Non sono mai stato all'estero. Sì, sono stato un giorno a Lugano ed uno a San Marino, ma, non me ne vogliano i simpatici abitanti del posto, non me la sento di considerlo estero; non voglio fare mica il difficile però credo che converrete. Non sono stato mai un gran viaggiatore, in realtà, ho visto meno dell'oncia di un quarto del decimo di quello che altri occhi hanno visto. Non sono mai stato all'estero, mi manca il confronto con le altre culture, il sentire un'ossigeno diverso nell'aria che hai voglia a dire che "è uguale", lo so bene che non lo è. Ho ascoltato racconti di viaggi e non li ho mai vissuti, ho viaggiato nelle parole di altri e vi confesso che ho invidiato ed invidio molto. Non sono mai stato all'estero, pure per poter dire "ho visto un altro cielo", "ho ascoltato un altro suono" e magari, stando zitto, confondermi con gli altri. Ho sommato motivi su motivi e ne ho fatto una collezione e non ho mai detto quanto misero mi sentissi dentro i racconti degli altri né quanto io stesso non sapessi trovare, in quella collezione, la motivazione giusta. Ho capito che di motivazioni sbagliate ce ne sono tante ma le motivazione, va da se, sono nostre ed hanno un significato per noi ed è divertente anche sentirsi dire come vanno le cose e come devono andare. Non sono mai stato all'estero. Ho assaggiato cucine diverse ma sempre sullo stesso suolo ed è diverso, lo so, non lo sto nemmeno a dire; non posso confrontare i sapori, nemmeno fare il gradasso, quello che gira il mondo ma cerca la pasta e poi dice "Ma come si mangia in Italia, da nessun altra parte", nemmeno l'italiano medio posso fare. Non sono mai stato all'estero, sentire una lingua diversa, concreta, tutto intorno a me e disinteressarmi al senso e cogliere solo il suono. Non sono mai stato all'estero a guardare mari diversi e diversi fiumi, annusare altre notti e sbadigliare di altra noia. Non sono mai stato all'estero, lo so, ma rimedio presto, stasera parto per Stoccolma.
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17 aprile 2012
Mai 2
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21 marzo 2012
Mai
Non mi sono mai addormentato con la musica. Sì, ricordo che con il mio vecchio amato walkman ascoltavo la radio anche in piena notte, in una lontana estate di insonnia; ricordo che c'era il programma notturno di Radio105 che andava dalle due di notte alle sei del mattino, mi faceva compagnia con gli occhi sbarrati, al buio. Ma non mi sono mai addormentato mettendo un cd e lasciando aleggiare la musica nella stanza, piano, quasi ad accompagnarmi nel mio addormentarmi o, meglio ancora, un vinile. Godersi, nel silenzio della notte, non solo la musica ma anche il lieve fruscìo della puntina nei solchi e le secche scariche elettriche dell'elettricità statica che nessun panno, anche passato con perizia sul vinile, riesce a togliere del tutto. Scegliere con cura il disco, magari un autore poco conosciuto, straniero, così da non impegnare l'attenzione nel seguire le parole ma soltanto abbandonarsi al fondersi di queste con la musica; farlo partire, spegnere la luce e coricarsi, lasciare che le note riempiano la stanza illuminata solo dal display dello stereo e poi chiudere gli occhi con un sorriso e, la mattina dopo, ritrovare il lettore acceso o il piatto con il braccio a dimora ed il disco ancora su. Non l'ho mai fatto, prima o poi lo devo fare.
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