30 marzo 2015

Passi di luna

“Passi di luna” danzava svagata ed attenta sulle assi di legno del vecchio teatro; la chiamavo così, tra me e me, non perché mi ricordasse il primo uomo sulla luna, con il suo saltellare goffo e grossolano ma perché, guardandola, veniva da pensare che lei non subisse, come noi, la gravità terrestre ma quella, ben più lieve, della luna. Volteggiava leggera mentre io, addetto alle luci, la guardavo nell’ombra beandomi di essere un ossimoro. Aveva i capelli corti che, con un leggero ondeggiare, seguivano i suoi cambi di direzione; sembrava quasi se ne accorgessero con un lieve ritardo e si affrettassero a seguire il resto del corpo. “Passi di luna” provava con la stacanovistica dedizione di un operaio russo e portava i calli come i generali portano mostrine e medaglie. Ogni tanto, nelle brevi pause che si concedeva le portavo una bottiglietta d’acqua, lei si sedeva a gambe incrociate ed io mi fermavo a scambiare due parole; mi sorrideva e mi guardava con i suoi grandi occhi scuri che, per non contraddire le labbra, sorridevano anche loro. Non che ci scambiassimo segreti di Stato o verità assolute, solo i classici convenevoli necessari a far passare il tempo, senza sforzi però, quasi naturali; in fondo eravamo diventati un po’ uno l’abitudine dell’altra, nulla di che ma solo quella piacevole sicurezza in mezzo alla giornata. Finita l’acqua si rialzava e non nascondo che, ogni volta, il distendersi delle sue gambe affusolate mi provocavano uno strano brivido lungo la schiena che terminava nell’arco di un leggero sorriso. Sono convinto che lo sapesse bene, che indugiavo su di lei, perché sorrideva, in quel caso, di un sorriso da gatta e tornando a camminare sulle assi di legno del palco, prima di spiccare il volo ed ammutolire la gravità, mi strizzava un occhio ed io tornavo al mio lavoro facendole un piccolo gesto di saluto con la mano.

15 commenti:

iofemmina ha detto...

l'acqua nell'arte è sempre stata simbolo di vita, ma altrettanta vita c'è dentro gli sguardi e dentro i sorrisi.
eppure credo che il sorriso da gatta fosse con lo sguardo basso, e un leggero rossore sul viso, nascosto sotto al cerone. chi non sente la gravità, di solito sente meglio la musica, dall'orchestra e da dentro ai cuori.
(molto bella Baol)

amanda ha detto...

e ora danza ancora? e come la sfida la gravità?

Valeria e Marco, ovvero i Filibustieri ha detto...

che bello Baol!

Mareva ha detto...

Sei un po' stronzo eh... a scrivere così bene!

Baol ha detto...

@ iofemmina: dici che il sorriso da gatta era così? Può essere...
(grazie)

@ amanda: Ancora non lo so, devo decidere...

@ i Filibustieri: Grazie amici :)

@ Mareva: Allora voglio essere molto stronzo :D

Sarah ha detto...

Bello passare e trovare un lembo di favola :) Ciao Baol

Ernest ha detto...

ho praticamente danzato anche io

ale ha detto...

che fai? mi provochi passando da me che ho chiuso la bocca e non parlo più? e tengo le labbra serrate mentre gli occhi scorrono i tuoi pensieri?

ps. ^__^ ciao Mimmo è sempre una gran bellezza leggerti.

Viviana B. ha detto...

E niente, magia. Pura.

Viviana B. ha detto...

P.S. Te l'ho anche "wowata" ;-)

franco battaglia ha detto...

In fondo è un donare luce dal buio.
Pensa a spegnerle i riflettori di botto. Trapassi di luna.

Anonimo ha detto...

...pare un sogno....

Baol ha detto...

@ Sarah: Tu qui hai le chiavi, lo sai...

@ Ernest: Bello allora :)

@ ale: Amica mia, sai che con me puoi sempre parlare.

@ Viviana B.: Grazie :)))

@ franco battaglia: A fare male! :D

@ Anonimo: Già.

Gata da Plar - Mony ha detto...

e io sogno...

Baol ha detto...

@ Gata: Sognare è bello!