29 settembre 2016

Tizio e Caio e il mercato dei panini

C'erano una volta due ragazzi, Tizio e Caio, entrambi avevano lo stesso sogno, aprirsi una paninoteca e vendere panini; Tizio e Caio non si conoscevano ma avevano questo stesso sogno, su per giù nello stesso periodo decisero, sia Tizio che Caio, di materializzare quel sogno e così si aprirono una paninoteca; Tizio in via del Re, Caio in una parallela, via della Regina. Entrambi facevano panini abbastanza buoni c'era chi andava da Tizio a mangiare la salamella al sugo e chi andava da Caio a mangiare il panino con la frittata e la gente diceva "che buoni i panini di Tizio", "che buoni i panini di Caio" e allora magari chi andava sempre da Tizio andava qualche volta da Caio e chi andava sempre da Caio qualche volta andava da Tizio. Tizio e Caio avevano due locali piccoli ed i loro tavoli erano più o meno sempre occupati. Un giorno però arrivò in città il Signor Voinonvaleteuncazzo, questi aveva tentato, un tempo, di fare panini anche lui ma i suoi panini facevano obiettivamente cacare, lui era scontroso, supponente e pensava di fare i panini più buoni del mondo ma aveva capito, sotto sotto, che piacevano solo a lui e a due o tre palati bruciati che gli giravano intorno. Un giorno capitò nella paninoteca di Caio e vide che la gente mangiava i suoi panini ma che i tavoli erano pochi e pensò "quasi quasi questo è abbastanza scemo da farsi fregare" e andò da Caio e gli disse "ma lo sai che tu potresti guadagnare molto di più?", "e come?" chiese Caio, "con il passaparola indotto", Caio guardò questo signore dallo sguardo non proprio intelligente e disse che non aveva capito; allora il Signor Voinonvaleteuncazzo disse "lascia fare a me" e Caio, che non pensava di avere molto da perdere, gli disse va bene. Il Signor Voinonvaleteuncazzo andò da tutti i piccoli commercianti di via della Regina e li riunì, una sera, nella paninoteca di Caio. Il Signor V. chiamiamolo così per abbreviare disse che tutti loro potevano guadagnare di più, dovevano semplicemente farsi pubblicità a vicenda e quindi dovevano tutti dire che i panini di Caio erano i più buoni, le scarpe del ciabattino Sempronio erano le migliori, i formaggi del salumiere Mezio erano fantastici, anche se i panini di Caio non gli piacevano, le scarpe di Sempronio si rompevano e i formaggi di Mezio puzzavano. E così cominciarono ad andare in giro dicendo così, e tutti loro mangiavano da Caio che anche lui andava sempre in giro a dire di Sempronio e Mezio e aveva meno tempo per fare la spesa ed allora i panini erano un po' meno buoni ma c'erano sempre Sempronio, Mezio e V. che mangiavano lì e chiamavano la gente per mangiare lì e la gente vedeva che c'erano loro seduti e dicevano "ma se mangiano loro sempre qui significa che i panini sono buoni" ed entravano a mangiare, i panini non erano così buoni ma ormai li stavano mangiando. Tizio intanto continuava a fare i suoi panini mediamente buoni ma la gente che entrava era meno "avranno meno fame" pensava Tizio, e continuava a fare i suoi panini. Intanto Caio, Sempronio, Mezio e V. andavano dicendo che in realtà i panini di Tizio non è che fossero così buoni, che lo diceva anche Sofronia, la sarta di via della Regina, che era la più brava di tutte, aggiungevano loro e così anche Sofronia mangiava i panini di Caio che però erano sempre peggiori, metteva le scarpe di Sempronio, che si scollavano facilmente e comprava i formaggi di Mezio, che ormai rifiutavano pure i topi, perché pensavano più a girare in tonto ed allargare il giro che ai loro prodotti. Dopo qualche mese a Tizio erano rimasti sì e no i clienti affezionati e continuava a sfornare i suoi panini mediamente buoni e fragranti, mentre Caio si era allargato, aveva avuto un prestito dal Signor V. come anche Sempronio, Mezio e Sofronia ed aveva il locale pieno, solo che i panini facevano sempre più schifo ma tanto ormai il palato delle persone si era abituato e si mangiavano tutta la merda che sfornava e diceva di essere contento, peccato che alla fine pagasse un sacco di interessi al Signor V., così come Sempronio, Mezio e Sofronia; guadagnando meno di quando faceva panini mediamente buoni ed era allo stesso livello di Caio.
La morale della favola tiratela un po' voi.

8 commenti:

Davide Storti ha detto...

Come direbbero i fratelli Peluria: Ammè me piace lammerda. L'è bona!

CervelloBacato

Rabb-it ha detto...

Per la serie la pubblcità è l'anima del commercio.
(12 grammi, vero?)

Mi ricordo quando... ah no.
Ci scrivo un post da me su quello.
Prima o poi.

(Non mi pare il caso di...invaderti il commento con la bozza di un post che magari non pubblicherò mai.)

Buon fine settimana.
(Il mio è lavorativo... tre su cinque ad Ottobre saranno fine settimana lavorativi... ma bisogna ringraziare di avercelo un lavoro, vero? Ok. Ringrazio. :-P )

ah.
Bel post.
Mi spiace per Tizio però.
Credo andrò da lui a mangiare i panini.
;-)

fracatz ha detto...

quanta fatica, magari quatambiavano di più se invece di faticare e aprire un commercio ci avessero solo scritto un libro, "volevo solo fare panini"

Vix Chinaski ha detto...

Il Lupo ha lasciato il segno :D è molto Benniano :D sai che a breve uscirà il libro nuovo? :)

Ernest ha detto...

capitalismo in salsa social network per restare in tema panini

dreamharbour ha detto...

Una triste favola all'italiana...

Saluti :)

franco battaglia ha detto...

Ci vedo Renzi e Verdini... coscienza sporca eh?!

Adrian D'Cruz ha detto...

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