20 aprile 2014

Giusto un ovetto

Tanti auguri di Buona Pasqua amici miei, solo questo, che oggi il resto delle parole, secondo me, lasciano il tempo che trovano...

18 aprile 2014

Oggi



L'altro giorno guardavo la mia foto della patente, la faccia di uno che non ha capito che ci sta a fare lì, o al mondo, la faccia di uno che sembra si sia appena svegliato o che si stia per addormentare, la faccia di uno che "Bah, che avranno tutti da dire?!". Avevo 19 anni, oggi ne ho compiuti 38. Avevo la metà degli anni e, probabilmente, il doppio dei sogni; alcuni sono stati avverati, altri se ne sono andati con il tempo, sulle strade del ripensamento, sulle strade del "ormai non si può più". Altri sono rimasti, certo, meno di allora ma sono rimasti, non ho ancora capito se a far male o a spronare. Altri ne sono arrivati, più sensati, forse, meno sensati, sicuramente; sono arrivati altri sogni, fatti di luoghi, di parole, fatti di persone, di visi, di occhi. Provo anche a ripensare a quello che sentivo allora e, confesso, in alcune cose non è tanto diverso da quello che sento ora, con il doppio degli anni, un po' di chili in più, sicuramente più barba. Vorrei dire anche "con maggiore esperienza" ma l'esperienza è una cosa strana, appena sei convinto di averne, arriva qualcosa a fotterti e allora, no, non so se adesso ho più esperienza; certamente ho visto più cose, vissuto più cose, e questo non può che farmi pensare un po' di più. Vorrei dire che questi 19 anni in più mi hanno tolto il vizio di giudicare ma probabilmente non è così, l'unica cosa sicura è che non lo faccio più a cuor leggero, senza aver "sentito le parti", anche se le parti sono semplicemente le due facce della mia stessa medaglia. Guardo quella foto e mi chiedo se fossi più sognatore allora o lo sono più adesso, non in quantità, l'ho detto, i sogni sono sempre di più a 19 anni perchè è come se avessi una vita eterna per contenerli ma magari sono piccoli e tanti o, meglio, ci sono quelli infiniti, quelli enormi, quelli grandi, quelli normali e quelli piccoli; adesso magari i sogni piccoli nemmeno li fai, forse te li vai direttamente a prendere, però ce ne sono di mastodontici, monolitici, direi storici. Ci sono quelli apparsi si è no, boh, quattro anni fa (per dire eh), sogni che magari hai pure vissuto, sogni che magari adesso arriverà qualcuno a dirmi di chiuderli in un cassetto e buttare la chiave ma quei 19 anni in più ti hanno regalato, questo sì, 19 anni in più di conoscenza di te stesso e che quindi, no, non ti prendi più in giro, sai come gestisci le cose, sai che non c'è spazio, per certe cose, nei cassetti. Che non ci sono interruttori da premere, cassetti da chiudere; e poi ripensi anche alle prime parole del libro da cui hai preso il nome, "Baol", e ti confermi che, no, chiudere i sogni nel cassetto non è una cosa baol. Guardo la foto della patente, guardo quel ragazzino di 19 anni, penso a questo uomo (?) di 38 fatti giusti giusti oggi e mi faccio la domanda che, tra amici, ci facciamo da anni: "Ma quando metterai la testa a posto?" e mi rispondo quello che rispondo sempre. Mai.

ps
Anche Google mi ha fatto gli auguri, oggi...

17 aprile 2014

Intermezzo



Visto che con il post di ieri qualcuno lo avrò fatto un po' arrabbiare, oggi vi regalo questa canzone.

16 aprile 2014

Fra tutti

Ci sono quelli che parcheggiano dove non dovrebbero, quelli che parlano urlando al cellulare; ci sono quelli che non aspettano di trovare un cestino dei rifiuti ma gettano qualsiasi cosa per strada. Ci sono quelli che lasciano cagare il cane al centro esatto del marciapiede e non puliscono, quelli che "hanno capito tutto loro"; ci sono quelli che non vedono l'ora di dirti come devi vivere. Ci sono quelli che fanno due pesi e due misure, quelli che non danno la precedenza nemmeno alle ambulanze, quelli che la precedenza se la prendono. Ci sono quelli che dicono "attimino", quelli che dicono "Io non sono razzista/omofobo/sessista ma...", ci sono quelli che non gli va mai bene niente. Ci sono quelli che ci tengono tanto ad inquadrarti in qualcosa, quelli che sanno come sei senza nemmeno conoscerti, quelli che va bene solo quello che piace a loro. Ci sono quelli che guardano dall'altra parte, quelli che guardano soltanto; ci sono quelli che il rispetto pensano di doverlo avere a prescidere, come gli fosse stato calato dall'alto. Ci sono quelli che ti guardano dall'alto in basso, quelli che piangono miseria senza averla, quelli che si fingono umili per pugnalarti. Ci sono quelli che fanno gli amici senza esserlo per nulla, quelli che odiano, quelli che amano solo se stessi. Ci sono quelli che seguono la massa, quelli che si devono distinguere per forza; ci sono quelli esterofili, quelli italiofili. Ci sono quelli che tifano solo contro, quelli che non hanno il senso della misura; ci sono quelli che devono dirti cosa mangiare, come e quando; quelli che non gli si puo dir nulla. Ci sono un sacco di tipi ma posso dire con ragionevole certezza che, a mio parere, i più coglioni sono quelli che dicono "italiota".

06 aprile 2014

Leggervi

Io ne avrei di parole da dire, di storie da raccontare, ne sono convinto, solo che, spesso, quelle parole rimangono lì, basite da se stesse, dentro la mia testa. Le vedo che ci sono, allineate come su scaffali da supermercato, un discount della parola, pronte ad essere prese e messe nel carrello lessicale. Solo che io me le guardo, a volte, quelle parole negli scaffali e saprei anche come servirvele, che cosa cucinarci, ma mi fermo li, con le mani strette al manico del carrello che guardo quello che non ho preso come se tutte le cose da dire, le storie da raccontare, avessero remora a mostrarsi. Poi succede che, mentre sono lì che cerco la somma delle lettere, intanto che mi viene voglia di raccontare, vi leggo ed accade una magia: mi perdo in mezzo alle vostre, di parole, come quando si corre in un campo di spighe di grano, alte fino a coprire la vista. Leggervi è anche, un po', parlare con voi e leggo di torte e profumi del passato, di libri, di film da vedere o da scartare, di weekend passati o da venire, di sogni e certezze. Ogni volta, in mezzo a tutte quelle frasi messe in fila mi perdo sempre un po', poi la strada la ritrovo ma, ogni tanto, ci si deve anche perdere. Leggervi è un po' perdersi, uscire dal supermercato senza aver comprato nulla, rimandare ancora un po' il racconto di una storia, che sia la mia o quella che, sul momento, mi invento ma, alla fine, ne vale la pena. Grazie.