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03 gennaio 2015

Nel 2014...

1) Diego De Silva – Mancarsi
2) Jo Nesbo – il leopardo (ebook) trad. Eva Kampmann
3) Claudia Delillo – Dire fare baciare
4) Christian Raimo – Latte (ebook)
5) Stefano Benni – Pantera
6) Jo Nesbo – lo spettro (ebook) trad. Eva Kampmann
7) Friedrich Durrenmatt – Racconti trad. Umberto Gandini
8) Diego De Silva – Sono contrario alle emozioni
9) Fabio Deotto – Condominio R39
10) Marco Presta – Il piantagrane
11) Giogio Scerbanenco – Europa molto amore (ebook)
12) AA.VV. – Giochi criminali
13) Jo Nesbo – Il pipistrello (ebook) trad. Eva Kampmann
14) Karin Slaughter – Tre giorni per morire (ebook) trad. Tommaso Tocci
15) AA.VV. – Vacanze in giallo
16) Paolo Sorrentino – Tony Pagoda e i suoi amici
17) John Niven – A volte ritorno (ebook) trad. Marco Rossari
18) Gianrico Carofiglio – Una mutevole verità
19) Tom Rob Smith – Bambino 44 trad. Annalisa Garavaglia
20) Gianrico Carofiglio – Il silenzio dell'onda
21) Sebastian Fitzek – La terapia (ebook) trad. Claudia Crivellaro
22) Francesco Piccolo – Momenti di trascurabile felicità
23) Lars Kepler – L'esecutore trad. Alessandro Bassini, Monica Corbetta, Barbara Fagnoni
24) Riccardo Dal Ferro – I pianeti impossibili
25) Alessandro Robecchi – Questa non è una canzone d'amore
26) Edgar Wallace – Il segreto del passato trad. Noemi Fargion
27) George Saunders – Dieci dicembre trad. Cristiana Mennella
28) Tommy Dibari & Fabio Di Credico – La cambusa storia d'amore di altre malattie

Come consuetudine vuole il primo post dell'anno nuovo porta l'elenco dei libri letti l'anno scorso; novità di questo nuovo anno è l'aggiunta del traduttore perché, come dice l'amica Silvia, fanno un grosso lavoro ed è giusto vengano elogiati. Devo dire che mi compiaccio, nove libri in più che nel 2013. Tutti buoni, direi, ottimi anzi; fra tutti consiglio De Silva e Robecchi (di Benni non dico nulla, lo sapete che sono troppo di parte). Quanto al resto, sul 2014 non ho molto da aggiungere a quello che i 90 post già dicono, lo so che spesso sono da interpretare ma mi conforta essere abbastanza sicuro che chi mi conosce mi sa interpretare e chi deve capire, alla fine, capisce.
Detto questo, proprio perché avete insistito tanto vi regalo un'altra foto del viaggio in America.

28 dicembre 2014

Per la stessa ragione del viaggio...viaggiare

Sono sicuro che molti di voi diranno "finalmente!", ci ho messo quattro mesi a processare tutte le foto che ho scattato nel viaggio negli Stati Uniti, milleeduecento foto da cui ho tirato fuori anche più di cinquanta panoramiche; quattro mesi ma, alla fine, le ho finite, sono pronte, poi mi sono detto che forse mettere tante foto avrebbe fatto tanto "diapositive delle vacanze", quelle cose per cui gli amici ti tolgono l'amicizia, fingono di non conoscerti, cominciano a parlare in sanscrito ed allora ho deciso di metterne solo una, di foto ma che in realtà il viaggio lo rappresenta in pieno, totalmente. Ma prima parliamone, no? Era la fine di luglio e dopo tre voli e ventiquattro ore nel corpo ma non sull'orologio ecco Los Angeles, tappa di partenza, non vista, solo lievemente annusata. Il giorno successivo si cerca il bus che, nei sei giorni successivi ci farà attraversare l'Ovest americano, su asfalto; si trova il bus e una compagnia che si rivelerà ottima e si parte, 620 km di tappa di trasferimento, in mezzo a due deserti, fino ad arrivare in un posto chiamato Scottdale, in Arizona, dentro un caldo secco da circa 50° alle sette di sera, praticamente un phon perennemente acceso sulla faccia. Il giorno dopo è ancora roccia e cactus dalle braccia ampie fino ad arrivare al Gran Canyon, una lunga frattura scavata da acqua e vento, una rappresentazione della pazienza della natura. Mentre eravamo lì ci hanno raggiunto pioggia e vento fino a portarci, a cena, sulla Route 66, con 12 gradi. Vi tralascio le mie colazioni americane, buone per alimentare uno staterello centr'africano e continuiamo fino ad arrivare in mezzo alla magnificenza, alla vastità, alla Monument Valley; potrei dire che è solo roccia rossa e polvere ma non sarei onesto, vi mentirei, ci ho lasciato un bel po' di occhi lì e descriverlo non renderebbe che un centesimo di quello che è. Come non rende parlare di Lake Powell, luogo di villeggiatura per americani, lago creato da una diga dentro un canyon enorme, vicino al paese con il maggior numero di chiese di religioni diverse che io abbia mai visto: cercano Dio come minatori belgi e forse lo hanno sotto gli occhi e non lo sanno. Dall'immensità alla ristrettezza, siamo passati attraverso un lungo cammino sottoterra in cui il vento ha disegnato dei Mirò naturali e ne siamo usciti, immersi nel caldo. Forse ci saremo mossi in un modo particolare, in circolo o ballando; o sarà stato perché eravamo in terra indiana ma fatto sta che abbiamo chiamato la pioggia che ci ha accompagnato per un bel tratto tra le montagne, tra paesini con lo stadio del rodeo, con il canestro da basket sul garage, con le sedie a straio sul patio. Ma l'America è grande, talmente grande da riproporci un deserto, quello del Nevada e al centro di quel deserto il più grande luna park per adulti mai visto: Las Vegas, la città degli eccessi e delle luce, la città del kitch per eccellenza. Ho giocato al tavolo del blackjack, ho vinto, al tavolo del blackjack, mi sono divertito, al tavolo del blackjack e poi, il giorno dopo, siamo andati via, abbiamo preso un aereo pieno di statunitensi e siamo arrivati a San Francisco. Meriterebbe un capitolo a parte, San Francisco, e forse lo avrà, chissà; una città bellissima, metropoli che sa di esserlo ma non te lo fa pesare; sarà che mi sono sentito a casa incontrando due blogger, due amiche, Simona e Silvia, che ci hanno spiegato in due modi diversi San Francisco facendola capire molto meglio; facendola amare un po' di più, se già quello che avevamo visto non fosse bastato. Pesante è stato ripartire per tornare in Italia, dove abbiamo trovato, ad attenderci, uno sciopero. Ora, direte voi, "E la foto???", un attimo, un attimo, adesso arriva; dicevo che ho deciso di sceglierne una, una che rappresentasse il viaggio, ed ho scelto questo:
Adesso, però, andiamo a chiudere, il 2014 si sta per concludere, negli anni scorsi l'ho chiuso felice, l'ho chiuso triste, l'ho chiuso incazzato; ho augurato cose buone, cose brutte, cose pessime e cose meravigliose, parti di me lo fanno ancora adesso, augurano, stramaledico, amano e odiano ma l'anno lo voglio chiudere e basta, senza buoni o cattivi propositi, senza saluti speciali ma solo con la convinzione precisa che il tempo è tempo, magari a volte sembra, a posteriori, essere passato in un attimo ma non è così, è fatto di ogni fottuto secondo e questo sarà sempre. Chiudo il 2014 con questo post anche perché questo è il mio post numero settecento, il seicentesimo era stato un bellissimo regalo che mi hanno fatto e in cento post, incredibilmente, sono cambiate un sacco di cose e un sacco di altre, per quanto mi riguarda, sono rimaste uguali. Non lo so cosa ci sarà su questo blog nel 2015, l'ho scritto prima, niente buoni o cattivi propositi; so che sarò sempre quello che sono, nel bene e nel male, e questo è assolutamente il mio pregio migliore.
Tanti auguri a tutti, vi voglio bene (chi più chi meno ma mi permetterete classifiche personali).

26 novembre 2014

Esercizio n. 4

Un interno

La stanza è piccola, il pavimento è fatto di assi di legno consumate dall’usura e le pareti, di un celeste chiaro, ospitano diversi quadri, tra cui un paesaggio e due ritratti. Un letto singolo prende tutto lo spazio della parete alla destra della porta, è in legno, con testiera e pediera ed ha su una coperta rossa. All’angolo opposto, alla sinistra del letto, un tavolino con su un catino ed una brocca azzurra fa da toeletta, alle sue spalle, appeso accanto alla finestra, uno specchio e, sulla parete a sinistra, quasi addossato, un chiodo regge un telo per asciugarsi. Alle spalle del letto, che è quasi attaccato al muro, una stretta asse con dei chiodi fa da appendiabiti. A fare da comodino una sedia di paglia e un’altra fa da seduta, un po’ discostata dal tavolino.

Un esterno

Un bosco immerso nelle tenebre, sulla riva di un placido lago dalle acque scure; è sormontato da un cielo luminoso puntellato di candide nubi bianche creando un’innaturale frattura tra luce e buio. Giusto davanti al lago una grande casa di tre piani; un solitario lampione ne illumina il davanti ma la sua luce non va oltre il piano terra e solo due spicchi del primo piano; sembra quasi che una tettoia, giusto sopra il lampione, crei un cono di buio. A sinistra del lampione un albero che supera, in altezza, tutti gli altri del bosco; l’albero, con le sue fronde, copre tutto il secondo piano. Alle sue spalle, immerse nell’oscurità, due finestre aperte da cui proviene una debole luce lasciano intuire la presenza di un’altra ala della casa.

02 novembre 2014

Momenti

Erano forse questo? Quelle dilatazioni e accelerazioni di tempo, quelle vibrazioni, quell'osmosi tra dentro e fuori, tra corpo e anima? No, non c'era, c'è e mai ci sarà nulla di trascurabile in tutto ciò.

18 agosto 2014

Sospesa...

Il problema del tempo è che anche quando ne hai lui tende a sfuggire, tende a fare come gli spiccioli quando cadono di tasca, rotola sotto i mobili; vola via dalle fessure, come la sabbia. Il tempo, anche quando si dilata, si estende, non basta mai perché quello che dovresti spendere lo sperperi in pensieri che si disperdono in mille rivoli pur essendo sempre il solito fiume. Ho promesso parole da giorni, da mesi, e sono tutte qui, impilate e sovrapposte sopra le mensole della mia testa, come in una polverosa e antica libreria che non vende libri, ma li accumula. Ho mille inizi su mille fogli di carta e nessun senso compiuto; cento bandoli di altrettante matasse e, come un pendolo, oscillo tra tutti i sentimenti senza, per fortuna, stabilizzarmi mai.

La foto l'ho scattata io, con il cellulare, giusto qualche sera fa, a Polignano. Vi racconterò del viaggio, giuro, vi racconterò. Come vi racconterò tante altre cose, prima o poi...

11 agosto 2014

Fuori

Fuori, sì viviamo fuori
ma fuori davvero
ci fa paura di andare
fuori dagli uomini
fuori dal cielo
fuori non riesco neanche
a immaginarlo vero...


Scusate, ho ancora gli occhi pieni di luce e la bocca piena di sabbia, la testa piena di parola e il cuore pieno di mancanze. Appena saprò come farlo cercherò di raccontarvi...

09 maggio 2013

Avrei voluto

Davvero, avrei voluto rispondere alle domande anche oggi ma sono andato a Napoli a mangiarmi questa cosa qui sotto...



So che mi perdonerete...

10 settembre 2012

Hope



"La speranza è una specie di scarlattina infantile che ci portiamo dietro tutta la vita"
Gesualdo Bufalino