24 luglio 2011

La linea d'ombra reloaded

Burns, primo ufficiale

Sono stato per anni primo ufficiale di questa nave, ricordo ancora la prima volta che ho salito la scaletta di legno, era al porto di Singapore e l'alba salutava l'evento con la sua luce dorata riflessa sul mare calmo. Ricordo di aver guardato l'albero a proravia e tutta l'imponente alberatura insieme ma non ho memoria di quello che mi passava per la testa in quel momento, forse tutti gli insegnamenti prima di diventare ufficiale o, semplicemente, il sorriso di una ragazza sulla banchina, prima di salire; so solo di aver provato la consapevolezza del cambiamento, quell'attimo della vita in cui varchiamo il sottile confine tra giovinezza ed età adulta; spesso non se ne ha la percezione, se non a posteriori ma ricordo distintamente di averlo percepito, come se quei legni fossero la linea d'ombra che separa ciò che era e ciò che sarà. Ho servito per anni su questa nave, ho imparato a conoscerne ogni angolo ed ogni segreto, ad ascoltare la sua voce, il sibilo di quando scivola fendendo il mare felice di un vento favorevole o lo schiocco ed il colpo delle onde alte quando il mare gli è avverso. Ho imparato l'alfabeto del legno, il gemito diverso ad ogni mutamento del clima. Mi sono tagliato le mani con le corde della vela ed il mio sangue è diventato un po' anche il suo e se l'umidità ed il salmastro possono essere definite la sua linfa, allora anche il suo sangue è diventato il mio. Per anni sono stato il primo ufficiale sotto il comando del vecchio capitano eseguendo gli ordini con celerità e cercando di far presente quando non erano quelli più adatti. Sono stato l'unico a sfidare la sua autorità, a lottare per l'equipaggio, per la nave, per me; ormai completamente al di là di quella linea d'ombra, della mia età adulta. Ho vinto io, ho evitato che quel folle farabutto del vecchio capitano ci portasse all'inferno con lui quando, divorato dalla febbre, voleva farci andare alla deriva ed ho manovrato la nave insieme all'equipaggio portandola in salvo nel porto di Bangkok, dopo aver dato un immeritato funerale marino al vecchio pazzo. Anni ed anni al servizio di queste vele, perché è per loro che, in realtà, sono primo ufficiale; mi aspettavo il comando ed invece la mia nave viene affidata ad un novellino, un giovane comandate al primo incarico, un ragazzo con gli occhi di chi non ha ancora attraversato la sua linea d'ombra e, che il Signore ci protegga, probabilmente noi attraverseremo con lui.


A me è sempre piaciuto leggere e qualche tempo fa ho pensato a come sarebbero potuti essere, i libri che mi sono piaciuti, riassunti in un'altra maniera oppure osservati dal punto di vista dei personaggi secondari, per questo sono nati i reloaded.

21 luglio 2011

12 luglio 2011

Quella lì

Qualche tempo fa uscì un libro, si intitolava "L'ora preferita della sera", non mi ricordo l'autrice, mi ricordo che era una donna, credo, non sto qui a cercare con google, faccio la persona onesta, non mi ricordo. Quando uscì il libro mi colpì il titolo, mi dissi che lo avrei letto, cosa che poi non ho fatto ma è un'altra storia e poi potrei sempre rimediare. Il titolo è una cosa importante, l'ho sempre pensato, sta tutto lì, nel titolo, nella prima cosa che colpisce e ti porta ad aprire le pagine e pescare a casa frasi e parole. Ma cosa c'entra? Cosa ci azzecca con questa foto di Polignano, con i colori pastello, le sfumature confuse di mare e cielo? Credo poco o nulla, però, insomma, per me l'ora preferita della sera è quella lì, quando il sole è tramontato solo da un attimo ed è come se si calmasse il mondo, ecco, sì, la mia ora preferita della sera è quella lì.

05 luglio 2011

Amico, perso, twittare

Ancora una volta devo fare una piccola premessa: a fine ottobre del 2009 ho chiesto a voi che mi leggete (quelli che sono rimasti) di propormi tre parole, per l'esattezza un sostantivo, un aggettivo ed un verbo, io poi le avrei usate per scriverci un post. Arrivarono trentaquattro triplette ma ormai avevo promesso e così mi sono avventurato in questa missione. Faccio la premessa perchè, come al solito, tra un post e l'altro ho fatto passare una marea di tempo, i vecchi racconti li potete leggere qui e questo di seguito è quello nuovo.

Il post dalle tre parole di Zion


Every whisper of every waking hour

Che ore saranno? Le due? Le tre? Ho twittato l’ultimo messaggio ed ho chiuso gli occhi un momento, devo essermi addormentato. Mi stropiccio le palpebre con il pollice e l’indice della mano destra per cercare di far andare via quel fastidio fisso, in mezzo agli occhi. Guardo lo schermo del computer, sono le tre di notte ma potrebbe essere mezzogiorno o le cinque del pomeriggio e non cambierebbe nulla in questa notte artica senza fine. Mi tocco una guancia e sento la barba ispida e dura, chiaramente rasata male, non so più quanti giorni fa ma potrebbe anche essere stato stamattina; sarà per la posizione estrema ma il tempo da queste parti diventa un concetto relativo, scorre lento, talmente lento da addormentare anche i pensieri, forse è per questo che sono venuto qui, non me lo ricordo più. Mi appoggio allo schienale e sparisco per metà dal cono di luce della lampada da scrivania che crea un’isola definita nel mare color pece del buio; cerco di ricordarmi cosa mi ha portato lì, un grosso debito di gioco? Un amore perso? Oppure solo la noia? Sei mesi in una base scientifica quasi completamente automatizzata al circolo polare artico, a nord di tutto. Sono l’unica forma di vita qui dentro ed ho il compito di monitorare la strumentazione e di comunicare periodicamente su Twitter; con tutta la tecnologia che c’è qui dentro io a cosa servo? Ogni tanto penso che l’esperimento sia su di me e che siano le macchine a monitorarmi e non il contrario, ma in realtà non mi importa. Forse ho accettato perché la paga era buona e non avevo altro di meglio da fare, l’ho detto: noia; non ricordo nemmeno da quanto tempo sono qui, da quanto non parlo con un amico, dal vero, faccia a faccia, magari di fronte ad una birra, qui sarebbe sicuramente ghiacciata al punto giusto. Ricordo che all’inizio, attraverso internet, cercavo di mantenere un contatto con il mondo esterno pensando di ingannare la solitudine ma, come il gelo, alla fine è entrata dentro le ossa e adesso mi limito a mandare i messaggi periodici e a perdere interminabili partite a scacchi con il computer. Ho anche scordato il suono della mia voce; quando ho cominciato parlavo da solo, ripetevo le procedure, elencavo i risultati; tanto per esorcizzare il silenzio che c’è qui dentro che il lieve ronzio delle macchine in funzione non fa che evidenziare ancora di più; poi, poco alla volta è come se quel silenzio, quel ronzio, siano diventati una parte del tutto, come se, da andare in dissonanza, da essere “disturbo”, si siano armonizzati con il rumore dei pensieri fino quasi ad annullarlo ed è piacevole in realtà, è come fondersi con l’ambiente, smettere di essere al centro dell’attenzione e diventare una parte del tutto, abbastanza zen come cosa. In fondo è ironico, si passa la vita a cercare di essere protagonista e poi ti ritrovi che non sei nemmeno una comparsa ma proprio parte della scenografia, una sagoma di cartone, e ne sorridi anche. Forse è semplicemente questo il senso di tutto, avevo speso troppo tempo a rincorrermi che per capire ho scelto di fermarmi, ed è stato allora che mi sono raggiunto ed adesso passo il tempo semplicemente contando ogni respiro che faccio quando sono sveglio. Prima di ricominciare a correre.

21 giugno 2011

Il tuffo

Il cielo è di un azzurro che fa male, sfumato quel tanto che basta per non sembrare finto; guardo la linea esatta dell'orizzonte e mi calmo, arrivo anche ad immaginarmi il silenzio intorno. Il mondo a volte è un posto scomodo, soprattutto con i muscoli sempre in tensione, ed allora tiro su dal naso tutto l'ossigeno che posso e smetto di pensare, giusto il tempo esatto a prendere la misura tra me e l'infinito, fatto di blu scuro e profondo; e poi mi lascio andare ed il volo è un attimo eterno che finisce in una corona di schiuma. Il tempo di un respiro freddo e poi, di nuovo, la luce forte del sole.

13 giugno 2011

57%



Ricordo di aver visto quella partita in tv, per caso, perchè non uscii quella domenica.
Ricordo che, da buon antijuventino, ho goduto come un riccio.
Ricordo che il gesto fu rivolto ad uno dei giocatori che odiavo di più, Tudor.

Ma tutto questo ora non c'entra perchè trovo il video mooooolto più adatto ai risultati elettorali.

GRAZIE DI QUORUM

(lo so, questa è al livello dei peggiori titoli dei quotidiani sportivi)

Quanto a me (perchè, insomma, un po' di news dovrei darle), a parte il bellissimo risultato del referendum che mi sta facendo ridere e sorridere da oggi pomeriggio, sto, come al cazzo ma sto.

03 giugno 2011

Non dimenticar...


Come voterò l'ho già detto un po' in giro ma lo ripeto: tre grosSI SI ed una scheda nulla perchè ritengo che contrastare la privatizzazione dell'acqua ed il legittimo impedimento sia più importanti di quello che avanza.
Voi ricordatevi di andare a votare, è un referendum, l'ultima rappresentanza della democrazia popolare che ci è rimasta e poi, su, non è che c'è da scrivere niente, sono facili facili, quattro fogli con due caselle, uno con un SI e l'altra con un no, voi ci mettete una bella croce sopra e vi sbrigate in 5 minuti...e poi ve ne andate al mare belli tranquilli e SIcuri!

16 maggio 2011

Sintetizzando

- Ma si può sapere cos'hai in questi giorni?
- Eh...
- Eh che?
- Se sapessi...
- Se me lo dicessi...
- Sono un ipocondriaco convalescente.
- In pratica ti stai riprendendo dal non aver avuto un cazzo!
- Lo sai che il tuo dono della sintesi è davvero fastidioso?

11 maggio 2011

Itaca

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sara` questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
ne' nell'irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d'estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d'ogni sorta; piu' profumi inebrianti che puoi,
va in molte citta` egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos'altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
gia` tu avrai capito cio` che Itaca vuole significare.

Kostantin Kavafis


Vorrei capire tante cose, magari succederà quando avrò smesso di aspettare.

07 maggio 2011

solo una canzone

Hai cercato di capire
e non hai capito ancora
se di capire si finisce mai.
Hai provato a far capire
con tutta la tua voce
anche solo un pezzo di quello che sei.
Con la rabbia ci si nasce
o ci si diventa
tu che sei un esperto non lo sai.
Perché quello che ti spacca
ti fa fuori dentro
forse parte proprio da chi sei.

Metti in circolo il tuo amore
come quando dici "perché no?"
Metti in circolo il tuo amore
come quando ammetti "non lo so"
come quando dici "perché no?"

Quante vite non capisci
e quindi non sopporti
perché ti sembra non capiscan te.
Quanti generi di pesci
e di correnti forti
perché 'sto mare sia come vuoi te.

Metti in circolo il tuo amore
come fai con una novità
Metti in circolo il tuo amore
come quando dici si vedrà
come fai con una novità

E ti sei opposto all'onda
ed è li che hai capito
che più ti opponi e più ti tira giù.
E ti senti ad una festa
per cui non hai l'invito
per cui gli inviti adesso falli tu.

Metti in circolo il tuo amore
come quando dici "perché no?"
Metti in circolo il tuo amore
come quando ammetti "non lo so"
come quando dici peché no.



No, non è ancora un ritorno...

04 maggio 2011

Manutenzione

Beh, dopo più di quattro anni e mezzo questo blogger ha bisogno di un po' di manutenzione; mi prendo una pausa dal blog, non sarà una cosa lunga, lascio tutto qui.
Buona vita a tutti eh!

03 maggio 2011

Da bambino volevo guarire i ciliegi quando rossi di frutti li credevo feriti, la salute per me li aveva lasciati coi fiori di neve che avevan perduti


Parole tratte da "Un medico" (De Andrè - Bentivoglio - Piovani), traccia numero 6 del meraviglioso disco del 1971, "Non al denaro, non all'amore, nè al cielo" che si ispirava alla Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters...Alligatò, mo non fare il precisetti come al solito!!!

27 aprile 2011

Libro, rispondere, incantevole

Una piccola premessa per i nuovi lettori (ed una rinfrescata di memoria ai vecchi, se ce ne sono ancora); il 25 ottobre 2009, in preda al timore di avere l'ispirazione molto stanca ho chiesto ai miei amati lettori di propormi tre parole, per l'esattezza un sostantivo, un aggettivo ed un verbo, e poi io ci avrei scritto un post. Oltre le mie più rosee aspettative mi sono state proposte trentaquattro triplette di parole ed io mi sono ripromesso che avrei scritto un post per ognuna delle trentaquattro triplette. E' passato un sacco di tempo e più della metà dei post è stato scritto, li potete leggere tutti cliccando qui ma ne ho ancora altri da scrivere: una promessa è una promessa no? Questo è uno di quei post.

Il post dalle tre parole di Shaina


Il senso del dubbio

Mi chiamo Domenico Malatesta, ho compiuto cinquantatre anni ed insegno matematica al liceo. I miei amici ed i colleghi affermano che sono all'antica perché dico ancora “incantevole” davanti ad un tramonto ed uso l'acqua di colonia, faccio passare prima le donne e sull'autobus mi alzo per far sedere gli anziani; anche se, ormai, dovrei far parte anch'io della categoria. Insegno matematica da oltre venticinque anni ma amo le parole tanto quanto i numeri, infatti alla fine dell'anno scolastico, all'ultima lezione, dopo mesi di teoremi e studi di funzione e di segni astratti che compongono una lingua a parte, leggo un lungo passo di un libro. Non dico subito il titolo, solo al termine, consapevole che, nella maggioranza dei casi poi il libro verrà scovato in qualche libreria e letto tutto; “L'Aleph” di Borges, “Il barile di Amontillado” di Poe oppure “Ultimo viene il corvo” di Calvino o altri ancora. Dopo aver finito di leggere chiedo sempre, ai ragazzi, la stessa cosa; domando loro quanta matematica c'è nelle parole. Mi diverte il loro smarrimento prima di rispondere, quella perplessità in cui ci si chiede se si è inteso bene la domanda e quale possa essere la risposta. Lo si legge negli occhi, il senso del dubbio, la necessità di elaborare una risposta anche solo con la fantasia; adoro quel brillare negli occhi perché significa che tutte le parole che in un anno ho donato loro, gli ho tirato in faccia o costretto ad ingoiare; anche avessero la forma di numeri o segni astratti, sono servite a qualcosa; significa che ho vinto.

22 aprile 2011

Made in China 4

Niente da fare, la crisi non stenta ad allentare la presa e mentre in politica ci si interroga se modificare l'articolo 1 della Costituzione o abrogarla direttamente qui c'è chi non arriva alla fine del mese e deve ingegnarsi. Per fortuna ci sono sempre i miei amici cinesi pronti a pagarmi qualcosa per dei blog taroccati, dopo i primi, i secondi ed i terzi ne ho pronti altri, tutti per loro:

Il blog dell'allagatore: Sito vetrina di un esperto nel procurare lavoro agli idraulici

La cerchiatura del quadro: Blog di un corniciaio con la fissa per le cornici rotonde

Siiclemente: Raccolta di frasi per chiedere perdono

Finchè c'è Rita...: Diario di un marito che sta bene solo se c'è la moglie

Il rantolo della vaiassa: Le confessioni di una donna sguaiata e volgare raccolte prima che esalasse l'ultimo respiro

Il blog di chi?: Misterioso diario online di cui non si conosce l'autore


Ogni tanto mi viene la stupidera e mi piace divertirmi così, questo è per augurare a tutti voi una bellissima e felicissima Pasqua!!!

17 aprile 2011

Ancora fottutamente attuale...



Tentò la fuga in tram
verso le sei del mattino
dalla bottiglia di orzata
dove galleggia Milano

non fu difficile seguirlo

il poeta della Baggina
la sua anima accesa
mandava luce di lampadina
gli incendiarono il letto
sulla strada di Trento

riuscì a salvarsi dalla sua barba
un pettirosso da combattimento

I Polacchi non morirono subito
e inginocchiati agli ultimi semafori
rifacevano il trucco alle troie di regime
lanciate verso il mare

i trafficanti di saponette
mettevano pancia verso est
chi si convertiva nel novanta
ne era dispensato nel novantuno

la scimmia del quarto Reich
ballava la polka sopra il muro
e mentre si arrampicava
le abbiamo visto tutto il culo

la piramide di Cheope
volle essere ricostruita in quel giorno di festa
masso per masso
schiavo per schiavo
comunista per comunista

La domenica delle salme
non si udirono fucilate
il gas esilarante
presidiava le strade
la domenica delle salme
si portò via tutti i pensieri
e le regine del ‘’tua culpa’’
affollarono i parrucchieri

Nell’assolata galera patria
il secondo secondino
disse a ‘’Baffi di Sego’’ che era il primo
si può fare domani sul far del mattino
e furono inviati messi
fanti cavalli cani ed un somaro
ad annunciare l’amputazione della gamba
di Renato Curcio
il carbonaro

il ministro dei temporali
in un tripudio di tromboni
auspicava democrazia
con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni
voglio vivere in una città
dove all’ora dell’aperitivo
non ci siano spargimenti di sangue
o di detersivo
a tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade
eravamo gli ultimi cittadini liberi
di questa famosa città civile
perché avevamo un cannone nel cortile

La domenica delle salme
nessuno si fece male
tutti a seguire il feretro
del defunto ideale
la domenica delle salme
si sentiva cantare
quant’è bella giovinezza
non vogliamo più invecchiare

Gli ultimi viandanti
si ritirarono nelle catacombe
accesero la televisione e ci guardarono cantare
per una mezz’oretta
poi ci mandarono a cagare
voi che avete cantato sui trampoli e in ginocchio
coi pianoforti a tracolla travestiti da Pinocchio
voi che avete cantato per i longobardi e per i centralisti
per l’Amazzonia e per la pecunia
nei palastilisti
e dai padri Maristi
voi avete voci potenti
lingue allenate a battere il tamburo
voi avevate voci potenti
adatte per il vaffanculo

La domenica delle salme
gli addetti alla nostalgia
accompagnarono tra i flauti
il cadavere di Utopia
la domenica delle salme
fu una domenica come tante
il giorno dopo c’erano i segni
di una pace terrificante
mentre il cuore d’Italia
da Palermo ad Aosta
si gonfiava in un coro
di vibrante protesta

11 aprile 2011

Ma come le fanno le matite al giorno d'oggi?!

Stamattina sono andato a comprare una di quelle matite del Bologna, quelle rosse da un lato e blu dall'altro, avete presente? Quelle che usavano i professori per segnare gli errori dei compiti in classe e tu stavi lì a controllare quanti ce ne erano di blu e quanti di rossi e da lì calcolavi, attraverso una equazione conosciuta da tutti gli studenti, la gradazione di viola dei lividi delle mazzate che avresti preso per quegli errori. Quando sono uscito di casa ho visto il cielo terso, il sole splendente e la brezza primaverile e mi sono detto: Perchè entrare subito in ufficio? Quasi quasi mi vado a comprare una di quelle matite del Bologna, quelle rosse da un lato e blu dall'altro, quelle che usavano i professori una volta, quando i risultati dei compiti non te li davano su facebook. In realtà mi chiedo tutti i giorni perché entrare subito in ufficio, anche in quelle giornate in cui piove e fa freddo. Uso quelle matite sul lavoro, no, non segno in blu o in rosso gli errori sulle dichiarazioni dei redditi dei miei clienti, no, le uso quando mi preparo su un qualsiasi argomento, è un'abitudine che ho preso a Milano, è come se dicessi al mio cervello: concentrati moltissimo sulle cose in rosso e molto su quelle in blu e visto che mi piace prepararmi bene cerco di dire al mio cervello di stare il più attento possibile, gli prometto anche un po' di endorfine come zuccherino se si comporta bene. Il cielo era terso, il sole caldo e mi sono incamminato verso una cartoleria, avrei potuto recarmi alla cartoleria di un mio amico ma sarei finito nel mercato settimanale, sia chiaro, non c'è niente di male nel mercato settimanale ma c'è quel chioschetto di salumi e formaggi a metà percorso che emana un odore di pecorino di fossa che alle nove del mattino mi mette fame e poi non avevo voglia di fauna locale di primo mattino ed allora sono andato ad un'altra cartoleria. Visto che è anche la mia edicola di fiducia ho comprato l'ultimo numero di Topolino dato che avevo saltato l'uscita di mercoledì scorso; certo i giornali li vende anche il mio amico ma ci vado da anni lì, perchè cambiare? Insomma avevo pure da prendere il Topolino ed infatti mentre camminavo sotto il cielo terso nella brezza primaverile, mi chiedevo se mercoledì il Topolino lo avessi preso oppure no ed infatti non lo avevo preso. Il Topolino esce il mercoledì ed è una vita che fa parte delle mie letture, mica posso saltare un numero no? Insomma entro e, dopo aver preso l'ultimo Topolino che era proprio come pensavo e non lo avevo ancora preso, chiedo una di quelle matite del Bologna, quelle rosse da un lato e blu dall'altro, quelle che usavano i professori per correggere i compiti ed io utilizzo per studiarmi leggi, libri e circolari. Sulle prime sembra che di queste matite non ce ne siano più perchè hanno poco mercato ed ho pensato che ormai i ragazzi fanno tutti errori rossi e quindi le matite bicolori non servono più; poi però, in uno degli anfratti di un sottocassetto di qualche stipo l'edicolante ha trovato una scatole di queste matite del Bologna, quelle rosse da un lato e blu dall'altro, una scatola nuova nuova di dodici matite rosse e blu che sembravano i giocatori del Bologna con uno in più in campo. Che poi, ora che ci penso, ma si chiama edicolante? Cioè, di nome fa Umberto ma, visto che mi stava vendendo una matita, posso dire "l'edicolante" o devo dire "il cartolaio"? Però mi ha anche venduto il Topolino, e quindi? "Edicolaio"? "Cartolante"? Bel dubbio, la prossima volta pago a parte il Topolino. Insomma prendo Topolino e matita e pago tre euro e trenta che, visto che il Topolino costa due euro e trenta, mi viene una matita del Bologna che costa un euro. La matita era di quelle grosse, quelle che si temperano nel buco grosso dei temperamatite doppi, avete presente no? Quelli che sembrano la faccina perplessa che si mette nelle chat, quella fatta con la "O" maiuscola e la "o" minuscola e l'underscore nel mezzo; io la volevo proprio così perchè ho proprio quel temperamatite ma solo matite normali, in ufficio, e mi sembrava un po' uno spreco avere il temperamatite doppio ed usare un buco solo. Me ne torno in ufficio respirando il più possibile l'aria tersa e la brezza primaverile che, diamine, è un po' esagerata all'ombra, meglio andare per la strada al sole che mi riscaldo un po'; torno in ufficio e mi metto alla mia scrivania e prendo tutto contento il temperamatite doppio ed inizio a fare la punta al lato blu, non so perché ma ho cominciato dal lato blu, la matita non era stata pretemperata, aveva le due punte piatte, esagonali con la mina bene al centro. Ho temperato e temperato e quando stavo per fare una bella punta, la mina si spezza, e ricomincio e giù di nuovo la punta che avevo fatto con tanta fatica; intanto sulla scrivania avevo più riccioli del pavimento di un barbiere. Ho ottenuto una punta utilizzabile quando la parte blu è già più o meno la metà di quella che era prima e comincio con la rossa; forse la mina rossa la fanno più resistente perché la punta mi viene un po' più facilmente. Apro il libro alla pagina che mi interessa, "vediamo un po' questa scissione", mi dico. La prima parte della pagina è roba generale, roba da sottolineatura blu, appoggio la matita del Bologna dal lato blu, faccio una leggera pressione e si spezza la mina; a questo punto potrei dire che ho preso la cosa con filosofia ma credo che ci siano ancora l'eco delle mie bestemmie ai produttori di matite del Bologna che si aggira per i corridoi dell'ufficio. Riprendo il temperamatite a doppio buco e tempero per rifare la punta blu chè quel punto del libro non era assolutamente da sottolineatura rossa e mi si spezza circa tre volte e ritempero altrettante volte fino ad avere la punta che mi serve. L'appoggio al foglio e mi viene una bella riga blu che mi riempie di orgoglio, dopo il primo rigo faccio il secondo ma a metà si spezza ancora e mando una bestemmia ad inseguire quelle di prima. Tutto sommato, mi dico, questo punto credo sia importante e meriti la sottolineatura rossa ed appoggio la punta rossa e sottolineo il periodo; l'ho sempre pensato che la parte rossa la facciano più resistente; parto con il secondo periodo e mi tradisce anche lei, si spezza, ma una temperata se l'è meritata, visto come va mentre tempero, si merita anche la seconda e la terza; alla quarta mando due bestemmie sul lato rosso ad inseguire quelle del lato blu, ormai in ufficio schivano bestemmie. Ho sottolineato mezza pagina di un capitolo di un centinaio di pagine ed ho praticamente finito una matita del Bologna, quelle rosse da un lato e blu dall'altro che i professori usavano per correggere i compiti in classe, costata un euro ed ho capito che il buco all'istruzione è colpa delle matite rosse e blu!

05 aprile 2011

Che brutto posto che siamo diventati...



Forse non è più il mio tempo, quasi sicuramente, ma il loro sì, cazzo, che posto siamo diventati se il futuro deve essere così nero?