15 giugno 2014

I awake



La prima cosa che gli venne in mente fu il desiderio di non essere lì, di cacciarsi in gola quella fottuta birra, alzarsi e, con il passo più svelto che potesse, raggiungere la prima fermata della metro disponibile, vedere quale treno partisse prima e saltarci su, direzione “vaffanculo”. Bevve solo un sorso, sperando buttasse giù quel nodo enorme e, magari, si portasse appresso un po' d'aria perché gli sembrava non ne entrasse più da un pezzo. Ascoltava capendo tutto e sentendo niente o sentendo tutto e capendo niente; dentro gli si sommavano “ma” come se fosse un'addizione infinita, emetteva dei rantoli che, a quanto pareva, in realtà erano parole perché ottenevano risposte di senso compiuto mentre dentro gli si affollavano pensieri di senso incompiuto. Anche il secondo pensiero fu quello di buttare giù la birra e alzarsi di scatto, come se la sedia fosse arroventata, ma temeva che gli sarebbero tremate le gambe; era sicuro gli sarebbero tremate le gambe e si era immaginato alzarsi con l'intenzione di sembrare risoluto ed invece ricadere con un tremito delle ginocchia e fermarsi con le mani sul tavolo, magari rovesciando il suo bicchiere vuoto e quello di lei, ancora pieno, ed invece di sembrare risoluto, sarebbe sembrato impacciato, imbecille ed infantile; tutte cose che, era consapevole, lo caratterizzavano più di “risoluto”. L'immagine dei bicchieri rovesciati lo bloccò, lo tenne seduto in quell'attimo di silenzio che si era formato; quel silenzio imbarazzato ma non del tipo che cerchi di baciare qualcuno e sei sicuro che quel bacio ci sarà e l'altra persona si ritrae, no, più che altro un silenzio imbarazzato di verità, di quelli fatti principalmente di non detti, di percepiti. Guardò il piatto con gli scampoli di cibo ma fu come se il suo stomaco avesse scattato l'ultima foto e si fosse chiuso del tutto il diaframma; gli venne in mente l'immagine di quei palloncini usati per formare figure, quei lunghi salsicciotti che vengono girati fino a stringersi, ecco, il suo stomaco era così in quel momento: un lungo salsicciotto con una strozzatura al centro. Ebbe quasi la nausea ed il “quasi” fu solo un'illusione, non riuscì nemmeno a capire bene cosa ci fosse nel piatto, cosa sul tavolo, cosa intorno; tutto sfocatamente indistinto, come qualcosa che sappiamo che c'è ma non ce ne frega praticamente un cazzo. Bevve un altro sorso come se fosse una medicina amara, sperando davvero fosse una medicina miracolosa che lo curasse dal male. Lei gli parlava e lui, incredibilmente, rispondeva ma le parole che tirava fuori non erano esattamente le stesse che gli venivano alla mente o, meglio, non erano le sole, come si affrettassero all'uscita a suon di spintoni e “Passo io!”, “No, io!” ed avessero la meglio, come in molte occasioni della vita, gli “Ho capito”, i “Certo”, giusto un paio di “Sì, ma” e nulla di più. Ancora una volta ebbe l'impulso di trangugiare la birra rimasta, quella che continuava incessantemente a cedere la sua freschezza all'aria intorno o a prendere il calore da essa; ancora una volta si trattenne perché quella tra la voglia di rimanere e la voglia di andare non era un'uguaglianza ma era ancora una disuguaglianza con il segno di “maggiore di” in mezzo; consapevole che con lei sarebbe sempre stato così. Le parole si fermarono un attimo, come se si fosse accorta del suo trambusto; giustificò la pausa con un sorso della sua bevanda verde. Lui si chiese il perché dell'accondiscendenza delle parole che aveva detto, del perché, nell'affannarsi all'uscita, l'avessero sempre vinta loro, con lei, e si rispose che la colpa di cui si era macchiato quasi tre anni prima aveva tolto per sempre autorevolezza al suo punto di vista, questo sarebbe sempre stato ricoperto di una luce sbagliata, di una puzza di errore. Gli ripassò in testa tutto il rosario di appunti, considerazioni, puntualizzazioni, che portava dentro e che aumentava con il tempo ma spense l'affollamento dentro la sua gola con l'ultimo sorso di birra calda; conclusero uno dei mille discorsi senza conclusioni e si salutarono con un sorriso. Strinse i denti e resistette fino alla scala della metro, sparito alla sua vista si accasciò contro il muro, come se la tensione di ogni resistenza autoimposta fosse terminata di colpo; si appoggiò alla parete respirando come in debito d'ossigeno, come dopo una corsa; avvisò chi lo attendeva che avrebbe tardato e partì per un pellegrinaggio dei loro luoghi.

11 commenti:

amanda ha detto...

porello

MikiMoz ha detto...

E mo??

Moz-

la volpe ha detto...

Va bene la comprensione. Va bene la tolleranza. Passi pure che in determinate circostanze uno giustifichi certi comportamenti...
Ma il pellegrinaggio dei "loro luoghi" no! Questo non si può tollerare. Se fosse un mio amico lo prenderei a ceffoni...

Nella Crosiglia ha detto...

Angosciante Baol caro e sostenuto da una soundtrack favolosa , che rende ancora maggiormente l'idea della sconfitta e dell'essere inermi di fronte a che cosa poi?
Bacio !

Baol ha detto...

@ amanda: Pora stella...

@ MikiMoz: E boh? Dici che devo continuarlo?

@ la volpe: Devo averlo tratteggiato bene questo personaggio per scatenare questo effetto :D

@ Nella Crosiglia: A volte la musica viene prima delle parole, a volte il contrario, qui si sono sposati a perfezione.
Non lo so, alla fine, in chi sta la sconfitta...

Calzino ha detto...

Mamma mia che notte mi farai passare.

Baol ha detto...

@ Calzino: Ma perchè? :(

franco battaglia ha detto...

E' il "saluto con sorriso" che mi stona.. cazzo sorridi che m'hai appena spappolato la vita? (a meno che non ho letto bene la risposta ad Amanda ed è lei poverina che deve fare i conti con uno che se fa mille film...)

Baol ha detto...

@ franco battaglia: La risposta ad amanda l'hai letta bene, era un "pora stella" al femmnile solo perchè "stella" è femmina...ma, detto questo, mi piace un sacco scrivere perchè mi piace un sacco leggere le diverse interpretazioni di tutti voi :)

Quanto al saluto con il sorriso, beh, a volte uno lo abbozza perché, tanto, se sbraitasse non servirebbe a nulla.

Gata Da Plar ha detto...

l'avrà cornificata, si sono lasciati "da amici" e adesso lui soffre?! ben gli sta! :DDDD

Baol ha detto...

@ Gata: Questo cliché che la donna è sempre quella che ha ragione e l'uomo quello che ha torto non fa sentire un po' cliché anche voi? Pensateci...