28 marzo 2012

George Burns




"Peccato che tutti quelli che saprebbero governare il Paese siano già occupati a guidare taxi e a tagliare capelli"

...o a scrivere un blog.

21 marzo 2012

Mai

Non mi sono mai addormentato con la musica. Sì, ricordo che con il mio vecchio amato walkman ascoltavo la radio anche in piena notte, in una lontana estate di insonnia; ricordo che c'era il programma notturno di Radio105 che andava dalle due di notte alle sei del mattino, mi faceva compagnia con gli occhi sbarrati, al buio. Ma non mi sono mai addormentato mettendo un cd e lasciando aleggiare la musica nella stanza, piano, quasi ad accompagnarmi nel mio addormentarmi o, meglio ancora, un vinile. Godersi, nel silenzio della notte, non solo la musica ma anche il lieve fruscìo della puntina nei solchi e le secche scariche elettriche dell'elettricità statica che nessun panno, anche passato con perizia sul vinile, riesce a togliere del tutto. Scegliere con cura il disco, magari un autore poco conosciuto, straniero, così da non impegnare l'attenzione nel seguire le parole ma soltanto abbandonarsi al fondersi di queste con la musica; farlo partire, spegnere la luce e coricarsi, lasciare che le note riempiano la stanza illuminata solo dal display dello stereo e poi chiudere gli occhi con un sorriso e, la mattina dopo, ritrovare il lettore acceso o il piatto con il braccio a dimora ed il disco ancora su. Non l'ho mai fatto, prima o poi lo devo fare.

15 marzo 2012

Storie minime...e tre

Questa è la prima puntata

E questa è la seconda puntata

Lei

Non che avesse qualcosa contro i sorrisi, anche a lei era capitato di farne qualcuno, un paio di volte. L'ultima era stata quando aveva vinto la sua prima causa, mentre il giudice leggeva la sentenza aveva guardato il collega della parte avversa da dietro i suoi occhialetti tondi, e gli aveva sorriso. Ma forse quello andrebbe catalogato più come ghigno. Sua madre le diceva sempre che un bel sorriso era il migliore dei biglietti da visita ma lei si era sempre fidata delle tipografie. Semplicemente non capiva quel cameriere cosa avesse sempre da sorriderle; all'inizio aveva pensato che avesse avuto una piccola paresi facciale che gli aveva bloccato la bocca in quel modo ma una mattina lo aveva visto mentre parlava con un altro cameriere e le sue labbra erano normali poi aveva visto lei e si erano incurvate. Non aveva nemmeno la scusa di un ictus.

Lui

Gli era sempre piaciuto sorridere, sua madre amava ripetergli che un bel sorriso è il migliore dei biglietti da visita e lui preferiva non spendere soldi in tipografie. La volta del cornetto al pistacchio non avrebbe dovuto chiedere, in fondo mettono la lavagna con le scritte proprio per far scegliere i clienti; solo che, poco prima, ne aveva portato uno, ad un tavolo fuori, ad un ragazzo e quello lo aveva divorato con gusto immergendolo nel cappuccino. La ragazza che era con lui sbocconcellava un cornetto pera e cioccolata bevendo un ginseng in tazza piccola e ne aveva assaggiato un po' facendo una bella faccia di apprezzamento e tutti e due gli avevano sorriso. Erano belli, si toccavano le mani alla sprovvista e ridevano; anche a lui sarebbe piaciuto cogliere alla sprovvista la ragazza con gli occhialetti così da vederla senza la maschera, era convinto che quella durezza, in fondo, fosse una maschera; era una persona abbastanza fiduciosa, lui. Anche i colleghi volevano prenderla alla sprovvista ma lui li aveva fatti desistere, gli aveva detto che aspettarla in un vicolo buio con dei bastoni e diciotto cappuccini non sarebbe stata una cosa gentile.

10 marzo 2012

Ma se prem(i)o qui le fa male?

- Baol…
= Zzzzzzzz…
- Baoooool…
= Zzzzzzzz….grunf…
- BAOL! SVEGLIA!!!
= Zzzzz….Eh? Ma che succede? S’è allagata casa?
- No.
= M’hanno fregato la macchina?
- No.
= Ma allora, che cazzo è successo? Ma, soprattutto, chi cazzo sei?!
- Sono Mr Blogger.
= Ma allora ce l’hai a vizio di svegliarmi nel cuore della notte.
- Ma se sono le 11 del mattino!?
= Ah…davvero?
- Sì.
= Ehm…vabbè, ho avuto la febbre ieri, ero stanco.
- Febbre…37 e 6…vabbè…
= Senti, mi dici perché mi hai svegliato?!
- Ti hanno dato dell’Affidabile.
Il Blog Affidabile
= A me?! E come si sono permessi?!!
- Guarda che è un complimento.
= Dici?
- Dico.
= Ma chi mi ha dato il premio?
- Debora
= Ed in base a cosa?
- Ci sono delle regole per individuare un blog affidabile.
= Dimmele.
- 1) E' aggiornato regolarmente.
= Chi?
- IL BLOG!
= Scusa, sono ancora assonnato. Ci può stare, dai. Poi?
- 2) Mostra la passione autentica del blogger per l'argomento di cui scrive.
= E di che argomento scrivo io?
- E che ne so? Se non lo sai tu!
= Vabbè, il blog ce l’ho per pubblicare quello che scrivo, si può dire che lo faccio con passione, ci sta. Poi?
- 3) Favorisce la condivisione e la partecipazione attiva dei lettori.
= Questo è sicuro, sul mio blog possono commentare tutti, è che spesso non tornano…
- 4) Offre contenuti ed informazioni utili e originali.
= Ma se scrivo cazzate?!!
- Però sono originali.
= Mmmmm…giusto.
- Ultimo, 5) Non é infarcito di troppa pubblicità.
= Non ce n’è per niente di quella. Bene, premio preso, buonanotte.
- Guarda che non te ne esci così.
= Che altro devo fare?!
- Devi spiegare quando e perché hai deciso di aprire un blog.
= Uff…va bene, è stato il 2 settembre 2006, ho aperto il blog perché mi ero stancato di commentare soltanto sui blog degli altri.
- Minchia, 5 anni e mezzo che spari cazzate.
= Sì, cerco di prendere l’intelligenza per stanchezza. Abbiamo finito?
- Veramente dovresti indicare altri 5 blog che per te sono affidabili.
= Senti, leggo più di un centinaio di blog e trovo che ognuno di loro sia più affidabile di me, quindi questa parte la salto. Posso rimettermi a dormire?
- Ehm…
= Che altro?!
- Vorrei ricordarti che, tempo fa, Maraptica ha ricevuto il premio Versatile Blog e ti ha praticamente obbligato a fare quel meme…

= E potrei mai dire di no a Maraptica, io?!
- No, perché altrimenti ti mena.
= Sempre precisino tu eh?! Versatile…bah…sì…sono abbastanza versatile, diciamo così.
- Guarda che non è sinonimo di cretino.
= Ah no? Maddai… Che cosa dovrei fare?
- Raccontare sette cose di te che non si conoscono.
= Seeeeee…ma che cosa racconto?!
- Vuoi un suggerimento?
= NO! Tu sai troppe cose… Vabbè, cominciamo, allora, la prima è che da qualche mese mi sono scoperto gattaro, porto da mangiare ad un micetto nero con una macchia bianca che si è stabilito vicino casa, ormai siamo così in confidenza che, ogni volta, si mette a pancia all’aria e si mette a giocare.
- Ma che animo tenero…
= Poco a prendere per il culo.
- Ok. La seconda?
= Mmmmm… Quando andavo a scuola elementare, tornando a casa con alcuni compagni di classe, il lunedì passavamo attraverso il mercato settimanale, un paio dei miei compagni si fiondavano tra i banchetti e fregavano un po’ di frutta.
- Miiii, stai confessando un reato!
= Non ho mica detto che lo facevo anche io, e poi è prescritto ormai.
- Se, vabbè, e tu cosa facevi allora?
= Io ed un altro non volevamo fare questa cosa, siamo andati da uno dei fruttivendoli e gli abbiamo chiesto della frutta.
- E?
= Ogni lunedì questo signore ci puliva un frutto o una verdura e ce la regala.
- Furbi… dai, va avanti, la terza cosa.
= Vediamo, vado in fissa per le serie tv americane e so praticamente a memoria puntate su puntate dei Simpson, e sono due.
- No no, questa vale uno.
= Ma…
- Niente “ma”, spara la quarta cosa.
= Ho una passione smodata per i panzerotti fritti.
- Praticamente tu hai una passione smodata per tutto quello che è commestibile e, temo, anche per ciò che è quantomeno masticabile.
= Non esagerare, mangio tutto ma il panzerotto fritto è sempre il panzerotto fritto.
- Sarà…
= Hai mai assaggiato il panzerotto gigante di Di Cosimo, a Bari?
- No.
= Allora non puoi esprimerti!
- Ne mancano ancora tre, la quinta?
= Durante la scuola superiore sono stato innamorato di una mia compagna di classe per quattro anni su cinque ma lei non mi ha mai filato nemmeno per sbaglio. Così esauriamo anche il capitolo “confessioni romantiche”.
- Ho gli occhi a cuoricino guarda.
= Falla finita che c’è già chi mi dice che non sono stato capace di metterci una pietra sopra. Andiamo avanti?
- Ok… Vai con la sesta.
= Faccio un uso smodato di aforismi e citazioni.
- Come mai?
= Perché dovrei rischiare di dire una cazzata se un altro ha già espresso meglio di me tale pensiero?
- E da quando ti fai scrupolo di dire cazzate?
= Sto cercando di smettere.
- Ne manca ancora una.
= Uffa, sono davvero a corto di idee.
- Dai, la settima ed ultima.
= Trovato. Prima di pubblicare un post lo scrivo prima su carta, poi lo ricopio in word e lo modifico e poi lo ricopio nel blog, modificandolo ancora.
- E nonostante tutto ‘sto lavoraccio ti escono comunque delle stronzate?
= Li peggioro apposta tra carta e word e tra word e blog. Allora, contento? Ho finito, posso mettermi a dormire!
- Di nominare altri blog non se ne parla, vero?
= Assolutamente no! Buonanotte…
- Ehm…senti…
= Che altro c’è?!
- Visto che ci sei, ci sarebbe Chaillrun che ti ha chiesto di elencare le dieci cose che ti fanno stare bene.
= Un altro elenco??! Nooooo, daiiii!!!
- Essù…
= Uff, vabbù, però, c pall!
- E non ti esprimere in arabo!
= Le dieci cose le dico a caso oppure devo pure metterle in classifica?
- No no, a caso.
= Meno male. Allora inizio dicendo “ridere e far ridere”.
- Speriamo nelle altre nove cose, questa non credo ti dia molte soddisfazioni.
= Anche tu, vena comica fantastica. Poi dico “l’amore”.
- Ma, farlo o sentirlo?
= Sei un po’ troppo curioso, il mio è un blog aperto a tutti, mica solo a gli adulti.
- Rispondi, su.
= Entrambe le cose.
- Pure farlo? Hahahahahahahaha, ma dove???
= Sei sempre stato pieno di fiducia in me, sono commosso.
- Passa alla terza cosa va.
= “La birra con gli amici”, inteso come il cazzeggio rilassato con le persone a cui vuoi bene.
- Questa è sacrosanta, concordo!
= E poi, “scrivere”, scrivere mi fa stare bene, ci sfogo la rabbia, mi invento vite, materializzo sogni.
- Questa dello scrivere me l’aspettavo, poi?
= “I libri”, ci va a braccetto no?
- Beh, certo. Visto? Le prime cinque le hai già dette, altre cinque ed hai finito.
= “Milano”.
- La canzone?
= La città.
- Milano ti fa stare bene?
= Sì, è talmente legata a me attraverso i miei ricordi che ogni volta che ci vado mi sento bene, sto bene.
- Ma è inquinatissima!
= Certo, perché tu preferiresti vivere in campagna, vero?
- Infatti.
= Allora vieni a sentire l’odore che c’è dalle mie parti nel periodo da aprile ad agosto e oltre, poi mi dici. Sono alla settima, la settima è “il cibo”.
- Maddai, non lo avrei mai immaginato.
= No eh? Mi piace stupirti! Ma vuoi mettere una bella mangiata?!
- Vai con l’ottava.
= "La mia felpa viola con il cappuccio".
- Strana questa.
= Lo so ma è così. “Levarmi le scarpe dopo aver camminato tanto”, bella questa eh?!
- Certo, fa stare bene te ma non quelli che ti stanno intorno.
= Simpaticissimo. Decima ed ultima “i miei nipoti”.
- Hehehehehehehe, lo sapevo che ce li mettevi.
= In questo momento queste sono le dieci cose, magari in un altro momento alcune potrebbero variare, ma non credo. Posso rimettermi a dormire ora?
- Va bene ma è mezzogiorno!
= Vabbè, mi metto a dormire dopo pranzo.

05 marzo 2012

Una curiosità

Ma a voi capita mai di rompervi talmente il cazzo da voler mandare tutta la vita a farsi fottere?

28 febbraio 2012

Fabrizio la cantava

MORIRE PER DELLE IDEE

Morire per delle idee, l'idea è affascinante
per poco io morivo senza averla mai avuta,
perchè chi ce l'aveva, una folla di gente,
gridando "viva la morte" proprio addosso mi è caduta.

Mi avevano convinto e la mia musa insolente
abiurando i suoi errori, aderì alla loro fede
dicendomi peraltro in separata sede
moriamo per delle idee, va bè, ma di morte lenta, va bè ma di morte lenta.

Approfittando di non essere fragilissimi di cuore
andiamo all'altro mondo bighellonando un poco
perchè forzando il passo succede che si muore
per delle idee che non han più corso il giorno dopo.

Ora se c'è una cosa amara, desolante
è quella di capire all'ultimo momento
che l'idea giusta era un'altra, un altro movimento
moriamo per delle idee, va bè, ma di morte lenta
ma di morte lenta.

Gli apostoli di turno che apprezzano il martirio
lo predicano spesso per novant'anni almeno.

Morire per delle idee sarà il caso di dirlo
è il loro scopo di vivere, non sanno farne a meno.

E sotto ogni bandiera li vediamo superare
il buon matusalemme nella longevità
per conto mio si dicono in tutta intimità
moriamo per delle idee, va bè, ma di morte lenta, va bè,
ma di morte lenta.

A chi va poi cercando verità meno fittizie
ogni tipo di setta offre moventi originali
e la scelta è imbarazzante per le vittime novizie
morire per delle idee è molto bello ma per quali.

E il vecchio che si porta già i fiori sulla tomba
vedendole venire dietro il grande stendardo
pensa "speriamo bene che arrivino in ritardo"
moriamo per delle idee, va bè, ma di morte lenta, va bè,
ma di morte lenta

E voi gli sputafuoco, e voi i nuovi santi
crepate pure per primi noi vi cediamo il passo
però per gentilezza lasciate vivere gli altri
la vita è grosso modo il loro unico lusso
tanto più che la carogna è già abbastanza attenta
non c'è nessun bisogno di reggerle la falce
basta con le garrote in nome della pace
moriamo per delle idee, va bè, ma di morte lenta,
ma di morte lenta.

(lascio le parole e i pensieri a lui)

20 febbraio 2012

Meringa, emulsionare, saporito

Era il 25 ottobre del 2009 e quasi giunto alla fine del mio "anno milanese" sentivo come se la fantasia, l'inventiva, se ne fosse andata via per qualche suo giro strano e così, per stimolarla un po', chiesi ai miei lettori di allora di propormi tre parole, un aggettivo, un sostantivo ed un verbo che io poi avrei usato per scriverci un post. Mi arrivarono più di trenta triplette (ed alcune non erano nemmeno triplette) ed armatomi delle mie parole cominciai a scrivere i post, l'ultimo l'ho scritto il 5 luglio dell'anno scorso, ma le triplette non sono ancora finite e visto che avevo promesso che le avrei scritte tutte oggi cerco di ricominciare postandone un'altra. Per chi volesse leggersi (o rileggersi) i racconti scritti fino ad ora, basta cliccare qui.

Il post dalle tre parole di Gata da plar

Giusto un attimo fa

“Dovete emulsionare gli ingredienti facendo in modo, così, che i sapori ballino insieme e non litighino”; la tv è accesa sull’ennesimo programma di cucina, non raccoglie l’interesse di nessuno, se non della pianta che, sulla mensola, lenta ed inesorabile si avvia a perdere tutte le foglie; giusto un paio ne sono appena cadute sul terreno che, a fatica, cerca di assorbire dell’acqua. I cuscini del divano, come polmoni nell’inspirazione, riprendono lentamente la forma originale dopo aver sopportato un peso. “Sbriciolate la meringa sino a ricoprire tutto il vostro splendido dolce”, la tv della cucina sembra puntata sullo stesso canale dell’altra ma, in realtà, è un altro programma, come se l’unica necessità possibile sia imparare a cucinare. Nel lavabo il lavandino aperto soffia un getto d’acqua tra le stoviglie alla rinfusa che, approfittando della convessità di un mestolo, salta un po’ oltre il bordo fino al pavimento. Sul tavolo una tazzina con due gocce di caffè a sedimentare sul fondo, alcuni granelli non disciolti tradiscono il fatto che non fosse amaro; il piattino di ceramica sta emettendo le ultime vibrazioni dell’acciottolio tra lui e la tazzina, il suono del caffè appena terminato; non infastidisce nessuno intorno a sé, se non il gatto che, zigzagando tra le gambe della sedia scostata dal tavolo, si avvicina alla finestra ed osserva un passerotto venuto a becchettare i probabili resti di una colazione, immaginandolo sicuramente saporito e dispiacendosi di non essere riuscito ad uscire prima che la porta finestra si chiudesse davanti a lui con uno scatto.

10 febbraio 2012

Respira soltanto



Una lacrima ti cade nel lavello dove sono a bagno le stoviglie della cena, non sempre il trucco funziona, alzarsi ogni giorno alla stessa ora, apparecchiare per la colazione di tutti e tre, fare gli stessi passi, dire praticamente le stesse cose. Ripetere i gesti talmente tante volte che il corpo va da sé, inserisce l’autopilota e mette tutto il resto in stand-by e così le giornate passano senza nemmeno cominciare ma a volte il meccanismo si inceppa, l’ingranaggio salta un movimento e ti ritrovi con le mani sul lavello, strette a sbiancare le nocche e poi corri con la mano sulla guancia ché già senti i passi nel corridoio, ti asciughi veloce, semplicemente, respiri.

07 febbraio 2012

Le rispondo qui

Egregio Anonimo che, nel post precedente, mi ha prima scritto "ARRIVI TARDI COJONE, è STATO PROPOSTO ANCHE ALLA CAMERA, NON SAI UN CAZZO" e poi ha ribadito "COJONE 2VOLTE", vorrei dirle che, beh, sì, per tutta una serie di motivi che non sto qui ad elencare per non tediarla, credo di essere un po' coglione o, meglio, come scrive lei, esimio soggetto che non c'ha nemmeno i cojoni (appunto) di firmarsi, sono un po' cojone. Oppure dovrei dire che sono cojone due volte visto che, a quanto pare, a suo modesto parere, parlando da esperto, dovrebbe essere una specie di minimo sindacale. So di non poter competere, naturalmente, con il suo livello che sarà, quantomeno, un numero irrazionale ma vorrei semplicemente farle notare come l'articolo che IO ho linkato nel post qui sotto riporta espressamente che il deputato Jannone (che sia per questo che ha usato la "j"? Lei è davvero una mente sopraffina) ha proposto la nostra versione del "gratta e vinci" contro l'evasione, il 19 ottobre 2009. Vorrei anche farle notare che non ho mai scritto che da noi non era mai stata proposta, né che la propongo io, in anticipo su tutti (o sul suo stupore? Non so); ho forse scritto che sono dei geni perché l'hanno approvata? Forse volevo semplicemente essere ironico? Lascio questi dubbi alle sue gentilissime cellule cerebrali perché appare chiaro che l'articolo lei non lo ha letto, forse non ha mai letto questo blog e, trovandosi a passare, ha pensato di provare l'ebrezza di offendere in modo anonimo una persona che nemmeno conosce, cosa non si fa per provare dei brividi che la vita sicuramente non ci riserva più. Oppure lei questo blog lo legge, magari è anche passato firmandosi, e adesso, esplodendo di piccolezza, si è spinto verso il commento anonimo. Poco importa, ha potuto vedere che, nonostante ci sia una moderazione che, magari, ad alcuni (suoi simili e non) potrebbe sembrare una limitazione della libertà, io i suoi gentilissimi commenti li ho fatti apparire; quando ha voglia di chiamare qualcuno cojone torni pure, non abbia remore o timori, chi sono io per togliere a chi non ha nulla queste piccole soddisfazioni?
Con sentito affetto

Domenico Renna
(questo si chiama firmarsi)

30 gennaio 2012

Pausa caffè


A volte cerchi una risposta nei fondi di caffè e ci trovi solo grani di zucchero grezzo disciolti male

24 gennaio 2012

Storie minime...ancora

Lei

La storia della parola gentile e delle due Berlino, in realtà, era una esagerazione. Non era stata poi così gentile. Aveva solo detto "non è nulla" dopo il "mi scusi" di un tizio che l'aveva urtata, non senza un'ombra di freddezza, a dire la verità; dopo "nulla" aveva fatto proprio sentire il punto, come le telefonate che si chiudono all'improvviso e dopo si sente solo il tutututututu della linea interrotta. Ogni mattina si fermava nel solito bar, non perchè si trovasse bene ma perchè, tra quelli che incrociava nel tragitto casa - lavoro, era il meno peggio; certo, ci avevano messo un po' a capire come voleva il cappuccino ma adesso il cameriere che la serviva, sempre lo stesso, lo faceva passabile, solo si domandava cosa avesse sempre da sorridere.

Lui

In realtà avrebbe anche potuto non chiederle cosa desiderasse, la sua risposta era sempre: "un cappuccino con poco caffè e schiuma media ed un cornetto integrale, al miele". Una mattina le disse che c'erano degli ottimi cornetti alla crema di pistacchio, lei lo aveva guardato con lo sguardo ancora più opaco e gli aveva detto, con voce monocorde tendente allo stizzito, che aveva già letto, sulla lavagnetta all'entrata, che c'erano i cornetti alla crema di pistacchio, che non era un'analfabeta e che, no, voleva il suo cornetto integrale, al miele. Ed aveva riportato lo sguardo opaco sul giornale aperto sul tavolino.

17 gennaio 2012

Storie minime

Lei

Lei portava degli occhialetti tondi con una montatura sottile, nera, ed aveva uno sguardo inutile che appoggiava con supponenza su tutto. L'ultima volta che aveva rivolto una parola gentile a qualcuno Raf cantava ancora in inglese e Berlino era divisa in due; da allora era sempre stata democraticamente odiosa praticamente con tutti, le stava antipatico il mondo. Non che il mondo non ricambiasse; chiunque la incrociava, con quel suo sguardo insipido e la bocca stretta come se intorno ci fosse puzza, provava una profonda antipatia, a pelle.

Lui

A lui la ragazza con gli occhialetti piaceva, gli piaceva quello sguardo opaco dietro le lenti tonde e quella bocca stretta come se il caffè facesse sempre schifo. Gli altri la chiamavano "l'antipatica" ma a lui non piaceva quel soprannome, al massimo l'avrebbe chiamata "la sostenuta" perchè sembrava sempre che si trovasse in un posto inferiore ai suoi standard. Nessuno degli altri voleva servirla da quando si era fatta rifare diciotto volte un cappuccino perché non c'erano abbastanza bolle nella schiuma, ma lui no, lui era l'unico che andava lì, ogni volta, con un sorriso e le chiedeva "cosa ti posso portare?".

11 gennaio 2012

Tredici anni fa



Tredici anni fa te ne sei andato, l'ho saputo dall'sms di un amico, c'era scritto solo "mi dispiace", allora ho acceso la tv ed ho sentito la notizia, la notizia che Dio aveva voluto accanto a sè uno che gliele cantasse. Da te ho imparato molte cose, ho imparato parole e silenzi, ho imparato stupore e rabbia, ho imparato.
Questa canzone è perché te ne sei andato in inverno, anche se non sei all'inferno, ne sono sicuro.
Questa canzone è perché è triste, ed io sono triste.
Ciao Faber

06 gennaio 2012

Paolo

Paolo è seduto su una panchina nella parte alta del paese, gli piace quella panchina, da lì si vede quasi tutta la vallata sotto; ci viene spesso, si siede a leggere o semplicemente a guadare oltre il parapetto, appoggia lo sguardo fino a dove riesce a lanciarlo, segue il profilo delle colline, albero per albero, e scioglie tutti i pensieri lungo il percorso. Ha chiuso un momento il libro che ha in mano usando un dito come segnalibro e si è messo a guardare davanti a se; non sai mai come reagisci a quello che leggi in un libro, il nome di un luogo, di un personaggio, possono darti un attimo di vuoto dentro, possono portarti in un posto in fondo a te che non volevi vedere ed allora ti devi fermare per un momento a risincronizzare il respiro con tutto il resto. Ha occhi chiari Paolo, in certe fredde mattine d'inverno, come oggi, quando il cielo spazzato dalla tramontana è di un azzurro che ti prende a schiaffi, diventano quasi trasparenti. Anni fa una ragazza, usando le parole di Faber in Khorakhanè, gli ha detto che i suoi occhi erano limpidi come un addio; era un momento triste, il capolinea di qualcosa ed i suoi occhi si sono schiariti verso l'interno come per regalare a quella ragazza la vibrazione che aveva dentro. Nonostante questo, però, Paolo, ancora adesso, pensa sia il complimento più bello che abbia mai avuto, uno di quei ricordi che si usano per scaldarsi un po' e sorridere da soli, sotto i baffi.

04 gennaio 2012

2011

1) Liza Marklund – Il testamento di Nobel (e-book)
2) Giorgio Scerbanenco – Traditori di tutti
3) Kary Mullis – Ballando nudi nel campo della mente
4) Niccolò Ammaniti – Branchie
5) Stefano Benni – Le Beatrici
6) Álex Rovira - Francesc Miralles – L’ultima risposta di Einstein (e-book)
7) Scarlett Thomas – L'isola dei segreti (e-book)
8) Gianrico Carofiglio – Non esiste saggezza
9) Nicolai Lilin – Educazione siberiana
10) Jan Wallentin – La stella di Strindberg (e-book)
11) Joseph Conrad – La linea d'ombra
12) Claudia De Lillo – Nonsolodue
13) Ann Featherstone – Il circo maledetto
14) Giampaolo Perna – Fobie
15) Gianrico Carofiglio – Il passato è una terra straniera
16) Stieg Larsson – Uomini che odiano le donne (e-book)
17) James Ellroy – I miei luoghi oscuri
18) Stefano Benni – Achille piè veloce (riletto)
19) Abraham B. Yehoshua – Le nozze di Galia – Di fronte ai boschi (2 racconti)
20) Donato Carrisi – Il suggeritore
21) Gianrico Carofiglio – La manomissione delle parole
22) Alessandro Baricco – Mr Gwin
23) Belinda Bauer – Blacklands (e-book)
24) Stieg Larsson – La ragazza che giocava con il fuoco (e-book)
25) Stefano Benni – La traccia dell'angelo
26) Andy Riley – Dawn of the bunny suicides
27) Andrea Vitali – Parola di Cadavere (1 racconto)

Questo è ciò che ho letto nel 2011

29 dicembre 2011

E che palle...

L'anno scorso, prima di Natale, ho scritto questa cosa, perché è proprio in periodi così che va lasciata aperta quella piccola valvola che durante l'anno si incrosta di quieto vivere. A me il Natale piace, mi piace l'atmosfera anche se non è che qui da me faccia poi così freddo, non credo, a memoria mia, di aver mai avuto da queste parti un Bianco Natale ma vabbè, non fa niente. Insomma non è che sono un tipo che proprio in questo periodo si sente anche più scazzato del solito no, solo che, prima o poi alcune cose vanno dette. Che palle! No? Scendo di casa e trovo tante di quelle cartacce da farci un pupo di cartapesta, anzi, un Pupo, Enzo Ghinazzi, a gradezza naturale; ma vaffanculo a te, signora, che come se non te ne fregasse un cazzo, perchè non te ne frega un cazzo microcefala imbecille, appallottoli e fai cadere sull'asfalto lo scontrino che avevi nella busta e tu che ridi a fare ragazzino?! Che cazzo ti ridi? Non è che tu sei da meno con la carta oliata della focaccia che, porca puttana, non ti andava di fare dieci passi per arrivare a quel fottuto cestino no, non ce la facevi proprio. E basta, bastaaaaaa, tutti quelli che hanno tanto di quel cerume di ego nelle orecchie che tanto non ti sentono, no, c'hanno sempre ragione loro, ma che palle! Ma lo sapete che siete uno sfrangiamento di coglioni? No? Non lo sapete? Ve lo dico io. Voi sapete come le cose devono andare, sempre, e state lì a sfrantumarci le palle con il questo e con il quello, cazzo se c'ha ragione Manuel Agnelli quando canta "la mia generazione ha un trucco buono, critica tutti per non criticar nessuno"; non vi passa manco per l'anticamera del cervello che, magari, anche altri, prima di parlare, magari dico, per caso, un pensiero, nel cervello se lo elaborano dopo aver soppesato delle cose, non sempre parlando tanto per aprire la bocca, e che cazzo! Mamma mia che palle gli oroscopi di 'sto periodo, c'ho Urano in trigono con 'sto cazzo, vedi tu che annata ne viene fuori. Ma poi, tutte le parole del mondo, ma a te, sì, dico a te, gran penna di 'sta minchia, ma ti è mai passato per il cervello che se non ti cagano nemmeno di striscio è perchè fai cacare??? No, lo vogliamo pensare oppure è sempre una specie di complotto fascista per tappare le voci contro? No, fatemelo sapere, e che due coglioni!!! Magari la vita è anche quello che appare, ogni tanto eh, non dico sempre e ci stanno pure cazzi ben più grossi da sopportare. E che palle i consigli sulla linea, c'ho la curva io, non c'ho la linea, rotolo che è una bellezza e allora?? Ma basta, bastaaaaaaaaaaaa, respirate ogni tanto, uscite, guardate il cielo e se vedete un meteorite, andategli incontro.

Voilà, per la prima volta su questi schermi, un post personale, molto personale; scusatemi ma avevo la valvola incrostata, ora sto meglio.

A tutti voi invece, auguro un 2012 meraviglioso, vi voglio bene.

25 dicembre 2011

Buon Natale!

Per tante parole c'è sempre tempo, oggi, semplicemente, vi auguro tutto quello che desiderate, con il cuore.

14 dicembre 2011

Cose che infastidiscono2

Avete presente quando vi viene il languorino tipico della fame di mezza mattina e vi ricordate di aver comprato degli snack in bustina di tarallini aromatizzati e ne andate a prendere una dalla dispensa e prendete con pollice e indice della mano destra la linguetta sulla cima della busta e con pollice e indice della sinistra il lato opposto alla linguetta ed iniziate a tirare con entrambe le mani ma non ci riuscite e non demordete e tirate più forte sforzandovi tanto da farvi venire la vena gonfia in testa e vi iniziano a sudare le dita ed a scivolare e vi parte una gomitata con il braccio destro che colpisce al naso uno che sta passando per caso procurandogli una forte epistassi che poi bisogna tamponare con una pezza con dentro del ghiaccio per fermare l'emorragia e mentre lui si tampona bestemmiandovi in almeno tre lingue tra cui il circassico voi prendete le forbici grandi dal secondo cassetto e vi avventate sulla cima della bustina ma la pellicola di plastica scivola tra le due lame senza tagliarsi ed allora, gettando le forbici sul divano, riprovate con la forza bruta e ce la mettete tutta provocando la fuoriuscita da voi stessi di rumori molesti e non solo ma sentite che la busta sta cedendo magari per pietà ed invece di aprirsi lentamente si squarcia di botto lanciando i tarallini in aria per tutta la stanza e voi vi lasciate cadere stremati sul divano senza ricordavi delle forbici gettavi sopra poco prima? Ecco.

11 dicembre 2011

Sarah

Sarah si sente confusa, come immersa in una ridda di voci che raccontano mille storie diverse oppure una sola, la sua. O come in certi momenti, sott'acqua, giusto vicino alla spiaggia, dove ti arrivano ovattate le grida dei bambini, le chiacchiere dei bagnanti e non capisci nemmeno una parola ma solo il suono, come una tromba con la sordina in un pezzo jazz tutto sbagliato. Quante cose tutte in una volta, “ho solo due occhi...” pensa Sarah, “ho solo due orecchie...”, non posso guardare tutto, non posso ascoltare tutti; confusa, seduta sul letto, guarda le foto appese al muro, guarda il bordo laterale dei suoi libri, messi alla rinfusa secondo un ordine impreciso ma tutto suo; legge i titoli per ritrovare un filo, come la sirena del porto quando c'è nebbia. Sente freddo, ripiombata per un attimo in un ricordo terribile, nell'odore di disinfettante industriale e di pasti di altrettanta natura, di fiori recisi ed appassiti dal troppo sole, dal troppo vento, dal troppo tempo; è caduta in quel ricordo terribile, forse per testardaggine oppure per semplice paura di quello che non scorderà mai, di quello che dentro ha lasciato cicatrici ben più grosse. Non se lo spiega Sarah, come tante altre cose, se lo chiede senza una risposta vera, come una domanda lasciata lì, sul piano della cucina, quasi dimenticata; non si spiega la confusione in testa e quella nel cuore, non si spiega il dolore ma nemmeno la sua assenza, ed allora ha paura Sarah, paura proprio di sensazioni che sembrano sfuggire; gli viene in mente il ghiaccio, quando tieni in mano per tanto tempo un pezzo di ghiaccio perdi la sensibilità; la mano, fino a quando non riprende a far scorrere il suo sangue, non sente più nulla. “Troppe mancanze” si dice Sarah, “Troppe e tutte insieme”; un mondo, una vita, che scappa via all'improvviso giusto un attimo prima di poterla salutare, un futuro che è nuvola nera che copre il sole, la schiena di un amore codardo. Allora le si mozza il fiato, le si annacquano gli occhi e stringe i pugni sul lenzuolo fino a sbiancare le nocche perché vuole di nuovo sentire e ripensa ad altri momenti, a profumi questa volta, odori andati via tanto tempo fa, a sapori antichi ancora sulla lingua ed ha un effetto strano tutto questo; Sarah si sente ancora confusa ma, come un vento caldo improvviso, come una sciarpa messaci al collo da un sentimento silenzioso, per un attimo si scioglie in un tepore lieve; solo un attimo però, solo un momento prima di perdersi ancora in pensieri che sono una foschia fredda, odorosa di funghi e foglie cadute, di autunno che finisce, fino al prossimo refolo caldo di memoria.