini mi colpiscono, una radura ed un fuoco, una ragazza seduta; mi muovo come conoscessi il bosco perfettamente, ci sono già venuto? Perché allora le dico che mi sono perso? Ho la faccia spaventata e lei si rilassa dopo un primo lampo di timore, vedendomi. Riapro gli occhi, sono ancora nella grotta, sono ancora sporco di sangue ma la paura è svanita, una strana calma mi pervade. Richiudo gli occhi, altre immagini, sono seduto vicino alla ragazza, beviamo caffè da un thermos, lei mi ha detto di chiamarsi Penelope, io mi sono inventato un nome, Matteo, ma non mi chiamo così, so di chiamarmi Giovanni. Mi dice di venire spesso lì, da sola, che le serve per rilassarsi; nel ricordo, in quel momento sorrido, devo avere una faccia strana perché lei, invece, smette di farlo; sembra aver capito ma è tardi, nascosto nella giacca ho il coltello, non ha il tempo di alzarsi ed un brivido mi corre dietro la schiena, no, non è paura, è piacere. Lei urla, forse, ma so che non può sentirci nessuno, gli unici campeggiatori abbastanza vicini li ho massacrati poco prima ed ora faccio scempio di lei. Riapro gli occhi e rido, ora ricordo tutto, la fuga, il temporale, la caduta; ora ricordo chi sono, sono un mostro.
Opzione D
“Ti risvegli spaventato: è stato solo un incubo ... ma dove stavi dormendo?”
ulteriore richiesta di EuGIOnio: situazioni psico-oniriche-paradossali/introspezioni
Un urlo mi ha svegliato, un urlo, sarà fuori dalla grotta, nella tempesta. Apro gli occhi e mi investe il bianco, da dove arriva tutta questa luce asettica? Nella grotta c’era solo il mio flebile fuoco. Mi sento impacciato. Gli occhi si abituano alla luce, intorno ho solo pareti bianche imbottite, sono seduto per terra, scalzo, con una camicia di forza; dov’è finita la grotta? Il bosco? La tempesta? Sento altre urla, e risate sguaiate, e sferragliare di carrelli. Inizio a ricordare, mi hanno chiuso qui perché ho aggredito il dottore; l’infermiere grosso mi ha fatto una puntura nel collo. Ho sognato una tempesta; mi sento ancora stanco e chiudo gli occhi. Quando li riapro intorno a me le ombre danzano alla luce del fuoco e sono in una grotta, dove sono le pareti imbottite? Le urla? I dottori? C’è solo silenzio intorno a me,fuori la tempesta s’è trasformata in pioggia sottile, sento freddo, mi stringo nella coperta e ravvivo il fuoco. Ho sognato un manicomio; sento ancora nelle narici la puzza di disinfettante industriale che aleggia negli ospedali, respiro forte l’aria fredda e umida che entra nella grotta. E’ ancora notte fonda, sono ancora stanco, mi stendo e chiudo gli occhi. Una porta che si apre, mi sveglio, ho sognato ancora la grotta, c’è un riquadro scuro nella parete bianca, un medico in camice con due infermieri in verde compongono un’immagine sfocata e bicromatica. Il tizio in camice mi chiede se ho dormito bene e se ho sognato, faccio segno di no con la testa, tranquillo, ancora intontito dalla siringa nel collo. Mi parla ancora, mi chiede se mi ricordo del perché sono lì, biascico con la bava alla bocca di una tempesta, fuori sento urla e risate. Il medico mi guarda senza espressione e dice qualcosa all’orecchio dell’infermiere a sinistra, capisco solo “delirio” e “bosco” poi mi sento nuovamente spossato e mi piego sul pavimento. Un tuono, apro gli occhi e rivedo le pareti in pietra della grotta, sembra che il temporale stia tornando. Ho sognato ancora l’ospedale, non capisco se è un sogno o un ricordo o se è questa grotta ad essere un sogno; non riesco a capire e mi sale un’ansia sconosciuta, come se non sapessi più chi sono in realtà, sentendomi in bilico fra due mondi. Ho il terrore di riaddormentarmi, paura di sognare ancora oppure di svegliarmi e capire che questo è il sogno, oppure il contrario. Sono confuso, riesco solo a guardare fuori i lampi illuminare la valle e chiedermi a che punto è la notte.
Opzione E
“Fai finta di nulla e ti metti a dormire”
ulteriore richiesta di EuGIOnio: sangue (mi sa che c’ha la fissa)
L’urlo esplode nel bosco e sovrasta lo scroscio continuo della pioggia, entra nella grotta e rimbalza sulle pareti. L’uomo si gira un attimo, forse sente qualcosa ma crede provenga dall’interno del suo sonno, apre lievemente gli occhi ma in realtà non è sveglio, il suo cervello dorme ancora; si rigira semplicemente sulla scomoda roccia raggomitolandosi nel suo giaciglio di fortuna, cercando di aggrapparsi a quel poco di calore che arriva dal fuoco. Così come è esploso l’urlo tace e lascia alla pioggia tutto il palcoscenico; in mezzo al tamburellare nervoso delle gocce gelate, un rantolo striscia sul terreno. Una ragazza dai capelli rossi esala l’ultimo respiro stringendo, di rabbia e dolore, le dita nel fango rosso del suo sangue; ha gli occhi ormai vuoti, la vita è tutta fuggita via dal grosso squarcio che le apre in due la pancia. Quando anche il rantolo si spegne i lampi illuminano la sagoma di un uomo che risale a fatica la collina, inciampando e scivolando sul terreno viscido di pioggia; anche i suoi occhi sono vuoti, due palle nere come l’abisso, l’unico fremito di vita della sua faccia è il leggero tremolio del labbro superiore. Quando la sagoma ha raggiunto la sommità la pioggia sembra aver esaurito la sua forza ed i lampi illuminano un orizzonte ormai lontano; il bosco sembra quasi muto, solo un lieve, piacevole fruscio che trasforma il tremito del labbro in un sorriso, ed il crepitio del fuoco in una grotta. L’uomo dorme ancora, ogni tanto un brivido di freddo lo fa stringere nella coperta quasi inconsciamente. Forse un brivido un po’ più forte, un sogno più rumoroso o la percezione di qualcosa, il confine tra sonno e veglia viene superato e l’uomo apre gli occhi lasciandosi sorprendere dalla calda luce arancione delle fiamme ma un lampo bianco lo colpisce, è il riflesso di una lama e, dietro, una sagoma scura.
04 novembre 2010
Nun c'ha pozz fà
30 ottobre 2010
Capezzoni
L'altro giorno il portavoce del Popolo delle Libertà, Daniele Capezzone, pare sia stato aggredito e colpito con un pugno da un tizio che poi è scappato via; credo che la violenza non sia mai un buon modo per reagire alle cose, soprattutto perché, anche nel caso si abbia la ragione dalla propria parte, la violenza ti mette sempre dalla parte del torto. Detto questo devo anche confessare che, saputa la notizia, ho avuto una sensazione di piacere, sono un mostro? Non credo, non per questo almeno, anche perché sapevo che non era stata un'aggressione armata, non era stata un'aggressione di gruppo (cosa che, invece, capita molto spesso che so, a coppie gay che vanno in giro da sole tanto per passeggiare ma hanno solo un decimo di ritorno mediatico (ma questa è un'altra storia (eccomi che ricomincio con le parentesi (smetto subito)))), non era stata sproporzionata per forza e non aveva fatto troppi danni; da stigmatizzare lo stesso, sia chiaro, però lo stesso c'è stata questa sensazione di piacere e questa leggera invidia per chi aveva fatto quel gesto, ma perché? Sì, mi sono chiesto il perché di queste sensazioni, perché io, che credo di essere una persona equilibrata e democratica, ho provato un po' di piacere nel sapere che quest'uomo è stato picchiato? Allora ho analizzato il soggetto e la situazione; viviamo in un periodo di tensione, non si può nascondere questa cosa, si sentono dire cose assurde per giustificare comportamenti delle istituzioni che griderebbero vendetta e chi dovrebbe fare qualcosa non dice niente ed allora ci si sente frustrati ma questo basta? Sono almeno sedici anni che, a turno, decine di persone hanno detto le stesse balle, perché quel brivido solo per questo tizio qui? Ho ripensato alle migliaia di volte che il soggetto è apparso in televisione per dire la sua ed ho capito, non è solo quello che viene detto ma come viene detto, la faccia con cui viene detto. C'è, nelle parole, velata nell'ottimo italiano, la tracotanza e la presunzione, la boria e la convinzione di essere il “portatore sano della verità” ed ho capito che è questo quello che ha fatto la differenza. Visto che però c'ero, che stavo pensando (non è che capiti così spesso), mi sono chiesto se solo lui, Capezzone, fosse così ed ho convenuto con me stesso che, sfortunatamente, di capezzoni ce ne sono tanti; i capezzoni non sono quelli che dicono con rabbia “non hai capito un cazzo”, i capezzoni sono quelli che dicono con un sorriso “non puoi capire”, come se tu fossi l'ultima capra sulla terra; i capezzoni non sono quelli che fanno della sottile ironia, sono quelli che fanno del pessimo sarcasmo; i capezzoni non sono quelli che ti ascoltano, sono quelli che ti interrompono perché “non stai dicendo niente di sensato”; i capezzoni non sono quelli che combattono onestamente per un'idea ma quelli che sbavano come cani rabbiosi CONTRO un'idea; i capezzoni non sono quelli che dicono “a me non piace”, sono quelli che dicono “fa schifo”. Di capezzoni, ahimè, ce ne sono da tutte le parti, in ogni categoria, lavoro, ceto, partito, pensiero; di capezzoni ne è pieno il mondo ed io, francamente, ha volte, ne ho le palle piene.
Aggiungo una cosa perché mi pare che ci sia un attimo di confusione, questo post non è su Capezzone e su quello che ha subito, ma sul comportamento umano, quello di alcuni soggetti che, giusto o sbagliato che sia, credono che il loro punto di vista sia il verbo e che questo gli consenta di poter deridere e sputare su quello degli altri!
25 ottobre 2010
Oggi il tempo fa scopa con l'umore
20 ottobre 2010
Il tagliando
Un abbraccio!
15 ottobre 2010
Poesiola
Le bielorusse vanno a lavoro
coi pantaloni a "zompafosso",
accudiscono i nostri vecchi
quando se la fanno addosso.
Alcune poi se li sposano
puntando all'eredità
altre, invece, sono esempi
di rara umanità.
Alla sera aspettano il bus
in piedi, alla fermata
portandosi dentro le scarpe
la stanchezza della giornata,
e quando è inverno si stringono
in cappotti dozzinali
e a letto si addormentano
sognando vite normali.
Ironia della sorte
11 ottobre 2010
Dialetto per principianti - lezione 3
Perché imparare il rutiglianese? Ma che domande fate?! Volete mettere l'influenza che avrete sui vostri amici dicendo "rutt p' rutt, r'mbim'l tutt!" invece del classico "Abbiam fatto trenta, facciamo trentuno"? La poesia che spargere quando vi chiederanno: "Cosa si mangia?" e voi, invece di rispondere: "Ho fatto un piatto tipico delle Puglie, teglia di cozze e zucchine condite con sugo e formaggio", risponderete un esplosivo "Kozz, k'k'zell e iouv k' souk e f'r'magg"? Seguite le mie lezioni e tutto questo rientrerà nel vostro patrimonio culturale, se amate le lingue non potete non parlare il rutiglianese che, comunque, vi permetterà di muovervi agevolmente anche nel quadrilatero del lampascione: Binetto-Bitritto-Bitetto-Toritto.
Iniziamo la lezione di oggi con i nomi dei parenti
i parenti - a famigh'j
il padre = u attaan
tuo padre = d'attand
mio padre = attan'm
la madre = a ma'mm
tua madre = ma'm't
Vi prego di prestare molta attenzio all'uso di ma'm't poiché lo stesso viene anche usato, enfatizzandolo molto, come risposta ad un offesa o come offesa diretta ad esempio:
U se ka si propr'j nu kigh'joun? - Ma sai che sei davvero uno stupido? (lett. coglione)
Ma'm't! - A chi diamine hai dato dello stupido?! A me?! Ma lo sai che tua madre si preoccupa di soddisfare genti per pochi spiccioli? (Sì, noi rutiglianesi abbiamo il dono della sintesi),
oppure: Si viene sorpassati in malomodo da un'auto mettendo anche a rischio la nostra incolumità, si abbassa il finestrino e si urla MA'M'T!!!
mia madre = mammà
Prima di continuare con gli altri parenti necessita fare una precisazione su i nomi dei genitori; in rutiglianese, per enfatizzare il ruolo di capo della famiglia svolto da entrambi, al posto di attan'm e mammà si utilizzano u boss e a boss.
il fratello = u frat
tuo fratello = fratt
mio fratello = frat'm
la sorella = a sour
tua sorella = sor't (vale, per la sorella, quanto detto sull'uso della mamma nelle offese)
mia sorella = sor'm
per il nonno e la nonna non c'è differenza di genere se non nel generico dove cambia, naturalmente, l'articolo:
il nonno = u nonn
la nonna = a nonn
tuo nonno/tua nonna = non't
mio nonno/mia nonna = non'm o nono'nn
stessa cosa per lo zio e la zia:
lo zio = u z'j'n
la zia = a z'j'n
tuo zio/tua zia = zian't
mio zio/mia zia = zian'm
stessa cosa per il cugino e la cugina:
il cugino = u k'ggein
la cugina = a k'ggein
tuo cugino/tua cugina = k'ggin't
mio cugino/mia cugina = k'ggin'm
il procugino (cugino di secondo grado) = u strak'ggein
la nuora = a nour
tua nuora = nor't
mia nuora = nor'm
il genero = u scier'n
tuo genero = scenn'rut't
mio genero = scenn'rut'm
il suocero = u su'ækr
la suocera = a s'rouk
vi prego di non prestare orecchio alla corrente di pensiero che vuole, per suocera, il termine a bagash perchè risulta offensivo
mio suocero/mia suocera = so'kr'm
tuo suocero/tua suocera = so'kr't
passiamo ora alle declinazioni del verbo trovare
VERBO TROVARE – VERB AK’JE'
Modo indicativo - Moud ndikateiv Presente – Pr'send
io trovo – ji jak’j
tu trovi – tu jak’j
egli/ella trova – jidd/jedd jak’j
noi troviamo – nu ak’j’m
voi trovate – vu ak’jeit
essi trovano – jour jak’jn
Passato prossimo - Pass’t norm’l
io ho trovato - ji agghj ak’jt
tu hai trovato - tu ie ak’jt
egli/ella ha trovato - jidd/jedd j’v ak’jt
noi abbiamo trovato - nu aveim ak’jt
voi avete trovato - vu aveit ak’jt
essi hanno trovato - jour jav’n ak’jt
Imperfetto - M’berfet
io trovavo – ji ak’j’v
tu trovavi – tu ak’jeiv
egli/ella trovava – jidd/jedd ak’jæv
noi trovavamo – nu ak’jemm
voi trovavate – vu ak’jeit
essi trovavano – jour ak’jev’n
Trapassato prossimo - Trapass’t norm’l
io avevo trovato - ji avæv ak’jt
tu avevi trovato - tu aveiv ak’jt
egli/ella aveva trovato - jidd/jedd avev ak’jt
noi avevamo trovato - nu avev’m ak’jt
voi avevate trovato - vu aviv’v ak’jt
essi avevano trovato - jour avev’n ak’jt
Passato remoto - Pass’t d’assè
io trovai – ji ak’jibb
tu trovasti – tu ak’jist
egli trovò – jidd/jedd ak’jì
noi trovammo – nu ak’jamm
voi trovaste – vu ak’jast
essi trovarono – jour ak’jar’n
Trapassato remoto - Trapass’t d’assè
io ebbi trovato - ji avibb ak’jt
tu avesti trovato - tu avist ak’jt
egli ebbe trovato - jidd/jedd avì ak’jt
noi avemmo trovato - nu avemm ak’jt
voi aveste trovato - vu avist’v ak’jt
essi ebbero trovato - jour aver’n ak’jt
Futuro semplice - Futour norm’l
io troverò – ji ek’jè
tu troverai – tu ak’jè
egli troverà – jidd/jedd avak’jè
noi troveremo – nu amak’jè
voi troverete – vu itak’jè
essi troveranno – jour innak’jè
Futuro anteriore - Futour anderiour
io avrò trovato - ji evè ak’jt
tu avrai trovato – tu avè ak’jt
egli avrà trovato - jidd/jedd avavè ak’jt
noi avremo trovato - nu amavè ak’jt
voi avrete trovato – vu itavè ak’jt
essi avranno trovato – jour innavè ak’jt
Modo congiuntivo - Moud congiundeiv
Presente - Pr’send
che io trovi – ka ji jak’j
che tu trovi – ka tu jak’j
che egli trovi - ka jidd/jedd jak’j
che noi troviamo – ka nu ak’jeim
che voi troviate – ka vu ak’jeii
che essi trovino – ka jour jak’jn
Passato - Pass’t
che io abbia trovato - ka ji ajiv ak’jt
che tu abbia trovato - ka tu ajiv ak’jt
che egli abbia trovato - ka jidd/jedd aj’v ak’jt
che noi abbiamo trovato - ka nu ajiv’m ak’jt
che voi abbiate trovato - ka vu ajiv’v ak’jt
che essi abbiano trovato - ka jour ajav’n ak’jt
Imperfetto - M’berfet
che io trovassi – ka ji ak’jiss
che tu trovassi – ka tu ak’jiss
che egli trovasse - ka jidd/jedd ak’jass
che noi trovassimo – ka nu ak’jass’m
che voi trovaste – ka vu ak’jast’v
che essi trovassero – ka jour ak’jass’r
Trapassato - Trapass’t
che io avessi trovato - ka ji aviss ak'jt
che tu avessi trovato - ka tu aviss ak'jt
che egli avesse trovato - ka jidd/jedd avess ak'jt
che noi avessimo trovato - ka nu aviss’m ak'jt
che voi aveste trovato - ka vu aviss’v ak'jt
che essi avessero trovato - ka jour avess’r ak'jt
Modo condizionale - Moud condizion’l
Presente - Pr'send
io troverei – ji ak'jiss
tu troveresti – tu ak'jass
egli troverebbe – jidd/jedd ak'jass
noi troveremmo – nu ak'jass'm
voi trovereste – vu ak'jass
essi troverebbero – jour ak'jass'r
Passato - Pass't
io avrei trovato – ji avess ak'jt
tu avresti trovato - tu avess ak'jt
egli avrebbe trovato - jidd/jedd avess ak'jt
noi avremmo trovato - nu avess’m ak'jt
voi avreste trovato - vu avess’v ak'jt
essi avrebbero trovato - jour avess’r ak'jt
Presente - Pr'send
trova tu – jak'j tu
trovi egli – ak'jess jidd/jedd
troviamo noi – ak'j'm nu
trovate voi – ak'j't vu
trovino essi – ak'jass'r jour
Futuro - Futour
troverai tu – ak'jè tu
troverà egli – avak'jè jidd/jedd
troveremo noi – amak'jè nu
troverete voi – itak'jè vu
troveranno essi - innak'jè jour
Modo infinito - Moud infineit
Presente - Pr’send
trovare - ak'jè
Passato - Pass’t
avere trovato – avè ak'jt
Modo participio - Moud particeijp
Presente - Pr’send
trovante - ak'jant
Passato - Pass’t
trovato - ak'jt
Modo gerundio - Moud gerundj
Presente - Pr'send
trovando - ak'jann
Passato - Pass’t
avendo trovato - avend ak'jt
Per concludere, come al solito, un po' di fraseologia, questa volta sull'utilizzo del verbo trovare.
Desiderate qualcosa? Cosa cercate? - Ce sceit ak'jann?
Chi cercate? - C sceit ak'jann?
Si capisce che il "Ce" viene utilizzato per le cose e il "C" per le persone.
Come mai da queste parti? - E tu akkoum t j'akj do?
Andavo in giro senza meta e sono capitato da queste parti - Scæv c'ddann e m so ak'jt
Dove hai messo il biglietto? - Do si miss u b'gliett?
L'ho riposto nel cassetto del comò - U so sh'kaff't jind o t'rett du komò
In mezzo a quel casino? Sarà davvero difficile trovarlo - Miezz a kudd kasein? Vall'a'jak'j mo!
Hey, ma dove hai trovato quel cappotto?? Mi sembra un po' vintage. - Auè, do kazz (rafforzativo) u sì ak'jt kudd kappot?? P r'a'v'dè kudd d nono'nn!
Si vede che non capisci niente, questa è "l'ultima moda". - S væt ka na kapisc nudd (o nu kazz), kess je "l'ultima moda".
Da notare l'utilizzo dell'italiano per fare scena, come i molti intercalari inglesi che vengono utilizzati nel linguaggio comune; servono per denotare che si sono fatte tutte le scuole principali e pure qualche secondaria.
Per oggi può bastare, mi raccomando, st'd'jeit! (studiate!)
09 ottobre 2010
Made in China 3
Quadestinidirazza: Sito internet che offre nuove vite a chi è scontento della precedente
Nonsolomanna: Sito di e-commerce di prodotti biblici
Cattive lamiere: Prodotti scadenti per l'industria automobilistica
Sun of York: Sito per la promozione dell'abbronzatura in Inghilterra
La signora in rosso: Blog-sfogo si una donna con problemi bancari
Fumettista emotivo: Diaro online di un disegnatore molto timido
Indie cracker revolution: E-commerce di prodotti di panificazione indipendenti
05 ottobre 2010
03 ottobre 2010
Tanto per chiarire...
Karl Kraus
01 ottobre 2010
Berlusconi alla Confcommercio: Io ho salvato il mondo
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Oddìo
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Ho le lacrime
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Basta, basta...
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28 settembre 2010
Di premi e rimenbranze

1) Mi piace schiacciare i pacchetti di sigarette vuoti che gli incivili gettano per strada, mi piace un sacco sentirli cedere sotto il piede;
2) Mi piace scrivere ma mi sa che si era capito;
3) Mi piace guardare mio nipote che gioca con quello che gli capita a tiro e parla con la sua erre lievemente arrotata;
4) Mi piace ridere, sorridere, far ridere e sorridere;
5) Mi piacciono i panzerotti (ma anche la pizza e la focaccia);
6) Mi piace il cielo terso ed azzurro di certe mattine perché fa credere che tutto è possibile;
7) Mi piace urlare via la mia rabbia e sofferenza quando si accumula a strati;
8) Mi piace sentirmi dire "bravo", mi fa bene, soprattutto da persone particolari;
9) Mi piace pizzicare le punte dei colletti delle camicie, suonarli con l'indice quando sono sovrapensiero;
10) Mi piace essere pessimista sulle persone, quando vengo smentito.
Adesso dovrei dare questo premio, a mia volta, ad altri 10 blogger ma questo compito lo evito e non perché non ce ne siano di meritevoli ma semplicemente perché non ce ne sono solo 10.
25 settembre 2010
In style and rhythm
Dedico questo post al mio amico EuGIOnio...so che apprezzerà, l'ho scritto pensando a lui.
24 settembre 2010
Attraversare, (un) fitto, notturno
Incubo
Notte. So che è notte ma non so quando. Corro nel fitto di un bosco, i rami più bassi mi graffiano il volto; sono inseguito, non so da chi, so solo che devo correre; e corro, attraverso alla cieca un buio che sembra quasi solido, palpabile, interrotto a malapena dalla misera luce che, sforzandosi, graffiandosi come me, arriva attraverso le foglie. Sento il respiro che non riesce a spezzarsi, che aumenta e si avventa sull’aria intorno. E’ vicino, lo so, corro più forte, sbatto contro il tronco di un albero, cado, mi rialzo e riprendo a correre nonostante il dolore. Mi volto ma vedo solo il buio, ho paura, so che è lì, che vuole me ed io corro, corro senza sapere dove vado, senza ricordare da dove arrivo, solo alberi e buio. La radura si apre improvvisa, talmente improvvisa che mi devo fermare; non ho più forze, non riesco ad assorbire tutta l’aria di cui ho bisogno, so che ormai mi prenderà, è qui. Alzo gli occhi e guardo la luna, luminosa e sola nel cielo notturno; e poi il nulla.
Sogno
La musica è un notturno di Chopin che, lieve, sgrana le sue note nell’aria; non so da dove arrivi, attraversa i muri della stanza e mi raggiunge attutita. Sono a letto, sorrido, so che ho una buona ragione per farlo ma non la ricordo e tutto sommato non importa; guardo la luce che entra di traverso, dalla finestra. Credo sia pomeriggio, l’ora in cui la sera dà un avviso. Mi guardo intorno, non riconosco la stanza ma mi è familiare, mi sento come a casa; le mensole con i libri, una scrivania ed al muro foto di paesaggi metropolitani; non mi chiedo cosa ci faccio qui, ascolto la musica disegnandola con le dita. Sul comodino un foglio di carta, è ricamato da un corsivo fitto ed ordinato; so che è per me e che mi racconterà una bella storia di posti lontani, lo prendo ed inizio a leggere, e poi il nulla.
Visto che "fitto" e "notturno" possono essere entrambi sia sostantivi che aggettivi ho voluto scrivere in un modo o nell'altro, credo che Vale, con quel "un", intendesse "fitto" come sostantivo ma, sapete com'è, non si sa mai (a proposito, il link al suo blog non c'è perché stamattina mi sono accorto che lo ha chiuso).
23 settembre 2010
Il quinto dice non devi rubare...
22 settembre 2010
Abitudini
19 settembre 2010
Vi regalo una canzone...
BALLATE!!!
17 settembre 2010
Un tuffo dove l'acqua è più blu...
14 settembre 2010
Gesti
13 settembre 2010
Visto che me lo chiedono...
nelle storie che non smetto mai di scrivere
quello che succede intorno a me
non lo vivo ma mi limito a descrivere
resto fuori ad osservare
e riporto su un quaderno le mie impressioni
08 settembre 2010
Maledetti!!!
E pensare che lo scorso 2 settembre questo blog ha compiuto quattro anni...





