20 maggio 2016

Istantanea

I gelsi sui rami sono acerbi, hanno bisogno ancora di acqua e sole, il merlo però ne sceglie uno che magari profuma un po' di più e vola a raccoglierlo con il becco. Lo va a mangiare sull'albero accanto fidandosi maggiormente dei suoi solidi rami. Il sole si fa spazio tra le foglie e scalda l'aria tutta intorno; i due sulla panchina si sorridono tra le parole, anche quando i sorrisi sembrano pescati dal profondo. Si danno dei baci saltuari come fossero la normalità, la punteggiatura delle frasi. Gli occhi si scambiano domande silenziose e risposte mute, si raccontano storie di vite che si incrociano come strade di periferia, quelle dove magari ti fermi a prendere un caffè in quel bar lì, quello con l'insegna che sembra uscita dagli anni '80. Il bello di parlarsi così sta nel dirsi cose senza voce, anche quando gli sguardi sfuggono, forse ancora di più in quel guardare altrove, nei sospiri spezzati. Un cane intraprendente si avvicina alla panchina annusando in giro, calmo, come fosse la cosa più normale del mondo; degna i due di uno sguardo fugace, un soffio di naso, un paio di colpi di coda, tipo un “ciao” tra conoscenti, e poi si allontana così come si era avvicinato. I due si stanno vicini come a dire “io ci sono eh, non pensare mai il contrario”, si sottolineano la presenza ma con gesti semplici: una mano nell'altra, una carezza, un bacio lieve e morbido, quasi accennato, di quelli che finiscono con le labbra piegate all'insù e lo sguardo altrove . C'è una specie di malinconia che li abbraccia, un timore sottaciuto che accompagna le risate quasi volessero scacciarlo senza riuscirci, quasi volessero confermare un'emozione senza dirsela. Si interrompono all'unisono con un bacio un po' più lungo, braccia nelle braccia, una pausa di tempo e di vita che stentano a terminare. Si regalano un sorriso prima di alzarsi dalla panchina e muovere passi incerti sul ghiaietto, quasi riluttanti, fino ad arrivare all'ingresso del parco e dividersi, come fosse l'ultima cosa al mondo che desiderassero fare.

8 commenti:

Francesco ha detto...

Sai che una situazione del genere penso di averla vissuta?

Granduca di Moletania ha detto...

Baol, sei sempre un grande osservatore e riesci a descrivere determinate situazioni come nessun altro. Se solo tu smettessi di bere, saresti un grande novelliere urbano :-)

Un abbraccio.

franco battaglia ha detto...

Avverto una malinconia di fondo. Come di due che stanno assieme per sbaglio. Sai quelle coppie che a volte vengono create da amici che ti fanno incontrare. Poi magari i due si mettono insieme e resistono pure. Ma è una cosa artefatta, innaturale, dove al contrario dell'esortazione aristotelica, l'artificio si scorgerà sempre.

amanda ha detto...

io ci vedo invece la costruzione di un amore, ciò che viene dopo l'innamoramento, ciò che non esisterebbe se non ci fosse la volontà di continuare ad esplorarsi e a viaggiare in due

fracatz ha detto...

hai fatto bene ad approfittare di questa lunga primavera prima che il caldo soffocante dell'estate bollisse queste tue amabili notazioni assieme al cervello, privandocene

Viviana B. ha detto...

PORCA
MISERIA
QUANTO
SCRIVI
BENE
!
!
!

Zion ha detto...

@vivib: vero! :-)

Baol ha detto...

@ francesco: Ma non eri tu, tranquillo, ti avrei riconosciuto :D

@ Granduca di Moletania: Ma se è proprio l'alcool a farmi scrivere??

@ franco battaglia: Dici? Secondo me lo sbaglio era la separazione.

@ amanda: Dici anche tu? Io ci ho visto un sacco di cose in quei due...

@ fracatz: Ero anche io all'ombra eh...

@ Viviana B.: Troppo buona...

@ Zion: Troppo buona anche tu :D