02 settembre 2017

Undici anni

In pratica questo Blog oggi compie undici anni, è pronto per la scuola media adesso. So che, poverino, lo sto trascurando e, cosa peggiore, sto trascurando anche voi. Però non demorde,  sono sicuro che le parole sono qui da qualche parte, dentro questa testa che comincia a vedere un numero consistente di capelli bianchi. Sono qui, in mezzo ai tantissimi "ma dove mi porterà tutto questo?", in mezzo ai "muoviti, non sto lì fermo, bloccato" e via così. Le parole ci sono e torneranno, spero presto, spero fiumi, a cascate, ad oceani. Si sa che gli undici anni sono periodi di mutismo ma speriamo che questo "bambino" ombroso ricominci ad essere logorroico. Grazie a voi per esserci ancora.

29 agosto 2017

I monotematici

Cosa sono i monotematici? Quanti se ne incontrano nella vita? Sono tutti uguali? Dobbiamo picchiarli? Stamattina mi sono soffermato a pensare sui monotematici, quei soggetti che parlano solo e soltanto di un argomento, che tu magari parti parlando, che so, della fotosintesi clorofilliana e loro, grazie ad un varco spaziodimensionale riescono a portare il discorso sul loro argomento unico. Non sono tutti uguali i monotematici, ci sono quelli che più che parlare di un solo argomento, parlano di un solo soggetto: loro stessi. Chiaramente in questo caso si tratta di di egocentrismo sparato all'ennesima potenza; ma a cosa sono dovuti tutti questi discorsi egoriferiti? A volte è una forma di rassicurazione personale credo, il non sentirsi davvero importate e quindi cercare di portare sempre il discorso su se stessi, altre invece è proprio l'enorme presunzione di credersi migliori ed il centro di tutto. Poi ci sono quelli che parlano sempre di sesso, che ogni battuta ha un doppio senso; non una ogni tanto, no, proprio tutte; in tal caso, va da se, solitamente è perché se ne fa poco, ma magari è proprio una forma maniacale, spesso di misoginia, e via ad immaginare tutte le parafilie di cui possono essere affetti questi soggetti. Poi ci sono quelli che parlano solo di calcio, unica fonte di gioia della loro vita mi sa, che poi, bisogna pure analizzare se si tratta di gioia vera, perché se nei momenti di felicità devi andare a cercare quelli che, in antitesi, non stanno gioendo, per sbattergliela in faccia, qualche problema mi sa che ce l'hai eh. Poi c'è chi parla solo e soltanto di lavoro, i workhaolic, i malati di lavoro, quelli che non possono proprio farne a meno, anche fuori dall'orario di lavoro, anche in vacanza, anche mentre dormono, nel sonno. Poi ci sono quelli che hanno avuto un'esperienza bellissima, un viaggio che li ha cambiati, una roba così, e per un lungo periodo, che può davvero essere molto molto lungo, parlano solo e soltanto di quello (tipo me quando parlo di Milano e di quando ho vissuto lì per il master); sono quelli che all'inizio ci fa anche piacere ascoltarli perché il brillare dei loro occhi mentre descrivono ci fa quasi vivere le stesse loro emozioni. Poi dopo un po' anche basta però, quando ascolti per l'ennesima volta dell'alba vista dalle cime del tal monte o del rumore delle onde della tal spiaggia sperduta, un po' ti si rompono le palle e ti vien voglia di prendere un cargo ed andare a scaricare napalm sulla zona in questione, che sia abitata o meno. Poi ci sono i monotematici per necessità, quelli che lo fanno perché si sono accorti di qualcosa che non va e ci vogliono avvisare e sono gli unici che, in realtà, andrebbero ascoltati ma che, ahimè, come Cassandra, sono quelli che vengono additati prima di rompere il cazzo. Ora faccio un esempio: mettiamo che c'è un bel prato, un parco pubblico, dove la gente va per godersi il verde, per passeggiare, per rilassarsi; mettiamo che uno dei tanti che ci va per starci bene si accorge che nel parco sono cominciati ad arrivare anche dei soggetti un po' maleducati, che lasciano le carte in giro, che urlano sguaiatamente tra di loro, che si danno manforte. Ed allora il tizio comincia a raccontare a tutti quelli che incontra, che anche loro frequentano il parco per star bene, che c'è gente che il parco lo sta rovinando; e lo dice al primo, lo dice al secondo e via così, sempre, perché è giusto che si sappia. Solo che non tutti quelli che lo ascoltano sono della stessa idea, alcuni dicono "son ragazzi, si divertono", altri addirittura si trovano bene con i nuovi arrivati, altri non vogliono avere problemi, e solo pochi son d'accordo e annuiscono. Mettiamo poi che i nuovi arrivati comincino a portare nel parco i liquami che a casa loro non riescono a smaltire, il monotematico ancora di più ripeterà fino allo sfinimento quello che sta accadendo e sarà vieppiù tacciato di essere un monotematico, un rompicoglioni. Ecco, a mio parere, a differenza degli altri, questo monotematico sarebbe da ascoltare.

07 agosto 2017

Ho visto

Ho visto un sacco di cose in questi anni, ho visto persone dall'intelligenza superiore perdere il sonno per sottospecie di amebe, per delle aberrazioni dell'umanità che partoriscono pensieri che nemmeno una scimmia urlatrice del Borneo dopo una lobotomia prefrontale arriverebbe a partorire. Ho visto solitudini acide inventarsi un personaggio e trovare seguaci pronti a difenderle davanti all'indifendibile; solitudini sacrosante per mancanza del diritto stesso di rovinare la vita ad altre persone che si arrogano senza alcuna ragione sensata il diritto di giudicare la vita degli altri, che offendono la decenza stessa dell'essere umano soltanto respirando e che, per i miracoli dell'analfabetismo funzionale di ritorno, trovano terreno fertile ed aspettative. Ho visto degli ego grossi come persone che sommando luoghi comuni di una stupidità ipergalattica trovano consenso dentro occhi troppo ciechi per vedere il contorno; ego ipertrofici che si gonfiano ad ogni apprezzamento anche solo virtuale e che si dedicano ad una masturbazione del loro stesso pensiero tale da rasentare la pornografia più efferata. Ho visto giudici giudicare senza alcuna ragione ne esperienza sul giudizio in questione per il semplice fatto di essere, tale atto posto a giudizio, fuori dai mediocri schemi mentali in esso stesso presenti. Ho visto acclamazioni a tali giudizi e contemporaneamente stigmatizzazioni violente degli stessi. Ho visto assoluzioni per semplice amicizia e condanne a morte per motivi opposti. Ho visto intelligenze meno che medie credersi premi Nobel senza motivazione alcuna per una specie di autoproclamazione di superiorità inestistente. Ho visto genti a cui non sarebbe giusto dare nemmeno un mezzo soldo bucato di un monopoli scaduto da una decina di anni ritrovarsi in futili empirei autospompinatori fino a fratturarsi le vertebre cervicali e dorsali in esercizi di genuflessione nei confronti di soggetti a cui non andrebbe affidata nemmeno la pulizia di una stalla dell'Epiro i cui animali sono affetti da diarrea congenita. Ho visto tutto questo e altro ancora. Per fortuna che ho guardato anche altrove.

20 luglio 2017

Ogni anno

Ogni anno, di oggi, scrivevo una cosa qui o, meglio, lasciavo un semplice segno in memoria di un ragazzo. Quest'anno ci metto due parole anche se non so nemmeno io quali; da quel giorno nero di Genova ne sono state dette tante e non mi va di aggiungere frasi a frasi, tengo i miei pensieri per me, per rimanere stabile mentre vedi tutto che traballa intorno, vedi la schiuma alla bocca della gente, l'ignoranza che prevarica logica e umanità.Vedo un odio che aumenta giorno per giorno fomentato da chi da quell'odio ci guadagnerà soltanto. L'unico gesto che mi viene invece è un abbraccio, il gesto più semplice che c'è ma che, alla fine, renderebbe le cose migliori (a mio parere).
Ciao Carlo.

03 luglio 2017

Torno qui

Torno qui come si torna in una casa in cui hai vissuto tanto, chiusa da molto tempo. Come fosse la casa in cui sei cresciuto, tanto, ma in cui ormai non metti quasi più piede. Entro e guardo la polvere farsi pulviscolo nel controluce della porta, i lenzuoli che coprono i mobili, fantasmi delle mie parole passate. Non accendo la luce, vado a memoria fino alle finestre, le apro, faccio entraria aria e luce; tutto intorno scricchiola, sono le frasi che ho lasciato qui, si muovono come topi nei muri, ormai unici abitanti della casa. Guardo il salone principale riprendere i contorni che aveva anche se stento a riconoscerli, almeno al primo sguardo, poi la memoria mi ridisegna tutto, le parole, le persone, gli incontri, le risate e tutto il resto. Controllo che tutto funzioni, che ci sia elettricità, acqua, gas, come dovessi tornarci e forse succederà; volevo solo rendermi conto, tornare a quando versavo qui quasi ogni pensiero. Il divano è ancora comodo anche se, sedendomi, faccio alzare un po' di polvere, rovino la festa a qualche migliaio di acari che non si aspettavano di essere disturbati. Faccio il giro delle stanze, sorrido ai ricordi, ai racconti, e mi avvio verso la porta. Con la promessa di tornare.

04 maggio 2017

La resa dei gamberetti

L'altro giorno pulivo i gamberetti per il pranzo; sono molto meticoloso quando lo faccio, per prima cosa levo tutte le teste e le metto da parte per portarle ai gatti randagi; so che potrei farci un'ottima bisque ma bisogna fare il fondo di pomodoro e cipolla, poi mettere le teste e rosolarle, schiacciarle per bene, sfumare, aggiungere l'acqua, far cuocere. Tra questo e vedere i gatti che escono a code ritte e sgranocchiano le teste come fossero chips preferisco la seconda, e poi per una volta non gli do i soliti croccantini. Levate tutte le teste comincio a togliere il carapace; stacco le zampette e partendo dalla parte più grossa comincio a staccarlo, poi con due dita premo sull'ultimo tratto di coda e tiro via tutto; a meno di gesti inconsulti così facendo il gambero rimane bello pulito intero. Fatto questo tolgo il filetto interno, l'intestino; solitamente viene via abbastanza facilmente tirandolo dalla punta ma nel caso sia più ostico del previsto con un coltellino incido la schiena e lo tiro fuori. Finita la pulizia li lascio un attimo a scolare i liquidi in eccesso così una volta in padella non annacqueranno il sugo ma si manterranno belli sodi. Alla fine di tutto guardo sempre il mucchietto di gamberi che ho ottenuto, si è no una manciata; dal mezzo chilo che di solito compro, levata testa, levato il carapace, levato il filetto, mi rimangono sì e no poco più di duecento grammi di polpa che in cottura subirà un ulteriore calo di peso; in pratica la resa dei gamberetti è meno del cinquanta percento del loro peso di partenza, quando li vedi lì, belli, lucidi, con le loro antenne, la corazza. Ecco, ogni volta mi viene da pensare che per molte persone vale lo stesso discorso.

30 marzo 2017

Arturo Fresconi

Arturo Fresconi è un fascista, ma non di quelli "DIOPATRIAFAMIGLIA", quelli che, in casa, tengono il busto di Mussolini e lo mostrano con orgoglio agli amici, aggiungendo un nostalgico "Ah, se ci fosse lui..." a cui sperano si affianchi sempre un coro di "davvero" mormorati a mezza voce quasi fosse una commemorazione. No, Arturo è di quei fascisti nascosti, quelli che si dicono "liberistii" e che credono in un libero mercato, ma solo di italiani; di quelli che davanti all'ennesimo sbarco di disperati sulle nostre coste dicono "andrebbero aiutati a casa loro" pensando dentro di sè "ma perché non li prendiamo a cannonate?!". Arturo fa parte di quella bella fetta di benpensanti con la pancia piena che sotto sotto fa il tifo per l'uomo forte, che spera in Putin, che ha avuto un orgasmo con l'elezione di Trump dove, incredibilmente, si è spinto addirittura a commentare con un sommesso "ci stupirà". Arturo era così già da ragazzo, all'università era quello con la borsa di pelle in mezzo a quelli con gli zaini; quello che invidiava, in segreto, quelli con le bretelle e gli anfibi, che magari faceva anche la battuta "però son comode" e rideva solo lui. Arturo non partecipava alle manifestazioni ma si fermava lì, nella piazza accanto, sperando nelle cariche della polizia o nei manganelli di quelli in bretelle per poi tornare a casa e dirsi scosso e preoccupato "per la deriva di questo bellissimo Paese". Arturo è di quelli che si nasconde, sicuro del proprio pensare, dietro concetti di massima cercando una platea che applauda al suo essere equilibrato ma che, dentro, ad ogni applauso ed approvazione ha un brivido che dal cervello gli arriva fino all'inguine.