02 ottobre 2012

L'ultimo boccale



 L'ultimo boccale di birra è il mio. Sempre.
Quando l'ultimo cliente se n'è andato, con le sue gambe o con quelle di un altro.
Quando ho tirato su l'ultima sedia e spazzato l'ultima nocciolina.
Quando ho asciugato l'ultima goccia di un qualsiasi liquido caduto e Diotipregofachesiaacqua perché il nettare non si spreca.
Quando ho lavato l'ultimo bicchiere.
Quando ho contato l'ultimo coccio frantumato.
Quando ho chiuso la cassa e i conti.
Quando ho spento tutti i fornelli e controllato il forno.
Quando ho messo il lucchetto al frigo e alla dispensa.
Quando ho letto tutti i messaggi graffiati sui tavoli, i luiamalei, i leiamalui, i luiamalui e i leiamalei perché qui ci possono venire tutti, le squadre di calcio, le stramaledizioni e le benedizioni, i noisiamoqui.
Quando ho sorriso sull'ultimo tovagliolo di carta con il numero di telefono scritto con il rossetto e i cosatifarei.
Quando ho spento l'ultima luce e lasciato solo il bancone illuminato.
Quando ho pulito l'ultimo sgabello.
Metto su l'ulltimo pezzo allo stereo, prendo il boccale grosso e lo riempio di birra, fino all'orlo, schiuma permettendo, mi siedo con le spalle all'entrata. E bevo.
Sorseggio la birra fredda, mi asciugo le labbra e lascio il boccale lì perché è il primo boccale del mattino che devo lavare.
E' l'ultimo boccale di birra che viene svuotato ed è il mio. Sempre.

26 settembre 2012

I primi passi


L'inclinazione di Ezio Nardulli allo sfrangiamento di palle apparve subito chiara ai genitori quando si accorsero che il piccolo aveva la capacità di mettersi a piangere ed urlare nel momento esatto in cui uno dei due prendeva sonno. I motivi per cui piangesse erano i più disparati, dalla fame alle interrogazioni parlamentari, dalle colichette ai risultati del fantacalcio; le urla si sentivano nel raggio di due chilometri, cosa che, si capisce, non li fece ben volere dai vicini di casa tanto che, per uscire, erano soliti travestirsi da testimoni di Geova. I poveri genitori le provarono tutte, dal ciuccio in lattice alla sedazione coatta ma non ottennero che una denuncia dai servizi sociali per maltramenti, denuncia che misero insieme alle trecentoventisei avute per rumori molesti, di cui venti dalla discoteca a due isolati da casa loro. Oltre alla caratteristica di percepire il sonno dei genitori e bloccarlo sul nascere, il piccolo Ezio sviluppo anche il senso critico che, negli anni successivi, avrebbe continuato ad affinare; praticamente non gli andava mai bene un cazzo. Al momento della pappa non gli andavano bene, nell'ordine: il sediolone, il tavolo, il piatto, il cucchiaino, il bavaglino e, naturalmente, la pappa e così per il bagnetto, le fiabe e la nanna. Una volta, mentre la mamma gli cambiava il pannolino, lui mise la manina su uno dei nastri adesivi di chiusura e se lo sistemò meglio, infatti gli cadde appena la mamma lo tirò sù vanificando tutto il lavoro. Nel periodo in cui i suoi coetanei cominciavano a biascicare cose tipo "mamma" e "papà" le sue prime parole furono "è sbagliato", indicando la madre mentre cucinava. La prima volta che disse "papà" fu prima di "no così", mentre il padre aggiustava il rubinetto della cucina, cosa che, per inciso, faceva da anni visto che era idraulico. Era un bambino sveglio, Ezio, imparò velocemente ad articolare frasi fino ad arrivare a formulare anche discorsi di senso compiuto in cui giudicava negativamente cose di cui non sapeva assolutamente niente, cosa che avrebbe continuato a fare fino alla fine dei suoi giorni. In quegli anni dell'infanzia crebbe molto grazie all'enorme amore dei suoi genitori; grazie a quello e alla presenza del reato di infanticidio nel codice penale.

Come per il post precedente, nomi, situazioni (cose e città) sono frutta della mia fantasia (malata), ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è purà e semplice casualità.

18 settembre 2012

La nascita

Di poche persone si può dire di aver saputo da subito, con certezza, quale sarebbe stato il loro destino come di Ezio Nardulli. Ezio nacque alle 4 del mattino del 15 agosto in un piccolo ospedale di una località di mare che si guarda bene dal renderlo noto. Alla madre si erano rotte le acque nel momento stesso in cui il padre aveva posato le valigie sul letto della stanza di un albergo della sopra menzionata cittadina; esattamente cinque ore dopo che il ginecologo aveva detto queste testuali parole: "Il tracciato è chiarissimo, ci vogliono almeno altre due settimane, partite tranquilli, un weekend al mare può solo farvi bene". Ezio nacque dopo ventitre ore di travaglio, dopo che si furono fatti l'epidurale anche il medico, l'ostetrica e pure due portantini fuori della sala. Il padre, nel frattempo, si era fumato anche il ficus benjamin di plastica che ornava la sala d'attesa; al sessantasettesimo "Non si preoccupi, andrà tutto bene" aveva cominciato a demolire il reparto tanto che avevano dovuto sedarlo, con delle stampelle, ce ne erano volute sei ma, alla fine, lo avevano abbattuto. Ezio non ne voleva sapere di venire al mondo, avevano provato di tutto, il medico di turno aveva tentato anche offrendogli del denaro parlando con un megafono direttamente tra le gambe della mamma. Quando ormai lei era pronta a farsi, da sola, un cesareo con i cocci di una flebo Ezio decise che era il momento giusto e nacque, fregando l'ultimo posto disponibile della nursery ad una mamma del luogo. Di poche persone si può dire di aver saputo da subito, con certezza quasi matematica, il loro destino, cosa avrebbero fatto nella vita come di Ezio Nardulli: avrebbe rotto i coglioni.

10 settembre 2012

Hope



"La speranza è una specie di scarlattina infantile che ci portiamo dietro tutta la vita"
Gesualdo Bufalino

02 settembre 2012

Prima che mi scordo...

Oggi il mio blog compie sei anni, praticamente è pronto per la scuola elementare!

30 agosto 2012

Araba fenice

Brucio, di fiamma azzurra e rossa. Sono biomassa, come tutti, trasudo metano e infiammo. Piano tutto si propaga, dal basso verso l'alto e brucio, di invidia, rabbia, amore e odio, di stanchezza e lacrime. Sono fiamma che ondeggia piano, enorme, incurante della tempesta e urlo mille parole che bruciano anch'esse, che alimentano il fuoco. La pelle sclera, indurita si fa prima tizzone ardente e poi cenere, si sciolgono le ossa mentre sono vivo e amo e sbavo e grido e odio. Brucio di frasi, lette in giro, cazzate varie, sempre le stesse, la stessa merda, altra biomassa, altro metano. Sono stanco anche di urlare quante teste di cazzo ci stanno in giro. Sono in ginocchio, unica fiamma, con gli occhi vivi che guardano in giro e bruciano anche le gambe, si squagliano le fibre e lancio l'ultima stramaledizione a chi dico io, fissando il cielo, scuro di fumo. Sono braci, l'ultima cenere che si spegne inerte, l'ultima fiamma che si estingue lenta, si addormenta ed è silenzio.

Si alza il vento, turbina, è una colonna viva che gira e sparisce il nero, vola via e sono di nuovo in piedi, con più parole, più odio e più invidia, più amore e più cattiveria ed ho le mani strette e le gambe solide, la schiena dritta e guardo storto mezzo mondo, proprio quello che si crede migliore.

E rido.


Sì. Sono tornato.

13 agosto 2012

06 agosto 2012

Rancore

Come le fusa di un gatto, per ragioni del tutto opposte, il rancore vibra di orrenda vibrazione tra piloro e duodeno, dentro, nel profondo e monta di bile nera, come una cena pesante, notturna. Ogni gesto si amplifica di forza trattenuta dentro legamenti tesi, e spasmi, al rilascio di energia, muovono i muscoli, non visti. Il rancore urla, silenzioso a gli occhi, dentro cavità che ne fanno eco ed il tuono passa, veloce, dietro lo sguardo; codardo si nasconde in parole fermate in gola, dentro la punta delle dita e scivola via come la pioggia battente sui vetri che lascia righe opache quando si asciuga. Il rancore sono i giorni, lenti, uguali e monolitici, pesanti nei passi calpestati a testa bassa; sono nuvole che montano veloci mentre si finge il cielo sereno. Il rancore è l'esplosione che arriva improvvisa proprio quando tutto intorno è sorriso e calma per poi lasciare le macerie solo in chi lo ha provato.



31 luglio 2012

Saranno le antenne?

Ma che razza di ripetitori usano le frequenze delle radio cristiane chè la mia radio prende una messa ogni tre per due?!

27 luglio 2012

Pareti

Incerto sul da farsi si guardò le mani, polvere di gesso, si fece un applauso solo e liberò una nuvola davanti alla faccia; il vento la rubò. Guardò il cielo su, lontano, oltre la parete, oltre la cima, ed ebbe un brivido. Finse fosse il freddo. Mosse le dita nelle scarpe come se grattasse la suola dall'interno ed appoggiò il piede sinistro ad uno spuntone, abbraccio la roccia davanti a se, per farsela amica, per scoprirne i segreti, e cominciò a salire. Si vive la vita in prospettiva orizzontale, si disse, passi avanti e passi indietro; si cammina, si corre, si balla; secondo quella prospettiva lui, adesso, era immobile, intento nella sua vita verticale. Rise. Come un ragno con metà zampe, mani e piedi in cerca di un aiuto, sentì i muscoli ricordargli che c'erano e respirò la pietra davanti a se. Si fermò, sospeso, a guardare un fiore meravigliandosi della costanza della natura; dovrei imparare, si confessò. Evitò di  guardare in basso per non sentire ancora freddo nonostante il sole che gli scaldava la schiena. Prese dell'altra polvere di gesso e si presentò all'ultima pietra, piacere di conoscerti, mormorò, stanco, dolorante, felice. Sedette con le gambe dentro il vuoto contando i graffi sulle braccia come mostrine, medaglie, riconoscimenti. Sedette con le mani nella terra, incrociando le dita con i fili d'erba, innamorati di mondi diversi. Sedette con la faccia al cielo e guardò le nuvole che lo macchiavano. E respirò.

24 luglio 2012

Cose che infastidiscono3

Avete presente quando l'anticiclone africano entra nelle vostre vite senza bussare e decide che lì ci si trova bene e vi trovate, da giorni, già dalle 5 del mattino, con delle temperature così alte che non fate in tempo a leccare un cono gelato che lo state già pulendo via dalle dita della mano e non avete nemmeno la forza di bere tanto che chiedete al vostro medico se farsi delle flebo di birra ghiacciata possa in qualche modo fare male e valutate che sono le 5 del mattino ed avete già mangiato un cono gelato e rotto i coglioni al vostro medico che tanto non dormiva nemmeno lui per il caldo e vi trascinate durante la giornata con un'umidità da foresta equatoriale nei giorni di pioggia, senza pioggia però, mentre ci sono delle mosche svenute, sul pavimento, che vi chiedono se, gentilmente, potete infastidirvi da solo facendo "zzzzzzzzzzzz" ed infilandovi un dito nelle orecchie ogni tanto mentre siete stesi sul letto e vi date dell'imbecille perchè solo poche settimane prima vi lamentavate del freddo insistente chiedendovi quando sarebbe arrivato il caldo ed adesso, alle 2 del pomeriggio, completamente distrutti dall'afa cercate di riposare un attimo perchè, praticamente, avete già sudato l'equivalente del lago Vittoria e c'è ancora mezza giornata davanti e siete già pronti con Morfeo che vi aspetta a braccia aperte ma sentite arrivare l'inconfondibile rumore da frullatore sotto sforzo di quelle macchinette 50cc sicuramente guidate da un obeso pregiudicato cinquantenne con la canottiera color vomito che fa tanto scrittore fallito che, approfittando del fatto che tutti quelli con un'intelligenza media superiore a 15 se ne stanno a casa a cercare il fresco negli angoli bui, lancia la suddetta scatoletta di tonno a tutta velocità e spara dallo stereo sovrapotenziato una canzone da rave party per tossicodipendenti in fase terminale ad un volume che, in confronto, un boeing 747 in fase di decollo è un cinquettare di uccellini? Ecco.

19 luglio 2012

Lo yogurt

Ma perché quello nel vasetto non può essere tutto come quello sotto il tappo?

17 luglio 2012

Ritornante


Mi par di aver sorpassato le parole, le vedo, ansimanti, quando mi volto indietro ma, a dir la verità, a guardarmi indietro mi viene una certa vertigine perchè quando ti volti indietro immediatamente confronti il com'era ed il com'è e pur sapendo che tutto si muove, pur conoscendo bene la frattura ed i suoi rami, la faglia, il punto di rottura, ti fai delle domande.

Ah, sì, sono tornato.

29 giugno 2012

18 giugno 2012

Diroccato

Mi rimangono i segni neri delle braci dentro mezzo camino, la parete a sud sporca di fuligine e una finestra rotta sul vento del mare. Rimane il pavimento dalle maioliche rugate da una ragnatela di crepe e lo sbattere della porta sullo stipite scrostato a legno vivo.


Devo smetterla di affittare le case vacanze su internet.

08 giugno 2012

Canzoni alla radio...e non solo

Ho sempre pensato ai miei post come parole scritte, lette nelle mente, non parlate, cantate, urlate o declamate ma pare ci sia qualcuno che la pensa diversamente e quindi domenica sera, dalle 22, in un programma chiamato Blog Therapy che va in onda su una web radio, il buon Alessandro leggerà i tre episodi delle storie minime di Lei&Lui...

Episodio 1

Episodio 2

Episodio 3

Il link dove ascoltare la lettura...se volete eh...è questo qui

Ah...alla fine della lettura Alessandro mi farà anche una piccola intervista...tanto per gradire.

Poi non dite che non vi ho avvisato!

*Aggiornamento 11/06/2012*

Per chi s'è perso il programma di Alessandro, ieri sera, o per chi, in preda alla follia, volesse risentirsi la mia intervista, può riascoltarla a questo link

cliccate sul "play" accanto a "Blog Therapy" del 10 giugno ed aspettate che carichi oppure...

cliccate direttamente su "Blog Therapy" e nella finestra che si aprirà cliccate sui simbolini di winamp o del media player, scaricate il podcast ed ascoltatelo.

05 giugno 2012

5x1000

Questo è il front office del mio ufficio, così i clienti possono prendere per bene le loro decisioni chè essere un commercialista a qualcosa deve pur servire.

Per tutti voi che, invece, miei clienti non siete, tanto per ricordarvi...