22 marzo 2007

La storia della “gelataia”

L’antica città di Barium era un fiorente porto mercantile ove merci e genti di ogni dove s’incrociavano giornalmente, tutte le nuove mode dell’Oriente e dell’Occidente passavano per le sue porte. Quivi v’era anche un’importante gilda di commercianti la cui scuola del commercio era famosa in tutte le terre conosciute, ogni giovine ch’intendesse intraprendere cotanta carriera sognava di essere accolto tra le sue stanze. Tra i pochi fortunati ad essere accettati v’erano due giovini di bell’aspetto, figli di rispettose famiglie delle città vicine, che le giovini pulzelle si contendeano tra sguardi compiaciuti. In quei giorni il solleone bruciava le terre dei contadini e la città, nelle ore i cui il sole era verticale sullo zenith, diventava come una fornace e le genti cercavano refrigerio in ogni modo; tra questi i due giovini rampolli si dissetavano all’ombra di due cedri nella piazza antistante la scuola durante una delle poche pause che l’estenuante studio loro concedea. Proprio in fronte ad essi v’era la magione di Donna Cassandra, importante nobildonna, la cui unica figlia, giovine fiore di rilucente bellezza e prosperità, era ambita da tutti gli uomini della città compresi gli studenti della scuola; ella avea rapito con un sguardo il core del più giovine dei due amici che non perdea occasione per comunicarlo al suo sodale il quale lo invitava a farsi avanti. La giovine era seduta all’ombra del suo patio e suggeva una coppa di neve, proveniente dai nevai di famiglia, aromatizzata con zucchero e frutta, per rinfrescarsi dal caldo opprimente; i due giovini la guardavano invidiando quel refrigerio quando, nascosto dietro gli alberi, da codardo qual’egli era, un altro degli studenti, un ceffo capitato lì in quanto figlio di secondo letto del capo della gilda ma per niente degno di quella famosa scuola, apostrofa la giovine con un’allusiva frase sulla frescura donatale da ciò che ella suggeva. Al sentir tanta volgarità la giovine volse lo sguardo ma il primo volto che ella vide non fu quello del villan codardo ma quella del rampollo a cui avea rubato il core e ne rimase tristemente afflitta essendo anch’ella presa di lui in segreto. In lacrime ella fuggi all’interno della sua magione da cui poco appresso il padre come una furia corse fuori cercando il colpevole di tale affronto. I due giovini amici lesti acciuffarono il villan codardo e, prima ancora ch’il padre della giovine potesse proferir parola lo costrinsero a confessare. Il marito di Donna Cassandra era molto potente e, nonostante il bruto fosse imparentato con il capo della gilda, riuscì a farlo cacciare dalla scuola ed egli, andando via minacciò di vendetta i due rampolli; solo in seguito si scopri ch’era, egli, consanguineo del più giovine dei due amici ma questa, messeri, è un’altra storia.

Il caldo arrivò sulla città come lo schiaffo di una donna tradita: forte ed improvviso. Non dava respiro se non nelle ore più profonde della notte, il sole faceva friggere l’asfalto, fumava come se lo avessero appena posato. Dom e Hub, come al solito, perdevano tempo seduti davanti al bar “Teorema”, più che un bar una scuola di vita dove si vedeva gente di ogni tipo, tutta la fauna del quartiere passava da lì. I due cercavano refrigerio in bibite dai colori strani e dai gusti pure che però avevano una temperatura vicina allo zero assoluto, erano stremati, più che seduti erano sciolti sulle sedie. Erano tutti intenti a convincersi che non faceva così caldo quando dal bar, con un calippo al limone fumante per la sublimazione immediata, uscì la Mary. Mary era la padrona del negozio di intimo di fronte al bar che, per vendere meglio, non faceva che mettere in mostra la mercanzia tanto che la clientela era più fatta di mariti che di mogli. Alla vista della Mary in top sbottonato e minigonna ascellare i due ragazzi raddoppiarono la sudorazione non capendo più se per colpa del caldo o degli ormoni. Il colpo di grazia lo diede la donna andandosi a sedere sulla panchina di fronte, all’accavallarsi delle gambe l’unità coronarica dell’ospedale ebbe un sovraccarico di pazienti tutti provenienti dallo stesso quartiere della città tanto che si pensò al primo caso al mondo di epidemia di infarti. Al primo assalto che fece al gelato ai due iniziarono ad imbizzarrirsi pure i cromosomi. Ormai la stavano ad osservare mentre le loro bibite evaporavano senza che se ne accorgessero quando dal buio una voce impastata di alcool disse: “E come ti piace quel gelato!” aggiungendo una risata sguaiata; era stato Tony, l’ubriacone del “Teorema”, un tipo da birra all’alba, tanto per fare colazione. Per il caldo era arrivato alla ventesima birra dalla mattina ed erano solo le undici; pur reggendosi a malapena sul bancone, alla visione della Mary aveva avuto la bella idea di uscirsene con quella frase pensando fosse una cosa divertente. La Mary, a sentire quelle parole, alzò lo sguardo ed i primi che vide furono Dom e Hub, con le facce stravolte dal caldo e dal testosterone, che la fissavano, si alzò di scatto e li guardò come si guarda una merda su un cuscino di seta rossa e senza dire una parola si girò e se ne tornò al negozio e nelle sue movenze si capiva che intendeva: “ora ve la potete proprio scordare”. I due si guardarono senza neanche avere la forza di essere tristi, si finirono le loro bibite ed andarono via mentre all’interno del bar Tony cercava di violentare il frigorifero ma questa, mi spiace, è un'altra storia.

- Prima che si giunga a delle conclusioni vorrei riassumere i fatti che hanno portato i miei clienti qui con l’accusa di molestie da parte della signorina Titty Biggebreast. I signori Dohmick e Hubreto sono due attivi protagonisti della vita associativa della città e, ogni volta che gli è possibile, prestano servizio come volontari alla mensa della Caritas davanti alla quale si sono svolti i fatti; aiutano in cucina, puliscono e servono i pasti ai senzatetto, non sono, insomma, dei malviventi, come ha cercato di farci credere il Pubblico Ministero. Ma torniamo ai fatti ed i fatti ci dicono che quel fatidico 21 di giugno c’era una temperatura media di 29 gradi centigradi. -
- L’avvocato non ci vorrà mica far credere che l’aggressione verbale subita dalla signorina Biggebreast sia stata causata dal caldo spero?! -
- Se mi lasciate finire l’esposizione vedrete come, pur non essendo la causa, l’elevata temperatura sia elemento fondamentale per capire i fatti. Verso le 14:10 i miei clienti, una volta finito il primo turno di servizio alla mensa, sono usciti per cercare un pò di refrigerio e riposo seduti all’ombra sui gradini antistanti la mensa. Come sappiamo dal racconto diretto della signorina Biggebreast la stessa lavora come sportellista nella banca di Bolzano che si trova sulla stessa piazza della mensa della Caritas; nella pausa pranzo, quel giorno, invece di andare, come al solito, con i colleghi nel ristorante accanto alla banca ha preferito fare due passi ed andare a mangiare semplicemente un gelato perché, leggo le testuali parole della deposizione della signorina Biggebreast: “il troppo caldo mi aveva tolto appetito e desideravo solo qualcosa di fresco”, ed infatti si reca alla gelateria “Weierstrass” ed acquista un mottarello artigianale che si accomoda a mangiare proprio sulla panchina all’ombra che si trova di fronte alla mensa. La scena non passa certo inosservata a gli occhi dei miei due clienti, non per la motivazione che tutti credono ma semplicemente per fame; vorrei far presente alla giuria come i miei clienti, per quanto avessero servito in una mensa, fossero praticamente a digiuno, potete immaginare come ai loro occhi di uomini affamati, stanchi e stroncati dal caldo, quel gelato fosse una tentazione ed era l’unica cosa a cui fossero interessati in quel momento, come hanno continuato a ripetere sin da quando sono stati fermati. La stessa scena però era stata osservata, dall’interno della mensa, da uno dei senza fissa dimora che aveva appena usufruito del pranzo gratuito; il soggetto in questione si chiama Rey Vittony, è uno spiantato della zona che approfitta giornalmente della bontà di persone come i miei clienti. Anche lui aveva assistito alla scena, dicevo, ed è lui che, con la pancia piena, ha pensato fosse divertente apostrofare quella bella ragazza seduta sulla panchina dicendole, e qui, la giuria e soprattutto la signorina Biggebreast mi perdonino se ripeto quella frase offensiva: “Ah bella! Ti piace il gelato ricoperto di cioccolata eh?!” aggiungendo, come se la frase già non bastasse, una sguaiatissima risata. Sentendosi apostrofare in quel modo naturalmente la ragazza ha alzato gli occhi inorridita e spaventata e i primi volti che ha incontrato sono stati quelli dei miei due clienti ed ha subito creduto fossero stati loro, mettendosi ad urlare. Signori della giuria, lo sguardo che la signorina Biggebreast ha incrociato nei miei clienti non era di concupiscenza ma semplicemente di fame, la concupiscenza era tutta nel Vittony che osservava divertito nascosto nell’ombra della mensa. -
- Mi oppongo! Signor Giudice, l’avvocato vuole chiaramente discolpare i suoi clienti addossando la colpa ad un povero senzatetto che non sappiamo nemmeno se fosse davvero lì quel giorno! -
- Signor Giudice, se mi lasciate il tempo vedrete come ho la possibilità di provare non solo la presenza del Vittony quel giorno alla mensa ma anche la sua colpevolezza. -
- Respinta! Avvocato vada avanti ma la avverto di non abusare della mia pazienza e di quella della giuria. -
- Grazie signor Giudice. Il Pubblico Ministero mi chiede come possa provare la presenta del Vittony alla mensa, è semplice, ho la testimonianza di tutti i presenti di quel giorno oltre che del direttore della mensa stessa che affermano che il Vittony quel giorno era lì per il primo turno e che andò via verso le 14:30 molto divertito. -
- Questo non ne prova la colpevolezza avvocato. -
- Un attimo e ci arrivo. Poco più avanti lo stesso Vittony è stato fermato per aver infastidito una ragazza che, guarda caso, mangiava un mottarello ed è stato fermato proprio per averle detto la stessa identica frase che si accusa abbiano detto i miei clienti. Per provarlo ho chiamato a testimoniare proprio la signorina che ha subito l’aggressione verbale, la signorina Roundeasse, e vorrei che fosse accettata fra i testimoni a discarico. -
- Lei che ne pensa Pubblico Ministero? -
- Per quanto avrei gradito essere avvisato prima di questa cosa io non ho pregiudiziali a che venga accettata la testimonianza della signorina Roundeasse; vorrei però porre all’attenzione vostra e della giuria quello che ho appena saputo da uno dei miei collaboratori sul signor Vittony, lo stesso è consanguineo del signor Hubreto! -
- Mi oppongo! Signor Giudice, questa è un'altra storia! -

Contento Porzione?

16 marzo 2007

L’elenco telefonico di Atlantide

“L’elenco telefonico di Atlantide”
Tullio Avoledo
Ed. Einaudi

Perché si sceglie un libro? Cosa ci fa prendere proprio quello e non un altro dallo scaffale? C’è chi in libreria ci va già con le idee chiare, chi invece ci va per lasciarsi trasportare. Io non ho un metodo preciso; un libro lo scelgo perché me lo hanno consigliato, perché ne ho letto una buona recensione oppure perché mi piace il titolo; ecco, questo libro l’ho scelto per quel motivo, il titolo mi ha colpito subito, poi ho letto la quarta di copertina e mi sono detto “perché no?”…ed ho fatto bene! Se non avessi seguito il mio istinto mi sarei perso un gran bel libro, con un protagonista che non è un eroe ma, anzi, è una specie di italiano-tipo. Non cito nessuna frase del libro, non perché non ce ne siano da ricordare, quanto perché è la storia in sé ad essere interessante, è un libro che si fa leggere molto volentieri.

10 marzo 2007

Chain...

Ancora una volta Viola mi ha “incatenato”, no, non preoccupatevi mie cari blogger, non la girerò a nessuno questa volta, posterò soltanto (un forte sospiro di sollievo pervade l’Italia).


SONO: Uno che tiene tantissimo all’amicizia.
TENDENZIALMENTE SEMBRO: Un gran rompipalle.
FREQUENTO: Le persone che mi fanno stare bene.
EVITO: Di rischiare troppo.AMO: Leggere, scrivere e sognare.
ODIO: Gli ipocriti ed i presuntuosi.
ADORO: La pizza!
DETESTO: Le cime di rapa.
RICORDO: Tutto, soprattutto le brutte figure.
RIMUOVO: Ci provo ma non ci riesco.
RESTO INDIFFERENTE: Di fronte a poche cose e solo se mi sento “scollegato”.
MI COLPISCE: Uno sguardo sincero.
MI INNERVOSISCE: Sentirmi un pesce fuor d’acqua.
MI RILASSA: Un bagno caldo.
CHIEDO: Un po’ di tranquillità.
OFFRO: Tutto quello che posso dare.
SE MI DANNO 10: Ho una scarica di esaltazione che, ahimè, il mio cervello esaurisce molto in fretta.
SE DO 10: E’ perché è meritato.
IMPAZZISCO: Per un risultato ottenuto.
MI DEPRIMO: Pensando a quello che sarei potuto diventare.
MI VESTO: Dipende da come mi sento.
MI SPOGLIO: Con calma.
MI ELETTRIZZA: Una novità.
MI DEMORALIZZA: Pensare a come stiamo messi.
MI PIACEREBBE: Fossimo messi meglio.

27 febbraio 2007

Ma ditemi voi se si può....

Ma ditemi voi se si può: torno a casa dalla palestra, stanco, con la solita domanda in testa su chi me lo fa fare, domanda che sparisce appena metto una mano sulla pancia e appena apro la porta c’è mio padre che, bontà sua, guarda Ballarò e lì, lì in televisione c’è Bondi che con la sua voce da prete di periferia dice che il centro-sinistra deve ammettere di non avere la maggioranza, che fa un appello a tutti, che bisogna lavorare per il bene del Paese….vero, peccato che il Paese sia ingovernabile a causa di una legge elettorale fatta apposta per renderlo ingovernabile e chissà da chi è stata fatta? Vabbè, per fortuna oggi inizia il Festival di Sanremo ed in radio c’è la Gialappas, che Dio li benedica, che lo commenta tutto e, soprattutto, lo copre quasi totalmente, ragazzi vi adoro!

17 febbraio 2007

Pausa

Egr. Bedrosian Baol chi le scrive sono le sue cellule nervose, lo facciamo per avvisarla che il Direttivo Cellule Nervose, constatato il sovraccarico di lavoro che stiamo subendo da tempo, ha indetto uno sciopero generale per lunedì prossimo. Era nostra intenzione lasciarla con solo quattro cellule nervose al lavoro, lo stretto indispensabile per respirare autonomamente, tifare per Moggi, andare allo stadio con un spranga, votare Forza Italia, apprezzare Mastella o appoggiare la Chiesa contro le coppie di fatto; poi però ci siamo ricordati dei bei momenti passati insieme, di tutti i libri con cui ci ha riempito di nozioni oppure di quando, nell’adolescenza, ci bombardava di immagini di donne e testosterone oppure ancora di tutte le endorfine scatenate dalle sue risate e non ce la siamo sentita di lasciarla lì a dire frasi tipo “Lei non sa chi sono io!”o “Alè Juve” avendo come programma preferito “Porta a Porta”. Per questo la avvisiamo e le chiediamo di fare qualcosa per evitare il nostro sciopero.
Sentitamente sue
Le cellule nervose

Ps
Le sinapsi la salutano tanto.


Ill.me Cellule nervose, ho apprezzato molto il vostro gesto e vi capisco, anche se sono convinto che ci siano persone che lavorino molto più di me e che quindi rischino lo sciopero delle cellule nervose ogni giorno. Avete ragione, le avvisaglie c’erano, dovevo capire che eravate stanche quando stavo più di trenta secondi davanti al “Grande Fratello” senza cambiare canale, ma non preoccupatevi, mi avete spaventato troppo con la vostra idea di scioperare lasciandomi solo quattro cellule, delegate dal direttivo, a lavorare. Per questo motivo vi voglio dire che nella settimana dal 18/2 al 25/2 mi allontanerò da tutto, soprattutto dal lavoro, starò chiuso per ferie insomma. Spero apprezziate e revochiate lo sciopero.
Distinti saluti
Bedrosian Baol

Ps
Ricambio il saluto alle care sinapsi che fanno un lavoro elettrizzante.


Ogni riferimento a persone, cose, formazioni politiche, squadre di calcio e programmi televisivi è puramente...ehm...come dire? Ironico? Ecco, ironico :)
Non divertitevi troppo senza di me...oppure sì, divertitevi, è Carnevale!

08 febbraio 2007

Ragionevoli dubbi

“Ragionevoli dubbi”
Gianrico Carofiglio
Ed. Sellerio

Gianrico Carofiglio è magistrato a Bari, quando iniziò a scrivere romanzi, si narra, l’editore gli disse che andavano bene ma che avrebbe dovuto cambiare l’ambientazione perché Bari non era “interessante” a livello romanzesco; Carofiglio che è magistrato e, probabilmente, non si fa convincere molto facilmente è andato avanti senza modificare niente ed ha fatto bene, non lo dico per campanilismo, anche perché non sono affatto campanilista anzi… lo dico perché ha reso benissimo l’aria che tira in questa città, bella, in molti casi bellissima, ma “particolare”. Carofiglio ha scritto quattro libri: prima due con protagonista l’avvocato Guido Guerrieri, poi un terzo “Il passato è una terra straniera” ed infine questo che ho finito di leggere da pochi giorni, sempre con protagonista l’avvocato Guerrieri. Ho letto tutti e tre i libri con questo bellissimo personaggio e mi sono piaciuti tutti, lo so, lo so, quando parlo di libri sembro Mollica che parla di film, non ce n’è uno brutto, però è così, quando da un libro ottengo quello che immaginavo di ottenere allora lo considero un bel libro, se poi mi stupisce positivamente anche meglio. C’è chi definisce Carofiglio uno scrittore giallo, non è esatto, i suoi libri non tendono a scoprire il colpevole ma le maglie intricate che differenziano il colpevole dall’innocente, penso che sia più adatto parlare di legal-thriller (infatti in america ha venduto anche più di Grisham…), e riuscire a scrivere di legge in maniera interessante in Italia è già una conquista, se poi si aggiungono personaggi ed ambientazioni interessanti allora tanto meglio, si scoprono cose di Bari che anche i baresi ignorano.

27 gennaio 2007

‘Sta vita e na catena…

Salve! Sono Bedrosian Baol, forse vi ricorderete di me per altri dialoghi inventati tipo: “Babbi natale” o “La pubblicità è l’anima del commercio…”. Il dialogo inventato che andremo a proporvi oggi avrà come antagonista un personaggio particolare che chiameremo Coscienza di Baol, abbreviato C.d.B.

Coscienza di Baol: Bedrosian, guarda che Viola e Johnson ti hanno inguaiato con la catena delle 5 cose che non hai mai detto di te.
Baol: Lo so, lo so, sono giorni che devo farlo ma non mi viene in mente niente…
C.d.B.: Potresti iniziare dicendo che sei ipocondriaco.
B.: Cioè tu vuoi che mi sputtani del tutto vero?
C.d.B.: Maddai che è una cosa simpatica.
B.: Seee…vabbè…..se è tanto simpatica dì 5 cose segrete tue.
C.d.B.: Guarda che io sono la tua coscienza, quindi 5 segreti miei, sono 5 segreti tuoi, ma di quelli pesanti. Vuoi sul serio che parli, oppure le decidi tu le 5 cose da dire?
B.: Bastarda….vabbè, allora lo dico: sono ipocondriaco, non di quelli che ogni malattia è la sua, ma un po’ più subdolo.
C.d.B.: Che razza di ipocondriaco saresti scusa? L’ipocondriaco è proprio chi crede di essere sempre malato!
B.: Massì, massì, è così; solo che io, finchè mi sento bene, non mi spavento di niente, sono una roccia, starnutisco ma tanto so che è un semplice sbalzo termico e cose così.
C.d.B.: E dove sarebbe l’ipocondria?
B.: Quando comincio a non sentirmi in forma, inizio ad avere dei doloretti, allora divento di un pessimismo ancestrale, mi immagino malattie tremende, casi più unici che rari e cose così. In questi casi, mi viene il muso, mi agito, mi cago sotto insomma.
C.d.B: Tutto qui? Non mi sembra mica una cosa da tenere così segreta.
B.: Aspetta che c’è il pezzo forte; per rincarare, sono un fan di ER e del Dott. House, non mi perdo una puntata!
C.d.B.: Cioè sei un ipocondriaco e guardi dei telefilm di medici?
B.: Sì.
C.d.B.: Devo chiedere al Gran Capo se mi manda a fare la coscienza del sindaco…
B.: Ma se quello fa un sacco di stronzate?!
C.d.B: Sì, ma non la usa mai…Vabbè, questa è la prima, la seconda?
B.: Pensavo di fare come Daniela e scrivere qualcosa di schifoso.
C.d.B.: Tipo?
B.: Bhè, lei ha parlato della sua ciste, potrei farlo anche io.
C.d.B.: Vorrei solo ricordarti che la sua era in faccia la tua era sacro-coccigea, so che per te sono parti uguali ma forse esagereresti un po’.
B.: Se gli fa schifo fa audience! Dico che mi hanno tolto senza anestesia una ciste sacro-coccigea che si era infettata e non mi permetteva di camminare.
C.d.B.: Bleah! Ma che schifo!
B.: Che dici, sottolineo che per il dolore ho urlato come un vitello?
C.d.B.: Se il tuo scopo è l’audience il dolore qui da noi ha sempre successo. Siamo alla terza.
B.: Qui inizio a vacillare, non so cos’altro dire.
C.d.B.: Potresti raccontare del canalone…
B.: No dai!
C.d.B.: Massì, che vuoi che sia, eri ancora piccolo, certe stupidaggini si fanno a quell’età.
B.: Ma la mia è stata grossa: non solo sono andato volontariamente con la bici sul bordo del canalone di scolo dell’acqua piovana, tra l’altro senza protezione, ma in più per mostrare che sapevo andare lungo il bordo, manco fossi Indiana Jones, ci sono scivolato dentro.
C.d.B: Caduto.
B.: No, prego, scivolato, caduto in verticale insomma, tanto che ho avuto il tempo di appendermi al bordo come un salame stringendo la bici tra le gambe perché se cadevo sulla bici mi facevo dei bei danni.
C.d.B.: Ne sei uscito indenne insomma.
B.: Indenne un corno! Avevo tutte e due le braccia graffiate a sangue, mi sono dovuto fare l’antitetano.
C.d.B.: E nessuno ti aiutava…
B.: Grazie, l’unico amico che c’era era troppo impegnato a ridere per aiutarmi.
C.d.B.: E questa è la terza. La quarta?
B.: La quarta….Ah, sì: non riesco a dormire se non chiudo la porta dello sgabuzzino che c’è nella mia stanza.
C.d.B: A trent’anni hai ancora paura dell’uomo nero….vergognati!
B.: A parte che è una cosa che mi porto avanti dall’infanzia, se non fossi la MIA coscienza ti augurerei di incontrarlo sul serio l’uomo nero…
C.d.B.: Ehm…..vabbè, vai con la quinta.
B.: La quinta è un ricordo; quando ero piccolo dormivo con un pupazzo di pezza che adoravo, si chiamava Pucci, era un cane rosa con le orecchie bianche, gli erano rimasti solo gli occhi e il naso, la bocca si era scollata, ma a me piaceva tanto.
C.d.B.: Ma quanto sei teeeeeneeeerooo….
B.: Poco a prendere per il culo, tu comunque fai parte di me! E, per la cronaca, il pupazzo ce l’ho ancora.
C.d.B.: Vabbè, hai visto? Hai finito, mica è stato difficile.
B.: Finito?! Ora ce la parte migliore, gli altri 5 a cui passo la catena.
C.d.B.: Ma se tu non credi a ‘ste cose!?
B.: Mica lo faccio per scaramanzia, lo faccio perché sono bastardo.
C.d.B.: Vabbè, a chi la passi la catena?
B.: Allora: M&M.
C.d.B.: Appena tornato da Praga si trova la catena, carino.
B.: Sì, sì, poi Paparazza che visto che vuole il link vediamo se se lo guadagna.
C.d.B.: Altri tre.
B.: Ortica, Carmen e Apepam.
C.d.B.: Ora non devi che postare.
B.: Grazie per l’aiuto.
C.d.B.: Sempre a disposizione.

12 gennaio 2007

Uomini-libro

Questo post di Bra mi ha fatto pensare molto; in un ipotetico futuro alla Bradbury in cui i libri fossero messi all’indice e ci fosse un gruppo di resistenti pronti a farsi uomini-libro, cioè a memorizzare per i posteri un libro in particolare, io, visto che farei sicuramente parte dei resistenti, quale libro sarei? Bhè, visto il nome del blog la risposta avrebbe dovuto essere facile: “Baol” di Stefano Benni oppure uno qualsiasi dei suoi stupendi libri, poi però il mio cervello mi ha ricordato tanti altri libri che ho amato; potrei essere “Cyrano” di Rostand, ma in quale traduzione? Quella più moderna del ’76 di Cuomo, in prosa, oppure quella più vecchia, la prima di Mario Giobbe del ’24, rimata in alessandrini? Oppure potrei essere “Cent’anni di solitudine” di Gabriel Garcia Marquez…quanto ho amato quel libro! Mi sono immaginato per le vie di Macondo, ancora adesso è il libro di cui ricordo abbastanza bene l’incipit: “Anche a distanza di anni, davanti al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendìa si ricordò del giorno in cui suo padre lo portò a conoscere il ghiaccio” (più o meno); poi però ho pensato, se devo ricordare questo libro perché non “La casa degli spiriti” della Allende? Oppure “Se questo è un uomo” di Levi, ma di Levi anche “Il sistema periodico”, la bellissima raccolta di racconti. E Calvino allora? Potrei ricordare qualcosa di Calvino, potrei essere “Il castello dei destini incrociati” oppure “Le città invisibile”, il primo per l’idea geniale e la perfezione di incastri il secondo per il potere evocativo. Quale? Quale libro sarei? Mi sono ricordato di Paul Auster e della sua “Trilogia di New York” o “Mr Vertigo” oppure uno degli sfortunatamente pochi libri di Jean Claude Izzo, magari mi metto d’accordo con altri due e ci ricordiamo tutta la trilogia di Marsiglia. Mi accorgo che sarebbe un compito improbo scegliere un libro da tramandare a memoria ai posteri, non avrei la forza di abbandonare gli altri all’oblio quindi, cerchiamo di non arrivare ad una in-civiltà che li mette al bando, mi si complicherebbe troppo la vita!

03 gennaio 2007

Sombras

“Sombras”
Viola Simonetti
pp. 86
Ed. il Filo

Mi piace quando mi raccontano una storia, sto ad ascoltare con molta attenzione, soprattutto se chi me la racconta è bravo a raccontarla. Quando poi ti raccontano una vita, un periodo di vita che, breve o lungo che sia, si porta dentro tante storie, tante altre vite, allora, mi viene naturale, ripenso anche alla mia.

Tutto qua Clara… sembrerebbe abbastanza facile a dirsi, tutt’e due sappiamo che nella realtà non è poi così semplice gettare cia le maschere ed essere davvero ciò che siamo. Ma è questo alla fine di tutto che ci salverà. Amarci, Clara, semplicemente amarci.

31 dicembre 2006

La catena dei libri...

Viola, anticipando di un niente Ventodiprimavera, mi ha simpaticamente (tepozzino...) invischiato in una catena tra blogger, visto che però l'argomento libri è da me sempre gradito accento di buon grado. Prima però vado ad illustrare le regole del gioco: si prende il primo libro che capita a tiro, si va a pagina 123, si contano le prime 5 frasi e si riportano sul blog le successive 3, fatto questo si inguaiano altri tre blogger...
Visto che avevo sotto mano l'ultimo libro che ho letto e di cui volevo scrivere quello che ne pensavo, il giochino lo faccio con quello:
Il libro è "La vampa d'agosto" di Andrea Camilleri edito da Sellerio...andiamo a pagina 123...ecco, poi contiamo le prime 5 frasi...uno...due...tre...quattro...e cinque, e poi riportiamo le successive 3...non penso si capirà molto...vabbè:
"Nonsi. Spitaleri l'ha ordinato e me l'hanno purtato duminica matino alle sett'arbe". Era la migliore risposta che il commissario potiva aviri. "A quale ditta s'è rivolto?"
Le 3 frasi sono riportate, ora bisogna inguaiare qualche blogger...ma chi? Ecco!
Luna
Porzione
Apepam

Per la cronaca, al solito, il libro non è affatto male, il personaggio muta con il mutare dei suoi anni e si preoccupa per questo ma, naturalmente, il libro va oltre l'intreccio giallo, come al solito Camilleri fa dire tante cose interessanti al suo commissario preferito.

28 dicembre 2006

Johnson ti hanno fregato l'idea!!!

La cara Amaranta mi ha appena adesso segnalato questo articolo del Corriere...
Hanno fregato l'idea che Johnson aveva lanciato tra i commenti al mio post sui babbi natale!
Voglio i diritti d'autore per me ma, soprattutto, per lui!!!

24 dicembre 2006

Buon Natale!

Avrei voluto scrivere un bel post di auguri a tutti voi ma ho scoperto che tutto quello che avrei voluto dire lo ha già scritto Carmen.
L'unica cosa che posso fare, oltre che dirvi di leggere il suo post, è di augurarvi delle feste magnifiche, un Natale strepitoso e, per regalo, tutto ciò che desiderate di più!

17 dicembre 2006

Babbi natale

Facevo un giro per le vie addobbate per Natale e notavo la presenza su quasi ogni balcone di pupazzi di babbo natale appesi nell’atto di entrare in casa, chi su una scala, chi con un paracadute, ma come arrivano in casa?

Anna: Arriva Natale!
Mario: Bello, mi piace l’aria natalizia, gli addobbi, le lucine…
A.: Anche a me, infatti….guarda cosa ho comprato?
M.: Ecchecos’è?!
A.: Come cos’è?! E’ l’addobbo del momento! Il babbo natale che sale le scale da appendere sul balcone…
M.: Come scusa?
A.: Massì! Non li hai visti? Ci sono su tutti i balconi; il nostro è deluxe, con la scala con le lucine intermittenti.
M.: Che culo! Non ci facciamo mancare proprio niente. E delle renne vestite da Matrix da mettere agli angoli del balcone non ce n’erano?
A.: Come sei simpatico! Ma non avevi detto che ti piacevano gli addobbi e le lucine?
M.: Certo! Ma quelle classiche: l’albero di natale con le luci intermittenti e le palline colorate, il tubo da arrotolare alla ringhiera con le luci che si inseguono, cose così, non un inquietante pupazzo vestito di rosso che cerca di entrare in casa!
A.: Ma se ce l’hanno tutti!
M.: Infatti più che a Natale sembra di stare in un film horror: “L’invasione dei babbi natale assassini”; ho visto un balcone in cui è quasi arrivato alla finestra…i bambini in quella casa saranno felicissimi, gli manca un coltello tra i denti.
A.: Non dire cretinate e vallo ad appendere.
…
Driiiin Driiiiin
A.: Pronto? Salve signora Marchetti mi dica…Ha visto il nostro babbo natale? Bello vero? Come? No, non la sto prendendo in giro, ci mancherebbe. I suoi figli stanno piangendo? E perché? Se l’ho visto? Certo, l’ho comprato io… Impiccato? Mannò, sale le scale…le lucine intermittenti… Va bene, va bene, non si arrabbi, vado a vedere cosa è successo.
…
A.: Mario! Ma sei impazzito?!
M.: Perché?
A.: Come perché? Invece di appendere il babbo natale con tutta la scala lo hai appeso all’albero di limoni?!
M.: E vabbè, volevo fare una cosa un po’ diversa…
A.: Appendendolo per il collo con un nodo scorsoio?!
M.: Era meglio se facevo finta che cadeva e lo appendevo per i piedi?
A.: Ma quanto sei stupido, ci sono i figli della Marchetti che piangono da mezz’ora, pensano che babbo natale si sia ucciso perché loro sono stati cattivi.
M.: Bhè….come ipotesi io non la scarterei, l’altro giorno hanno attaccato due barattoli di pelati alla coda del gatto della Bissoni.
A.: Tu non le hai mai fatte ‘ste cose da bambino vero? Tu eri un Santo.
M.: Può darsi, ma io usavo barattoli vuoti non due scatole da chilo di pelati, il gatto ormai ha una coda di due metri e mezzo!
A.: Ora vai a staccare quel povero pupazzo e lo appendi per bene e poi ti vai a scusare con la signora Marchetti e con i figli.
M.: Va beeeneee…..

Naturalmente è tutto inventato, i nomi le situazioni etc. etc. Però ringrazio tazzozza per lo spunto.

09 dicembre 2006

Luisona day

Il mio amico Maurizio mi ha ricordato che oggi è il compleanno di un bellissimo libro, oggi “Bar Sport” di Stefano Benni compie 30 anni, siamo coetanei, spero di portarmi gli anni come se li porta lui: splendidamente! L’ho letto la prima volta tanti anni fa, conoscevo già i libri di Stefano Benni, questo blog testimonia quanto mi piacciano, ne conoscevo la comicità ma nonostante questo “Bar Sport” mi ha stupito; lo considero il libro più comico di Benni, comico in senso stretto, niente satira sarcasmo o altro, vera e propria comicità. Ricordo che lo trovai in libreria, edizione Oscar Mondatori, copertina celeste, è ancora lì nella mia libreria accanto a tutti gli altri libri di Benni. Ho riso dalla prima pagina, dall’introduzione, ed ho continuato fino alla parola fine; ho riso leggendo del Cinno, della Luisona, delle vecchiette che parlano di malanni, ho riso di funghi giganti chiamati Uri Geller e di tante altre cose che preferisco facciano ridere anche voi, scoprendole nelle pagine di questo libro che anche se racconta di un tempo andato, di bar di provincia, non è invecchiato per niente, anzi, come il vino sembra migliorare ogni volta, eh sì, lo rileggo spesso, è uno dei miei libri preferiti da rileggere, ed ogni volta rido come la prima volta se non di più. Ma forse non è vero che racconta di cose che ormai non ci sono più, sono convinto che esistono ancora, nei paesini sperduti, dei bar come quelli raccontati in “Bar Sport”, io la Luisona l’ho addirittura incontrata…

07 dicembre 2006

La multa…

Primo Movimento
Vigile X: Fiiiiiiii…….
Baol: Scusi signor vigile, la sposto subito.
V.: Mi dispiace ma ho già scritto, lei è parcheggiato in divieto di sosta.
B.: Capisco ma…
V.: Niente ma, non lo ha visto il Passo Carrabile?
B.: Certo che l’ho visto ma, vede, è casa mia!
V.: Mi dispiace ma le regole sono uguali per tutti, un Passo Carrabile è un Passo Carrabile.

Secondo Movimento
Baol: Ciao Y!
Mister Y: Ciao Baol, come va?
B.: Abbastanza bene e a te?
Y.: Tutto ok grazie. Sai, l’altro giorno ho parcheggiato per 5 minuti davanti casa tua e quando ritorno mi ritrovo una multa.
B.: Mi dispiace, non è colpa mia; guarda, anche a me…
Y.: Ma non preoccuparti, ho telefonato subito ad un mio amico vigile, per fortuna quello che mi aveva fatto la multa non aveva ancora consegnato il blocchetto e così sono riuscito a farmela togliere.
B.: Ma, scusa, una volta scritta non si può fare più niente?
Y.: Ma no! Una volta consegnato il blocchetto al capo dei vigili, allora sì che non è possibile.

Terzo Movimento
Baol: Ma guarda tu se uno può campare così, sono venti minuti che devo uscire l’auto e questa macchina parcheggiata davanti non trova padrone…Signor vigile!
Vigile X: Dica.
B.: Guardi, sono venti minuti che aspetto che tolgano questa macchina per poter uscire, vado anche un po’ di fretta.
V.: Aspetti un attimo…
B.: Perché fino adesso che ho fatto? Giocato a briscola da solo.
V.: Non faccia lo spiritoso.
B.: Ma, scusi, non gliela fa la multa?
V.: Solo un attimo…
Signorina C.: Scusate, scusate, scusate…ho parcheggiato la macchina solo per cinque minuti.
B.: Cinque minuti?! Ma se io sono qui fuori da almeno venti minuti!
V.: Vabbè, tutto si è risolto comunque, adesso potrà uscire la macchina. Arrivederla signorina, e mi saluti suo fratello, l’assessore….

Alle volte si va oltre il “due pesi, due misure”….diventano tre….

24 novembre 2006

Esercizi di stile

"Esercizi di stile"
Raymond Queneau
Ed. Einaudi

Finalmente riesco a trovare il tempo per scrivere dell'ultimo libro che ho letto...in realtà il tempo lo sto rubando ad attività molto più noiose.
In quanti modi si può descrivere una situazione? Sicuramente tanti, ecco, Queneau in questo si cimenta; una semplice situazione divertente che viene riproposta sotto la lente di stili e figure retoriche diverse arrivando anche alla "semplice" translitterazione. Il libro è con testo francese a fronte che, ahimè, ho dovuto tralasciare essendo il mio francese molto arrugginito e comunque molto commerciale; sopperisce, per fortuna, un'ottima traduzione di Umberto Eco che non tradisce per niente lo spirito del libro ma, anzi, lo "riscrive" in italiano. Se durante una esplorazione in libreria si cerca un romanzo, una storia fatta e compiuta non bisogna fermarsi davanti a questo libro, ma se si è affascinati dall'arte della descrizione in sè, bhè allora bisogna farci un pensierino.

15 novembre 2006

La pubblicità è l'anima del commercio....

Stamattina ho ascoltato in radio il nuovo spot dell’Imodium, non penso ci sia qualcuno che non conosce questo medicinale ed il suo utilizzo, comunque per quei pochi fortunati che non sanno cosa sia, l’Imodium è un medicinale in compresse che serve per bloccare gli attacchi di diarrea (argomento scottante oggi…). Per farla breve lo spot radiofonico consiste in un dialogo telefonico, c’è un tizio che risponde al telefono e dall’altro capo una voce con tono sarcastico gli fa: “Filippo, sono l’attacco di diarrea” e si produce in un risolino maligno, al che Filippo, quasi in lacrime: “Noooo….c’è la partita di calcetto con gli amici, la finale del torneo!” e giù altra risata satanica del perfido attacco di diarrea. Tralasciando lo slogan finale, che non mi interessa, mi sono immaginato la telefonata tra l’attore-doppiatore che interpreta il perfido attacco ed il suo agente.

- Doppiatore: Pronto?
- Agente: Ciao Antonio, sono Mario.
- D.: Heylà Mario, come va? Mi porti buone notizie?
- A.: Ottime Antò, ti ho trovato un ingaggio!
- D.: Grande! E in cosa consiste, una parte in un film? Oppure qualcosa in teatro.
- A.: No, Antonio, non correre troppo, è uno spot.
- D.: Va bene lo stesso, è poi gli spot televisivi sono stati un trampolino di lancio per molti, magari divento il nuovo Accorsi.
- A.: Antonio, lo spot è radiofonico, però è a tiratura nazionale, andrà in tutte le radio più importanti nelle ore calde.
- D.: Radiofonico? Mmh… Vabbè dai, non faccio lo schizzinoso, è sempre un lavoro. E qual è il prodotto? Leggo le caratteristiche della nuova BMW?
- A.: Così poco? Ma certo che no! Dovrai comunque interpretare una parte.
- D.: Aha! Mi piace, è comunque qualcosa di teatrale. Dimmi la verità, devo fare una cosa tipo la particella di sodio? Sai che so fare quella vocina simpatica…
- A.: No no, devi fare la parte di una specie di cattivo.
- D.: Roba drammatica allora, anche meglio, uscirà fuori tutta la mia verve.
- A.: Non sai quanto….
- D.: Come?
- A.: Niente, niente…
- D.: E dimmi Mario, che personaggio interpreto: il capoufficio freddo e cinico che non dà mai la pausa caffè?
- A.: No, non è un personaggio fisico, è più…come dire….metafisico.
- D.: Addirittura?! No, non dirmelo? Interpreto Dio nello spot del caffè! Minchia, sai che botta per il mio curriculum.
- A.: No, no, niente del genere, diciamo che devi dare corpo ad un entità che non ha voce nella realtà.
- D.: Mario, non ci sto capendo un cazzo, mi vuoi dire cosa devo interpretare?
- A.: Ehm….interpreti l’attacco di diarrea nel nuovo spot radiofonico dell’Imodium.
- D.: COSA?! Ma sei impazzito?! Bel curriculum ne viene fuori, già mi ci vedo che vado ad un provino in teatro e dico al regista: “Ho interpretato il Macbeth, sono stato la voce di Tod di Beautiful per tre stagioni…Ah sì, ho fatto l’attacco di diarrea in radio”.
- A.: Non essere così pessimista, è sempre un lavoro ed è comunque importante.
- D.: Già, già, intravedo la possibilità di un oscar ora che mi ci fai pensare.
- A.: Senti, non lavori da tantissimo tempo, per questo spot ti pagano bene, lo vuoi fare o no?
- D.: Va bene, lo faccio. Però voglio che mi trovi qualcosa di buono per la prossima volta!
- A.: Contaci….Ho già dei contatti con quelli della Irudoid, voci di corridoio dicono che stanno preparando una grossa campagna pubblicitaria!

12 novembre 2006

Schifo....

Volevo scrivere del libro che proprio oggi ho finito ma poi ho letto questa notizia ed ho provato un forte senso di schifo. Non solo c'è il fatto ignobile di questi esseri inutili che torturano fisicamente e psicologicamente un povero down, a peggiorare il tutto c'è che il video messo su google è diventato uno dei più scaricati! Forse non ci rendiamo conto dell'infimo livello a cui ormai stiamo arrivando, nemmeno gli animali arrivano a tanto, è proprio vero che le vere bestie siamo noi umani. Per piacere, se vi capita, se per un fortuito carosello della vita avrete l'occasione di essere fisicamente vicini a gli autori di questo scempio, o ad un soggetto che ne sarebbe capace, tanto si trovano facilmente tra i giovani, ecco, fatemi un piacere: sputategli in faccia e ditegli che mi fanno schifo.

10 novembre 2006

L'ultimo round

Si muove ancora bene sulle gambe nonostante i colpi che gli ho dato. Mi muovo ancora bene sulle gambe nonostante i colpi che ho preso. Adesso siamo entrambi stanchi, ci studiamo, giriamo intorno e non stacchiamo gli occhi uno dall’altro mentre tiriamo il fiato. Aspettiamo che l’altro faccia un errore, un movimento da anticipare, anche solo una sensazione. Parte con un diretto di destro, lo paro, ha l’addome scoperto, colpisco una, due, tre volte. Accusa il colpo, indietreggia. Suona il gong, raggiungiamo l’angolo ed il mio secondo mi da i soliti consigli: tieni la guardia alta, muoviti, attento al suo gancio destro; siamo all’ultimo round, lo avrò capito ormai qual è il suo colpo migliore. Siamo di nuovo in piedi, uno di fronte all’altro, ricominciamo il balletto. Percepisco un movimento ed abbasso la guardia per difendere l’addome, mi scopro e se ne accorge, mi colpisce con un sinistro al volto. Fa male, questa volta sono io ad accusare il colpo, indietreggio, mi cede il ginocchio e sono quasi a terra, per un attimo tutto è nero, è solo un attimo, devo rimettermi in piedi. Riesco a rialzarmi ed a rimettermi a ballare, sono stravolto ma anche lui lo è, non posso più sbagliare ora. Mi avvicino, si avvicina, riparte con un gancio destro ma questa volta lo vedo, sposto il suo braccio difendendomi con il sinistro e con tutta la forza che mi è rimasta lo colpisco con un montante destro al mento. Indietreggia, barcolla, cade. L’arbitro gli è sopra e conta. Uno… Due…. Gli ballo un po’ intorno come se volessi convincerlo che sono ancora fresco, come se volessi convincermene io stesso. Tre… Quattro… Mi avvicino al mio angolo e guardo negli occhi il mio secondo, sorride. Cinque… Sei… Lui cerca di rialzarsi, geme, ricade. Sette… Otto… Sono già con le braccia la cielo. Nove… Dieci! Ho vinto! Finalmente mi potrò sedere.

Come avevo già scritto, prima che blogger me lo facesse sparire, questo post è stato scritto "sotto l'effetto" di Male di miele degli Afterhours.

06 novembre 2006

Scusate faccio una prova

Visto che l'ultimo post è sparito nel nulla e non si sa dove sia finito faccio un post di servizio: provo a postare questo e vediamo un pò cosa succede...