Grattò via lo sporco dal vetro con l'unghia, un gesto istintivo, nemmeno troppo consapevole, come se stesse grattando via un pensiero dalla testa, un'immagine dal fondo degli occhi. Con il mento appoggiato sul palmo dell'altra mano guardava fuori gli alberi che correvano lungo i binari, macchie sfocate che fuggivano via dal treno; pensò che i confini son roba degli uomini, che non cambi se stai di qua o di là da una linea...
30 maggio 2012
23 maggio 2012
Vent'anni
Scusate se non si sente benissimo ma non potevo non mettere la versione fatta al mio paese, di questa splendida canzone, io ero lì in mezzo!
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19 maggio 2012
il fattore di Crop
Adagiato tra le colline del Kirkcudbrightshire, nella Scozia del sud, il piccolo villaggio di Crop vive principalmente di agricoltura e pastorizia; è noto, infatti, che il miglior haggis di Scozia si faccia con le pecore di Crop. Molto note sono anche le patate rosse che ivi si producono. Si può dire, dunque, che quasi la totalità degli abitanti di Crop siano contadini ed allevatori. Tra questi il fattore Angus McFlanagan è sicuramente quello più famoso; basta chiedere a chiunque, nel villaggio, dove si possano trovare le patate o le pecore migliori per sentirsi rispondere, non senza una punta di invidia, che il posto che cerchiamo è la fattoria di McFlanagan, a sud di Crop, quasi al confine con quei “dannati” inglesi. McFlanagan riesce ad ottenere patate e pecore grandi quasi il doppio di quelle degli altri produttori e da anni praticamente tutti gli abitanti di Crop e non solo, cercano di scoprire il suo segreto; c'è chi dice sia l'acqua del suo pozzo, chi la terra dei suoi campi e dei pascoli. C'è chi, addirittura, arriva a dire che abbia fatto un patto con una banshee e che, dunque, le sue siano patate e pecore ottenute con la magia. Quale sia il segreto per cui i prodotti di McFlanagan siano migliori di quelli degli altri non si sa e sicuramente lui non lo rivelerà mai; fatto sta che le sue patate e le sue pecore vincono sempre il primo premio in tutte le fiere agricole del sud della Scozia, tanto che in tutte le contee vicine se chiedete del “fattore di Crop” vi verrà fatto un solo nome: Angus McFlanagan.
in realtà il fattore di crop è questa cosa qui, volevo solo attirare sul mio blog qualche appassionato di fotografia.
16 maggio 2012
Lingua d'asfalto
Ma mi dite perché cavolo i vecchi attraversano tutti in diagonale?!
04 maggio 2012
Un po' di foto...
Il buon giorno si vede dal mattino...
...anche da una diversa prospettiva...
...poi spazi un po' con lo sguardo...
...anche con gli occhi al cielo...
...e ti senti meglio anche se sei il fantasma di te stesso.
25 aprile 2012
Impressioni
L'attesa per l'imbarco.
Il decollo
La notte dall'oblo, la luce in fondo.
L'atterraggio con sobbalzo.
Il ghiaccio nei campi.
L'autostrada di notte.
Cartelli sconosciuti.
Poche auto, nessuna oltre i limiti.
Stoccolma.
Le luci.
Il freddo.
Birra e patatine alle due e mezza in un parco in centro città.
I conigli in giro per il parco.
Il senso di sicurezza, mio, non dei conigli che con me in giro, si sa, si preoccupano.
Delle finestre senza tapparelle.
Una colazione continentale, anche per quantità.
Una nuova moneta tra le mani.
Mille facce, una lingua sconosciuta ma anche un perfetto inglese.
La metro, anzi, tunnelbana.
Lo sguardo sul lago? Sul mare? Non sai mai quando è il Malaren e quando il Baltico.
I vicoli antichi.
I sorrisi.
Una cartina, della città, non per altro.
Una chiesa, tanto per gradire.
Il sole, tra le nuvole.
Un giro in battello.
Gli occhi che non bastano per tutto.
Un panino con non so cosa, nemmeno dopo averlo mangiato.
Un espresso direi passabile.
Il wi-fi del Caffè.
I musei.
"Taxi driver" e "Il Padrino" sottotitolati in svedese, nel museo.
L'aria.
Un ossigeno diverso.
Un passo dopo l'altro.
Una birra al bancone, ok, più di una.
Chelsea - Barcellona alla tv del pub.
Il dedalo di corridoi per la nuova stanza.
Una corona su un ponte.
Andy Warhol.
Sua sorella gemella, in metro.
La linea blu della metro piena di opere d'arte, ad ogni stazione.
Uno scheletro di balena, enorme.
Il fasciatoio anche nel bagno degli uomini; non che mi sia servito, il fasciatoio, il bagno sì.
Passi, passi e ancora passi.
Una zuppa calda, buonissima.
Perdersi.
Un aiuto per ritrovarsi.
Un parco.
Il suo lungolago, lungo chilometri.
Anatre e cigni tra i piedi.
Gente che corre, da sola, in compagnia, con il cane, con la carrozzina con il figlio.
Una panchina.
Senso di tranquillità.
L'agognata stazione della metro.
Un caffè.
Un dolce alla cannella.
Il cielo che si scolora, poco.
Un turco che mi nomina Del Piero.
Un piatto di kebab.
Un simpatico barista.
Una (ok, due) lager alla spina.
Un rosso del salento, inteso come vino, lì nel profondo nord; non ho avuto il coraggio di assaggiarlo.
L'ultima aria della notte, fredda, nelle narici.
La pioggia come saluto, lenta, fredda.
Le ultime spese.
Una foto in particolare.
L'autobus per l'aeroporto.
La stessa autostrada di due giorni prima.
Alberi, di notte si vedevano poco.
Fiumi.
Il peso del bagaglio, fortunatamente nei limiti.
Un pranzo svedese, molto buono.
Una perquisizione.
La mia rivista di fotografia, nella loro lingua assurda.
La fila per l'imbarco.
Il rollare dei motori.
Il volo sull'Europa.
Un vuoto d'aria.
L'atterraggio.
L'aria di casa al tramonto.
Il decollo
La notte dall'oblo, la luce in fondo.
L'atterraggio con sobbalzo.
Il ghiaccio nei campi.
L'autostrada di notte.
Cartelli sconosciuti.
Poche auto, nessuna oltre i limiti.
Stoccolma.
Le luci.
Il freddo.
Birra e patatine alle due e mezza in un parco in centro città.
I conigli in giro per il parco.
Il senso di sicurezza, mio, non dei conigli che con me in giro, si sa, si preoccupano.
Delle finestre senza tapparelle.
Una colazione continentale, anche per quantità.
Una nuova moneta tra le mani.
Mille facce, una lingua sconosciuta ma anche un perfetto inglese.
La metro, anzi, tunnelbana.
Lo sguardo sul lago? Sul mare? Non sai mai quando è il Malaren e quando il Baltico.
I vicoli antichi.
I sorrisi.
Una cartina, della città, non per altro.
Una chiesa, tanto per gradire.
Il sole, tra le nuvole.
Un giro in battello.
Gli occhi che non bastano per tutto.
Un panino con non so cosa, nemmeno dopo averlo mangiato.
Un espresso direi passabile.
Il wi-fi del Caffè.
I musei.
"Taxi driver" e "Il Padrino" sottotitolati in svedese, nel museo.
L'aria.
Un ossigeno diverso.
Un passo dopo l'altro.
Una birra al bancone, ok, più di una.
Chelsea - Barcellona alla tv del pub.
Il dedalo di corridoi per la nuova stanza.
Una corona su un ponte.
Andy Warhol.
Sua sorella gemella, in metro.
La linea blu della metro piena di opere d'arte, ad ogni stazione.
Uno scheletro di balena, enorme.
Il fasciatoio anche nel bagno degli uomini; non che mi sia servito, il fasciatoio, il bagno sì.
Passi, passi e ancora passi.
Una zuppa calda, buonissima.
Perdersi.
Un aiuto per ritrovarsi.
Un parco.
Il suo lungolago, lungo chilometri.
Anatre e cigni tra i piedi.
Gente che corre, da sola, in compagnia, con il cane, con la carrozzina con il figlio.
Una panchina.
Senso di tranquillità.
L'agognata stazione della metro.
Un caffè.
Un dolce alla cannella.
Il cielo che si scolora, poco.
Un turco che mi nomina Del Piero.
Un piatto di kebab.
Un simpatico barista.
Una (ok, due) lager alla spina.
Un rosso del salento, inteso come vino, lì nel profondo nord; non ho avuto il coraggio di assaggiarlo.
L'ultima aria della notte, fredda, nelle narici.
La pioggia come saluto, lenta, fredda.
Le ultime spese.
Una foto in particolare.
L'autobus per l'aeroporto.
La stessa autostrada di due giorni prima.
Alberi, di notte si vedevano poco.
Fiumi.
Il peso del bagaglio, fortunatamente nei limiti.
Un pranzo svedese, molto buono.
Una perquisizione.
La mia rivista di fotografia, nella loro lingua assurda.
La fila per l'imbarco.
Il rollare dei motori.
Il volo sull'Europa.
Un vuoto d'aria.
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17 aprile 2012
Mai 2
Non sono mai stato all'estero. Sì, sono stato un giorno a Lugano ed uno a San Marino, ma, non me ne vogliano i simpatici abitanti del posto, non me la sento di considerlo estero; non voglio fare mica il difficile però credo che converrete. Non sono stato mai un gran viaggiatore, in realtà, ho visto meno dell'oncia di un quarto del decimo di quello che altri occhi hanno visto. Non sono mai stato all'estero, mi manca il confronto con le altre culture, il sentire un'ossigeno diverso nell'aria che hai voglia a dire che "è uguale", lo so bene che non lo è. Ho ascoltato racconti di viaggi e non li ho mai vissuti, ho viaggiato nelle parole di altri e vi confesso che ho invidiato ed invidio molto. Non sono mai stato all'estero, pure per poter dire "ho visto un altro cielo", "ho ascoltato un altro suono" e magari, stando zitto, confondermi con gli altri. Ho sommato motivi su motivi e ne ho fatto una collezione e non ho mai detto quanto misero mi sentissi dentro i racconti degli altri né quanto io stesso non sapessi trovare, in quella collezione, la motivazione giusta. Ho capito che di motivazioni sbagliate ce ne sono tante ma le motivazione, va da se, sono nostre ed hanno un significato per noi ed è divertente anche sentirsi dire come vanno le cose e come devono andare. Non sono mai stato all'estero. Ho assaggiato cucine diverse ma sempre sullo stesso suolo ed è diverso, lo so, non lo sto nemmeno a dire; non posso confrontare i sapori, nemmeno fare il gradasso, quello che gira il mondo ma cerca la pasta e poi dice "Ma come si mangia in Italia, da nessun altra parte", nemmeno l'italiano medio posso fare. Non sono mai stato all'estero, sentire una lingua diversa, concreta, tutto intorno a me e disinteressarmi al senso e cogliere solo il suono. Non sono mai stato all'estero a guardare mari diversi e diversi fiumi, annusare altre notti e sbadigliare di altra noia. Non sono mai stato all'estero, lo so, ma rimedio presto, stasera parto per Stoccolma.
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11 aprile 2012
Vi sarete accorti che non ho molto da dire
Ecco, ditemi voi qualcosa allora.
28 marzo 2012
George Burns
21 marzo 2012
Mai
Non mi sono mai addormentato con la musica. Sì, ricordo che con il mio vecchio amato walkman ascoltavo la radio anche in piena notte, in una lontana estate di insonnia; ricordo che c'era il programma notturno di Radio105 che andava dalle due di notte alle sei del mattino, mi faceva compagnia con gli occhi sbarrati, al buio. Ma non mi sono mai addormentato mettendo un cd e lasciando aleggiare la musica nella stanza, piano, quasi ad accompagnarmi nel mio addormentarmi o, meglio ancora, un vinile. Godersi, nel silenzio della notte, non solo la musica ma anche il lieve fruscìo della puntina nei solchi e le secche scariche elettriche dell'elettricità statica che nessun panno, anche passato con perizia sul vinile, riesce a togliere del tutto. Scegliere con cura il disco, magari un autore poco conosciuto, straniero, così da non impegnare l'attenzione nel seguire le parole ma soltanto abbandonarsi al fondersi di queste con la musica; farlo partire, spegnere la luce e coricarsi, lasciare che le note riempiano la stanza illuminata solo dal display dello stereo e poi chiudere gli occhi con un sorriso e, la mattina dopo, ritrovare il lettore acceso o il piatto con il braccio a dimora ed il disco ancora su. Non l'ho mai fatto, prima o poi lo devo fare.
15 marzo 2012
Storie minime...e tre
Questa è la prima puntata
E questa è la seconda puntata
Lei
Non che avesse qualcosa contro i sorrisi, anche a lei era capitato di farne qualcuno, un paio di volte. L'ultima era stata quando aveva vinto la sua prima causa, mentre il giudice leggeva la sentenza aveva guardato il collega della parte avversa da dietro i suoi occhialetti tondi, e gli aveva sorriso. Ma forse quello andrebbe catalogato più come ghigno. Sua madre le diceva sempre che un bel sorriso era il migliore dei biglietti da visita ma lei si era sempre fidata delle tipografie. Semplicemente non capiva quel cameriere cosa avesse sempre da sorriderle; all'inizio aveva pensato che avesse avuto una piccola paresi facciale che gli aveva bloccato la bocca in quel modo ma una mattina lo aveva visto mentre parlava con un altro cameriere e le sue labbra erano normali poi aveva visto lei e si erano incurvate. Non aveva nemmeno la scusa di un ictus.
Lui
Gli era sempre piaciuto sorridere, sua madre amava ripetergli che un bel sorriso è il migliore dei biglietti da visita e lui preferiva non spendere soldi in tipografie. La volta del cornetto al pistacchio non avrebbe dovuto chiedere, in fondo mettono la lavagna con le scritte proprio per far scegliere i clienti; solo che, poco prima, ne aveva portato uno, ad un tavolo fuori, ad un ragazzo e quello lo aveva divorato con gusto immergendolo nel cappuccino. La ragazza che era con lui sbocconcellava un cornetto pera e cioccolata bevendo un ginseng in tazza piccola e ne aveva assaggiato un po' facendo una bella faccia di apprezzamento e tutti e due gli avevano sorriso. Erano belli, si toccavano le mani alla sprovvista e ridevano; anche a lui sarebbe piaciuto cogliere alla sprovvista la ragazza con gli occhialetti così da vederla senza la maschera, era convinto che quella durezza, in fondo, fosse una maschera; era una persona abbastanza fiduciosa, lui. Anche i colleghi volevano prenderla alla sprovvista ma lui li aveva fatti desistere, gli aveva detto che aspettarla in un vicolo buio con dei bastoni e diciotto cappuccini non sarebbe stata una cosa gentile.
E questa è la seconda puntata
Lei
Non che avesse qualcosa contro i sorrisi, anche a lei era capitato di farne qualcuno, un paio di volte. L'ultima era stata quando aveva vinto la sua prima causa, mentre il giudice leggeva la sentenza aveva guardato il collega della parte avversa da dietro i suoi occhialetti tondi, e gli aveva sorriso. Ma forse quello andrebbe catalogato più come ghigno. Sua madre le diceva sempre che un bel sorriso era il migliore dei biglietti da visita ma lei si era sempre fidata delle tipografie. Semplicemente non capiva quel cameriere cosa avesse sempre da sorriderle; all'inizio aveva pensato che avesse avuto una piccola paresi facciale che gli aveva bloccato la bocca in quel modo ma una mattina lo aveva visto mentre parlava con un altro cameriere e le sue labbra erano normali poi aveva visto lei e si erano incurvate. Non aveva nemmeno la scusa di un ictus.
Lui
Gli era sempre piaciuto sorridere, sua madre amava ripetergli che un bel sorriso è il migliore dei biglietti da visita e lui preferiva non spendere soldi in tipografie. La volta del cornetto al pistacchio non avrebbe dovuto chiedere, in fondo mettono la lavagna con le scritte proprio per far scegliere i clienti; solo che, poco prima, ne aveva portato uno, ad un tavolo fuori, ad un ragazzo e quello lo aveva divorato con gusto immergendolo nel cappuccino. La ragazza che era con lui sbocconcellava un cornetto pera e cioccolata bevendo un ginseng in tazza piccola e ne aveva assaggiato un po' facendo una bella faccia di apprezzamento e tutti e due gli avevano sorriso. Erano belli, si toccavano le mani alla sprovvista e ridevano; anche a lui sarebbe piaciuto cogliere alla sprovvista la ragazza con gli occhialetti così da vederla senza la maschera, era convinto che quella durezza, in fondo, fosse una maschera; era una persona abbastanza fiduciosa, lui. Anche i colleghi volevano prenderla alla sprovvista ma lui li aveva fatti desistere, gli aveva detto che aspettarla in un vicolo buio con dei bastoni e diciotto cappuccini non sarebbe stata una cosa gentile.
10 marzo 2012
Ma se prem(i)o qui le fa male?
- Baol…
= Zzzzzzzz…
- Baoooool…
= Zzzzzzzz….grunf…
- BAOL! SVEGLIA!!!
= Zzzzz….Eh? Ma che succede? S’è allagata casa?
- No.
= M’hanno fregato la macchina?
- No.
= Ma allora, che cazzo è successo? Ma, soprattutto, chi cazzo sei?!
- Sono Mr Blogger.
= Ma allora ce l’hai a vizio di svegliarmi nel cuore della notte.
- Ma se sono le 11 del mattino!?
= Ah…davvero?
- Sì.
= Ehm…vabbè, ho avuto la febbre ieri, ero stanco.
- Febbre…37 e 6…vabbè…
= Senti, mi dici perché mi hai svegliato?!
- Ti hanno dato dell’Affidabile.

= A me?! E come si sono permessi?!!
- Guarda che è un complimento.
= Dici?
- Dico.
= Ma chi mi ha dato il premio?
- Debora
= Ed in base a cosa?
- Ci sono delle regole per individuare un blog affidabile.
= Dimmele.
- 1) E' aggiornato regolarmente.
= Chi?
- IL BLOG!
= Scusa, sono ancora assonnato. Ci può stare, dai. Poi?
- 2) Mostra la passione autentica del blogger per l'argomento di cui scrive.
= E di che argomento scrivo io?
- E che ne so? Se non lo sai tu!
= Vabbè, il blog ce l’ho per pubblicare quello che scrivo, si può dire che lo faccio con passione, ci sta. Poi?
- 3) Favorisce la condivisione e la partecipazione attiva dei lettori.
= Questo è sicuro, sul mio blog possono commentare tutti, è che spesso non tornano…
- 4) Offre contenuti ed informazioni utili e originali.
= Ma se scrivo cazzate?!!
- Però sono originali.
= Mmmmm…giusto.
- Ultimo, 5) Non é infarcito di troppa pubblicità.
= Non ce n’è per niente di quella. Bene, premio preso, buonanotte.
- Guarda che non te ne esci così.
= Che altro devo fare?!
- Devi spiegare quando e perché hai deciso di aprire un blog.
= Uff…va bene, è stato il 2 settembre 2006, ho aperto il blog perché mi ero stancato di commentare soltanto sui blog degli altri.
- Minchia, 5 anni e mezzo che spari cazzate.
= Sì, cerco di prendere l’intelligenza per stanchezza. Abbiamo finito?
- Veramente dovresti indicare altri 5 blog che per te sono affidabili.
= Senti, leggo più di un centinaio di blog e trovo che ognuno di loro sia più affidabile di me, quindi questa parte la salto. Posso rimettermi a dormire?
- Ehm…
= Che altro?!
- Vorrei ricordarti che, tempo fa, Maraptica ha ricevuto il premio Versatile Blog e ti ha praticamente obbligato a fare quel meme…

= E potrei mai dire di no a Maraptica, io?!
- No, perché altrimenti ti mena.
= Sempre precisino tu eh?! Versatile…bah…sì…sono abbastanza versatile, diciamo così.
- Guarda che non è sinonimo di cretino.
= Ah no? Maddai… Che cosa dovrei fare?
- Raccontare sette cose di te che non si conoscono.
= Seeeeee…ma che cosa racconto?!
- Vuoi un suggerimento?
= NO! Tu sai troppe cose… Vabbè, cominciamo, allora, la prima è che da qualche mese mi sono scoperto gattaro, porto da mangiare ad un micetto nero con una macchia bianca che si è stabilito vicino casa, ormai siamo così in confidenza che, ogni volta, si mette a pancia all’aria e si mette a giocare.
- Ma che animo tenero…
= Poco a prendere per il culo.
- Ok. La seconda?
= Mmmmm… Quando andavo a scuola elementare, tornando a casa con alcuni compagni di classe, il lunedì passavamo attraverso il mercato settimanale, un paio dei miei compagni si fiondavano tra i banchetti e fregavano un po’ di frutta.
- Miiii, stai confessando un reato!
= Non ho mica detto che lo facevo anche io, e poi è prescritto ormai.
- Se, vabbè, e tu cosa facevi allora?
= Io ed un altro non volevamo fare questa cosa, siamo andati da uno dei fruttivendoli e gli abbiamo chiesto della frutta.
- E?
= Ogni lunedì questo signore ci puliva un frutto o una verdura e ce la regala.
- Furbi… dai, va avanti, la terza cosa.
= Vediamo, vado in fissa per le serie tv americane e so praticamente a memoria puntate su puntate dei Simpson, e sono due.
- No no, questa vale uno.
= Ma…
- Niente “ma”, spara la quarta cosa.
= Ho una passione smodata per i panzerotti fritti.
- Praticamente tu hai una passione smodata per tutto quello che è commestibile e, temo, anche per ciò che è quantomeno masticabile.
= Non esagerare, mangio tutto ma il panzerotto fritto è sempre il panzerotto fritto.
- Sarà…
= Hai mai assaggiato il panzerotto gigante di Di Cosimo, a Bari?
- No.
= Allora non puoi esprimerti!
- Ne mancano ancora tre, la quinta?
= Durante la scuola superiore sono stato innamorato di una mia compagna di classe per quattro anni su cinque ma lei non mi ha mai filato nemmeno per sbaglio. Così esauriamo anche il capitolo “confessioni romantiche”.
- Ho gli occhi a cuoricino guarda.
= Falla finita che c’è già chi mi dice che non sono stato capace di metterci una pietra sopra. Andiamo avanti?
- Ok… Vai con la sesta.
= Faccio un uso smodato di aforismi e citazioni.
- Come mai?
= Perché dovrei rischiare di dire una cazzata se un altro ha già espresso meglio di me tale pensiero?
- E da quando ti fai scrupolo di dire cazzate?
= Sto cercando di smettere.
- Ne manca ancora una.
= Uffa, sono davvero a corto di idee.
- Dai, la settima ed ultima.
= Trovato. Prima di pubblicare un post lo scrivo prima su carta, poi lo ricopio in word e lo modifico e poi lo ricopio nel blog, modificandolo ancora.
- E nonostante tutto ‘sto lavoraccio ti escono comunque delle stronzate?
= Li peggioro apposta tra carta e word e tra word e blog. Allora, contento? Ho finito, posso mettermi a dormire!
- Di nominare altri blog non se ne parla, vero?
= Assolutamente no! Buonanotte…
- Ehm…senti…
= Che altro c’è?!
- Visto che ci sei, ci sarebbe Chaillrun che ti ha chiesto di elencare le dieci cose che ti fanno stare bene.
= Un altro elenco??! Nooooo, daiiii!!!
- Essù…
= Uff, vabbù, però, c pall!
- E non ti esprimere in arabo!
= Le dieci cose le dico a caso oppure devo pure metterle in classifica?
- No no, a caso.
= Meno male. Allora inizio dicendo “ridere e far ridere”.
- Speriamo nelle altre nove cose, questa non credo ti dia molte soddisfazioni.
= Anche tu, vena comica fantastica. Poi dico “l’amore”.
- Ma, farlo o sentirlo?
= Sei un po’ troppo curioso, il mio è un blog aperto a tutti, mica solo a gli adulti.
- Rispondi, su.
= Entrambe le cose.
- Pure farlo? Hahahahahahahaha, ma dove???
= Sei sempre stato pieno di fiducia in me, sono commosso.
- Passa alla terza cosa va.
= “La birra con gli amici”, inteso come il cazzeggio rilassato con le persone a cui vuoi bene.
- Questa è sacrosanta, concordo!
= E poi, “scrivere”, scrivere mi fa stare bene, ci sfogo la rabbia, mi invento vite, materializzo sogni.
- Questa dello scrivere me l’aspettavo, poi?
= “I libri”, ci va a braccetto no?
- Beh, certo. Visto? Le prime cinque le hai già dette, altre cinque ed hai finito.
= “Milano”.
- La canzone?
= La città.
- Milano ti fa stare bene?
= Sì, è talmente legata a me attraverso i miei ricordi che ogni volta che ci vado mi sento bene, sto bene.
- Ma è inquinatissima!
= Certo, perché tu preferiresti vivere in campagna, vero?
- Infatti.
= Allora vieni a sentire l’odore che c’è dalle mie parti nel periodo da aprile ad agosto e oltre, poi mi dici. Sono alla settima, la settima è “il cibo”.
- Maddai, non lo avrei mai immaginato.
= No eh? Mi piace stupirti! Ma vuoi mettere una bella mangiata?!
- Vai con l’ottava.
= "La mia felpa viola con il cappuccio".
- Strana questa.
= Lo so ma è così. “Levarmi le scarpe dopo aver camminato tanto”, bella questa eh?!
- Certo, fa stare bene te ma non quelli che ti stanno intorno.
= Simpaticissimo. Decima ed ultima “i miei nipoti”.
- Hehehehehehehe, lo sapevo che ce li mettevi.
= In questo momento queste sono le dieci cose, magari in un altro momento alcune potrebbero variare, ma non credo. Posso rimettermi a dormire ora?
- Va bene ma è mezzogiorno!
= Vabbè, mi metto a dormire dopo pranzo.
= Zzzzzzzz…
- Baoooool…
= Zzzzzzzz….grunf…
- BAOL! SVEGLIA!!!
= Zzzzz….Eh? Ma che succede? S’è allagata casa?
- No.
= M’hanno fregato la macchina?
- No.
= Ma allora, che cazzo è successo? Ma, soprattutto, chi cazzo sei?!
- Sono Mr Blogger.
= Ma allora ce l’hai a vizio di svegliarmi nel cuore della notte.
- Ma se sono le 11 del mattino!?
= Ah…davvero?
- Sì.
= Ehm…vabbè, ho avuto la febbre ieri, ero stanco.
- Febbre…37 e 6…vabbè…
= Senti, mi dici perché mi hai svegliato?!
- Ti hanno dato dell’Affidabile.
= A me?! E come si sono permessi?!!
- Guarda che è un complimento.
= Dici?
- Dico.
= Ma chi mi ha dato il premio?
- Debora
= Ed in base a cosa?
- Ci sono delle regole per individuare un blog affidabile.
= Dimmele.
- 1) E' aggiornato regolarmente.
= Chi?
- IL BLOG!
= Scusa, sono ancora assonnato. Ci può stare, dai. Poi?
- 2) Mostra la passione autentica del blogger per l'argomento di cui scrive.
= E di che argomento scrivo io?
- E che ne so? Se non lo sai tu!
= Vabbè, il blog ce l’ho per pubblicare quello che scrivo, si può dire che lo faccio con passione, ci sta. Poi?
- 3) Favorisce la condivisione e la partecipazione attiva dei lettori.
= Questo è sicuro, sul mio blog possono commentare tutti, è che spesso non tornano…
- 4) Offre contenuti ed informazioni utili e originali.
= Ma se scrivo cazzate?!!
- Però sono originali.
= Mmmmm…giusto.
- Ultimo, 5) Non é infarcito di troppa pubblicità.
= Non ce n’è per niente di quella. Bene, premio preso, buonanotte.
- Guarda che non te ne esci così.
= Che altro devo fare?!
- Devi spiegare quando e perché hai deciso di aprire un blog.
= Uff…va bene, è stato il 2 settembre 2006, ho aperto il blog perché mi ero stancato di commentare soltanto sui blog degli altri.
- Minchia, 5 anni e mezzo che spari cazzate.
= Sì, cerco di prendere l’intelligenza per stanchezza. Abbiamo finito?
- Veramente dovresti indicare altri 5 blog che per te sono affidabili.
= Senti, leggo più di un centinaio di blog e trovo che ognuno di loro sia più affidabile di me, quindi questa parte la salto. Posso rimettermi a dormire?
- Ehm…
= Che altro?!
- Vorrei ricordarti che, tempo fa, Maraptica ha ricevuto il premio Versatile Blog e ti ha praticamente obbligato a fare quel meme…

= E potrei mai dire di no a Maraptica, io?!
- No, perché altrimenti ti mena.
= Sempre precisino tu eh?! Versatile…bah…sì…sono abbastanza versatile, diciamo così.
- Guarda che non è sinonimo di cretino.
= Ah no? Maddai… Che cosa dovrei fare?
- Raccontare sette cose di te che non si conoscono.
= Seeeeee…ma che cosa racconto?!
- Vuoi un suggerimento?
= NO! Tu sai troppe cose… Vabbè, cominciamo, allora, la prima è che da qualche mese mi sono scoperto gattaro, porto da mangiare ad un micetto nero con una macchia bianca che si è stabilito vicino casa, ormai siamo così in confidenza che, ogni volta, si mette a pancia all’aria e si mette a giocare.
- Ma che animo tenero…
= Poco a prendere per il culo.
- Ok. La seconda?
= Mmmmm… Quando andavo a scuola elementare, tornando a casa con alcuni compagni di classe, il lunedì passavamo attraverso il mercato settimanale, un paio dei miei compagni si fiondavano tra i banchetti e fregavano un po’ di frutta.
- Miiii, stai confessando un reato!
= Non ho mica detto che lo facevo anche io, e poi è prescritto ormai.
- Se, vabbè, e tu cosa facevi allora?
= Io ed un altro non volevamo fare questa cosa, siamo andati da uno dei fruttivendoli e gli abbiamo chiesto della frutta.
- E?
= Ogni lunedì questo signore ci puliva un frutto o una verdura e ce la regala.
- Furbi… dai, va avanti, la terza cosa.
= Vediamo, vado in fissa per le serie tv americane e so praticamente a memoria puntate su puntate dei Simpson, e sono due.
- No no, questa vale uno.
= Ma…
- Niente “ma”, spara la quarta cosa.
= Ho una passione smodata per i panzerotti fritti.
- Praticamente tu hai una passione smodata per tutto quello che è commestibile e, temo, anche per ciò che è quantomeno masticabile.
= Non esagerare, mangio tutto ma il panzerotto fritto è sempre il panzerotto fritto.
- Sarà…
= Hai mai assaggiato il panzerotto gigante di Di Cosimo, a Bari?
- No.
= Allora non puoi esprimerti!
- Ne mancano ancora tre, la quinta?
= Durante la scuola superiore sono stato innamorato di una mia compagna di classe per quattro anni su cinque ma lei non mi ha mai filato nemmeno per sbaglio. Così esauriamo anche il capitolo “confessioni romantiche”.
- Ho gli occhi a cuoricino guarda.
= Falla finita che c’è già chi mi dice che non sono stato capace di metterci una pietra sopra. Andiamo avanti?
- Ok… Vai con la sesta.
= Faccio un uso smodato di aforismi e citazioni.
- Come mai?
= Perché dovrei rischiare di dire una cazzata se un altro ha già espresso meglio di me tale pensiero?
- E da quando ti fai scrupolo di dire cazzate?
= Sto cercando di smettere.
- Ne manca ancora una.
= Uffa, sono davvero a corto di idee.
- Dai, la settima ed ultima.
= Trovato. Prima di pubblicare un post lo scrivo prima su carta, poi lo ricopio in word e lo modifico e poi lo ricopio nel blog, modificandolo ancora.
- E nonostante tutto ‘sto lavoraccio ti escono comunque delle stronzate?
= Li peggioro apposta tra carta e word e tra word e blog. Allora, contento? Ho finito, posso mettermi a dormire!
- Di nominare altri blog non se ne parla, vero?
= Assolutamente no! Buonanotte…
- Ehm…senti…
= Che altro c’è?!
- Visto che ci sei, ci sarebbe Chaillrun che ti ha chiesto di elencare le dieci cose che ti fanno stare bene.
= Un altro elenco??! Nooooo, daiiii!!!
- Essù…
= Uff, vabbù, però, c pall!
- E non ti esprimere in arabo!
= Le dieci cose le dico a caso oppure devo pure metterle in classifica?
- No no, a caso.
= Meno male. Allora inizio dicendo “ridere e far ridere”.
- Speriamo nelle altre nove cose, questa non credo ti dia molte soddisfazioni.
= Anche tu, vena comica fantastica. Poi dico “l’amore”.
- Ma, farlo o sentirlo?
= Sei un po’ troppo curioso, il mio è un blog aperto a tutti, mica solo a gli adulti.
- Rispondi, su.
= Entrambe le cose.
- Pure farlo? Hahahahahahahaha, ma dove???
= Sei sempre stato pieno di fiducia in me, sono commosso.
- Passa alla terza cosa va.
= “La birra con gli amici”, inteso come il cazzeggio rilassato con le persone a cui vuoi bene.
- Questa è sacrosanta, concordo!
= E poi, “scrivere”, scrivere mi fa stare bene, ci sfogo la rabbia, mi invento vite, materializzo sogni.
- Questa dello scrivere me l’aspettavo, poi?
= “I libri”, ci va a braccetto no?
- Beh, certo. Visto? Le prime cinque le hai già dette, altre cinque ed hai finito.
= “Milano”.
- La canzone?
= La città.
- Milano ti fa stare bene?
= Sì, è talmente legata a me attraverso i miei ricordi che ogni volta che ci vado mi sento bene, sto bene.
- Ma è inquinatissima!
= Certo, perché tu preferiresti vivere in campagna, vero?
- Infatti.
= Allora vieni a sentire l’odore che c’è dalle mie parti nel periodo da aprile ad agosto e oltre, poi mi dici. Sono alla settima, la settima è “il cibo”.
- Maddai, non lo avrei mai immaginato.
= No eh? Mi piace stupirti! Ma vuoi mettere una bella mangiata?!
- Vai con l’ottava.
= "La mia felpa viola con il cappuccio".
- Strana questa.
= Lo so ma è così. “Levarmi le scarpe dopo aver camminato tanto”, bella questa eh?!
- Certo, fa stare bene te ma non quelli che ti stanno intorno.
= Simpaticissimo. Decima ed ultima “i miei nipoti”.
- Hehehehehehehe, lo sapevo che ce li mettevi.
= In questo momento queste sono le dieci cose, magari in un altro momento alcune potrebbero variare, ma non credo. Posso rimettermi a dormire ora?
- Va bene ma è mezzogiorno!
= Vabbè, mi metto a dormire dopo pranzo.
05 marzo 2012
Una curiosità
Ma a voi capita mai di rompervi talmente il cazzo da voler mandare tutta la vita a farsi fottere?
28 febbraio 2012
Fabrizio la cantava
MORIRE PER DELLE IDEE
Morire per delle idee, l'idea è affascinante
per poco io morivo senza averla mai avuta,
perchè chi ce l'aveva, una folla di gente,
gridando "viva la morte" proprio addosso mi è caduta.
Mi avevano convinto e la mia musa insolente
abiurando i suoi errori, aderì alla loro fede
dicendomi peraltro in separata sede
moriamo per delle idee, va bè, ma di morte lenta, va bè ma di morte lenta.
Approfittando di non essere fragilissimi di cuore
andiamo all'altro mondo bighellonando un poco
perchè forzando il passo succede che si muore
per delle idee che non han più corso il giorno dopo.
Ora se c'è una cosa amara, desolante
è quella di capire all'ultimo momento
che l'idea giusta era un'altra, un altro movimento
moriamo per delle idee, va bè, ma di morte lenta
ma di morte lenta.
Gli apostoli di turno che apprezzano il martirio
lo predicano spesso per novant'anni almeno.
Morire per delle idee sarà il caso di dirlo
è il loro scopo di vivere, non sanno farne a meno.
E sotto ogni bandiera li vediamo superare
il buon matusalemme nella longevità
per conto mio si dicono in tutta intimità
moriamo per delle idee, va bè, ma di morte lenta, va bè,
ma di morte lenta.
A chi va poi cercando verità meno fittizie
ogni tipo di setta offre moventi originali
e la scelta è imbarazzante per le vittime novizie
morire per delle idee è molto bello ma per quali.
E il vecchio che si porta già i fiori sulla tomba
vedendole venire dietro il grande stendardo
pensa "speriamo bene che arrivino in ritardo"
moriamo per delle idee, va bè, ma di morte lenta, va bè,
ma di morte lenta
E voi gli sputafuoco, e voi i nuovi santi
crepate pure per primi noi vi cediamo il passo
però per gentilezza lasciate vivere gli altri
la vita è grosso modo il loro unico lusso
tanto più che la carogna è già abbastanza attenta
non c'è nessun bisogno di reggerle la falce
basta con le garrote in nome della pace
moriamo per delle idee, va bè, ma di morte lenta,
ma di morte lenta.
(lascio le parole e i pensieri a lui)
Morire per delle idee, l'idea è affascinante
per poco io morivo senza averla mai avuta,
perchè chi ce l'aveva, una folla di gente,
gridando "viva la morte" proprio addosso mi è caduta.
Mi avevano convinto e la mia musa insolente
abiurando i suoi errori, aderì alla loro fede
dicendomi peraltro in separata sede
moriamo per delle idee, va bè, ma di morte lenta, va bè ma di morte lenta.
Approfittando di non essere fragilissimi di cuore
andiamo all'altro mondo bighellonando un poco
perchè forzando il passo succede che si muore
per delle idee che non han più corso il giorno dopo.
Ora se c'è una cosa amara, desolante
è quella di capire all'ultimo momento
che l'idea giusta era un'altra, un altro movimento
moriamo per delle idee, va bè, ma di morte lenta
ma di morte lenta.
Gli apostoli di turno che apprezzano il martirio
lo predicano spesso per novant'anni almeno.
Morire per delle idee sarà il caso di dirlo
è il loro scopo di vivere, non sanno farne a meno.
E sotto ogni bandiera li vediamo superare
il buon matusalemme nella longevità
per conto mio si dicono in tutta intimità
moriamo per delle idee, va bè, ma di morte lenta, va bè,
ma di morte lenta.
A chi va poi cercando verità meno fittizie
ogni tipo di setta offre moventi originali
e la scelta è imbarazzante per le vittime novizie
morire per delle idee è molto bello ma per quali.
E il vecchio che si porta già i fiori sulla tomba
vedendole venire dietro il grande stendardo
pensa "speriamo bene che arrivino in ritardo"
moriamo per delle idee, va bè, ma di morte lenta, va bè,
ma di morte lenta
E voi gli sputafuoco, e voi i nuovi santi
crepate pure per primi noi vi cediamo il passo
però per gentilezza lasciate vivere gli altri
la vita è grosso modo il loro unico lusso
tanto più che la carogna è già abbastanza attenta
non c'è nessun bisogno di reggerle la falce
basta con le garrote in nome della pace
moriamo per delle idee, va bè, ma di morte lenta,
ma di morte lenta.
(lascio le parole e i pensieri a lui)
20 febbraio 2012
Meringa, emulsionare, saporito
Era il 25 ottobre del 2009 e quasi giunto alla fine del mio "anno milanese" sentivo come se la fantasia, l'inventiva, se ne fosse andata via per qualche suo giro strano e così, per stimolarla un po', chiesi ai miei lettori di allora di propormi tre parole, un aggettivo, un sostantivo ed un verbo che io poi avrei usato per scriverci un post. Mi arrivarono più di trenta triplette (ed alcune non erano nemmeno triplette) ed armatomi delle mie parole cominciai a scrivere i post, l'ultimo l'ho scritto il 5 luglio dell'anno scorso, ma le triplette non sono ancora finite e visto che avevo promesso che le avrei scritte tutte oggi cerco di ricominciare postandone un'altra. Per chi volesse leggersi (o rileggersi) i racconti scritti fino ad ora, basta cliccare qui.
Il post dalle tre parole di Gata da plar
Giusto un attimo fa
“Dovete emulsionare gli ingredienti facendo in modo, così, che i sapori ballino insieme e non litighino”; la tv è accesa sull’ennesimo programma di cucina, non raccoglie l’interesse di nessuno, se non della pianta che, sulla mensola, lenta ed inesorabile si avvia a perdere tutte le foglie; giusto un paio ne sono appena cadute sul terreno che, a fatica, cerca di assorbire dell’acqua. I cuscini del divano, come polmoni nell’inspirazione, riprendono lentamente la forma originale dopo aver sopportato un peso. “Sbriciolate la meringa sino a ricoprire tutto il vostro splendido dolce”, la tv della cucina sembra puntata sullo stesso canale dell’altra ma, in realtà, è un altro programma, come se l’unica necessità possibile sia imparare a cucinare. Nel lavabo il lavandino aperto soffia un getto d’acqua tra le stoviglie alla rinfusa che, approfittando della convessità di un mestolo, salta un po’ oltre il bordo fino al pavimento. Sul tavolo una tazzina con due gocce di caffè a sedimentare sul fondo, alcuni granelli non disciolti tradiscono il fatto che non fosse amaro; il piattino di ceramica sta emettendo le ultime vibrazioni dell’acciottolio tra lui e la tazzina, il suono del caffè appena terminato; non infastidisce nessuno intorno a sé, se non il gatto che, zigzagando tra le gambe della sedia scostata dal tavolo, si avvicina alla finestra ed osserva un passerotto venuto a becchettare i probabili resti di una colazione, immaginandolo sicuramente saporito e dispiacendosi di non essere riuscito ad uscire prima che la porta finestra si chiudesse davanti a lui con uno scatto.
Il post dalle tre parole di Gata da plar
Giusto un attimo fa
“Dovete emulsionare gli ingredienti facendo in modo, così, che i sapori ballino insieme e non litighino”; la tv è accesa sull’ennesimo programma di cucina, non raccoglie l’interesse di nessuno, se non della pianta che, sulla mensola, lenta ed inesorabile si avvia a perdere tutte le foglie; giusto un paio ne sono appena cadute sul terreno che, a fatica, cerca di assorbire dell’acqua. I cuscini del divano, come polmoni nell’inspirazione, riprendono lentamente la forma originale dopo aver sopportato un peso. “Sbriciolate la meringa sino a ricoprire tutto il vostro splendido dolce”, la tv della cucina sembra puntata sullo stesso canale dell’altra ma, in realtà, è un altro programma, come se l’unica necessità possibile sia imparare a cucinare. Nel lavabo il lavandino aperto soffia un getto d’acqua tra le stoviglie alla rinfusa che, approfittando della convessità di un mestolo, salta un po’ oltre il bordo fino al pavimento. Sul tavolo una tazzina con due gocce di caffè a sedimentare sul fondo, alcuni granelli non disciolti tradiscono il fatto che non fosse amaro; il piattino di ceramica sta emettendo le ultime vibrazioni dell’acciottolio tra lui e la tazzina, il suono del caffè appena terminato; non infastidisce nessuno intorno a sé, se non il gatto che, zigzagando tra le gambe della sedia scostata dal tavolo, si avvicina alla finestra ed osserva un passerotto venuto a becchettare i probabili resti di una colazione, immaginandolo sicuramente saporito e dispiacendosi di non essere riuscito ad uscire prima che la porta finestra si chiudesse davanti a lui con uno scatto.
10 febbraio 2012
Respira soltanto
Una lacrima ti cade nel lavello dove sono a bagno le stoviglie della cena, non sempre il trucco funziona, alzarsi ogni giorno alla stessa ora, apparecchiare per la colazione di tutti e tre, fare gli stessi passi, dire praticamente le stesse cose. Ripetere i gesti talmente tante volte che il corpo va da sé, inserisce l’autopilota e mette tutto il resto in stand-by e così le giornate passano senza nemmeno cominciare ma a volte il meccanismo si inceppa, l’ingranaggio salta un movimento e ti ritrovi con le mani sul lavello, strette a sbiancare le nocche e poi corri con la mano sulla guancia ché già senti i passi nel corridoio, ti asciughi veloce, semplicemente, respiri.
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07 febbraio 2012
Le rispondo qui
Egregio Anonimo che, nel post precedente, mi ha prima scritto "ARRIVI TARDI COJONE, è STATO PROPOSTO ANCHE ALLA CAMERA, NON SAI UN CAZZO" e poi ha ribadito "COJONE 2VOLTE", vorrei dirle che, beh, sì, per tutta una serie di motivi che non sto qui ad elencare per non tediarla, credo di essere un po' coglione o, meglio, come scrive lei, esimio soggetto che non c'ha nemmeno i cojoni (appunto) di firmarsi, sono un po' cojone. Oppure dovrei dire che sono cojone due volte visto che, a quanto pare, a suo modesto parere, parlando da esperto, dovrebbe essere una specie di minimo sindacale. So di non poter competere, naturalmente, con il suo livello che sarà, quantomeno, un numero irrazionale ma vorrei semplicemente farle notare come l'articolo che IO ho linkato nel post qui sotto riporta espressamente che il deputato Jannone (che sia per questo che ha usato la "j"? Lei è davvero una mente sopraffina) ha proposto la nostra versione del "gratta e vinci" contro l'evasione, il 19 ottobre 2009. Vorrei anche farle notare che non ho mai scritto che da noi non era mai stata proposta, né che la propongo io, in anticipo su tutti (o sul suo stupore? Non so); ho forse scritto che sono dei geni perché l'hanno approvata? Forse volevo semplicemente essere ironico? Lascio questi dubbi alle sue gentilissime cellule cerebrali perché appare chiaro che l'articolo lei non lo ha letto, forse non ha mai letto questo blog e, trovandosi a passare, ha pensato di provare l'ebrezza di offendere in modo anonimo una persona che nemmeno conosce, cosa non si fa per provare dei brividi che la vita sicuramente non ci riserva più. Oppure lei questo blog lo legge, magari è anche passato firmandosi, e adesso, esplodendo di piccolezza, si è spinto verso il commento anonimo. Poco importa, ha potuto vedere che, nonostante ci sia una moderazione che, magari, ad alcuni (suoi simili e non) potrebbe sembrare una limitazione della libertà, io i suoi gentilissimi commenti li ho fatti apparire; quando ha voglia di chiamare qualcuno cojone torni pure, non abbia remore o timori, chi sono io per togliere a chi non ha nulla queste piccole soddisfazioni?
Con sentito affetto
Domenico Renna
(questo si chiama firmarsi)
Con sentito affetto
Domenico Renna
(questo si chiama firmarsi)
01 febbraio 2012
Questi sono dei geni
No, vabbè, lo confermo, questi sono dei geni!!!
30 gennaio 2012
Pausa caffè
24 gennaio 2012
Storie minime...ancora
Lei
La storia della parola gentile e delle due Berlino, in realtà, era una esagerazione. Non era stata poi così gentile. Aveva solo detto "non è nulla" dopo il "mi scusi" di un tizio che l'aveva urtata, non senza un'ombra di freddezza, a dire la verità; dopo "nulla" aveva fatto proprio sentire il punto, come le telefonate che si chiudono all'improvviso e dopo si sente solo il tutututututu della linea interrotta. Ogni mattina si fermava nel solito bar, non perchè si trovasse bene ma perchè, tra quelli che incrociava nel tragitto casa - lavoro, era il meno peggio; certo, ci avevano messo un po' a capire come voleva il cappuccino ma adesso il cameriere che la serviva, sempre lo stesso, lo faceva passabile, solo si domandava cosa avesse sempre da sorridere.
Lui
In realtà avrebbe anche potuto non chiederle cosa desiderasse, la sua risposta era sempre: "un cappuccino con poco caffè e schiuma media ed un cornetto integrale, al miele". Una mattina le disse che c'erano degli ottimi cornetti alla crema di pistacchio, lei lo aveva guardato con lo sguardo ancora più opaco e gli aveva detto, con voce monocorde tendente allo stizzito, che aveva già letto, sulla lavagnetta all'entrata, che c'erano i cornetti alla crema di pistacchio, che non era un'analfabeta e che, no, voleva il suo cornetto integrale, al miele. Ed aveva riportato lo sguardo opaco sul giornale aperto sul tavolino.
La storia della parola gentile e delle due Berlino, in realtà, era una esagerazione. Non era stata poi così gentile. Aveva solo detto "non è nulla" dopo il "mi scusi" di un tizio che l'aveva urtata, non senza un'ombra di freddezza, a dire la verità; dopo "nulla" aveva fatto proprio sentire il punto, come le telefonate che si chiudono all'improvviso e dopo si sente solo il tutututututu della linea interrotta. Ogni mattina si fermava nel solito bar, non perchè si trovasse bene ma perchè, tra quelli che incrociava nel tragitto casa - lavoro, era il meno peggio; certo, ci avevano messo un po' a capire come voleva il cappuccino ma adesso il cameriere che la serviva, sempre lo stesso, lo faceva passabile, solo si domandava cosa avesse sempre da sorridere.
Lui
In realtà avrebbe anche potuto non chiederle cosa desiderasse, la sua risposta era sempre: "un cappuccino con poco caffè e schiuma media ed un cornetto integrale, al miele". Una mattina le disse che c'erano degli ottimi cornetti alla crema di pistacchio, lei lo aveva guardato con lo sguardo ancora più opaco e gli aveva detto, con voce monocorde tendente allo stizzito, che aveva già letto, sulla lavagnetta all'entrata, che c'erano i cornetti alla crema di pistacchio, che non era un'analfabeta e che, no, voleva il suo cornetto integrale, al miele. Ed aveva riportato lo sguardo opaco sul giornale aperto sul tavolino.
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