16 ottobre 2014

Il saldo dei debiti



Adesso tu paghi e paghi tutto e paghi per tutti. Paghi anche quello che non sai. Piove su di te e su di me ma a te sembra diverso, anche la pioggia ti sembra un diritto. Il concetto è che non te lo aspetti perché non arrivi nemmeno a crederci che avresti pagato a me; non te lo aspetti e ti colpisco che ancora mi ridi in faccia. Ti colpisco un’altra volta che nemmeno hai smesso di ridere, non hai smesso ma sei a terra, nel fango, nemesi e contrappasso. Ti rialzi o almeno cerchi, mentre dici qualcosa di cui non mi frega un cazzo, mentre ti fermo le parole con la suola delle scarpe; il fango ti è arrivato nei capelli, il sangue negli occhi ma te l’ho detto che paghi tutto e se pensi di saltarmi addosso lo hai pensato più lentamente del calcio che ti arriva nello stomaco. Piove, su di te e su di me, piove così tanto che le pozzanghere sono laghi; piove così forte che a malapena ti vedo ma è il malapena sufficiente per colpirti le braccia mentre sei carponi. Non ti dico mica nulla, no, tanto chi sono, alla fine, non è così importante e poi con la testa nella pozzanghera non sentiresti comunque. Ti tengo la testa sotto con il piede, sbatti le mani e le gambe, cerchi di tirarti su ma non ce la fai; l’acqua fa bolle dense, poi smette. E anche tu.

13 ottobre 2014

La cifra stilistica

Mi piacciono un sacco le serie tv, si sa, soprattutto quelle gialle e credo di averne viste abbastanza da poter dire che, bravura o meno degli sceneggiatori, ci sono clichè che, spesso, si ripetono. Uno di questi è il classico ritrovamento della lettera del soggetto scomparso con il parente prossimo che dice: "No, commissario, questa lettera non può averla scritta mio marito/moglie/figlia/figlio/madre/padre/sorella/fratello...ecc ecc", con la sicurezza estrema di chi non può sbagliare, di chi è sicuro che quelle parole non siano state scritte dal parente scomparso. Ogni volta che mi capita sotto gli occhi di spettatore questo clichè mi rendo conto che è la verità, almeno per quanto mi riguarda; che a furia di leggere le cose scritte da una persona se ne metabolizza la sua cifra stilistica. Ma che cos'è la cifra stilistica? Praticamente è l'impronta digitale di come scriviamo, è fatta dalle nostre parole preferite, dal nostro personale uso della punteggiatura, dal nostro uso dei verbi, dallo scorrere fluido o meno delle frasi, è il DNA del nostro lessico. Ora, io non sarò Grissom (anche perché non sarei mai stato capace di essere entomologo, sì e no se sarei capace di essere enologo...vabbè...altra storia); non sono Grissom, dicevo, ma a furia di leggere, di leggervi, bene o male conosco le cifre stilistiche di chi leggo; sono pochi i maestri della letteratura capaci di cambiare radicalmente la propria cifra stilistica, di essere altro da sè, tolti questi rari esempi di arte, hanno ragione i parenti degli scomparsi, se non si riconosce la cifra stilistica qualcosa è successo e le possibilità non sono molte. La più probabile è che a scrivere non sia, in realtà, colui che ha firmato; poi c'è il caso in cui, sì, a scrivere sia chi firma ma che si sia (o sia stato) costretto a scrivere quella cosa, in quel modo e poi c'è anche il caso in cui non ci sia nessuna costrizione palese ma che inconsciamente ci si voglia nascondere qualcosa e ci si inventi altro da sè. Quindi, quando vedo qualcosa di scritto che si discosta dalla cifra stilistica di chi lo firma, cifra che, magari, conosco anche meglio della mia, magari il pezzo lo apprezzo pure ma comunque mi chiedo il perché di tale variazione.

Il pezzo è stato offerto dal professor Cal Lightman di Lie to me (che poi è una delle pochissime serie tv statunitensi che non ho mai visto)

09 ottobre 2014

Eunuchicità

Leggenda vuole che quando, all’età di dodici anni, il Bomma venne a sapere che in Medio Oriente gli eunuchi erano addetti al controllo delle donne negli harem decise su due piedi che quello sarebbe stato il suo lavoro, da grande. Si chiamava Bomma perché, quando dovevano decidere il nome, il padre, patito della vela, voleva chiamarlo Timone, per celebrare questa sua grande passione mentre la madre, invece, voleva chiamarlo Pampero. Alla fine la donna convenne che quella del marito fosse una passione più celebrabile e gli chiese soltanto di scegliere un nome meno fraintendibile ed egli scelse “Boma”, solo che l’impiegato dell’anagrafe era di origine sarda e finì per registrarlo come Bomma. Avuta l’epifania sul suo futuro, il Bomma, pieno di eccitazione corse a dirlo a suo padre. Alcuni agiografi raccontano che andò direttamente dal padre, altri che, prima, fece tappa in bagno. Alla notizia “Da grande voglio essere un eunuco” il padre rimase molto colpito, come rivela il referto del cardiologo del pronto soccorso. Mentre lo portavano via in barella il padre del Bomma cercava di spiegargli cosa sognava per lui, con frasi spezzate diceva: “Tu devi navigare, tu devi gridare ordini, TU DEVI DIRE ‘CAZZATE’!!”, “Va bene papà” disse il Bomma. Il comportamento successivo del ragazzo fa chiaramente capire come, in quel caso, egli fraintese ampiamente il padre. Ormai però il sogno di diventare eunuco era radicato dentro di lui, già si immaginava prendersi cura delle trenta vergini dell’emiro. confessò il suo sogno alla madre che, domma pragmatica ma molto diplomatica, cercò di far capire al figlio cosa implicasse tale scelta; gli disse: “Per farlo bisogna andare a Casablanca. Devi darci un taglio!”. Vuoi per la discrezione di quella santa donna che, non volendo scioccare il figlio, usò circonvoluzioni, vuoi per la caratteristica del Bomma di fraintendere, fatto sta che il bambino si immaginò che a Casablanca ci fosse una scuola di formazione per eunuchi e che, dato il costo elevato, doveva smettere di chiedere. Fu così che decise che, appena possibile, si sarebbe trovato un lavoro per guadagnare i soldi per la scuola di formazione. Raggiunti i sedici anni, col suo sogno ben piantato nel cervello, il Bomma trovò lavoro nel settore dei pezzi di ricambio: procurava 127 per Antonio Gagliardi, detto Tonino lo scanna pecore, meccanico di contrabbando. Lavorò alacremente e quando portò a Tonino una 128 nuova fiammante fu promosso a responsabile spedizioni all’estero. Anche in quel caso corse dal padre a raccontare la lieta novella ma lo trovò che bestemmiava in aramaico perché gli avevano fregato la 128 appena presa dal concessionario, ed allora evitò di infastidirlo. Quando compì diciotto anni il padre lo chiamò nel suo studio e gli disse: “Ormai sei un uomo, pensavo di regalarti una 127 usata”, “Grazie papà, me ne occupo io.”; un po’ perplesso dalla risposta continuò il discorso che si era preparato: “Mi sembra sia anche il momento di parlare di api e fiori”, “Papà, lo sai che sono negato per il giardinaggio, ho fatto morire i fiori in salotto ed erano di plastica.”, “No, figliolo, intendo parlarti di sesso.”, “Aaaah, ma mi ha già spiegato la mamma.”, “La mamma?”, “Sì, mi ha raccontato una roba di spinotti delle cuffie e di sterei in cui si mettono”, “E che altro ti ha detto?”, “Che secondo lei farò ancora un sacco di karaoke”. Sceso il silenzio glaciale nella stanza fu il Bomma a romperlo: “E poi papà, io sono negato con le donne.” e lì il padre sorrise e disse: “Conquistare le donne è facile, basta farle ridere” ed anche lì pare che il Bomma non capì bene bene perché la sera stessa andò dalle nigeriane sul lungo Po con un libro di Gino Bramieri. Quello però fu solo un intoppo nella carriera di casanova del Bomma anche perché le cronache lo descrivono come “l’uomo capace di ingravidare una donna con lo sguardo”; certo, ci sono delle malelingue che aggiungono “perché non può farlo con nient’altro” ma sono soltanto malelingue, anche perché tanto era il successo del Bomma con le donne che l’università fece uno studio intervistando quelle che avevano avuto a che fare con lui; studio da cui appare chiaro come il Bomma fosse un amante instancabile ma anche una persona dal cuore puro. Pubblichiamo, di seguito, un piccolo stralcio di tali interviste:

D. Il Bomma è una persona di cuore?
R. Ce l’ha come un bambino di cinque anni.
D. Com’è, a letto, il Bomma?
R. Ce l’ha duro come la pietra.

Certo, gli ultimi studi hanno ipotizzato che, a causa di disguidi in fase di catalogazione, le risposte qui sopra vadano invertite. La carriera di casanova del Bomma finì il giorno che incontrò quella che sarebbe poi diventata sua moglie; era, come suo solito, in discoteca e quando lei lo vide ballare non potè fare a meno di correre da lui: era infermiera e pensava che stesse avendo un attacco epilettico. Chiarito il disguido fu amore a prima vista, lei era miope. Il Bomma però non aveva mai rinunciato al suo sogno e un giorno, mentre erano a letto abbracciati, lui le disse: “Amore, da quando ho dodici anni il mio unico sogno è fare l’eunuco.”, lei lo guardò spalancando gli occhi e disse: “Ma guarda che per diventare eunuco devono toglierti l’uccello”, lui mise le mani sula bocca, terrorizzato “No! Ci tengo troppo a Twitter”, sottolineando ancora una volta la sua perspicacia.

Ribadisco che, a volte, ci sono personaggi su Twitter che mi scatenano la fantasia.

06 ottobre 2014

Bird gerhl


"Non so nemmeno più da dove arriva il dolore", si disse, guardandosi allo specchio, la ragazza dalle ossa cave mentre si toccava le cicatrici sulle ali. Il volto raccontava una storia sottovoce fatta di labbra piegate all'ingiù, di occhi spenti, di rughe d'espressione. "Non so nemmeno più da dove arriva il dolore, ne sono immersa dentro, forse è l'unico posto in cui so stare; quello che mi è stato assegnato". Seduta sul letto sfatto, con i piedi nudi sul pavimento freddo, la ragazza con le ossa cave si ripeteva, come ogni giorno, la storia del destino. "É l'unica ragione, deve essere così" concluse la ragazza dalle ossa cave, si asciugò una lacrima senza farsi vedere dallo specchio e mosse un passo verso la nuova giornata.

23 settembre 2014

Mitologia norrena

La leggenda narra che Thor e Loki avessero un cugino, era egli il figlio di seconde nozze del fratello più piccolo di Odino, quello che aveva lasciato l’attività di famiglia di divinità per aprire una birreria con cucina ad Ásgard. Dopo essere stato abbandonato dalla prima moglie, una modella di calzari scappata con un rappresentante di scudi, si era risposato con una viticoltrice di Campobasso da cui era nato un figlio il cui nome era Diode Glizilla preso, pare, da un fratello prete della mamma; anche se alcune malelingue dicono che il nome vero fosse Diodeglizilla poiché fu la prima parola detta dal padre quando lo vide. Nonostante Odino ed il fratello non si frequentassero i tre cugini erano molto amici e Diode, a parte il vizio di farsi fare degli autoritratti improbabili, era un bravo ragazzo. Pur non essendo un dio come i cugini era comunque un semidio, anche lui dotato di poteri: se Thor aveva il suo martello ed il potere del fulmine e Loki il suo bastone ed il potere dell’inganno, lui aveva il suo cavatappi ed il potere del hangover senza mal di testa. Certo, potrebbe sembrare un potere da poco ma provateci voi ad andare in ufficio dopo una nottata con due mojito, tre moscow mule e mezza boccia di vodka liscia; Diode ci riusciva sempre, certo, la mattina dopo doveva anche capire chi fosse con lui nel letto, tipo una volta che si trovò un certo Enrico, anche se Diode non raccontava mai questa storia volentieri; comunque lui riusciva ad andare in ufficio senza mal di testa, magari gli faceva male altro ma per quello usava antidolorifici. I cugini uscivano spesso insieme e frequentavano “La Valkiria”, la discoteca più famosa di Ásgard, dove cercavano di rimorchiare le ragazze del posto. Thor era famoso per la sua bellezza e non aveva problemi e comunque, essendo figlio di Odino, non ne avrebbe avuti nemmeno se fosse stato un Picasso periodo cubista; dal canto suo Loki, con la storia del potere del bastone aveva molto successo con le milf di Ásgard. Diode però non era da meno perché con il suo apribottiglie riusciva a procurare free drink a iosa. Il giorno in cui Odino chiamò Thor per assegnargli il compito di scendere tra gli umani Diode era insieme a lui, si stavano fumando il muschio della parete nord del castello di Bilskimir. Appreso del suo compito Thor chiese al padre “Non c’è niente per Diode?” e Odino, nella sua immensa saggezza pensò ‘E mo a questo che cazzo gli faccio fare?’ e allora chiamò Diode e gli disse “Tu scenderai sulla Terra e spiegherai a gli umani i pericoli dell’abuso di alcolici”. Dopo essere stati venti minuti a ridere fino alle lacrime Odino, Thor e Diode si ricomposero e quest’ultimo chiese al potente zio “Come porterò a termine questo mio compito?”, “Con il tuo apribottiglie ed il suo potere”, “Non è che si potrebbe avere il potere del bastone?”, “Ancora con questa storia?!” disse magnanimo Odino e aggiunse “Ora scegli un luogo ed un tempo in cui manifestarti” e Diode, che aveva capito tutto, rispose “A Milano, durante il Salone del Mobile”. Prima che partisse Thor gli chiese “Dovrai usare un altro nome, laggiù, per confonderti con gli uomini, anche perché Diode è davvero un nome del cazzo, che nome userai?”, “Pig Floyd” e Odino guardò il cielo ed allargò le braccia in segno di buon augurio.

Il fatto è che su Twitter si incontrano personaggi incredibili e a me viene voglia di dedicar racconti.

18 settembre 2014

Anonimia

Fino a qualche tempo fa avevo impostato la moderazione nei commenti, non il tanto odiato capcha, ma semplicemente la moderazione. Ogni tot di tempo aprivo la pagina dei commenti in sospeso e li approvavo, un po' scomodo ma, tutto sommato, nei commenti da approvare ci finivano quelli giusti, nello spam quelli di spam. Ho levato la moderazione, non perché qualcuno me lo ha chiesto o perché abbia seguito i consigli di qualche sedicente cazzone...ehm santone della "libertà per i commenti", con campagne che telethon gli fa una pippa; no, semplicemente, un giorno ho deciso di levare la moderazione. Perché sto qui a raccontarlo, oltre che per poter scrivere qualcosa visto che c'ho un'aridità dentro che la metà basta? Semplicemente perché, da quando ho levato la moderazione dei commenti mi sono tornate ad arrivare le mail per ogni nuovo commento...compresi quelli di spam!! Ogni giorno cancello una trentina di commenti di spam, dalla posta, tutti scritti in inglese, tutti che si complimentano per la bellezza di quanto scritto (e qui, a dir la verità, mi era anche venuta voglia di lasciarli, i commenti, ché c'è sempre bisogno di complimenti), tutti che hanno, alla fine, un link a cui rimandare. Oltre alla delusione nel constatare che non sono vostri commenti c'è la rottura di palle di dover stare a cancellare le mail; "certo, così almeno fai qualcosa" dirà qualcuno di voi "anche perché ultimamente, a quanto pare, c'hai un'apatia che è asintotica al coma", aggiungerà, penso. Effettivamente anche questo è vero, sto in uno di quei periodi in cui trascino i giorni come fossero palle attaccate alle caviglie e l'unica cosa che vorrei fare è dormire e non sognare, assolutamente non sognare, visto che poi i sogni m'hanno pure scocciato, insieme ai pensieri del mattino, quelli della sera e quelli in mezzo ma poi, alla fine, i pensieri continuano a starci, io a non dormire e le palle, quelle metaforiche, a stare attaccate alle caviglie. Tornando ai messaggi di spam, ne ho giusto appena adesso cancellato uno che diceva "you are so cool", confermando il fatto che vengo preso per il cool, e ne continuano ad arrivare, tanto per dire che, alle volte, magari, la moderazione ha anche il suo perché e che, forse, alla fine, sei un po' un coglione, tu, sì, proprio tu.

09 settembre 2014

Contro

Contro le parole ed il tempo,
i desideri e la logica.
Contro i pensieri e le angosce,
le intuizioni e il dolore.
Contro me stesso,
soprattutto contro me stesso...





02 settembre 2014

Otto

I compleanni sono date da ricordare con piacere o segnano semplicemente lo scorrere del tempo? Appare chiaro dai miei ultimi due post come io stia avendo dei problemi con la gestione del tempo; la verità è che sto avendo problemi con la gestione di un po' di cose. Per quanto riguarda la scrittura mi piace pensare che, come altre volte, questo sia un momento di tiraggio; tipo quando carichi la fionda e tiri l'elastico, lo tiri fino al suo punto massimo di resistenza, fino a quando non ti tremano i muscoli del braccio, e poi rilasci di colpo e il sasso che, di solito, si utilizza con le fionde, schizza via fino a colpire il suo obiettivo, carico di quella forza di cui si parlava prima. Insomma, spero sia uno di quei momenti in cui le parole stanno aspettando la loro occasione per uscire, si stanno organizzando in bande, combriccole, formazioni a testuggine, per poi attaccare. Quanto al resto, credo di trovarmi in uno dei tanti punti bassi dell'oscillazione della mia onda personale, probabilmente risalirò, non importa, so di essere fatto così e questo mi basta.; trentotto anni mi hanno insegnato che non si cambia, la più grande cazzata che ci si possa raccontare è il cambiamento proprio o degli altri, al massimo ci si evolve, ma non si cambia; si finge per un po' fino a quando il beneficio supera il costo, poi si torna sempre quello che si è, nel bene e nel male. No, non sono felice ma nemmeno disperato; mi sono convinto, magari sbagliando, che inseguire una vita piatta, nel senso emozionale, sia uno sbaglio; che ognuno di noi ha la propria ricetta e via così. Ma torniamo ai compleanni, mi facevo la domanda con cui ho esordito perché oggi questo blog compie otto anni e, come ogni volta, mi sono trovato a ripensare a tutto quello che ho scritto in questi anni, il "capitale letterario", chiamiamolo così ma, soprattutto, il "capitale umano" che ho accumulato con questo blog, che non ha prezzo; su questo posso affermarlo senza tema di smentita: SONO FELICE delle persone che questo blog mi ha fatto incontrare, le vite, le storie, le facce anche, quando ho avuto la fortuna di materializzarle. Se ci penso non ci credo, otto anni, sono un bel po' di tempo, un sacco di cazzate dette eh, io lo so, ma anche cose piacevoli, divertenti, azzardo a dire anche belle eppure sono passati e posso dire che questo blog mi rappresenta perfettamente, rappresenta la mia evoluzione, il mio ondeggiare, le mie altalene emotive, i miei scazzi e le mie paturnie; insomma, me. Penso a tutto questo e mi dico che, per quanto in questo momento non sembri, ho ancora fame, ho ancora voglia di far festeggiare compleanni a questo blog anche se, a volte, mi viene voglia di chiuderlo perché tutto quello che porta tanta felicità porta anche tanto dolore e questo solo gli stupidi lo ignorano, e voi non siete stupidi. Virtualmente, vi abbraccio tutti, grazie.

27 agosto 2014

Intermezzo


Perché ci tenevo a farvi sapere che sono vivo, perché così magari me ne convinco anche io; ché le vacanze non sono servite a molto se mi sveglio la mattina che già mi son rotto i coglioni e che prima di alzarmi ho già pensato troppo, fino a sudare la rabbia, a volte, la tristezza, in altre, la voglia di fare, spesso. Perché tutte le parole si sono incastrate tra di loro e si spingono e non vanno da nessuna parte, saranno in controesodo anche loro, bloccate sull'autostrada del cervello. E poi il pezzo è magnifico, che non guasta.

18 agosto 2014

Sospesa...

Il problema del tempo è che anche quando ne hai lui tende a sfuggire, tende a fare come gli spiccioli quando cadono di tasca, rotola sotto i mobili; vola via dalle fessure, come la sabbia. Il tempo, anche quando si dilata, si estende, non basta mai perché quello che dovresti spendere lo sperperi in pensieri che si disperdono in mille rivoli pur essendo sempre il solito fiume. Ho promesso parole da giorni, da mesi, e sono tutte qui, impilate e sovrapposte sopra le mensole della mia testa, come in una polverosa e antica libreria che non vende libri, ma li accumula. Ho mille inizi su mille fogli di carta e nessun senso compiuto; cento bandoli di altrettante matasse e, come un pendolo, oscillo tra tutti i sentimenti senza, per fortuna, stabilizzarmi mai.

La foto l'ho scattata io, con il cellulare, giusto qualche sera fa, a Polignano. Vi racconterò del viaggio, giuro, vi racconterò. Come vi racconterò tante altre cose, prima o poi...

11 agosto 2014

Fuori

Fuori, sì viviamo fuori
ma fuori davvero
ci fa paura di andare
fuori dagli uomini
fuori dal cielo
fuori non riesco neanche
a immaginarlo vero...


Scusate, ho ancora gli occhi pieni di luce e la bocca piena di sabbia, la testa piena di parola e il cuore pieno di mancanze. Appena saprò come farlo cercherò di raccontarvi...

27 luglio 2014

Kill Bill reloaded

[In attesa di un titolo]


Davvero credi che la tua mossa dei cinque colpi non abbia funzionato, Beatrix? Pensi che io abbia fatto più di cinque passi e sia tranquillamente andato avanti? Che abbia camminato senza che il mio cuore esplodesse? Mi hai guardato bene Beatrix? Ognuno dei cinque colpi che, silenziosa, mi hai sferrato, hanno raggiunto il loro obiettivo, hanno espanso la loro energia, sono entrati dentro di me. Tu sei entrata dentro di me Beatrix, a quel punto avevo solo cinque passi da fare, cinque passi da percorrere lungo la mia strada e poi il mio cuore sarebbe esploso; tu mi vedi qui, mi senti, e pensi che i tuoi colpi non siano andati a segno perché sono passati anni da quando mi hai colpito, cinque colpi delle tue mani leggere, delle tue dita sottili Beatrix e tu ti chiedi perché sia ancora in piedi, perché il mio cuore non è esploso, perché abbia camminato e ti dici che hai sbagliato Beatrix, che Pai Mei non ti ha insegnato la vera mossa dei cinque colpi, che, alla fine, non sei realmente stata capace di colpirmi. L’errore sta qui Beatrix, adesso alzi su di me l’indistruttibile spada di Hattori Hanzo e non hai ancora capito il senso reale della mossa dei cinque colpi di Pai Mei; pensi che io abbia camminato dopo quel giorno di tanti anni fa Beatrix, e che il mio cuore non sia esploso. Guardami Beatrix, io ho fatto i cinque passi e mi sono fermato, non ne ho fatti altri, non ho più mosso un passo da quel giorno, sono anni che sto fermo, che non mi sposto; il mio cuore non ha più battuto da quel giorno Beatrix, è esploso, e quello che tu vedi e per cui ti convinci che la tua mossa dei cinque colpi non abbia funzionato è proprio la dimostrazione che ha funzionato perfettamente. Pai Mei ti ha insegnato la mossa giusta Beatrix, solo non ti ha spiegato il vero senso della mossa dei cinque colpi, che non è una mossa di kung fu o, meglio, non lo è nel senso in cui la si intende normalmente; i cinque colpi sono le vie tramite le quali entri dentro una persona, sono i cinque sensi Beatrix. Colpisci la vista e poi l’udito, alla distanza, e ti avvicini e colpisci l’olfatto, ancora un passo, il contatto, e colpisci il gusto ed il tatto e attraverso le cinque vie le energie raggiungono il cuore; non te ne accorgi subito, no, fai giusto cinque passi, quelli per vivere lo spazio intorno, ed il cuore esplode e colui, o colei, che è stato colpito rimane lì, per sempre; capisci Beatrix? Spesso la mossa più letale è proprio la vita e anche se tu credi che io abbia fatto il sesto passo, che gli anni mi abbiano fatto fare tanta strada, che il cuore abbia battuto milioni di rintocchi; la verità è che la tua mossa è andata perfettamente a segno ed io sono rimasto lì, da allora e non mi muoverò più. Ora mi ferisci con la spada di Hattori Hanzo ma sono solo scosse di vita, capisci Beatrix?

Di solito i miei reloaded riguardano libri, questa volta mi sono dedicato ad un film (che nemmeno ho visto tutto, se è per questo?

25 luglio 2014

Piccolo spazio pubblicità

Milonga improvvisata


Dalla finestra aperta mi arriva un po’ della brezza di mare, me ne faccio poco, con questo caldo, ma è meglio di niente; meglio di sudare anche soltanto respirando. Mi sposto sul balcone di questo albergo con poche pretese, affacciato sulla sabbia; vedo la costa puntellata di luci, l’afa rende opaca anche la notte e la luna, enorme, è velata ai bordi. Un refolo un po’ più forte mi porta sollievo e una sensazione di musica; decido di scendere a passeggiare sulla riva, con la scusa di stancarmi e rinfrescarmi con in piedi in acqua ma, in realtà, mi spingo ad inseguire quell’ipotesi di melodia che m’ha rapito... 

il resto potete leggerlo qui

24 luglio 2014

Intermezzo


Il coccodrillo è in cerca
sempre di una preda
La preda fa di tutto
perchè lui la veda

22 luglio 2014

Segnalibro

Mi piacciono i segnalibri, ne ho di diversi ma, spesso, uso anche le cose più disparate per segnare l'ultima pagina del libro che sto leggendo. Confesso che una delle cose che mi manca di più quando leggo un ebook, oltre al profumo della carta ed al fruscio delle pagine, è proprio non mettere un bel segnalibro all'interno; certo, è meno facile perdere il segno perché, si sa, per quanto strette siano le pagine magari il libro ti casca e scappa fuori anche il segnalibro ed allora devi cercare un segno diverso per capire a che pagina eri, un ricordo, una sensazione, un leggere scurimento delle pagine già lette; però il fatto che non metto il segnalibro, fisicamente, a segnare la chiusura momentanea, mi manca un po'. Tra i tanti segnalibri che ho, tutta roba da nulla eh, non immaginatevi sciccherie, ne ho uno che riproduce "Golconda" di Magritte; avete presente no? Il quadro con gli omini con la bombetta che piovono sulla città, è famoso. Quel segnalibro l'ho comprato qualche anno fa, quando sono andato a vedere la mostra di Magritte a Palazzo Reale, a Milano; "Golconda" non era tra i quadri esposti ma ce n'erano comunque di bellissimi, tipo "L'impero delle luci" (ora non chiedetemi se era il numero 1 o il numero 2). Comunque "Golconda" l'ho visto dopo qualche anno al MoMa (o al Met, oppure all'Art Institute di Chicago, mo non mi ricordo bene, ne ho visti così tanti, quell'anno), o, meglio, uno dei "Golconda" (e sì, perché anche di quello ce n'è più di uno) e vi assicuro che è una meraviglia, come tutti i quadri di Magritte. Adoro Magritte, il suo surrealismo mi fa impazzire, per esempio mi piacciono un sacco tutti i suoi "Ceci n'est pas...", tipo il più famoso "Ceci n'est pas une pipe", lo conoscete no? Quello che rappresenta, appunto, una pipa; sono stranianti quei quadri, il bello è proprio quello, ti rappresenta una cosa e ti dice che non lo è; è come quando tu pensi che Tizio (o Caio, o Sempronio) sia in un modo e poi arriva qualcuno che ti dice "No guarda, ti sbagli, Tizio (o Caio, o Sempronio), non è come pensi" e tu, proprio come davanti ad un quadro di Magritte, pensi "Ma forse ha ragione, Tizio (o Caio, o Sempronio) non è come penso io, lo saprà bene, lo conosce meglio di me", così come per la pipa, pensi "Magritte avrà ragione, l'ha dipinta lui, non sarà, come penso io, una pipa; sarà altro, come dice lui". Poi guardi meglio (sia la pipa che Tizio (o Caio, o Sempronio) ed è proprio come pensavi tu e che il surreale sta proprio in queste persone che insistono che Tizio (o Caio, o Sempronio) non è come pensi tu, così come Magritte che insiste che non è una pipa. Insomma, dicevo che ho questo segnalibro raffigurante Golconda e, devo dire, mi piace un sacco, quando lo chiudo fra le pagine del libro, fare in modo che uno degli omini sembri appoggiato al bordo alto del libro, come se non stesse cadendo dal cielo, come se, semplicemente, passeggiasse sul libro. Così, per dire.


20 luglio 2014

Come tutti gli anni

Come ogni anno, da quando questo blog esiste; come ogni anno, senza commenti perché la memoria è un esercizio collettivo che si fa in solitaria. Bisogna guardare dentro la propria testa e dentro il proprio cuore e togliere la polvere che abbiamo accumulato sui ricordi.

11 luglio 2014

L'incanto del bagno 49

L’altalena ondeggia appena, mossa dalla brezza marina che, in alcuni momenti si illude di essere vento e , come con un colpo di reni, dà una sferzata alla sabbia, cancella e ricompone la serie di impronte che, in coppie, partono ed arrivano a quelle giostre, giusto poco prima del muretto che divide la spiaggia dalla strada. Tutto intorno c’è quella luce opaca delle albe nuvolose ed il mare, da essere solo un’ipotesi nel nero della notte, comincia ad assumere il colore del piombo. Con la luce tutto acquista maggior dettaglio: le cabine con la vernice consumata dalla salsedine, il campo da beach volley con la rete tesa come una corda di violino, la scarpa con il tacco rotto, giusto al limite della passerella di legno. La brezza della notte ha trovato coraggio e si improvvisa vento a tutti gli effetti; fa mulinare quella che sembra una vela, giusto dietro la prima cabina alle spalle dell’altalena, quella davanti al muro delle docce esterne. La vela è, in realtà, una gonna lunga, ampia, che ad ogni folata di vento scopre due gambe livide, un piede senza scarpa. Il viso è semicoperto da lunghi capelli biondo cenere, con un accenno di ricrescita più scuro; si intravedono lineamenti netti, affilati, di chi ha subito molta vita, occhi sbarrati dalla consapevolezza del terrore, segni viola sul collo, come un collier di rabbia. La troverà uno dei bagnini del bagno 49 quando, tra poco meno di un’ora, arriverà a sistemare le sdraio.

09 luglio 2014

Una nuova avventura...

Ho avuto due blog "comunitari", se aprite il mio profilo ci sono ancora, si possono ancora leggere ma non vanno più avanti; non vanno più avanti perchè di tutti gli autori, sia di uno che dell'altro, sono rimasto solo io e ci tenevo eh, soprattutto a "Dammi i dettagliuzzi", blog che consideravo avere un futuro ma che poi il coautore lasciò a me sparendo nel nulla. Vi confesso che questa cosa mi lasciò con un bel po' di amaro in bocca sulle collaborazioni, da allora ho solo scritto qualche post in collaborazione con una persona davvero speciale (ma questa è un'altra storia); per questo, quando Stefania mi ha contattato per chiedermi se volevo partecipare alla sua idea di blog "comunitario" di racconti, ci ho pensato su per un po' poi, visto che il cervello ha sempre bisogno di stimoli, ho accettato e con gli altri folli è nato SENZA QUARTA che, va da sè, vi invito a seguire. Questo blog qui NON CHIUDE ASSOLUTAMENTE, questo blog continuerà ad andare avanti come sempre; alcuni racconti verranno scritti qui e lì, alcuni solo lì, altri solo qui; continuerò a mettere canzoni, frasi, emozioni, sensazioni, idee, pensieri, fregandomene di un bel po' di cose. Devo finire i tre parole e devo scrivere tante altre cose quindi, ripeto, QUESTO BLOG NON CHIUDE ma da adesso potrete leggermi anche altrove.

07 luglio 2014

Intermezzo



Momento "Revival", per tutti quelli che, come me, seguivano la serie tv. Secondo me questo pezzo, a ritmo, vale quanto "Happy" di Pharrell!

03 luglio 2014

Sympathy for the devil


Please allow me to introduce myself...
Ciao, sono quello che ti guarda tutte le mattine, dallo specchio, sono l'abisso in cui ti rifiuti di guardare. Sono il demone che ti striscia dentro e che rinchiudi nelle pieghe più nascoste della tua testa, sono il male, il tuo. Lo sai bene che il male è necessario, che senza buio la luce non avrebbe nessun senso di esistere ed io sono il tuo buio; sono quello che ti guida la mano quando scrivi i tuoi racconti neri, scuri come la pece; sono la tua cattiveria che affiora, come lo zucchero sui frutti lasciati essicare, come il sale nei salumi stagionati male. Il male, appunto. Sono quello che la tua coscienza tiene a bada, quello che, a volte, si porta a bere la tua coscienza. Sono il te stesso che nascondi nel labirinto delle tue paratie stagne, sono il puntello che non ti fa crollare. Ogni giorno ti guardo dallo specchio, ti vedo fare i tuoi soliti bilanci quotidiani, ingoiare alcuni rospi, partorire altri sorrisi ed intanto me la rido, mi gingillo con le parole, sai? Sì, con quelle parole che ti tieni dentro, quelle che ti offro sempre su un piatto d'argento ma che tu, stoicamente, rifiuti, non dici, ricacci da me. E rido. Sì, rido di te e me insieme, tu così pubblico, io così ben nascosto, il diavolo sta nei dettagli, no? Nel guizzo degli occhi, nella lama di sorriso, nel gesto trattenuto delle mani; io sto lì, lo sai bene, lo senti anche tu che ci sono perchè tu sei me ed io te, tu che sei bugiardo e infido così come sei fidato e chiaro. Sono quello che ti mette in testa le immagini peggiori, i pensieri che ti fanno ritorcere lo stomaco, che te lo stringono in una morsa, i pensieri che non ti fanno dormire. Sono io quello che ti porta alla bocca le parole cattive, quelle che riesci sempre a tenerti dentro, quelle che sai bene che sono la verità. Sei troppo buono, lo sai? Sei così buono che io è necessario che ci sia, sempre, ma tu mi trattieni, mi blandisci, mi concedi parole imbandite su una pagina bianca ed io mi accontento, non preoccuparti, il tuo diavolo si tiene le parole ma mi senti, vero? Sono il ruggito che ti vibra dentro, la rabbia che ti stringe la mascella, sono quelle cazzo di verità che non sbatti in faccia mai, cazzo, mai. Sono l'ultimo baluardo della tua sanità mentale, il male è quello, non è mica follia, il tuo demone ti vuole bene, il tuo demone ti regge in piedi. Tu sei quello che sorride, io quello che ghigna; tu sei quello che capisce, io quello che deride; tu sei l'empatico, io l'antipatico; io sono il tuo nocciolo duro, il nucleo centrale e sono lì che attendo, perchè prima o poi mi farai uscire, prima o poi non sorriderai più, scoppierai a ridere e tenendoti la pancia dirai tutti i "non avete capito un cazzo", riderai e gli occhi non saranno i tuoi, saranno i miei, non saranno i tuoi denti, saranno le mie zanne e non saranno le tue parole, saranno, finalmente, le mie e sarà un piacere presentarsi al mondo...
Pleased to meet you
Hope you guess my name
Non abbiate paura, è solo il mio post numero 666