29 agosto 2009

Reazione a catena

Mario: Cara, hai presente il gazebo che ho messo sotto l’acacia per evitare che la resina mi cadesse sulla macchina?
Anna: Sì, perché?
M.: Ecco, si è giustappunto coperto di resina.
A.: Vabbè, lo hai preso per quello no? Puliremo con il solvente.
M.: Sì, solo che le mosche, attirate dalla resina, ci sono rimaste appiccicate.
A.: E che sarà mai, laveremo via anche quelle, non preoccuparti, l’idropulitrice è molto potente.
M.: Certo, certo, però vedi, le lucertole, attirate dal banchetto gratuito di mosche sono rimaste invischiate anche loro.
A.: Che schifo! Ci vorrà la paletta per staccarle.
M.: Penso di sì, solo che, ehm, sai il gatto della Bissoni, quello che caccia le lucertole?
A.: No! Anche lui?! E’ uno zoo ormai il gazebo!
M.: Camminava sul muro accanto, non gli è parso vero che ci fossero tutte quelle lucertole e si è buttato al centro, ora è lì che miagola.
A.: E poi dicono che i gatti sono furbi. Prendi la scala e vallo a staccare di forza ché altrimenti la Bissoni è la volta buona che ci denuncia.
M.: Sì, ma c’è un problema.
A.: Un altro?! Festa grande oggi! Cos’altro c’è?
M.: Ricordi che il gatto non cacciava solo lucertole ma anche piccioni?
A.: Si sono attaccati anche quelli?
M.: No, però quando hanno visto che il gatto era lì bloccato hanno cominciato, diciamo così, a “bombardarlo”.
A.: Con cosa?
M.: Gli cagano addosso!
A.: Azz. Vendicativi ‘sti piccioni, vabbè, ma quanta ne potranno fare? Sono sicura che esauriranno presto le armi.
M.: No perché i figli della Marchetti per fare una cosa divertente gli hanno dato da mangiare molliche di pane imbevute di guttalax! Ormai quelli sono armati come uno stormo di F14 americani, non la smetteranno per ora.
A.: Quei ragazzini andrebbero messi in riformatorio per il bene della comunità. Allora mettiti la cerata ma vai a salvare il gatto.
M.: Ma non posso passare, non posso raggiungere il gazebo.
A.: E quanto hanno già cacato ‘sti piccioni?!
M.: Mannò, in mezzo al cortile c’è l’ambulanza che ostruisce il passaggio.
A.: Un ambulanza?! Cos’altro è successo??
M.: I ragazzini hanno usato tutto il guttalax del nonno e quello ha avuto un blocco intestinale, lo devono portare a fare un clistere d’urgenza.
A.: Quanta poesia nelle tue parole…
M.: Ma è la verità!
A.: Senti, fa una cosa, visto che i garage sono comunicanti, passa nel complesso vicino ed esci da lì, così aggiri l’ambulanza.
M.: Non si può andare nell’altro complesso.
A.: E perché?
M.: E’ colpa di Rossetti.
A.: Il signore che sta al 10B?
M.: Sì, quello ha il balcone sopra il nostro gazebo quindi è finito nel fuoco incrociato dei piccioni, quando si è accorto che le sue gardenie erano ricoperte di guano è corso a prendere il fucile da caccia perché voleva fare un antiaerea.
A.: Un pazzo…
M.: aspetta che non ho finito; è scivolato sulla cacca di piccione mentre sparava ed ha colpito la centralina dell’allarme di quelli di fronte, i Simeoni.
A.: I paranoici?
M.: Sìii, è andata in corto ed ha preso fuoco la tenda da sole.
A.: E loro erano in casa?
M.: No, sono ad un seminario sulla sicurezza.
A.: E te pareva…
M.: Solo che quelli hanno anche sistema anti incendio collegato con la centrale dei vigili del fuoco.
A.: Non stento a crederlo, hanno anche il metal detector sull’uscio.
M.: Davvero?!
A.: Sì, mi ha detto l’amministratore che l’ultima volta che è andato per riscuotere i millesimi, quando ha suonato al campanello, una voce registrata gli ha detto “depositi tutti gli oggetti metallici nella cassettiera”.
M.: Nooooo….Vabbè; sono arrivati i pompieri a sirene spianate, non lo hai sentito il casino?
A.: No, ero sotto la doccia con lo stereo a palla, ma l’incendio è stato spento?
M.: No, non potevano entrare con la camionetta perché c’è l’ambulanza ed allora, per sicurezza, hanno fatto sgombrare tutto il palazzo e lo hanno interdetto, per questo non posso passare.
A.: Marò…
M.: Sì, pensa che si è trovato che stavano caricando il nonnetto sull’ambulanza che a vedere ‘sta gente che usciva di corsa ha chiesto cosa stesse accadendo e gli hanno risposto “evacuano” e lui sai cosa ha detto?
A.: Cosa?
M.: “Beati loro”…
A.: Si spiega da chi hanno preso i nipoti. Ma perché l’ambulanza sta ancora lì?
M.: Perché non può spostarsi più.
A.: Ma è terribile! Il vecchietto come farà? Potrebbe morire!
M.: No, è per colpa sua che l’ambulanza non può più muoversi.
A.: Vuole schiattare a casa sua?
M.: Anche tu poetessa eh?!
A.: Ehm, volevo dire: “desidera morire nel suo letto?”
M.: Noooo, è che quando si è accorto che la gente scappava per l’incendio si è spaventato talmente tanto da rendere ormai inutile corsa in ospedale e clistere, ha fatto da solo insomma.
A.: Oh mamma…
M.: Essì, ed ora l’ambulanza è impossibilitata a muoversi, sta aspettando che i pompieri spengano l’incendio per usufruire delle manichette, dare una ripulita e portarsi via la portiera.
A.: E cosa c’entra la portiera adesso?
M.: Beh, tra piccioni, vecchio nonno e acqua per spegnere l’incendio, quando ha visto come è combinato il cortile, ha avuto una crisi isterica ed è svenuta.
A.: Caro…
M.: Sì?
A.: Che ne dici se togliamo l’acacia e pavimentiamo?

22 agosto 2009

Qualcosa da dire...

I miei genitori sono delle belle persone, storicamente democristiane, nello specifico degli andreottiani di ferro; lo so, quest'ultima considerazione potrebbe cozzare con la prima ma credetemi, è così. I miei genitori, in un modo o nell'altro mi hanno reso quello che sono e qui molti potrebbero storcere il naso e fargliene una colpa...vabbè, capita. Sono democristiani dicevo, ci moriranno, come anche loro dicono; quando erano giovani loro erano in molti, moltissimi, quando poi lo scudo crociato s'è riciclato in mille rivoli diversi, nessuno di loro s'è perso d'animo, a differenza della maggior parte, i miei non sono passati dalla parte del signor B., tutt'altro, mia madre all'uomo delle "cene simpatiche" praticherebbe volentieri il lavaggio della faccia a sputi e non andrebbe oltre solo perchè è una signora. Mio padre è più pacato e cerca semplicemente di far capire a chi lo ascolta che le cose che il tipo che "fa aspettare il Cancelliere tedesco per finire una telefonata" va cianciando, sono porcate (tanto per citare De Andrè). Insomma, è da quando ho la capacità di intendere e di volere (che non è arrivata la settimana scorsa ma, ahimè, da molti anni) che sento sempre parlare di politica. Ecco, ancora adesso dai miei, dagli amici dei miei (che, per la precisione, a differenza dei miei genitori, si sono riciclati ottimamente nel partito del Padrone), dagli amici degli amici dei miei, ogni volta che si parla di politica, arriva puntuale lo sguardo alla "voi giovani cosa ci capite", a parte che dire "voi giovani" ad un trentatreenne laureato, abilitato e masterizzato mi pare lievemente riduttivo; si continua imperterriti a considerarsi portatori della verità, a sentirsi quelli che hanno fatto la politica vera, e palle simili. Vorrei solo dire a queste persone, perchè non credo che si limitino alla cerchia di quelli che conosco io, vorrei solo dire che, in realtà, non ci hanno mai capito un CAZZO di politica perchè se ci avessere capito anche solo un decimo di quello che dicono noi adesso non avremmo uno che parla di insegnare il dialetto nelle scuole, non si parlerebbe di minorenni mandate dalle madri tra le gambe di persone "importanti", non si sarebbe ai minimi storici di considerazione da parte del mondo civile e via così.

08 agosto 2009

Come state?

E' un'eternità che non scrivo, sapevo che il cambiamento di città mi avrebbe rallentato nello scrivere e, ahimè, nel leggere ma non pensavo di arrivare a questo livello; mi sento un po' a corto di idee e quando, raramente, arrivano, non riesco a svilupparle; spero sia una transizione, ci passiamo tutti no? Anche perchè non mi va di abbandonare il blog, la scrittura e la lettura...bisogna lasciarsi qualche gioia nella vita. Sono a casa da una settimana e stasera prendo il mio Oceano e ce ne andiamo un po' più a sud spero a sentire caldo e a fare tanti bagni e passeggiate; il posto è il classico ed usuale ma tutto sommato, dopo circa dieci mesi a Milano credo che anche l'abitualità mi faccia bene, magari riesco pure a scrivere qualcosa. Quest'anno poi sarò anche connesso, se la vodafone ed il portatile di mio padre permetteranno (oltre al tempo che spero di dedicare ad altro...).
Vi abbraccio tutti, cercherò di seguirvi quando possibile e vi faccio la solita raccomandazione che lascio tutte le volte che parto: non abbandonatemi! (Che soffra di paura di essere lasciato? Mah...voi non fatelo comunque) :D

23 luglio 2009

C'era un posto molto bello



ma, come al solito, c'è sempre uno stronzo di troppo al mondo, come scrisse Primo Levi "che i vostri figli possano torcere il viso da voi".

Spero torni quello che era...

21 luglio 2009

Oramai tra di noi, solo un passo...



Quando cominci a mangiare le tortillas sbriciolate nella salsa messicana come fossero cornflakes mi sa che è tempo di rivedere la propria alimentazione...

15 luglio 2009

No line on the horizon

Ci siamo svegliati che erano le cinque e mezza, io e Oceano, e per un attimo abbiamo pensato di essere alle cascate del Niagara, il rumore che passava attraverso i buchi delle tapparelle non erano gocce di pioggia, era il rumore di un unico blocco di acqua che cadeva dal cielo. Ogni tanto si vedeva esplodere una luce e poi, molto molto ravvicinato si sentiva lo scoppio, troppo ravvicinato per illudersi che fosse una cosa che si allontanava. Entrambi abbiamo pensato la stessa cosa, lì, immersi nel caldo, abbiamo pensato che tutta quella pioggia avrebbe potuto sconvolgerci i piani e rimandare, se non cancellare del tutto, l'evento che aspettavamo. Cercavo di confortare il mio Oceano che si agitava convincendo anche me stesso che un temporale non può durare così a lungo, ma le ore passavano e si avvicinava il momento in cui avrei dovuto essere pronto per andare, perché l'evento era la sera ma l'ufficio mi aspettava di giorno. Dopo una corsa nelle viscere della terra, pressati come sardine già stanche prima di finire sulla pizza, la pioggia mi ha accompagnato fino al portone del palazzo dove lavoro e non mi voleva lasciare, mi si è abbarbicata addosso cambiando il colore dei miei jeans dalla caviglia sino al ginocchio. Tutta la mattinata è passata con me che lanciavo sguardi alla lama di cielo che si vede dalla finestra e con Oceano che pregava sgranando un rosario di canzoni. Verso l'ora di pranzo noi, come il tempo, ci siamo calmati, confortati da ore asciutte e macchie di azzurro tra le nuvole; le news parlavano di sottopassi allagati ed auto che navigavano ma non di eventi sospesi e così siamo riusciti a far volare il tempo fino alla sera. Dopo un altro viaggio nel sottosuolo ancora più pressati, tanto che respiravo con i polmoni di quello davanti a me, vedo la porta di casa ed oltre Oceano ad aspettarmi. Come in un veloce rito abbiamo preso lo stretto indispensabile per l'evento e ci siamo avviati verso la meta, siamo confluiti in un fiume di gente felice e variopinta che si mischiava in gruppetti separati e noi in mezzo come bambini che vanno dal gelataio con i soldi per due coni grandi con doppia panna. Meticolosi come solo un fisico ed un commercialista sanno essere ci siamo indirizzati a colpo sicuro verso i nostri posti, colpo quasi sicuro perché i sedili arancio avevano una strana numerazione da numerologia azteca. Ci siamo seduti che ancora c'era la luce del giorno ed abbiamo visto lo stadio riempirsi in ogni dove, i puntini colorati dei sedili pian piano sparivano per fare posto a teste e braccia alzate. Dopo lo sguardo panoramico ci siamo imbambolati davanti a questa struttura enorme, questa specie di ragno a quattro zampe alto come un palazzo di sette, otto piano e l'unico aggettivo che veniva in mente era “immenso”. Dopo i supporter che ce l'hanno messa tutta per non farsi cacciare a sventagliate di fischi ed urli dell'Oceano agitato è arrivato, sull'ultimo imbrunire, il momento della fibrillazione, quando ogni attimo è quello in cui stanno per uscire e poi appaiono, raggiungendo il centro del palco passeggiando su un ponte costruito apposta sul momento ed iniziano a far nascere note e parole. Ottantamila voci facevano da coro e noi lì in mezzo, felici come due bambini che vanno dal gelataio con i soldi per due coni grandi con doppia panna ed il gelataio ci spolvera sopra anche il cacao in polvere. Quando poi tutto è finito e le luci dello stadio ci hanno detto che non sarebbero usciti ancora, ho guardato il mio Oceano finalmente quieto come quello delle spiagge tropicali e ci siamo infilati di nuovo in mezzo a tutta la gente variopinta e senza voce che tornava a casa.

09 luglio 2009

Nomen omen

Il leader dell'organizzazione Volontari Verdi, ronde vicine alla Lega Nord, che mira a sostituire Blue Berets nella metro milanese, si chiama Bastoni...poi dicono che gli antichi romani non avevano ragione...sono lievemente preoccupato, mi sa che è meglio se mi rado...
ps
Presto in arrivo post sul concerto degli U2

02 luglio 2009

Le mie parole



Ho sempre amato questa canzone di Pacifico che Bersani ha portato al successo, perchè conosco il potere delle parole, la loro capacità di costruire qualsiasi cosa, ponti, strade oppure muri. Le parole hanno un potere enorme, messe lì in fila rimangono a guardarci mentre le leggiamo e ce le facciamo bruciare dentro. Le parole fanno ridere e piangere, per questo mi piacciono, perchè non sono facili come si pensa; crediamo che comunque avremo sempre qualcosa da dire ed invece capita che ti ritrovi senza parole e non lo sai spiegare, proprio tu, quello che le parole le ha sempre sapute usare. Le parole fanno male, quelle che sputiamo sulla faccia degli altri guardandoli con rabbia o peggio con cinismo, con quel sorrisino cattivo che ci mette sopra un piedistallo. Ma le parole che fanno più male sono quelle non dette; quante volte mi sono macchiato di un peccato del genere, come diceva Cyrano, mi viene "la gotta all'immaginativa" e rimango lì senza parole, proprio quando ne servirebbero mille, proprio quando in realtà di parole ce ne sono mille e più di mille ed invece niente. Un amico a cui vorresti dire un fiume di cose ed il fiume invece ti lascia lì, quasi affogato, stremato sulla riva, zuppo di parole e sensazioni che non hai la forza di strizzarti via. Sono momenti che capitano, vero? Ci siete passati tutti, hai la fottuta voglia di dire un miliardo di frasi e ti escono le cazzate peggiori perchè in quei momenti lì l'orecchio che hai di fronte accetterebbe una ed una sola parola ma proprio quella te la scordi tra una sinapsi e l'altra, magari a chiacchierare con il ricordo nascosto ed il pensiero sconcio; la parola è lì ma non esce mica la bastarda, no, ti lascia a morire di figura di merda dicendo le cazzate più immani. Sarebbe bello avere il copione della vita invece di un goldoniano canovaccio, avere le parti già scritte e mettersi lì e ripeterle, avrei voluto un sacco di volte una cosa del genere; quelle volte in cui la mia amica del cuore, l'ansia, mi stringe alla gola e mi fa mancare il respiro io vorrei avercele le parole per urlarla fuori, quando mi sembra di essere agorafobico e mi ripeto come un mantra "Andrà tutto bene, andrà tutto bene", com'è che diceva Hubert ne "L'Odio"? Ah sì: "Fin qui tutto bene, fin qui tutto bene; il problema non è la caduta ma l'atterraggio". Con quali parole dire che i miei atterraggi sono tutti devastanti, in un modo o nell'altro? Non fatemi mai guidare un aereo. Da quasi un anno vivo una mutazione al giorno, senza respiro alcuno, passando dall'esaltazione al "resisti" ed in tutto questo sono in piedi, sembrerà una cosa da niente ed invece no. Ti capita di vivere una vita dando sempre la risposta giusta e poi sei quello che fino alla fine dei suoi giorni, spero tanti tanti tanti giorni, sentirà più spesso la frase "da te non me lo aspettavo", ironico no? Eppure è così; potrei dire che non ci faccio più caso ma non è vero, il caso non c'entra, non diciamo, manchiamo di parole proprio quando sappiamo che servono, lo sentiamo che servono ed invece di dire parole che sarebbero un abbraccio al massimo diciamo parole che assomigliano ad un sorriso ed una pacca sulla spalla. Non saremo mai capaci di dire tutto quello che vorremmo, non saremo mai capaci di leggere tutto quello che ci sarebbe da leggere nè di scrivere tutte le parole possibili; siamo essere complicati, dobbiamo sapere a prescindere ed anche questo è ironico oppure sentire anche noi la nostra dose di parole che arrivano ad ondate come le piene dei fiumi. Lo dice Pacifico, le parole sono sassi e con i sassi si possono fare anche cose utili, magari accendere il fuoco che ci farà mangiare. Non so se le mie parole mi faranno mai mangiare ma se mangiassi come uso le parole, sarei bulimico, con tutto il rispetto per chi affronta questa malattia. Ormai so bene che non sarò mai capace di raccontarmi totalmente perchè ci sarà sempre una parola mancante od un significato nebuloso perchè, che Dio sia lodato, sono stranamente molto di più di quello che le lettere messe in fila riescono a dire ma questo, come tutto, ha i suoi pro ed i suoi contro. Spero di postare presto qualcosa di divertente anche perchè come mi hanno fatto notare in molti, da quando sono qui al nord, oltre a scrivere poco, non faccio più ridere, e questo per me è un male. Intanto che aspettate (spero poco...le attese lunghe sono proprio brutte), vi abbraccio tutti.

28 giugno 2009

Una cosa piccola di qualche tempo fa

Guardo la notte dal finestrino del treno, un manto nero macchiato da qualche luce gialla. Un paesino viene lambito dal nostro movimento, quattro casupole su due strade in croce con dei solitari lampioni nella foschia. Si sente il silenzio che si poggia su quei tetti ed il ritmico avanzare del treno come il battito del cuore di un animale in corsa. Le quattro casupole sono già sparite lontano, veloci come sono apparse, tanto da chiedersi se esistano veramente o siano solo un miraggio del sonno. Come sospesi nel niente si va avanti, poche anime che cercano di raggiungere la loro meta, per alcuni più vicina, per altri ancora molto lontana; una meta che vedranno quando tutto quel buio sarà finito. Un paio di scompartimenti più in là, su un tavolo improvvisato, tre temporanei sodali ingannano il tempo ed il sonno giocando a carte. Più avanti c'è chi chiacchiera e racconta una vita, magari nemmeno la sua, magari quella che vorrebbe o che finge di avere, così immerso nella parte da credere a se stesso. Intanto la notte è lì, fuori dal finestrino, che ci guarda con le sue isole di luce, segni di vite che si dipanano. La notte è appena iniziata, non è nemmeno arrivato ancora il nuovo giorno, gli occhi pizzicano un po' ed il silenzio rimbomba nelle orecchie con il sottofondo della vita raccontata dal tizio vicino. Una bici sulla strada lì fuori, una striscia che sembra finta, una vita che si muove. La notte si fa tante domande e fa compagnia, appiattisce un po' le persone, le livella per poco tempo, il tempo giusto di spostarsi da una luce all'altra.

E' un po' che non scrivo, ripesco questa cosa dai miei block-notes visto che a Porzione piacciono tanto i post di "Baol in treno" e la settimana scorsa è stato il suo compleanno.

19 giugno 2009

duecentocinquanta giorni

Stamattina, con l'ultima verifica, si è conclusa la fase d'aula del master iniziato duecentocinquanta giorni fa; mi ricordo la faccia che avevo che si specchiava in quella degli altri e tutti i timori che si hanno all'inizio di ogni cosa nuova. Adesso che è passata si apre un nuovo capitolo e mi rimane un po' di nostalgia per la routine che si era formata, una routine fatta di facce e frasi che ti addomestica giorno per giorno. Questo master mi ha messo alla prova non solo professionalmente, non avrei scommesso un centesimo che sarei riuscito a gestire una casa senza mandarla a fuoco o far chiamare l'ufficio di igiene dai vicini eppure ci sono riuscito. Ho incontrato tante persone, tante vite una diversa dall'altra ed ognuna di esse mi ha dato qualcosa, che sia un sorriso od un attimo di rabbia. Duecentocinquanta giorni che all'inizio vedevo come un periodo enorme ed adesso come un tempo che è volato, aveva ragione Einstein: tutto è relativo! Certo, ho scritto e letto meno e della prima cosa magari qualcuno ne è pure sollevato però non mollo, per quanto il tempo diventerà ancora meno da lunedì, da quando un altro capitolo ancora si aprirà, io continuerò a fare il possibile per mettere in fila le parole. Magari adesso non so ancora quanto questi duecentocinquanta giorni mi abbiano cambiato, se in meglio o in peggio, però sono andati e ne porterò sempre con me un ricordo meravigliosamente strano.

11 giugno 2009

incontri

L'ho guardato negli occhi ed ho visto la stanchezza di chi combatte contro i mulini a vento, di chi è stato costretto a lasciare la propria casa ed ora è in una specie di esilio, di chi non può far altro che guardarsi intorno attento ad ogni variazione, protetto da un muro umano. Ha la faccia di chi non si fermerà mai ma che ogni tanto si chiede se non sia tutto inutile, se non sia, quello che fa, solo uno sforzo che lo logorerà fino alla fine ma che si risponde che non gli importa.
Gli ho stretto la mano e gli ho detto grazie.


Ho incontrato Roberto Saviano

31 maggio 2009

Astenersi bigotti...

Fantastica scena di un fantastico film, vale anche come lezione integrativa di dialetto (lezioni che torneranno, abbiate fede...che poi interrogo).
Mi ci voleva farmi due risate, visto che ho sofferto il caldo a Milano e non vedevo l'ora di essere a casa per andare al mare e qui ho trovato nuvole&maestrale...sgrunt!

21 maggio 2009

Tre storie minime

“Sere nere”
Chiuse la porta alle sue spalle mentre per una strana coincidenza, alla radio, Tiziano Ferro gorgheggiava un addio; la accostò alle sue spalle senza sbatterla, senza gesti plateali, solo lo sguardo basso e la sacca a tracolla tradivano una partenza. Dentro, lei non guardava nemmeno, le spalle alla porta ed i pensieri oltre il palazzo di fronte. Per quanto fosse un atto dovuto, dividersi così, dopo anni di strada insieme, lascia sempre una specie di sapore metallico in bocca.

“Una serata speciale”
Ormai era un dato di fatto, Tommaso si sentiva un pesce fuor d'acqua, non che fosse una specie di orso musone, tutt'altro, buttava sorrisi in giro come se tutto fosse uguale, alzava il bicchiere e brindava intorno a sé facendo tintinnare, ogni tanto, il vetro di qualcun altro ma se ne stava lì, immune dagli incroci degli altri e non sapeva nemmeno perché prima si trovava a fare da vigile urbano ed adesso osservava solo il traffico, così, da un giorno all'altro; se lo è anche domandato e si è accorto che non gli importava molto della risposta; ha alzato davanti a tutti il suo mojito sorridendo piano e bevendo quello che ne rimaneva, ha mormorato “ciao a tutti” e se n'è andato a prendere un taxi.

“Una su mille”
Svetlana dorme sorridendo, ha lasciato buona parte della sua vita quasi adulta oltre cortina ed adesso insegna balli che, come lei, vengono da lontano, all'opposto delle sue terre; luoghi caldi e nemmeno mai visti, però è felice, lavora e gli piace, in mezzo a coppie varie che le sorridono e le parlano con un accento bello fatto di zeta ed esse dolci come pietre di fiume. Ogni settimana scrive una lettera a casa e manda una foto, non è l'unica che fa così ma guardando le immagini, lei è quella con gli occhi che brillano ancora.

09 maggio 2009

Ci pensavo oggi...

Vabbè che la vita è strana ma avere la sede in via Dell'Umiltà è davvero un ossimoro toponomastico...

24 aprile 2009

A volte i cellulari sono utili...

Stamattina m'arriva un sms appena accendo il cellulare e mi dico "Ohibò, chi sarà mai a messaggiarmi così presto?" Era il mio cuoco amico Berso che mi annunciava che un racconto di Jury era in finale al concorso di ilmiolibro ed ho subito pensato: "Maddai? Jury? Lo stupido che non si vede nella blogosfera da tempo? Wow, devo correre a leggerlo.". Sono andato qui e mi sono letto il suo racconto, com'è? Beh...chevvelodicoafà? Chi lo conosce può immaginarsi come sia il racconto, chi non lo conosce lo scoprirà. Beh, state ancora lì? Non siete andati a votarlo? Orsù (era una vita che volevo scrivere un post con dentro scritto "Orsù"), andate qui e leggetelo e se vi piace, votatelo!