29 dicembre 2015

Segni

La piscina è praticamente deserta, un paio di ragazzi stanno tirando le ultime bracciate prima di andare via; M. T. ama venire di venerdì sera, dopo le dieci, rimane sola e ha tutta la piscina a disposizione; il centro sportivo rimane aperto 24 ore su 24 ma la gente, poca, che si avventura di venerdì sera, solitamente preferisce la sala attrezzi al piano di sopra perché lì c'è la musica, gli istruttori, qualcuno a cui mostrarsi. In piscina invece si è più nascosti, impegnati nel mettere un braccio dopo l'altro e a spingere via i pensieri, o almeno è il motivo per cui M. T. ci va; non le piace la folla, il doversi ricavare il proprio spazio, già lo fa tutti i giorni, nella vita, no, almeno in piscina non vuole ingombri, andando a quell'ora è sempre praticamente sicura di essere solo lei e l'acqua; in dicembre poi pochi hanno la forza d'animo di lasciare il calore delle proprie case per mettersi in costume e andare a muovere i muscoli atrofizzati. I due ultimi nuotatori la salutano mentre vanno verso gli spogliatoi, è sola, la piscina è illuminata più delle pareti che la contengono, questo contrasto, combinato con la temperatura dell'acqua, mostra una lieve evaporazione in superficie, come una leggera foschia. M. T. lascia scivolare l'accappatoio su una delle sedie e accoglie il familiare brivido che produce la temperatura dell'aria sulla pelle nuda, sorride un po', come sempre, anche se questa volta ha come l'impressione che quel brivido duri di più, che sia più profondo. Si volta d'istinto verso le gradinate buie, quelle che nei giorni di gara accolgono i parenti e gli amici dei nuotatori; sono vuote come si aspettava e si dice che quel prolugamento dei brividi sarà stato provocato da qualche spiffero, qualche porta lasciata socchiusa. Prima di tuffarsi dà un'occhiata al display del cellulare, sospira lieve, nessun messaggio, come pensava; si avvicina al bordo della piscina sentendo un po' più freddo di quanto si aspettasse e si affretta ad entrare in acqua con un tuffo preciso. L'impatto con l'acqua riscaldata le spande un lieve torpore, rimane ferma un attimo ad acclimatarsi a pancia in sù, gli occhi chiusi, la testa immersa quasi del tutto. Sott'acqua tutto è ovattato e anche quel poco di musica che, lieve, arriva dal piano superiore lì diventa una impercettibile linea di basso. Si sente completamente rilassata, quasi potesse addormentarsi da un momento all'altro e forse per un attimo succede perché si ridesta di soprassalto come se avesse sentito un rumore; apre gli occhi e tira su la testa ma non si sente nulla, se non quel po' di musica che fende il silenzio. Scuote un attimo la testa e decide che è il momento di allungarsi e scacciare, a suon di sforzi, i pensieri che da giorni, settimane, le occupano il tempo. Ci mette un po' a spezzare il fiato, le prime due vasche procedono lente, quasi affaticate, poi sente di aver preso il ritmo solito, la giusta sincronia di braccia e respiro e procede leggera nell'acqua. I pensieri sono praticamente spariti, anche il rumore, anche il brivido; procede meccanica quando sente uno strattone alla caviglia, perde il momento della respirazione e finisce con la testa sotto, è una frazione di secondo ed è già ferma che tossisce un po', il respiro affannato dalla bracciata mancata e anche da una punta di inquietudine. Si guarda intorno, la sala è vuota, in piscina c'è solo lei, guarda anche sott'acqua, si sente un po' stupida a farlo soprattutto perché anche lì non c'è nulla. Immagina sia stato un crampo, probabilmente, pensa, ho tirato troppo; allunga un po' la gamba e sente che è tutto a posto; riprende a nuotare con meno spinta ma con una specie di muta oppressione. Chiude gli occhi un attimo e tira un respiro più profondo come quando, da bambini, si ha un incubo e si cerca di tornare alla realtà. Il ritmo riprende ad essere costante e preciso, M. T. ha virato l'ennesima vasca quando si sente tirare nuovamente, questa volta è sicura, non è un crampo, qualcosa la sta tirando giù e non sa cosa, sente una stretta forte al piede destro, uno strattone deciso; cerca di urlare sperando di essere sentita ma è già con la testa sotto, la bocca le si riempie di acqua. La stretta è come se si allentasse e per la spinta dell'acqua ritorna sù; appena è fuori con la testa tira un respiro profondo e fa per accennare una richiesta d'aiuto che si spegne immediatamente perché la stretta ricomincia a tirare e lei è ormai sotto. Il panico ha preso il controllo ed un uno spasmo butta fuori quel poco di aria che era riuscita a rubare; l'automatismo della respirazione è più forte di lei ed in un attimo ingloba acqua cercando ossigeno, i polmoni si chiudono, la stretta non molla nonostante lei si divincoli con forza. Con l'ultimo barlume di lucidità M. T. guarda in giù ma vede solo il fondo della piscina e l'acqua che si muove vorticosa intorno alle sue gambe. Porta le mani alla gola, sente che ormai non può più fare nulla, vorrebbe scegliere almeno il suo ultimo pensiero ma la paura le urla dentro e non riesce a formulare nemmeno quello. Ormai la superficie dell'acqua non ribolle più, si è calmata; l'unico movimento è quello del corpo di M. T. che risale spinto dall'acqua come se niente più lo tenesse sotto. Il giorno dopo i giornali le dedicheranno un trafiletto in cronaca tra una rapina ed una manifestazione: "La notte tra il 18 e il 19 dicembre M. T. di anni 42 è stata trovata morta nel centro sportivo di B. alle porte di Milano; gli inquirenti pensano sia dovuto ad un malore". Il medico legale accerterà la morte per annegamento e ne troverà la causa in una contrattura muscolare; spiegherà ai familiari che, con tutta probabilità, M. T. aveva avuto la contrattura nuotando e, presa dal panico, aveva respirato l'acqua della piscina, annegando. Quello che continuerà a non spiegarsi, per anni, sarà quel segno rosso intorno alla caviglia destra.

8 commenti:

Francesco ha detto...

ma lo sai che ho pensato che fosse un fatto vero ?

franco battaglia ha detto...

In piscina ho sempre buttato, con fare vago però, un occhio distratto ai Mostri del Fondo...

Ernest ha detto...

oh mamma... nel frattempo auguri

iofemmina ha detto...

Certo che dopo tanto silenzio, un rientro così creepy sotto le feste non me l'aspettavo.
Però bello come sempre.
Il Baol c'è.

amanda ha detto...

che rientro!

Ele ha detto...

Incipit che sembra un tranquillo post...Da brividi..ed io che vorrei superare la paura dell'acqua imparando a nuotare son quasi titubante... Bello Baol,come sempre :-)

Unknown ha detto...

Welcome back bedrosian baol!!! Che finale meraviglioso!!! Grazie <3

Baol ha detto...

@ Francesco: Allora sono stato bravo ;)

@ franco battaglia: Ma quel son subdoli...

@ Ernest: Auguri a te amico mio, spero di tornare in maniera più assidua anche da voi!

@ iofemmina: Mi ci voleva una scusa ;)

@ Ele: Vai, buttati (però controlla che non ci sia nulla in acqua)

@ Unknown: Grazie a te, sconosciuto!