30 ottobre 2008
Tanto per farti rosicare Giù...
Stasera sono andato a vedere lo spettacolo di Proietti, questa cosa qui non l'ha fatta ma, credetemi, non importa, è bastato il resto.
27 ottobre 2008
Due giorni via
Reimmergermi nel mio oceano personale è stato come smontarmi, ripulirmi e rimontarmi, prendermi pezzo per pezzo e sbatacchiare via la polvere, il sedimento dei giorni. Mi sono costretto ad un viaggio della speranza, un giovedì in treno guardando la notte che si dipanava fuori dal finestrino e addormentando il cervello solo per poche brevi pause e per il resto contare le luci gialle che ogni tanto apparivano sul tappeto nero. L'arrivo il venerdì mattina mi ha visto camminare e guardare avanti sorridendo e non vedere nessuno, nemmeno mio padre che mi era venuto a prendere e poi crollare sul divano, a casa, vincitore della maratona con me stesso, senza nemmeno alzare le braccia al cielo ma appoggiando la testa sul bracciolo e facendomi cullare dalle mura familiari. Dovevo essere pronto, quanto meno non troppo stanco, per tuffarmi nel mio oceano, quell'oceano di azzurro che mi ritrovavo davanti tutti i giorni davanti perchè tatuato nella parte interna del mio cervello. Sembrerà strano ma ci disabitua a certi gesti e quando ci si ritrova bisogna togliere la pellicola che si ha sui ricordi, la pellicola che ci abbiamo messo sopra per evitare che si sgualciscano con lo smog; ma è come andare in bicicletta e dopo aver sbandato un po', i piedi vanno da soli e si ritorna a nuotare nell'oceano. Magari si accumulano energie per un altro periodo lontano però pesa tanto perchè andare di nuovo via pesa ancora di più, lasciare le solite piccole battaglie della famiglia, lasciare che l'oceano diventi di nuovo lontano e ricominci ad essere un'immagine sul retro degli occhi, lasciare mio nipote che non si spiega perchè lo zio se ne vada di nuovo via e non voglia rimanere lì nonostante lui glielo chieda; il viaggio di ritorno pesa ancora ancora di più della notte in treno perchè la notte un po' è dentro però con un sacco di immagini nuove a farmi compagnia.
20 ottobre 2008
Fuori come va?
Le cose nuove hanno tutte un sapore strano, come un frutto esotico sconosciuto; non sai mai che gusto avrà quando lo morderai e sulle prime difficilmente ti piace. La notte non mi ha portato consiglio anzi, tutt'altro, mi ha portato pensieri che, uno dietro l'altro, non ho fatto in tempo a fermare e così, tra le spire delle lenzuola, ho teso l'orecchio ad una zanzara, ce ne sono tante qui, che ha insistito per tenermi sveglio, come se i pensieri non bastassero. Una volta che la luce è arrivata mi sono alzato ed i dubbi insieme a me, non se ne sono stati nel letto a riposare, no, si sono fatti la doccia e mi hanno consumato l'acqua calda e la calma. Mi sono vestito di tutto punto come alla prima comunione, al matrimonio di un amico, al funerale di un'idea; mi sentivo positivo e meno male, se fossi stato negativo non so come mi sarei vestito. Ho fatto i passi fino all'ascensore contandoli uno per uno, ho guardato i tasti della pulsantiera e premuto "zero", proprio il livello a cui mi trovo. Ho preso l'aria sulla faccia dopo un "buongiorno" ed ho guardato il cielo, non sembrava nemmeno quello di qui, talmente era azzurro come per ricordarmi il cielo che ho lasciato. Devo smetterla e mettere i piedi uno di fronte all'altro e respirare, aria dentro, aria fuori, aria dentro, aria fuori, guardo il semaforo ed aspetto il verde; oddìo, aria dentro, mi ero scordato. Guardo questo palazzo enorme di vetro e verde e la sua entrata e le sue scale, eccomi qui con l'ultimo respiro a calmare i muscoli che scendo le scale e mi guardo in giro. Inizio a cercare degli occhi con lo stesso sguardo che si muove in giro e dico "ciao" ed incontro tante persone tutte diverse e tutte uguali, tante facce che raccontano storie diverse. Lo so che tutti hanno una storia da raccontare, sono una storia da raccontare, che sia una faccia più sicura, un passo più incerto, un tremito dei nervi; non sono l'unico nervoso, lo so, lo sapevo ma non conforta, a dire la verità. Tanto lo sapevo, sento il peso delle cose nuove, l'ho sempre sentito; per fortuna i miei occhi funzionano ancora, le mie orecchie pure e quando queste cose vanno si capiscono tante cose e ci si accorge che il mondo è fatto di tante facce sulla stessa barca. Arrivo alla fine del giorno con i muscoli della schiena duri per la tensione e mi chiedo ancora dei motivi che non mi servono a niente; per fortuna non ho nemmeno il tempo di pensare tanto so che i pensieri torneranno insieme alle zanzare. I giorni poi vengono uno dietro l'altro e diventano due e poi quattro e la prima settimana se ne va ed in fondo i pensieri alla fine si dipanano, si annodano con altri e si sciolgono ancora ed io continuo a mettere i piedi uno dietro l'altro e guardo davanti.
14 ottobre 2008
Sulle montagne russe della vita
Si va così veloce che ti manca il fiato, curve, salite, discese, viste opache dalle lacrime negli occhi, e pensare che fino ad un attimo prima tutto scorreva placido lungo un binario dritto, talmente placido che pur avendo il tempo di guardarsi intorno, le lacrime venivano agli occhi per gli sbadigli e tutto diventava opaco per la noia. Quando si va così piano ci si fa tante domande, vero, amico mio? Ci si chiede, un po' svogliati, “ed ora che si fa?”, magari con la testa appesa allo schienale ed i piedi appoggiati al sedile di fronte. Si sbadiglia ed alla fine dello sbadiglio ti guardi a destra ed a sinistra e quello che vedi non ti è di alcun interesse, magari intorno a te gli altri sono entusiasti e felici e tu invece hai quasi sonno; poi ti assale un dubbio: “Ma ho sbagliato qualcosa? Magari non è questo il posto per me” e mentre te lo chiedi, preoccupato, sembra che i binari sotto di te spariscano, mostrando l'infinito, ed invece è solo un cambio di scenario ed all'improvviso ti trovi a farti mozzare il fiato. La vita è così amico mio, c'è chi ti dirà di fermarti e tornare ad andare piano, chi di cambiare strada, ma sulla giostra ci sei tu e, beh, se ti va di starci assicurati che la barra di protezione sia salda, alza le braccia al cielo, urla, ridi e va fino in fondo.
07 ottobre 2008
Un veloce aggiornamento
Beh, l'avventura è cominciata, sono a Milano, non so dirvi ancora come mi sento perchè il mio cervello deve ancora macinare tutto e poi...ci sono qui i miei e quindi non posso ancora definirmi "staccato" da tutto il resto. Non vi nascondo che le mie notti sono insonni ed i pensieri tanti ma, come mi ha detto una persona cara, affonterò le cose un passo alla volta e vedrò cosa sono capace di fare. Per adesso vi saluto tutti, appena mi sarò stabilito per bene (e magari, se i tizi della vodafone mi attivano la connessione, sarebbe pure più facile) tornerò ad essere attivamente presente sul mio e sui vostri blog.
02 ottobre 2008
La verità, vi prego, sul dottore
Lo incontrai una sera in un bar, lui ed il suo bastone erano appesi al banco. Era ubriaco, lui; il bastone aveva preso solo un’acqua tonica. Mi avvicinai e gli chiesi: “E’ libero?”, indicando lo sgabello vicino al suo, fece una smorfia “No, ci è seduto l’uomo invisibile”. L’alcool non aveva cancellato il sarcasmo. Continuava a riempire un bicchiere con del whiskey ed a svuotarlo subito dopo; appoggiato vicino al bicchiere c’era l’altro suo inseparabile compagno, un piccolo contenitore cilindrico, marrone, semitrasparente, con il tappo bianco; non avevo bisogno di leggere l’etichetta per sapere cosa contenesse: Vicodin. Ogni tanto ne prendeva un paio, nemmeno fossero confetti. Ordinai al barista un whiskey anche io e ci feci aggiungere il ghiaccio, odio i superalcolici nudi. “Ghiaccio…tzè! Potevi fartelo allungare direttamente con l’acqua, allora”, aveva parlato con una voce nemmeno troppo impastata; “Me lo ha prescritto così il medico, è una cura sperimentale”, “Sarà stato uno di quelli con la laurea scritta a mano con il pennarello”, “Beh, almeno non mi ha prescritto un cocktail di antidolorifici e whiskey, dicono che le due cose non vadano molto d’accordo”. Prese il tubetto e lo guardò con i suoi occhi di ghiaccio, “Ho organizzato un summit, sto cercando di fargli fare pace”. Mi girai di tre quarti per guardarlo meglio, anche con la schiena curva sul bicchiere era alto, “Ma non fa prima a darsi una coltellata nel fegato?”, “Farei prima anche dandomi una martellata nei coglioni eppure continuo a parlare con te; mi piacciono le cose lunghe e dolorose”. Ottima risposta, avrei potuto dirgli che la pensava così perché non aveva mai incontrato Rocco Siffredi ma alzai il bicchiere per un brindisi virtuale ed aggiunsi “Non so, visto quanti antidolorifici prende, non credo le piaccia molto il dolore”, mi guardò sorridendo, “Naaaaa, lo faccio perché non voglio che mi distragga, voglio godermi a pieno il dolore mentale.”. Continuò a guardarsi riflesso nello specchio dietro il barista fino a quando, come se si fosse ricordato una cosa, mi guardò spalancando gli occhi, “Ma tu perché mi fai tutte queste domande? Ci stai provando? Guarda che non sei il mio tipo. A me piacciono biondi” e tornò a bere guardando diritto davanti a se; risi, “No, no, niente del genere, sono uno scrittore, sto scrivendo un libro su un medico misantropo e geniale”, alzò un sopracciglio, “Cos’è, i soggetti interessanti erano finiti? Potresti scrivere un libro su un barista. Sam, per esempio, ascolta un sacco di storie interessanti”, guardò il barista che asciugava i bicchieri perso dentro una goccia secca sul bancone, “Hey Sam, con quante persone hai parlato oggi?”, il barista sì svegliò e ci guardò bovinamente, “Compreso te?”, “Sì”, “Due”, “E l’altra?”, “Aveva sbagliato numero” e tornò a perdersi dentro la goccia secca. “Vabbè” disse, “Sam non è l’esempio migliore ma nemmeno io lo sono” e chiuse la frase come una sentenza definitiva. Non volli demordere, “Lei scrive?”, “No, non ho mai imparato, le ricette per i pazienti le mimo al farmacista”, fece uno sbuffo con il naso, come se fosse una risata; ricominciai a parlare rivolgendomi al vuoto, “Ormai quasi tutti scrivono, grazie ai blog; lei ha un blog?”, “Sì, ci metto su le foto della Cally nuda”, “Avrà un sacco di contatti”, “A milioni”, altra chiusura da sentenza; il bastone cominciò ad innervosirsi ma non volli desistere, avevo una domanda da fare e desideravo la mia risposta. “Insomma, lei non ha un hobby?”, “Io suono”, “Cosa?”, “I tizi troppo curiosi”, “Andiamo dottore, stiamo solo facendo una chiacchierata”, “Chiacchierare è un’attività che tendo ad evitare, si ascoltano troppe stronzate”, terza e definitiva sentenza; si alzò reggendo il suo bastone, pagò per entrambi e si voltò verso la porta; quando fu con la mano alla maniglia glielo chiesi: “Come fa a trovare sempre la diagnosi?”, si girò verso di me fermo sull’uscio del bar, “Ho un gran culo” e se ne andò.
Ora, prima che mi linciate, io adoro il soggetto in questione, rivedrei le sue avventure più e più volte.
Ora, prima che mi linciate, io adoro il soggetto in questione, rivedrei le sue avventure più e più volte.
29 settembre 2008
Meglio andare a piedi...
L'idrovolante color senape sembrava quasi fermo stagliandosi nel cielo azzurro, scendeva piano verso chissà dove ma l'uomo alla guida della bravo metallizzata non lo vide, forse perchè era intento a scrivere un sms mentre si trovava sulla corsia di sorpasso più esterna, delle tre di cui era composta la statale. Se fosse stato più attento certamente si sarebbe accorto che due corsie più a destra, in un vecchio modello di polo, un signore con gli occhiali parlava al telefono mentre leggeva una lettera, aperta sul volante; se se ne fosse accorto magari gli avrebbe fatto un colpo di clacson per richiamare la sua attenzione sulla tipo grigia che si immetteva a tutta velocità sulla strada con unico deterrente delle inutili luci d'emergenza accese. Anche lui però, in quel caso, avrebbe fatto caso alla mercedes con dentro i quattro ragazzi che dimostravano la loro incapacità nel sorpassare sbandando ed invadendo le corsie a sinistra e a destra. Meno male che il vecchietto che, piazzato sulla corsia centrale ad una velocità talmente bassa da rasentare l'immobilità, non si è accorto di niente altrimenti avrebbe potuto spaventarsi e dare un movimento inconsulto magari dando fastidio alla moto che lo sorpassava da destra...forse è meglio che la prossima volta me ne vado a piedi!
Io questi soggetti li ho incontrati davvero 'stamattina, per fortuna non tutti insieme! E pensare che nessuno di loro indossava il cappello.
Io questi soggetti li ho incontrati davvero 'stamattina, per fortuna non tutti insieme! E pensare che nessuno di loro indossava il cappello.
25 settembre 2008
Un'opinione please
Mi stavo facendo un po' di conti di quanto costerà il mio periodo milanese e sono andato in crisi ipoglicemica. Vi roderebbe tanto se mettessi gli adsense googleiani?
20 settembre 2008
Il mistero degli uomini che fanno culo
Il cellulare si agitava sulla scrivania come se fosse posseduto, ad ogni vibrazione ruotava di un quarto di giro e si illuminava ad intermittenza, oltre ad emettere a tutto volume un trillo fastidiosissimo. Ero convinto di averlo spento prima di infilarmi sotto la doccia, per questo, imprecando, uscii dal bagno solo con un asciugamano addosso piombando nel mezzo di una riunione della Tupperware che mia madre aveva indetto quel pomeriggio, senza avvisarmi o, con maggiore probabilità, mi aveva avvisato ma io avevo lasciato il cervello sul comodino e la mia soglia di attenzione era stata pari a quella di un deputato durante un question-time sul riordino delle unità locali. Mi trovavo davanti a dodici donne che mi guardavano tenendo sospese a mezz’aria le tazzine con il the; mia madre con un colpetto di tosse disse solo: “Questo è Bedrosian, mio figlio”, “Simpatico, ma cosa ci fa con un turbante in testa?”, aveva parlato la donna al suo fianco, “Quale testa?”, disse la signora che mi stava più vicina. La rappresentante della Tupperware si scosse dal torpore e continuò la presentazione dei prodotto: “Ora vorrei mostrarvi un comodo contenitore per i salumi”. Il telefono continuava a reclamare attenzione e mi diressi verso la mia stanza, non prima di sentire la più anziana proporre a mia madre casa nostra come sede fissa degli incontri; avrei dovuto assolutamente trovare una magia baol per cancellare loro la memoria. Il display del cellulare mi comunicava che a cercarmi con tanta insistenza era il Gran Consiglio Baol; ecco perché squillava, le loro chiamate arrivano anche a cellulare spento. “Risponde la segreteria telefonica di Bedrosian Baol, sono momentaneamente assente, lasciate un messaggio dopo il segnale acustico…beeeep”, tentai, “Bedrosian, finiscila, ci provi tutte le volte, lo sai che non ci caschiamo; perché non hai risposto subito? Eri occupato?”, “No, di solito lo spengo quando non ho un cazzo da fare ed aspetto una telefonata importante… sì che ero occupato!”, “Ah, mi dispiace, spero che non ci siano stati troppi problemi”, “Noooo, a parte dodici signore con il sonno turbato a cui mia madre adesso starà probabilmente dicendo che uscire nudo dalla doccia con un asciugamano in testa fa parte della mia religione? Oppure la scia d’acqua tipo Rio delle Amazzoni che dal bagno arriva qui in camera e per la quale la sunnominata madre santierà fino a far accartocciare il calendario di Frate Indovino in cucina? Nessun problema”, “Meno male, mi stavo preoccupando”, “…”, “Comunque ti chiamo perché c’è un’emergenza per cui serve un Baol di primo livello”, “Cioè?”, “Cioè di livello A, come te”, “Scusa, toglimi una curiosità, ma tu questo lavoro come lo hai ottenuto?”, “Con un concorso”, “Un gratta&vinci?”, “No, ho fatto un esame con una commissione, il presidente mi ha chiesto ‘come si entra nel Gran Consiglio Baol?’ ed io ho detto ‘Dalla porta principale’ allora mi ha guardato e mi ha detto ‘Bravo, il posto è tuo’ “, “E tu?”, “Ed io ho risposto ‘Grazie papà!’ “, “Vabbè, comunque con ‘Cioè?’ intendevo chiederti che emergenza è”, “Ah sì, a Trento ci sono due a cui gli uomini fanno culo”, “E beh? A parte che c’è a chi piace ma a me cosa importa, non abbiamo una sezione speciale per le richieste sessuali?”, “No, non hai capito, a queste due gli uomini o non le cagano nemmeno di striscio o le cagano solo gli impresentabili e quando lo fa uno presentabile scappa dopo pochissimo. Loro danno la colpa al pianeta bastardoporco”, “Seeee, ma saranno due racchie, il pianeta bastardoporco non è mica così crudele, ti manda qualche fregatura ogni tanto, se lo fai arrabbiare, ma niente di più; guarda me, l’ho fatto incazzare spesso ma comunque ho una splendida ragazza”, “Probabilmente lei lo ha fatto incazzare molto di più…”, “Vabbè, comunque sarà sicuramente un falso allarme, perché ci deve andare un baol di livello A?, “Perché è stata fatta una apposita richiesta e sai bene che un baol non può rifiutarsi”, “Uffaaaaa… ma Trento è a millemila chilometri da qui, che palle! Va bene, parto subito, prima che le amiche di mia madre si inventino la scusa che vogliono qualcuno per portare la spesa a casa”. Ero nervoso, sapevo che non avrei trovato un volo in così breve tempo ed infatti nemmeno con la persuasione baol riuscii a convincere la tizia dell’agenzia. Il mio vicino in treno aveva tentato di attaccare bottone già sulla scaletta del vagone, per fortuna l’induzione del sonno è una cosa che insegnano al primo anno della scuola per baol e quindi non avevo avuto problemi; certo, colpirlo con la valigia fingendo di farla cadere, aveva aiutato. Durante il viaggio ero arrivato alla conclusione che mi sarei trovato di fronte due vecchie cariatidi, due zitellacce brutte e baffute che si facevano passare il singhiozzo a vicenda semplicemente guardandosi in faccia. Sicuramente il Gran Consiglio voleva punirmi per la cazzata fatta all’ultima festa di fine anno; durante il mio classico spettacolo di magia avevo chiesto al pubblico che gioco volevano che eseguissi, ‘Fai sparire l’oca’ mi dissero ed io per sbaglio avevo fatto svanire la moglie del baol supremo. Ormai ero davanti alla porta di ‘cessa e più cessa’ , presi fiato e coraggio baol a pieni polmoni e bussai. Mi venne ad aprire una gnocca da paura, una bionda con due occhi verdi ed un profumo di pesca che nemmeno in Emilia a giugno in un campo di nettarine si sente così. Pensai che doveva essere sicuramente la badante slovena delle due vecchiacce “Io – sto – cercando – le – signorine – Cally Callisti – e – Mafy Mafaldi – sono – in – casa?”, parlavo scandendo le parole, magari non capiva benissimo l’italiano, ed infatti mi guardava stupita poi disse: “Cally sono io e lei è?”, “Un imbecille… ehm, mi chiamo Bedrosian Baol e mi manda il Gran Consiglio Baol su vostra esplicita richiesta”, “Uh, uuuuuh, Mafyyyyy, Mafyyyyyy, vieni, c’è il baol che abbiamo richiesto”. Sinceramente a quel punto le mie certezze iniziavano a vacillare ed i primi dubbi ad assalirmi, ‘Magari adesso arriva una mascolina, uno scaricatore di porto insomma e si scopre che sono una coppia omo, ma perché chiedersi il motivo per cui gli uomini fanno culo?’ questi pensieri mi giravano in testa quando dalla porta sul corridoio apparve un’altra bionda, un po’ più alta, con gli occhi azzurri ed un sorriso da far pagare l’eccedenza dell’Enel. Come cavolo era che a queste due gli uomini facevano culo? Avevano tentato di far esplodere il pianeta bastardoporco? Facevano sacrifici umani? Trento era la città con la più alta densità di cretini del pianeta terra? Pensai all’esito delle ultime elezioni politiche e questa ipotesi si fece plausibile a livello nazionale ma dovevo indagare. Mentre mi accomodavo diedi un’occhiata in giro per cercare degli indizi, magari qualche cadavere nascosto. Ci sedemmo al tavolo della cucina, loro due da un lato ed io di fronte “Spiegatemi la situazione” dissi; le due fecero un movimento sincronizzato per scuotere le chiome bionde, a destra e sinistra, che nemmeno i cavalli nei vernissage. Per fortuna il ‘Tum’ sotto il tavolo lo sentii solo io, oltre al dolore; il video dello scuotimento dei capelli avrebbe dovuto essere venduto in farmacia al posto del Viagra. Il mistero degli uomini che fanno culo si infittiva.
Beh, care le mie derelitte, come promesso ho scritto il post, adesso sta a voi continuarlo, accettate la sfida?
Beh, care le mie derelitte, come promesso ho scritto il post, adesso sta a voi continuarlo, accettate la sfida?
19 settembre 2008
Parole...
No, non le ho perse, lo so dove sono, sono nella mia testa tutte ammassate che aspettano che, come al solito, infili la mano, ruzzoli un po' e ne tiri fuori un pugno. Di solito faccio così, poi spargo le parole sul foglio, quelle si distribuiscono come lo shangai, avete presente? Quel gioco dei bastoncini che vanno tolti uno la volta senza far muovere gli altri; le mie parole si mettono così, ingarbugliate, io poi, piano piano le prendo e le metto in ordine, in quello che io posso definire "ordine", un mio ordine personale, magari a voi non danno nessun senso di ordine ma a me sì; quelle parole messe in fila a dire qualcosa mi calmano, ogni volta che scrivo, alla fine ho un piccolo sorriso sulla faccia e so che il tempo che ho speso nello scriverle non l'ho buttato e visto che per quasi tutto il resto di quello che faccio, Oceano a parte, ho la sensazione di buttare via i minuti, è una cosa che mi fa stare bene. I minuti, gli spiccioli della vita, come spiccioli li utilizziamo, li buttiamo via e poi quando facciamo il bilancio ci accorgiamo di aver dilapidato un patrimonio e di stare peggio dell'Alitalia. Io di parole ne ho, di idee ne ho, stanno sedute lì e si chiedono la mia mano quando arriva, ma arriva, lo sanno che arriva, solo che si scocciano un po' ed io spendo i miei spiccioli nella non voglia, perchè non è che non ho tempo, no, io non ho ossigeno e senza ossigeno i pensieri sono anemici oppure sono stronzate.
15 settembre 2008
Ma cosa sono alcuni di noi? Umani? Non credo!
Di solito i miei post sono "originali", li scrivo io, sono le cose che penso e che dico; di solito le parole che appaiono qui sopra le ho partorite io, magari ispirato da qualcosa o qualcuno ma sempre mie, di solito...questa volta faccio uno strappo alla regola e posto una cosa che ho letto, girovagando tra i blog, una cosa che mi ha fatto accapponare la pelle e venire le lacrime a gli occhi, leggetela anche voi, è qui.
11 settembre 2008
Ma uffa!
Dopo la salute, l'educazione scolastica, la cultura ed il tempo libero, adesso pure andare a puttane diventa una cosa per ricchi...eccheccazz...
10 settembre 2008
La cura del gorilla
"La cura del gorilla"
Sandrone Dazieri
Ed. Einaudi - Stile Libero
Eccomi qui, a più di un anno dal mio primo incontro con il gorilla, che leggo il secondo della serie; dovrei aumentare il ritmo, non si può far passare così tanto tempo tra una sua avventura e l'altra. Certo, la vita fa certi giri assurdi che non si sa quando si ripropone la congiunzione astrale di trovarsi in libreria proprio in quel momento lì in cui vuoi comprare quel libro lì, sì, vado per congiunzioni astrali nei miei acquisti librari, non si era capito? Magari mi consigliano un libro ed io voglio assolutamente comprarlo ma poi, capito in libreria e non ne ho voglia, sono ben strano eh? Vabbè, come con il primo, anche in questo caso la lettura è andata veloce e divertita, con intrecci che si dipanavano man mano che si leggeva ma soprattutto, con la classica ironia di Dazieri che spunta fuori nei dialoghi di cui sono intrisi. Il film non l'ho visto perchè l'unica volta che lo hanno trasmesso in tv l'audio era fuori sincrono con il video, faceva venire la labirintite.
Si vede che non ci sto con la testa in questo periodo, ho lasciato passare il secondo compleanno del mio blog così, senza nemmeno dire niente. Ebbene sì, lo scorso 2 settembre questo blog ha compiuto due anni; avrei voluto festeggiarlo con un bel post ma ero a Milano che mi cucinavo i miei famosi "piedi bolliti"...ah, per la cronaca, non ce l'ho fatta, l'ansia mi ha battuto ancora una volta ed ho rinunciato al "cesso elettrico".
Sandrone Dazieri
Ed. Einaudi - Stile Libero
Eccomi qui, a più di un anno dal mio primo incontro con il gorilla, che leggo il secondo della serie; dovrei aumentare il ritmo, non si può far passare così tanto tempo tra una sua avventura e l'altra. Certo, la vita fa certi giri assurdi che non si sa quando si ripropone la congiunzione astrale di trovarsi in libreria proprio in quel momento lì in cui vuoi comprare quel libro lì, sì, vado per congiunzioni astrali nei miei acquisti librari, non si era capito? Magari mi consigliano un libro ed io voglio assolutamente comprarlo ma poi, capito in libreria e non ne ho voglia, sono ben strano eh? Vabbè, come con il primo, anche in questo caso la lettura è andata veloce e divertita, con intrecci che si dipanavano man mano che si leggeva ma soprattutto, con la classica ironia di Dazieri che spunta fuori nei dialoghi di cui sono intrisi. Il film non l'ho visto perchè l'unica volta che lo hanno trasmesso in tv l'audio era fuori sincrono con il video, faceva venire la labirintite.
Si vede che non ci sto con la testa in questo periodo, ho lasciato passare il secondo compleanno del mio blog così, senza nemmeno dire niente. Ebbene sì, lo scorso 2 settembre questo blog ha compiuto due anni; avrei voluto festeggiarlo con un bel post ma ero a Milano che mi cucinavo i miei famosi "piedi bolliti"...ah, per la cronaca, non ce l'ho fatta, l'ansia mi ha battuto ancora una volta ed ho rinunciato al "cesso elettrico".
07 settembre 2008
Com'è andata...
La banchina della stazione in attesa del treno, un'ansia nascosta male ed un saluto veloce all'accompagnatore. Una borsa più pesante di quello che sembra, come la mia testa. Un'alba splendida e rossa che spunta dal mare ed un rumore periodico e continuo sulle rotaie; sedili che si riempiono ad ogni stazione e tante facce diverse, qualche frase, le polemiche della fila accanto. Un arrivo in orario in una stazione immensa ed un'afa inaspettata delle tre di pomeriggio; un amico-parente con il sorriso sempre pronto come un'oasi nel deserto. Un guardarsi in giro spaesato e stanco e poi già l'inizio della ricerca e cartelli e telefonate; "salve, chiamo per il monolocale" e prezzi assurdi e cessi elettrici e primi piani e mansarde. Una persona nuova, una cena tranquilla ed una notte normale, breve come ormai tutte le notti. Un'altra giornata di ricerca e di afa e prezzi stellari per quattro pareti spoglie ed il luogo che mi vedrà quasi ogni giorno e le facce di quelli che sputa fuori, i vestiti di quelli che sputa fuori: abitogiaccacravatta ed io come un salmone controcorrente. Un pranzo da solo ed altre facce, tante; una signora senza casa con il suo impermeabile giallo che discute in una lingua che non esiste, con persone che non si vedono. Di nuovo in sella alle mie gambe in mezzo al caldo, come un cercatore d'oro d'altri tempi ma l'oro giustamente costa caro. Una doccia e via, fuori lasciando cervello e pensieri a casa, una pizza con l'amico-parente che Dio lo benedica che c'è, risate vere. Un saluto veloce ad altre persone e poi un'altra notte normale, breve come ormai tutte le notti. Un'altra giornata di caldo, domandarsi "ma non pioveva sempre, qui?!" e facce di mille paesi diversi, più difficili da capire ed un ragazzino manolesta che si accorge in tempo che lo guardo ed una signora ha ancora il suo cellulare, certo, se lo porta così non lo manterrà a lungo. Una persona conosciuta ma mai incontrata ed il piacere di incontrarla nonostante le sigarette ed ancora il luogo che mi vedrà e le facce che non sono io; mille volte chiedermi "chi me lo ha fatto fare?" e constatare di quanto diverso sono e di quanto voglio rimanere tale. Ansia, fedele compagna insieme a suo fratello sconforto ed un altro pranzo da solo e la sorpresa di una faccia conosciuta; un altro giro di ricerca ed altre mura e poi casa e doccia e una frase che ti fa stare bene e poi via di nuovo, correre via più veloce dei pensieri. Telefonate amiche ed altre formali e la consapevolezza di dover prendere una decisione: una cosa che mi mette ansia ma che costa meno o un costo maggiore con un po' meno ansia? Un'altra notte normale, breve come ormai tutte le notti e poi l'ultima giornata di ricerca ed altri appuntamenti formali che fanno saltare quello con un parente stretto e quindi l'ennesimo pranzo da solo; l'ultima camminata nel caldo prima della partenza con i piedi che ormai chiedono pietà e sempre tante cose viste che girano in testa ma senza una decisione presa. La scoperta di un costo aggiuntivo non considerato e la quasi convinzione di optare per un po' d'ansia ma con risparmio. Un'altra serata con altre facce nuove ma soprattutto con un amico vero che si incontra per la seconda volta e risate e cibo e risate. Una notte normale, breve come ormai tutte le notti e poi una mattina a richiudere una borsa più pesante di quello che sembra, come la mia testa; l'attesa dell'amico ed un mezzo di trasporto sotterraneo, la stazione ed un saluto, un treno con il mio posto nel vagone più lontano ed un viaggio lungo. Un viaggio lungo ma tranquillo, con il classico rumore continuo, con i dubbi e le decisioni, con i cruciverba e la musica con un libro finito da recensire e tante cose da fare. L'arrivo a casa con i saluti e gli abbracci, gli "allora hai trovato?" ed i miei "sì", le spiegazioni e cosa c'è e cosa bisogna portare e cosa comprare lì e tanta stanchezza sotto la mia doccia. Una cena con la fame che reclama e poi, finalmente, il sorriso più bello del mondo con intorno tutto il resto dello stesso livello e quasi addormentarsi lì, protetto e felice. Ecco, è andata più o meno così.
28 agosto 2008
Tornato...
Sono tornato, ieri pomeriggio ho parcheggiato l'auto di fronte casa e quando ho messo il piede sull'asfalto le ferie erano finite; le ferie di "prima di Milano", le ferie in cui il cervello ogni tanto mi diceva "chi te lo ha fatto fare?". Dovrei fare un resoconto o qualcosa del genere ma in fondo sono anni che sono ferie molto simili, mare e sole, pallavolo e camminate, pesce e rustici leccesi ed allora vi accenno ad un mare più cristallino del solito con un vento favorevole a schiarirlo e vi racconto di migliaia di piccoli argentini che, in branco, nuotavano sperduti nell'acqua bassa e se ti fermavi un attimo ti si facevano intorno come a chiedersi cosa fosse questa fastidiosa grossa specie di animale. Il mio reader stamattina mi diceva che di nuovi post da leggere ce ne erano più di quattrocento e non mi basterebbe un altro mese di ferie per leggerli tutti come meritano, dovrò cliccare su "segna tutti come già letti" e mettermi l'animo in pace e ricominciare a scoprire giorno per giorno le novità di tutte le vite che leggo, consapevole che dovrò fare di tutto per non farmele mancare nel mio anno da precario in una vita da precario di me stesso. Chi è che diceva che siamo transeunte? (Spero di aver scritto bene e di non essere azzannato dai latinisti che sono una specie in via di estinzione ma assai aggressiva), mi sento sempre così, di passaggio nelle cose e mi sono messo a pensare alle tante (troppe?) cose che mi riprometto di fare: dovrò postare qualche altra lezione di dialetto, dovrò raccontare un po' di cose, dovrò mettere qualche foto tanto per farmi invidiare ma soprattutto dovrò trovare il tempo per fare tutto, master compreso. Intanto vi dico che sono tornato, il cervello è fortunatamente (sfortunatamente?) lo stesso della partenza, solo il mio colore di base è un po' diverso, dovrò radermi altrimenti mi scambiano per un arabo e la casa non me la danno. La blogosfera mi ha ritrovato, quindi consideratevi tutti abbracciati molto forte, quelli che mi leggono da poco e quelli che mi leggono da prima, quelli con cui chiacchiero via msn e quelli con cui addirittura mi sono incontrato. Lunedì salgo a Milano a cercare la casa, incrocereste le dita per me?
06 agosto 2008
Uollano, uollano uollàno, vi saluto con l'altra mano...
Ciao a tutti amici miei, per un paio di giorni ho lasciato la spiaggia per tornare a casa perchè io ed Oceano dovevamo partecipare ad un matrimonio, non il nostro eh! E quindi sono ricapitato davanti ad un pc, ho letto un po' di blog, ho risposto ai vostri commenti, il solito insomma. Domani mattina ce ne torniamo al mare per un altro po' di giorni, anche perchè a fine agosto mi sa proprio che devo iniziare a muovermi per trovare quel benedetto monolocale a Milano, quel monolocale che dovrà accogliermi per l'anno del master. Però non potevo mica lasciarvi senza i compitini per le vacanze ed allora, visto che in estate si dice che "tiri" leggere, beh, ai miei nuovi e vecchi amici lettori dico: leggetevi i miei vecchi post, andate in giro e poi ditemi, dei miei 180 e passa post, quale vi piace di più, mandate amici, parenti e conoscenti e fatemi sapere. Si vince qualcosa? Chissà... Intanto vi abbraccio tutti ad uno ad uno e ci risentiamo, spero, presto.
30 luglio 2008
Anime fragili
In giro ci sono anime fragili, contenute in fragili involucri, sono in mezzo a tutte le altre, mischiate alla rinfusa. Le distingui solo se hai la pazienza di osservare con attenzione, con uno sguardo superficiale non ci fai niente, non saprai mai scovarle in mezzo alle altre anime con gli altri involucri, le anime normali, quelle senza colore o le anime dure come calli su cui anche la pioggia scorre via senza lasciare un segno. Per trovare le anime fragili bisogna guardare bene, sono quelle che si portano dietro più segni perché su di loro sì che la pioggia batte più forte e fa più male; sono quelle che fanno movimenti leggeri anche nei corpi più goffi, come foglie portate in giro dal vento. Per riconoscerle bisogna usare anche l’orecchio, cercare di cogliere la loro musica perché non è vero che le anime fragili non fanno rumore, quelle sono le anime subdole che ti accorgi che ci sono quando ormai ti sorridono in faccia. Le anime fragili fanno il rumore delle sere d’estate, il leggero fruscio del caldo che evapora dal terreno e se ne va via; certo, ci vuole un orecchio allenato ma nessuno ha mai detto che trovare un’anima fragile sia così semplice. Le anime fragili si mimetizzano, si nascondono dentro l’involucro e ti fanno credere di essere altro, così magari le lasci stare. Ci sono quelle con l’involucro scuro e lo sguardo sicuro ma che dentro son fragili uguale; ci sono quelle che si costruiscono un’armatura e se ne vanno in giro e non ti ci puoi nemmeno avvicinare o così ti sembra ma se ti insinui nella cotta di maglia lo senti che fanno il rumore dell’estate; ci sono quelle che ridono sempre perché così non si sente che dentro si rompono e vanno in frantumi perché quando un’anima fragile si rompe si spargono in giro tanti pezzi taglienti anche per gli involucri più duri. Le anime fragili fra loro si riconoscono, per loro è facile, sembra abbiano una specie di sesto senso ma è semplicemente che vibrano della stessa vibrazione; a volte capita che nei loro giri le anime fragili si incrocino, che vadano in giro dalle stesse parti ed allora sono un po’ meno fragili ma non meno speciali, solo che loro spesso non se ne accorgono. E’ difficile distinguere un’anima fragile in mezzo alle altre; ti chiedi se esistano davvero, ti chiedi perché debbano esistere le anime fragili ma se ti capita la fortuna di trovarne una allora capisci che un motivo c’è: servono a riequilibrare l’universo.
Beh, amici miei, domani pomeriggio, se tutto va bene, me ne vado al mare con il mio oceano...ci risentiamo la settimana prossima...per poi salutarci di nuovo (mi mancherete).
Beh, amici miei, domani pomeriggio, se tutto va bene, me ne vado al mare con il mio oceano...ci risentiamo la settimana prossima...per poi salutarci di nuovo (mi mancherete).
29 luglio 2008
Sogni di bambino
Quando ero piccolo dicevo che volevo fare il creativo, ora mi manca solo di cambiare una "n" con una "v" e comprare una "a", ci sono quasi...
23 luglio 2008
Mai riuscito a vedere uno stereogramma
Qualche anno fa andavano molto di moda gli stereogrammi, li trovavi in vendita alle feste patronali, in giro per i luoghi di villeggiatura, nelle sagre di paese, ovunque insomma. Gli stereogrammi sono quei disegni che, a prima vista, sembrano solo un insieme di puntini colorati, una esplosione di piccole palline che seguono un preciso quanto incomprensibile schema geometrico ma che se fissati con attenzione rivelerebbero un disegno tridimensionale. Il condizionale per me è d’obbligo perché io questi fantomatici disegni tridimensionali non sono mai riuscito a vederli, ogni volta che passavo davanti ad uno stereogramma mi fermavo, come tutti, e iniziavo a fissarli ma niente, intorno a me la gente diceva “bello!”, “incredibile!”, “guarda quello con i cavalli…”, “hai visto il bosco?” ed io invece continuavo a vedere dei puntini colorati disposti lungo strane geometrie. Anche i miei amici, ogni volta, cercavano di farmi vedere il disegno nascosto, questa meraviglia in tre dimensioni e mi davano i consigli più disparati: “devi fissare un punto preciso e spostare la messa a fuoco”, come se fossi una macchina fotografica, oppure chi raccontava che con gli occhiali fosse più facile perché uno si concentrava sulle lenti e così si riusciva a mettere a fuoco il disegno tra i puntini. Io ci provavo e mi sforzavo e l’unica cosa che ottenevo era un mal di testa e l’immagine di tanti puntini colorati che seguivano uno strano schema. I miei amici dicevano “bello!”, “incredibile!”, “guarda quello con i cavalli…”, “hai visto il bosco?”, c’erano sempre boschi e cavalli negli stereogrammi, una volta anche dinosauri mi hanno detto ma io niente, solo puntini colorati; iniziavo a pensare fosse una specie di candid camera, che mi stessero prendendo in giro e che quei quadri mostrassero davvero solo dei puntini colorati in uno strano schema. Perché ci riuscivano tutti ed io no? In fondo è come la vita, ci sono alcuni aspetti della vita che tu ti ci metti, li affronti, li studi ma proprio non ci arrivi a capirne il significato, rimani lì dubbioso con tutti intorno a te che ne comprendono il senso e tu invece niente, continui a vedere solo una specie di insieme di puntini colorati che seguono uno strano schema. Gli altri si affannano a spiegartelo loro cosa c’è da capire, a consigliarti come capire, ma niente, per te quella cosa rimane un mistero, come i cavalli e i dinosauri tridimensionali che tu non vedrai mai. Mi hanno anche detto che non ci riesco perché non mi so concentrare su quello che non si vede, che insistiamo, io ed il mio cervello, a dire che quelli sono solo puntini colorati in uno strano schema e niente di più ed invece ci dovremmo convincere che sono cavalli, boschi e dinosauri; che io lo convincerei pure il mio cervello a vedere cavalli, boschi e dinosauri così, a fiducia ma saranno sempre i cavalli, boschi e dinosauri che vede un altro ed allora, ancora adesso, se capito davanti ad uno stereogramma che se ne trovano sempre meno, solo su internet e proprio se li cerchi appositamente; se ci capito davanti mi fermo, li osservo e cerco di vedere il disegno nascosto ma poi mi convinco che vedrò sempre e comunque dei puntini colorati in uno strano schema ed allora guardo il cielo, fisso una nuvola e creo un universo e mi basta così.
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