29 dicembre 2010

Chiudiamo il 2010 per favore...

1) Noah Gordon – Medicus
2) Gianrico Carofiglio – Né qui né altrove (riletto)
3) Niccolò Ammaniti – Che la festa cominci
4) Piergiorgio Odifreddi – Perché non possiamo essere cristiani
5) Giorgio Scerbanenco – Milano calibro 9
6) Alessandro Baricco – Novecento (riletto)
7) Aldo Nove – Milano non è Milano
8) AA. VV. – Crimini italiani
9) AA. VV – Rac-corti
10) Maurizio Crozza – Buonasera onorevole
11) Gianrico Carofiglio – Le perfezioni provvisorie
12) Piergiorgio Odifreddi – Il matematico impertinente
13) Niccolò Ammaniti – Ti prendo e ti porto via
14) Tullio Avoledo – Mare di Bering
15) Scarlett Thomas – Che fine ha fatto Mr Y.
16) Ernest Hemingway – Il vecchio e il mare
17) Raymond Queneau – I fiori blu
18) David Foster Wallace – Brevi interviste con uomini schifosi
19) Johann Wolfgang von Goethe – I dolori del giovane Werther (riletto)
20) Giampaolo Perna – Ansia
21) John Kennedy Toole – Una banda di idioti

Questo è quello che ho letto durante il 2010, insieme a riviste, fumetti, giornali, avvertenze, bugiardini, istruzioni e, naturalmente, i vostri blog. Questa lista non riporta voti o consigli, non è una classifica né una recensione, sono solo i libri che ho letto (a volte, per poter scrivere i reloaded, riletto), se volete sapere come sono, chiedete. Pensavo che ne avrei letti anche meno in questo 2010, invece sono arrivato a quasi due al mese, considerando che, come lettore, sono altalenante, alterno periodi di lettura feroce ad altri di non lettura; visto che però mancano due giorni alla fine dell'anno, anche iniziando un libro adesso, non credo che riuscirei ad allungare la lista. Insomma, è finito anche il 2010 ed adesso uno dovrebbe pure fare dei bilanci, cosa che, visto il mestiere che faccio, dovrei saper fare bene eppure è sempre difficile perché, a volte, si è troppo concentrati su come ci siamo sentiti negli ultimi giorni per poter davvero analizzare come è stato tutto l'anno passato. Per me è stato un anno strano, bellissimo e bruttissimo, ho incontrato delle persone meravigliose, che hanno arricchito la mia vita e, per un caso (s)fortuito del destino ho anche incrociato degli essere ripugnanti (non riesco a chiamarli in altra maniera...e considerate che sono una persona molto obiettiva); ho visto posti bellissimi nonostante sia un personaggio stanziale e vissuto giorno per giorno il grigiore di dove vivo; ho sorriso felice ed inghiottito incazzato. Il 2010 è stato l'anno vissuto qui, tutto, totale e totalizzante, con momenti di euforia (pochissimi) e momenti di scazzo&sconforto (quasi tutti); sono una persona fortunata, dopotutto, lo so bene e non sputo su questa fortuna. Spero che il prossimo anno sia uguale e migliore nelle cose buone e che si ribaltino completamente le piccole, medie e grandi sfortune, che diventino fortune; auguro a voi la stessa cosa. Questo blog forse si prende una pausa, forse no, forse breve, forse lunga...o magari domani scrivo ancora.
Un abbraccio a tutti

24 dicembre 2010

Ambivalenza...



Siamo alla vigilia, la vigilia di Natale e, come è noto, bisogna essere tutti più buoni ma, visto che in ognuno di noi c'è bene e male, calma e rabbia, bontà e cattiveria e che siamo come metronomi che si alternano tra uno stato e l'altro ad una velocità dipendente dalla nostra musica, dal momento e da altri cazzi allora ho deciso di andare in controtendenza e dire:

vaffanculo

vaffanculo a chi cerca di zittirci con il dito al naso e la prosopopea di non so cosa
vaffanculo a chi ci fa fare il sangue amaro, a chi ci riempie di livore
vaffanculo a chi crede, costantemente, di avere tutte le risposte e non si pone mai un dubbio
vaffanculo a chi quelle risposte te le vuole dare anche se non gli fai nemmeno una domanda
vaffanculo a chi non sa capire quando è il momento di levarsi dai coglioni
vaffanculo a chi, continuamente, ammazza i sogni delle persone
vaffanculo a chi se ne frega di povera gente su una gru
vaffanculo a chi se ne sbatte della gente che manifesta
vaffanculo a chi, ogni giorno, si pulisce il culo con la democrazia
vaffanculo a chi non sa far altro che metterla in violenza
vaffanculo a chi si mette sette contro uno
vaffanculo a chi si beve le stronzate
vaffanculo a chi parla per partito preso
vaffanculo a chi ci taglia la strada e ci frega un parcheggio
vaffanculo a chi si prende tutte le precedenze
vaffanculo a chi non ha le palle
vaffanculo a chi pensa di avere i diritto di poter far tutto
vaffanculo a chi fa sciacallaggio del dolore
vaffanculo a chi ruba senza avere fame
vaffanculo a chi uccide un qualsiasi essere vivente solo per piacere
vaffanculo a chi stupra con il corpo o con le parole
vaffanculo a chi instilla la paura
vaffanculo a chi evade le tasse e crede sia pure giusto
vaffanculo a chi ti guarda storto se fai qualcosa che non piace a loro
vaffanculo a chi non rispetta le idee degli altri
vaffanculo a chi non rispetta proprio del tutto, gli altri
vaffanculo a chi dice che è da stupidi pensare solo all'immagine e poi ti giudica solo con uno sguardo
vaffanculo a chi picchia gli indifesi
vaffanculo a chi fa distinzione tra le razze
vaffanculo a chi fa di tutta l'erba un fascio
vaffanculo a chi predica bene e razzola male
vaffanculo a chi ti dice "tanto non capisci"
vaffanculo a chi si permette di giudicare la tua libertà

Ed a voi invece, a voi che siete tutti gli altri, a voi a cui sono affezionato, a voi a cui voglio bene; a tutti voi non vanno le cose dette prima a voi dico...

17 dicembre 2010

Campagna acquisti

Secondo me alla fine si confonde, mette Cassano sottosegretario e Scilipoti dietro le punte.

13 dicembre 2010

Un anno che sto qui



Mi piace questa canzone, si porta con sè un sacco di ricordi. Ce l'ho nel mio lettore mp3 da tempo e mi ricorda mille e mille passi, messi uno dietro l'altro, quando vagavo per le strade di Milano con gli occhi lanciati in giro e la musica nelle orecchie. Ormai è più di un anno che sono tornato e c'è ancora gente che si meraviglia del perché questa città mi manchi così tanto, del perché io la consideri bella; "Bella? Milano?! Ma sei pazzo??", spesso non ci perdo nemmeno il fiato a spiegare il motivo, se parli con persone che non vogliono ascoltare, perché sprecare le parole? Come glielo spiego il piacere di camminare senza avere davvero una meta, cercando solo di seminare i pensieri e riuscendoci benissimo? Come spiegare il vorticare di facce tutte diverse che si mischiano in una babele di lingue e dialetti? E poi il perdersi, solo con una cartina sgualcita in mano, tra le vie di una città in cui non sei un turista, una città che stai vivendo, che ti sta vivendo. Perdere lo sguardo nel cielo terso di maestrale che disegna il suo celeste acceso tra i palazzi, respirare l'aria fredda e buttarla fuori come sbuffi di vapore, solo con il naso a prendere aria. Come spiegare la luce trasversale del sole che, in una domenica mattina di gennaio, cade sul sagrato di Sant'Ambrogio e fa brillare la neve caduta da pochi giorni? Oppure la follia del carnevale che esplode in un arcobaleno di colori accesi tra piazza Duomo e via Torino? Come spiegare piazza Cordusio e le sue luci in una sera di ottobre, il primo vero impatto con la città dopo il tramonto? Oppure un giapponese solitario che nel freddo di una sera di gennaio fotografa le vetrine di via Montenapoleone con la sua macchina fotografica e il suo treppiedi. Questa canzone, insieme ad altre, rappresenta i chilometri di marciapiedi ed asfalto camminati senza fretta, per passare il tempo, da solo, volutamente e piacevolmente da solo perché senti il bisogno di farti delle domande anche se non ti interessa risponderti. Un anno che sto qui, che sono tornato, non so se per una decisione oculata o avventata, un anno che i ricordi a volte mi coccolano, a volte mi assalgono mozzando il fiato con il loro suono del "non torneremo più", sapendo che rimarranno chiusi nella mia testa, fatti di facce, posti, colori, sapori e suoni.

06 dicembre 2010

Da una foto

foto presa da qui

In medio stat virtus

- Miché, hai finito con l’immondizia?
- Sì, sì, è tutto davanti all’entrata, speriamo che arrivino presto a ritirarla perché me ne voglio andare a casa.
Tutte le sere così, ti ci vorresti mettere anche tu in quel cumulo di sacchi neri e farti portare via, i piedi gonfi, gli occhi rossi, il mal di schiena, la puzza di fritto e non so che altro che ti è entrata dentro la pelle, forse dentro le ossa. Arrivi a sera e ti senti svuotato, con tutta la tua forza che si è consumata, persa negli occhi delle centinaia di facce che ti sono passate davanti con l'unico sollievo del sorriso di una turista che non sarà bellissima ma almeno ti sorride, in mezzo a maleducazione, fretta, richieste assurde, lamentele. A volte nemmeno le pause ti puoi godere, magari sei lì che, dopo esserti avvelenato con non sai cosa, ti avveleni con la cara vecchia nicotina; stai appoggiato al muro o seduto sul primo ripiano stabile ad altezza culo che trovi e ti arriva uno che ti chiede: “Ma non ti fai schifo?”e mentre cerchi qualcosa per tirarne in ballo la madre o, almeno, una sorella, già sai dove andrà a parare ché dopo un po’ capisci come vanno le cose e senza attendere la tua risposta, continua: "Non ti fai schifo? Stai avvelenando tutte quelle persone!" e tra le mille possibilità, tra tirare fuori una battuta come “Vabbè che il fumo passivo uccide ma non pensavo che da qui arrivasse fino dentro” oppure mandarlo a fanculo e rientrare, te ne stai lì e ti sorbisci la ramanzina perché quella è la tua cazzo di pausa e non puoi interromperla per lui. Ti sorbisci la storia della carne macinata fatta con non si sa cosa, macellando anche altri tessuti insieme alla carne; del pane che è un mistero di natura, degli additivi zuccherosi per far venire fame, delle multinazionali e dello sfruttamento; e vorresti rispondere, dire che non sai un cazzo di cosa c’è nella carne, che non sai se i panini marciscono o meno perché a te ti hanno detto che dopo un tot che stanno sullo scivolo senza essere comprati vanno eliminati e che, quindi, non hanno nemmeno il tempo per raffreddarsi pensa tu quello per marcire. Vorresti indicargli il barbone che sta mangiando un hamburger seduto per terra e dirgli che quel tizio con i due euro che aveva in tasca è comunque riuscito ad avere un panino con dentro della carne e dell’insalata, è riuscito a pranzare anche oggi e vorresti dirgli che, quando capita, se ci riesci, gli passi pure un po’ di patatine fritte di nascosto e se così lo hai avvelenato beh, è una cosa del lungo periodo ma, nel breve, ha evitato di saltare il pranzo. Vorresti rispondergli che pure tu, ogni tanto, te ne mangi uno e che ti piace, che non sai cosa ci mettono dentro per farlo piacere ma che quello che ci mettono fa la sua porca figura perché funziona alla grande; vorresti dirgli che respiri ogni giorno tanta di quella merda che mangiare quel panino qualche volta non è nemmeno il peggio. Vorresti dirgli che anche tu, come il barbone, ti compiaci di riuscire a pranzare spendendo poco o nulla perché anche a te piace mangiare le cose genuine ma, nel mondo, in quella città, con quello che si spende per mangiare una sola volta una cosa genuina, lì dove lavori ci mangi una settimana; perché, ed è questo che vorresti fargli capire, quello che lui vede come il nemico per te è solo il posto dove lavori, che non te lo sei scelto tu, che a ventisette anni, una laurea di primo livello in lettere e filosofia, tu, volentieri, faresti altro ma che hai trovato solo quel posto del cazzo in cui, a turno, cucini, friggi, vendi, servi e pulisci e che quindi, sinceramente, in quel momento hai, egoisticamente, altri cazzi a cui pensare. Vorresti dire tutto questo ma non lo dici, perché sarebbe inutile e farebbe solo prolungare la sofferenza mentre, con il silenzio, speri che si stanchi e ti lasci in pace, magari concludendo con il più classico dei “venduto”; se davvero sono un “venduto” devono avermi comprato ai saldi, vista la cifra irrisoria pagata. Non rispondi però, anche perché non ha nemmeno torto, te ne accorgi anche tu del costante odore dolciastro che c'è lì e che dalle narici sale a rincoglionire le cellule cerebrali fino a fargli credere di avere fame; li vedi anche tu i bambini sempre più obesi ed irascibili e maleducati che si ingozzano di panini enormi e litri di bevande; sai che c'è qualcosa di sbagliato, di esagerato, come di corsa verso un traguardo che non si raggiungerà mai veramente. Quelli che ti vengono ad urlare contro sono tanti e tutti diversi, c'è chi ci crede veramente e chi lo fa per moda, chi lo fa con la pancia piena di cose salutari e chi vorrebbe solo migliorare le cose, chi è insensibile a necessità e ragioni degli altri e chi ha orecchie per ascoltare. Sono due estremi e, come la verità, tu stai semplicemente nel mezzo.
- Miché, sveglia! alzati da quella sedia, sono arrivati, dai che ce ne andiamo a casa.
- Arrivo.

Memento audere semper

Ci lavoro da cinque anni.
“Tanto per non stare senza far nulla, mentre cerco altro...”
Così avevo detto a chi mi conosceva e veniva a mangiarsi un Mac, o forse è così che ho raccontato a me stessa, una specie di autoconvinzione... poco convinta. Poi, tra un Mc Chicken e un Royal Delux, il “cerco altro” se ne è andato a far benedire e con esso i miei sogni, i miei studi, le mie ambizioni.
Quando per anni avevo fatto laboratorio nella facoltà di archeologia, non avrei mai pensato che mi potesse tornar utile per riconoscere e dividere un Happy Meal da un Menu Salads Plus. A pensarci oggi però, non ci passa un granché di differenza: prima catalogavo resti ossei, oggi imbottisco panini con resti di cadaveri più o meno recenti. Sarei tentata dall'azzardare una prova del C14, sai che sorprese...
Qui dentro le bestie arrivano già sezionate, la loro carne trita, mischiata a “chissàcos'altro” è identica per dimensioni, odore, sapore (dicono) e io scarto e confeziono un prodotto che non considero nemmeno cibo, sorrido alla mamma che premia il suo bimbo portandolo alla grande M, le auguro un buon break e le consiglio il muffin al cioccolato “che oggi è in offerta con due 0.3 di coca”. La vedo fulminare un tipo che fuma sull'uscio dell'entrata, come se quello che lascia ingurgitare al figlio sia meno dannoso della nicotina. Faccio l'occhiolino al piccolo che con un sorso ha già finito metà bibita e...

… tutto ad un tratto sono minuscola, entro di traverso nella poltrona di pelle marrone e verde bottiglia che i miei nonni hanno in cucina, di fianco al camino in pietra, sono le sedici e ho ancora gli occhi appiccicati per il riposino post pranzo; un Paolo Bonolis giovanissimo, ma già brillante, conduce Bim Bum Bam e io attendo fiduciosa la sigla degli snorkies, mia nonna mi porge un piatto di ceramica che io afferro senza distogliere lo sguardo dallo schermo, con le piccole dita stringo qualcosa e, solo dal gusto, riconosco quel pane fresco fatto in casa e quei pomodori maturi, rossi, che mio nonno riporta dalla campagna...

“Per me un Filet-o-Fish e una patatina piccola”
In una frazione di secondo ritorno grande e nostalgica...
“Subito”
Dalla cucina sale il calore e l'unto delle friggitrici, quest'olio me lo sento sempre addosso, mi è entrato nella pelle. E' il Mc che appartiene a noi o siamo noi che apparteniamo a lui? Io mi sento sua prigioniera, o prigioniera di questo sistema che ti permette di vivere (sopravvivere) solo se ammazzi i tuoi sogni, “perchè lavoro è sacrificio” e gli ideali, bhè quelli... non ti danno da mangiare.

“Nonna mi dai l'acqua?”... i denti li affondo nel pane e pezzi di pomodoro salati mi cadono nel piatto che reggo sotto il mento, proprio come mi hanno insegnato... “sennò ti sporchi...”. Un intermezzo simpaticissimo mette Marina Morra e Uan a testa in giù e non mi spiego perchè, quando lo faccio io contro il muro, a me si “sparano” in aria anche i capelli... a loro no! In qualche modo ho “impomodorato” la maglietta cambiata solo stamattina, sbircio verso mia nonna che “capa” le verdure seduta al tavolo e mi prendo la frecciata che già sapevo di meritare: “mo te la tieni così!”. Mi guardo il petto e penso che quando ti sporchi non puoi che gioire, non hai più l'obbligo di stare attenta nel mangiare....

“Signorina il mio Mc Menu?”... “Si, si, un attimo e le porto tutto”. Oggi non riesco a lasciare fuori i pensieri, non che di solito mi rimanga facile concentrarmi nel lavoro ma... in alcuni giorni la mente non ne vuole sapere di rimanere dentro i “recinti” imposti dal dovere. Appena giro l'angolo della cucina mi sparo in gola, al volo, un sorso d'acqua e mi scuoto la testa insistentemente come a voler cacciare uno sciame d'api fuori dalle orecchie. L'orologio a muro fa le 15:05... “forza che tra un'oretta sei fuori di qui...”. Mr Potato mi sorride con rassegnazione, gli abbiamo affibbiato questo soprannome da quando è arrivato e ora, a dirla tutta, non ricordo più il suo nome. Mi fa un cenno con la testa, le patate sono pronte... si finisce così quando passi otto ore davanti ad una friggitrice? L'olio ti tira via tutta l'espressività e ti si svuotano gli occhi e la mente?

“Cento nani stupirò che goloso lo yo yo.... che sorpresa scoprirò se mi mordo lo yo yo... ho trovato lo yo yo molto in alto volerò... io mi mangio lo yo yo, un perchè lo troverò!”... mi stringo le gambe al petto e penso che qui, in casa di nonna, lo yo yo non s'è mai comprato: “Che Stefano ce l'ha gli yo yo nonna?”. Stefano ha un emporio, un piccolo, minuscolo, negozio (che null'altro è che il suo garage di casa) dove dentro si vende di tutto, dalle sigarette, agli alimentari, ai regali... “e penso di si, ma che ci devi fare? Quelli ti fanno male!”. C'ha gli occhiali un po' scesi sul naso nonna e quando mi risponde mi guarda da sopra le lenti, il ciglio sempre un po' arcuato e il tono di chi va sempre di fretta e non ha tempo da perdere. A me piace guardarla quando fa gli gnocchi (a volte riesco anche a fregarne qualcuno crudo da mangiare sotto il tavolo) e i lavori ai ferri, ma mai mi aspetterei da lei un gesto d'affetto esplicito... “Bhè che so mo ste stupidaggini? Vai a giocà, corri...”. Spalanco così forte la porta a vetro di casa che le grate di ferro sbattono sul muro, la sento urlare qualcosa ma sono già lontana, con i piedi sui pedali della mia graziella fucsia...

“Oh le vuoi ste patatine o no?” mi fa Mr Potato mentre si passa la manica del grembiule bianco sopra la fronte. Le afferro al volo, forse anche troppo al volo, ne vedo cadere a terra una decina e, nel tentativo di riprenderle, rovescio tutto sul pavimento. Rimango ferma ad osservare quello che qualcuno (non di certo io) ha combinato, mi sfilo il grembiule dalla testa, non sento più il vociferare della sala, nessun odore di fritto mi arriva alle narici... ci sono solo io, la mia bici, l'aria rovente di agosto in faccia, la campagna verde e marrone che mi scorre sui fianchi... la mia felicità.


Questi due racconti nascono entrambi ispirati dalla foto che c'è in apertura; uno e mio e l'altro di Maraptica; tutto nasce da un suo post, dopo averlo postato le ho mandato, tanto per prenderla un po' in giro, quella foto ed alla fine abbiamo deciso di cercare di scrivere, entrambi, un racconto ispirato a quella per vedere che cosa ne sarebbe venuto fuori, ed eccoci qui.

30 novembre 2010

Ciao Mario



Voglio ricordarlo per questo che credo sia l'ultimo consiglio spassionato tra i tanti che ci ha dato.

23 novembre 2010

Vedasi alla voce "satira"

Questo video dovrebbe essere messo come definizione di satira su Wikipedia



"scenata del ministro Bondi in un museo, dei vandali hanno squarciato un quadro di Fontana"
praticamente PERFETTA.

21 novembre 2010

Come si incontra una canzone?



Led Zeppelin - Whole Lotta Love

Come si incontra una canzone? Una di quelle che entreranno nella nostra personale classifica intendo, quelle che diremo mi piace davvero un sacco, come capita che le incontriamo? Le vie sono tantissime, come le ipotesi della vita. Questa canzone qui, per esempio, uno potrebbe pensare che io l'abbia ascoltata la prima volta grazie ad un fratello maggiore o che, magari, sia avvenuto grazie ad uno di quei ripescaggi radiofonici che, ogni tanto, alcune radio fanno, fottendosene dei dati di ascolto. Ed invece no, questa canzone ha una storia un po' divesa; qualche anno fa, su una delle tante televisioni locali che affollano il palinsesto, andava in onda una sit-com parodia di "ER - Medici in prima linea", si chiamava "ER - Medici al capolinea" tutta interpretata da attori teatrali della vecchia comicità barese. La sit-com ebbe anche un discreto successo, anche perché era molto divertente, ma questo cosa c'entra con la canzone? Ora ci arrivo; uno dei personaggi si chiamava Picciafuoco, era un classico malavitoso della vecchia guardia di Bari vecchia, uno, in fondo, dal cuore d'oro e che riusciva a procurare di tutto. Un giorno il capo infermiere gli chiede se potesse procurargli una canzone e gli chiede questa dei Led Zeppelin; ricordo la scena, il malavitoso non la conosce e l'infermiere gli suona il riff iniziale con la bocca; basta una telefonata ed arriva un cd, l'infermiere non ci crede, lo mettono nella radio e sento per la prima volta quella canzone dei Led Zeppellin, da lì a cercarla su internet è stato un attimo. E voi, voi avete qualche storia particolare del vostro incontro con una canzone?

19 novembre 2010

Post di servizio

Scusate ma, qualcuno di voi stamattina ha problemi a collegarsi alla pagina di apertura di gmail oppure devo cazziare l'amministratore di rete che gestisce il firewall?


aggiornamento:
Tutto risolto, il firewall s'era rincoglionito, sarà l'osmosi...

11 novembre 2010

La grande abbuffata

Una piccola premessa, il 3 ottobre scorso l'amico EuGIOnio ha scritto un raccontino che parla di un tizio che si ritrova in un bosco nel mezzo di un temporale (per la cronaca, prima di continuare nella lettura andrebbe letto anche quel post lì, che potete leggere qui); alla fine del raccontino EuGIOnio ha proposto 5 possibili esiti dello stesso ma poi, parlando poco di donne, non ha più continuato a scriverlo e si è perso in una miriade di altri post ché io il segreto di EuGIOnio lo conosco, lui ha trovato l'Aleph di cui parlava Borges e ne attinge a piene mani. Incautamente, nei commenti, ho detto che mi sarebbe piaciuto continuare il gioco e che mi ricordava le storie a bivi dei topolini di tanti anni fa e lì, EuGIOnio, trovandosi d'accordo ha pure ulteriormente calcato la mano richiedendo degli scenari appositi per ogni opzione proposta. Dovevo solo scegliere solo che io, quando devo fare una scelta, sono sempre indeciso e, spesso, faccio quella sbagliata, per questo, alla fine, ho deciso di scrivere tutte e 5 le opzioni, le trovate tutte in questo post ché non mi andava di farne 5 diversi, se vi va, ve li leggete, sicuramente EuGIOnio DEVE leggerli.
Buon appetito!

Opzione A
“Esci incuriosito e sei assalito da una presenza ostile che ti mette in pericolo”
ulteriore richiesta di EuGIOnio: sangue

“La curiosità uccise il gatto”, nonno me lo ripeteva spesso quando correva a salvarmi dai mille pericoli in cui mi cacciavo, come quella volta che ebbi la curiosità di toccare un nido di vespe, facemmo a gara a chi si beccava più punture. Avrei dovuto ascoltarlo almeno stanotte ma quell'urlo, o presunto tale, che mi aveva svegliato, mi ha tirato fuori dal mio riparo per farmi avventurare, solo con la luce del display del cellulare, nel buio della notte. Il temporale sembrava passato ma la luna faceva ancora fatica a farsi spazio tra le nubi; ho mosso dei passi incerti sul sottobosco bagnato, non si sentiva più nessun rumore intorno, anche il vento sembrava essersi ammutolito, solo ammutolito perché le fronde dei rami non hanno smesso di ondeggiare e ballavano contro il buio della notte. Facile, con il senno del poi, dire che dovevo rimanere nella grotta ma quell'urlo mi aveva come ipnotizzato; l'aria odorava di pioggia e la luna aveva vinto la sua battaglia con le nuvole che, veloci, battevano in ritirata lasciandola al centro del cielo, piena, enorme, a far luce tutto intorno tanto che la luce del cellulare non serviva più. Non ho fatto molti altri passi, nemmeno l'ho visto arrivare, ho sentito solo un forte odore selvatico che mi piombava addosso e gli artigli di una zampa o, forse, di una mano, squarciarmi il collo. Ora sono qui che guardo la mia anima scappare nell'ultimo respiro mentre la bestia, la cosa, fa di me il suo pasto dilaniandomi in una pozza di sangue.

Opzione B
“Esci convincendoti che qualcuno ha bisogno d'aiuto, trovi una misteriosa fanciulla che, credi, è stata sorpresa dalla tempesta come te”
ulteriore richiesta di EuGIOnio: mistero

Forse è stato solo un sogno quell'urlo, un incubo sonoro dovuto all'aria spettrale dei lampi che squarciano il buio del bosco. No, lo sento ancora, adesso è sicuro, qualcuno la fuori ha bisogno di aiuto; raccolgo i miei abiti ed il mio coraggio e, facendomi luce con il display del cellulare, lascio il mio rifugio e mi rinfilo nel bosco battuto dalla pioggia e dal vento. Provo a chiamare, a chiedere se c'è qualcuno ed una voce flebile sembra rispondere, tra le fronde alla mia destra; corro, c'è un corpo riverso nel fango, è una ragazza. Scivolo anche io nel cercare di raggiungerla e cado vicino a lei, mi rialzo e la aiuto con un braccio a rimettersi in piedi; è pallida, diafana, si regge a malapena sulle gambe. La pioggia sembra non avere pietà ma, anzi, rincalza e ci schiaffeggia con gocce fredde e acuminate. Mi muovo a tratti, quando i lampi mi lasciano intravedere qualcosa e riesco a ritornare alla grotta trasportando la ragazza che emette solo un flebile lamento, per fortuna è leggera, un fuscello, sembra quasi di trasportare una nuvola. Riesco a farla sedere vicino al fuoco e sembra riprendersi un po', si avvolge nella coperta che le porgo e mi guarda. Mi racconta di essere una campeggiatrice e che è stata sorpresa dal temporale quando si trovava lontano dal campo, come me; mi dice di chiamarsi Penelope e poi mi ringrazia di averla salvata. Stiamo seduti ancora un po' davanti al fuoco, in quel silenzio che si forma tra due sconosciuti quanto si trovano costretti, per forza di cose, a dividere uno spazio. Fuori sembra che il temporale si stia allontanando, mi volto verso l'uscita per dare un'occhiata fuori, ho come la sensazione che sul muro di roccia alle nostre spalle ci sia qualcosa di sbagliato ma non riesco a capire cosa. Mi alzo e vado ad osservare il cielo che, piano, si sgombra dalle nubi, una luminosa luna piena ora illumina la valle e solo qualche piccola nuvola sporca il terreno con la sua ombra... l'ombra! Ecco cosa aveva registrato il mio cervello quando avevo posato lo sguardo sulla parete o, meglio, cosa non aveva visto; riflessa sul muro c'era solo un'ombra, la mia. Alle mie spalle Penelope, mi chiama.

Opzione C
“Impaurito, resti nel tuo rifugio: frughi nel tuo zaino e ne trai un coltellaccio”
ulteriore richiesta di EuGIOnio: sangue

Un urlo, mi sveglia. E’ fuori, nella notte? E’ dentro, nella mente? Non lo so, ora sento solo tre rumori: il mio respiro affannato, il mio cuore impaurito ed il crepitio del fuoco; il resto è silenzio, non si sente nemmeno più il temporale. Ho freddo, il fuoco non sembra fare effetto, guardo la grotta come si guarda uno sconosciuto, le ombre ondeggianti sulle pareti sembrano incombere su di me, ho paura, lo strascico di quell’urlo lontano, nel bosco o nell’anima, si protrae con lunghi brividi sotto la pelle. Devo riscaldarmi di più, forse nello zaino ho un’altra coperta; sento qualcosa di duro quando infilo la mano, un manico. “Penelope”, mi viene in mente questo nome, non si chi sia. Tiro fuori quello che ho trovato, è un coltello da macellaio, trenta centimetri di lama, è sporco di sangue! Lo lancio inorridito, come scottasse; mi guardo le mani, sangue anche lì, ma cosa succede? Tremo come una foglia nella tempesta, mi guardo addosso, sono sporco di sangue anche sui vestiti. “Penelope”, ora il nome ha un volto, il sorriso di una ragazza bruna. Deve esserci una spiegazione, mi calmo, forse è un incubo, sì, deve per forza essere un incubo. Chiudo gli occhi, una serie di immagini mi colpiscono, una radura ed un fuoco, una ragazza seduta; mi muovo come conoscessi il bosco perfettamente, ci sono già venuto? Perché allora le dico che mi sono perso? Ho la faccia spaventata e lei si rilassa dopo un primo lampo di timore, vedendomi. Riapro gli occhi, sono ancora nella grotta, sono ancora sporco di sangue ma la paura è svanita, una strana calma mi pervade. Richiudo gli occhi, altre immagini, sono seduto vicino alla ragazza, beviamo caffè da un thermos, lei mi ha detto di chiamarsi Penelope, io mi sono inventato un nome, Matteo, ma non mi chiamo così, so di chiamarmi Giovanni. Mi dice di venire spesso lì, da sola, che le serve per rilassarsi; nel ricordo, in quel momento sorrido, devo avere una faccia strana perché lei, invece, smette di farlo; sembra aver capito ma è tardi, nascosto nella giacca ho il coltello, non ha il tempo di alzarsi ed un brivido mi corre dietro la schiena, no, non è paura, è piacere. Lei urla, forse, ma so che non può sentirci nessuno, gli unici campeggiatori abbastanza vicini li ho massacrati poco prima ed ora faccio scempio di lei. Riapro gli occhi e rido, ora ricordo tutto, la fuga, il temporale, la caduta; ora ricordo chi sono, sono un mostro.

Opzione D
“Ti risvegli spaventato: è stato solo un incubo ... ma dove stavi dormendo?”
ulteriore richiesta di EuGIOnio: situazioni psico-oniriche-paradossali/introspezioni

Un urlo mi ha svegliato, un urlo, sarà fuori dalla grotta, nella tempesta. Apro gli occhi e mi investe il bianco, da dove arriva tutta questa luce asettica? Nella grotta c’era solo il mio flebile fuoco. Mi sento impacciato. Gli occhi si abituano alla luce, intorno ho solo pareti bianche imbottite, sono seduto per terra, scalzo, con una camicia di forza; dov’è finita la grotta? Il bosco? La tempesta? Sento altre urla, e risate sguaiate, e sferragliare di carrelli. Inizio a ricordare, mi hanno chiuso qui perché ho aggredito il dottore; l’infermiere grosso mi ha fatto una puntura nel collo. Ho sognato una tempesta; mi sento ancora stanco e chiudo gli occhi. Quando li riapro intorno a me le ombre danzano alla luce del fuoco e sono in una grotta, dove sono le pareti imbottite? Le urla? I dottori? C’è solo silenzio intorno a me,fuori la tempesta s’è trasformata in pioggia sottile, sento freddo, mi stringo nella coperta e ravvivo il fuoco. Ho sognato un manicomio; sento ancora nelle narici la puzza di disinfettante industriale che aleggia negli ospedali, respiro forte l’aria fredda e umida che entra nella grotta. E’ ancora notte fonda, sono ancora stanco, mi stendo e chiudo gli occhi. Una porta che si apre, mi sveglio, ho sognato ancora la grotta, c’è un riquadro scuro nella parete bianca, un medico in camice con due infermieri in verde compongono un’immagine sfocata e bicromatica. Il tizio in camice mi chiede se ho dormito bene e se ho sognato, faccio segno di no con la testa, tranquillo, ancora intontito dalla siringa nel collo. Mi parla ancora, mi chiede se mi ricordo del perché sono lì, biascico con la bava alla bocca di una tempesta, fuori sento urla e risate. Il medico mi guarda senza espressione e dice qualcosa all’orecchio dell’infermiere a sinistra, capisco solo “delirio” e “bosco” poi mi sento nuovamente spossato e mi piego sul pavimento. Un tuono, apro gli occhi e rivedo le pareti in pietra della grotta, sembra che il temporale stia tornando. Ho sognato ancora l’ospedale, non capisco se è un sogno o un ricordo o se è questa grotta ad essere un sogno; non riesco a capire e mi sale un’ansia sconosciuta, come se non sapessi più chi sono in realtà, sentendomi in bilico fra due mondi. Ho il terrore di riaddormentarmi, paura di sognare ancora oppure di svegliarmi e capire che questo è il sogno, oppure il contrario. Sono confuso, riesco solo a guardare fuori i lampi illuminare la valle e chiedermi a che punto è la notte.

Opzione E
“Fai finta di nulla e ti metti a dormire”
ulteriore richiesta di EuGIOnio: sangue (mi sa che c’ha la fissa)

L’urlo esplode nel bosco e sovrasta lo scroscio continuo della pioggia, entra nella grotta e rimbalza sulle pareti. L’uomo si gira un attimo, forse sente qualcosa ma crede provenga dall’interno del suo sonno, apre lievemente gli occhi ma in realtà non è sveglio, il suo cervello dorme ancora; si rigira semplicemente sulla scomoda roccia raggomitolandosi nel suo giaciglio di fortuna, cercando di aggrapparsi a quel poco di calore che arriva dal fuoco. Così come è esploso l’urlo tace e lascia alla pioggia tutto il palcoscenico; in mezzo al tamburellare nervoso delle gocce gelate, un rantolo striscia sul terreno. Una ragazza dai capelli rossi esala l’ultimo respiro stringendo, di rabbia e dolore, le dita nel fango rosso del suo sangue; ha gli occhi ormai vuoti, la vita è tutta fuggita via dal grosso squarcio che le apre in due la pancia. Quando anche il rantolo si spegne i lampi illuminano la sagoma di un uomo che risale a fatica la collina, inciampando e scivolando sul terreno viscido di pioggia; anche i suoi occhi sono vuoti, due palle nere come l’abisso, l’unico fremito di vita della sua faccia è il leggero tremolio del labbro superiore. Quando la sagoma ha raggiunto la sommità la pioggia sembra aver esaurito la sua forza ed i lampi illuminano un orizzonte ormai lontano; il bosco sembra quasi muto, solo un lieve, piacevole fruscio che trasforma il tremito del labbro in un sorriso, ed il crepitio del fuoco in una grotta. L’uomo dorme ancora, ogni tanto un brivido di freddo lo fa stringere nella coperta quasi inconsciamente. Forse un brivido un po’ più forte, un sogno più rumoroso o la percezione di qualcosa, il confine tra sonno e veglia viene superato e l’uomo apre gli occhi lasciandosi sorprendere dalla calda luce arancione delle fiamme ma un lampo bianco lo colpisce, è il riflesso di una lama e, dietro, una sagoma scura.

04 novembre 2010

Nun c'ha pozz fà

Ragazzi, sono stato via dal pc per qualche giorno e quando, oggi, ho riaperto il reader ho visto che ci sono 482 nuovi post da leggere!!! Ma quanto scrivete?!!! Ve lo dico, non ce la farò mai a leggerli, perdonatemi, butterò gli occhi un po' qui e un po' la, credo che commenterò ben poco, nella speranza di rimettermi in riga con il blog, con il reader e pure col tagliando; nel frattempo sappiate che è nata la mia seconda nipotina!!!

30 ottobre 2010

Capezzoni

L'altro giorno il portavoce del Popolo delle Libertà, Daniele Capezzone, pare sia stato aggredito e colpito con un pugno da un tizio che poi è scappato via; credo che la violenza non sia mai un buon modo per reagire alle cose, soprattutto perché, anche nel caso si abbia la ragione dalla propria parte, la violenza ti mette sempre dalla parte del torto. Detto questo devo anche confessare che, saputa la notizia, ho avuto una sensazione di piacere, sono un mostro? Non credo, non per questo almeno, anche perché sapevo che non era stata un'aggressione armata, non era stata un'aggressione di gruppo (cosa che, invece, capita molto spesso che so, a coppie gay che vanno in giro da sole tanto per passeggiare ma hanno solo un decimo di ritorno mediatico (ma questa è un'altra storia (eccomi che ricomincio con le parentesi (smetto subito)))), non era stata sproporzionata per forza e non aveva fatto troppi danni; da stigmatizzare lo stesso, sia chiaro, però lo stesso c'è stata questa sensazione di piacere e questa leggera invidia per chi aveva fatto quel gesto, ma perché? Sì, mi sono chiesto il perché di queste sensazioni, perché io, che credo di essere una persona equilibrata e democratica, ho provato un po' di piacere nel sapere che quest'uomo è stato picchiato? Allora ho analizzato il soggetto e la situazione; viviamo in un periodo di tensione, non si può nascondere questa cosa, si sentono dire cose assurde per giustificare comportamenti delle istituzioni che griderebbero vendetta e chi dovrebbe fare qualcosa non dice niente ed allora ci si sente frustrati ma questo basta? Sono almeno sedici anni che, a turno, decine di persone hanno detto le stesse balle, perché quel brivido solo per questo tizio qui? Ho ripensato alle migliaia di volte che il soggetto è apparso in televisione per dire la sua ed ho capito, non è solo quello che viene detto ma come viene detto, la faccia con cui viene detto. C'è, nelle parole, velata nell'ottimo italiano, la tracotanza e la presunzione, la boria e la convinzione di essere il “portatore sano della verità” ed ho capito che è questo quello che ha fatto la differenza. Visto che però c'ero, che stavo pensando (non è che capiti così spesso), mi sono chiesto se solo lui, Capezzone, fosse così ed ho convenuto con me stesso che, sfortunatamente, di capezzoni ce ne sono tanti; i capezzoni non sono quelli che dicono con rabbia “non hai capito un cazzo”, i capezzoni sono quelli che dicono con un sorriso “non puoi capire”, come se tu fossi l'ultima capra sulla terra; i capezzoni non sono quelli che fanno della sottile ironia, sono quelli che fanno del pessimo sarcasmo; i capezzoni non sono quelli che ti ascoltano, sono quelli che ti interrompono perché “non stai dicendo niente di sensato”; i capezzoni non sono quelli che combattono onestamente per un'idea ma quelli che sbavano come cani rabbiosi CONTRO un'idea; i capezzoni non sono quelli che dicono “a me non piace”, sono quelli che dicono “fa schifo”. Di capezzoni, ahimè, ce ne sono da tutte le parti, in ogni categoria, lavoro, ceto, partito, pensiero; di capezzoni ne è pieno il mondo ed io, francamente, ha volte, ne ho le palle piene.

Aggiungo una cosa perché mi pare che ci sia un attimo di confusione, questo post non è su Capezzone e su quello che ha subito, ma sul comportamento umano, quello di alcuni soggetti che, giusto o sbagliato che sia, credono che il loro punto di vista sia il verbo e che questo gli consenta di poter deridere e sputare su quello degli altri!

25 ottobre 2010

Oggi il tempo fa scopa con l'umore

"Il cielo è grave e gonfio adesso
come una colpa presa addosso"
Vinicio Capossela

Una bella persona, nonché cara amica, l'altro giorno ha postato sul suo blog una canzone di De Andrè, una canzone legata ad un ricordo. Come dice lei, non si può scegliere una canzone di De Andrè in base alla bellezza, sono tutte meravigliose, al massimo la si può scegliere in base ad una sensazione, ad un ricordo. Anche io, oggi, in pieno tagliando, voglio mettere qui le sue parole.

20 ottobre 2010

Il tagliando

V'è mai capitato di andare in giro in macchina e cominciare a sentire un rumorino provenire dall'auto? Magari un piccolo ticchettìo dalla testata, un rumore ciclico dalla ruota, un cigolio dalle sospensioni, una cosa così insomma; a quel punto magari uno pensa è solo un rumore e continua e va avanti ed alla fine succede che la macchina si rompe mentre sei nel bel mezzo del nulla ed allora devi chiamare il soccorso stradale, devi aspettare il carro attrezzi, devi farti trasportare dal meccanico e devi pure accettare tutto quello che il meccanico ti dice e, si sa, il meccanico tende ad esagerare un po'...e così ti ritrovi per un sacco di tempo senza macchina, costretto ad andare a piedi e, soprattutto, con un conto salatissimo da pagare. L'altra cosa che si può fare quando si sente un rumorino è andarci subito, dal meccanico, così magari fa un controllo, un vero e proprio tagliando e stringendo da una parte e sostituendo una cinghia dall'altra, la macchina te la ridà come nuova in pochi giorni e con poca spesa. Ecco, anche io devo fare così, ho sentito un rumorino in mezzo alle tremila cose da fare ed allora mi fermo un attimo, un attimo solo, tanto per registrare per bene tutto e stringere i bulloni dei miei compartimenti stagni e tornare, prestissimo, come prima. Questo per dirvi che, credo, fino a domenica non posterò niente, leggerò (cercherò) tutti i vostri post ma non commenterò come faccio di solito; lo so che lascio sempre una testimonianza del mio passaggio ma tanto è fino a domenica...nel frattempo sarò comunque qui, con la pinza a becco, che stringo bulloni eh, mica vi lascio soli e poi ho un sacco di idee che devo mettere su carta.
Un abbraccio!

15 ottobre 2010

Poesiola

Le bielorusse

Le bielorusse vanno a lavoro
coi pantaloni a "zompafosso",
accudiscono i nostri vecchi
quando se la fanno addosso.
Alcune poi se li sposano
puntando all'eredità
altre, invece, sono esempi
di rara umanità.
Alla sera aspettano il bus
in piedi, alla fermata
portandosi dentro le scarpe
la stanchezza della giornata,
e quando è inverno si stringono
in cappotti dozzinali
e a letto si addormentano
sognando vite normali.

Ironia della sorte

Uno si sbatte tanto e poi il maggior numero di commenti degli ultimi mesi lo ottiene con un post su Berlusconi...quell'uomo è terribile!

11 ottobre 2010

Dialetto per principianti - lezione 3

Sono tornate!!! Ebbene sì, dopo quasi tre anni di silenzio sono tornate le mie lezioni di rutiglianese, il nuovo esperanto del blog; tornate...una è tornata, ora vediamo se seguiranno anche le altre. Ricapitolando, per seguire un po' meglio vi consiglio di rivedere la lezione 1 dove sono stati affrontati i pronomi soggetto - pronoum soggiett e il verbo essere - verb iess; e la lezione 2 dove vi ho spiegato gli articoli ed il verbo avere - verb avè.

Perché imparare il rutiglianese? Ma che domande fate?! Volete mettere l'influenza che avrete sui vostri amici dicendo "rutt p' rutt, r'mbim'l tutt!" invece del classico "Abbiam fatto trenta, facciamo trentuno"? La poesia che spargere quando vi chiederanno: "Cosa si mangia?" e voi, invece di rispondere: "Ho fatto un piatto tipico delle Puglie, teglia di cozze e zucchine condite con sugo e formaggio", risponderete un esplosivo "Kozz, k'k'zell e iouv k' souk e f'r'magg"? Seguite le mie lezioni e tutto questo rientrerà nel vostro patrimonio culturale, se amate le lingue non potete non parlare il rutiglianese che, comunque, vi permetterà di muovervi agevolmente anche nel quadrilatero del lampascione: Binetto-Bitritto-Bitetto-Toritto.

Iniziamo la lezione di oggi con i nomi dei parenti

i parenti - a famigh'j
il padre = u attaan
tuo padre = d'attand
mio padre = attan'm
la madre = a ma'mm
tua madre = ma'm't
Vi prego di prestare molta attenzio all'uso di ma'm't poiché lo stesso viene anche usato, enfatizzandolo molto, come risposta ad un offesa o come offesa diretta ad esempio:
U se ka si propr'j nu kigh'joun? - Ma sai che sei davvero uno stupido? (lett. coglione)
Ma'm't! - A chi diamine hai dato dello stupido?! A me?! Ma lo sai che tua madre si preoccupa di soddisfare genti per pochi spiccioli? (Sì, noi rutiglianesi abbiamo il dono della sintesi),
oppure: Si viene sorpassati in malomodo da un'auto mettendo anche a rischio la nostra incolumità, si abbassa il finestrino e si urla MA'M'T!!!
mia madre = mammà

Prima di continuare con gli altri parenti necessita fare una precisazione su i nomi dei genitori; in rutiglianese, per enfatizzare il ruolo di capo della famiglia svolto da entrambi, al posto di attan'm e mammà si utilizzano u boss e a boss.

il fratello = u frat
tuo fratello = fratt
mio fratello = frat'm

la sorella = a sour
tua sorella = sor't (vale, per la sorella, quanto detto sull'uso della mamma nelle offese)
mia sorella = sor'm

per il nonno e la nonna non c'è differenza di genere se non nel generico dove cambia, naturalmente, l'articolo:
il nonno = u nonn
la nonna = a nonn
tuo nonno/tua nonna = non't
mio nonno/mia nonna = non'm o nono'nn

stessa cosa per lo zio e la zia:
lo zio = u z'j'n
la zia = a z'j'n
tuo zio/tua zia = zian't
mio zio/mia zia = zian'm

stessa cosa per il cugino e la cugina:
il cugino = u k'ggein
la cugina = a k'ggein
tuo cugino/tua cugina = k'ggin't
mio cugino/mia cugina = k'ggin'm
il procugino (cugino di secondo grado) = u strak'ggein

la nuora = a nour
tua nuora = nor't
mia nuora = nor'm

il genero = u scier'n
tuo genero = scenn'rut't
mio genero = scenn'rut'm

il suocero = u su'ækr
la suocera = a s'rouk
vi prego di non prestare orecchio alla corrente di pensiero che vuole, per suocera, il termine a bagash perchè risulta offensivo
mio suocero/mia suocera = so'kr'm
tuo suocero/tua suocera = so'kr't

passiamo ora alle declinazioni del verbo trovare
VERBO TROVARE – VERB AK’JE'

Modo indicativo - Moud ndikateiv Presente – Pr'send
io trovo – ji jak’j
tu trovi – tu jak’j
egli/ella trova – jidd/jedd jak’j
noi troviamo – nu ak’j’m
voi trovate – vu ak’jeit
essi trovano – jour jak’jn

Passato prossimo - Pass’t norm’l
io ho trovato - ji agghj ak’jt
tu hai trovato - tu ie ak’jt
egli/ella ha trovato - jidd/jedd j’v ak’jt
noi abbiamo trovato - nu aveim ak’jt
voi avete trovato - vu aveit ak’jt
essi hanno trovato - jour jav’n ak’jt

Imperfetto - M’berfet
io trovavo – ji ak’j’v
tu trovavi – tu ak’jeiv
egli/ella trovava – jidd/jedd ak’jæv
noi trovavamo – nu ak’jemm
voi trovavate – vu ak’jeit
essi trovavano – jour ak’jev’n

Trapassato prossimo - Trapass’t norm’l
io avevo trovato - ji avæv ak’jt
tu avevi trovato - tu aveiv ak’jt
egli/ella aveva trovato - jidd/jedd avev ak’jt
noi avevamo trovato - nu avev’m ak’jt
voi avevate trovato - vu aviv’v ak’jt
essi avevano trovato - jour avev’n ak’jt

Passato remoto - Pass’t d’assè
io trovai – ji ak’jibb
tu trovasti – tu ak’jist
egli trovò – jidd/jedd ak’jì
noi trovammo – nu ak’jamm
voi trovaste – vu ak’jast
essi trovarono – jour ak’jar’n

Trapassato remoto - Trapass’t d’assè
io ebbi trovato - ji avibb ak’jt
tu avesti trovato - tu avist ak’jt
egli ebbe trovato - jidd/jedd avì ak’jt
noi avemmo trovato - nu avemm ak’jt
voi aveste trovato - vu avist’v ak’jt
essi ebbero trovato - jour aver’n ak’jt

Futuro semplice - Futour norm’l
io troverò – ji ek’jè
tu troverai – tu ak’jè
egli troverà – jidd/jedd avak’jè
noi troveremo – nu amak’jè
voi troverete – vu itak’jè
essi troveranno – jour innak’jè

Futuro anteriore - Futour anderiour
io avrò trovato - ji evè ak’jt
tu avrai trovato – tu avè ak’jt
egli avrà trovato - jidd/jedd avavè ak’jt
noi avremo trovato - nu amavè ak’jt
voi avrete trovato – vu itavè ak’jt
essi avranno trovato – jour innavè ak’jt

Modo congiuntivo - Moud congiundeiv
Presente - Pr’send
che io trovi – ka ji jak’j
che tu trovi – ka tu jak’j
che egli trovi - ka jidd/jedd jak’j
che noi troviamo – ka nu ak’jeim
che voi troviate – ka vu ak’jeii
che essi trovino – ka jour jak’jn

Passato - Pass’t
che io abbia trovato - ka ji ajiv ak’jt
che tu abbia trovato - ka tu ajiv ak’jt
che egli abbia trovato - ka jidd/jedd aj’v ak’jt
che noi abbiamo trovato - ka nu ajiv’m ak’jt
che voi abbiate trovato - ka vu ajiv’v ak’jt
che essi abbiano trovato - ka jour ajav’n ak’jt

Imperfetto - M’berfet
che io trovassi – ka ji ak’jiss
che tu trovassi – ka tu ak’jiss
che egli trovasse - ka jidd/jedd ak’jass
che noi trovassimo – ka nu ak’jass’m
che voi trovaste – ka vu ak’jast’v
che essi trovassero – ka jour ak’jass’r

Trapassato - Trapass’t
che io avessi trovato - ka ji aviss ak'jt
che tu avessi trovato - ka tu aviss ak'jt
che egli avesse trovato - ka jidd/jedd avess ak'jt
che noi avessimo trovato - ka nu aviss’m ak'jt
che voi aveste trovato - ka vu aviss’v ak'jt
che essi avessero trovato - ka jour avess’r ak'jt

Modo condizionale - Moud condizion’l
Presente - Pr'send
io troverei – ji ak'jiss
tu troveresti – tu ak'jass
egli troverebbe – jidd/jedd ak'jass
noi troveremmo – nu ak'jass'm
voi trovereste – vu ak'jass
essi troverebbero – jour ak'jass'r

Passato - Pass't
io avrei trovato – ji avess ak'jt
tu avresti trovato - tu avess ak'jt
egli avrebbe trovato - jidd/jedd avess ak'jt
noi avremmo trovato - nu avess’m ak'jt
voi avreste trovato - vu avess’v ak'jt
essi avrebbero trovato - jour avess’r ak'jt

Presente - Pr'send
trova tu – jak'j tu
trovi egli – ak'jess jidd/jedd
troviamo noi – ak'j'm nu
trovate voi – ak'j't vu
trovino essi – ak'jass'r jour

Futuro - Futour
troverai tu – ak'jè tu
troverà egli – avak'jè jidd/jedd
troveremo noi – amak'jè nu
troverete voi – itak'jè vu
troveranno essi - innak'jè jour

Modo infinito - Moud infineit
Presente - Pr’send
trovare - ak'jè

Passato - Pass’t
avere trovato – avè ak'jt
Modo participio - Moud particeijp
Presente - Pr’send
trovante - ak'jant

Passato - Pass’t
trovato - ak'jt

Modo gerundio - Moud gerundj
Presente - Pr'send
trovando - ak'jann

Passato - Pass’t
avendo trovato - avend ak'jt

Per concludere, come al solito, un po' di fraseologia, questa volta sull'utilizzo del verbo trovare.

Desiderate qualcosa? Cosa cercate? - Ce sceit ak'jann?
Chi cercate? - C sceit ak'jann?
Si capisce che il "Ce" viene utilizzato per le cose e il "C" per le persone.

Come mai da queste parti? - E tu akkoum t j'akj do?
Andavo in giro senza meta e sono capitato da queste parti - Scæv c'ddann e m so ak'jt

Dove hai messo il biglietto? - Do si miss u b'gliett?
L'ho riposto nel cassetto del comò - U so sh'kaff't jind o t'rett du komò
In mezzo a quel casino? Sarà davvero difficile trovarlo - Miezz a kudd kasein? Vall'a'jak'j mo!

Hey, ma dove hai trovato quel cappotto?? Mi sembra un po' vintage. - Auè, do kazz (rafforzativo) u sì ak'jt kudd kappot?? P r'a'v'dè kudd d nono'nn!
Si vede che non capisci niente, questa è "l'ultima moda". - S væt ka na kapisc nudd (o nu kazz), kess je "l'ultima moda".

Da notare l'utilizzo dell'italiano per fare scena, come i molti intercalari inglesi che vengono utilizzati nel linguaggio comune; servono per denotare che si sono fatte tutte le scuole principali e pure qualche secondaria.

Per oggi può bastare, mi raccomando, st'd'jeit! (studiate!)

09 ottobre 2010

Made in China 3

La crisi c'è, si sa, che che ne dica il Premier e l'amico (suo, sia chiaro) Tremonti. La crisi c'è e qui bisogna cercare il modo per arrivare alla fine del mese allora ho ricontattato gli amici cinesi e gli ho chiesto se avevano ancora bisogno dei miei blog taroccati perché, è noto, in Cina taroccano tutto ed allora dopo i primi che gli ho proposto ed i secondi, gliene propongo altri.

Quadestinidirazza: Sito internet che offre nuove vite a chi è scontento della precedente

Nonsolomanna: Sito di e-commerce di prodotti biblici

Cattive lamiere: Prodotti scadenti per l'industria automobilistica

Sun of York: Sito per la promozione dell'abbronzatura in Inghilterra

La signora in rosso: Blog-sfogo si una donna con problemi bancari

Fumettista emotivo: Diaro online di un disegnatore molto timido

Indie cracker revolution: E-commerce di prodotti di panificazione indipendenti

03 ottobre 2010

Tanto per chiarire...

"Ci sono certi scrittori che riescono ad esprimere già in venti pagine cose per cui talvolta mi ci vogliono addirittura due righe"

Karl Kraus

01 ottobre 2010

Berlusconi alla Confcommercio: Io ho salvato il mondo

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Oddìo

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Ho le lacrime

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Basta, basta...

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28 settembre 2010

Di premi e rimenbranze

In questo weekend ho avuto modo di andarmi a rivedere tutto il mio blog da quel lontano 2 settembre 2006 in cui è nato fino ad oggi, no, non l'ho fatto per farmi del male chiedendomi dove siano finiti tutti quelli amici/lettori ed i loro piacevoli commenti ma per altri motivi; contemporaneamente a questo excursus la meravigliosa, bellissima, intelligente, colta, sexy, gentile, educata Maraptica (Ok, Mar...adesso puoi togliermi la mano dalla morsa da cantiereeeeeeeee.....aaaaaaaaaah....si...svita...dall'aaaaaaaaaaaltro la-toooo....oddìo....grazie...), mi ha fregiato di un bel premio, questo:


in cui bisognerebbe dire 10 cose che ci piacciono ed indicare altri 10 blogger a cui attribuire il premio. Tra questo e la rilettura di tutto il blog, mi sono accorto che quello che ho detto qualche post fa, che nelle cose che racconto non parlo di me, non è del tutto vero. Ripercorrendo il blog mi sono accorto di quanto scrivessi anche cose mie, prima e di come mi arrivassero tante di queste catene chiamate meme; mi ci divertivo anche a farli, cercavo di inventarmi modi divertenti per svolgerli. Mi ricordo che uno di questi chiedeva di scrivere 8 aneddotti della mia vita che non avevo mai raccontato. Un altro chiedeva di indicare le 8 canzoni italiane e le 8 canzoni straniere che mi piacciono di più e mi sono inventato un dialogo tra due soggetti, nelle parole del primo ci ho messo riferimenti ai brani italiani, nelle risposte del secondo quelli ai brani stranieri. Tra questi c'era anche quello delle 6 cose che ci piacciono, ed è questo qui. Insomma, in realtà, per chi mi chiede perché non parlo di me potrebbe andare a leggere i miei meme, e capirci un po' di più di questa testa complicata che sono. Tornando a bomba (No, Mar, non parlo della cintura esplosiva che mi hai messo addosso, l'ho già scritto che sei meravigliosa, bellissima, intelligente, colta, sexy, gentile ed educata, che altro devo dire? Pure?! Vabbè, anche dolcissima. Va bene? Adesso potresti disinnescarla no? Dai, taglia il filo rosso, no, quello è il giallo Mar, il rosso, è sempre il filo rosso, ROSSOROSSOROSSOOOOOOO....come? Era tutto uno scherzo?! Simpatico! Vado un attimo a cambiarmi i pantaloni e torno); tornando a bomba, adesso dovrei scrivere 10 cose che mi piacciono e poi premiare altri 10 blogger...vabbè, vediamo un po':

1) Mi piace schiacciare i pacchetti di sigarette vuoti che gli incivili gettano per strada, mi piace un sacco sentirli cedere sotto il piede;

2) Mi piace scrivere ma mi sa che si era capito;

3) Mi piace guardare mio nipote che gioca con quello che gli capita a tiro e parla con la sua erre lievemente arrotata;

4) Mi piace ridere, sorridere, far ridere e sorridere;

5) Mi piacciono i panzerotti (ma anche la pizza e la focaccia);

6) Mi piace il cielo terso ed azzurro di certe mattine perché fa credere che tutto è possibile;

7) Mi piace urlare via la mia rabbia e sofferenza quando si accumula a strati;

8) Mi piace sentirmi dire "bravo", mi fa bene, soprattutto da persone particolari;

9) Mi piace pizzicare le punte dei colletti delle camicie, suonarli con l'indice quando sono sovrapensiero;

10) Mi piace essere pessimista sulle persone, quando vengo smentito.

Adesso dovrei dare questo premio, a mia volta, ad altri 10 blogger ma questo compito lo evito e non perché non ce ne siano di meritevoli ma semplicemente perché non ce ne sono solo 10.

25 settembre 2010

In style and rhythm



Il mio drink tintinna di ghiaccio quando me lo servono, appena il barman alchimista ha fatto la sua pozione con ingredienti e gesti magici. Arrivi e ti appoggi al bancone con i palmi delle mani, hai un vestito corto nero; sorridi e chiedi un mojito, il piede destro alzato un po' ed i capelli lunghi raccolti in una coda. Ti volti a salutare un'amica e la ondeggi; i miei occhi hanno un frontale con i tuoi mentre l'alchimista ha finito anche la tua pozione, alzo il mio bicchiere in un brindisi a distanza e saluto con un sorriso sbilanciato; rispondi al sorriso, lo fai piegando un po' la testa a sinistra, ancora non so se involontariamente o con studiata perfidia, alzi anche tu il bicchiere, pieno di ghiacciotritatomentazuccherodicannarhumelime e succhi un po' di magia dalla cannuccia colorata. Rimani ferma giusto il tempo di farmi ribilanciare il sorriso, socchiudere gli occhi e scuotere la testa divertito, e poi ti stacchi dal bancone e ti allontani. La tua coda ondeggia ancora, quando ti volti per salutarmi con un gesto con la mano e darmi il colpo di grazia con un'occhiata.


Dedico questo post al mio amico EuGIOnio...so che apprezzerà, l'ho scritto pensando a lui.

24 settembre 2010

Attraversare, (un) fitto, notturno

Il post dalle tre parole di Vale


Incubo

Notte. So che è notte ma non so quando. Corro nel fitto di un bosco, i rami più bassi mi graffiano il volto; sono inseguito, non so da chi, so solo che devo correre; e corro, attraverso alla cieca un buio che sembra quasi solido, palpabile, interrotto a malapena dalla misera luce che, sforzandosi, graffiandosi come me, arriva attraverso le foglie. Sento il respiro che non riesce a spezzarsi, che aumenta e si avventa sull’aria intorno. E’ vicino, lo so, corro più forte, sbatto contro il tronco di un albero, cado, mi rialzo e riprendo a correre nonostante il dolore. Mi volto ma vedo solo il buio, ho paura, so che è lì, che vuole me ed io corro, corro senza sapere dove vado, senza ricordare da dove arrivo, solo alberi e buio. La radura si apre improvvisa, talmente improvvisa che mi devo fermare; non ho più forze, non riesco ad assorbire tutta l’aria di cui ho bisogno, so che ormai mi prenderà, è qui. Alzo gli occhi e guardo la luna, luminosa e sola nel cielo notturno; e poi il nulla.

Sogno

La musica è un notturno di Chopin che, lieve, sgrana le sue note nell’aria; non so da dove arrivi, attraversa i muri della stanza e mi raggiunge attutita. Sono a letto, sorrido, so che ho una buona ragione per farlo ma non la ricordo e tutto sommato non importa; guardo la luce che entra di traverso, dalla finestra. Credo sia pomeriggio, l’ora in cui la sera dà un avviso. Mi guardo intorno, non riconosco la stanza ma mi è familiare, mi sento come a casa; le mensole con i libri, una scrivania ed al muro foto di paesaggi metropolitani; non mi chiedo cosa ci faccio qui, ascolto la musica disegnandola con le dita. Sul comodino un foglio di carta, è ricamato da un corsivo fitto ed ordinato; so che è per me e che mi racconterà una bella storia di posti lontani, lo prendo ed inizio a leggere, e poi il nulla.


Visto che "fitto" e "notturno" possono essere entrambi sia sostantivi che aggettivi ho voluto scrivere in un modo o nell'altro, credo che Vale, con quel "un", intendesse "fitto" come sostantivo ma, sapete com'è, non si sa mai (a proposito, il link al suo blog non c'è perché stamattina mi sono accorto che lo ha chiuso).

23 settembre 2010

Il quinto dice non devi rubare...

Anche perché rischi di fare una gran figura di merda!



"Si è incastrato in un vicolo di Martina Franca, in provincia di Taranto, con l'auto che aveva rubato. Proprio mentre tentava di sfuggire all'inseguimento della Polizia. A quel punto si è visto perso ed ha abbandonato l'abitacolo dal finestrino, prima di scomparire nelle campagne circostanti. Così il ladro maldestro è riuscito a scampare alle manette ma ha dovuto lasciare il suo bottino"

articolo di Mario Diliberto preso da Repubblica.it Bari

22 settembre 2010

Abitudini



Nei giorni reiterai a volte aiuta, accorgersi della coscienza solo a tratti, ripetere meccanicamente alcuni gesti, perfino complessi come guidare, come se il corpo avesse una propria memoria e la aprisse mentre tu in realtà sei altrove. Sei altrove a ripensare a gesti e azioni, a paroleopereomissioni, a scelte, bivi e tangenziali; a chiederti se hai sbagliato svincolo in uscita, anni fa e se lo sbaglio lo hai ripetuto. Viene tutto relativamente facile in fondo, basta ripetere l’abitudine consueta e tutto va come deve andare: infili le gambe nei pantaloni nel verso giusto e, della camicia, fai sposare il giusto bottone con la giusta asola, tutto senza nemmeno sapere cosa stai facendo, troppo impegnato con una matematica in testa fatta di giorni, ore, minuti e secondi. Se uno ci pensa, la maggior parte della vita è ripetizione, gesti che si è troppo pigri per cambiare perché l’abitudine è una coperta calda e confortevole, perché ha il profumo della normalità dei giorni passati. I gesti e i movimenti li fa il corpo mentre il cervello sta facendo la sua indigestione di immagini e parole cercando di dare un senso, cercando di incasellare nei posti giusti l’accumulo dei giorni precedenti; è una cura dell’anima questa sospensione della coscienza, la deframmentazione del proprio, enorme, disco fisso, in cui ti rifai le stesse domande di sempre e ne aggiungi altre, nuove ed intanto per il resto sei un automa che, veloce, svolge la sua giornata come al solito.

19 settembre 2010

Vi regalo una canzone...

Quando l'ho sentita in Blues Brothers 2000 (che in realtà si protrebbe tranquillamente chiamare Blues Bothers visto quanto è peggio del primo (ma non sono qui per fare una recensione (che in realtà la colonna sonora è bella allo stesso livello (ma come film no (mi sa che ho messo troppe parentesi (alla faccia della divagazione (che faccio le chiudo? (Le chiudo va...)))))))); dicevo, quando ho sentito questa canzone mi è subito piaciuta un sacco (anche se l'argomento non mi è tanto tanto consono (ancora parentesi? (Smetto subito))) ed allora, visto che è domenica, visto che di racconti ancora non me ne vengono, visto che non voglio lasciarvi troppo senza le mie massime (e le mie parentesi (ok, ok, vado a cagare)); visto tutto questo, ve la regalo.



BALLATE!!!

14 settembre 2010

Gesti

Il tuo stramaledetto vizio di gesticolare, ti muovi come quei pupazzi pubblicitari, hai presente? Quelli con sotto il ventilatore, quelli che ondeggiano a destra e sinistra. A te il troppo ti spegne il cervello mi sa, troppa felicità, troppa tristezza, troppa paura, troppa eccitazione, troppa ansia. Racconti e ti muovi come un'elefante in una cristalleria, ad ogni movimento volontario ne fai tre che non sai nemmeno da dove ti escono fuori, sembri tarantolato, non te ne accorgi nemmeno. Quando è stato, oggi? Ieri? Te lo ricordi almeno cosa stavi raccontando? Secondo me no; hai alzato un braccio e preso in pieno quella cosa a cui tenevi tanto, proprio in pieno eh, mica di striscio; l'hai fatta volare per terra e rompersi in mille pezzi ed ora, lo so, guardi i cocci e non sai che fare, passando con lo sguardo dal vuoto della mensola a quel che ne rimane.

13 settembre 2010

Visto che me lo chiedono...

non si parla mai di me
nelle storie che non smetto mai di scrivere
quello che succede intorno a me
non lo vivo ma mi limito a descrivere
resto fuori ad osservare
e riporto su un quaderno le mie impressioni



08 settembre 2010

06 settembre 2010

Tornato...

Ieri, alle 22:45 io ed Oceano abbiamo toccato nuovamente il terreno di Puglia, sì, non ve lo avevo detto ma non siamo stati nel buen retiro salentino, siamo stati un po' più a sud. Comunque stamattina è stato il giorno del rientro...come al solito, un sacco di cose da fare e nessuna voglia di farle, ho pure trovato più di 600 nuovi post da leggere, ma quanto scrivete?! Vabbè, cercherò di rimettermi in carreggiata e se vi comportate bene posto pure qualche foto.

29 agosto 2010

C bella viit!*

Come il micio della foto (che in realtà è il vero proprietario del buen retiro salentino), io e la D.ssa Oceano andiamo a concederci un altro po' di riposo, a prestooooooo....

*Che bella vita!

25 agosto 2010

Una storia, diversi stili...

immagine presa da qui


Prima persona

La pioggia mi aveva colto di sorpresa uscendo di casa, la mia insana abitudine di non controllare mai, dalla finestra, che tempo c’è. Ero già in ritardo, Laura mi aspettava in stazione e non potevo tornare su per prendere l’ombrello e così iniziai a correre stando attento a non scivolare sull’asfalto lucido e viscido per il forte scroscio; per fortuna almeno le scarpe avevano la suola in gomma. Arrivai sulla banchina che il treno si stava già allontanando, Laura mi guardava con la testa fuori dal finestrino, inzuppandosi anche lei, come me; aveva la faccia di chi se lo aspettava, alzò quattro dita dal bordo del vetro e sparì nella curva. Non ero riuscito nemmeno ad urlarle “ciao”, capii che dovevo diventare puntuale.

Seconda persona

Mio fratello Luca è diventato puntuale quando non riuscì a salutare Laura, la sua fidanzata, il giorno che partì. Quel giorno si alzò già in ritardo confidando, come suo solito, in un bioritmo che, secondo lui, era perfetto ma che non poteva sostituire una sveglia. Certo, il tempo non fu nemmeno dalla sua parte perché si trovò ad uscire sotto un acquazzone di quelli che vengono ricordati; mettendo a repentaglio tutte le ossa del corpo, corse verso la stazione ma non ce la fece, arrivò sulla banchina che il treno si stava allontanando e Laura lo guardava, consapevole, con la testa fuori dal finestrino salutandolo con un cenno. Fu allora che Luca capì che doveva essere puntuale ma, come al solito, lo capì in ritardo.

Terza persona con punto di vista limitato

Quando vide l’ora, aprendo gli occhi, quella mattina, forse si domandò del perché non avesse messo la sveglia. Cercò di ridurre al minimo le azioni così da recuperare un po’ di tempo; i suoi familiari lo guardavano con un’espressione tra l’interrogativo e lo sconfortato, la faccia di chi si chiede se lui cambierà mai e si risponde “no”. Davanti al portone alzò gli occhi al cielo e lo vide cadere in tante, tantissime gocce; pioveva ed il tempo diventava sempre meno. Si assicurò che le scarpe gli dessero una vaga possibilità di non scivolare ed iniziò a correre ricordandosi, ogni tanto, di respirare. Quando arrivò sulla banchina il treno ormai si allontanava e lei era lì, affacciata al finestrino, con la faccia di chi se lo aspetta e lo salutò facendo spuntare quattro dita dal vetro. Lui guardò l’orologio e mormorò “mai più”.

Terza persona con punto di vista esterno

Uscì di casa con un lembo della camicia che spuntava dal davanti dei pantaloni e venne investito in pieno dallo scroscio della pioggia che, da alcuni minuti, martellava la città. Titubò un attimo guardandosi le scarpe e si buttò a capofitto tra le auto imbottigliate nel traffico che suonavano una overture per clacson. Entrando in stazione si fermò a dare una veloce occhiata al tabellone delle partenze ed il giubbotto lucido d’acqua ne approfittò per piangere un po’ sul pavimento; giusto il tempo di creare una piccola pozza d’acqua sotto di lui che corse verso i binari. Arrivò sulla banchina che il treno si stava già allontanando, i vagoni chiusi, solo una ragazza affacciata al finestrino lo guardò con un’espressione enigmatica e fece un cenno con la mano che sembrava un saluto. Lui si fermò a respirare e si batté le mani sulle cosce.

Narratore onnisciente

Luca quella sera, come suo solito, si fidò troppo di se stesso e non puntò la sveglia; Laura partiva il giorno dopo e lui le aveva detto che sarebbe stato lì per salutarla; lei, più pragmatica, non si era illusa nemmeno un minuto. Quando, il giorno dopo, Luca avrebbe aperto gli occhi puntandoli sull’orologio a parete, per l’ennesima volta si sarebbe stramaledetto. I suoi familiari conoscevano perfettamente il copione, suo fratello, prima che andasse a letto, lo aveva anche avvisato ma aveva fatto la fine di Cassandra. Luca non immaginava che potesse esserci qualcosa a rallentare il suo cammino, non lo metteva in conto ma il giorno dopo una pioggia battente lo attendeva sul portone di casa; corse con dentro una speranza incosciente mentre, in stazione, Laura non batteva nemmeno il piede, guardava l’orologio più per abitudine che per altro; certo, dentro aveva un piccolo barlume di speranza ma neppure lei ci credeva davvero. Lo vide arrivare correndo, sulla banchina, con addosso più acqua che vestiti, che il treno già si allontanava. La curiosità l’aveva spinta ad essere l’unica affacciata al finestrino e l’arrivo di lui non fece altro che spegnere quell’ultimo barlume; lo salutò senza espressione e chiuse il vetro, non badando ai rivoli che le scendevano sul collo mentre lui, in debito di ossigeno e fiducia, si rendeva conto di dover cambiare.

Visto che non so mai quale è il modo migliore per narrare una storia perché c'è chi preferisce, per esempio, i racconti in prima persona e chi no allora stamattina mi sono detto "quasi quasi provo a raccontare una storia in tutti i modi possibili e vediamo cosa ne viene fuori". Sì, ma che storia? Allora sono andato a cercare una foto (e spero che l'autore apprezzi) e mi sono fatto ispirare...