30 maggio 2013

Fever


E ti ritrovi così, appoggiato al bancone di un locale fumoso con in mano un whisky d’annata, dannato anche tu come un po’ tutti, lì dentro. Lei è sul palco, inguainata in un abito nero che calza come un guanto, un guanto elegante sulle sue curve. C’è anche lui, il nuovo lui, quello con la faccia per bene e le parole per male, seduto in prima fila a vantarsi del trofeo. Quell’abito lì glielo hai regalato tu, sembra quasi che lo sapesse che oggi saresti stato lì e lo ha messo a posta, come un regalo, come un affronto. Ancora ti ricordi quando quell’abito lo sfilavi, piano, con la lentezza che si riserva alla scoperta dei capolavori o ad una buona mano a poker; oppure lo toglievi dalla strada tra te e lei con la bramosia e la furia del temporale estivo che si abbatte sulla terra arida. Fai girare il whisky nel bicchiere pensando che, adesso, è quel lui a sfilare il vestito ma, lo vedi, non ha nemmeno le mani adatte per farlo. Il grillo parlante ti direbbe che sei stati tu a non voler stare seduto lì, in prima fila ma il grillo parlante s’è fatto insegnare la volontà dai libri Harmony, tu dalla realtà dei fatti. Si spengono anche le poche luci rimaste, adesso lei è al centro dell’unica luce e dell’attenzione di tutti, non solo della tua; il pezzo parte come sempre, due colpi di Tom Tom e poi lo scorrere di dita sul contrabbasso.

Never know how much I love you
Never know how much I care
When you put your arms around me
I get a fever that's so hard to bear

Già, mica l’ha mai saputo quanto l’amavi e quanto ti importasse, quanta febbre ti mettessero i suoi abbracci, perché, a volte, viene più facile il silenzio di tante parole. Ti sei girato di tre quarti sullo sgabello scomodo e ti risenti la febbre, non ti è mai passata.

You give me fever
When you kiss me
Fever when you hold me tight
Fever
In the morning Fever all through the night

Lei dà la febbre, sì, al mattino e per tutta la notte, sempre. Le spazzole strisciano sulla pelle del rullante come le tue dita leggevano la sua, quando il tempo si fermava. Nella sala non c’è altro suono che non provenga dal palco, nemmeno il ghiaccio nei bicchieri fa rumore; anche se è buio sai che tutti gli sguardi sono per lei, persi nei riflessi del vestito, nella scollatura in cui le tue preoccupazioni sparivano cullandosi nel suo respiro.

Everybody's got the fever
That is something you all know
Fever isn't such a new thing
Fever started long ago

In questo momento tutti hanno la febbre, sì, anche le donne che, sedute ai tavoli, fissano i suoi occhi, il sorriso impreciso che appare tra un battere ed un levare, ed hanno i brividi. Lei guarda dritto davanti a sé, sai che ti sta guardando, senza nemmeno sapere se ti ha visto. Ti accendi una sigaretta e ti aggiungi alle decine di braci che, nel buio, appaiono e scompaiono, bruciando e avvampando velocemente, come chi le fuma.

Thou givest fever
When we kisseth
Fever with thy flaming youth
Fever, I'm a fire
Fever, yay, I burn forsooth

Le sue labbra cantano dei baci e tu te li ricordi, facendo finta di esserteli scordati; quando, con il pollice, carezzavi la piccola cicatrice sotto il labbro o vi ritrovavate mischiati e sudati. Prendi un altro whisky appoggiando il bicchiere vuoto sul bancone e facendo un semplice gesto al barista. Il pezzo è arrangiato diversamente dal solito, più lento, più sensuale; canta tirando le strofe e regalando ottave basse che vibrano dentro lo stomaco. La sua voce non scende su chi sta ascoltando ma risale dal basso e si attorciglia attorno al corpo, sinuosa, come il suo corpo quando inarcava la schiena e piantava i suoi occhi nei tuoi, e si mordeva piano un labbro, e ti mordeva piano un labbro. Chiudi un attimo gli occhi e ti tieni al bancone, ti mantieni al bicchiere.

Now you've listened to my story,
Here's the point that I have made
Chicks were born to give you fever
Be it farenheit or centigrade

Ha ragione e lo sai, le donne sono fatte per far venire la febbre e lei, lì, è l’Ebola, la Spagnola, un’epidemia. Tra quei tavoli hanno tutti la febbre, il sudore imperla le fronti, i pensieri impestano la testa e lei, con misurata gestualità, tiene la temperatura di tutti. Lui, quello in prima fila, guarda solo un pezzo di carne, e ride.

They give you fever
When you kiss them
Fever if you live, you learn
Fever, till you sizzle
What a lovely way to burn

E’ stata e sarà sempre la tua pandemia virale, lo capisci mentre guardi il fondo del terzo bicchiere di whisky e sei più lucido di quando sei entrato. Avvampi ma è un meraviglioso modo di bruciare, sì. La sua voce si abbassa piano di volume…

What a lovely way to burn

…sparisce l’altro lui…

What a lovely way to burn

…sparisce la gente…

What a lovely way to burn

…adesso canta per te soltanto e dai l’ultima vampata ma…

What a lovely way to burn!


Erano anni che volevo scrivere un pezzo su questa meravigliosa canzone e finalmente il mio cervello ha creato la storia giusta.

21 maggio 2013

Intermezzo



Da grande voglio fare quello del casting di questo video (testo molto poco capito, a Sanremo)

20 maggio 2013

L'ottava? Ma poi ha vinto o ha perso?

Alla fine (perchè siamo alla fine) lo so che vi mancheranno i miei titoli stupidi e non è detto che non ve li ritroverete, prima o poi, su queste pagine. Comunque, come dicevo, siamo arrivati alla fine, rispondo alle ultime domande che mi avete fatto e, per quanto alcuni anonimi senza palle abbiano scritto che sono tutte cazzate demmerda, sono soddisfatto di questa intervista e spero che, adesso, sappiate un po' più di me.


come ti piace la Iolanda? Implume? Hairy? O Orzigolata?

Beh, quello, come il taglio di capelli, dipende dalla testa su cui viene fatto, no? Quindi varia, almeno per me. Grazie per i complimenti al blog.

Patalice chiede:
domani è un altro giorno, o oggi è già domani?

Assolutamente, per me, domani è un altro giorno, un tutto da fare (cit. Stadio), anche se, magari, poi la giornata la ripeto tutta uguale a quelle precedente è comunque un foglio bianco da scrivere.

Charlie68g chiede:
Se dovessero darti un dono, ma a scelta tra solo due.
Ovvero giocare bene a calcio oppure suonare bene il blues; tu quale dono sceglieresti

A questa rispondo davvero facile: sceglierei di suonare bene il blues, per due motivi, il primo è che a calcio, pur quadagnando tantissimo, ci giochi per un numero limitato di anni mentre il blues lo suoni tutta la vita, direi che lo vivi, addirittura e poi perché tra fare una meravigliosa rabona in campo e delle svisate che fanno emozionare, alla chitarra, io preferisco queste ultime.

fatacarabina, in un altro post chiede:
Se tu non fossi tu, come sei oggi, come ti vorresti? ;)

Mi vorrei in tanti modi, a dire la verità; c'è la parte di me, quella più antica, si vorrebbe scienziato, come sognavo; quella un po' più moderna si vorrebbe sempre professionista ma non dove lo fa. La verità, però, è che mi vorrei almeno doppio.

Eccoci arrivati alla fine, grazie a tutti voi delle domande, dal prossimo post (credo) si torna alla normalità dei racconti e dei post delle mille vite non vissute.

17 maggio 2013

La settima...na sta per finire, eccovi un'altra cinquina

Lo so che non vedete l'ora che finisca di rispondere alle domande perché non ce la fate più a sopportare i miei titoli, non preoccupatevi siamo in dirittura d'arrivo, si vede il traguardo (sempre che, nel frattempo non mi vengano a fare altre decine di domande in questo post qui). Siamo alla settima cinquina di domande (se non lo avevate capito dal titolo)

pOpale chiede:
Domanda seria (?):
è più facile scrivere un post o un twitter?

Domanda interessata:
Che marca di birra preferisci?

Amico mio, secondo me sono tutte e due domande serie, soprattutto la seconda. Per me è molto più facile scrivere un tweet che un post; principalmente su twitter cazzeggio alla grande, è prettamente un luogo in cui faccio battute, principalmente in risposta ad altri tweet, niente di particolarmente serio. Il blog invece per me è molto più importante per tantissimi motivi, uno dei più importanti è la quantità di persone meravigliose che mi ha fatto conoscere (sì, dico soprattutto a te, mi leggi ancora?) e poi è il canale in cui, come ho scritto tante volte, metto i miei racconti; pensa che buona parte dei miei post prima nasce su carta, poi viene ricopiato, corretto ed integrato su word e solo a quel punto arriva sul blog (chi è che ha detto "E nonostante questo ti escono 'ste cazzate?!"???). Quanto alla birra, non mi considero un espertone, sono un fan delle lager o, meglio, non mi piacciono molto le weiss; una birra che adoro bere, non ci crederai mai, è la Peroni Gran Riserva (sia rossa che bionda) che trovo davvero ottima, se, però, la volta che avremo la fortuna di berne una insieme tu volessi farmene conoscere un'altra altrettanto buona, mica mi tiro indietro.

Fata Morgana chiede:
ti ritieni un moralista? sei uno di quelli che "io non tradisco mai", "io non perdono", "se è sposata o fidanzata non potrei mai"...e poi un bel "che schifo!" con faccia disgustata? la vita è multisfaccettata...

No, mi ritengo il contrario, un immoralista. Non mi piacciono quelli che dicono "io mai" o "io non perdono", in trentasette anni ho conosciuto tante persone, tante storie mi sono state raccontate, tante ne ho viste con i miei occhi, altre ne ho vissute, che se emanassi sentenze assolute non sarei un moralista, sarei proprio uno stupido. Alla base delle scelte della vita ci sono milioni di componenti che, consciamente o inconsciamente, prendiamo in considerazione, il "bianco o nero" non è mai stato nelle mie corde. Sono perfettamente d'accordo con te, la vita è multisfaccettata e quelli che credono che sia solo in un modo si perdono un sacco di cose, soprattutto emettendo sentenze.

endi chiede:
ti piace doraemon?

Sono nato nel 1976 quindi la mia infanzia e prima adolescenza è stata tutta negli anni '80, potrebbe non piacermi doraemon?? Magari avercela una tasca come la sua (o come il gonnellino di Eta Beta)

Zion chiede:
io ne faccio una: ti piacerebbe diventare papà adesso?

Sinceramente no, per tantissimi motivi. Magari in futuro sarà diverso ma adesso è così. (Mi viene da sorridere però, pensando al fatto che credevi che Oceano fosse un uomo e quindi fossimo una coppia gay)

elena chiede:
come mai questa idea?
... ma tu sai come funziona una risaia? :) ciao
p.s. lo so sono due... sccegli :)

Visto che sul "come mai questa idea?" ho già risposto a Lorenzo, rispondo a quella sulla risaia. Certo che so come funziona una risaia, chi non lo sa?? Praticamente si crea un terreno perfettamente livellato e lo si concima, lo si allaga la prima volta, poi si prosciuga, si semina, si allaga una seconda volta per circa otto giorni per fare in modo che il chicco di riso si gonfi e tiri fuori le piccole radici e si prosciuga un'altra volta, da lì il chicco e già abbastanza cresciuto e se la deve vedere da solo, e chi sono io? La mamma chioccia??

Bene, anche questa cinquina è termina, passate un buon weekend.

15 maggio 2013

Lacci tubolari

Ci sono scarpe che hanno quei lacci tubolari, quelli stretti, che non fanno che sciogliersi. Tu, quando le calzi, che calzare le scarpe è una cosa meccanica, no? Una cosa che fai tutti i giorni, magari più volte al giorno, e non ci pensi nemmeno; quando le calzi prendi bene i capi dei lacci e incroci mani e dita come ti hanno insegnato da piccolo, con i cappi, i giri in torno e topolini e coniglietti nelle tane, e stringi per bene e ti ritrovi le scarpe ben allacciate. Tu lo sai che quei fiocchi sono fatti come Dio comanda, te li guardi un attimo, fuori dalla meccanicità dei gesti e sono i fiocchi che hai sempre fatto, quelli che sempre farai e cominci a camminare. Quei lacci tubolari lì però scivolano tra di loro e piano piano cominci a sentire la scarpa che ti balla un po', solo una, e ti fermi un attimo e ti pieghi, rifai il nodo con gli stessi movimenti meccanici e stringi un po' di più e dopo un po' è l'altra scarpa a starti larga perché i lacci sono quelli tubolari stretti anche lì, mica sono diversi. Ti domandi perché succede, hai sempre fatto i nodi così, i nodi alle scarpe si fanno così e non in altri modi, sempre così: incroci i lacci poi fai un cappio con quello sinistro, ci giri intorno quello destro e, passando sotto, fai fare un cappio anche a quello, e tiri. Sembra sempre un gioco di prestigio, lo fai e le scarpe non scappano più; i fiocchi alle scarpe si fanno così. Solo che i lacci tubolari, quelli lì, quelli stretti, continuano a scivolare tra loro e a sciogliersi e tu a piegarti e a rifarli; certo, arriva un momento in cui cominci a pensare che sarebbe meglio, sarebbe giusto, comprarsi dei mocassini ma poi ci ripensi, no, insisti lì, tu vuoi avere quelle scarpe ai piedi, vuoi camminare con quelle e basta, dovessi annodare quei cavolo di lacci altre dieci volte, sai che quelle sono le scarpe per camminare, quelli i lacci che ci stanno bene, per quanto tubolari e stretti. Meglio fare tante fermate durante il cammino che non avere quelle scarpe, meglio poco che nulla. Al massimo, fai un nodo doppio.

Per oggi niente risposte, ma un post così perché m'è venuta voglia di parlare di lacci e di scarpe, stamattina.

14 maggio 2013

sesta...te aspettando le nuove risposte, eccole!!!

Continua la sagra dei titoli scemi, lo so, ma ogni tanto ci vuole un po' di leggerezza, no? Comunque ridendo (ma che ci sarà da ridere poi?!) e scherzando (Essì, pensate sempre a giocare, voi! (Scusatemi, sono particolarmente cretino in questi giorni, capitemi (chi ha detto "non solo in questi giorni"?? (Per i nuovi lettori, sì, spesso abuso delle parentesi)))). Ridendo&Scherzando, dicevo, sono arrivato alla sesta cinquina di domande, le sto quasi per finire e quindi, chi fosse interessato a farmi una domanda, ha ancora poco tempo per andare in questo post qui e farmela!

qual'è il tuo cluster di appartenenza?

Coltivatore diretto, come te, no? Questa la capiscono solo i commercialisti, e nemmeno tutti, lo sai, vero?

Alessandra chiede:
come si calcola l'area di una corona circolare?

Ma semplicissimo! A= π (R^2- r^2) dove R sta per il raggio della circonferenza esterna alla corona e r sta per il raggio della circonferenza interna della corona.

nico chiede:
Quando cavolo ci venite a trovare tu e Palma?

Hehehehehe, sì, omonimo, me l'aspettavo questa domanda e la risposta, sincera, è "Boh???". Siamo talmente incasinati (fortunatamente) che anche noi ci incrociamo a stento.

Caty chiede:
il bicchiere lo vedi mezzo pieno o mezzo vuoto?

Dipende da cosa c'è dentro, se è birra ce n'è sempre troppo poca! Scherzi a parte, non ho uno status fisso, non sono sempre ottimista o sempre pessimista, cerco di essere ottimista perché è il modo migliore per affrontare le giornate ma non sempre è possibile.


Lorenzo chiede:
Perché vuoi che ti facciamo una domanda?

Perchè, credo, così potete conoscere un po' meglio me ed io, attraverso le domande, conoscere un po' meglio voi... Ok, in realtà avevo poche idee per nuovi post!

Ed anche questa cinquina è finita, spero di essere stato esauriente!!!

13 maggio 2013

La quinta cinquina, sarà un problema di marmitta

Sì, lo so, il titolo del post è una stronzata ma non volevo che vi disabituaste al fatto che scrivo stronzate, l'ho fatto per voi. Dopo un altro weekend ricomincio, puntuale come Equitalia, a rispondere alle vostre domande, siamo alla quinta tranche.


Il tuo regista preferito?

Mi fai davvero una domanda difficile Silvia, per una serie di motivi: 1) non sono un cinefilo accanito, considera che ieri sono andato al cinema a vedere l'ultimo film di Sergio Rubini (che mi è piaciuto e mi ha divertito) ma non ci andavo da quasi due anni e nemmeno in tv guardo molti film, preferisco le serie, di cui sono fan accanito. 2) Anche tra i film che ho visto in questi anni non sono sicuro di riuscire ad individuare un regista che possa considerare "il preferito", o perché ho visto pochi film dello stesso o perché a volte i film mi sono piaciuti a volte no. Però, visto che ho detto che avrei risposto, ti faccio un nome: George Lucas anche se sono consapevole di averne esclusi tantissimi che mi piacciono (Nolan, per esempio, che con Batman ha fatto dei capolavori, a mio parere), oppure Kubrik.

Metiu chiede:
lasci o raddoppi? (anche se credo di sapere già la risposta

Questa domanda invece è facile: raddoppio (quasi) sempre perchè ci sono cose che non si possono lasciare, cose che non ce la faccio proprio a lasciare e sono sempre pronto a rifare tutto e raddoppiare...

Sandra (ex frollini) chiede:
se verrai a milano mi contatterai?

Ogni volta che salgo a Milano cerco sempre di incontrare più amici possibile, compatibilmente con gli impegni di lavoro, quindi credo di poter rispondere: sì.

I Filibustieri chiedono:
l'Oceano è sempre accanto a te?

Sì, l'Oceano è accanto a me, a parte quando siamo al lavoro, in quel caso sono all'asciutto.

silvia chiede:
mi sono sempre chiesta se gli occhi del tuo profilo fossero tuoi, perchè mi sembrano occhi femminili.

Ebbene sì, è il mio occhio (senza mascara); come avrai visto dalle altre domande è una cosa che si chiedono in molti ma chi ha avuto modo di incontrarmi di persona ha constatato che è il mio.

Anche questa cinquina è andata, per ora le domande sono ancora aperte,qui.

09 maggio 2013

Avrei voluto

Davvero, avrei voluto rispondere alle domande anche oggi ma sono andato a Napoli a mangiarmi questa cosa qui sotto...



So che mi perdonerete...

08 maggio 2013

Le chiacchiere stanno a zero? No, a quattro!

Eccoci qui, dopo l'intermezzo musicale che spero vi sia piaciuto, parto con la quarta tranche di risposte alle domande che mi avete fatto e che, vi ricordo, potete ancora fare, in questo post qui.

Tampellini chiede:
perché tieni un blog?

Alle volte arrivo a credere che sia lui a tenere me e non il contrario, comunque ho il blog come canale per far leggere le cose che scrivo, poi è stato sempre un bellissimo canale per ampliare le mie conoscenze.

Rabb-it chiede:
Qual è il tuo colore preferito?

Non ricordo, a dire la verità, se in questi sei anni e mezzo l'ho mai detto ma credo che, guardando il blog, si capisca: è il verde.

zefirina dice:
io non faccio mai domande così non corro il rischio di udir menzogne, quindi passo la mano

Beh, anche quello fa parte del gioco...

antonella chiede:
Allora, vediamo un po'... la mia domanda e' Qual e' la domanda a cui hai la risposta ma che mai nessuno ti pone?

I denti vanno spazzolati in verticale, in orizzontale, in diagonale o circolarmente?

MikiMoz chiede:
1) la tua più grande paura?
2) meglio comandare o meglio fottere?
3) He-Man o Big Jim?

1) Il futuro;
2) fottere, per me è sempre meglio fottere;
3) He-Man, da piccolo anche io lo guardavo.

Alla prossimaaaaaaaaaaa....

07 maggio 2013

Intermezzo


Piccola pausa dalle risposte alle vostre domande. Una meravigliosa versione, di un meraviglioso pezzo, scoperta grazie al blog dell'amico e collega Resto in ascolto. Godetevi voce, musica e testo che magari un giorno ci scrivo anche un racconto.

06 maggio 2013

Le interviste passabili terza tranche

Passato il weekend torno a rispondere ad altre cinque domande tra quelle che mi sono state poste.


Anna Maria chiede:
Che domanda vorresti che ti facessi? Potresti rispondere a questa domanda?

Vorrei mi facessi questa domanda: "senti, ho vinto 60 milioni di euro al Superenalotto e vorrei dartene la metà, mi potresti dare il tuo codice IBAN?" ed io risponderei: "Certo che ti do il mio IBAN"

ciku chiede:
pizza preferita?

Quella che cambia nome al mutare della pizzeria: la romana/napoletana, margherita con acciughe e capperi, insomma! Non prendo sempre quella ma, tra le varie pizze, è quella presente in percentuale maggiore.

Coem si costruiscono le barche?

Facilissimo, così:

mgg64 chiede:
Ma la domanda quale era? ( no scusa..non ho resistito all'idea di autocitarmi...:-D:-D:-D:-D) quanto pesano i tuoi pensieri?

A volte sono pesanti macigni, a volte leggere farfalle. Ultimamente più macigni che farfalle...

Signor Ponza chiede:
Take That o Spice Girls?

Assolutamente Spice Girls, per spicciarmi casa (e anche per un altro paio di cosette...)

Bene, anche questa cinquina è andata, vi ricordo che si possono continuare a fare domande, qui

03 maggio 2013

Secondo giro di risposte

Visto che siamo a venerdì e che la settimana sta per finire, faccio un'altra cinquina di risposte e settimana prossima si vede.


red chiede:
perché ogni volta che guardo il dito c'è sempre qualcuno che mi dà dello stolto mentre, dietro, sale la marea?

Perché a forza di gurdare la luna, i saggi il dito se lo stanno facendo mettere dietro, dalla marea. Giustissimo non fermarsi alle piccole cose ma bisogna anche, a volte, cercare di non confondere il sogno di quello che vogliamo con la realtà di quello che abbiamo perché la realtà può fare male.

Debora chiede:
La domanda che volevo farti io te l'ha già fatta Federica, quindi aspetto ansiosa di conoscere la risposta, che così è anche la risposta a tutte le volte che te l'ho detto che ormai si perdono nella notte dei tempi....
La mia domanda..
Cos'è l'amicizia? Che differenza c'è, se c'è, fra quella che vedi, senti e tocchi tutti i giorni e quella che nasce dalla lettura delle parole su uno schermo?

Per quanto riguarda la risposta a Federica, hai potuto vedere che nemmeno io so quando scriverò un libro, so solo che mi piacerebbe. L'amicizia cos'è? Fai una domandona; l'amicizia è un sentimento, come l'amore, è l'affinità, il collegamento quasi paranormale tra due persone; ricordo che io ed il mio migliore amico, ai tempi d'oro, non avevamo bisogno di parlarci, ci bastava uno sguardo o un semplice movimento del corpo. C'è un tizio americano che si chiama Elbert Hubbard che ha detto: "Un amico è uno che sa tutto di te e nonostante questo gli piaci" e credo che sia una frase che rappresenti perfettamente l'amicizia. Non credo ci sia differenza tra l'amicizia che tocchi tutti i giorni e quella che nasce attraverso le parole su uno schermo; ho conosciuto, in questi anni di blog, persone meravigliose, attraverso il canale virtuale, persone che sono diventate amici e amiche, persone a cui voglio bene, tanto bene. Le fregature si possono prendere in un caso o nell'altro, se uno ti vuole fregare, se tu sei nella disposizione di farti fregare, vieni fregato. L'importante è non continure a farsi fregare sempre sulla base di non si sa cosa. Tutte le volte che ho incontrato di persona un amico blogger non sono mai rimasto deluso (ma so che potrei anche rimanere fregato, una volta)


Ale [Tredici] chiede:
Usbrani?

Sì teng faam cert che lu sbrane, che t cred???

Chaill chiede:
Bel quesito hai lasciato: lo sai che rimettersi al pubblico (a volte) è deleterio. Questa la domanda: quanto pesa la vita che fai? Il resto, come mi hai detto te stamane, è uno snodo di vita :-)

Lo so che potrebbe essere deleterio ma poi sta a me rispondere, no? Comunque la mia vita pesa tanto, per tanti motivi, per le responsabilità di lavoro, per le scelte di vita, per le giornate lunghe. Tutto dipende dalle scelte che si fanno ma non sempre tutte le scelte sono nette, non sempre tra quello che si sceglie e quello che si lascia c'è una differenza così netta. La vita che faccio pesa, qualche volta di più, qualche volta di meno; per questo dico che, a volte, non ci si dovrebbe appensatire troppo, si dovrebbero prendere le cose che si hanno, con leggerezza.

Boh chiede:
“Questo è il posto dei miei racconti e dei miei pensieri, delle mille vite non vissute, dei what if, degli arzigogoli e dei ricami di parole, più che del mio essere” Mi stai dicendo che i tuoi pensieri non fan parte del tuo essere, se io ti faccio una domanda c’è comunque il rischio che mi risponda il tuo “non essere”. Quindi la domanda mi vien spontanea:
Quanto il tuo essere (vita reale) diverge dal tuo “non essere” (vita virtuale) ?

A volte ne diverge tantissimo, altre volte è la mia vita reale, altre ancora è semplicemente asintotico, il virtuale, al reale. Mi piace scrivere, non posso aver fatto tutto quello che scrivo nei racconti; in alcuni casi mi arresterebbero, in altri casi non starei qui a raccontarli. Mi piace osservare e capire la gente, riporto anche quello; non sempre sono io ma, a volte, sì

Anche il secondo quintetto di domande è stato adempiuto, si possono ancora sottoporre domande in questo post qui.

02 maggio 2013

Cominciamo a rispondere

Al post precedente sono arrivate un po' di domande, questa cosa mi fa molto piacere; comincio a rispondere a cinque per volta, così ci faccio uscire anche un po' di post (che non fa mai male).


Ernest chiede:
uhmmmm così a bruci pelo.... vediamo... il primo libro che hai letto? E quello che non consiglieresti al tuo peggior nemico?

Cavoli, il primo libro è davvero difficile da ricordare anche perchè, fortunatamente, ho cominciato abbastanza presto ad interessarmi ai libri, comunque direi "Storie per 365 giorni" di Richard Scarry, adoravo quell'autore (in realtà ancora adesso), i suoni animaletti antropomorfi mi hanno insegnato un sacco di cose. Il libro che non consiglierei nemmeno al mio peggior nemico, invece, è facile: "L'isola dei cani" di Patricia Cornwell, detto da uno a cui i suoi libri sono sempre piaciuti; per fare una citazione: è una cagata pazzesca!

Calzino chiede:
Ma ti metti il mascara negli occhi? Ogni volta che guardo la tua immagine profilo vedo quell'occhione sempre più "flap flap".

No, no, per l'invidia di molte donne, sono ciglia naturali!

Mareva chiede:
C'è un giorno in cui tutto è cambiato?

Credo che nella vita, vuoi o non vuoi, di giorni così ce ne siano un po' comunque te ne dico due: il 12 ottobre del 2008, era domenica e l'8 aprile del 2010, era giovedì.

** Sara ** chiede:
Se potessi tornare indietro c'é una scelta che non rifaresti? Se si, quale?

Anche a te ne dico due perché al momento sono quelle che più pesano: tornerei indietro ad un giorno di ottobre del 2009 in cui decisi di lasciare Milano e tornare in Puglia, allo studio di famiglia e, potendo, tornerei indietro ad un caldo primo pomeriggio di settembre del 2011 in cui non mi metterei in macchina, non chiuderei la portiera, non metterei in moto, rimarrei lì ancora.


Federica chiede:
quando scriverai un libro?

Hehehehehe, con mia sorpresa ed immenso piacere questa domanda, da quando ho aperto il blog, me l'hanno fatta spesso, ne sono lusingato. Non so quando scriverò un libro, posso dire che spero di farlo, un giorno.

Ok, la prima cinquina di domande ha trovato risposta; naturalmente, per ora, è possibile farne ancora, nel post precedente!

29 aprile 2013

Venghino signori, venghino...

Occasione irripetibile, IRRIPETIBILE; mi si dice sempre che di me, qui, parlo pochissimo, ed è la verità. Questo è il posto dei miei racconti e dei miei pensieri, delle mille vite non vissute, dei what if, degli arzigogoli e dei ricami di parole, più che del mio essere. Allora approfittate:

FATEMI UNA DOMANDA!

Io risponderò...

Mi ero scordato di aggiungere che, dopo aver fatto accumulare un po' di domande, risponderò in un apposito post, non nei commenti.

25 aprile 2013

Liberi, tutti!


Da ciò che uccide te e tutto ciò che ho intorno
Dall'uomo che non è padrone del suo giorno
Da tutti quelli che inquinano il mio campo
Io mi libererò perché ora sono stanco

"Libertà", parola enorme, bella, assordante; parola sfruttata, stuprata, vilipesa e svilita. Che torni a significare quello che ha sempre significato, che torni ad essere bandiera pulita e nitida e non marchio di partito. Bisogna capire di essere schiavi, di essere succubi, per poter cercare la libertà perché le dittature ci sono sempre, anche solo tra due persone e vanno distrutte, non vanno subite.

23 aprile 2013

Non ci si immunizza

Mio padre è ragioniere commercialista, da quarant'anni, ed anche prima praticamente faceva quello. E' bravo, anche a non voler essere soggettivi e di parte, è bravo; fa il lavoro che ama. Mio padre ha preso il diploma di ragioniere che aveva già un figlio; sì, ma non è stato un ragazzo-padre, mio padre, no, semplicemente si è diplomato che era adulto. Lui ha sempre voluto studiare ragioneria ma il padre, mio nonno, non voleva, per lui desiderava altro e lo obbligò ad andare al classico. Mio padre, per lacune ed intemperanze, fu bocciato per due volte di fila e non potè continuare il classico; erano gli anni sessanta, niente "corsi di recupero", cominciò a lavorare. Con i numeri è sempre stato bravo e quindi, comunque, aiutava qualche commerciante a tenere i propri conti; poi vinse un concorso nelle poste, e qui sarebbe troppo lungo da raccontare come padre e figlio si siano somigliati anche nell'esperienza a Milano; fino a che, adulto, marito e padre, non prese il suo amato diploma in ragioneria e diventò ragionierie e, con gli anni e l'esperienza, anche senza laurea, ragioniere commercialista. Questo però non è un post sulla costanza e sul "volere è potere" perchè "volere è potere" è una stronzata fatta per chi non si è mai trovato davanti scelte impossibili. Io sono commercialista, lo sono da un po', ormai, solo che io non volevo fare il commercialista, io volevo studiare materie scientifiche, chimica o fisica, per essere precisi; volevo andare al liceo scientifico, non a ragioneria, ma mio padre non ha voluto, erano gli anni novanta. I motivi sono tanti tra cui il suo studio avviato e la mia mancanza di palle, ma io ho fatto ragioneria. Io però, a differenza sua, non sono stato bocciato, no, la mia strada, per quanto riguarda l'istruzione, è sempre stata una strada dritta, senza ostacoli; bravo? Studioso? Intelligente? Non lo so, so che se devo fare una cosa la devo fare bene, che mi piaccia o no. Insomma mi sono diplomato e nemmeno allora sono stato capace di seguire la strada che volevo ma mi sono iscritto ad economia. Mio padre aveva fatto con me come mio nonno con lui; con le migliori intenzioni, sia chiaro, ma, alla fine, il succo era quello. Come il succo di questo post è che non ci si immunizza, no, non ci si immunizza. Si dice che "l'esperienza insegna" ma ci sono cose per cui non vale; mio padre era stato obbligato a fare una cosa che non voleva, ne aveva sofferto, eppure lo aveva rifatto con me. Gli errori che un padre, o di una madre, fa non ci rendono immuni dallo stesso errore, per quanto possa averci fatto male quello sbaglio. Non lo si comprende, si pensa di agire diversamente ed invece ci si comporta tale e quale; no, non ci si immunizza. Quando è successo che ho rinfacciato a mio padre di avermi obbligato a seguire una strada che non volevo è caduto dalle nuvole ed ha detto che non era possibile perchè avendolo subito lui non avrebbe mai potuto farlo; non se ne rendeva conto, nemmeno adesso, credo. No, non ci si immunizza; per quanto male possano averci fatto gli errori di un genitore, o di entrambi, non saremo mai sicuri di non rifarli, persino peggiori, è più ci ripetiamo "io non lo farò mai" e più è facile che ci cadremo, nel peggiore dei modi. Io non so, se e quando avrò un figlio, se sarò capace di non ripetere lo stesso identico sbaglio di mio padre e del padre di mio padre, so solo che non ho una predisposizione genetica a quell'errore, non ce l'ha nessuno, solo che potrà succedere. Sì, può accadere di ripetere gli stessi sbagli che abbiamo subito, forti, a monte ma dobbiamo essere capaci di capirlo e non prenderci in giro dicendo "per me è diverso".

22 aprile 2013

Parole d'altri

"Il mondo è quel disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai malfattori, ma per l'inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare"

Albert Einstein

ps
troppe volte sono uno di questi, troppe volte...

19 aprile 2013

Il mio lettore mp3 è meglio di me

Non che ci voglia molto, lo so, penso che anche un tombino, a volte, sia meglio del sottoscritto ma non stiamo qui a divagare. Ho un lettore mp3 che mi è stato regalato quando, in un attimo di follia collettiva, sono diventato commercialista (lo so che questa cosa vi shokka (o come cazzo si scrive) ma, incredibilmente, sono commercialista). Il suddetto lettore mp3 mi accompagna praticamente in ogni spostamento essendo diventato, da quando la mia autoradio ha deciso di perdere il rispetto di se stessa e non prendere nemmeno radiomaria, la fonte di musica anche in macchina; ma non solo lì, l'esimio lettore è stato lo schermo tra me è il mondo in moltissime occasione che non sto qui a raccontarvi (o forse sì, ancora non so). I suoi auricolari mi hanno reso tetragono in mezzo al traffico di persone delle strade di Milano, mi hanno escluso dai discorsi politici nella metro, mi hanno accompagnato in treno e in aereo e ispirato un sacco di racconti, e tutto questo senza nemmeno far partire la musica! Quando facevo partire quella le cose miglioravano, addirittura. Ci ho messo un po' a capirlo ma alla fine ce l'ho fatta. L'amico lettore s'è sorbito tutte le mie corse sia su strada che sul tapis roulant, in palestra e, secondo me, a volte ne avrebbe fatto volentieri a meno (e anche io, ad essere sincero). Comunque nella sua abbastanza capiente memoria (4 giga di musica (ché voi me lo dovete spiegare quando mai avrete il tempo di ascoltare 150 giga di musica, non ci riuscireste nemmeno foste Matusalemme)), nella sua abbastanza capiente memoria, dicevo, ci ho raccolto tante e tante canzoni legate ognuna ad un ricordo, solo che i ricordi, anche quelli belli, ci sono momenti in cui fanno male ed allora, colto da furia iconoclasta (musicoclasta, in questo caso), ho cancellato dei pezzi, senza avere, in alcuni casi, nemmeno idea di dove fosse l'originale, sul mio pc. Tutto questo è successo con una canzone specifica, sapete, una di quelle bellissime canzoni che mentre le ascoltate vi fate in testa proprio il film di tutte le altre volte in cui le avete ascoltate, del perché le avete ascoltate, di cosa facevate mentre le ascoltavate e quando tutte queste cose insieme divetavano delle specie di stiletti dentro il cervello, la canzone è stata cancellata. Oggi, facendo una pulizia generale proprio dentro il benemerito lettore, riorganizzando i file per poterli trovare più facilmente, mi sono accorto di un suo difetto: ogni tanto, quando si passano file dal pc al lettore, li duplica e cambia pure i dati su titolo, autore e album che ci stanno dentro, tanto per far rincoglionire l'ascoltatore (con me ha vita difficile, sono rincoglionito di mio). Ho scoperto, tra i file modificati, nascosto sotto un nome sbagliato, quel pezzo cancellato tempo fa ed ho capito che il mio lettore mp3 è molto meglio di me (e scusate la rima), sa meglio di me che non ci si libera di certe canzoni. L'ho imparato anche io ed ho deciso che quella canzone starà sempre lì, sempre. Ah, la canzone è questa.


18 aprile 2013

Oggi sono 37


Mi hanno detto che questa canzone me la dovrei mettere come suoneria del cellulare, il che vi fa capire che sono una persona magmatica, una crosta ed i borborigmi sotto che, ogni tanto, esplodono. Non l'avevo mai sentita, sono andato a posta a cercarla e me la sono ascoltata attentamente, mi sono guardato il video con attenzione e non potevo che essere d'accordo che, forse, sarebbe davvero giusta come suoneria del mio cellulare, quel suo "devi stare molto calmo, devi stare molto calmo" ripetuto, dovrei prenderlo come un consiglio, un mantra. Direttamente o indirettamente mi sento molto in affinità con le parole e con le immagini, con il bianco e nero e con la litania. Dicono che, di me, non dico mai nulla qui sul blog anche se alcuni mi hanno capito lo stesso, chi più e chi meno, vi voglio bene per questo. Ah, sì, oggi sono 37. I miei anni, intendo.

12 aprile 2013

Ci sta

Ci sta un pomeriggio di vento, dentro il primo giorno caldo dell'anno; una tenda che sbatte come un vessillo pirata, bianca con le strisce verdi, o verde con le strisce bianche. Ci sta un brivido tiepido nel calare della temperatura, a sera; un accrocchio di auto in transito che si scioglie risolvendo l'incastro. Ci sta il saluto con un cenno del capo, automatico, quasi incosciente, rivolto a un conoscente sfocato. Ci sta una canzone in testa, una breve colonna sonora che va in loop come un disco incagliato e due o tre immagini, sullo sfondo del marciapiede di fronte. Ci sta una considerazione da poco e due o tre spicci di saggezza low cost, un dubbio dal valore elevato ed una certezza che si valorizzerà nel tempo. Ci sta una grattata di culo con sguardo di controllo per non essere sgamato ed un occhio chiuso per ricordare qualcosa. Ci sta un respiro profondo e quanche decina di punture di spillo. Ci sta la ricerca delle chiavi in tasca ed il ritrovamento di qualche moneta; ci sta pure il conto mentale della somma, guardandole nel palmo aperto della mano e la valutazione di cosa ci compri; ci sta la decisione di risparmiarle. Ci sta il tornarsene dentro. Tutto questo e altro, tutto dentro un minuto, ci sta.

08 aprile 2013

Si va...

Aggiustate le mille carte che coprono la scrivania, la moltitudine di fogli che te ne ha fatto scordare anche il colore, fissi la tua casella di posta praticamente sempre aperta e cancelli l'ennesima mail che offre coupon per qualsiasi cosa; non prima di aver guardato se tra i coupon ce n'è uno utile, tipo per una macchina del tempo o per un teletrasporto con il 70% di sconto ed aver constatato che non ce n'è. Per un attimo pensi di scrivere ad uno qualsiasi degli offerenti per chiedere se hanno una clonazione con sviluppo accelerato ma poi ti fai una risata da solo, amara, e cancelli la bozza perché, sì, in realtà l'avevi pure cominciata, la mail e già che ci sei cancelli anche quell'altra mail in bozza, quella lunga, quella piena di parole che se fosse scritta su carta forse sarebbe anche chiazzata ed invece, forse, è solo una cazzata; la cancelli sapendo che domani la riscrivi, uguale e diversa. Dai un'occhiata all'elenco della chat, tanti verdi, tanti rossi, tanti gialli, cerchi ma non importa davvero se la ricerca è fruttuosa o meno, ci passi pure sopra con la freccetta del mouse ma poi lasci stare, sarebbero saluti e domani sarai di nuovo qui. Chiudi la posta, chiudi internet, chiudi anche skype, dopo un altro controllo ché non si sa mai. Guardi quell'orologino sulla scrivania, bellissimo regalo, fermo, senza batteria e ti ripeti che la dovresti comprare, te lo segni anche sul planner, tanto mi sa che non la comprerai nemmeno domani. Tra una sistole ed una diastole chiudi la sessione, spegni il pc e aspetti la chiusura; cerchi di ricordare se devi prendere qualcosa e cerchi di scordare un sacco di altre cose. Ti alzi e raccogli i tuoi pezzi sparsi, l'orologio, i due cellulari, controlli se ci siano chiamate, sms, whatsApp, una qualsiasi cosa e trovi una lucetta verde che non è altro che un saluto a cui rispondi con una battuta. Infili la giacca e rimetti in tasca i tuoi pezzi e le mani, ti avvii alla porta e con un gesto automatico della mano sinistra, spegni la luce. Fino a domani.

06 aprile 2013

There was no Malady

They say that "Time assuages" -
Time never did assuage -
An actual suffering strengthens
As Sinews do, with Age -

Time is a Test of Trouble -
But not a Remedy -
If such it prove, it prove too
There was no Malady - 

 Emily Dickinson

27 marzo 2013

Ha detto che non c'è

- Pronto?
- Premiata Imbecilleria Bedrosian Baol, diciamo cazzate dal 1976, mi dica.
- Salve, sono Voglia Di Lavorare, potrei parlare con il cervello?
- Un attimo...
- ...
- Mi spiace, ha detto che non c'è.
- Va bene, grazie, può dirgli che ho chiamato?
- Ho già preso un appunto, non si preoccupi.
- Grazie e buona giornata.
- Buona giornata anche a lei.

13 marzo 2013

Saving Grace


L'angelo mi guarda storto e sputa per terra, non sono mai stato un buon custodito ne lui un buon custode, abbiamo gli stessi limiti, illimitati. Un cane passa e ci guarda, entrambi, con una pietà che non ho visto in nessun uomo, abbaia e passa oltre. Dico all'angelo "Che facciamo?", mi risponde "Non lo so". Me lo hanno dato fallato, lo sapevo già ma non ne posso avere altri e nemmeno altri ne voglio, mi farebbero prediche troppo lunghe mentre lui si limita a mandarmi a cagare. "Ti offro una birra, allora", è il meglio che posso offrirgli, insieme ai miei peccati; li conta a sera, prima di addormentarsi, finisce che è già giorno, angelo insonne. "Ci sto", l'angelo non rifiuta mai, ha sempre troppa sete o, almeno, così dice. Gli credo, si deve credere al proprio angelo custode, ai propri genitori e ai propri limiti; e poi fare esattamente il contrario. Ci spostiamo nel bar peggiore che possiamo trovare e prendiamo due birre al bancone, umido come solo il bancone di un infimo bar di periferia sa essere, di quelli con il parcheggio sul retro per non far vedere ai passanti che schifo di macchine hanno i clienti ed il grigliato a delimitare lo spazio. La birra, almeno, è fredda; l'angelo si incazza se beve birra calda, lo intristisce più dei racconti su prima della caduta degli angeli ed essere triste lo fa incazzare; io non ci faccio più caso ma gli altri sì, anche perchè di solito li mena. Suo fratello è uno dei caduti, uno degli angeli che Dio ha scagliato all'inferno perché ribelli. Lui non è un caduto ma come minimo deve essere inciampato un paio di volte, ha le ali sporche di terra e l'anima sporca di umanità. Finisco la birra con un sorso in apnea e concludo con un rutto su cui lui rilancia; il barista guarda i bicchieri che tremano e ci fulmina con lo sguardo, non dice niente, abbiamo la faccia dei clienti che gli svoltano la giornata, nel bene o nel male; non corre il rischio di cacciarci; ci cacciamo da soli, abbiamo tutta la giornata per non fare un cazzo e non ci piace non farlo in un unico posto. Usciamo, il bar era talmente buio che, fuori, ci acceca anche il sole smorto dalle nuvole; "Ed ora?", gli chiedo, "Si continua a vivere" mi risponde, tira un altro sputo e ce ne andiamo.

12 marzo 2013

Seriamente

Ma che problemi hanno quelli che soffiano e fanno "Meeeeeeooooow" ai gatti che incrociano per strada e poi ne ridono con gli amici?

05 marzo 2013

Una cosa che, credo, non ho mai fatto

Per una volta non posto una cosa mia ma vi metto un link ad un altro post, ad un post del Blog di Matteo Bordone. Lo leggo spesso e questa volta ho deciso di linkarlo perché condivido ciò che dice, in tutto e per tutto e allora, mi sono detto, perché cercare di trovare io le frasi adatte se lui ha già fatto molto meglio di me? E allora vi consiglio di leggerlo cliccando...

01 marzo 2013

Che sarà?


E niente, in questi giorni di silenzio la memoria mi sta regalando immagini e parole che calzano a pennello.

Aggiornamento: Mi sa che sono stato frainteso, quando parlavo di immagini mi riferivo al post precedente, non alle immagini di questo video che ho messo solo perché mi interessavano le PAROLE della canzone.

21 febbraio 2013

Nemmeno un post a settimana

Ero partito bene, a gennaio, praticamente tre post in tre giorni di seguito (ok, erano cazzate, ma quali non lo sono? (intendo dei miei (e vai con le parentesi))) ma mi sono arenato subito. Ma lo sapete che non lo so proprio dove vanno a finire le parole? Alcune mi si infilano tra i denti mentre li digrigno che hai voglia a mettere il bite, tra un paio di notti quello dà forfait, io lo so. Mi si infilano tra i denti, sono quelle che sibilano, biforcute e cattive, le parole dell'insonnia, quelle in cui ti odio (ma solo un poco), quelle che, tra dente e dente, si bloccano e cariano le frasi (ed i periodi... (ed i discorsi)), ci vorrebbe un filo interdentolessicale, di quelli che le prendono, quelle parole lì, e le trascinano via, come i batteri delle gengive. Tutte quelle parole lì sono parole nere ma sempre parole sarebbero. Poi inizia a filtrare la luce e digrigno un po' meno, i denti li uso per la colazione e lì stanno le parole che hanno ripreso sonno, quelle placide, stese sulle fette biscottate con la marmellata, sono parole ipotizzanti, la congettura di ciliegie. Le parole assonnate non mi vengono alla bocca, alle dita, s'addormentano prima lungo le pieghe del cervello. Ma dove vanno a finire le parole sveglie? Quelle che, finalmente, si formano, lettera dopo lettera, una volta che il cervello è uscito dal letto (circa mezz'ora dopo di me)? Vanno a finire nel tempo vero, nel tempo perso, nel tempo del lavoro e della mani, vanno a finire in rivoli spersi di mille pensieri, nei fatti del giorno, nelle pareti, sulla carta dei documenti. Le parole di UNA vita (mica di tutte) va a finire che tengono ferme, bloccate, le parole inventate, quelle cazzute, quelle sfrontate e quelle non riesco più a trovarle, dentro un tempo senza respiro, non riesco più ad afferrarle come piace a me, con i tempi giusti, le frasi ad effetto (qualunque effetto sia), i periodi, i racconti, le mille vite. No, in questo febbraio che va a finire, secondo mese di un anno che sembra arrivato ieri, io, nemmeno un post a settimana (ma magari mi ripiglio).

13 febbraio 2013

No, dico

Ma con tutti i cazzo di problemi che ci stanno uno ora deve stare a pensare al captcha?! Ma nel proprio blog non si dovrebbe poter fare come pare e piace?

25 gennaio 2013

Ritornare sui luoghi

Sono stato a Milano, sempre troppo poco, sempre troppe cose; il tempo prende accelerazioni improvvise a volte, come trovarsi con i freni rotti, in discesa. Il tempo ed i ricordi. Ero in metro e constatavo che è da tanto che non vivo più a Milano, non riesco più a stare in piedi senza reggermi. Lo so, è un pensiero stupido ma i pensieri grossi sono tondi, non lo sapete? I pensieri grossi sono tondi e quindi si formano degli interstizi tra i pensieri grossi e li dentro ci si infilano i pensieri piccoli; delle lenzuola rosse, una casa vuota, un frigo blu. Ci si infilano anche i pensieri sullo stare in piedi, mentre la metro va, senza reggersi. E' un bell'esercizio, sapete? Quello di mantenersi ritto nonostante i movimenti della metro, insegna un sacco della vita, sì, perchè anche in quella bisogna rimanere ritti. Mica ce la facevo più, a rimanere ritto senza mantenermi e poi ho pensato che anche il mio accento o, meglio, la mia cadenza, mi ricorda che è tanto che non vivo più a Milano, nella mia parlata si sente, marcato, il risopatateecozze, le orecchietteconlecimedirape, insomma si sente la baresità; nulla in contrario eh, a parte che le orecchiette con le cime di rape a me non piacciono ma sono atipico, lo sono sempre stato. Anche la cadenza muove attacco alla mio modo di vivere, mi ricorda i cambiamenti, quello che non c'è, che non è stato, a voi no? Poi, mentre vagavo per le strade che avevo imparato a memoria grazie ad una cartina regalatami e consumata fino all'inveromile, ho visto che non c'è più un bar dove, con un collega, per molte mattine siamo andati a prendere il caffè, giusto prima di cominciare a lavorare, potevamo esserci arrivati in metro, magari stando in piedi senza reggerci, oppure a piedi, approfittando di calde giornate di quasi estate. Pagavamo a turno e, ricordo, i turni ce li teneva la cassiera; ora non c'è più, il bar, spero la cassiera ci sia ancora, era giovane. Le cose cambiano anche se non stiamo lì a guardarle, alla fine, le cose cambiano e finiscono pure ed altre ne iniziano. Ho camminato strade nuove, visto angoli sconosciuti ed altre facce, ho rinfrescato la memoria, pronto per un nuovo giro, spero presto.

11 gennaio 2013

11 gennaio 1999

Te ne sei andato quattordici anni fa, d'inverno, come cantavi fosse meglio. La tua mancanza ha l'età di un ragazzino che comincia la scuola superiore, la stessa che avevo io quando t'ho scoperto grazie ad uno strano passaggio televisivo di Don Raffaè. Da lì è stata una vertigine, come una macchia d'olio buono che si allarga sulla tovaglia bianca sono andato a cercarmi quello che c'era prima, ho aspettato con ansia quello che ci sarebbe stato dopo. Ingenuamente pensavo che non ci sarebbe stata fine, no, non sarebbe mai arrivato il giorno in cui non ci sarebbe stato un dopo, che ci sarebbe stata sempre un'altra canzone a spiegarmi le cose ma non è andata così, come natura vuole, e mi tocca ripercorrere il tempo sulle tue parole, sulle strofe lunghe e quelle brevi e interpretare il mondo senza le tue istruzioni in musica ma, semplicemente, con tutto quello che ho accumulato.

10 gennaio 2013

I conti col passato...e col presente

Avevo detto che avrei fatto dei cambiamenti e sto continuando; da secoli non toccavo il (o la? Boh?) blogroll ed oggi era giunto il momento di farlo. Adesso è ripulita e, via via, cercherò di aggiungere i blog che seguo di più. Mi sono trattenuto fino ad oggi non solo per pigrizia, ve lo confesso, ma anche per sentimento. Molti dei blog che ho cancellato erano lì dall'inizio, da quando, più di sei anni fa, ho aperto questa finestra sul mondo e cancellarli, devo dire, è stato un po' triste. Certo, con alcuni di quei blogger sono diventato amico e dunque ho comunque un canale con cui contattarli ma gli altri? Ogni tanto mi chiedo che fine abbiano fatto, dove siano andate a finire le loro parole, se stiano bene, se stiano male. Ho cancellato i blog che ormai non esistono più, tra questi, almeno uno a cui ero molto legato. Ho cancellato i blog che, pur essendo ancora online, non erano aggiornati da più di un anno. Ho cancellato anche quei blog che sono stati sostituiti con altri e qui dovrò solo cambiare il link, in fondo è un male minore. Insomma, la verità è che, vi verrà da ridere, ho cancellato un pezzetto di me perché in quei blog c'erano anche le mie parole, i miei pensieri, i miei ricordi. Magari qualcuno di quei blogger tornerà, comunque altri se ne aggiungeranno. Un cambiamento ci volevo, si fanno tanti buoni propositi ma, alla fine, si cambiano le cose per sentirsi diversi...o uguali a tre anni fa.

09 gennaio 2013

Guarda l'uccellino

Ebbene sì, in alto a destra c'è il pulsante per seguirmi su Twitter, lo avevo detto che il 2013 avrebbe portato novità!

(Naturalmente adesso ho bisogno di qualche esperto che mi dica come si utilizza Twitter...)

07 gennaio 2013

2012

1) Margaret Mazzantini – Venuto al mondo
2) Giorgio Scerbanenco – Rose ruggine e altri racconti (5 racconti)
3) Gianni Farinetti – La verità del serpente (e-book)
4) Henrik Lange – 90 classici da leggere per chi ha fretta
5) Stieg Larsson – La regina dei castelli di carta (e-book)
6) Paolo Sorrentino – Hanno tutti ragione
7) Michael Connelly – L'uomo di paglia (e-book)
8) Massimo Pisa – Milano Cold Cases
9) Lars Kepler – L'ipnotista
10) Stefano Benni – L'ora più bella (racconto, e-book)
11) Giancarlo De Cataldo – Romanzo Criminale (e-book)
12) Francesco Guccini – Dizionario delle cose perdute (e-book)
13) Josh Bazell – A tuo rischio e pericolo
14) Donato Carrisi – Il tribunale delle anime (e-book)
15) Giuseppe Genna – Grande Madre Rossa
16) Diego De Silva – Non avevo capito niente (e-book)
17) Marco Presta – Un calcio in bocca fa miracoli (e-book)
18) Philip Roth – Il teatro di Sabbath (e-book)
19) Francesco Guccini – Non so che viso avesse

Questi sono i libri che ho letto nel 2012, molti meno dell'anno precedente ma il 2012 è stato un anno particolare, pieno di cose che cambiano, di pensieri, di emozioni, di presenze e di mancanze. Non sto nemmeno a fare i soliti bilanci, non ne ho nessuna voglia (come sempre d'altronde) credo che in questo 2013 farò delle modifiche al blog, magari alle mie stesse parole ma, tanto per chiarire a chi sta già esultando: non me ne vado.

31 dicembre 2012

Un anno

Un anno non è uguale all'altro così come i giorni di cui è composto e noi li viviamo, gli anni e i giorni, ognuno in maniera diversa e magari mentre ridiamo qualcuno piange e mentre amiamo c'è chi si ignora; come i dotti linfatici delle foglie che si ramificano sempre più sottili, in controluce, prendiamo una strada diversa ad ogni respiro, ad ogni battito di ciglia. Vi auguro una sorpresa ad ogni svolta ed un sorriso ad ogni scelta, vi auguro mille ripensamenti senza conseguenze e tutti i controsensi che desiderate. Vi auguro trecentosessantacinque albe leggere e tramonti rilassanti. Vi auguro di vivere le cose per ciò che sono senza che diventino fragili impalcature; che l'anno che arriva, diverso e uguale, vi regali voi stessi con tutto il contorno. Vi auguro tanti passi e tante soste, tanti cieli e tante facce. Vi auguro un anno che strabordi e tracimi, che cresca e si dipani. Vi auguro che siate ebbri e sobri, contemporaneamente. Vi auguro.

24 dicembre 2012

Gli auguri di quest'anno

Ho riso come uno scemo per tutto il video, fantastico! Chi ha detto che anche da serio sono scemo?! Eh?! CHI?? Hey, ma qualcuno senza braccio alzato non c'è? Mi conoscete tutti così bene?? Cazz, avrei dovuto lasciare un alone di mistero su di me ed invece...

Vi auguro un po' tutto quello che desiderate. Che poi, ci avete pensato? Se io auguro a due persone che si avveri quello che desiderano e poi le due cose sono in conflitto, come si fa? Io, per esempio, vi sto augurando tutto quello che desiderate ma, sicuramente, tra voi alcuni si augureranno il bene di altri, e metti che io, invece, a certe persone auguri una bella diarrea potentissima per le notti del 24, 25 e 26? No, perchè, pensateci, potrebbe anche essere, no? Cioè, voi magari siete affezionati a qualcuno che a me sfracella le palle; non sapete che, bene o male siamo tutti collegati? C'è chi dice che la teoria dei sei gradi di separazione ormai sia superata, grazie alla rete e ai social network i gradi sono meno e quindi potrebbe pure essere che l'entità testadicazzica lo sia per me e non per voi ed io vi auguro con il cuore che si avverino i vostri desideri e tra i vostri desideri, mettiamo, ci sta il bene dei sunnominati? Come la risolviamo? Vabbè, la risolviamo che, volendovi tanto bene, io vi auguro davvero, per questo Natale, tutto quello che desiderate, ma tutto tutto (a parte il mio male eh, che questo diventa un altro discorso lungo che, metti che, sì, mi leggete, ma vi sto sul cazzo pure io?(Oh, può succedere, no?(Oddìo, ancora la sindrome da parentesi))). Insomma, questo Natale siate felici, qualsiasi cosa vi scateni la felicità.

V'abbracci'attuttieh!!
Ah, sì, il video è opera di questo genio

21 dicembre 2012

Visto che tutti stanno dicendo qualcosa...

...dico qualcosa anche io:

"Quello che il bruco chiama fine del mondo il resto del mondo chiama farfalla"
(Lao Tse)

I cinesi sì che la sapevano lunga.

19 dicembre 2012

Indistinto signore

A lei, indistinto signore
che stamattina, alle prime ore
si apprestava a fumar sigaretta
denotando mancanza di fretta

A lei che con nonchalance
quasi fosse un passo di danse
ha aperto un nuovo pacchetto
contenente il fumabile oggetto

A lei che con fare preciso
senza il minimo cenno del viso
denotante un qualche intelletto
s'apprestava a fumare l'oggetto

A lei che non dubitando un momento
con in mano la carta d'argento
che alle sigarette fa da incarto
ha gettato per terra tal scarto

A lei, indistinto signore
che stamattina, alle prime ore
m'ha già fatto saltare i nervi
dico: c'ha più corna d'un branco di cervi!

10 dicembre 2012

La bocca brutta

E quando pensi di aver digerito, ti risale in bocca un brutto sapore, ti impasta le fauci, ti enfia le gote; ti fa soffiare sbuffi che appestano il naso, gorgogliare lo stomaco, risalire di acido. Ti chiedi quale delle cose che hai mangiato si sia fermata lì senza andare via davvero, aspettando il momento di tornare a galla, appesantirti la testa e distrarti il cervello; scorri il pranzo al contrario, dal caffè all'aperitivo, ti studi le portate ingrediente per ingrediente, tra uno sbuffo e l'altro. Proprio non ci credi che risalga quest'aria mischiata con non si sa cosa, una vecchia pietanza che credevi passata, ormai ricordo addirittura del fegato; eppure risale peggio di come è entrata, magari avariata già dalla partenza, lasciandoti la bocca brutta, cerchi una mentina, un digestivo, una limonata, qualcosa che sciacqui via il sapore, che fermi quella risalita.

01 dicembre 2012

La casa

Oltre ai ricordi che ho in testa ho solo un paio di foto scattate nel momento sbagliato, con il letto ormai tornato divano e scatole e bagagli ad occupare lo spazio. Ero già un ritornante in quel momento e traspare da quel pieno così provvisorio, da quello sfondo impersonale nelle foto. Non ho foto della casa quando ne facevo parte ma, ironicamente, ne ho di quando me ne stavo staccando. So perchè le ho scattate, me lo ricordo perfettamente, volevo avere un'immagine da far vedere, almeno una; un'immagine da cui si capisse poco quello che erano state quelle mura, quello spazio; un'immagine in cui fosse quello che, alla fine, era: un monolocale. Nient'altro. Senza la vita che ci avevo messo dentro, senza la mia voce, senza le mie cose sparse in giro, senza gli odori, i profumi; senza il tempo, lungo o breve, dipende dai punti di vista, in cui l'ho vissuta; solo una casa, via Biancardi 6, quinto piano. L'ho scattata perché così, ogni volta che l'avessi guardata sarebbe stata diversa dai miei ricordi, diversa da quella prima volta in cui l'avevo vista, alla fine di agosto del 2008, e ancora non sapevo che mi era piaciuta, non sapevo ancora che sarei stato lì. Era buia, e vuota da tanto, non aveva odore, me la mostrava, in fretta, un collaboratore di un'agenzia immobiliare che, alla fine, nemmeno avrei visto, mandato da un'agente che, alla fine, avrei sentito solo al telefono. Ogni volta che avrei guardato la foto, la casa sarebbe stata diversa da quel 5 ottobre in cui ci misi piede per restarci, già più personale, più mia, senza che, di mio, ci avessi ancora messo nulla. Non c'è niente da fare, raramente ti accorgi del sapore della vita mentre è in movimento; allora era solo una casa, un luogo che avevo scelto quasi con una monetina, un vuoto, piccolo, da riempire con troppa roba. Mi stupisco ancora adesso di quanta vita ci entri, in un monolocale. Diversa, mi doveva apparire, da quella volta in cui non riuscivo più a rientrarci perché ci fu un problema alla serratura; la foto doveva solo servire da spunto, l'ho scattata apposta così, come un foglio bianco, perché fosse diversa da come mi sembrò quella volta che avevo bevuto troppo, da quella volta in cui avevo riso tanto, e da quella in cui scappai via per tornare qualche ora a casa, come se quella, in quel momento, non lo fosse anche lei, la mia casa; vallo a capire, allora, per quanto ne avessi sentore, vallo a credere che quella stanza tutto fare con un bagno attiguo, era casa mia e tale è rimasta anche se non ci sto più, anche se il contratto d'affitto è risolto ed il tempo ha continuato a scorrere come sempre fa, ma cuore e corpo, spesso, hanno orologi diversi e quella nelle foto anonime è ancora casa mia e tale rimarrà anche se ormai sono tre anni che mi sono chiuso la sua porta alle spalle.

24 novembre 2012

Un po'(st) di distensione



Un po' di distensione ci vuole, troppa rabbia, troppo astio, troppo nervoso...
E poi questa è una gran canzone, ne sono sempre più convinto!

21 novembre 2012

Trooooppo coglione

(avere) Ideali alti non significano (essere) gente elevata.

(spero, con questo post, di terminare la Trilogia della rabbia di Baol e tornare a scrivere qualche racconto.

16 novembre 2012

Le pezze al culo

Seduto guardo la storia, a volte, o almeno credo sia quella, quell'insieme di immagini che mi passano davanti, spesso troppo veloci e non trovo la ragione da nessuna parte ma proprio da nessuna, eppure la cerco con la lente di ingrandimento, tanto per essere sicuro. Ascolto attentamente e non trovo ragione nell'astio, mi dispiace, non trovo ragione nel livore e se c'è uno che ne capisce di livore, quello sono io e mi fate ridere, imbambolati alle parole di un nuovo messia, chiunque sia, che ci illude che farà questo e quello, ma crescete! Cresciamo, per una volta almeno, anche una sola sarebbe già una conquista. Preferisco la musica, quella dove non capisco le parole, non mi va proprio di capire, lo capite? Proprio perché pensate di aver capito, tutto, preferisco non capire e starmene qui ad orecchie spiegate alle note. Preferisco un porno, guardate, alle cazzate, a tutte le cazzate, quelle scritte, quelle parlate; quelle gridate e sussurrate, meglio degli ansimi assestati bene. Preferisco un panino da McDonald credetemi, ché meglio scempiarmi il fegato dei coglioni ché all'estremo non c'è ragione e non lo capiamo proprio, non lo vogliamo capire. Come palloncini attaccati al rubinetto, ci gonfiamo, tutti incazzati, alla fin fine, con le palle vorticose, gelosi di quello che pensiamo, orgogliosi di quello che ci fanno pensare gli altri. Preferisco cambiare canale, guardami il Boss delle torte, le cucine da incubo i masterchef di tutto il mondo perché mi sono rotto e non c'ho il millechiodi, l'ho finito all'ultima lettura, fracassato in anima e corpo e rimontato. Seduto mi metto a ridere ché non c'è rigo che leggo in giro che non  mi vuole dire che sbaglio, che ne sa più di me, che c'hanno ragione loro; sono seduto, dalla parte del torto, naturalmente, causa posti occupati dall'altra parte.

09 novembre 2012

Malessereumano

Qualche giorno fa mi sono interrogato sulla natura dell'essere umano, probabilmente aver terminato un libro di Roth mi ha un po' predisposto a questa cosa ma, tant'è, mi è venuto in mente che l'essere umano è l'esatta rappresentazione della relatività, che può essere tranquillamente spiegata con una battuta che ho letto tempo fa su un libro: "La lunghezza di un minuto dipende dal lato della porta del bagno da cui ci si trova". Per quanto ci sforziamo di essere oggettivi non ce la faremo mai ad esserlo totalmente; ci viene naturale avere la lancetta del nostro credere orientata nel verso a noi più consono. Tanto per fare un esempio, se c'è qualcosa in cui crediamo, che ci è affine, siamo propensi a credere anche alla singola voce fuori dal coro e non alle mille che la smentiscono, di solito, in quel caso, le mille voci sono "una lobby", "una congiura", "una comunità chiusa", siamo propensi a credere alla più classica delle "voci da bar" senza nemmeno andare a constatare se la cosa è vera o falsa; ci sforziamo, studiamo, ci informiamo ma, dentro, saremo sempre più propensi verso le nostre convinzioni che verso quelle contrarie, non c'è nulla di male, è nell'essere umano, è naturale. La differenza, al massimo, sta nella gradazione; per fortuna non siamo tutti uguali, fa parte della bellezza della vita, la varietà, e questa varietà differenzia chi si pone dei dubbi e chi invece accetta le cose come verità apodittiche. A me 'sta cosa, tutto sommato, non mi dispiace; certo, preferirei che si analizzasse un po' di più quello che abbiamo di fronte ma capisco quando non ci riusciamo, se lo scrivo è perchè tante volte mi sono accusato, ex post, di non obiettività e discernimento. Fatto sta che, secondo me, la civiltà di un discussione è direttamente proporzionale alla voglia che ha l'interlocutore di convenire con noi qualcosa e inversamente proporzionale a quanto sentiamo nostro l'argomento della discussione; praticamente un'equazione. Vale anche per le persone eh, anzi, soprattutto per le persone; se una affermazione proviene da qualcuno con cui ci sentiamo affini, per cui proviamo simpatia, che sappiamo la pensa come noi, che ammiriamo, siamo più propensi ad accettarla, se non proprio a condividerla, ci viene quasi inconsciamente un moto di affinità. Mettiamo che una persona che sta ai nostri antipodi, un soggetto che ci sta antipatico, affermi: "Io sono il migliore e quelli che non lo hanno capito sbagliano", la prima cosa che pensiamo, forse l'unica, è: "Che persona presuntuosa". Se a fare una affermazione che abbia, bene o male, lo stesso senso della precedente viene fatta da una persona a noi affine, un sodale, qualcuno che, per un qualsiasi motivo, stimiamo, allora saremo meno categorici, ci penseremo su, magari saremo anche d'accordo e se qualcuno ci farà notare che, forse, in tale affermazione c'è un po' di presunzione magari risponderemo "E' una persona limpida, non è un ipocrita, dice le cose in cui crede"; quasi automaticamente saremo portati a giustificare la cosa sottolineando come non abbia un altro difetto, anche se sappiamo che presunzione e ipocrisia non sono comportamenti in antitesi. Vale per le affermazioni come per i comportamenti e come tutte le cose che riguardano l'essere umano, come ho detto prima, va anche in gradazioni, varia da persona a persona (e meno male), ci sono gli estremi che portano l'apprezzamento ai livelli della piaggeria e ci sono, la maggioranza, quelli che cercano l'oggettività ma, per la stessa natura umana, sono portati a preferire la parte verso cui pende la propria bilancia. Non credo che ci sia nulla di male in tutto ciò, semplicemente, magari, saperlo mi può aiutare nel tentativo, a volte da parte mia poco riuscito, di essere un po' meno partigiano; a pensare qualche attimo in più prima di dire "Ha torto" o "Ha ragione", "Ha fatto bene" o "Ha fatto male", ad applaudire qualcuno o a fischiarlo.

02 novembre 2012

Cinquecento




Mi piaceva un sacco questo spot, soprattutto la canzone, la voce di Finardi era una specie di calmante e ricordo che mi fermavo sempre a guardarla quando passava in tv. Lo spot era per l'uscita della "nuova" 500, era il 1991, almeno così dice Wikipedia, ed io avevo quindici anni, almeno così dice la mia carta d'identità. Non me la ricordo un'età tanto tanto facile, praticamente non è cambiato niente, però mi ricordo questa macchinetta che, a detta loro, doveva riportare in auge quella meraviglia che era stata la Fiat 500 originale, certo, quella era sinuosa e sensuale e questa sembrava una scatola di sardine ma, non so, a me piaceva. Mi piaceva vederla curvare per le "cinquecento strade che portan verso il mare", le immagini e la voce facevano il loro dovere, dovrei ringraziare di aver avuto solo quindici anni e quindi di non pensare nemmeno ad una macchina per me, altrimenti avrei tranquillamente potuto essere una sardina nella scatoletta. Ricordo che ascoltavo le parole e me le ripetevo in testa, le canticchiavo; chi, a quindici anni non ha almeno cinquecento sogni? Con i sogni che avevo io ci sarebbe stata bene anche la riedizione della 1100, tanto per dire. A pensarci adesso, "cinquecento albe a veder nascere il sole", sono un anno, quattro mesi e quindici giorni, quasi un anno e mezzo a svegliarsi prima delle sei, praticamente ci auguravano, già da allora, di diventare operai del primo turno, magari in Fiat. Io di albe coi controcazzi, quelle che ti si scolpiscono dentro a caldo, sì e no se ne ricordo quattro o cinque, qualche festa con amici e un paio di cieli che si colorano dentro inverni milanesi ma niente di più. Magari di albe ce ne saranno altre, chissà, ma intanto dal 1991 ad oggi sono passati ventun'anni, mi sa che devo farmi venire l'insonnia se voglio andare in pari. A quindici anni però va bene tutto, per sognare, magari la compagna di classe carina che t'ammollerà un due di picche da antologia oppure un concerto a cui non ti sarà permesso di andare, avoghj, ce ne stanno di cose da sognare, compresa l'alba.

Ah, sì, questo è il mio cinquecentesimo spot

22 ottobre 2012

Un Martini please...non Carlo Maria però

Spalanco con un calcio la porta del mio cervello e mando a fanculo il SuperIo, stava già cominciando a menarmela sulle aspettative, mi stravacco con l'Es e comincio a grufolare beato immaginandomi il chissàcosa. Da qualche parte ringhia la Rabbia alla catena del quieto vivere, c'ha ragione ad incazzarsi ché l'ennesimo "non puoi fare a meno di...", sinceramente, sfracassa un po' i coglioni. Me la vedo, l'Invidia, che va a menare l'incazzatura con i suoi deliri metafisici sull'essere ed il non essere, poi si lamenta che mando a fanculo lei e pure Amleto che, poverino, alla fine non m'ha fatto niente. L'Es mi propone due o tre immagini che sto lì lì per collassare quando il Buonsenso mi dice che non va. Come se non lo so che ci stanno un sacco di cose che vanno a cazzo, nel mondo ma quelle due o tre immagini non erano mica male per non pensarci, mi sa che erano i ricordi di qualcuna importante. Ecco che s'è staccata la rabbia e a mandato a gambe all'aria Invidia, SuperIo e pure Buonsenso ed adesso sbava in giro il suo livore su questi e quelli che, francamente, sono meno dell'unghia di un decimo di 'sto cazzo e non ci stanno nemmeno in uno stadio da quanto son gonfiati, guardati da folle gongolanti per non so cosa, uno sberleffo trito e ritrito su cose di cui, fortunatamente, non hanno mai saputo un cazzo ma questo non gli ha mai impedito non solo di professare ma pure di interrogare gli altri. Mentre Rabbia sta sfanculando almeno tre dimensioni di esistenza, SuperIo s'alza incazzato pure lui e mi viene a prendere per la giacca proprio mentre Es mi sta giusto raccontando di alcune rotondità. Alla fin fine, da che mondo e mondo, m'alzo di malavoglia dal mio stravaccamento e vado a prendere per un orecchio Rabbia dando, lungo la strada, un calcio in culo ad Invidia; lo riporto alla catena del quieto vivere, gli do da mangiare un po' del godimento delle teste di cazzo sparite, ché lo so che si calma sempre e, rimettendo a posto la porta me ne esco un po' fuori, all'aria.

Mi sa che sto lavorando troppo (o troppo poco)

17 ottobre 2012

Non vorrei mai diventare...

...uno di quelli che, mentre guida, discute con il passeggero e muove le mani come se cacciasse le mosche, con un occhio alla strada ed un occhio all'interlocutore come se fosse un camaleonte con la vista stereoscopica. Uno di quelli che procede lento ed ogni tanto indica in direzione di qualcosa con il dito indice rigido come uno stecco oppure, peggio, fa ondeggiare in su e in giù la mano destra tenendo fisso il polso e mettendo attaccati il polpastrello del pollice con quello dell'indice, che prima usava per indicare, e le altre tre dita aperte. Uno di quelli che cerca l'approvazione della persona seduta accanto che annuisce ma dentro è preoccupata del buon esito del percorso come se si aspettasse, da un momento all'altro, lo spuntare di un qualche animale ignaro, dal ciglio della strada e, per questo, tiene, rigido, il braccio destro sullo sportello. Uno di quelli che, approfittando del semaforo rosso, aumenta l'energia della perorazione della causa sconosciuta, spesso anche a se stesso, unendo le mani in una giaculatoria poco religiosa e guarda, senza guardare, davanti a se, fino a quando uno squillo di trombe alle sue spalle non lo avvisa che il semaforo gli sta chiedendo, per favore, di ripartire. Uno di quelli che tira fuori dal cilindro gli argomenti più disparati fino al parcheggio o, alternativamente, allo sfinimento del passeggero che tenta di lanciarsi fuori dall'auto in corsa. No. Mai.

08 ottobre 2012

Verità, lasco, mentire

Il post dalle tre parole di 24 Fotogrammi

Lo sguardo del Maestro

Il monastero si intravede a malapena, nella bruma, appare etereo a strapiombo sulla vallata, quasi sospeso. Un’ombra ingobbita si avvicina lentamente, strascinando il passo, al portone antico come le montagne, è un uomo intabarrato in una gabbana nera, le nuvole di fiato che il freddo condensa immediatamente sottolineano un affanno, un debito d’ossigeno che la postura non fa che confermare. Appoggia una mano ossuta ad un vecchio battente d’ottone e, con uno sforzo che lo piega sulle ginocchia, lo lascia cadere due volte sul legno, rompendo il silenzio della valle. Il portone, leggero, senza un cigolio, si apre su un lungo corridoio illuminato solo da fiaccole, su entrambi i lati. L’uomo lo percorre, attento a non cadere al peso della stanchezza, con passo malfermo, lasco nelle giunture che, sicuramente, dolgono nel profondo. Al termine del corridoio si apre una grande stanza al centro della quale c’è un altare rialzato, alla fine di una scala e, in cima un anziano in tunica. Medita nella posizione del loto, sembra circonfuso di luce e levita ad una ventina di centimetri come fosse una cosa naturale. L’uomo si inginocchia, quasi crollando, ai piedi della scala e scopre il suo volto, scavato e dolorante, non ha fiato e non ha voce e stringe con forza quasi rabbiosa le dita sulle ginocchia, a cercare forze ormai del tutto fuggite. Con fatica comincia a parlare: “Antico Maestro, con il cuore pieno di gioia e timore mi appresto a voi, grato di essere stato accolto al vostro cospetto. Ho attraversato deserti e montagne per essere qui, meravigliandomi di aver trovato, nel mio corpo decadente, la forza per affrontare tutti i pericoli che il lungo percorso mi ha riservato. Sono partito mesi fa, dal centro di un mondo che si crede civile, perché stanco delle ingiurie del tempo ma, soprattutto, di quelle dell’uomo; stanco della finta pietà e del godimento di un dolore, il mio, che mai mi abbandona. Stanco della falsità del popolo che mi blandisce ed avvelena, stanco della ricerca di una verità, di una epifania, che non arriva. Le chiedo, dunque, Antico Maestro, con tutta l’umiltà dovuta al vostro cospetto, di poter avere l’onore di essere accolto fra i vostri discepoli, così da poter imparare la sospensione del dolore e la conquista della pace”. Il silenzio si può quasi toccare fino a quando, come un respiro, giunge la risposta dell’anziano in meditazione: “No, prendi ristoro per le tue membra stanche e domattina lascia questo luogo”. L’uomo sgrana i suoi occhi neri, un’ombra dura li attraversa, “Perché Antico Maestro?”, “Perché non sei puro”; un moto di rabbia contrae la maschera dell’uomo, “Mai avrei pensato che anche voi vi fermaste all’apparenza di un corpo finito”, “Stolto, guardami”, l’anziano Maestro schiude le palpebre e mostra uno sguardo vuoto, due pupille bianche come la neve delle cime, “Io non posso vedere il tuo corpo finito, però posso guardare il tuo spirito ferito ancor più delle membra. Smetti di raccontarti una bugia, smetti di mentirti sul mondo; hai lasciato che gli sguardi che avevi intorno ti entrassero dentro, diventassero il tuo, fino a marcire; non è il corpo a decadere, è la tua anima ad essere putrefatta”. Finito di parlare, il vecchio Maestro richiude gli occhi ed il silenzio ritorna tutto intorno, su di lui e sull’uomo, in lacrime, ai piedi della scala.

Sono passati quasi tre anni da allora ma ho promesso che li avrei scritti tutti, i racconti, e fino alla fine manterrò questa promessa. Prima di questo ce ne sono altri 25

02 ottobre 2012

L'ultimo boccale



 L'ultimo boccale di birra è il mio. Sempre.
Quando l'ultimo cliente se n'è andato, con le sue gambe o con quelle di un altro.
Quando ho tirato su l'ultima sedia e spazzato l'ultima nocciolina.
Quando ho asciugato l'ultima goccia di un qualsiasi liquido caduto e Diotipregofachesiaacqua perché il nettare non si spreca.
Quando ho lavato l'ultimo bicchiere.
Quando ho contato l'ultimo coccio frantumato.
Quando ho chiuso la cassa e i conti.
Quando ho spento tutti i fornelli e controllato il forno.
Quando ho messo il lucchetto al frigo e alla dispensa.
Quando ho letto tutti i messaggi graffiati sui tavoli, i luiamalei, i leiamalui, i luiamalui e i leiamalei perché qui ci possono venire tutti, le squadre di calcio, le stramaledizioni e le benedizioni, i noisiamoqui.
Quando ho sorriso sull'ultimo tovagliolo di carta con il numero di telefono scritto con il rossetto e i cosatifarei.
Quando ho spento l'ultima luce e lasciato solo il bancone illuminato.
Quando ho pulito l'ultimo sgabello.
Metto su l'ulltimo pezzo allo stereo, prendo il boccale grosso e lo riempio di birra, fino all'orlo, schiuma permettendo, mi siedo con le spalle all'entrata. E bevo.
Sorseggio la birra fredda, mi asciugo le labbra e lascio il boccale lì perché è il primo boccale del mattino che devo lavare.
E' l'ultimo boccale di birra che viene svuotato ed è il mio. Sempre.