07 settembre 2007

Proprio come l'Agenzia delle Entrate

Immaginavo che sarebbe successo, anche perchè pure io, scegliere il 31 di agosto come termine ultimo per l'invio delle foto della "pappagorgia irsuta" quando sono tutti (me compreso) in vacanza, era sicuro che avrei dovuto fare una proroga...e così è! Come ogni buon ministro delle Finanze che si rispetti il termine ultimo per l'invio al mio indirizzo di posta elettronica (link "Scrivimi!" in fondo al mio blogroll) della vostra foto per il concorso "pappagorgia irsuta" è stato spostato dal 31 agosto al 16 settembre. Visto che ci sono ricordo anche in cosa consiste il concorso: basta mandare una foto che sia stata ispirata dal tema "pappagorgia irsuta"; non è detto che debba essere per forza una pappagorgia e nemmeno che debba essere per forza la vostra (anche perchè per una pappagorgia come quella del sottoscritto ci voglio anni di allenamento). Ma molti si chiedono: "che cos'è una pappagorgia?", semplice, la pappagorgia è questo.

02 settembre 2007

Ed è già passato un anno...

Un anno fa esordivo così ed iniziavo questa avventura, non sapevo dove mi avrebbe portato e, sinceramente, nemmeno se sarei riuscito a portarla avanti. Quello che mi spingeva allora era la curiosità e la voglia di scrivere...ed anche un po' di narcisismo, che poi sono le cose che mi spingono ancora. Posso dire che questo blog mi ha fatto conoscere un universo nuovo, pieno di gente bella, strana ed interessante; alcuni blogger avevo la fortuna di conoscerli di persona già da prima, altri ho avuto la fortuna di conoscerli di persona proprio grazie al blog e queste è un'altra delle cose per cui sono grato di essermi detto, un anno fa: "proviamoci".


Ne approfitto per darvi un aggiornamento sul "grande" concorso fotografico: pappagorgia irsuta; nonostante il boicottaggio di alcuni blogger, ci sono state tre adesioni: pOpale, m@rcello;) e ritana; questi bravissimi, gentilissimi e bellissimi blogger hanno mandato la loro libera interpretazione di pappagorgia irsuta ed adesso (una volta che avrò capito come postare le foto) verranno votati da voi, miei cari lettori, e la foto che prenderà più voti vincerà un mio post totalmente dedicato ed ispirato dall'autore della foto vincitrice.

Aggiornamento:
Ho deciso di accettare per il concorso anche la foto mandatami (via link) da Francesco Cilione quindi le foto adesso sono quattro...sempre che non ne si aggiunga qualche altra prima che le posti :D

30 agosto 2007

Cambiamenti

La finestra mostrava un prato all’inglese perfettamente tenuto, con vialetti di pietra e poco più distante gli alberi della pineta. Anche se era abbastanza presto c’era già qualcuno che, passeggiando lentamente, si godeva l’aria del mattino. Mentre era immerso in questi pensieri una voce lo sorprese alle spalle:
- L’ospite della sette stanotte ha dato un po’ di problemi.
Era Jinx, non lo aveva sentito entrare, non se ne accorgeva mai, era convinto che più che arrivare Jinx apparisse e questo lo inquietava; da quando lui era lì ci aveva parlato qualche volta, era nativo di Tallinn ma i suoi genitori erano inglesi ed infatti il suo inglese era perfetto, non aveva nessuna inflessione estone. Aveva preso il diploma e poi aveva subito iniziato a lavorare lì, ormai lo faceva da quasi vent’anni; faceva i turni di notte perché soffriva di insonnia, almeno così diceva, anche se pensava non dormisse mai in realtà. Gli fece un sorriso e gli rispose:
- Da come me lo hai detto Jinx, sembrava che fossimo in un ospedale e non nel migliore albergo di tutta l’Estonia.
- Non capisco.
- Quando hai detto “l’ospite della sette stanotte ha dato problemi” mi sono immaginato un tizio con una flebo attaccata al braccio che si lamentava per una terapia che non funzionava. Stavo per consigliarti di dargli un sedativo.
- A volte sarebbe la cosa migliore…
La sua risposta non lo meravigliò più di tanto, sapeva che Jinx era fatto così ed in fondo, a volte, anche lui pensava quelle cose; spesso gli ospiti avevano un concetto tutto personale di ospitalità che travalicava sia il rispetto per il lavoro degli altri che la decenza stessa.
- Deve averti indisposto molto Jinx, che cosa desiderava?
- Mi ha chiamato quasi ogni ora stanotte perché non gli andava bene la temperatura della stanza: o era troppo alta oppure troppo bassa, avrò regolato il termostato almeno otto volte e poi mi ha detto che sarebbe venuto a lamentarsi con lei per la mia incompetenza.
- Quindi stamattina dovrò aspettarmi la visita di questo signore, non credo che uscirà di qui molto soddisfatto, conosco la tua professionalità e non sarà certo lui a convincermi del contrario.
- La ringrazio.
Jinx uscì silenziosamente come era entrato, non avrebbe mai creduto alla sua incompetenza, Jinx era quel albergo e senza di lui non sarebbe quello che è: uno degli alberghi più eleganti del mondo. Pensava queste cose guardando la foto aerea di Tallinn che aveva di fronte e si ricordò della prima volta che era stato lì qualche anno prima per uno stage di quattro mesi in una struttura alberghiera, da settembre a dicembre. Ripensò al suo arrivo all’aeroporto di Tallinn, lui, italiano del sud abituato al caldo, nella fredda e nordica Estonia; era stanco, spaventato e distrutto dal Jet-lag, con la fidanzata e gli amici lasciati a migliaia di chilometri e si ricordò della prima cosa che gli era venuta in mente allora: “Beh Tallinn, mi vedi in questi quattro mesi e poi non mi vedi più”, a ripensarci rise, rise di gusto e sonoramente perché quella città, in quei quattro mesi, lo aveva affascinato, nonostante il freddo glaciale e la lingua incomprensibile; lo aveva affascinato con le sue contraddizioni di città antica e, al tempo stesso, giovane e tecnologica. Per questo motivo, una volta tornato a casa, quando, a carriera avviata, gli chiesero quale albergo volesse dirigere, tra le tante possibilità, senza pensarci su troppo, scelse Tallinn.

Dedico questo post ad un amico che parte per un po', vedi di tornare per il tuo compleanno InTerysta: ci devi offrire una cena!

28 agosto 2007

Lavoratori di tutto il mondo, ridete

“Lavoratori di tutto il mondo, ridete”
Moni Ovadia
Ed. Einaudi

Tempo fa, quando in televisione trasmettevano anche spettacoli teatrali e non solo spettacoli pietosi, mi capitò di beccarne uno di Moni Ovadia, per la precisione “Oylem Goylem”; naturalmente era sabato notte perché comunque non veniva mica trasmesso in prima serata il teatro. Divagazioni a parte, sapevo chi fosse Moni Ovadia ma non lo avevo mai visto; insomma quest’uomo con barba bianca e capelli lunghi bianchi, con in testa il tipico copricapo ebreo, raccontava storielle sugli ebrei intervallandole con canzoni in yiddish; mi colpì molto e mi divertì molto proprio per la capacità che aveva di ridere di se stesso e soprattutto per la capacità di raccontare. Per questo motivo ho comprato questo libro con molta curiosità: perché “racconta” storielle umoristiche nate sotto il comunismo e ne spiega anche l’ambito in cui sono nate, senza voler fare però un libro anticomunista, come se ne vedono tanti in giro ultimamente, ma raccontando la storia attraverso l’umorismo. Il libro è stato letto tra un bagno e l’altro durante la mia vacanza ed è stata una lettura molto piacevole, anche se non si può sicuramente considerare un “libro da ombrellone”, soprattutto nell’ottima appendice storica in cui racconta la storia della Russia dalla fine dello zarismo sino a Putin.

27 agosto 2007

Sono tornaaaatoooo....

Eccomi qui, appena tornato dalle ferie, sono di un colore che mi permetterebbe tranquillamente di vendere tappeti o essere deportato a Guantanamo senza che nessuno faccia una piega. Adesso mi butterò a capofitto per rimettermi in pari con i vostri blog....però ho un appunto da fare: solo Popale a mandato la sua foto di "pappagorgia irsuta"! Vi ricordo che il termine ultimo del 31 di agosto si avvicina...oppure mi costringerete ad una proroga alla Visco?

03 agosto 2007

Chiuso per ferie

Beh, il momento è arrivato, domani me ne parto per le spiaggie del Salento e mi bagnerò di mare, sole e sabbia anche per tutti voi. Il mio cervello è già partito ed io lo raggiungerò, lui aveva insistito per fare vacanze separate quest'anno ma poi non me la sono sentita di lasciarlo solo, chissà cosa avrebbe combinato! Vi saluto tutti, mi mancherete ma spero di tornare con nuova linfa e spirito rinnovato; vi ricordo di mandarmi qui le vostre foto di "pappagorgia irsuta", il termine è il 31 agosto, non vorrei dover fare proroghe alla Visco.
Un abbraccio a tutti!!!

31 luglio 2007

Meme….raviglie dell’epoca moderna

Forse per colpa del caldo, senza che nessuno me lo abbia imposto, rieccomi qui a compilare un altro meme; questa volta dovrei elencare quelle che, secondo me, sono le 7 meraviglie dell’epoca moderna. Insomma mi sono incatenato da solo! Che sia una malattia? Angie&Apple l’hanno chiamata memeite (che sembra tanto un ballo di gruppo: “il memeite”), io invece lo chiamo rincoglionimento prevacanziero. Vabbè, comunque si chiami mi sembrava una cosa interessante ed ho voluto tentare :) …iniziamo.

1^ meraviglia
La stampa. Sì, ringrazio Gutenberg perché adoro aprire un libro nuovo e sentirne l’odore ed il ruvido della carta e poi immergermi nella lettura…tutto questo senza dover spendere un patrimonio per un libro ricopiato a mano.

2^ meraviglia
La pizza….ma anche il cioccolato…e la pasta, ed i formaggi e i salumi, ma pure le caramelle e le focacce…aspetta, sì, giusto, i panzerotti, come ho fatto a scordarli? E vabbè ed allora però ci dobbiamo mettere anche la carne con tutti i suoi tagli ed il pesce crudo! Sì, giusto, gli scampi ed i gamberetti crudi con olio e limone. Devo trovare una cosa che racchiuda tutto perché mi piace tutto il cibo ed allora come seconda meraviglia scelgo: le mangiate in buona compagnia!

3^ meraviglia
La comicità, l’arte di far ridere; non so quanto si possa considerare una cosa moderna ma non mi interessa perché, come diceva Charlie Chaplin, “Un giorno senza un sorriso è un giorno perso”.

4^ meraviglia
Il bacio. Lo so, lo ha già scritto Angie ma non mi interessa. Cyrano, prima dei baci perugina, diceva che “il bacio è l’apostrofo rosa tra le parole t’amo”, ma, anche senza scomodare Rostand, il bacio è una specie di porta per un posto migliore.

5^ meraviglia
Il blog. Non potevo non dirlo; troppo entusiasta di un modo di avvicinarsi a gli altri, di scoprire altri mondi, di aver modo di farmi conoscere, per non mettere i blog ed i relativi blogger tra le meraviglie dell’epoca moderna.

6^ meraviglia
Il messenger. Come per il blog, stessa cosa, non posso non mettere tra le meraviglie anche questo metodo per rimanere in contatto con gente lontana. Sarà per la mia indole curiosa ma sono convinto che ogni vita sia una storia da raccontare ed è un peccato non conoscerla.

7^ meraviglia
Fabrizio De Andrè. Perché era troppo per noi e Dio lo ha voluto indietro come suo poeta privato.

Sicuramente rileggendo questo post anche solo tra dieci minuti mi verrano in mente altre meraviglie da scrivere ma ora vanno bene queste e non preoccupatevi, non lo passo a nessuno, se vi va, lo fate.

27 luglio 2007

Un po’ di chiarezza

Leggendo tra i commenti mi accorgo che si è ingenerata della confusione sulla mia candidatura alle primarie del PD, tutto a causa dell’intervento di alcuni blogger invidiosi del mio meraviglioso nuovo avatar. Voglio quindi fare un po’ di chiarezza in merito all’argomento che è, a mio avviso, particolarmente delicato: la mia candidatura è proprio per il Partito Democratico e cioè il nuovo soggetto politico della sinistra che ricerca il suo segretario, io mi presento con lo slogan “l’uomo sbagliato al posto sbagliato” ed è mia intenzione andare avanti perché sono convinto che ci sia bisogno di una scusa seria per la sinistra, basta con le solite scaramucce interne, ci vuole uno che sbagli a priori. Detto questo, constato che la confusione si è creata perché si dice ci siano in giro altre primarie e cioè quelle per la pd (pappagorgia debordante); mi spiego meglio: Porzione e Tazzozza, orfani del mio vecchio avatar, la mia mezza faccia in bianco e nero ispida e pappagorgiosa, hanno indetto delle primarie per scegliere una pappagorgia che lo sostituisca. Mi sono lungamente interrogato su come evitare questo disguido che potrebbe ingenerare confusione nei miei elettori che già sono confusi di loro ed ho trovato la soluzione: inviatemi le vostre foto di “pappagorgia debordante” io le metterò qui sul blog e voi, miei cari blogger, voterete la foto sostituta della vecchia, cara, pappagorgia debordante. Ricordate, solo qui possono esserci le vere primarie per la pappagorgia debordante, solo qui e da nessun’altra parte, mandate le vostre foto a me entro il 31 agosto 2007, le aspetto, a settembre ci sarà la votazione.

25 luglio 2007

Meme….glio che cambiamo discorso va…

Allora, raccolgo l’invito della strega e mi cimento in questa ennesima catena (che, a quanto ho capito si chiamano meme ma non so perché, quindi non chiedetelo) e riguarda le vacanze. Poi dovrei anche incatenare a mia volta altri quattro…e penso che lo farò :D

1. Vacanze al mare o in montagna
Visto il periodo e le temperature sicuramente si parla di vacanze estive e quelle per me sono assolutamente vacanze al mare; sarà anche perché vista la zona in cui vivo mi è più facile trovare una spiaggia che una montagna?

2. Cosa apprezzate di più delle vacanze
Chiamatelo “dolce far niente” oppure “fancazzismo”, comunque quello che apprezzo delle vacanze è la possibilità di svuotare il cervello da tutto il grigio che gli si accumula dentro.

3. Se ci andate, dove andate quest'anno, e in che periodo
Ci vado, ci vado, come al solito ad agosto sarò sulle bianche spiagge del salento a crogiolarmi al sole prima di immergermi nelle acque cristalline…sperando di non beccare una medusa.

4. Quale vacanza sognate
Il mio sogno è sempre stato quello di visitare l’Irlanda e guardare il cielo azzurro contrastare con il verde.

Un meme molto spicciolo ma adesso viene il punto migliore: le nomination :)
Primo fra tutti il caro M&M
Poi naturalmente non può mancare il buon Porzione
Potrei mai dimenticarmi di Tazzozza? Lo faccio solo per fargli scrivere qualcosa sul blog
Ultima ma non ultima…Amaracchia
A voi la palla ;)

20 luglio 2007

Ricordando...

Un estintore ed una pistola, erano distanti oppure lontani? Dipende da che foto vedi. Uno aveva rabbia e l'atro paura oppure entrambi tutte e due, chi lo sa? Nessuno che si chiede perchè è successo, nessuno che se lo chiede veramente? Basta credere alle parole degli altri, ci confortiamo che è stato un errore, anche tutto quello che è venuto dopo è stato un errore? La lotta non serve mai, soprattutto con la disparità di forze. Ma alla fine si è saputo se dentro erano in due o in tre? E tutti quelli che non c'entravano niente erano colpevoli di esserci? Non so, io non c'ero ed è giusto che la mia voce non si senta in giro, ma la voce di chi c'era? Io non la sento lo stesso. Si può sbagliare nelle intenzioni, essere esagerati, farsi trasportare dalla rabbia e dalla paura e prendere di mira un simbolo credendo di colpire ciò che rappresenta. In chi dei due c'era più volontà? In chi dei due una ottusa consapevolezza di avere ragione? Se dopo sei anni sono ancora qui che mi faccio domande c'è qualcosa che non va, ed allora alle domande ci aggiungo una affermazione: IO VOGLIO I NOMI!! I NOMI DI CHI DAVA GLI ORDINI!!!
E vaffanculo....tanto non è più reato.

18 luglio 2007

Rompo gli indugi

Care bloggatrici, cari bloggatori, la situazione storica in cui stiamo vivendo non mi permette più di rimanere indifferente con le mani in mano, perciò ho deciso di scendere in campo: mi candido per le primarie del Partito Democratico. Dopo Walterverltroni Furiocolombo e Rosybindi anche Bedrosianbaol si mette in gioco; questi illustri avversari sono tutti portatori di idee chiare e precise, ebbene io mi propongo a voi con poche idee ma confuse! Dopo tante persone giuste finalmente la persona sbagliata. Perché continuare a dare il proprio voto alla persona giusta e poi rimanere delusi? In un centrosinistra in perenne scontro interno quale miglior leader di uno che litiga con se stesso? Io vi assicuro che, nel caso fossi nominato segretario del Partito Democratico, proporrò leggi e manifesterò contro le stesse. I giovani hanno bisogno di incertezze, un lavoro sicuro ormai potrebbe destabilizzarli psicologicamente, per questo motivo io, nel caso fossi nominato segretario del Partito Democratico, prometto che mi batterò per far sì che ogni giovane abbia diritto a lavorare per periodi di sei mesi in posti sempre diversi ed in ruoli sempre diversi. I lavori verranno attribuiti per estrazione, il curriculum non servirà più; perché compilare un foglio di carta che nessuno leggerà se non è prima accompagnato dalla telefonata di qualcuno? Ed allora aboliamolo! Anche nel mondo del lavoro la persona sbagliata al posto sbagliato: un geometra che fa il chirurgo non potrà fare più danni di adesso e comunque dopo sei mesi verrebbe comunque sostituito da qualcun altro. Ed allora, miei cari amici bloggatori, datemi una mano, sostenete la mia candidatura, approntate un banner per pubblicizzarla: “Baolperilpiddì” e già che ci siete, scrivete pure un programma. Ricordatevi: “Baol, l’uomo sbagliato al posto sbagliato”.

Ps
Che dite? Verrò nominato segretario? :P

14 luglio 2007

Bruci la città

Anna: BRUUUUCI LA CITTA’….
Mario: Hey, si può sapere cosa vai cantando?!
A.: La nuova canzone di Irene Grandi.
M.: E chi gliel’ha scritta? George Bush?
A.: No, Bianconi, quello dei Baustelle, non si sente la sua mano?
M.: Mah, a me, più che a Bianconi, mi fa pensare ai bianchini che si sarà bevuto prima di scriverla.
A.: E’ una canzone bellissima.
M.: De gustibus…una canzone che inneggia allo sterminio di massa.
A.: Guarda che è una canzone d’amore.
M.: Azz! Pensa se la scriveva incazzato…
A.: Ma che ne capisci?! Questo è romanticismo contemporaneo, è roba moderna.
M.: Moderna dici? Mi ricorda un certo Cecco Angiolieri che ha scritto una cosa simile qualche anno fa.
A.: Sì, vabbè, la conosco pure io “Si fossi foco”, ma questa è diversa, ora te la faccio sentire.
M.: Perché? Hai pure comprato il singolo? Ma i soldi li butti davvero dalla finestra!!
A.: Guarda, per prima cosa è addirittura il CD completo e originale e poi non dovresti parlare di spreco di soldi, tu che hai comprato da un venditore porta a porta “La vita dei criceti”: un’enciclopedia in sette “comodi” volumi! E per giunta sei allergico ai criceti quindi non ne avremo mai uno!
M.: Bisogna conoscere il proprio nemico e poi, potrebbe sempre tornare utile.
A.: Sì, se arriva una glaciazione potremmo bruciare quelli in attesa dei soccorsi, ah no, scusa, è carta plastificata, fa puzza. Ascoltati la canzone, vah.

Bruci la città
e crolli il grattacielo
rimani tu da solo
nudo sul mio letto

M.: Arriva l’apocalisse e questa pensa al sesso?! Una ninfomane!
A.: Ha parlato “mister castità”…
M.: Perché? Credi che se ci fosse la città in fiamme io penserei al sesso?
A.: Devo risponderti?
M.: Preferisco rimanere nell’ignoranza…

Muoia sotto un tram
più o meno tutto il mondo
esplodano le stelle
esploda tutto questo

M.: Beh, questo lo penso anch’io quando sono imbottigliato nel traffico.
A.: Cioè tutti i giorni.
M.: Sì, ogni mattina c’è sempre la mammina che vuole parcheggiare il suo SUV grande quanto un carrarmato nel posto appena lasciato da una Smart; quando poi i due neuroni che ha nel cervello, finita la partita a scopa, ricominciano a funzionare, si accorge che non ci va e la lascia in doppia fila perché, nel frattempo, i neuroni hanno iniziato una partita di briscola.
A.: Sei sempre il solito esagerato.
M.: Vabbè, ma è una imbecille!
A.: E pure maleducato.
M.: Ma scusa, tu come la chiami una che si compra un fuoristrada che consuma quanto una portaerei ed inquina quanto una fonderia, in questa città dove non c’è uno sterrato nemmeno nei giardini pubblici?
A.: In effetti…
M.: Comunque la canzone è carina ma, sinceramente, il ritornello non l’ho capito.
A.: Cosa?
M.: Il ritornello. Quando dice: “E tutti quei ragazzi come te non hanno niente”, che fa, li va a scegliere sotto i ponti?
A.: Noooo, con quelle parole vuole sottolineare il vuoto esistenziale in sui si vengono a trovare i giovani d’oggi.
M.: Tutto questo in due parole?! Miii, quando si dice “il dono della sintesi”, ma tu sei sicurasicurasicura?
A.: Penso…
M.: E poi quando dice.: “come te io vorrei darmi da fare forse essere migliore”, è, per caso, un’autocritica sulle sue capacità amatorie? Me la facevo più peperina la Grandi, oppure il lui in questione è veramente uno stallone.
A.: Allora devo vedere se la contatto e mi faccio dare il suo numero.
M.: Simpatica…

Anche questa volta, a gentile richiesta (sempre del mio ego), si rivedono due personaggi già visti qui e qui.

11 luglio 2007

Attenti al gorilla

“Attenti al gorilla”
Sandrone Dazieri
Ed. Mondadori

Una volta ho scritto che ci sono autori che scopri per caso, entri in libreria e magari ti attira la copertina di un libro ne leggi il titolo e te lo compri e poi scopri che quell’autore ti piace, che scrive bene, che le sue storie sono interessanti ed allora cerchi gli altri libri dello stesso autore; per me è stato così per Tullio Avoledo. Altre volte vai in libreria che sei informato, sai cosa vuoi e quasi lo pretendi e se non lo trovi ti incazzi pure. Per questo libro è stato così. Un paio di anni fa tra i racconti presenti nella raccolta “Crimini”, curata da Giancarlo De Cataldo, ne ho letto uno di Sandrone Dazieri intitolato “l’ultima battuta”, una fulminazione! Bella la storia, belli i personaggi ma soprattutto una scrittura piena di ironia. Avevo già sentito parlare dell’autore, sapevo che aveva scritto diversi romanzi, tutti con lo stesso protagonista; spesso, nelle mie visite periodiche in libreria avevo anche pensato di comprarne uno poi, ora per un motivo ora per un altro, rimandavo sempre. Quando, infine, ingolosito dal racconto suddetto sono andato convinto in libreria perché dovevo comprare il primo romanzo di Dazieri, niente: terminato. Mica ci sono andato una volta soltanto eh, ci sono andato spesso ma trovavo solo “La cura del gorilla” o “Gorilla blues” o “Il karma del gorilla” ma di “Attenti al gorilla” nemmeno l’ombra; “potevi comprare uno di quelli”, direte giustamente voi, ma mi rodeva il culo a non iniziare a leggere i suoi romanzi dal primo, avrei preferito addirittura non leggerlo per niente se non lo avessi trovato, che ci volete fare, sono fatto così. Nel frattempo ho iniziato a leggere anche il blog di Dazieri e che belle cose che scrive…ed i nervi aumentavano, ma è mai possibile che ‘sto cavolo di “Attenti al gorilla” non fosse stato ristampato? Lo dovevo avere, anche perché, con quel titolo che mi ricorda una meravigliosa canzone di De Andrè (oddìo, la canzone è di Brassens, ma lui l’ha tradotto e ne ha fatto una stupenda versione italiana) doveva essere mio! L’altro giorno, sabato per l’esattezza, ero in libreria che trasportavo la mia solita pila di sei o sette libri da portare alla cassa quando, tra gli scaffali, eccolo lì che mi aspetta, nell’edizione Oscar Mondadori, finalmente! Scelgo velocemente un libro a cui rinunciare tra quelli che avevo già preso (Mi dispiace signor Bunker, lo so che da dove si trova adesso se n’è accorto, ma le prometto che il suo “Educazione di una canaglia” sarà tra i miei prossimi acquisti) e lo agguanto. Non vi sto a raccontare del perché non lo abbia iniziato a leggere immediatamente (saranno anche fatti miei no?), fatto sta che da domenica pomeriggio a ieri sera (martedì) il libro è stato letteralmente divorato, mi sono appassionato ed ho anche riso tanto, che per un libro noir non è una cosa che capita spesso; ci ho ritrovato l’ironia che mi aspettavo e ne sono molto contento, l’attesa è stata lunga ma ne è valsa la pena.

30 giugno 2007

Ultime notizie

Apriamo questo notiziario con gli ultimi aggiornamenti sulla epidemia di forfora, notizie si susseguono da tutta Italia; il “Centro Pideye di ricerche tricologiche” di Catania smentisce il dato sulla virulenza della forfora accusando le autorità di coprire, con questa notizia, la reale tragedia: l’espandersi a macchia d’olio delle doppie punte. A Roma, per il terrore, la famosa attrice teatrale Viola annulla la tournee mondiale del suo spettacolo “Io ballo da sola” e si barrica in casa. Dramma a casa Fab, il noto disegnatore credendo di essere ormai infetto dalla forfora si rapa a zero accorgendosi solo ad operazione completata che non si trattava di forfora ma soltanto degli scarti della gomma per cancellare. Sul fronte medico ancora nessuna cura, alcuni scienziati brancolando nel buio hanno deciso di affidarsi a fate e streghe, senza alcun risultato.
Ma passiamo alle altre notizie. Tre guarigioni sospette nel grande ospedale di Poggio Ciccione, un uomo e due donne, ricoverati con una forte infezione accompagnata da febbre alta, dopo che gli è stato somministrato un medicinale, si sono sentiti subito molto meglio tanto che gli stessi oggi sono stati dimessi. Una commissione di inchiesta formata da luminari è stata subito costituita, si spera possa fare luce al più presto su questi drammatici avvenimenti e scoprire, se si tratta di errore umano, chi lo ha commesso o se era destino che i tre dovessero guarire.
Esteri. Oggi in Texas è stata compiuta la ventiduemillesima esecuzione capitale dall’inizio dell’anno, il metodo è quello della “visione letale” con il quale il condannato viene costretto a guardare, senza soluzione di continuità, puntate di reality e di programmi di approfondimento politico fino a che la morte non sopraggiunga. Inutili le proteste fatte da centinaia di attivisti per i diritti civili che si battono da anni perché venga eliminata la pena di morte, soprattutto quando ottenuta con un metodo tanto crudele. A trovare la morte il detenuto Colin MacCullon, condannato per evasione fiscale; ricordiamo che questo reato è punito con la pena capitale solo da un paio di anni. Alla notizia il nostro ministro delle finanze Bedrosian Baol ha così commentato: “Questi americani continuano ad essere troppo permissivi con chi evade le tasse”.Questa edizione del notiziario si conclude qui, vi ringraziamo per l’attenzione e buona serata.

Naturalmente mi sono inventato tutto….se i padroni dei link non sono d’accordo li cancello :)
Se invece volete leggere una notizia triste ma vera, andate qui

23 giugno 2007

Edizione straordinaria

Ci scusiamo per l’interruzione dei programmi. Scene di panico stamattina alla grave notizia della scoperta che la forfora è contagiosa, assaltati saloni da barba e parrucchieri, molta gente, anche all’interno della stessa famiglia, viene guardata con sospetto ed additato come untore, tantissimi già i casi di aggressioni, il numero dei feriti è in costante crescita; la Protezione Civile sta approntando in queste ore diversi punti per la distribuzione alla popolazione di razioni di shampoo antiforfora ma si teme che le scorte siano già in esaurimento. Molte le truffe di quelli che, approfittando del terrore che attanaglia la gente, spacciano per shampoo antiforfora semplici lozioni anticaduta facendole pagare ad un prezzo esorbitante; le autorità invitano i cittadini alla calma e a stare attenti, non fidandosi di chi viene a proporre prodotti miracolosi. Guardate attentamente le loro giacche, se presentano tracce di forfora diffidate. Nonostante gli inviti alla calma però sono già un numero enorme quelli che, disperati, credendo di essere contagiati hanno compiuto il gesto estremo di radersi completamente la testa con effetti devastanti sull’aspetto. Il Governo ha varato d’urgenza un piano per affrontare questa emergenza sanitaria stanziando venti milioni di euro per trovare una cura. Il Premier, in conferenza stampa, si è così espresso: “Non lasceremo il popolo in balia di questa piaga”. Vi terremo costantemente informati sulla vicenda.

17 giugno 2007

Luna

Quando capita qualcosa di spiacevole a qualcuno che conosciamo, a qualcuno vicino a noi, si ha sempre il timore di dire o fare qualcosa di sbagliato perché, per quanto vicini, non riusciremo mai ad entrare in quel dolore, anche solo a comprenderlo in minima parte, anche se quel dolore ci viene spiegato con lucidità, con parole chiare. Per un attimo allora si pensa che sia meglio non fare niente, lasciare perdere per non sbagliare, ma dura veramente solo un attimo perché l’affetto che ci lega a quella persona, che la si conosca da molto oppure da poco, non ci permette di tacere ed allora, chi con una telefonata, chi con una mail o un semplice sms o anche solo con un sorriso, cerchiamo di alleviare per un attimo il dolore di questa persona. Per questo motivo tutti noi vogliamo solo dire a Luna: “Ti siamo vicini e ti vogliamo bene”.


Anja, Babelez, Baol, Jane, Johnson, M&M

14 giugno 2007

Gomorra

"Gomorra"
Roberto Saviano
Ed. Mondadori

Di solito non ci metto molto a leggere un libro, anche se è particolarmente corposo in meno di una settimana lo finisco, per questo libro ci ho messo più tempo e non perchè sia un libro difficile, anzi, è scritto con una prosa asciutta fatta di frasi brevi che ne facilitano la lettura. Ci ho messo tempo perchè è difficile digerirle certe cose, perchè il cervello non ci vuole credere ed allora ogni periodo rimane fermo nella testa per più tempo, in modo che venga assorbito lentamente. Mentre andavo avanti con la lettura mi accorgevo di quanto si conosca solo la punta dell'iceberg di un fenomeno così globale e ramificato come la camorra e di quanto ci sia bisogno di conoscerlo perchè finchè non se ne ha la conoscenza viene facile fare finta che non esista.

05 giugno 2007

Karmacoma

Sono le due di notte, non riesco a dormire, c’è ancora un caldo che non si respira; cammino per le strade deserte lentamente, non c’è nessuno in giro, il viale di mattoni che porta verso i giardini sotto le luci gialle dei lampioni è quasi lucido. Inaspettata ed improvvisa si alza una folata di vento caldo di scirocco che smuove gli alberi come se litigassero fra loro e poi, così come è arrivata, di colpo svanisce. Un cane bianco seduto sul ciglio della strada mi fissa immobile, sembra una sfinge silenziosa; da una finestra aperta esce un bagliore blu elettrico, un altro insonne come me, ride ma non sento altro in sottofondo. Mi passa accanto un uomo in bicicletta borbottando qualcosa contro la luna, non mi guarda nemmeno, nell’aria si sente solo il rumore continuo degli ingranaggi dei pedali, lo osservo sparire dietro una curva ed in un attimo non si sente più nemmeno il rumore delle pedalate ed è di nuovo il silenzio. All’improvviso un grido lontano alle mie spalle e poi più niente, un incubo avrà interrotto il sonno di qualcuno ed ora c’è un insonne in più. Torno piano verso casa, mi fermo davanti al mio portone e prima di infilare la chiave nella serratura alzo gli occhi al cielo nero pieno di buchi luminosi, penso solo che c’è tanto silenzio, e caldo. Sento lo scorrere della chiave e lo scatto della serratura, guardo ancora un attimo la notte e poi la chiudo alle mie spalle.

Scritto con nelle orecchie Karmacoma dei Massive Attack

30 maggio 2007

Ci scusiamo per l'interruzione

Cosa ci vuole per diventare commercialisti? Dico, a parte un gran coraggio, pelo sullo stomaco e faccia di tolla? Burocraticamente, dopo essersi laureati in Economia e Commercio bisogna trovare un commercialista che abbia tanta voglia di avere uno schiavo e chiedergli di poter essere schiavizzato per tre anni. Passati questi tre anni per metterci il carico da undici bisonga sostenere un esame, volete sapere com'è fatto questo esame a Bari? Si prendono circa ottocento aspiranti commercialisti che tanto aspiranti non sono perchè 80% degli stessi non farà mai il commercialista ma gli serve l'abilitazione per altri motivi, si prendono questi ottocento folli dicevo e gli si fa fare un esame scritto composto da due prove per due giorni consecutivi in cui si viene, nella migliore delle ipotesi, trattati come dei liceali ed in cui non ci sarà una scrematura basata sulla meritocrazia e nemmeno sulla fortuna, nella maggioranza dei casi si valuta, con questo esame, la faccia di bronzo delle persone. Dopo di questo li si fa attendere per circa sette, otto mesi il risultato dello scritto, costringendo i meno sicuri delle proprie conoscenze a rifare l'esame perchè, intanto che si aspetta il risultato del primo è già arrivata la data del successivo. Tutto questo per dirvi che ho latitato perchè ieri ed oggi ho sostenuto per la terza volta consecutiva gli scritti dell'esame di stato visto che per quelli dello scorso giugno mi sto ancora chiedendo non tanto il motivo della mia bocciatura quanto quello della promozione di altri, visto ciò che sono capaci di non dire all'esame orale, per quelli di novembre scorso ci hanno detto che, probabilmente avremo i risultati a fine luglio, bontà loro e quindi, visto che mi piace sottopormi a continui giramenti di p***e, sono andato a farmi un'altra due giorni di stress. Grazie per l'attenzione.

22 maggio 2007

Finalmente!!!

Finalmente riesco a venire fuori dal gorgo in cui Pideye mi ha lanciato; che cosa è successo? Come se niente fosse la blogger in questione mi ha invitato a partecipare ad una catena, “bene” mi son detto, “cosa devo fare?”, soltanto trovare le 10 canzoni della mia vita ed elencarle! Sono giorni che impazzisco per trovare queste benedette canzoni e finalmente ne ho messe insieme 10 con delle motivazioni abbastanza condivisibili (da me stesso), ma già so che una volta postato inizieranno a venirmi in mente altre mille canzoni ed altri mille motivi.

1) Fabrizio De Andrè – Don Raffaè
Quelli che mi conoscono sanno che il grande Faber non poteva mancare nella mia lista, ho messo questa canzone proprio perché mi ha cambiato la vita: è quella con cui l’ho conosciuto.

2) Dire Straits – Walk of life
Mi ricorda un’estate in cui mio cugino la cantava ed io l’ho imparata a memoria, senza averla ascoltata in originale: bellissima, mette allegria.

3) Marvin Gaye – I heard if through the grapevine
Non so se è una “canzone della vita” però ha un ritmo travolgente e mi ha fatto scoprire un genere.

4) Vinicio Capossela – All’una e trentacinque circa
Perché adesso è idolatrato ma quando cantava ‘sta canzone eravamo due o tre a conoscerlo.

5) Pink Floyd – Money
Se mi chiedono di scegliere una canzone dei Pink Floyd da ascoltare io dirò sempre questa per prima.

6) Tanita Tikaram – Twist in my sobriety
Questa canzone è i miei anni ottanta!

7) Sting – Fragile
Ora va cantando le (pallosissime) canzoni del settecento ma prima ha sfornato anche questa roba:
On and on the rain will fall
Like tears from a star like tears from a star
On and on the rain will say
How fragile we are how fragile we are

8) Francesco Guccini – Piazza Alimonda
Genova non sa ancora niente, lenta agonizza, fuoco e rumore,
ma come quella vita giovane spenta, Genova muore.
Per quanti giorni l’odio colpirà ancora a mani piene.
Genova risponde al porto con l’urlo alto delle sirene.
Poi tutto ricomincia come ogni giorno e chi ha la ragione,
dico nobili uomini, danno implacabile giustificazione,
come ci fosse un modo, uno soltanto, per riportare
una vita troncata, tutta una vita da immaginare.

9) The Smiths – Please, please, please, let me get what i want
Mi ricorda una birra, mi ricorda una pubblicità rifatta da degli amici e mi ricorda le risate che mi sono fatto quando l’ho vista.

10) Tiromancino – Per me è importante
Per me è molto importante.

Adesso questa patata la devo passare, già vedo il panico spandersi per la rete, lo faccio? Non lo faccio, non la passo a nessuno, però vi invito a provarci, dopotutto è interessante.

12 maggio 2007

I "pane & merda"

Il buon Porzione qualche post fa ha nominato i chioschetti su ruote che vendono cibarie per strada, in parole povere i “pane & merda”. Tutti noi avremo sicuramente mangiato in uno di questi ameni posticini una volta nella vita, per alcuni potrebbe anche essere stata l’ultima; io sono sicuramente uno fra gli assidui frequentatori di questi ottimi posti, come le lettere dell’avvocato del mio fegato possono confermare. Per questo motivo mi sono chiesto come sono nati questi posti che tanto hanno dato alla gastroenterologia nazionale.

LA STORIA DEI “PANE & MERDA”
Il chioschetto dei panini motorizzato nasce anni addietro dall’intuizione del signor Pasquale Abbaticchio che, trovandosi a corto di spiccioli per parcheggiare, vendette per mille e cinquecento lire il tramezzino che aveva con se per pranzo ad un passante, riscaldandoglielo sulle bocchette dell’aria calda dell’auto. Il signor Abbaticchio subito si accorse delle potenzialità della sua intuizione e corse, in un barlume di lungimiranza, a licenziarsi dal posto di amministratore delegato di una piccola società di nuova costituzione che, secondo lui, non aveva molte speranze; il fondatore, un certo B. Gates, se ne rattristò ma accettò le dimissioni. Da quel giorno l’Abbaticchio si dedicò anima e corpo a quella che, secondo lui, sarebbe stata la più grande rivoluzione nel mondo della ristorazione dopo l’invenzione della nutella bianca. Iniziò a vendere a gli operai di un cantiere navale porzioni di pasta al forno seduto nel retro della sua station wagon, tenendo bottiglie di birra al fresco in una grossa vasca di plastica blu con ghiaccio. Sfortunatamente la continua posizione seduta provocò al signor Abbaticchio una fastidiosa periartrite al ginocchio sinistro che lo costrinse a zoppicare fino alla fine dei suoi giorni. Ormai però la rivoluzione era partita e la vera innovazione avvenne proprio grazie ad uno dei sui primi clienti, il signor Simeone Rotunno il quale si era accorto che il camper di Barbie della figlia si poteva aprire su un lato per permettere il posizionamento delle bambole, come constatò anche la moglie guardandolo avvicinarsi al camper di famiglia con una sega circolare. Grazie alla felice intuizione del signor Rotunno si ebbe il primo vero modello di ristocamper della storia, e lui guadagnò un sacco di soldi che gli servirono per pagare gli alimenti alla moglie. Il ristocamper inventato dal Rotunno è arrivato quasi del tutto immutato fino ad i giorni nostri nei suoi elementi base.

GLI ELEMENTI BASE DEI “PANE & MERDA”
Cosa caratterizza questi posti di ristoro simpaticamente chiamati “pane & merda”? Si possono individuare una serie di elementi base che accomunano tutti i chioschetti su ruote d’Italia: si trovano spesso nei grossi parcheggi dei punti di ritrovo, qualsiasi tipo di ritrovo, che siano palazzetti dello sport oppure zone ad alto tasso di prostituzione, posti in cui la gente di solito si ritrova affamata insomma. Si riconoscono subito, come un faro nella notte, grazie alle luci al neon, all’odore di frittura ed alle facce dei clienti che, sulle prime, potrebbe far credere di essere capitati in mezzo all’ora d’aria di una prigione o ad una convention di Forza Italia ma poi, al primo rutto di birra si capisce di essere nel posto giusto. Il numero di addetti al servizio di solito è ridotto ad una sola persona, anche se in determinati casi di posti con alta affluenza gli addetti potrebbero anche essere due o addirittura tre; quando gli si va a chiedere un panino ti guardano con l’affabilità di un rinoceronte africano ed hanno un’espressione tra lo “scazzato” ed il “ma stasera non potevi mangiare a casa?!”. Altra caratteristica dei chioschetti è l’insegna che sottolinea o la specialità del posto o il nome del padrone o, in alcuni casi, entrambe; si hanno quindi insegne come: “Al porchettone”, “Porchetta House”, “Il paninaro”, “Robe fritte” oppure “Da Gigetto”, “Da Polduccio” oppure ancora “Michele il porchettaro”, “Benito il re della patatina”. C’è stato anche il caso di “Marisa la regina del wurstel” ma si è scoperto successivamente che non vendeva da mangiare. Qualunque sia la specialità comunque ci sarà ad accogliervi, sul bancone, una sfinge di porchetta che ogni porchettaro mentirà spudoratamente dicendovi che è di Ariccia ma che Ariccia l’ha vista solo in cartolina mentre la cucinavano. Per quanto questi ameni punti di ristoro sembrino posti sempre uguali nel tempo molte sono state, negli anni, le invenzioni che ne hanno caratterizzato la vita.

LE INVENZIONI FONDAMENTALI DEI “PANE & MERDA”
Si può sicuramente affermare, senza tema di smentita, che tra le molte invenzioni della storia dell’ingegno chioschettistico un posto di rilievo è occupato da tre idee geniali. La prima è sicuramente quella delle forchettine di plastica colorate; furono inventate da un cliente stufo di ustionarsi i polpastrelli con le patatine fritte, all’inizio il colore scelto per le stesse era il giallo, ci si accorse che non era quello giusto quando un cliente morì soffocato ingoiandone una. La seconda è l’uso delle patatine fritte come aggiunta a qualsiasi panino, dal hot dog a quello con la porchetta; tale invenzione si deve ad un chioschettaro che non sapeva come smaltire una partita di patate fritte surgelate scaduta. La terza e più importante di tutte, e qui devo ringraziare espressamente Porzione per averlo sottolineato prima di tutti, è l’invenzione della “checciones”. La “checciones” è la salsa condimento definitiva, in tutti i sensi, composta mischiando ketchup e maionese; l’invenzione, come tutte le grandi invenzioni della storia, si deve ad un caso: tempo addietro il figlio del noto porchettaro Cicciuzzo U Zuzzus doveva ricaricare i dispenser di salse del padre e chiese: “Pà, devo ricaricare la maionese, qual è il contenitore?” ed il padre rispose: “Uno è giallo e l’altro è rosso solo un imbecille si può sbagliare”, e fu così che nacque la “checciones”.

Dopo questo lungo excursus nella ristorazione di strada mi auguro di aver reso il giusto omaggio a queste persone che tanto fanno per noi e per l’industria farmaceutica mondiale.


Naturalmente nomi, fatti e invenzioni sono puramente inventati...come tutti i riferimenti..ehm :)

03 maggio 2007

Una confusione di voci

Vanessa Russo era una ragazza di ventitre anni, scrivo era perché ieri si sono svolti i suoi funerali, è stata uccisa con un semplice ombrello da due rumene. Perché? C’è chi dice per una spinta, chi dice per uno schiaffo; per una stronzata insomma, come le tante che accadono tutti i giorni. Io continuo a chiedermi perché, perché mettere fine alla vita di una persona per un qualsiasi motivo, che sia una spinta o una guerra preventiva? Poi mi confondo, sono troppe le voci che vogliono dire qualcosa, che ne approfittano per dire qualcosa; si parla di immigrati, si parla di loro, come se la cattiveria avesse un colore o una collocazione geografica e non sia, invece, un fatto di indole o di situazione. Sarebbe così semplice se il male avesse una latitudine ed una longitudine e si potesse con quelle individuarlo, ma non è così; ad Erba sono stati degli italiani, dei padani, a sterminare un’intera famiglia; qualche mese fa a Roma, un tassista ne ha colpito a morte un altro perché gli aveva “rubato” dei clienti. Il male dov’era in quel caso? A quale longitudine? A quale latitudine? Che cosa si può dire ai familiari delle vittime: soffrite meno perché sono stati degli italiani? Le domande sono così tante e le voci urlano troppo forte. Le due rumene sono colpevoli, saranno giudicate e condannate ma le tante voci dicono che la pena sarà una sciocchezza, che bisogna punirle in maniera esemplare, che, magari, ci vorrebbe anche da noi la pena di morte; come se la morte è una soluzione, se le due ragazza venissero giustiziate in cosa saremmo diversi da un assassino? In niente, la famiglia non avrebbe indietro Vanessa, loro, gli unici che hanno il diritto di gridare e piangere, loro che si sono visti strappare una figlia senza un motivo plausibile, se mai possa esistere. Però le urla sono tante, troppe, soprattutto da parte di chi, come al solito, cavalca il malcontento per ergersi a paladino di un’umanità che non fa che autodistruggersi, solo per un interesse di bottega. Qui da noi, in casi come questi, le urla sono sempre tante ma durano lo spazio di una notizia poi, la maggioranza della gente, torna ad interessarsi delle veline.

28 aprile 2007

A pelo d'acqua

“A pelo d’acqua”
Rocco Campagna
Ed. Adda

Avete mai giocato a Tetris? Per quei due o tre aborigeni del Borneo che non lo conoscono, Tetris è un gioco per computer, inventato tanti anni fa, in cui dei blocchi di forma diversa cadono dall’alto e lo scopo del gioco è cercare di farli incastrare alla perfezione; ecco, un romanzo giallo è come una partita a Tetris: ci sono diversi personaggi e diverse trame che, alla fine, devono incastrarsi e dare un disegno unitario. In questo libro ci sono personaggi e storie che nelle circa centonovanta pagine di cui è composto partono da posti e momenti diversi e si ritrovano alla fine, senza buchi e senza incertezze attraverso una prosa semplice e piacevole che lascia immaginare bene ciò che descrive. Quando si parla di un libro giallo si deve cercare di non lasciar capire nulla della trama altrimenti addio sorpresa, per questo, dei tanti periodi interessanti ne riporto solo uno che non rivela niente ma che ha me ha colpito molto:

“Il sole impoverito dallo scirocco toglieva spessore alle cose e la luce si appoggiava debole ai muri delle abitazioni schiacciate in pochi metri quadri. Una donna era seduta sull’uscio facendo un lavoro a maglia, mentre due bambine sfrecciandole davanti correvano a nascondersi sotto la cappella di una Madonna”

Il libro è l’opera prima di un giovane autore, per questo, ancora di più vi consiglio di leggerlo.

25 aprile 2007

What's Going On

La tavola calda ha l’aria tipicamente americana, di quelle che si vedono nei film, l’entrata è sul lato lungo a circa un terzo verso sinistra. Appena si entra si nota subito, di fronte, il bancone che corre per quasi tutta la lunghezza del locale e dietro, a vista, la cucina; davanti al bancone c’è una fila di sgabelli mentre i tavoli sono lungo la parete che si affaccia sulla strada, sono cinque, due alla sinistra dell’entrata e tre a destra, messi tra piccoli separè che danno una specie di privacy ma niente di più. Il posto è pulito e sono tutti gentili, è sera e la luce all’interno non è molta, ha un’aria intima e calda; la cameriera dietro il bancone sorride e parla con i due seduti sugli sgabelli, hanno l’aria di essere clienti abituali, mangiano, quello a sinistra, una grossa fetta di torta alle fragole mentre quello a destra un piatto con bistecca e patatine fritte. I tavoli sono quasi tutti vuoti, a parte una coppia seduta vicino alla porta ed un tizio seduto all’ultimo tavolo in fondo. L’uomo da le spalle alla sala, davanti a sé ha una zuppa di funghi fumante. L’uomo piange in silenzio, come se non volesse disturbare, ogni tanto singhiozza appena ma senza fare troppo rumore, le lacrime gli rigano il volto e cadono nella zuppa; in mano stringe una foto ed ogni tanto la guarda, è una polaroid un po’ ingiallita come se fosse stata guardata per troppo tempo e troppe lacrime. Nel locale c’è un po’ di musica in sottofondo, nemmeno si capisce cosa sia, serve solo ad amplificare il silenzio; l’uomo ripone la foto nella tasca interna della giacca e prende un paio di cucchiaiate di zuppa, si asciuga le lacrime e la bocca e dalla tasca di dietro dei pantaloni tira fuori un vecchio portafogli di pelle, lascia i soldi sul tavolo e va via, la cameriera lo guarda per un po’ mentre si avvicina alla porta ed una volta chiusa alle sue spalle torna a chiacchierare con i clienti al banco.

Scritta ascoltando What's Going On di Marvin Gaye

23 aprile 2007

Che Beppe Viola mi perdoni da lassù

Quelli che…finalmente dopo diciotto anni.
Quelli che…eh ma senza furti sai quanti altri.
Quelli che…è un campionato falsato.
Quelli che…questo è per Facchetti che ci sarebbe dovuto essere.
Quelli che…questo è per Moratti che è un signore.
Quelli che…Moratti parla troppo.
Quelli che…Mancini è antipatico.
Quelli che…si fa festa fino a notte fonda.
Quelli che…si festeggia sobriamente.
Quelli che…l’anno prossima ci saremo anche noi e non c’è storia.
Quelli che…siamo nella Storia.
Quelli che…tanto noi vinciamo la Champion.
Quelli che…eh ma quella sconfitta di mercoledì.
Quelli che…I CAMPIONI DELL’ITALIA SIAMO NOI!!!
Quelli che…noi juventini siam parte lesa.
Quelli che…il fine giustifica i mezzi.
Quelli che…non vincete mai!
Quelli che...tanti record mai nessuno.
Quelli che…una telefonata e via.
Quelli che…l’ombra del 5 maggio?
Quelli che…e il contratto?
Quelli che…Adriano va in discoteca.
Quelli che…Materazzi è un macellaio.
Quelli che…Figo è un vecchietto.
Quelli che…troppi stranieri.
Quelli che…eh ma l’uscita dalla Champion.
Quelli che…hanno un sorriso beato sulla faccia.
Quelli che…CHI NON SALTA NERAZZURRO E’!
Quelli che…CHI NON SALTA ROSSONERO E’!!
Quelli che…ma noi abbiamo Ronaldo.
Quelli che…è meglio Trezeguet.
Quelli che…avete vinto grazie ad ex juventini.
Quelli che…Materazzi pallone d’oro, altro che Cannavaro.
Quelli che…se la stanno godendo come me.

18 aprile 2007

E sono 31!

Oggi ho in media 31 anni, in media perchè ci sono giorni che mi sento uno di ventanni e giorni in cui credo di avere 42 anni portati male, va così, in fondo non è poi così male, in fondo sono solo 31, nove dai 40...diciannove dai 50....forse è meglio che la smetta. Sono 31 di giornate che mi invento ogni mattina che, anche se ognuna uguale all'altra, guardo sperando che cambino non so come, meglio così, c'è chi nella continuità si conforta come nel proprio letto. Non mi va di chiedermi che cosa avrei potuto fare e che cosa farò, non oggi almeno, me lo chiedo tutti i giorni ormai, mi scoccio pure a farmi sempre le stesse domande e molto spesso a far finta di non aver sentito, un pò difficile se le domande me le faccio io. Oggi mi faccio gli auguri per altri 100 compleanni e altri ancora e vado avanti.

08 aprile 2007

La mamma è sempre la mamma...

A grande richiesta (del mio ego) tornano due personaggi già visti, tutto, come al solito, inventato di sana pianta.

Anna: Caro, a Pasqua siamo a pranzo da mia madre.
Mario: Nooooo! Ti ricordo che la tortura è proibita! Mi appello alla Convenzione di Ginevra! E poi la Passione è il venerdì, non la domenica di Pasqua.
A.: Non dire scemenze; guarda che mamma è una cuoca mancata.
M.: E’ proprio vero che non esistono più i cecchini di una volta.
A.: Quanto sei stupido! Negli anni ’70 i piatti di mia madre erano molto apprezzati.
M.: Poi cosa è successo? Hanno bloccato il programma militare di sviluppo di armi batteriologiche?
A.: Ah ah ah….molto divertente guarda, come una colica alle tre di notte.
M.: Senti, c’è un tizio che ha un blog in cui racconta della pessima cucina della mamma.
A.:E allora?
M.: Niente, mi chiedevo se per caso avessi un fratello di cui ignori l’esistenza. L’altro giorno ha postato la foto della pasta al forno carbonizzata tipica della mamma e mi ha ricordato molto la parmigiana di melanzane che fa tua madre.
A.: Ma se è buonissima!
M.: Seeee, per te che sei abituata da anni di convivenza.
A.: Sei veramente cattivo, mia madre cucina apposta per te.
M.: Ho sempre sospettato che mi odiasse. E sai già con cosa ci avvelenerà a Pasqua?
A.: Ha detto che vuole fare le crespelle ricotta e spinaci, quelle con la besciamella.
M.: Alè! Sento già il fegato che guaisce di gioia. L’ultima volta che le ha fatte mi sono accorto in tempo che stava per fuggire.
A.: Ma se a te la besciamella piace?!
M.: Certo, ma tua madre fa un uso della besciamella che farebbe impallidire Anna Moroni.
A.: Saranno buone le polpette che fa tua madre!
M.: Non ti permettere di parlare male delle stupefacenti polpette di mia madre!
A.: Ecco, hai usato l’aggettivo giusto: “stupefacenti”, l’ultima volta che le ho mangiate ho avuto le allucinazioni, ma che razza di olio usa? Il Valvoline SynPower?
M.: Scema, è una antica tradizione di famiglia.
A.: Mi pareva che l’olio fosse vecchio di secoli, ve lo tramandate da generazioni.
M.: No, solo che mia madre prima frigge le patate, poi i carciofi in pastella e poi le polpette.
A.: E poi l’olio lo vende all’ENI per farci degli esperimenti.
M.: Sei solo invidiosa perché tua madre non cucina così.
A.: E meno male, altrimenti saremmo stati denunciati per tentato genocidio.
M.: Solo perché la Del Ponte non ha ancora assaggiato il tiramisù fatto da tua madre: è l’unico in cui i savoiardi tentano di fuggire dalla pirofila….Dove vai?
A.: Telefono a mia madre per dirgli che ti piacerebbe facesse il tiramisù per Pasqua.
M.: Ma porc….

06 aprile 2007

Errata corrige

Stamattina, finalmente, su Mtv lo spot "incriminato" per cui ho tanto sbraitato nel mio post precedente è stato seguito da un cartello firmato dalla stessa emittente in cui si parla delle migliaia di spiagge che spariranno, insomma hanno confermato che era uno "scherzo progresso", che dire? Ci sono cascato ed ho fatto la figura dello stupido ma mi fa piacere, se non mi fossi indignato ed avessi detto una cosa del tipo "fiiiiico, un investimento geniale!" allora sì che mi sarei sentito, permettetemi il termine, un coglione. C'è però una cosa che mi da da pensare: se tanti alla visione di quella pubblicità invece di pensare subito ad uno scherzo ci hanno creduto significa che ci crediamo capaci anche di inventarci una cosa del genere, ed è vero, ne siamo capaci. Per questo motivo ringrazio Mtv per questo spot perchè è veramente ben fatto....ora però spero che a qualcuno non venga in mente sul serio di acquistare i terreni sulle colline di Sant'Arcangelo di Romagna.

04 aprile 2007

Agghiacciante...

Stamattina, ancora imbambolato dalla nottata non proprio ottima facevo la mia solita colazione a base di latte, nutella e mtv ed ho visto una cosa agghiacciante: è iniziata una pubblicità con un tizio seduto ad una scrivania, sembrava una delle tante pubblicità di finanziarie, ne aveva quell'aria da prodotto fatto in casa, tipo mediashopping; poi però ho capito che, invece era la pubblicità di una immobiliare che vendeva nuove costruzioni. La cosa agghiacciante è che vendeva nuove costruzioni sulle colline di Sant'Arcangelo di Romagna e diceva che erano a 7 km dal mare ma che da lì a quindici anni con l'innalzamento del livello del mare le case sarebbero state sulla spiaggia!!! Siamo alla frutta, si inizia già a speculare sui disastri ambientali: FACCIAMO SCHIFO! Già mi immagino che se l'innalzamento previsto non è pari alla previsione quelli che hanno acquistato le case inizieranno a fare ricorsi perchè "il mare è rimasto troppo lontano", o magari ricorreranno contro gli ecologisti che, con i loro proclami, hanno impedito l'aumento della temperatura globale; e se invece le previsione fossero sbagliate per difetto? Poverini, potrebbero avere il mare in casa! Vabbè che tanto l'immobiliare avrà già approntato contratti blindati contro qualsiasi "stranezza" della natura e, tra quindici anni saranno comodi comodi sulla cima di un vulcano che sarà diventato un atollo...che schifo!

22 marzo 2007

La storia della “gelataia”

L’antica città di Barium era un fiorente porto mercantile ove merci e genti di ogni dove s’incrociavano giornalmente, tutte le nuove mode dell’Oriente e dell’Occidente passavano per le sue porte. Quivi v’era anche un’importante gilda di commercianti la cui scuola del commercio era famosa in tutte le terre conosciute, ogni giovine ch’intendesse intraprendere cotanta carriera sognava di essere accolto tra le sue stanze. Tra i pochi fortunati ad essere accettati v’erano due giovini di bell’aspetto, figli di rispettose famiglie delle città vicine, che le giovini pulzelle si contendeano tra sguardi compiaciuti. In quei giorni il solleone bruciava le terre dei contadini e la città, nelle ore i cui il sole era verticale sullo zenith, diventava come una fornace e le genti cercavano refrigerio in ogni modo; tra questi i due giovini rampolli si dissetavano all’ombra di due cedri nella piazza antistante la scuola durante una delle poche pause che l’estenuante studio loro concedea. Proprio in fronte ad essi v’era la magione di Donna Cassandra, importante nobildonna, la cui unica figlia, giovine fiore di rilucente bellezza e prosperità, era ambita da tutti gli uomini della città compresi gli studenti della scuola; ella avea rapito con un sguardo il core del più giovine dei due amici che non perdea occasione per comunicarlo al suo sodale il quale lo invitava a farsi avanti. La giovine era seduta all’ombra del suo patio e suggeva una coppa di neve, proveniente dai nevai di famiglia, aromatizzata con zucchero e frutta, per rinfrescarsi dal caldo opprimente; i due giovini la guardavano invidiando quel refrigerio quando, nascosto dietro gli alberi, da codardo qual’egli era, un altro degli studenti, un ceffo capitato lì in quanto figlio di secondo letto del capo della gilda ma per niente degno di quella famosa scuola, apostrofa la giovine con un’allusiva frase sulla frescura donatale da ciò che ella suggeva. Al sentir tanta volgarità la giovine volse lo sguardo ma il primo volto che ella vide non fu quello del villan codardo ma quella del rampollo a cui avea rubato il core e ne rimase tristemente afflitta essendo anch’ella presa di lui in segreto. In lacrime ella fuggi all’interno della sua magione da cui poco appresso il padre come una furia corse fuori cercando il colpevole di tale affronto. I due giovini amici lesti acciuffarono il villan codardo e, prima ancora ch’il padre della giovine potesse proferir parola lo costrinsero a confessare. Il marito di Donna Cassandra era molto potente e, nonostante il bruto fosse imparentato con il capo della gilda, riuscì a farlo cacciare dalla scuola ed egli, andando via minacciò di vendetta i due rampolli; solo in seguito si scopri ch’era, egli, consanguineo del più giovine dei due amici ma questa, messeri, è un’altra storia.

Il caldo arrivò sulla città come lo schiaffo di una donna tradita: forte ed improvviso. Non dava respiro se non nelle ore più profonde della notte, il sole faceva friggere l’asfalto, fumava come se lo avessero appena posato. Dom e Hub, come al solito, perdevano tempo seduti davanti al bar “Teorema”, più che un bar una scuola di vita dove si vedeva gente di ogni tipo, tutta la fauna del quartiere passava da lì. I due cercavano refrigerio in bibite dai colori strani e dai gusti pure che però avevano una temperatura vicina allo zero assoluto, erano stremati, più che seduti erano sciolti sulle sedie. Erano tutti intenti a convincersi che non faceva così caldo quando dal bar, con un calippo al limone fumante per la sublimazione immediata, uscì la Mary. Mary era la padrona del negozio di intimo di fronte al bar che, per vendere meglio, non faceva che mettere in mostra la mercanzia tanto che la clientela era più fatta di mariti che di mogli. Alla vista della Mary in top sbottonato e minigonna ascellare i due ragazzi raddoppiarono la sudorazione non capendo più se per colpa del caldo o degli ormoni. Il colpo di grazia lo diede la donna andandosi a sedere sulla panchina di fronte, all’accavallarsi delle gambe l’unità coronarica dell’ospedale ebbe un sovraccarico di pazienti tutti provenienti dallo stesso quartiere della città tanto che si pensò al primo caso al mondo di epidemia di infarti. Al primo assalto che fece al gelato ai due iniziarono ad imbizzarrirsi pure i cromosomi. Ormai la stavano ad osservare mentre le loro bibite evaporavano senza che se ne accorgessero quando dal buio una voce impastata di alcool disse: “E come ti piace quel gelato!” aggiungendo una risata sguaiata; era stato Tony, l’ubriacone del “Teorema”, un tipo da birra all’alba, tanto per fare colazione. Per il caldo era arrivato alla ventesima birra dalla mattina ed erano solo le undici; pur reggendosi a malapena sul bancone, alla visione della Mary aveva avuto la bella idea di uscirsene con quella frase pensando fosse una cosa divertente. La Mary, a sentire quelle parole, alzò lo sguardo ed i primi che vide furono Dom e Hub, con le facce stravolte dal caldo e dal testosterone, che la fissavano, si alzò di scatto e li guardò come si guarda una merda su un cuscino di seta rossa e senza dire una parola si girò e se ne tornò al negozio e nelle sue movenze si capiva che intendeva: “ora ve la potete proprio scordare”. I due si guardarono senza neanche avere la forza di essere tristi, si finirono le loro bibite ed andarono via mentre all’interno del bar Tony cercava di violentare il frigorifero ma questa, mi spiace, è un'altra storia.

- Prima che si giunga a delle conclusioni vorrei riassumere i fatti che hanno portato i miei clienti qui con l’accusa di molestie da parte della signorina Titty Biggebreast. I signori Dohmick e Hubreto sono due attivi protagonisti della vita associativa della città e, ogni volta che gli è possibile, prestano servizio come volontari alla mensa della Caritas davanti alla quale si sono svolti i fatti; aiutano in cucina, puliscono e servono i pasti ai senzatetto, non sono, insomma, dei malviventi, come ha cercato di farci credere il Pubblico Ministero. Ma torniamo ai fatti ed i fatti ci dicono che quel fatidico 21 di giugno c’era una temperatura media di 29 gradi centigradi. -
- L’avvocato non ci vorrà mica far credere che l’aggressione verbale subita dalla signorina Biggebreast sia stata causata dal caldo spero?! -
- Se mi lasciate finire l’esposizione vedrete come, pur non essendo la causa, l’elevata temperatura sia elemento fondamentale per capire i fatti. Verso le 14:10 i miei clienti, una volta finito il primo turno di servizio alla mensa, sono usciti per cercare un pò di refrigerio e riposo seduti all’ombra sui gradini antistanti la mensa. Come sappiamo dal racconto diretto della signorina Biggebreast la stessa lavora come sportellista nella banca di Bolzano che si trova sulla stessa piazza della mensa della Caritas; nella pausa pranzo, quel giorno, invece di andare, come al solito, con i colleghi nel ristorante accanto alla banca ha preferito fare due passi ed andare a mangiare semplicemente un gelato perché, leggo le testuali parole della deposizione della signorina Biggebreast: “il troppo caldo mi aveva tolto appetito e desideravo solo qualcosa di fresco”, ed infatti si reca alla gelateria “Weierstrass” ed acquista un mottarello artigianale che si accomoda a mangiare proprio sulla panchina all’ombra che si trova di fronte alla mensa. La scena non passa certo inosservata a gli occhi dei miei due clienti, non per la motivazione che tutti credono ma semplicemente per fame; vorrei far presente alla giuria come i miei clienti, per quanto avessero servito in una mensa, fossero praticamente a digiuno, potete immaginare come ai loro occhi di uomini affamati, stanchi e stroncati dal caldo, quel gelato fosse una tentazione ed era l’unica cosa a cui fossero interessati in quel momento, come hanno continuato a ripetere sin da quando sono stati fermati. La stessa scena però era stata osservata, dall’interno della mensa, da uno dei senza fissa dimora che aveva appena usufruito del pranzo gratuito; il soggetto in questione si chiama Rey Vittony, è uno spiantato della zona che approfitta giornalmente della bontà di persone come i miei clienti. Anche lui aveva assistito alla scena, dicevo, ed è lui che, con la pancia piena, ha pensato fosse divertente apostrofare quella bella ragazza seduta sulla panchina dicendole, e qui, la giuria e soprattutto la signorina Biggebreast mi perdonino se ripeto quella frase offensiva: “Ah bella! Ti piace il gelato ricoperto di cioccolata eh?!” aggiungendo, come se la frase già non bastasse, una sguaiatissima risata. Sentendosi apostrofare in quel modo naturalmente la ragazza ha alzato gli occhi inorridita e spaventata e i primi volti che ha incontrato sono stati quelli dei miei due clienti ed ha subito creduto fossero stati loro, mettendosi ad urlare. Signori della giuria, lo sguardo che la signorina Biggebreast ha incrociato nei miei clienti non era di concupiscenza ma semplicemente di fame, la concupiscenza era tutta nel Vittony che osservava divertito nascosto nell’ombra della mensa. -
- Mi oppongo! Signor Giudice, l’avvocato vuole chiaramente discolpare i suoi clienti addossando la colpa ad un povero senzatetto che non sappiamo nemmeno se fosse davvero lì quel giorno! -
- Signor Giudice, se mi lasciate il tempo vedrete come ho la possibilità di provare non solo la presenza del Vittony quel giorno alla mensa ma anche la sua colpevolezza. -
- Respinta! Avvocato vada avanti ma la avverto di non abusare della mia pazienza e di quella della giuria. -
- Grazie signor Giudice. Il Pubblico Ministero mi chiede come possa provare la presenta del Vittony alla mensa, è semplice, ho la testimonianza di tutti i presenti di quel giorno oltre che del direttore della mensa stessa che affermano che il Vittony quel giorno era lì per il primo turno e che andò via verso le 14:30 molto divertito. -
- Questo non ne prova la colpevolezza avvocato. -
- Un attimo e ci arrivo. Poco più avanti lo stesso Vittony è stato fermato per aver infastidito una ragazza che, guarda caso, mangiava un mottarello ed è stato fermato proprio per averle detto la stessa identica frase che si accusa abbiano detto i miei clienti. Per provarlo ho chiamato a testimoniare proprio la signorina che ha subito l’aggressione verbale, la signorina Roundeasse, e vorrei che fosse accettata fra i testimoni a discarico. -
- Lei che ne pensa Pubblico Ministero? -
- Per quanto avrei gradito essere avvisato prima di questa cosa io non ho pregiudiziali a che venga accettata la testimonianza della signorina Roundeasse; vorrei però porre all’attenzione vostra e della giuria quello che ho appena saputo da uno dei miei collaboratori sul signor Vittony, lo stesso è consanguineo del signor Hubreto! -
- Mi oppongo! Signor Giudice, questa è un'altra storia! -

Contento Porzione?

16 marzo 2007

L’elenco telefonico di Atlantide

“L’elenco telefonico di Atlantide”
Tullio Avoledo
Ed. Einaudi

Perché si sceglie un libro? Cosa ci fa prendere proprio quello e non un altro dallo scaffale? C’è chi in libreria ci va già con le idee chiare, chi invece ci va per lasciarsi trasportare. Io non ho un metodo preciso; un libro lo scelgo perché me lo hanno consigliato, perché ne ho letto una buona recensione oppure perché mi piace il titolo; ecco, questo libro l’ho scelto per quel motivo, il titolo mi ha colpito subito, poi ho letto la quarta di copertina e mi sono detto “perché no?”…ed ho fatto bene! Se non avessi seguito il mio istinto mi sarei perso un gran bel libro, con un protagonista che non è un eroe ma, anzi, è una specie di italiano-tipo. Non cito nessuna frase del libro, non perché non ce ne siano da ricordare, quanto perché è la storia in sé ad essere interessante, è un libro che si fa leggere molto volentieri.

10 marzo 2007

Chain...

Ancora una volta Viola mi ha “incatenato”, no, non preoccupatevi mie cari blogger, non la girerò a nessuno questa volta, posterò soltanto (un forte sospiro di sollievo pervade l’Italia).


SONO: Uno che tiene tantissimo all’amicizia.
TENDENZIALMENTE SEMBRO: Un gran rompipalle.
FREQUENTO: Le persone che mi fanno stare bene.
EVITO: Di rischiare troppo.AMO: Leggere, scrivere e sognare.
ODIO: Gli ipocriti ed i presuntuosi.
ADORO: La pizza!
DETESTO: Le cime di rapa.
RICORDO: Tutto, soprattutto le brutte figure.
RIMUOVO: Ci provo ma non ci riesco.
RESTO INDIFFERENTE: Di fronte a poche cose e solo se mi sento “scollegato”.
MI COLPISCE: Uno sguardo sincero.
MI INNERVOSISCE: Sentirmi un pesce fuor d’acqua.
MI RILASSA: Un bagno caldo.
CHIEDO: Un po’ di tranquillità.
OFFRO: Tutto quello che posso dare.
SE MI DANNO 10: Ho una scarica di esaltazione che, ahimè, il mio cervello esaurisce molto in fretta.
SE DO 10: E’ perché è meritato.
IMPAZZISCO: Per un risultato ottenuto.
MI DEPRIMO: Pensando a quello che sarei potuto diventare.
MI VESTO: Dipende da come mi sento.
MI SPOGLIO: Con calma.
MI ELETTRIZZA: Una novità.
MI DEMORALIZZA: Pensare a come stiamo messi.
MI PIACEREBBE: Fossimo messi meglio.

27 febbraio 2007

Ma ditemi voi se si può....

Ma ditemi voi se si può: torno a casa dalla palestra, stanco, con la solita domanda in testa su chi me lo fa fare, domanda che sparisce appena metto una mano sulla pancia e appena apro la porta c’è mio padre che, bontà sua, guarda Ballarò e lì, lì in televisione c’è Bondi che con la sua voce da prete di periferia dice che il centro-sinistra deve ammettere di non avere la maggioranza, che fa un appello a tutti, che bisogna lavorare per il bene del Paese….vero, peccato che il Paese sia ingovernabile a causa di una legge elettorale fatta apposta per renderlo ingovernabile e chissà da chi è stata fatta? Vabbè, per fortuna oggi inizia il Festival di Sanremo ed in radio c’è la Gialappas, che Dio li benedica, che lo commenta tutto e, soprattutto, lo copre quasi totalmente, ragazzi vi adoro!

17 febbraio 2007

Pausa

Egr. Bedrosian Baol chi le scrive sono le sue cellule nervose, lo facciamo per avvisarla che il Direttivo Cellule Nervose, constatato il sovraccarico di lavoro che stiamo subendo da tempo, ha indetto uno sciopero generale per lunedì prossimo. Era nostra intenzione lasciarla con solo quattro cellule nervose al lavoro, lo stretto indispensabile per respirare autonomamente, tifare per Moggi, andare allo stadio con un spranga, votare Forza Italia, apprezzare Mastella o appoggiare la Chiesa contro le coppie di fatto; poi però ci siamo ricordati dei bei momenti passati insieme, di tutti i libri con cui ci ha riempito di nozioni oppure di quando, nell’adolescenza, ci bombardava di immagini di donne e testosterone oppure ancora di tutte le endorfine scatenate dalle sue risate e non ce la siamo sentita di lasciarla lì a dire frasi tipo “Lei non sa chi sono io!”o “Alè Juve” avendo come programma preferito “Porta a Porta”. Per questo la avvisiamo e le chiediamo di fare qualcosa per evitare il nostro sciopero.
Sentitamente sue
Le cellule nervose

Ps
Le sinapsi la salutano tanto.


Ill.me Cellule nervose, ho apprezzato molto il vostro gesto e vi capisco, anche se sono convinto che ci siano persone che lavorino molto più di me e che quindi rischino lo sciopero delle cellule nervose ogni giorno. Avete ragione, le avvisaglie c’erano, dovevo capire che eravate stanche quando stavo più di trenta secondi davanti al “Grande Fratello” senza cambiare canale, ma non preoccupatevi, mi avete spaventato troppo con la vostra idea di scioperare lasciandomi solo quattro cellule, delegate dal direttivo, a lavorare. Per questo motivo vi voglio dire che nella settimana dal 18/2 al 25/2 mi allontanerò da tutto, soprattutto dal lavoro, starò chiuso per ferie insomma. Spero apprezziate e revochiate lo sciopero.
Distinti saluti
Bedrosian Baol

Ps
Ricambio il saluto alle care sinapsi che fanno un lavoro elettrizzante.


Ogni riferimento a persone, cose, formazioni politiche, squadre di calcio e programmi televisivi è puramente...ehm...come dire? Ironico? Ecco, ironico :)
Non divertitevi troppo senza di me...oppure sì, divertitevi, è Carnevale!

08 febbraio 2007

Ragionevoli dubbi

“Ragionevoli dubbi”
Gianrico Carofiglio
Ed. Sellerio

Gianrico Carofiglio è magistrato a Bari, quando iniziò a scrivere romanzi, si narra, l’editore gli disse che andavano bene ma che avrebbe dovuto cambiare l’ambientazione perché Bari non era “interessante” a livello romanzesco; Carofiglio che è magistrato e, probabilmente, non si fa convincere molto facilmente è andato avanti senza modificare niente ed ha fatto bene, non lo dico per campanilismo, anche perché non sono affatto campanilista anzi… lo dico perché ha reso benissimo l’aria che tira in questa città, bella, in molti casi bellissima, ma “particolare”. Carofiglio ha scritto quattro libri: prima due con protagonista l’avvocato Guido Guerrieri, poi un terzo “Il passato è una terra straniera” ed infine questo che ho finito di leggere da pochi giorni, sempre con protagonista l’avvocato Guerrieri. Ho letto tutti e tre i libri con questo bellissimo personaggio e mi sono piaciuti tutti, lo so, lo so, quando parlo di libri sembro Mollica che parla di film, non ce n’è uno brutto, però è così, quando da un libro ottengo quello che immaginavo di ottenere allora lo considero un bel libro, se poi mi stupisce positivamente anche meglio. C’è chi definisce Carofiglio uno scrittore giallo, non è esatto, i suoi libri non tendono a scoprire il colpevole ma le maglie intricate che differenziano il colpevole dall’innocente, penso che sia più adatto parlare di legal-thriller (infatti in america ha venduto anche più di Grisham…), e riuscire a scrivere di legge in maniera interessante in Italia è già una conquista, se poi si aggiungono personaggi ed ambientazioni interessanti allora tanto meglio, si scoprono cose di Bari che anche i baresi ignorano.

27 gennaio 2007

‘Sta vita e na catena…

Salve! Sono Bedrosian Baol, forse vi ricorderete di me per altri dialoghi inventati tipo: “Babbi natale” o “La pubblicità è l’anima del commercio…”. Il dialogo inventato che andremo a proporvi oggi avrà come antagonista un personaggio particolare che chiameremo Coscienza di Baol, abbreviato C.d.B.

Coscienza di Baol: Bedrosian, guarda che Viola e Johnson ti hanno inguaiato con la catena delle 5 cose che non hai mai detto di te.
Baol: Lo so, lo so, sono giorni che devo farlo ma non mi viene in mente niente…
C.d.B.: Potresti iniziare dicendo che sei ipocondriaco.
B.: Cioè tu vuoi che mi sputtani del tutto vero?
C.d.B.: Maddai che è una cosa simpatica.
B.: Seee…vabbè…..se è tanto simpatica dì 5 cose segrete tue.
C.d.B.: Guarda che io sono la tua coscienza, quindi 5 segreti miei, sono 5 segreti tuoi, ma di quelli pesanti. Vuoi sul serio che parli, oppure le decidi tu le 5 cose da dire?
B.: Bastarda….vabbè, allora lo dico: sono ipocondriaco, non di quelli che ogni malattia è la sua, ma un po’ più subdolo.
C.d.B.: Che razza di ipocondriaco saresti scusa? L’ipocondriaco è proprio chi crede di essere sempre malato!
B.: Massì, massì, è così; solo che io, finchè mi sento bene, non mi spavento di niente, sono una roccia, starnutisco ma tanto so che è un semplice sbalzo termico e cose così.
C.d.B.: E dove sarebbe l’ipocondria?
B.: Quando comincio a non sentirmi in forma, inizio ad avere dei doloretti, allora divento di un pessimismo ancestrale, mi immagino malattie tremende, casi più unici che rari e cose così. In questi casi, mi viene il muso, mi agito, mi cago sotto insomma.
C.d.B: Tutto qui? Non mi sembra mica una cosa da tenere così segreta.
B.: Aspetta che c’è il pezzo forte; per rincarare, sono un fan di ER e del Dott. House, non mi perdo una puntata!
C.d.B.: Cioè sei un ipocondriaco e guardi dei telefilm di medici?
B.: Sì.
C.d.B.: Devo chiedere al Gran Capo se mi manda a fare la coscienza del sindaco…
B.: Ma se quello fa un sacco di stronzate?!
C.d.B: Sì, ma non la usa mai…Vabbè, questa è la prima, la seconda?
B.: Pensavo di fare come Daniela e scrivere qualcosa di schifoso.
C.d.B.: Tipo?
B.: Bhè, lei ha parlato della sua ciste, potrei farlo anche io.
C.d.B.: Vorrei solo ricordarti che la sua era in faccia la tua era sacro-coccigea, so che per te sono parti uguali ma forse esagereresti un po’.
B.: Se gli fa schifo fa audience! Dico che mi hanno tolto senza anestesia una ciste sacro-coccigea che si era infettata e non mi permetteva di camminare.
C.d.B.: Bleah! Ma che schifo!
B.: Che dici, sottolineo che per il dolore ho urlato come un vitello?
C.d.B.: Se il tuo scopo è l’audience il dolore qui da noi ha sempre successo. Siamo alla terza.
B.: Qui inizio a vacillare, non so cos’altro dire.
C.d.B.: Potresti raccontare del canalone…
B.: No dai!
C.d.B.: Massì, che vuoi che sia, eri ancora piccolo, certe stupidaggini si fanno a quell’età.
B.: Ma la mia è stata grossa: non solo sono andato volontariamente con la bici sul bordo del canalone di scolo dell’acqua piovana, tra l’altro senza protezione, ma in più per mostrare che sapevo andare lungo il bordo, manco fossi Indiana Jones, ci sono scivolato dentro.
C.d.B: Caduto.
B.: No, prego, scivolato, caduto in verticale insomma, tanto che ho avuto il tempo di appendermi al bordo come un salame stringendo la bici tra le gambe perché se cadevo sulla bici mi facevo dei bei danni.
C.d.B.: Ne sei uscito indenne insomma.
B.: Indenne un corno! Avevo tutte e due le braccia graffiate a sangue, mi sono dovuto fare l’antitetano.
C.d.B.: E nessuno ti aiutava…
B.: Grazie, l’unico amico che c’era era troppo impegnato a ridere per aiutarmi.
C.d.B.: E questa è la terza. La quarta?
B.: La quarta….Ah, sì: non riesco a dormire se non chiudo la porta dello sgabuzzino che c’è nella mia stanza.
C.d.B: A trent’anni hai ancora paura dell’uomo nero….vergognati!
B.: A parte che è una cosa che mi porto avanti dall’infanzia, se non fossi la MIA coscienza ti augurerei di incontrarlo sul serio l’uomo nero…
C.d.B.: Ehm…..vabbè, vai con la quinta.
B.: La quinta è un ricordo; quando ero piccolo dormivo con un pupazzo di pezza che adoravo, si chiamava Pucci, era un cane rosa con le orecchie bianche, gli erano rimasti solo gli occhi e il naso, la bocca si era scollata, ma a me piaceva tanto.
C.d.B.: Ma quanto sei teeeeeneeeerooo….
B.: Poco a prendere per il culo, tu comunque fai parte di me! E, per la cronaca, il pupazzo ce l’ho ancora.
C.d.B.: Vabbè, hai visto? Hai finito, mica è stato difficile.
B.: Finito?! Ora ce la parte migliore, gli altri 5 a cui passo la catena.
C.d.B.: Ma se tu non credi a ‘ste cose!?
B.: Mica lo faccio per scaramanzia, lo faccio perché sono bastardo.
C.d.B.: Vabbè, a chi la passi la catena?
B.: Allora: M&M.
C.d.B.: Appena tornato da Praga si trova la catena, carino.
B.: Sì, sì, poi Paparazza che visto che vuole il link vediamo se se lo guadagna.
C.d.B.: Altri tre.
B.: Ortica, Carmen e Apepam.
C.d.B.: Ora non devi che postare.
B.: Grazie per l’aiuto.
C.d.B.: Sempre a disposizione.

12 gennaio 2007

Uomini-libro

Questo post di Bra mi ha fatto pensare molto; in un ipotetico futuro alla Bradbury in cui i libri fossero messi all’indice e ci fosse un gruppo di resistenti pronti a farsi uomini-libro, cioè a memorizzare per i posteri un libro in particolare, io, visto che farei sicuramente parte dei resistenti, quale libro sarei? Bhè, visto il nome del blog la risposta avrebbe dovuto essere facile: “Baol” di Stefano Benni oppure uno qualsiasi dei suoi stupendi libri, poi però il mio cervello mi ha ricordato tanti altri libri che ho amato; potrei essere “Cyrano” di Rostand, ma in quale traduzione? Quella più moderna del ’76 di Cuomo, in prosa, oppure quella più vecchia, la prima di Mario Giobbe del ’24, rimata in alessandrini? Oppure potrei essere “Cent’anni di solitudine” di Gabriel Garcia Marquez…quanto ho amato quel libro! Mi sono immaginato per le vie di Macondo, ancora adesso è il libro di cui ricordo abbastanza bene l’incipit: “Anche a distanza di anni, davanti al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendìa si ricordò del giorno in cui suo padre lo portò a conoscere il ghiaccio” (più o meno); poi però ho pensato, se devo ricordare questo libro perché non “La casa degli spiriti” della Allende? Oppure “Se questo è un uomo” di Levi, ma di Levi anche “Il sistema periodico”, la bellissima raccolta di racconti. E Calvino allora? Potrei ricordare qualcosa di Calvino, potrei essere “Il castello dei destini incrociati” oppure “Le città invisibile”, il primo per l’idea geniale e la perfezione di incastri il secondo per il potere evocativo. Quale? Quale libro sarei? Mi sono ricordato di Paul Auster e della sua “Trilogia di New York” o “Mr Vertigo” oppure uno degli sfortunatamente pochi libri di Jean Claude Izzo, magari mi metto d’accordo con altri due e ci ricordiamo tutta la trilogia di Marsiglia. Mi accorgo che sarebbe un compito improbo scegliere un libro da tramandare a memoria ai posteri, non avrei la forza di abbandonare gli altri all’oblio quindi, cerchiamo di non arrivare ad una in-civiltà che li mette al bando, mi si complicherebbe troppo la vita!

03 gennaio 2007

Sombras

“Sombras”
Viola Simonetti
pp. 86
Ed. il Filo

Mi piace quando mi raccontano una storia, sto ad ascoltare con molta attenzione, soprattutto se chi me la racconta è bravo a raccontarla. Quando poi ti raccontano una vita, un periodo di vita che, breve o lungo che sia, si porta dentro tante storie, tante altre vite, allora, mi viene naturale, ripenso anche alla mia.

Tutto qua Clara… sembrerebbe abbastanza facile a dirsi, tutt’e due sappiamo che nella realtà non è poi così semplice gettare cia le maschere ed essere davvero ciò che siamo. Ma è questo alla fine di tutto che ci salverà. Amarci, Clara, semplicemente amarci.

31 dicembre 2006

La catena dei libri...

Viola, anticipando di un niente Ventodiprimavera, mi ha simpaticamente (tepozzino...) invischiato in una catena tra blogger, visto che però l'argomento libri è da me sempre gradito accento di buon grado. Prima però vado ad illustrare le regole del gioco: si prende il primo libro che capita a tiro, si va a pagina 123, si contano le prime 5 frasi e si riportano sul blog le successive 3, fatto questo si inguaiano altri tre blogger...
Visto che avevo sotto mano l'ultimo libro che ho letto e di cui volevo scrivere quello che ne pensavo, il giochino lo faccio con quello:
Il libro è "La vampa d'agosto" di Andrea Camilleri edito da Sellerio...andiamo a pagina 123...ecco, poi contiamo le prime 5 frasi...uno...due...tre...quattro...e cinque, e poi riportiamo le successive 3...non penso si capirà molto...vabbè:
"Nonsi. Spitaleri l'ha ordinato e me l'hanno purtato duminica matino alle sett'arbe". Era la migliore risposta che il commissario potiva aviri. "A quale ditta s'è rivolto?"
Le 3 frasi sono riportate, ora bisogna inguaiare qualche blogger...ma chi? Ecco!
Luna
Porzione
Apepam

Per la cronaca, al solito, il libro non è affatto male, il personaggio muta con il mutare dei suoi anni e si preoccupa per questo ma, naturalmente, il libro va oltre l'intreccio giallo, come al solito Camilleri fa dire tante cose interessanti al suo commissario preferito.

28 dicembre 2006

Johnson ti hanno fregato l'idea!!!

La cara Amaranta mi ha appena adesso segnalato questo articolo del Corriere...
Hanno fregato l'idea che Johnson aveva lanciato tra i commenti al mio post sui babbi natale!
Voglio i diritti d'autore per me ma, soprattutto, per lui!!!

24 dicembre 2006

Buon Natale!

Avrei voluto scrivere un bel post di auguri a tutti voi ma ho scoperto che tutto quello che avrei voluto dire lo ha già scritto Carmen.
L'unica cosa che posso fare, oltre che dirvi di leggere il suo post, è di augurarvi delle feste magnifiche, un Natale strepitoso e, per regalo, tutto ciò che desiderate di più!

17 dicembre 2006

Babbi natale

Facevo un giro per le vie addobbate per Natale e notavo la presenza su quasi ogni balcone di pupazzi di babbo natale appesi nell’atto di entrare in casa, chi su una scala, chi con un paracadute, ma come arrivano in casa?

Anna: Arriva Natale!
Mario: Bello, mi piace l’aria natalizia, gli addobbi, le lucine…
A.: Anche a me, infatti….guarda cosa ho comprato?
M.: Ecchecos’è?!
A.: Come cos’è?! E’ l’addobbo del momento! Il babbo natale che sale le scale da appendere sul balcone…
M.: Come scusa?
A.: Massì! Non li hai visti? Ci sono su tutti i balconi; il nostro è deluxe, con la scala con le lucine intermittenti.
M.: Che culo! Non ci facciamo mancare proprio niente. E delle renne vestite da Matrix da mettere agli angoli del balcone non ce n’erano?
A.: Come sei simpatico! Ma non avevi detto che ti piacevano gli addobbi e le lucine?
M.: Certo! Ma quelle classiche: l’albero di natale con le luci intermittenti e le palline colorate, il tubo da arrotolare alla ringhiera con le luci che si inseguono, cose così, non un inquietante pupazzo vestito di rosso che cerca di entrare in casa!
A.: Ma se ce l’hanno tutti!
M.: Infatti più che a Natale sembra di stare in un film horror: “L’invasione dei babbi natale assassini”; ho visto un balcone in cui è quasi arrivato alla finestra…i bambini in quella casa saranno felicissimi, gli manca un coltello tra i denti.
A.: Non dire cretinate e vallo ad appendere.
…
Driiiin Driiiiin
A.: Pronto? Salve signora Marchetti mi dica…Ha visto il nostro babbo natale? Bello vero? Come? No, non la sto prendendo in giro, ci mancherebbe. I suoi figli stanno piangendo? E perché? Se l’ho visto? Certo, l’ho comprato io… Impiccato? Mannò, sale le scale…le lucine intermittenti… Va bene, va bene, non si arrabbi, vado a vedere cosa è successo.
…
A.: Mario! Ma sei impazzito?!
M.: Perché?
A.: Come perché? Invece di appendere il babbo natale con tutta la scala lo hai appeso all’albero di limoni?!
M.: E vabbè, volevo fare una cosa un po’ diversa…
A.: Appendendolo per il collo con un nodo scorsoio?!
M.: Era meglio se facevo finta che cadeva e lo appendevo per i piedi?
A.: Ma quanto sei stupido, ci sono i figli della Marchetti che piangono da mezz’ora, pensano che babbo natale si sia ucciso perché loro sono stati cattivi.
M.: Bhè….come ipotesi io non la scarterei, l’altro giorno hanno attaccato due barattoli di pelati alla coda del gatto della Bissoni.
A.: Tu non le hai mai fatte ‘ste cose da bambino vero? Tu eri un Santo.
M.: Può darsi, ma io usavo barattoli vuoti non due scatole da chilo di pelati, il gatto ormai ha una coda di due metri e mezzo!
A.: Ora vai a staccare quel povero pupazzo e lo appendi per bene e poi ti vai a scusare con la signora Marchetti e con i figli.
M.: Va beeeneee…..

Naturalmente è tutto inventato, i nomi le situazioni etc. etc. Però ringrazio tazzozza per lo spunto.

09 dicembre 2006

Luisona day

Il mio amico Maurizio mi ha ricordato che oggi è il compleanno di un bellissimo libro, oggi “Bar Sport” di Stefano Benni compie 30 anni, siamo coetanei, spero di portarmi gli anni come se li porta lui: splendidamente! L’ho letto la prima volta tanti anni fa, conoscevo già i libri di Stefano Benni, questo blog testimonia quanto mi piacciano, ne conoscevo la comicità ma nonostante questo “Bar Sport” mi ha stupito; lo considero il libro più comico di Benni, comico in senso stretto, niente satira sarcasmo o altro, vera e propria comicità. Ricordo che lo trovai in libreria, edizione Oscar Mondatori, copertina celeste, è ancora lì nella mia libreria accanto a tutti gli altri libri di Benni. Ho riso dalla prima pagina, dall’introduzione, ed ho continuato fino alla parola fine; ho riso leggendo del Cinno, della Luisona, delle vecchiette che parlano di malanni, ho riso di funghi giganti chiamati Uri Geller e di tante altre cose che preferisco facciano ridere anche voi, scoprendole nelle pagine di questo libro che anche se racconta di un tempo andato, di bar di provincia, non è invecchiato per niente, anzi, come il vino sembra migliorare ogni volta, eh sì, lo rileggo spesso, è uno dei miei libri preferiti da rileggere, ed ogni volta rido come la prima volta se non di più. Ma forse non è vero che racconta di cose che ormai non ci sono più, sono convinto che esistono ancora, nei paesini sperduti, dei bar come quelli raccontati in “Bar Sport”, io la Luisona l’ho addirittura incontrata…

07 dicembre 2006

La multa…

Primo Movimento
Vigile X: Fiiiiiiii…….
Baol: Scusi signor vigile, la sposto subito.
V.: Mi dispiace ma ho già scritto, lei è parcheggiato in divieto di sosta.
B.: Capisco ma…
V.: Niente ma, non lo ha visto il Passo Carrabile?
B.: Certo che l’ho visto ma, vede, è casa mia!
V.: Mi dispiace ma le regole sono uguali per tutti, un Passo Carrabile è un Passo Carrabile.

Secondo Movimento
Baol: Ciao Y!
Mister Y: Ciao Baol, come va?
B.: Abbastanza bene e a te?
Y.: Tutto ok grazie. Sai, l’altro giorno ho parcheggiato per 5 minuti davanti casa tua e quando ritorno mi ritrovo una multa.
B.: Mi dispiace, non è colpa mia; guarda, anche a me…
Y.: Ma non preoccuparti, ho telefonato subito ad un mio amico vigile, per fortuna quello che mi aveva fatto la multa non aveva ancora consegnato il blocchetto e così sono riuscito a farmela togliere.
B.: Ma, scusa, una volta scritta non si può fare più niente?
Y.: Ma no! Una volta consegnato il blocchetto al capo dei vigili, allora sì che non è possibile.

Terzo Movimento
Baol: Ma guarda tu se uno può campare così, sono venti minuti che devo uscire l’auto e questa macchina parcheggiata davanti non trova padrone…Signor vigile!
Vigile X: Dica.
B.: Guardi, sono venti minuti che aspetto che tolgano questa macchina per poter uscire, vado anche un po’ di fretta.
V.: Aspetti un attimo…
B.: Perché fino adesso che ho fatto? Giocato a briscola da solo.
V.: Non faccia lo spiritoso.
B.: Ma, scusi, non gliela fa la multa?
V.: Solo un attimo…
Signorina C.: Scusate, scusate, scusate…ho parcheggiato la macchina solo per cinque minuti.
B.: Cinque minuti?! Ma se io sono qui fuori da almeno venti minuti!
V.: Vabbè, tutto si è risolto comunque, adesso potrà uscire la macchina. Arrivederla signorina, e mi saluti suo fratello, l’assessore….

Alle volte si va oltre il “due pesi, due misure”….diventano tre….