Ebbene sì, oggi questo blog compie dieci anni, se solo ci penso mi vengono un po' i brividi, cavolo, sono tanti; insomma, dieci anni a scrivere cazzata è un lavoraccio, eppure a quanto pare ci sono riuscito. Lo so, ultimamente, diciamo da almeno un paio d'anni, scrivo meno e giro meno per blog, e mi manca, ma è come se mi sentissi a corto di parole, di quelle giuste almeno. Di quelle messe per bene, in fila, a creare un po' di emozioni. Il bello è che, anche se a stento, non ho mai pensato di chiudere questo spazio, lo amo troppo. Internet è cambiato in questi dieci anni, sono cambiato io, o, meglio, mi sono "evoluto"; anche il modo di fruirne è cambiato, in realtà è come se avesse fatto un piccolo passo indietro, come se fosse tornato al periodo dei forum, con la gente che deve per forza esprimere un parere su tutto, che litiga per qualsiasi cosa, che offende con una facilità che fa rabbrividire. I blog, rispetto a tutto questo, sono sempre stati un'isola non dico "felice" ma quantomeno differente, il modo stesso di utilizzarli, come sversatoi di parole, li rende differenti dall'approccio diretto; proprio per questo non credo che abbandonerò questo posto, anzi spero di tornare a scrivere come prima, anche se sembra, in questo momento, difficile. Mi guardo indietro e la cosa che mi lascia perplesso è che alcuni dei problemi che c'erano dieci anni fa ci sono ancora, parlo di me, del mio approccio alla vita, solo che adesso ho dieci anni di più e mi sento stanco; stanco di dover sempre trovare una buona parola per tutto quando invece vorrei solo alzarmi, distribuire con gentilezza dei "vaffanculo", e andare via; dove non so ma via, perché spesso non è che vuoi andare in un posto, vuoi semplicemente andartene da dove stai. Poi ci penso e dico che risolvo poco così, risolvo poco se il malessere continuo a portarmelo vicino, ovunque andrò sarà con me, come la "casetta" delle lumache. Ad uno sguardo attento, in questi anni, appare chiaro che si è "evoluto" anche il modo di scrivere, le cose dette magari rimangono le stesse, l'occhio che le guarda, la luce che le illumina, invece sono diversi. Ecco, questa cosa della luce è il mio modo di spiegare il fatto che non cambiamo, a parte il periodo di sviluppo che va dall'infanzia alla post-adolescenza, alla fine, in potenza, siamo già tutto quello che saremo, solo che cambia la luce. Per spiegarmi meglio, immaginate un uovo, no, non fritto, un uovo intero, con il guscio; ora pensate di illuminarlo da un lato, uno qualsiasi, con una luce; vedrete che dove batte la luce il guscio è chiaro, dall'altro lato, quello in ombra, è scuro; se spostate la luce la situazione cambia e quello che era illuminato va in ombra e viceversa. "Hai scoperto l'acqua calda" direte voi, avendo anche un po' ragione, solo che era per dirvi che anche per un oggetto liscio e semplice come un uovo i lati in luce e quelli in ombra dipendono da dove arriva la luce. Ecco, immaginate, adesso, una roccia, imperfetta, dalla superficie piena di buchi ed escrescenze, ecco, ancora di più quello che viene illuminato e quello che rimane nell'ombra dipendono dalla luce e da dove colpisce. Le persone sono così, abbiamo "anfratti" e "bitorzoli" e come reagiamo alle cose dipende dalla luce che ci sta illuminando in quel momento; noi siamo già bene o male tutto, solo che la vita, la stronza, sposta la luce. Ecco, questo è il mio punto di vista sui "cambiamenti"; magari la luce non tornerà mai più dove stava prima, magari ci tornerà velocemente, non ci è dato saperlo. Comunque, alla fine sono passati dieci anni e luce o non luce, sono qui, poco, ma ci sono e ripenso a tutti quelli che sono passati, quelli che ci sono ancora e quelli che sono spariti, quelli che sono diventati persone in carne ed ossa e anche se magari da qui non ci passano più spero sempre che abbiano il sorriso sulle labbra. Sì, alla fine non posso chiudere questo posto, gli voglio troppo bene.