28 settembre 2010

Di premi e rimenbranze

In questo weekend ho avuto modo di andarmi a rivedere tutto il mio blog da quel lontano 2 settembre 2006 in cui è nato fino ad oggi, no, non l'ho fatto per farmi del male chiedendomi dove siano finiti tutti quelli amici/lettori ed i loro piacevoli commenti ma per altri motivi; contemporaneamente a questo excursus la meravigliosa, bellissima, intelligente, colta, sexy, gentile, educata Maraptica (Ok, Mar...adesso puoi togliermi la mano dalla morsa da cantiereeeeeeeee.....aaaaaaaaaah....si...svita...dall'aaaaaaaaaaaltro la-toooo....oddìo....grazie...), mi ha fregiato di un bel premio, questo:


in cui bisognerebbe dire 10 cose che ci piacciono ed indicare altri 10 blogger a cui attribuire il premio. Tra questo e la rilettura di tutto il blog, mi sono accorto che quello che ho detto qualche post fa, che nelle cose che racconto non parlo di me, non è del tutto vero. Ripercorrendo il blog mi sono accorto di quanto scrivessi anche cose mie, prima e di come mi arrivassero tante di queste catene chiamate meme; mi ci divertivo anche a farli, cercavo di inventarmi modi divertenti per svolgerli. Mi ricordo che uno di questi chiedeva di scrivere 8 aneddotti della mia vita che non avevo mai raccontato. Un altro chiedeva di indicare le 8 canzoni italiane e le 8 canzoni straniere che mi piacciono di più e mi sono inventato un dialogo tra due soggetti, nelle parole del primo ci ho messo riferimenti ai brani italiani, nelle risposte del secondo quelli ai brani stranieri. Tra questi c'era anche quello delle 6 cose che ci piacciono, ed è questo qui. Insomma, in realtà, per chi mi chiede perché non parlo di me potrebbe andare a leggere i miei meme, e capirci un po' di più di questa testa complicata che sono. Tornando a bomba (No, Mar, non parlo della cintura esplosiva che mi hai messo addosso, l'ho già scritto che sei meravigliosa, bellissima, intelligente, colta, sexy, gentile ed educata, che altro devo dire? Pure?! Vabbè, anche dolcissima. Va bene? Adesso potresti disinnescarla no? Dai, taglia il filo rosso, no, quello è il giallo Mar, il rosso, è sempre il filo rosso, ROSSOROSSOROSSOOOOOOO....come? Era tutto uno scherzo?! Simpatico! Vado un attimo a cambiarmi i pantaloni e torno); tornando a bomba, adesso dovrei scrivere 10 cose che mi piacciono e poi premiare altri 10 blogger...vabbè, vediamo un po':

1) Mi piace schiacciare i pacchetti di sigarette vuoti che gli incivili gettano per strada, mi piace un sacco sentirli cedere sotto il piede;

2) Mi piace scrivere ma mi sa che si era capito;

3) Mi piace guardare mio nipote che gioca con quello che gli capita a tiro e parla con la sua erre lievemente arrotata;

4) Mi piace ridere, sorridere, far ridere e sorridere;

5) Mi piacciono i panzerotti (ma anche la pizza e la focaccia);

6) Mi piace il cielo terso ed azzurro di certe mattine perché fa credere che tutto è possibile;

7) Mi piace urlare via la mia rabbia e sofferenza quando si accumula a strati;

8) Mi piace sentirmi dire "bravo", mi fa bene, soprattutto da persone particolari;

9) Mi piace pizzicare le punte dei colletti delle camicie, suonarli con l'indice quando sono sovrapensiero;

10) Mi piace essere pessimista sulle persone, quando vengo smentito.

Adesso dovrei dare questo premio, a mia volta, ad altri 10 blogger ma questo compito lo evito e non perché non ce ne siano di meritevoli ma semplicemente perché non ce ne sono solo 10.

25 settembre 2010

In style and rhythm



Il mio drink tintinna di ghiaccio quando me lo servono, appena il barman alchimista ha fatto la sua pozione con ingredienti e gesti magici. Arrivi e ti appoggi al bancone con i palmi delle mani, hai un vestito corto nero; sorridi e chiedi un mojito, il piede destro alzato un po' ed i capelli lunghi raccolti in una coda. Ti volti a salutare un'amica e la ondeggi; i miei occhi hanno un frontale con i tuoi mentre l'alchimista ha finito anche la tua pozione, alzo il mio bicchiere in un brindisi a distanza e saluto con un sorriso sbilanciato; rispondi al sorriso, lo fai piegando un po' la testa a sinistra, ancora non so se involontariamente o con studiata perfidia, alzi anche tu il bicchiere, pieno di ghiacciotritatomentazuccherodicannarhumelime e succhi un po' di magia dalla cannuccia colorata. Rimani ferma giusto il tempo di farmi ribilanciare il sorriso, socchiudere gli occhi e scuotere la testa divertito, e poi ti stacchi dal bancone e ti allontani. La tua coda ondeggia ancora, quando ti volti per salutarmi con un gesto con la mano e darmi il colpo di grazia con un'occhiata.


Dedico questo post al mio amico EuGIOnio...so che apprezzerà, l'ho scritto pensando a lui.

24 settembre 2010

Attraversare, (un) fitto, notturno

Il post dalle tre parole di Vale


Incubo

Notte. So che è notte ma non so quando. Corro nel fitto di un bosco, i rami più bassi mi graffiano il volto; sono inseguito, non so da chi, so solo che devo correre; e corro, attraverso alla cieca un buio che sembra quasi solido, palpabile, interrotto a malapena dalla misera luce che, sforzandosi, graffiandosi come me, arriva attraverso le foglie. Sento il respiro che non riesce a spezzarsi, che aumenta e si avventa sull’aria intorno. E’ vicino, lo so, corro più forte, sbatto contro il tronco di un albero, cado, mi rialzo e riprendo a correre nonostante il dolore. Mi volto ma vedo solo il buio, ho paura, so che è lì, che vuole me ed io corro, corro senza sapere dove vado, senza ricordare da dove arrivo, solo alberi e buio. La radura si apre improvvisa, talmente improvvisa che mi devo fermare; non ho più forze, non riesco ad assorbire tutta l’aria di cui ho bisogno, so che ormai mi prenderà, è qui. Alzo gli occhi e guardo la luna, luminosa e sola nel cielo notturno; e poi il nulla.

Sogno

La musica è un notturno di Chopin che, lieve, sgrana le sue note nell’aria; non so da dove arrivi, attraversa i muri della stanza e mi raggiunge attutita. Sono a letto, sorrido, so che ho una buona ragione per farlo ma non la ricordo e tutto sommato non importa; guardo la luce che entra di traverso, dalla finestra. Credo sia pomeriggio, l’ora in cui la sera dà un avviso. Mi guardo intorno, non riconosco la stanza ma mi è familiare, mi sento come a casa; le mensole con i libri, una scrivania ed al muro foto di paesaggi metropolitani; non mi chiedo cosa ci faccio qui, ascolto la musica disegnandola con le dita. Sul comodino un foglio di carta, è ricamato da un corsivo fitto ed ordinato; so che è per me e che mi racconterà una bella storia di posti lontani, lo prendo ed inizio a leggere, e poi il nulla.


Visto che "fitto" e "notturno" possono essere entrambi sia sostantivi che aggettivi ho voluto scrivere in un modo o nell'altro, credo che Vale, con quel "un", intendesse "fitto" come sostantivo ma, sapete com'è, non si sa mai (a proposito, il link al suo blog non c'è perché stamattina mi sono accorto che lo ha chiuso).

23 settembre 2010

Il quinto dice non devi rubare...

Anche perché rischi di fare una gran figura di merda!



"Si è incastrato in un vicolo di Martina Franca, in provincia di Taranto, con l'auto che aveva rubato. Proprio mentre tentava di sfuggire all'inseguimento della Polizia. A quel punto si è visto perso ed ha abbandonato l'abitacolo dal finestrino, prima di scomparire nelle campagne circostanti. Così il ladro maldestro è riuscito a scampare alle manette ma ha dovuto lasciare il suo bottino"

articolo di Mario Diliberto preso da Repubblica.it Bari

22 settembre 2010

Abitudini



Nei giorni reiterai a volte aiuta, accorgersi della coscienza solo a tratti, ripetere meccanicamente alcuni gesti, perfino complessi come guidare, come se il corpo avesse una propria memoria e la aprisse mentre tu in realtà sei altrove. Sei altrove a ripensare a gesti e azioni, a paroleopereomissioni, a scelte, bivi e tangenziali; a chiederti se hai sbagliato svincolo in uscita, anni fa e se lo sbaglio lo hai ripetuto. Viene tutto relativamente facile in fondo, basta ripetere l’abitudine consueta e tutto va come deve andare: infili le gambe nei pantaloni nel verso giusto e, della camicia, fai sposare il giusto bottone con la giusta asola, tutto senza nemmeno sapere cosa stai facendo, troppo impegnato con una matematica in testa fatta di giorni, ore, minuti e secondi. Se uno ci pensa, la maggior parte della vita è ripetizione, gesti che si è troppo pigri per cambiare perché l’abitudine è una coperta calda e confortevole, perché ha il profumo della normalità dei giorni passati. I gesti e i movimenti li fa il corpo mentre il cervello sta facendo la sua indigestione di immagini e parole cercando di dare un senso, cercando di incasellare nei posti giusti l’accumulo dei giorni precedenti; è una cura dell’anima questa sospensione della coscienza, la deframmentazione del proprio, enorme, disco fisso, in cui ti rifai le stesse domande di sempre e ne aggiungi altre, nuove ed intanto per il resto sei un automa che, veloce, svolge la sua giornata come al solito.

19 settembre 2010

Vi regalo una canzone...

Quando l'ho sentita in Blues Brothers 2000 (che in realtà si protrebbe tranquillamente chiamare Blues Bothers visto quanto è peggio del primo (ma non sono qui per fare una recensione (che in realtà la colonna sonora è bella allo stesso livello (ma come film no (mi sa che ho messo troppe parentesi (alla faccia della divagazione (che faccio le chiudo? (Le chiudo va...)))))))); dicevo, quando ho sentito questa canzone mi è subito piaciuta un sacco (anche se l'argomento non mi è tanto tanto consono (ancora parentesi? (Smetto subito))) ed allora, visto che è domenica, visto che di racconti ancora non me ne vengono, visto che non voglio lasciarvi troppo senza le mie massime (e le mie parentesi (ok, ok, vado a cagare)); visto tutto questo, ve la regalo.



BALLATE!!!

14 settembre 2010

Gesti

Il tuo stramaledetto vizio di gesticolare, ti muovi come quei pupazzi pubblicitari, hai presente? Quelli con sotto il ventilatore, quelli che ondeggiano a destra e sinistra. A te il troppo ti spegne il cervello mi sa, troppa felicità, troppa tristezza, troppa paura, troppa eccitazione, troppa ansia. Racconti e ti muovi come un'elefante in una cristalleria, ad ogni movimento volontario ne fai tre che non sai nemmeno da dove ti escono fuori, sembri tarantolato, non te ne accorgi nemmeno. Quando è stato, oggi? Ieri? Te lo ricordi almeno cosa stavi raccontando? Secondo me no; hai alzato un braccio e preso in pieno quella cosa a cui tenevi tanto, proprio in pieno eh, mica di striscio; l'hai fatta volare per terra e rompersi in mille pezzi ed ora, lo so, guardi i cocci e non sai che fare, passando con lo sguardo dal vuoto della mensola a quel che ne rimane.

13 settembre 2010

Visto che me lo chiedono...

non si parla mai di me
nelle storie che non smetto mai di scrivere
quello che succede intorno a me
non lo vivo ma mi limito a descrivere
resto fuori ad osservare
e riporto su un quaderno le mie impressioni



08 settembre 2010

Maledetti!!!

Nemmeno quest'anno mi avete candidato ai Macchianera Blog Awards!!!
E pensare che lo scorso 2 settembre questo blog ha compiuto quattro anni...

Facciamo che firmiamo?

Io ho firmato l'appello di Repubblica, e voi?
per firmare andate qui

06 settembre 2010

Tornato...

Ieri, alle 22:45 io ed Oceano abbiamo toccato nuovamente il terreno di Puglia, sì, non ve lo avevo detto ma non siamo stati nel buen retiro salentino, siamo stati un po' più a sud. Comunque stamattina è stato il giorno del rientro...come al solito, un sacco di cose da fare e nessuna voglia di farle, ho pure trovato più di 600 nuovi post da leggere, ma quanto scrivete?! Vabbè, cercherò di rimettermi in carreggiata e se vi comportate bene posto pure qualche foto.

29 agosto 2010

C bella viit!*

Come il micio della foto (che in realtà è il vero proprietario del buen retiro salentino), io e la D.ssa Oceano andiamo a concederci un altro po' di riposo, a prestooooooo....

*Che bella vita!

25 agosto 2010

Una storia, diversi stili...

immagine presa da qui


Prima persona

La pioggia mi aveva colto di sorpresa uscendo di casa, la mia insana abitudine di non controllare mai, dalla finestra, che tempo c’è. Ero già in ritardo, Laura mi aspettava in stazione e non potevo tornare su per prendere l’ombrello e così iniziai a correre stando attento a non scivolare sull’asfalto lucido e viscido per il forte scroscio; per fortuna almeno le scarpe avevano la suola in gomma. Arrivai sulla banchina che il treno si stava già allontanando, Laura mi guardava con la testa fuori dal finestrino, inzuppandosi anche lei, come me; aveva la faccia di chi se lo aspettava, alzò quattro dita dal bordo del vetro e sparì nella curva. Non ero riuscito nemmeno ad urlarle “ciao”, capii che dovevo diventare puntuale.

Seconda persona

Mio fratello Luca è diventato puntuale quando non riuscì a salutare Laura, la sua fidanzata, il giorno che partì. Quel giorno si alzò già in ritardo confidando, come suo solito, in un bioritmo che, secondo lui, era perfetto ma che non poteva sostituire una sveglia. Certo, il tempo non fu nemmeno dalla sua parte perché si trovò ad uscire sotto un acquazzone di quelli che vengono ricordati; mettendo a repentaglio tutte le ossa del corpo, corse verso la stazione ma non ce la fece, arrivò sulla banchina che il treno si stava allontanando e Laura lo guardava, consapevole, con la testa fuori dal finestrino salutandolo con un cenno. Fu allora che Luca capì che doveva essere puntuale ma, come al solito, lo capì in ritardo.

Terza persona con punto di vista limitato

Quando vide l’ora, aprendo gli occhi, quella mattina, forse si domandò del perché non avesse messo la sveglia. Cercò di ridurre al minimo le azioni così da recuperare un po’ di tempo; i suoi familiari lo guardavano con un’espressione tra l’interrogativo e lo sconfortato, la faccia di chi si chiede se lui cambierà mai e si risponde “no”. Davanti al portone alzò gli occhi al cielo e lo vide cadere in tante, tantissime gocce; pioveva ed il tempo diventava sempre meno. Si assicurò che le scarpe gli dessero una vaga possibilità di non scivolare ed iniziò a correre ricordandosi, ogni tanto, di respirare. Quando arrivò sulla banchina il treno ormai si allontanava e lei era lì, affacciata al finestrino, con la faccia di chi se lo aspetta e lo salutò facendo spuntare quattro dita dal vetro. Lui guardò l’orologio e mormorò “mai più”.

Terza persona con punto di vista esterno

Uscì di casa con un lembo della camicia che spuntava dal davanti dei pantaloni e venne investito in pieno dallo scroscio della pioggia che, da alcuni minuti, martellava la città. Titubò un attimo guardandosi le scarpe e si buttò a capofitto tra le auto imbottigliate nel traffico che suonavano una overture per clacson. Entrando in stazione si fermò a dare una veloce occhiata al tabellone delle partenze ed il giubbotto lucido d’acqua ne approfittò per piangere un po’ sul pavimento; giusto il tempo di creare una piccola pozza d’acqua sotto di lui che corse verso i binari. Arrivò sulla banchina che il treno si stava già allontanando, i vagoni chiusi, solo una ragazza affacciata al finestrino lo guardò con un’espressione enigmatica e fece un cenno con la mano che sembrava un saluto. Lui si fermò a respirare e si batté le mani sulle cosce.

Narratore onnisciente

Luca quella sera, come suo solito, si fidò troppo di se stesso e non puntò la sveglia; Laura partiva il giorno dopo e lui le aveva detto che sarebbe stato lì per salutarla; lei, più pragmatica, non si era illusa nemmeno un minuto. Quando, il giorno dopo, Luca avrebbe aperto gli occhi puntandoli sull’orologio a parete, per l’ennesima volta si sarebbe stramaledetto. I suoi familiari conoscevano perfettamente il copione, suo fratello, prima che andasse a letto, lo aveva anche avvisato ma aveva fatto la fine di Cassandra. Luca non immaginava che potesse esserci qualcosa a rallentare il suo cammino, non lo metteva in conto ma il giorno dopo una pioggia battente lo attendeva sul portone di casa; corse con dentro una speranza incosciente mentre, in stazione, Laura non batteva nemmeno il piede, guardava l’orologio più per abitudine che per altro; certo, dentro aveva un piccolo barlume di speranza ma neppure lei ci credeva davvero. Lo vide arrivare correndo, sulla banchina, con addosso più acqua che vestiti, che il treno già si allontanava. La curiosità l’aveva spinta ad essere l’unica affacciata al finestrino e l’arrivo di lui non fece altro che spegnere quell’ultimo barlume; lo salutò senza espressione e chiuse il vetro, non badando ai rivoli che le scendevano sul collo mentre lui, in debito di ossigeno e fiducia, si rendeva conto di dover cambiare.

Visto che non so mai quale è il modo migliore per narrare una storia perché c'è chi preferisce, per esempio, i racconti in prima persona e chi no allora stamattina mi sono detto "quasi quasi provo a raccontare una storia in tutti i modi possibili e vediamo cosa ne viene fuori". Sì, ma che storia? Allora sono andato a cercare una foto (e spero che l'autore apprezzi) e mi sono fatto ispirare...

16 agosto 2010

Sembianza, sembrare, sembiante

Il post dalle tre parole di Sconfusionata


Orfeo

La vedo durante un sonno agitato, nell'intercapedine tra veglia e sogno in cui mi rifugio.

E' solo un'anima a lei sembiante

Le voci nella mia testa sono più sensate di me ma non le ascolto; per alcune cose logica e senso comune sono solo un fardello inutile che appesantisce il passo.

Lei non c'è più

E anche se fosse? Non ha gusto la ricerca di cose certe, è quasi noiosa e poi un lumicino di speranza non è il buio e fosse pure solo l'ombra della sua sembianza andrò comunque a riprendermela fino all'inferno.

Lei si concede ad altri

Lo so, l'ho sempre saputo che ha danzato per tanti, che si concede ad altre mani ma è me che ama, solo con me c'è il vortice che toglie il fiato e che strozza le parole in gola.

Anche per gli altri è così

Le voci nella mia testa vogliono solo evitare che mi faccia male ma so che non è vero come so che le more più dolci sono quelle che crescono più in profondità, tra i rovi.

Non vorrà tornare

Metterò il vestito elegante a tutte le parole che amava e le farò ballare fino a quando non tornerà con me. La cerco e scendo in tutti i posti in cui può essere e la trovo. La trovo negli occhi di mille persone e riflesso dopo riflesso sono davanti a lei dove tutto sembra e niente è; abbraccia il suo carceriere.

Lei non ha catene

Le ha, sono solo più difficili da spezzare ma non tornerò indietro senza di lei. Prendo la mia anima e ne faccio un foglio, il sangue inchiostro e scrivo; fino a quando lei non mi segue. Risalgo le mille curve che ci separano dalla luce ma non mi volto, non la perderò dopo quello che ho fatto per ritrovarla, per ritrovare lei, l'ispirazione.

12 agosto 2010

La saggezza popolare

Jalz't sub't a matein e kh'k a do jak'j*

*Se ti alzi per primo ti scegli il posto migliore per liberarti

10 agosto 2010

Chiariamo

Io Lost l'ho adorato, penso sia stata una serie innovativa, potente e bla bla bla, l'ho vista in italiano e su Rai2, senza streaming o emule o sky. Non sono di quelli che dice "meglio seguirla in originale, si capiscono le sfumature", il mio inglese è discreto ma 1) una delle cose che facciamo meglio in Italia è il doppiaggio e 2) già con il doppiaggio non si capiva niente. Ho divagato. Dicevo che ho adorato Lost e oggi finalmente sono riuscito a vederne il finale, non credo di spoilerare niente dato che, tra streaming, emule e sky, mi sa che ero rimasto l'unico al mondo a non sapere come fosse finito Lost. Ho divagato di nuovo. Dicevo che ho adorato Lost, che la considero una serie innovativa e potente, scritta bene, girata bene e recitata bene; ne ho apprezzato i salti temporali, la genialità delle idee, ne ho apprezzato il pathos e il romanticismo di certe storie, ne ho adorato alcuni personaggi ed odiato altri (e questo è proprio solo di una gran serie); insomma tutto questo, questo che mi ha accompagnato per queste 4 stagioni di telefilm facendo appassionare, facendomi porre un sacco di domande, facendomi venire il gusto per le risposte; tutto questo è finito, ho visto apparire il titolo della serie sullo sfondo nero per l'ultima volta e mi è nata l'ultima domanda della serie:
Ma si può fare un finale così di cazzo?!

01 agosto 2010

(semi) chiuso per ferie...

Vi assicuro che non ce la facevo più, non ce la faceva più nemmeno la (neo) Dott.ssa Oceano ed allora ce ne siamo venuti nel buen retiro salentino in cui mi rifugio in agosto...questo per dirvi che latiterò un po' dal mio e dai vostri blog ("come se adesso fossi presentissimo" direte voi...ed avreste ragione) pc e connessione ci sono però non è che assicuro di utilizzarli. Buone vacanze a tutti, qui siete sempre i benvenuti. Ah, un'ultima cosa, metto la moderazione ai commenti perché con i ritmi che avrò per controllare mi si riempirebbe di spam...ciaooooooooooo....

26 luglio 2010

Occhi

Bisogna sempre tenere gli occhi ben aperti...soprattutto quando si sogna!