...e già mi sono rotto i coglioni.
Miglioro i tempi.
Si vede che sono in forma.
13 agosto 2012
06 agosto 2012
Rancore
Come le fusa di un gatto, per ragioni del tutto opposte, il rancore vibra di orrenda vibrazione tra piloro e duodeno, dentro, nel profondo e monta di bile nera, come una cena pesante, notturna. Ogni gesto si amplifica di forza trattenuta dentro legamenti tesi, e spasmi, al rilascio di energia, muovono i muscoli, non visti. Il rancore urla, silenzioso a gli occhi, dentro cavità che ne fanno eco ed il tuono passa, veloce, dietro lo sguardo; codardo si nasconde in parole fermate in gola, dentro la punta delle dita e scivola via come la pioggia battente sui vetri che lascia righe opache quando si asciuga. Il rancore sono i giorni, lenti, uguali e monolitici, pesanti nei passi calpestati a testa bassa; sono nuvole che montano veloci mentre si finge il cielo sereno. Il rancore è l'esplosione che arriva improvvisa proprio quando tutto intorno è sorriso e calma per poi lasciare le macerie solo in chi lo ha provato.
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31 luglio 2012
Saranno le antenne?
Ma che razza di ripetitori usano le frequenze delle radio cristiane chè la mia radio prende una messa ogni tre per due?!
27 luglio 2012
Pareti
Incerto sul da farsi si guardò le mani, polvere di gesso, si fece un applauso solo e liberò una nuvola davanti alla faccia; il vento la rubò. Guardò il cielo su, lontano, oltre la parete, oltre la cima, ed ebbe un brivido. Finse fosse il freddo. Mosse le dita nelle scarpe come se grattasse la suola dall'interno ed appoggiò il piede sinistro ad uno spuntone, abbraccio la roccia davanti a se, per farsela amica, per scoprirne i segreti, e cominciò a salire. Si vive la vita in prospettiva orizzontale, si disse, passi avanti e passi indietro; si cammina, si corre, si balla; secondo quella prospettiva lui, adesso, era immobile, intento nella sua vita verticale. Rise. Come un ragno con metà zampe, mani e piedi in cerca di un aiuto, sentì i muscoli ricordargli che c'erano e respirò la pietra davanti a se. Si fermò, sospeso, a guardare un fiore meravigliandosi della costanza della natura; dovrei imparare, si confessò. Evitò di guardare in basso per non sentire ancora freddo nonostante il sole che gli scaldava la schiena. Prese dell'altra polvere di gesso e si presentò all'ultima pietra, piacere di conoscerti, mormorò, stanco, dolorante, felice. Sedette con le gambe dentro il vuoto contando i graffi sulle braccia come mostrine, medaglie, riconoscimenti. Sedette con le mani nella terra, incrociando le dita con i fili d'erba, innamorati di mondi diversi. Sedette con la faccia al cielo e guardò le nuvole che lo macchiavano. E respirò.
24 luglio 2012
Cose che infastidiscono3
Avete presente quando l'anticiclone africano entra nelle vostre vite senza bussare e decide che lì ci si trova bene e vi trovate, da giorni, già dalle 5 del mattino, con delle temperature così alte che non fate in tempo a leccare un cono gelato che lo state già pulendo via dalle dita della mano e non avete nemmeno la forza di bere tanto che chiedete al vostro medico se farsi delle flebo di birra ghiacciata possa in qualche modo fare male e valutate che sono le 5 del mattino ed avete già mangiato un cono gelato e rotto i coglioni al vostro medico che tanto non dormiva nemmeno lui per il caldo e vi trascinate durante la giornata con un'umidità da foresta equatoriale nei giorni di pioggia, senza pioggia però, mentre ci sono delle mosche svenute, sul pavimento, che vi chiedono se, gentilmente, potete infastidirvi da solo facendo "zzzzzzzzzzzz" ed infilandovi un dito nelle orecchie ogni tanto mentre siete stesi sul letto e vi date dell'imbecille perchè solo poche settimane prima vi lamentavate del freddo insistente chiedendovi quando sarebbe arrivato il caldo ed adesso, alle 2 del pomeriggio, completamente distrutti dall'afa cercate di riposare un attimo perchè, praticamente, avete già sudato l'equivalente del lago Vittoria e c'è ancora mezza giornata davanti e siete già pronti con Morfeo che vi aspetta a braccia aperte ma sentite arrivare l'inconfondibile rumore da frullatore sotto sforzo di quelle macchinette 50cc sicuramente guidate da un obeso pregiudicato cinquantenne con la canottiera color vomito che fa tanto scrittore fallito che, approfittando del fatto che tutti quelli con un'intelligenza media superiore a 15 se ne stanno a casa a cercare il fresco negli angoli bui, lancia la suddetta scatoletta di tonno a tutta velocità e spara dallo stereo sovrapotenziato una canzone da rave party per tossicodipendenti in fase terminale ad un volume che, in confronto, un boeing 747 in fase di decollo è un cinquettare di uccellini? Ecco.
20 luglio 2012
19 luglio 2012
Lo yogurt
Ma perché quello nel vasetto non può essere tutto come quello sotto il tappo?
17 luglio 2012
Ritornante
Mi par di aver sorpassato le parole, le vedo, ansimanti, quando mi volto indietro ma, a dir la verità, a guardarmi indietro mi viene una certa vertigine perchè quando ti volti indietro immediatamente confronti il com'era ed il com'è e pur sapendo che tutto si muove, pur conoscendo bene la frattura ed i suoi rami, la faglia, il punto di rottura, ti fai delle domande.
Ah, sì, sono tornato.
29 giugno 2012
18 giugno 2012
Diroccato
Mi rimangono i segni neri delle braci dentro mezzo camino, la parete a sud sporca di fuligine e una finestra rotta sul vento del mare. Rimane il pavimento dalle maioliche rugate da una ragnatela di crepe e lo sbattere della porta sullo stipite scrostato a legno vivo.
Devo smetterla di affittare le case vacanze su internet.
Devo smetterla di affittare le case vacanze su internet.
08 giugno 2012
Canzoni alla radio...e non solo
Ho sempre pensato ai miei post come parole scritte, lette nelle mente, non parlate, cantate, urlate o declamate ma pare ci sia qualcuno che la pensa diversamente e quindi domenica sera, dalle 22, in un programma chiamato Blog Therapy che va in onda su una web radio, il buon Alessandro leggerà i tre episodi delle storie minime di Lei&Lui...
Episodio 1
Episodio 2
Episodio 3
Il link dove ascoltare la lettura...se volete eh...è questo qui
Ah...alla fine della lettura Alessandro mi farà anche una piccola intervista...tanto per gradire.
Poi non dite che non vi ho avvisato!
*Aggiornamento 11/06/2012*
Per chi s'è perso il programma di Alessandro, ieri sera, o per chi, in preda alla follia, volesse risentirsi la mia intervista, può riascoltarla a questo link
cliccate sul "play" accanto a "Blog Therapy" del 10 giugno ed aspettate che carichi oppure...
cliccate direttamente su "Blog Therapy" e nella finestra che si aprirà cliccate sui simbolini di winamp o del media player, scaricate il podcast ed ascoltatelo.
Episodio 1
Episodio 2
Episodio 3
Il link dove ascoltare la lettura...se volete eh...è questo qui
Ah...alla fine della lettura Alessandro mi farà anche una piccola intervista...tanto per gradire.
Poi non dite che non vi ho avvisato!
*Aggiornamento 11/06/2012*
Per chi s'è perso il programma di Alessandro, ieri sera, o per chi, in preda alla follia, volesse risentirsi la mia intervista, può riascoltarla a questo link
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05 giugno 2012
5x1000
Questo è il front office del mio ufficio, così i clienti possono prendere per bene le loro decisioni chè essere un commercialista a qualcosa deve pur servire.Per tutti voi che, invece, miei clienti non siete, tanto per ricordarvi...
30 maggio 2012
Scaglie d'anima
Grattò via lo sporco dal vetro con l'unghia, un gesto istintivo, nemmeno troppo consapevole, come se stesse grattando via un pensiero dalla testa, un'immagine dal fondo degli occhi. Con il mento appoggiato sul palmo dell'altra mano guardava fuori gli alberi che correvano lungo i binari, macchie sfocate che fuggivano via dal treno; pensò che i confini son roba degli uomini, che non cambi se stai di qua o di là da una linea...
23 maggio 2012
Vent'anni
Scusate se non si sente benissimo ma non potevo non mettere la versione fatta al mio paese, di questa splendida canzone, io ero lì in mezzo!
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19 maggio 2012
il fattore di Crop
Adagiato tra le colline del Kirkcudbrightshire, nella Scozia del sud, il piccolo villaggio di Crop vive principalmente di agricoltura e pastorizia; è noto, infatti, che il miglior haggis di Scozia si faccia con le pecore di Crop. Molto note sono anche le patate rosse che ivi si producono. Si può dire, dunque, che quasi la totalità degli abitanti di Crop siano contadini ed allevatori. Tra questi il fattore Angus McFlanagan è sicuramente quello più famoso; basta chiedere a chiunque, nel villaggio, dove si possano trovare le patate o le pecore migliori per sentirsi rispondere, non senza una punta di invidia, che il posto che cerchiamo è la fattoria di McFlanagan, a sud di Crop, quasi al confine con quei “dannati” inglesi. McFlanagan riesce ad ottenere patate e pecore grandi quasi il doppio di quelle degli altri produttori e da anni praticamente tutti gli abitanti di Crop e non solo, cercano di scoprire il suo segreto; c'è chi dice sia l'acqua del suo pozzo, chi la terra dei suoi campi e dei pascoli. C'è chi, addirittura, arriva a dire che abbia fatto un patto con una banshee e che, dunque, le sue siano patate e pecore ottenute con la magia. Quale sia il segreto per cui i prodotti di McFlanagan siano migliori di quelli degli altri non si sa e sicuramente lui non lo rivelerà mai; fatto sta che le sue patate e le sue pecore vincono sempre il primo premio in tutte le fiere agricole del sud della Scozia, tanto che in tutte le contee vicine se chiedete del “fattore di Crop” vi verrà fatto un solo nome: Angus McFlanagan.
in realtà il fattore di crop è questa cosa qui, volevo solo attirare sul mio blog qualche appassionato di fotografia.
16 maggio 2012
Lingua d'asfalto
Ma mi dite perché cavolo i vecchi attraversano tutti in diagonale?!
04 maggio 2012
Un po' di foto...
Il buon giorno si vede dal mattino...
...anche da una diversa prospettiva...
...poi spazi un po' con lo sguardo...
...anche con gli occhi al cielo...
...e ti senti meglio anche se sei il fantasma di te stesso.
25 aprile 2012
Impressioni
L'attesa per l'imbarco.
Il decollo
La notte dall'oblo, la luce in fondo.
L'atterraggio con sobbalzo.
Il ghiaccio nei campi.
L'autostrada di notte.
Cartelli sconosciuti.
Poche auto, nessuna oltre i limiti.
Stoccolma.
Le luci.
Il freddo.
Birra e patatine alle due e mezza in un parco in centro città.
I conigli in giro per il parco.
Il senso di sicurezza, mio, non dei conigli che con me in giro, si sa, si preoccupano.
Delle finestre senza tapparelle.
Una colazione continentale, anche per quantità.
Una nuova moneta tra le mani.
Mille facce, una lingua sconosciuta ma anche un perfetto inglese.
La metro, anzi, tunnelbana.
Lo sguardo sul lago? Sul mare? Non sai mai quando è il Malaren e quando il Baltico.
I vicoli antichi.
I sorrisi.
Una cartina, della città, non per altro.
Una chiesa, tanto per gradire.
Il sole, tra le nuvole.
Un giro in battello.
Gli occhi che non bastano per tutto.
Un panino con non so cosa, nemmeno dopo averlo mangiato.
Un espresso direi passabile.
Il wi-fi del Caffè.
I musei.
"Taxi driver" e "Il Padrino" sottotitolati in svedese, nel museo.
L'aria.
Un ossigeno diverso.
Un passo dopo l'altro.
Una birra al bancone, ok, più di una.
Chelsea - Barcellona alla tv del pub.
Il dedalo di corridoi per la nuova stanza.
Una corona su un ponte.
Andy Warhol.
Sua sorella gemella, in metro.
La linea blu della metro piena di opere d'arte, ad ogni stazione.
Uno scheletro di balena, enorme.
Il fasciatoio anche nel bagno degli uomini; non che mi sia servito, il fasciatoio, il bagno sì.
Passi, passi e ancora passi.
Una zuppa calda, buonissima.
Perdersi.
Un aiuto per ritrovarsi.
Un parco.
Il suo lungolago, lungo chilometri.
Anatre e cigni tra i piedi.
Gente che corre, da sola, in compagnia, con il cane, con la carrozzina con il figlio.
Una panchina.
Senso di tranquillità.
L'agognata stazione della metro.
Un caffè.
Un dolce alla cannella.
Il cielo che si scolora, poco.
Un turco che mi nomina Del Piero.
Un piatto di kebab.
Un simpatico barista.
Una (ok, due) lager alla spina.
Un rosso del salento, inteso come vino, lì nel profondo nord; non ho avuto il coraggio di assaggiarlo.
L'ultima aria della notte, fredda, nelle narici.
La pioggia come saluto, lenta, fredda.
Le ultime spese.
Una foto in particolare.
L'autobus per l'aeroporto.
La stessa autostrada di due giorni prima.
Alberi, di notte si vedevano poco.
Fiumi.
Il peso del bagaglio, fortunatamente nei limiti.
Un pranzo svedese, molto buono.
Una perquisizione.
La mia rivista di fotografia, nella loro lingua assurda.
La fila per l'imbarco.
Il rollare dei motori.
Il volo sull'Europa.
Un vuoto d'aria.
L'atterraggio.
L'aria di casa al tramonto.
Il decollo
La notte dall'oblo, la luce in fondo.
L'atterraggio con sobbalzo.
Il ghiaccio nei campi.
L'autostrada di notte.
Cartelli sconosciuti.
Poche auto, nessuna oltre i limiti.
Stoccolma.
Le luci.
Il freddo.
Birra e patatine alle due e mezza in un parco in centro città.
I conigli in giro per il parco.
Il senso di sicurezza, mio, non dei conigli che con me in giro, si sa, si preoccupano.
Delle finestre senza tapparelle.
Una colazione continentale, anche per quantità.
Una nuova moneta tra le mani.
Mille facce, una lingua sconosciuta ma anche un perfetto inglese.
La metro, anzi, tunnelbana.
Lo sguardo sul lago? Sul mare? Non sai mai quando è il Malaren e quando il Baltico.
I vicoli antichi.
I sorrisi.
Una cartina, della città, non per altro.
Una chiesa, tanto per gradire.
Il sole, tra le nuvole.
Un giro in battello.
Gli occhi che non bastano per tutto.
Un panino con non so cosa, nemmeno dopo averlo mangiato.
Un espresso direi passabile.
Il wi-fi del Caffè.
I musei.
"Taxi driver" e "Il Padrino" sottotitolati in svedese, nel museo.
L'aria.
Un ossigeno diverso.
Un passo dopo l'altro.
Una birra al bancone, ok, più di una.
Chelsea - Barcellona alla tv del pub.
Il dedalo di corridoi per la nuova stanza.
Una corona su un ponte.
Andy Warhol.
Sua sorella gemella, in metro.
La linea blu della metro piena di opere d'arte, ad ogni stazione.
Uno scheletro di balena, enorme.
Il fasciatoio anche nel bagno degli uomini; non che mi sia servito, il fasciatoio, il bagno sì.
Passi, passi e ancora passi.
Una zuppa calda, buonissima.
Perdersi.
Un aiuto per ritrovarsi.
Un parco.
Il suo lungolago, lungo chilometri.
Anatre e cigni tra i piedi.
Gente che corre, da sola, in compagnia, con il cane, con la carrozzina con il figlio.
Una panchina.
Senso di tranquillità.
L'agognata stazione della metro.
Un caffè.
Un dolce alla cannella.
Il cielo che si scolora, poco.
Un turco che mi nomina Del Piero.
Un piatto di kebab.
Un simpatico barista.
Una (ok, due) lager alla spina.
Un rosso del salento, inteso come vino, lì nel profondo nord; non ho avuto il coraggio di assaggiarlo.
L'ultima aria della notte, fredda, nelle narici.
La pioggia come saluto, lenta, fredda.
Le ultime spese.
Una foto in particolare.
L'autobus per l'aeroporto.
La stessa autostrada di due giorni prima.
Alberi, di notte si vedevano poco.
Fiumi.
Il peso del bagaglio, fortunatamente nei limiti.
Un pranzo svedese, molto buono.
Una perquisizione.
La mia rivista di fotografia, nella loro lingua assurda.
La fila per l'imbarco.
Il rollare dei motori.
Il volo sull'Europa.
Un vuoto d'aria.
L'atterraggio.
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17 aprile 2012
Mai 2
Non sono mai stato all'estero. Sì, sono stato un giorno a Lugano ed uno a San Marino, ma, non me ne vogliano i simpatici abitanti del posto, non me la sento di considerlo estero; non voglio fare mica il difficile però credo che converrete. Non sono stato mai un gran viaggiatore, in realtà, ho visto meno dell'oncia di un quarto del decimo di quello che altri occhi hanno visto. Non sono mai stato all'estero, mi manca il confronto con le altre culture, il sentire un'ossigeno diverso nell'aria che hai voglia a dire che "è uguale", lo so bene che non lo è. Ho ascoltato racconti di viaggi e non li ho mai vissuti, ho viaggiato nelle parole di altri e vi confesso che ho invidiato ed invidio molto. Non sono mai stato all'estero, pure per poter dire "ho visto un altro cielo", "ho ascoltato un altro suono" e magari, stando zitto, confondermi con gli altri. Ho sommato motivi su motivi e ne ho fatto una collezione e non ho mai detto quanto misero mi sentissi dentro i racconti degli altri né quanto io stesso non sapessi trovare, in quella collezione, la motivazione giusta. Ho capito che di motivazioni sbagliate ce ne sono tante ma le motivazione, va da se, sono nostre ed hanno un significato per noi ed è divertente anche sentirsi dire come vanno le cose e come devono andare. Non sono mai stato all'estero. Ho assaggiato cucine diverse ma sempre sullo stesso suolo ed è diverso, lo so, non lo sto nemmeno a dire; non posso confrontare i sapori, nemmeno fare il gradasso, quello che gira il mondo ma cerca la pasta e poi dice "Ma come si mangia in Italia, da nessun altra parte", nemmeno l'italiano medio posso fare. Non sono mai stato all'estero, sentire una lingua diversa, concreta, tutto intorno a me e disinteressarmi al senso e cogliere solo il suono. Non sono mai stato all'estero a guardare mari diversi e diversi fiumi, annusare altre notti e sbadigliare di altra noia. Non sono mai stato all'estero, lo so, ma rimedio presto, stasera parto per Stoccolma.
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11 aprile 2012
Vi sarete accorti che non ho molto da dire
Ecco, ditemi voi qualcosa allora.
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