Contro le parole ed il tempo,
i desideri e la logica.
Contro i pensieri e le angosce,
le intuizioni e il dolore.
Contro me stesso,
soprattutto contro me stesso...
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09 settembre 2014
08 marzo 2014
Le donne
Oggi è l'8 marzo, la "festa della donna"...certo, in realtà dovrebbe, più che altro, essere una commemorazione di una strage ma, si sa, a volte tutto fa brodo. Ci sono donne che gli auguri, oggi, li vogliono, ci sono quelle che "assolutamente no" (intendo gli auguri, non altro), ci sono anche quelle "la donna si festeggia tutti i giorni". Io, di donne, in questo blog ne ho parlato spesso, ho scritto di donne, creato donne o solo raccontato donne; non sono per la diversità di genere, sono per l'uguaglianza sostanziale, il riconoscimento di pregi e difetti che ci sono in uomini e donne e poi, soprattutto, guardo alla persona, esistono uomini perbene come esistono delle immonde merde, esistono donne meravigliose e stronze immani, non dovreste fermarvi ad una categorizzazione, dovreste guardarle, le persone, conoscerle. Detto questo, ieri pensavo ad oggi (io guardo sempre al futuro) e mi sono ricordato un post di tanto tanto tempo fa, del 24 giugno del 2008, che scrissi in collaborazione con il mitico Digitoergosum (i lettori più anziani si ricorderanno sicuramente di lui), sono andato a rileggermelo e mi sono accorto di quanto sentissi ancora mie sia le parole che scrisse lui, sia quelle che scrissi io, in alcuni passaggi erano una specie di predizione; per questo motivo oggi, per festeggiare la donna, le ripropongo, magari chi le ha già lette avrà piacere di rileggerle e chi se le è perse le leggerà ora. Non me ne vogliano i lettori maschi se do un abbraccio forte alle mie lettrici e non me ne vogliano loro se, nella mia testa, ne scelgo una in particolare.
La parte scritta da Digito:
Certe donne sono il primo pensiero di ogni giorno, anche se poi è un giorno fottuto.
Che quando le cose vanno male le chiamiamo per nome e le amiamo per come sono. Loro, non noi.
Che, quando arriva la sera, è sempre meno male che arriva la sera.
Certe donne, ad abbracciarle, ci si sente rinati. Con quel profumo naturale che scende dal collo.
Lo stesso profumo che poi ci perseguita, quando non sono con noi e ci fa impazzire quando non sono più
con noi.
Certe donne, per motivi che a noi sfuggono sempre, accettano in modo silenzioso e spontaGneo di fare un pezzo di strada con noi. Eppoi, quando se ne vanno, per noi niente è più come prima.
Certe donne, a guardarle bene, le sposeresti al primo bacio e al primo abbraccio. Poi, quando ci fai all'amore, preghi ogni santo che non ti faccia cambiare mai.
Che quando poi l'abitudine viene c'è qualcosa che sviene ma, quando poi siete lontane, non ci fate dormire più.
La parte scritta da me:
Così mi disse l’amico mio
Ed io ribattei a mia volta:
“Le donne sono sogni
che si sognano più di una volta;
sono profumi che torneranno
alle narici, alla memoria
lasciandoci ancora storditi
come all’inizio di ogni storia.
Le donne sono grammatica,
punteggiatura del nostro romanzo,
sorriso intrigante di una cena
risata squillante dell’ora di pranzo.
Le donne sono un rifugio
dove non c’è sofferenza e paura,
fatto di abbracci e carezze gentili
dove scordiamo qualunque sventura;
spesso sono anche dolore
unghie sull’anima lacerata
parole taglienti sui nostri sogni,
fiori recisi da lama affilata.
Le donne sono il nostro destino
il tutto ed il niente dell’esistenza,
tasselli di un solo mosaico,
voci silenti della coscienza.
Le donne sono sguardi leggeri
a scardinare la resistenza rimasta,
loro tutto questo lo sanno
ed a noi, in fondo, ci basta”.
14 novembre 2013
Tris
Rope
Come fili di canapa si intrecciano, le dita, strette.
Si cercano, trovandosi nel buio, nell'inconscio, nel sonno.
Si cercano alla luce, volontariamente, oltre le convinzioni, oltre le coperture.
Si intrecciano, corda a filo doppio, le dita, legame tra la barca e il molo,
nell'abbraccio del nodo indissolubile.
Dope
Metadone, le parole, per astinenze incolmabili, leniscono a momenti,
sfamano di aria e nuvole.
Palliativo di istanti, tentativo di allungare i respiri brevi,
mozzati dalla mancanza della propria droga.
Le parole.
Inutili.
Come fili di canapa si intrecciano, le dita, strette.
Si cercano, trovandosi nel buio, nell'inconscio, nel sonno.
Si cercano alla luce, volontariamente, oltre le convinzioni, oltre le coperture.
Si intrecciano, corda a filo doppio, le dita, legame tra la barca e il molo,
nell'abbraccio del nodo indissolubile.
Nope
Trancianti, le spalle, a volte,
nel loro volgersi al proprio orizzonte, al proprio sole.
Male interpretabili, fraintendibili, dolorose.
Negazione, a volte, solo di se stesse.
Delle paure.
Dope
Metadone, le parole, per astinenze incolmabili, leniscono a momenti,
sfamano di aria e nuvole.
Palliativo di istanti, tentativo di allungare i respiri brevi,
mozzati dalla mancanza della propria droga.
Le parole.
Inutili.
19 dicembre 2012
Indistinto signore
A lei, indistinto signore
che stamattina, alle prime ore
si apprestava a fumar sigaretta
denotando mancanza di fretta
A lei che con nonchalance
quasi fosse un passo di danse
ha aperto un nuovo pacchetto
contenente il fumabile oggetto
A lei che con fare preciso
senza il minimo cenno del viso
denotante un qualche intelletto
s'apprestava a fumare l'oggetto
A lei che non dubitando un momento
con in mano la carta d'argento
che alle sigarette fa da incarto
ha gettato per terra tal scarto
A lei, indistinto signore
che stamattina, alle prime ore
m'ha già fatto saltare i nervi
dico: c'ha più corna d'un branco di cervi!
che stamattina, alle prime ore
si apprestava a fumar sigaretta
denotando mancanza di fretta
A lei che con nonchalance
quasi fosse un passo di danse
ha aperto un nuovo pacchetto
contenente il fumabile oggetto
A lei che con fare preciso
senza il minimo cenno del viso
denotante un qualche intelletto
s'apprestava a fumare l'oggetto
A lei che non dubitando un momento
con in mano la carta d'argento
che alle sigarette fa da incarto
ha gettato per terra tal scarto
A lei, indistinto signore
che stamattina, alle prime ore
m'ha già fatto saltare i nervi
dico: c'ha più corna d'un branco di cervi!
15 ottobre 2010
Poesiola
Le bielorusse
Le bielorusse vanno a lavoro
coi pantaloni a "zompafosso",
accudiscono i nostri vecchi
quando se la fanno addosso.
Alcune poi se li sposano
puntando all'eredità
altre, invece, sono esempi
di rara umanità.
Alla sera aspettano il bus
in piedi, alla fermata
portandosi dentro le scarpe
la stanchezza della giornata,
e quando è inverno si stringono
in cappotti dozzinali
e a letto si addormentano
sognando vite normali.
Le bielorusse vanno a lavoro
coi pantaloni a "zompafosso",
accudiscono i nostri vecchi
quando se la fanno addosso.
Alcune poi se li sposano
puntando all'eredità
altre, invece, sono esempi
di rara umanità.
Alla sera aspettano il bus
in piedi, alla fermata
portandosi dentro le scarpe
la stanchezza della giornata,
e quando è inverno si stringono
in cappotti dozzinali
e a letto si addormentano
sognando vite normali.
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