21 agosto 2018

Dick&Fuck


Il Dott. Frank Dickerson ed il Dott. John Fuckbell si incontrarono per la prima volta durante il convegno nazionale sulla medicina estetica che si teneva in una afosa San Bernardino e che vedeva coinvolti tutti i luminari della materia operanti in California; più loro due. Il primo, esperto di gluteopessi eccessiva, era famoso per le natiche alla Kardashian mentre il secondo, virtuoso della mastoplastica sbalorditiva, era anche conosciuto come “Mr. Mongolfiere”. L’incontro avvenne al banco del bar a bordo piscina quando, tra un mojito e l’altro, i due si trovarono a squadrare con puri intenti scientifici la primaria dell’ospedale di Sacramento che, indossando un bikini fatto di elastici tagliati stretti, discuteva di rinoplastiche d’urgenza con una dottoressa in topless il cui seno sarebbe rimasto fermo anche se fosse arrivato il Big One a staccare la California dal resto del mondo. Il dottor Fuckbell ipotizzava fossero le nuove protesi a base di tessuto mentre per il dottor Dickerson si trattava di protesi in silicone con soluzione salina sterile, dopo un acceso dibattito con sfoggio di nomi e marche i due decisero di dirimere la questione chiedendo alla diretta interessata e finendo successivamente in infermeria per medicare le ecchimosi al volto visto che la dottoressa in topless si trovava al convegno accompagnata dal marito, centoventi chili di ortopedico, ex prima linea della squadra universitaria di football. Fu lì che, tra una pomata ed una borsa con ghiaccio i due misero giù il progetto di una loro clinica di chirurgia estetica, mettendo insieme le loro specializzazioni avrebbero potuto offrire un “pacchetto completo” ed essere concorrenziali nel mercato della bellezza. La domanda, grazie a Dio e alla società dell’apparenza, aumentava giorno per giorno e quindi dovevano solo buttarsi a capofitto nel cercare clienti, d’altronde i due puntavano soprattutto sul loro aspetto, il dottor Dickerson vantava un paio di baffetti da sparviero che più di una volta avevano fatto cadere ai suoi piedi fior di donzelle; come quella volta che, in vacanza in Europa, a Malaga durante la festa locale, fu trovato in un hotel della periferia con la locale squadra di calcio femminile, allenatrice, medico e presidentessa compresa. Il dottor Fuckbell, invece, forte di un aspetto mediorientale faceva strage di studentesse di economia spacciandosi per studente in permesso studi dall’Arabia; cosa che gli diede qualche piccolo problema con l’F.B.I. ed un paio di giorni a Guantanamo. L’accordo fu siglato la sera stessa, davanti ad una cena di pesce ad un tavolo seminascosto per evitare l’ortopedico di cui sopra; l’unico dubbio che ancora rimaneva era il nome da dare alla clinica, dopo un paio di nomi subito scartati quali “le curve del paradiso” e “carrozzeria per signore” i due optarono per i loro nomi. “Dickerson&Fuckbell” però sembrava troppo lungo ed allora, dopo un semplice sguardo d’intesa i due optarono per “Dick&Fuck” che, tutto sommato, diceva praticamente tutto.

08 gennaio 2018

Guardare altrove

Tutti noi guardiamo altrove, chi più chi meno voltiamo lo sguardo, benevoli, quando una persona amica fa qualcosa di sbagliato, nulla di esagerato eh, magari un peccato veniale. Siamo umani, è una reazione normale, in fondo ogni rapporto si basa su una specie di empatia, una vibrazione condivisa che si percepisce. Guardare altrove per alcuni è considerata vigliaccheria, ma alla fine è anche quello un gesto d'amore, di affetto, un "vabbè facciamo finta di non vedere". Questo atto così naturale, così, sensato, a volte addirittura necessario si trasforma, spesso e volentieri, nell'esagerazione di se stesso, sì, perché quando arrivi a giustificare l'indifendibile per una simpatia, ecco, allora è il momento di fermarsi un attimo a riflettere e, soprattutto, tacere.