Sandro constata la desolazione di quel pomeriggio quasi sera, una sigaretta fra le dita, la faccia contro il freddo; il vento smuove un po' i rami di quel gruppo di sparuti alberi che arreda la piazza vuota e fa un po' di scena con le foglie cadute spostandole da destra a sinistra per poi farle tornare, con un colpo di coda, dove erano prima; praticamente la rappresentazione dell'inutilità di quel tempo perso, lì, sigaretta a parte. Sandro fa due tiri più per smuoversi dal torpore che per reale necessità di nicotina, soffia via il fumo che si confonde con le nuvole dell'alito che si condensa e lo guarda galleggiare giusto un attimo, prima che il tutto sparisca verso il cielo che si fa più scuro. al lato opposto della piazza passano un po' di auto che vanno, o tornano, non sa, i fari accesi, un clacson ogni tanto, a fare scena e poi via, verso dove non sa, e nemmeno gli importa. La sigaretta è quasi finita, l'ultimo tiro e poi la spegne in uno di quegli inutili portacenere pubblici che spesso vengono usato per tutto fuorché la cenere; dà un ultimo sguardo al cielo, ormai scuro, e pensa che un'altra inutile giornata è passata. Per fortuna.
25 gennaio 2021
18 gennaio 2021
Mario
Mario viveva una anticipazione del problema alla volta, spesso, quando particolarmente in forma, anche due. Ormai era avvezzo alla sua stessa ansia, quasi abituato, tanto da andare in ansia nel momento in cui constatava di non essere in ansia, peggio di una profezia autoavverante. Mario non era peggiorato nell'ultimo periodo, in quello era stato lungimirante, era ansioso da prima che andasse di moda o che fosse una nevrosi di massa. Anzi, un po' lo infastidiva questo eccesso di ansia in giro, quasi che l'ansia si fosse commercializzata, non fosse più quella bella ansia indipendente di un tempo. Prima era un soggetto preoccupato in un mondo di felici, adesso no, adesso è un numero e questa cosa gli metteva tristezza, non ansia, e alla tristezza non era tanto abituato; sì, certo, aveva avuto i suoi momenti di tristezza, in passato, come tutti, ma lui aveva sempre preferito anticipare il problema, preoccuparsi che una determinata situazione avrebbe potuto renderlo triste, e quindi farsi prendere dall'ansia. Tutto sommato la cosa non lo faceva vivere male, certo, un po' di tachicardia, un po' di affanno, le apnee notturne, l'insonnia, la stanchezza. Beh, sì, in effetti viveva male ma non se ne voleva nemmeno separare, "E se non fossi più ansioso, alla fine cosa proverei?" e questa domanda lo metteva in ansia. Il non conoscere quello che poteva accadergli lo stremava, e prevedeva tutto, era un anticipatore, ve l'ho detto; ma questo non lo salvava dall'ansia perché, per quanto potesse prevedere tutto la sua testa partoriva un nuovo "e se?" che se avesse trovato il modo di incanalarli quegli "e se" magari avrebbe anche trovato di che viverci.
31 dicembre 2019
Fatalismi
26 novembre 2018
Incontri di periferia
Raccontino ispirato dal bellissimo "Fa troppo freddo per morire" di Christian Frascella, leggetelo perché è bellissimo.
19 dicembre 2017
Giorno 13
15 dicembre 2017
Giorno 12
14 dicembre 2017
Giorno 11
13 dicembre 2017
Giorni 9 e 10
12 dicembre 2017
Giorno 8
07 dicembre 2017
Giorno 7
06 dicembre 2017
Giorno 6
05 dicembre 2017
Giorno 5
04 dicembre 2017
Giorno 4
03 dicembre 2017
Giorno 3
02 dicembre 2017
Giorno 2
01 dicembre 2017
Giorno 1
23 dicembre 2016
Pinuccio Randòm
Pinuccio: “T’a’ppò Giangà. Ste bbuun?”
G.: “Essèin ce je? Probblem?”
P.: “Ennùd Giagà josc a po’ o a biò? C’a fè?”
G.: “A biò je mazz. A po’, t serv’n?”
P.: “J’arrost Giangà vit c n jakj assè”
G. “E viin pur tu!”
P.: “A sciuut n’acchjaam a nderrlalanz”*
*G.: “Buongiorno Giuseppe che succede? Tutto a posto?”
P.: ”Tutto abbastanza bene Giangaspero. Tu? Stai bene?”
G.: “Ma certo, ma sicuro che non succede nulla? Ci sono problemi?”
P.: “Ma nulla Giangaspero solo mi chiedevo se oggi andrai a polpi o a scaricare sigarette. Che farai?
G.: “Mah, è periodo di magra per le sigarette. Penso che andrò a pescare polpi, te ne servono?”
P.: “Pensavo di fare i polpi arrostiti Giangaspero; sarebbe possibile averne un considerevole quantitativo?”
G.: “Beh ma vieni a darmi una mano, scusa!”
P.: “Mi par giusto, ci troviamo sul Lungomare di Crollalanza”
