08 agosto 2009

Come state?

E' un'eternità che non scrivo, sapevo che il cambiamento di città mi avrebbe rallentato nello scrivere e, ahimè, nel leggere ma non pensavo di arrivare a questo livello; mi sento un po' a corto di idee e quando, raramente, arrivano, non riesco a svilupparle; spero sia una transizione, ci passiamo tutti no? Anche perchè non mi va di abbandonare il blog, la scrittura e la lettura...bisogna lasciarsi qualche gioia nella vita. Sono a casa da una settimana e stasera prendo il mio Oceano e ce ne andiamo un po' più a sud spero a sentire caldo e a fare tanti bagni e passeggiate; il posto è il classico ed usuale ma tutto sommato, dopo circa dieci mesi a Milano credo che anche l'abitualità mi faccia bene, magari riesco pure a scrivere qualcosa. Quest'anno poi sarò anche connesso, se la vodafone ed il portatile di mio padre permetteranno (oltre al tempo che spero di dedicare ad altro...).
Vi abbraccio tutti, cercherò di seguirvi quando possibile e vi faccio la solita raccomandazione che lascio tutte le volte che parto: non abbandonatemi! (Che soffra di paura di essere lasciato? Mah...voi non fatelo comunque) :D

23 luglio 2009

C'era un posto molto bello



ma, come al solito, c'è sempre uno stronzo di troppo al mondo, come scrisse Primo Levi "che i vostri figli possano torcere il viso da voi".

Spero torni quello che era...

21 luglio 2009

Oramai tra di noi, solo un passo...



Quando cominci a mangiare le tortillas sbriciolate nella salsa messicana come fossero cornflakes mi sa che è tempo di rivedere la propria alimentazione...

15 luglio 2009

No line on the horizon

Ci siamo svegliati che erano le cinque e mezza, io e Oceano, e per un attimo abbiamo pensato di essere alle cascate del Niagara, il rumore che passava attraverso i buchi delle tapparelle non erano gocce di pioggia, era il rumore di un unico blocco di acqua che cadeva dal cielo. Ogni tanto si vedeva esplodere una luce e poi, molto molto ravvicinato si sentiva lo scoppio, troppo ravvicinato per illudersi che fosse una cosa che si allontanava. Entrambi abbiamo pensato la stessa cosa, lì, immersi nel caldo, abbiamo pensato che tutta quella pioggia avrebbe potuto sconvolgerci i piani e rimandare, se non cancellare del tutto, l'evento che aspettavamo. Cercavo di confortare il mio Oceano che si agitava convincendo anche me stesso che un temporale non può durare così a lungo, ma le ore passavano e si avvicinava il momento in cui avrei dovuto essere pronto per andare, perché l'evento era la sera ma l'ufficio mi aspettava di giorno. Dopo una corsa nelle viscere della terra, pressati come sardine già stanche prima di finire sulla pizza, la pioggia mi ha accompagnato fino al portone del palazzo dove lavoro e non mi voleva lasciare, mi si è abbarbicata addosso cambiando il colore dei miei jeans dalla caviglia sino al ginocchio. Tutta la mattinata è passata con me che lanciavo sguardi alla lama di cielo che si vede dalla finestra e con Oceano che pregava sgranando un rosario di canzoni. Verso l'ora di pranzo noi, come il tempo, ci siamo calmati, confortati da ore asciutte e macchie di azzurro tra le nuvole; le news parlavano di sottopassi allagati ed auto che navigavano ma non di eventi sospesi e così siamo riusciti a far volare il tempo fino alla sera. Dopo un altro viaggio nel sottosuolo ancora più pressati, tanto che respiravo con i polmoni di quello davanti a me, vedo la porta di casa ed oltre Oceano ad aspettarmi. Come in un veloce rito abbiamo preso lo stretto indispensabile per l'evento e ci siamo avviati verso la meta, siamo confluiti in un fiume di gente felice e variopinta che si mischiava in gruppetti separati e noi in mezzo come bambini che vanno dal gelataio con i soldi per due coni grandi con doppia panna. Meticolosi come solo un fisico ed un commercialista sanno essere ci siamo indirizzati a colpo sicuro verso i nostri posti, colpo quasi sicuro perché i sedili arancio avevano una strana numerazione da numerologia azteca. Ci siamo seduti che ancora c'era la luce del giorno ed abbiamo visto lo stadio riempirsi in ogni dove, i puntini colorati dei sedili pian piano sparivano per fare posto a teste e braccia alzate. Dopo lo sguardo panoramico ci siamo imbambolati davanti a questa struttura enorme, questa specie di ragno a quattro zampe alto come un palazzo di sette, otto piano e l'unico aggettivo che veniva in mente era “immenso”. Dopo i supporter che ce l'hanno messa tutta per non farsi cacciare a sventagliate di fischi ed urli dell'Oceano agitato è arrivato, sull'ultimo imbrunire, il momento della fibrillazione, quando ogni attimo è quello in cui stanno per uscire e poi appaiono, raggiungendo il centro del palco passeggiando su un ponte costruito apposta sul momento ed iniziano a far nascere note e parole. Ottantamila voci facevano da coro e noi lì in mezzo, felici come due bambini che vanno dal gelataio con i soldi per due coni grandi con doppia panna ed il gelataio ci spolvera sopra anche il cacao in polvere. Quando poi tutto è finito e le luci dello stadio ci hanno detto che non sarebbero usciti ancora, ho guardato il mio Oceano finalmente quieto come quello delle spiagge tropicali e ci siamo infilati di nuovo in mezzo a tutta la gente variopinta e senza voce che tornava a casa.

09 luglio 2009

Nomen omen

Il leader dell'organizzazione Volontari Verdi, ronde vicine alla Lega Nord, che mira a sostituire Blue Berets nella metro milanese, si chiama Bastoni...poi dicono che gli antichi romani non avevano ragione...sono lievemente preoccupato, mi sa che è meglio se mi rado...
ps
Presto in arrivo post sul concerto degli U2

02 luglio 2009

Le mie parole



Ho sempre amato questa canzone di Pacifico che Bersani ha portato al successo, perchè conosco il potere delle parole, la loro capacità di costruire qualsiasi cosa, ponti, strade oppure muri. Le parole hanno un potere enorme, messe lì in fila rimangono a guardarci mentre le leggiamo e ce le facciamo bruciare dentro. Le parole fanno ridere e piangere, per questo mi piacciono, perchè non sono facili come si pensa; crediamo che comunque avremo sempre qualcosa da dire ed invece capita che ti ritrovi senza parole e non lo sai spiegare, proprio tu, quello che le parole le ha sempre sapute usare. Le parole fanno male, quelle che sputiamo sulla faccia degli altri guardandoli con rabbia o peggio con cinismo, con quel sorrisino cattivo che ci mette sopra un piedistallo. Ma le parole che fanno più male sono quelle non dette; quante volte mi sono macchiato di un peccato del genere, come diceva Cyrano, mi viene "la gotta all'immaginativa" e rimango lì senza parole, proprio quando ne servirebbero mille, proprio quando in realtà di parole ce ne sono mille e più di mille ed invece niente. Un amico a cui vorresti dire un fiume di cose ed il fiume invece ti lascia lì, quasi affogato, stremato sulla riva, zuppo di parole e sensazioni che non hai la forza di strizzarti via. Sono momenti che capitano, vero? Ci siete passati tutti, hai la fottuta voglia di dire un miliardo di frasi e ti escono le cazzate peggiori perchè in quei momenti lì l'orecchio che hai di fronte accetterebbe una ed una sola parola ma proprio quella te la scordi tra una sinapsi e l'altra, magari a chiacchierare con il ricordo nascosto ed il pensiero sconcio; la parola è lì ma non esce mica la bastarda, no, ti lascia a morire di figura di merda dicendo le cazzate più immani. Sarebbe bello avere il copione della vita invece di un goldoniano canovaccio, avere le parti già scritte e mettersi lì e ripeterle, avrei voluto un sacco di volte una cosa del genere; quelle volte in cui la mia amica del cuore, l'ansia, mi stringe alla gola e mi fa mancare il respiro io vorrei avercele le parole per urlarla fuori, quando mi sembra di essere agorafobico e mi ripeto come un mantra "Andrà tutto bene, andrà tutto bene", com'è che diceva Hubert ne "L'Odio"? Ah sì: "Fin qui tutto bene, fin qui tutto bene; il problema non è la caduta ma l'atterraggio". Con quali parole dire che i miei atterraggi sono tutti devastanti, in un modo o nell'altro? Non fatemi mai guidare un aereo. Da quasi un anno vivo una mutazione al giorno, senza respiro alcuno, passando dall'esaltazione al "resisti" ed in tutto questo sono in piedi, sembrerà una cosa da niente ed invece no. Ti capita di vivere una vita dando sempre la risposta giusta e poi sei quello che fino alla fine dei suoi giorni, spero tanti tanti tanti giorni, sentirà più spesso la frase "da te non me lo aspettavo", ironico no? Eppure è così; potrei dire che non ci faccio più caso ma non è vero, il caso non c'entra, non diciamo, manchiamo di parole proprio quando sappiamo che servono, lo sentiamo che servono ed invece di dire parole che sarebbero un abbraccio al massimo diciamo parole che assomigliano ad un sorriso ed una pacca sulla spalla. Non saremo mai capaci di dire tutto quello che vorremmo, non saremo mai capaci di leggere tutto quello che ci sarebbe da leggere nè di scrivere tutte le parole possibili; siamo essere complicati, dobbiamo sapere a prescindere ed anche questo è ironico oppure sentire anche noi la nostra dose di parole che arrivano ad ondate come le piene dei fiumi. Lo dice Pacifico, le parole sono sassi e con i sassi si possono fare anche cose utili, magari accendere il fuoco che ci farà mangiare. Non so se le mie parole mi faranno mai mangiare ma se mangiassi come uso le parole, sarei bulimico, con tutto il rispetto per chi affronta questa malattia. Ormai so bene che non sarò mai capace di raccontarmi totalmente perchè ci sarà sempre una parola mancante od un significato nebuloso perchè, che Dio sia lodato, sono stranamente molto di più di quello che le lettere messe in fila riescono a dire ma questo, come tutto, ha i suoi pro ed i suoi contro. Spero di postare presto qualcosa di divertente anche perchè come mi hanno fatto notare in molti, da quando sono qui al nord, oltre a scrivere poco, non faccio più ridere, e questo per me è un male. Intanto che aspettate (spero poco...le attese lunghe sono proprio brutte), vi abbraccio tutti.

28 giugno 2009

Una cosa piccola di qualche tempo fa

Guardo la notte dal finestrino del treno, un manto nero macchiato da qualche luce gialla. Un paesino viene lambito dal nostro movimento, quattro casupole su due strade in croce con dei solitari lampioni nella foschia. Si sente il silenzio che si poggia su quei tetti ed il ritmico avanzare del treno come il battito del cuore di un animale in corsa. Le quattro casupole sono già sparite lontano, veloci come sono apparse, tanto da chiedersi se esistano veramente o siano solo un miraggio del sonno. Come sospesi nel niente si va avanti, poche anime che cercano di raggiungere la loro meta, per alcuni più vicina, per altri ancora molto lontana; una meta che vedranno quando tutto quel buio sarà finito. Un paio di scompartimenti più in là, su un tavolo improvvisato, tre temporanei sodali ingannano il tempo ed il sonno giocando a carte. Più avanti c'è chi chiacchiera e racconta una vita, magari nemmeno la sua, magari quella che vorrebbe o che finge di avere, così immerso nella parte da credere a se stesso. Intanto la notte è lì, fuori dal finestrino, che ci guarda con le sue isole di luce, segni di vite che si dipanano. La notte è appena iniziata, non è nemmeno arrivato ancora il nuovo giorno, gli occhi pizzicano un po' ed il silenzio rimbomba nelle orecchie con il sottofondo della vita raccontata dal tizio vicino. Una bici sulla strada lì fuori, una striscia che sembra finta, una vita che si muove. La notte si fa tante domande e fa compagnia, appiattisce un po' le persone, le livella per poco tempo, il tempo giusto di spostarsi da una luce all'altra.

E' un po' che non scrivo, ripesco questa cosa dai miei block-notes visto che a Porzione piacciono tanto i post di "Baol in treno" e la settimana scorsa è stato il suo compleanno.

19 giugno 2009

duecentocinquanta giorni

Stamattina, con l'ultima verifica, si è conclusa la fase d'aula del master iniziato duecentocinquanta giorni fa; mi ricordo la faccia che avevo che si specchiava in quella degli altri e tutti i timori che si hanno all'inizio di ogni cosa nuova. Adesso che è passata si apre un nuovo capitolo e mi rimane un po' di nostalgia per la routine che si era formata, una routine fatta di facce e frasi che ti addomestica giorno per giorno. Questo master mi ha messo alla prova non solo professionalmente, non avrei scommesso un centesimo che sarei riuscito a gestire una casa senza mandarla a fuoco o far chiamare l'ufficio di igiene dai vicini eppure ci sono riuscito. Ho incontrato tante persone, tante vite una diversa dall'altra ed ognuna di esse mi ha dato qualcosa, che sia un sorriso od un attimo di rabbia. Duecentocinquanta giorni che all'inizio vedevo come un periodo enorme ed adesso come un tempo che è volato, aveva ragione Einstein: tutto è relativo! Certo, ho scritto e letto meno e della prima cosa magari qualcuno ne è pure sollevato però non mollo, per quanto il tempo diventerà ancora meno da lunedì, da quando un altro capitolo ancora si aprirà, io continuerò a fare il possibile per mettere in fila le parole. Magari adesso non so ancora quanto questi duecentocinquanta giorni mi abbiano cambiato, se in meglio o in peggio, però sono andati e ne porterò sempre con me un ricordo meravigliosamente strano.

11 giugno 2009

incontri

L'ho guardato negli occhi ed ho visto la stanchezza di chi combatte contro i mulini a vento, di chi è stato costretto a lasciare la propria casa ed ora è in una specie di esilio, di chi non può far altro che guardarsi intorno attento ad ogni variazione, protetto da un muro umano. Ha la faccia di chi non si fermerà mai ma che ogni tanto si chiede se non sia tutto inutile, se non sia, quello che fa, solo uno sforzo che lo logorerà fino alla fine ma che si risponde che non gli importa.
Gli ho stretto la mano e gli ho detto grazie.


Ho incontrato Roberto Saviano

31 maggio 2009

Astenersi bigotti...

Fantastica scena di un fantastico film, vale anche come lezione integrativa di dialetto (lezioni che torneranno, abbiate fede...che poi interrogo).
Mi ci voleva farmi due risate, visto che ho sofferto il caldo a Milano e non vedevo l'ora di essere a casa per andare al mare e qui ho trovato nuvole&maestrale...sgrunt!

21 maggio 2009

Tre storie minime

“Sere nere”
Chiuse la porta alle sue spalle mentre per una strana coincidenza, alla radio, Tiziano Ferro gorgheggiava un addio; la accostò alle sue spalle senza sbatterla, senza gesti plateali, solo lo sguardo basso e la sacca a tracolla tradivano una partenza. Dentro, lei non guardava nemmeno, le spalle alla porta ed i pensieri oltre il palazzo di fronte. Per quanto fosse un atto dovuto, dividersi così, dopo anni di strada insieme, lascia sempre una specie di sapore metallico in bocca.

“Una serata speciale”
Ormai era un dato di fatto, Tommaso si sentiva un pesce fuor d'acqua, non che fosse una specie di orso musone, tutt'altro, buttava sorrisi in giro come se tutto fosse uguale, alzava il bicchiere e brindava intorno a sé facendo tintinnare, ogni tanto, il vetro di qualcun altro ma se ne stava lì, immune dagli incroci degli altri e non sapeva nemmeno perché prima si trovava a fare da vigile urbano ed adesso osservava solo il traffico, così, da un giorno all'altro; se lo è anche domandato e si è accorto che non gli importava molto della risposta; ha alzato davanti a tutti il suo mojito sorridendo piano e bevendo quello che ne rimaneva, ha mormorato “ciao a tutti” e se n'è andato a prendere un taxi.

“Una su mille”
Svetlana dorme sorridendo, ha lasciato buona parte della sua vita quasi adulta oltre cortina ed adesso insegna balli che, come lei, vengono da lontano, all'opposto delle sue terre; luoghi caldi e nemmeno mai visti, però è felice, lavora e gli piace, in mezzo a coppie varie che le sorridono e le parlano con un accento bello fatto di zeta ed esse dolci come pietre di fiume. Ogni settimana scrive una lettera a casa e manda una foto, non è l'unica che fa così ma guardando le immagini, lei è quella con gli occhi che brillano ancora.

09 maggio 2009

Ci pensavo oggi...

Vabbè che la vita è strana ma avere la sede in via Dell'Umiltà è davvero un ossimoro toponomastico...

24 aprile 2009

A volte i cellulari sono utili...

Stamattina m'arriva un sms appena accendo il cellulare e mi dico "Ohibò, chi sarà mai a messaggiarmi così presto?" Era il mio cuoco amico Berso che mi annunciava che un racconto di Jury era in finale al concorso di ilmiolibro ed ho subito pensato: "Maddai? Jury? Lo stupido che non si vede nella blogosfera da tempo? Wow, devo correre a leggerlo.". Sono andato qui e mi sono letto il suo racconto, com'è? Beh...chevvelodicoafà? Chi lo conosce può immaginarsi come sia il racconto, chi non lo conosce lo scoprirà. Beh, state ancora lì? Non siete andati a votarlo? Orsù (era una vita che volevo scrivere un post con dentro scritto "Orsù"), andate qui e leggetelo e se vi piace, votatelo!

18 aprile 2009

Dica 33

E' passato anche questa volta il mio breve periodo a casa, è passato anche il quinto esame, per la cronaca, è passato anche il mio trentatreesimo compleanno; come diceva Flaiano: "Coraggio, il meglio è passato".

09 aprile 2009

Dedicato



A quelli che “Oh, ma tanto tu sai tutto” e mi domando cosa me ne faccio di sapere cos'è il ciclo circadiano;
a quelli che “Ma tu che ne sai?!” ed io vorrei dire che è colpa del ciclo circadiano;
a quelli che “Tu sei permaloso” e se ne vanno via incazzati;
a quelli che “Che invidia, le persone le capisci al primo sguardo” ed io vorrei tanto aver guardato altrove;
a quelli che lo scopri troppo tardi e proprio quella volta non hai guardato bene;
a quelli che basta poco per cambiare tutto;
a quelli che nonostante tutto cambia poco;
a quelli che “Tu sì che sei fortunato, sai già cosa devi fare” ed io me lo chiedo tutte le mattine;
a quelli che sono adulti ma non lo sanno;
a quelli che erano adulti già da bambini;
a quelli che sanno sempre cosa dirti;
a quelli che non ti dicono mai quello che sanno;
a quelli che da un giorno all'altro sono diversi;
a quelli che giorno dopo giorno non cambiano mai e beati loro;
a quelli che “Tu trovi sempre le parole giuste” e le trovo quando servono i gesti;
a quelli che non servono le parole;
a quelli che uno sguardo e mi capiscono al volo;
a quelli che mi guardano da anni ed ancora non mi hanno capito;
a quelli che “Ma come fai?” ed io gli parlo di cervello e compartimenti stagni;
a quelli che hanno il coraggio delle loro azioni;
a quelli che hanno il coraggio pure delle mie;
a quelli che “Fai un passo indietro”;
a quelli che “Fai un passo avanti”, faccio pure la giravolta?
a quelli che hanno sempre bisogno di un orecchio;
a quelli che l'orecchio non te lo danno mai;
a quelli che “Meno male che ci sei”;
a quelli che “Non ci sei mai”;
a quelli che “Fallo!”;
a quelli che “Non farlo”;
a quelli che era troppo presto per parlare;
a quelli che ormai era troppo tardi;
a quelli che “Ti voglio bene ma mi innervosisci”;
a quelli che “Mi innervosisci ma ti voglio bene”;
a quelli che “Tanto tu capisci”.

Spero che Beppe Viola da lassù mi perdoni per questo scempio qui, no, non credo di essere Superman, al massimo posso essere Jimmy Olsen e spesso mi piacerebbe essere Lex Luthor.

02 aprile 2009

Barbacorta

Barbacorta faccia da schiaffi, che ti guarda due minuti e t'ha già fotocopiato, bello preciso uguale uguale. Barbacorta ascolta anche con gli occhi, li spalanca sulle tue parole, chiari e di ghiaccio, ti lascia dire quello che devi dire, non di più, perché bisogna essere parsimoniosi con quello che si dice ma anche con quello che si ascolta; alza una mano e fa il riassunto per capire. Lui Barbacorta l'ha osservato, sornione, perché lui deve osservare, mica può credere a fiducia, al primo sguardo; Barbacorta cammina lento anche quando ha un posto in cui arrivare oppure accelera anche se ha tempo da sprecare. Barbacorta ha lo sguardo profondo ed a volte, lui se n'è accorto, ha lo sguardo di uno che sta da solo anche se sta in mezzo alla gente oppure gli occhi di uno in comitiva anche se sta bevendo il suo caffè. Barbacorta è così, lui lo sa, è così perché ha vissuto l'equivalente di tre vite, perché è uno che sa davvero quanto vale l'unica che in realtà abbiamo.

28 marzo 2009

Arabo

Io e Arabo abbiamo qualcosa in comune, ci piace camminare; ne abbiamo parlato una volta, durante una maratona senza cronometro e senza traguardo, guardando un tramonto talmente bello che il cielo arrossiva di vergogna. Arabo con gli occhi fissi davanti a sé mi raccontava che ogni tanto allunga il giro, quando cerca di trovare una risposta o almeno di dimenticare la domanda. Si sceglie una musica per far tacere tutto il resto, mette un passo davanti all'altro e li conta, conta i passi tra lui ed un posto che ancora non sa nemmeno dove sia ma intanto si porta avanti con il lavoro così quando arriverà saprà quanti passi ci avrà messo. Io ho raccontato ad Arabo di un futuro che non so ancora di che colore dipingere e lui di facce, occhi ed errori di valutazione. Arabo ha lo sguardo spento, quel giorno mi concedeva un auricolare penzolante lontano dall'orecchio per ascoltarmi raccontare di una scelta drastica fatta valutandola al meglio pensandoci il meno possibile. Anche io guardavo davanti a me concedendogli a mia volta un solo orecchio per il suo racconto; Arabo ha centinaia di certezze e due o tre tremendi, meravigliosi dubbi fatti di gesti spontanei che non sa nemmeno da dove arrivino. Io cercavo di dare forma ad una paura che non ho mai voluto abbandonare, così da potergliene dare una rapprensentazione lì, in quella camminata istintivamente in sincrono come fossimo cavalli ad un vernissage; lui con le mani mi mimava la confusione, l'intrico sconclusionato della sua treccia di vita. Mentre l'asfalto ci scorreva sotto i piedi Arabo ha smesso di raccontare e mi ha fatto una domanda, mi ha chiesto se mi fossi mai sentito una seconda scelta, una specie di premio di consolazione. Sapevo cosa intendesse, la spiacevole sensazione di essere stati presi solo perché non c'era niente di meglio; solo non capivo perché mi avesse fatto quella domanda, Arabo aveva la faccia di chi non è mai stato premio di consolazione, aveva la faccia di chi, di solito non viene scelto affatto, ma non avrei saputo dire quale sensazione fosse in realtà peggiore. Ho chiesto spiegazioni e lui ha rallentato quasi volesse fermarsi e mi ha guardato in faccia, mi sono riflesso per un momento negli occhi spenti ed ha ricominciato a raccontare; mi ha parlato di un cuore fatto in troppo pezzi che non combaciano tra loro ed io, che mi sento come un puzzle di un quadro di Pollock fatto tutto di pezzi quadrati e lisci, non potevo che sorridere. Arabo ha risposto al mio sorriso ed ha continuato parlandomi di giorni persi e frasi che non dicono mai tutto quello che vogliono dire, come se il senso fosse più grande delle parole; di una seconda scelta che non è seconda a niente e dell'incapacità di dimostrarlo. Io allora gli ho parlato del mio vivere in un tempo perso, della mia voglia di essere altrove, non in un altro posto ma in un'altra vita, il traguardo della strada che non avevo imboccato. Mi ha chiesto dove portasse quella strada, cosa avrei voluto trovare alla fine: il perchè delle cose, la capacità di leggerle nel profondo a prescindere dalle persone ed invece mi trovavo a dover dare un senso o un indirizzo proprio a quello che le persone fanno. Avevamo passato piazze di poeti, sconosciuti e musicisti fermandoci solo per non essere investiti; lui mia ha fatto notare, ridendo, che comunque sono finito ad aver a che fare con i numeri ed io che lui era riuscito a fare tre stronzate con una scelta sola; ci siamo salutati ridendo ed ho alzato lo sguardo, il cielo aveva perso il rosa e guadagnato il nero, la nostra maratona senza cronometro e senza traguardo era finita.


ps
mi sono scordato di dirlo...anche l'esame numero 4 è andato ;)

17 marzo 2009

Groppingola

A Groppingola piace abbracciare perché così sente che gli altri esistono e gli altri sentono che esiste lei, a lui piace abbracciarla perché si sente come in un posto conosciuto tra sconosciuti, una specie di spiaggia tranquilla dove tutto il vorticare intorno si calma e si può guardare il cielo sorridendo. Groppingola ha gli occhi buoni, grandi e scuri di chi vuole guardare e capire, perché il bello della vita è che non si sa mai tutto e quindi qualcosa di nuovo c'è sempre, da guardare; perché se ci si accontenta di guardare senza osservare, gli occhi alla fine, si spengono ma Groppingola ha gli occhi vispi di chi per prima cosa ti sorride, poi sta a te rispondere. Groppingola è sempre lì che ti chiede “come va?” e lo vuole sapere per davvero e se un giorno non va lei lo sa già da prima e te la ritrovi all'improvviso che ti guarda e ti sorride ed allora quello che non va, di solito, riparte. Groppingola ha una storia tatuata dentro, quelle cose che la vita ogni tanto ti dice “Sai cosa? Adesso te la ricorderai per sempre” e ti disegna un'immagine nel cuore ed ogni volta che ti guardi dentro lei è lì. Groppingola ha un affresco nel cuore, lui lo sa, se n'è accorto perché a lui piace osservare, non si sa mai tutto e gli occhi devono avere voglia di guardare davvero, non passare veloci sulle cose. Lui lo sa che Groppingola ha il suo tatuaggio perché di nascosto lui l'ha osservata e lì, tra un sorriso e l'altro, un abbraccio ed una parola, lo ha visto che Groppingola manda il suo sguardo lontano, talmente lontano da guardarsi dentro, e si guarda il suo tatuaggio, è un attimo, solo un attimo e poi è subito tempo di un altro sorriso.

11 marzo 2009

Maròooooooo....

Lo so, è una vita che non scrivo, latito dai blog e non c'è nemmeno l'Oceano qui a Milano, no, non sono stato rapito dagli alieni e forse sarebbe pure stato meglio; quello che rimane delle mie cellule nervose vorrebbe scrivere qualcosa di interessante ma sarebbe la prima volta su questo blog e non reggereste il colpo ma non preoccupatevi, non si corre questo pericolo. In un incredibile inversione di tendenza qui a Milano splende il sole e giù al sud fa tanta di quell'acqua che straripano le dighe e bloccano i treni, li fanno addirittura sopprimere che c'è un vescovo tedesco che crede lo si faccia con i passeggeri dentro ma vabbè, questa è un'altra storia. Era solo per dirvi che esisto e resisto e che presto tornerò quello di un tempo, sì, avete capito bene, prevedo un peggioramento imminente. Lo so che sembro più scemo del solito che già è una cifra da vertigine ma che ne so, sarà stato il fatto che domenica ho preso per la prima volta nella mia vita un aereo e non sono nemmeno svenuto dal panico, boh, starò diventando grande. Vi abbraccio tutti...non abbandonatemi eh....

24 febbraio 2009

Uno se le va a cercare

Amico di Baol: "Oh, non ci si può fidare più di niente e nessuno!"
Baol: "Cosa è successo?"
AdB.: "Ho comprato un cd, l'ho scartato con piacere, l'ho messo nel lettore...Non c'era niente, nemmeno un suono!!"
B.: "Ma che cd era?"
AdB.: "Il best di Hillary Duff"
B.: "Vabbè, ma pure tu? Nel best di Hillary Duff non c'è un suono e tu ti meravigli?!"

21 febbraio 2009

Le acque si ritirano

Il treno aspetta pronto sulla banchina ed il suo fischio alla partenza squarcia l'aria, ci guardiamo dietro i vetri come due meringhe in pasticceria, una faccia riflessa nell'altra parlando senza voce, leggendoci le labbra poi il treno si muove e da sovrapposte, le facce, si discostano. Un saluto con la mano con i pensieri coperti dal rumore e torno sui miei passi con le mani in tasca. L'Oceano porta le sue onde lontano.

Non preoccupatevi, sfortunatamente non c'è niene da votare

12 febbraio 2009

Il primo giorno



"Ci sarà un amico
ad offrirti un letto
entrerai distrutto
uscirai rifatto
lotti poi per tutto
ciò che senti in petto
brinda alla salute
come in un banchetto
e una frase antica
torna di sfuggita
questo è il primo giorno
del resto della tua vita"


Perchè ogni tanto va fatta una cosa così, mettere un punto su qualcosa, anche piccola, non bisogna sempre e solo mettere punti su cose grandi perchè i panorami sono fatti di dettagli ed allora basta mettere un punto ad un dettaglio e cambiare il senso del quadro. Bisogna lasciare le altre cose uguali e scegliere una cosa sola, una per la quale dirsi che ok basta così e da domani sarà diverso.

Tanto per fare un po' di comunicazioni anche il mio terzo esame è andato e da oggi Oceano e qui a Milano, mi capirete se le mie già rade apparizioni nella blogosfera si diraderanno...vero?! Oh, non abbandonatemi però eh che forse potrebbe esserci qualcosa da votare.

02 febbraio 2009

Un indirizzo per ritrovarsi e cento per perdersi

La metro ogni tanto curva e se guardi in fondo vedi nettamente il cambio di prospettiva, sembra che anche il tuo sguardo curvi insieme al treno. Seduto in mezzo alla gente continuava a maltrattare il biglietto che aveva fra le mani; ormai, a furia di piegarlo e riaprirlo, arrotolarlo e svolgerlo, guardarlo e passarlo fra le mani, la carta aveva perso la sua consistenza, sembrava anche più trasparente, a passarci i polpastrelli si sentivano le milioni di piccole rughe che si erano formate. L'inchiostro per fortuna reggeva, quello che c'era scritto si leggeva ancora: via dei Millefiori, 71; sorrise, lo divertiva che in una metropoli come quella, con la quasi totalità delle sue vie formate da incroci di grossi palazzi di pietra e cemento, ci fosse una via con un nome del genere; si ricordava di aver pensato la stessa cosa anche quando gli era stato comunicato quell'indirizzo. Intanto le stazioni si susseguivano con i loro nomi di scultori, musicisti e sconosciuti e quelle che lo dividevano dalla sua meta diventavano sempre meno, ormai ne avanzava una, alzandosi per piazzarsi di fronte all'uscita piegò per l'ennesima volta il biglietto dopo averlo fissato, quasi che l'indirizzo scrittoci su potesse cambiare, e lo mise in tasca. Cercò di non farsi fregare dal finto equilibrio e si mantenne aspettando la frenata. Fuori, sulla banchina, cercò l'uscita per via dei Millefiori, mentre si incamminava diede un'altra occhiata al biglietto e già che c'era, uno sguardo all'orologio: le due del pomeriggio. Ad attenderlo, alla fine delle scale, il bianco della luce improvvisa e poi la solita strada tra i palazzi, come sospettava di fiori nemmeno l'ombra. Il numero 71 non era troppo distante, sul vetro del gabbiotto del custode un biglietto avvisava che era fuori a pranzo, non gli importava molto, sapeva dove andare. Il portone si apriva a spinta, probabilmente un difetto della serratura; le scale profumavano di odori di cucina, la tipica essenza di condominio; la porta che interessava a lui era subito dopo aver girato, alla seconda rampa di scale. Il campanello emise tre note tristi, alla domanda su chi fosse rispose con il nome di chi gli aveva dato il biglietto, ormai consumato, che teneva in tasca. Dopo una piccola overture meccanica per serrature blindate la porta si aprì sulla faccia interrogativa di un uomo di mezza età, lui lo guardava negli occhi ma non si chiedeva niente, disse: “mi scusi” e chiuse la frase con il soffio muto del silenziatore disegnando un punto sulla fronte della faccia interrogativa; richiudendo la porta come se niente fosse diede un'altra occhiata al biglietto, l'ultima, e fece la strada al contrario. Si avviò verso la fine della via dei Millefiori fermandosi nel primo bar, alla cassa domandò se avessero uno stradario e fu felice della risposta positiva. Seduto ad un tavolo con davanti l'elenco delle vie chiuse gli occhi e ci puntò un dito sopra: via Bagnacavallo, ecco, oggi si sarebbe perso lì.

Questo racconto lo avevo promesso, lo avevo promesso quando, leggendo uno dei meravigliosi post di Lorenzo Bartoli avevo letto la splendida frase che mi ha ispirato il racconto.

24 gennaio 2009

Please please please

Portascompiglio si sveglia presto, cerca di cogliere di sorpresa la sveglia, accende la luce e si siede sciamana sul letto, strofina la mano destra sull’occhio corrispondente e si guarda in giro per ritrovarsi nel mondo perché, si sa, la notte di solito ti porta da un’altra parte. Infila le scarpe alla cieca inseguendole quasi scappassero via e fa entrare quella parvenza di luce naturale che i giorni, lì, regalano. Portascompiglio poi inizia la gara per il bagno, vincendola quasi sempre a mani basse e si concede la doccia per togliersi quel poco della polvere di Morfeo che le è rimasta addosso; finge di decidere la temperatura dell’acqua, tanto in realtà sono mesi che la decide quell’anarchico dello scaldabagno; alza la faccia e guarda il diffusore della doccia come per dire all’acqua “Toh, prendimi a schiaffi”, come per sfidarla. Portascompiglio conta le gocce che le cadono addosso una per una ché contare raddrizza i pensieri, contare narcotizza i ricordi. Dopo aver deciso la divisa per quel giorno, con quale messaggio apparire al mondo, finalmente si concede una sedia per bersi il caffè così le sue cellule nervose non hanno più scuse; niente di troppo lungo, la giornata va affrontata subito, come al solito. Portascompiglio s’incammina, sempre che non si scordi le chiavi o si arrotoli con se stessa ché le sue mani vanno in anticipo, mentre fanno una cosa pensano già alla successiva e via così; Portascompiglio non è goffa, no, ha solo le mani troppo previdenti. Mentre si immerge nel mondo ascolta un po’ di musica tanto per non affogare, le cuffie sono come un salvagente, lo scoglio solitario dove non essere disturbati. Alla fine del suo percorso Portascompiglio tira sempre un respiro prima di aprire la grossa porta di vetro di quella specie di camera di decompressione su una nuova vita; prima di iniziare si concede una colazione, carboidrati e zuccheri per affrontare la giornata e poi si parte, ci si ritrova chiusi con le stesse persone seguendo una specie di copione che riserva pochi colpi di teatro. Le persone, i sodali che il destino le ha concesso o costretto a subire sono anche loro lì, con le facce tutte diverse e tutte uguali, con le loro storie, belle e meno belle; tutti hanno fatto una scelta, ognuno per motivi diversi. Portascompiglio ha scelto di cambiare, lo raccontano gli occhi quando guardano altrove e le tre piccole rughe che hanno agli angoli, in totale sei righe di racconto; ha scelto di cambiare per lasciarsi dietro qualcosa ma forse l’operazione non è ancora riuscita. Portascompiglio esegue diligente il compito che si impone ma ogni tanto si sente un vigile, si ritrova al centro della propria vita e delle vite di altri, al centro di tante parole e tanti sguardi e non sa che fare, si rivede il suo codice della strada e cerca delle precedenze o forse guarda altrove, magari dove ci sono meno problemi o crede che ce ne siano meno. La giornata poi finisce per tutti e Portascompiglio fa il percorso contrario e mentre cammina verso casa unisce i puntini per vedere che immagine viene fuori e se magari non le piace fa quello che fanno gli altri, dice al cervello di non pensarci oggi, di rimandare a domani e buonanotte.



Questo racconto mi è venuto fuori ascoltando come colonna sonora la canzone qui sotto, lo so, il mio brano non è al livello di quel capolavoro però a me è venuto di scrivere questa cosa.



Vi ricordo anche che non sono ancora scaduti i termini per candidare uno dei miei post del 2008 per il TNP Best Post Award 2009 le categorie sono:
  • Miglior Post Umoristico
  • Miglior Post Letterario
  • Miglior Post Fotografico Originale
  • Miglior Post Di Attualità (giornalistico)
  • Miglior Post In Versi

Poi, se passeranno le selezioni vi dirò come votarli, grazie!

18 gennaio 2009

Slogan

- PROUD! PROUD! PROUD!
- Proud? E grattat'v!!!

Scusatemi ma è un quarto d'ora che rido come un imbecille a questa IMMANE stronzata che il mio cervello mi ha regalato, proprio nel momento in cui mi dicevo "adesso due risate mi servirebbero proprio"; devo dire che, nonostante come lo tratti, soprattutto in questi ultimi giorni, il mio cervello mi vuole davvero bene. Probabilmente questo post non è un ottimo spot per la città di Milano, mi sa che la Moratti mi richiamerà ai danni, dovrò cercare un buon avvocato mi sa.

Già che ci sono, volevo segnalarvi una cosa, è stato indetto il TNP Best Post Award 2009, dove si può segnalare il miglior post dell'anno passato, in queste cinque categorie:
  • Miglior Post Umoristico
  • Miglior Post Letterario
  • Miglior Post Fotografico Originale
  • Miglior Post Di Attualità (giornalistico)
  • Miglior Post In Versi
Se, per caso, uno dei miei post del 2008 vi è piaciuto e voleste segnalarlo, io non mi offenderei eh, le segnalazioni si possono fare entro la mezzanotte del 31.01.2009

Certo che questo è proprio il post giusto per farvi questa richiesta...

12 gennaio 2009

Effedia

Quante parole mi hai insegnato?
Più di quante ne potessi imparare.
Dieci anni che te ne sei andato
e forse non lo so ancora accettare,
l'attesa di una nuova canzone
e la meraviglia di scoprire;
ricordo ogni passata emozione
per le cose che avevi da dire
non so se fosse canzone o poesia
era cibo per i miei pensieri
mi hai insegnato senza ipocrisia
che siamo migliori dei nostri desideri,
mi hai insegnato a comprendere
prima ancora di giudicare
e che prima del verbo "arrendere"
esiste il vervo "tentare".
Non so se sono una persona migliore,
se so discernere tra virtù e vizio
me se non sono sordo al dolore
posso solo dirti "grazie Fabrizio"

Ho tentato di trovare mille parole per un tributo che non avrei mai voluto fare, avrei voluto sentire mille altre sue canzoni ma non si può; ho tentato, lo giuro, ma erano così tante che mi si accavallavano in testa per la voglia di uscire; volevo ricordare tante cose ma sono troppe perchè troppe sono le emozioni che ho vissuto e le cose che ho capito. Fra i tanti pensieri ne estraggo solo uno, forte alla memoria.
Il primo album di Fabrizio De Andrè che ho comprato è stato "Le nuvole" e ricordo di aver tolto il cellophan come al solito, con un sorriso sulla faccia, e poi aver preparato il lettore cd ed aver preso le cuffie, una volta seduto e fatto partire la musica ho estratto il libretto e nella quarta di copertina, su uno sfondo verde oliva, scuro, c'era scritto:

"Io sono un principe libero e ho altrettanta autorità di fare guerra al mondo intero quanto colui che ha cento navi in mare."
SAMUEL BELLAMY, PIRATA DEL XVII SEC.

08 gennaio 2009

07 gennaio 2009

Sono vivo e sono qui

Sono vivo, nonostante in diciotto giorni diciotto in cui sono stato giù a casa mi abbiano fatto sentire come un'oca da foie grass; mi hanno fatto mangiare credendomi sciupato; ci deve essere un'illusione ottica per la quale chi sta a Milano sembra sempre sciupato nonostante sia ingrassato anche a stare lì.
Sono vivo, nonostante nei suddetti diciotto giorni diciotto abbia solo studiato (oltre a mangiare) e le mie cellule nervose, le due che mi funzionano...a turno, mi abbiano mandato ripetutamente a fare in culo.
Sono vivo, nonostante trenitalia ce l'abbia messa tutta facendomi viaggiare su un treno chiamato EuroStarCity (Sì, Cityemmuort...vabbè) che di "Euro" ha solo i 60 del mio biglietto, che di "Star" ha le stelle che mi ha fatto vedere e che di "City" ha il numero delle persone presenti sul treno, l'equivalente di una città. Ma io dico, si può far viaggiare un treno per quasi nove ore strapieno di gente in evidente overbooking con tutti i cessi (sì, cessi, non bagni, cessi) che non funzionano? Tutti eh, me lo sono girato tutto, il treno, non se ne salvava nemmeno uno, li avevano intasati TUTTI (perchè quando fai un evidente overbooking lo stronzo che è nascosto in molti di noi, viene fuori; in alcuni è già fuori ma questo è un discorso diverso e si andrebbe troppo oltre).
Sono vivo, nonostante sia riuscito per un soffio ad arrivare a casa prima di essere sepolto dalla neve.
Sono vivo, nonostante la stessa neve stamattina mi abbia fatto un attentato facendomi sbattere per terra come un polipo su uno scoglio senza, dopo, farmi sentire più tenero.
Sono vivo, nonostante causa neve (sempre lei), il mio esame sia iniziato due ore dopo il previsto.
Sono vivo, nonostante, per festeggiare l'esame andato bene...sì, è andato bene! Nonostante per festeggiare l'esame andato bene, dicevo, siamo andati a mangiare al MacDonalds (che festeggiamenti eh?!).
Sono vivo insomma, se proprio vi può interessare.

Il titolo del post allora? Volevo fare arrivare qui qualche fan di Baglioni per dirgli: RAGAZZI, MI DISPIACE, NON MI PIACE PROPRIO!!! :D

31 dicembre 2008

Delego gli auguri

Anna: Mario? Marioooo?
Mario: Eccomi, dimmi…
A.: Senti, ha chiamato…ma che ci facevi sul balcone con questo freddo?
M.: Ehm…niente…
A.: Niente? E lo vai a fare a meno due? Vabbè, dicevo che ha chiamato…
Driiiin Driiiin
A.: Ancora? Aspetta va…Pronto? Salve signora Marchetti, come va? Tanti augu…i babbi natale sul balcone? Ha visto? Quest’anno ho preso anche due renne di poliuretano che…come? I babbi natale che fanno? Si ingroppano tra loro a trenino?! E le renne gli su…oh mamma! Coi calzoni calati? Oh mamma…guardi, saranno caduti uno sull’altro…eh? Con questa scusa è nato il suo primo figlio? Ehm…ok, corro a rialzarli…buongiorno…
…
A.: MARIO!!!! Non facevi niente sul balcone vero?! Anche quest’anno?? Ma non ti piacciono proprio quegli addobbi!
M.: Mannò, è che Natale è passato e quindi pensavo avessero voglia di un po’ di svago.
A.: Tra di loro?
M.: Ma che ci posso fare se la befana non è ancora arrivata?
A.: Cretino! Pure le renne hai fatto partecipare? Povere bestie.
M.: Perché, loro non hanno diritto di divertirsi?
A.: Tanto non li butto i babbi natale scalatori, convinciti; ed adesso torna sul balcone e rimettili come stavano che ci sono i figli della Marchetti che mimano il trenino per casa, prima che prendano di mira il cane.
M.: Vabbè vado, ma ‘sti ragazzi invece di guardare i balconi dei vicini non potrebbero giocare alla playstation come tutti?!
A.: Hanno la televisione davanti alla finestra; ti vuoi muovere?!
M.: Uff…
…
M.: Fatto, contenta?
A.: Fammi controllare prima, non vorrei che insegnassi il Kamasutra ai vicini.
M.: Vista la faccia di quello qui accanto mi sa che gli servirebbe…
A.: MARIO!
M.: Ehehehehehe, allora, vanno bene?
A.: Sì, per fortuna ti sei trattenuto.
M.: Senti, ma chi era al telefono, prima?
A.: Te l’ho detto, la signora Marchetti.
M.: No, la telefonata prima di quella, mi stavi dicendo chi aveva chiamato.
A.: Ah, sì, era Bedrosian, ha chiesto se possiamo farli noi gli auguri per il 2009 ai suoi lettori, quest’anno.
M.: E lui non li può fare?
A.: Ma se non ha un idea decente da mesi!
M.: Anche questo è vero…e cosa potremmo augurare?
A.: Non so, un 2009 pieno di post di Bedrosian?
M.: Anna, guarda che di solito si augurano cose belle.
A.: Hai ragione, scusa. Allora i classici “felicità, salute e amore”?
M.: Aggiungici pure i soldi e facciamo l’oroscopo di Branko. I lettori di Bedrosian sono preziosi e fantasiosi, ci vuole qualcosa di speciale.
A.: Oh, a me non viene in mente niente, proponi tu qualcosa.
M.: Potremmo dire: “Vi auguriamo un 2009 in cui ogni giorno sia bello e felice da far sfigurare il precedente”, eh, che ne dici?
A.: Ma sai che per una volta hai detto una cosa giusta? Mi piace, ok, facciamo gli auguri così.
M.: Hai visto? Donna di poca fede, anche io quando voglio ci so fare. Senti, ma per stasera allora? Cenone?
A.: Con tutto quello che abbiamo mangiato? Sei pazzo? Cena macrobiotica!
M.: Macrobiotica?! Ma porc…ma almeno il cotechino con lenticchie a mezzanotte?? E’ una tradizione, dimmi che c’è il cotechino…
A.: Certo che c’è il cotechino.
M.: Meno male.
A.: Però è di tofu.


FELICISSIMO 2009 A TUTTI!!!!

30 dicembre 2008

Il penultimo dell'anno

E' il penultimo dell'anno ed io che faccio? Vi faccio un regalo di Natale in ritardo (in realtà lo fa Frankie Hi NRG MC) ma credo vada bene lo stesso. Lo so che non sto postando molto ma qualche genio a Milano ha deciso che la verifica orale del modulo che abbiamo fatto ci stava bene la facessimo il 7 gennaio...meglio se non commento!

Per farmi perdonare vi regalo questo video:
Il video l'ho tolto perchè non lo sopportavate più :D

E visto che Frankie è buono vi permette pure di scaricare l'mp3

25 dicembre 2008

Buon Natale...

Avrei voluto farvi gli auguri di Natale con un bel post di "Anna&Mario" (qualcuno se li ricorda?), ma non ho avuto tempo, magari lo farò successivamente. Per ora vi faccio i miei auguri con una delle canzoni che mi piacciono di più in questo momento...

Sono sulle mie ginocchia ed attendo una risposta...

BUON NATALE!!!




23 dicembre 2008

Attenzione ai particolari

Se una donna dice il vostro nome come se fosse il rutto di uno scaricatore di porto ubriaco, non chiedetele di uscire.

11 dicembre 2008

nonsolomamma

"nonsolomamma"
Claudia De Lillo
Ed. Tea

La conoscete Elasti, vero? Sì che la conoscete, non fingete, tanto lo so che ogni giorno vi andate a leggere nonsolomamma, lo so che ce la avete nel vostro reader ed ogni volta che appare un nuovo post correte lì a leggere le sue disavventure. Scommetto che alcuni di voi tentano anche di essere i primi a commentare, io ci ho provato ma al massimo sono arrivato quarto, era una notte insonne e volevo ridere ed allora sono andato su nonsolomamma a tirarmi su di morale. Tanto lo so che ci passano anche gli altri, sì, quelli seri, quelli del tipo "Io solo il blog di Grillo, che chiamo Beppe perchè ormai siamo intimi" o quelli "Nonsolomamma? Cos'è? Un sito di e-commerce per abiti premaman da sera?"; ci passano anche loro e leggono, magari hanno anche aperto qualche sito "serio", tipo quelli di notizie, che poi, "serio", non c'è niente di più "serio" del divertire...vabbè ma ora sto divagando; dicevo che anche se fingete di non esserci mai capitati su nonsolomamma io lo so che non è vero e anche se lo fosse, anche se la vostra connessione non avesse funzionato negli ultimi tre anni o foste appena tornati da "sette anni in Tibet", credo che una visita dovreste farla, tanto per fare la conoscenza di Elasti e cercare di capire come faccia a fare tutto (il suo segreto è che si è fatta clonare di nascosto ed in realtà sono quattro diverse); per leggere degli hobbit che crescono e ricordarvi vostro figlionipotefratello che fa le stesse cose (più o meno); per fare la conoscenza di Mister Incredible, l'uomo, ma che dico "uomo", di più, il barese che ha conquistato il cuore di Elasti, che vive una doppia vita, che insegna il dialetto ai suoi figli, che ha come massima trasgressione culinaria le cicorie bollite e vi assicuro, da buon barese, che un piatto di cicorie il giorno prima di una riunione importante è una trasgressione incredibile, dico di più, è un atto di sconsiderato coraggio. Insomma, fare la conoscenza di questi ed altri personaggi è una cosa per cui, secondo me, vale la pena farsi un giro sul suo blog ma se siete appena tornati dalla MIR come potete fare a recuperare il tempo perduto? Beh, basta il libro "nonsolomamma", dove la carta vi racconterà un anno della vita di Elasti e del mondo che le gira intorno e così, nel giro di poco tempo, sarete in pari e potrete commentare anche voi come gli altri e non vi sentirete esclusi. Dopo la lettura vi ritroverete a pensare "Beh, avere una Crisi nella vita non sarebbe poi un male"; dopo la lettura saprete dire "Mo ti a romb la cap" e conoscerete la fondamentale differenza tra un riduino ed un lisc' e buss' ma soprattutto, dopo la lettura sarete sicuramente un po' più divertiti. Per tutti gli altri, quelli che Elasti la conoscono e che hanno fatto di nonsolomamma la loro lettura quotidiana dico solo che il piacere di portarsi le pagine del libro in giro e scoppiare a ridere sul trenoautobustrammetroaereo vale davvero la spesa.

23 novembre 2008

Un giorno è molto poco

Che giorno era? Era venerdì, era l'ora di pranzo ed io guardavo davanti a me, in realtà non guardavo davvero davanti a me, fissavo un punto che era dentro la mia testa in cui si incrociavano parole in italiano e parole in inglese, magari anche un po' maccheronico, colpa o merito della lezione di lingua appena finita, colpa della fame, colpa della distanza. Non mi sono chiesto per troppo tempo “Lo faccio o non lo faccio?”, l'ho chiesto al mio cervello una volta sola e lui mi ha detto “yes”; perché contraddirlo? In fondo spesso ci prende ed allora lasciando agli eventi il campo libero in cui formarsi mi sono informato meglio che in una canzone di Battisti, mangiando come uno in libertà vigilata, ed ho preso davvero due cose due. Ancora una volta il treno notturno, troppe sensazioni da descrivere ora, magari un'altra volta; chiacchiere da scompartimento e rumore continuo nella notte. Non per tutti la vita si riannoda sempre, alcuni si ritrovano con il gomitolo in mano e l'unica cosa che credono sia possibile in quel momento è tranciare il filo di netto; così ha fatto qualcuno in quella notte, almeno così dicevano in stazione, dicevano che qualcuno non c'era più ed allora ti accorgi che forse si è più egoisti di quanto non sembri se la cosa migliore che ad alcuni è venuto in mente di dire è “ma non poteva scegliere un altro modo così non facevano ritardo?!”, non so, mi dà molto da pensare e non tutti i pensieri sono gentili. Poi però la notte ci ha ripreso ancora una volta e ci ha spinto dove volevamo andare, dove dovevamo andare ed il venerdì è diventato sabato e la notte giorno. Ho trovato il freddo a casa, quello meteorologico, pioggia vento e freddo; tanto di quel vento che anche il ramo di un albero ha avuto voglia di venirmi a salutare in macchina ma era un ramo antipatico e lo abbiamo scansato. La stanchezza è una specie di zaino che ti porti sulle spalle ed ogni ora che passa diventa più pesante, però magari vedi certi sguardi colossali e, come cantava Benigni, come non perdersi in certi sguardi colossali? Quando ci si perde così gli zaini pesano meno, pesano meno le ore ed i chilometri ed allora non ti sembra tanto una follia partire una notte di venerdì per tornare un mattina di domenica, non è poi una così grande cazzata farsi più di milleseicento chilometri tra andata e ritorno, non è questo grande sbaglio viaggiare diciotto ore per poco più di ventiquattro con il proprio cuore che si riempie. Ora è domenica ancora per poco e penso che un giorno sia molto poco, ma è meglio di niente.

14 novembre 2008

Compartimenti stagni

Spesso mi chiedono come faccio, sì, mi chiedono come faccio. Anche io me lo chiedo spesso, come faccio; come faccio a ricordarmi particolari, piccoli, infinitesimi, ed evitare di pensare al concetto generale. Come faccio a ricordarmi facce e scordare i nomi e vivere le sensazioni e lasciarmi scivolare addosso altre cose. Mi domandano come faccio a stare in piedi, ritto, sotto colpi che abbatterebbero una sequoia e poi farmi sbattere per terra da un soffio di vento, da uno sguardo. Me lo chiedo anche io, spesso, come faccio ad essere irascibile e calmo insieme e distintamente, come faccio ad avere il sangue che ribolle e le mani ferme e poi voce tremante senza un motivo apparente. Mi guardano in faccia e me lo chiedono; mi chiedono come faccio ad avere lo sguardo sornione e la voce interessata oppure la voce stanca e lo sguardo sveglio. Ho il cervello a compartimenti stagni, forse, che apro e chiudo quando mi serve e basta, forse ho la vita a compartimenti stagni e mi lascio piovere addosso quando mi sento il sole dentro e poi ci sono giorni in cui il cielo è azzurro ma non lo guardo. Mi chiedono come faccio, come faccio ad essere ansioso quando ho sempre dimostrato di sapere, me lo chiedo anche io da anni e non lo so; è il cervello a compartimenti stagni, forse, ne chiude uno e ne apre un altro ed allora è tutto nuovo e come prima. Mi chiedono come faccio ed anche io me lo chiedo e mi chiedo anche: perchè tutte queste domande?


Primo modulo andato! Due giorni di quasi riposo.

08 novembre 2008

Un tizio alto con gli occhi chiari

"Vengo a Milano per un convegno, ci facciamo una pizza?" Ma quando una blogstar ti dice così puoi rispondere di no? Ma ci mancherebbe! Poi capita che lo dici ad un altro blogger, ma che dico blogger? Un altro amico! Ma la pizza dove? Beh, un posto ci sarà qui a Milano...uno solo?! Seeee, un'infinità! E poi ti chiama un parente, una colonna qui, uno che per me è una bombola di ossigeno, e ti fa "Vado in pizzeria con dei colleghi, vuoi venire?", gli dici di no? Macchè! Gli dici "Sì, siamo in tre". Allora tra metro e strada ti ritrovi davanti alla pizzeria che chiacchieri con l'amico ed aspetti la blogstar, che come tutte le blogstar si fa aspettare perchè si perde con il navigatore poi arriva questo tizio alto con gli occhi chiari che ti dice "Domenico?" che l'aspirazione della "c" è meglio del suo avatar e lo riconosci al volo. Passano via due birre, fritti misti, pizza con la bufala e torta ricotta e pere in mezzo a risate e racconti di vite passate lontane e vicine e ti accorgi che la blogstar è proprio come te la aspettavi, anche se così, in giacca e cravatta sembrerebbe quasi un mio collega di master. Ti saluti molto felice dell'incontro e ti dici che è davvero troppo tempo che non vedi Firenze.

04 novembre 2008

Accidentally...

La caffettiera borbotta sulla fiamma e la schiuma mi si asciuga sulla faccia mentre mi guardo col rasoio in mano, mi allargo un occhio e poi un altro, il colorito è normale, saranno le borse a stonare. Passo la lama sulla faccia avanti ed indietro facendo cambiare colore alla schiuma che diventa di un bel rosa tipo salsa tonnata mentre corro a spegnere il caffè prima che bruci e diventi ancora più schifoso di quanto già è. Devo ancora fare colazione e doccia e le lancette dell'orologio girano sempre dallo stesso lato, ma non si annoiano mai? Decido di bere la mia tazza di latte sotto la doccia ma mi persuado che il latte durerebbe troppo allora con una mano mi verso il latte e con l'altra il caffè, mi ustiono bestemmiando tra i denti e mi rovescio addosso il contenuto della tazza il che mi fa accorgere che sono pronto per mettermi sotto la doccia perché oltre al palato mi ustiono altro. Mi infilo in bocca biscotti per l'equivalente di una colazione equilibrata, tutti in una volta ché non ho tempo, rischio di soffocare e di dovermi tracheotomizzare da solo, lo faccio però sotto la doccia che, nell'ordine, passa da calda a ghiacciata a bollente a ustione con bolle, ma tanto, ustione più, ustione meno, non ci faccio più caso. Pattino sul pavimento uscendo dalla doccia e sento menisco e legamenti del ginocchio che recitano il rosario e mi sa che vengono ascoltati perché raggiungo la camicia che, previdentemente, avevo uscito già ieri, certo potevo sbottonarla invece di cercare adesso di estirpare i bottoni uno per uno. Decido di infilarla dalla testa sperando che la stessa, per una magia voodoo sia rimpicciolita tanto da passare dal collo chiuso, però ho come la sensazione di aver dimenticato qualcosa. Salto a piè pari nei pantaloni evitando di fratturarmi una gamba solo perché non avrei saputo come giustificarmi con il 118 quando sarebbe venuto a prendermi, alzo la cerniera e capisco cosa mi ero scordato: l'intimo va messo prima!. Sono tentato dal lasciare le cose come stanno ma poi penso che, con la fortuna che ho oggi, magari i miei ormoni mi regalano pure una bella figura di merda ed allora, cercando di bestemmiare il meno possibile torno sui miei passi e ricomincio da capo con l'abbigliamento. Ho quasi finito, devo solo fare lo scorsoio alla cravatta e sono pronto, mi sorrido allo specchio perché, dopotutto, fuori c'è il sole, è dietro i litri di pioggia e le nuvole ma c'è. Infilo la giacca ma manca qualcosa, ci penso mentre cerco di ingoiare quei due o tre etti di biscotti che si sono fermati ad osservare il panorama dal piloro come fossero affacciati dalla grave delle Grotte di Castellana poi penso che è tardi e che i biscotti scenderanno da soli. Naturalmente l'ascensore è da qualche parte che non è il mio piano ed allora scendo a piedi e naturalmente è al piano terra che mi accorgo di non aver preso né la borsa né il cellulare e si torna su, un po' di moto fa bene, magari i biscotti si stancano e decidono di scendere. Alla fine arrivo in orario dove devo arrivare e mi domando perché nessuno mi ha avvisato che oggi si entrava più tardi.



Ho scritto questo pezzo "sotto l'effetto" di questa canzone, era da tanto che non scrivevo "sotto l'effetto" della musica e mi ha fatti bene...a proposito, questo è il mio DUECENTESIMO post...

30 ottobre 2008

Tanto per farti rosicare Giù...



Stasera sono andato a vedere lo spettacolo di Proietti, questa cosa qui non l'ha fatta ma, credetemi, non importa, è bastato il resto.

27 ottobre 2008

Due giorni via

Reimmergermi nel mio oceano personale è stato come smontarmi, ripulirmi e rimontarmi, prendermi pezzo per pezzo e sbatacchiare via la polvere, il sedimento dei giorni. Mi sono costretto ad un viaggio della speranza, un giovedì in treno guardando la notte che si dipanava fuori dal finestrino e addormentando il cervello solo per poche brevi pause e per il resto contare le luci gialle che ogni tanto apparivano sul tappeto nero. L'arrivo il venerdì mattina mi ha visto camminare e guardare avanti sorridendo e non vedere nessuno, nemmeno mio padre che mi era venuto a prendere e poi crollare sul divano, a casa, vincitore della maratona con me stesso, senza nemmeno alzare le braccia al cielo ma appoggiando la testa sul bracciolo e facendomi cullare dalle mura familiari. Dovevo essere pronto, quanto meno non troppo stanco, per tuffarmi nel mio oceano, quell'oceano di azzurro che mi ritrovavo davanti tutti i giorni davanti perchè tatuato nella parte interna del mio cervello. Sembrerà strano ma ci disabitua a certi gesti e quando ci si ritrova bisogna togliere la pellicola che si ha sui ricordi, la pellicola che ci abbiamo messo sopra per evitare che si sgualciscano con lo smog; ma è come andare in bicicletta e dopo aver sbandato un po', i piedi vanno da soli e si ritorna a nuotare nell'oceano. Magari si accumulano energie per un altro periodo lontano però pesa tanto perchè andare di nuovo via pesa ancora di più, lasciare le solite piccole battaglie della famiglia, lasciare che l'oceano diventi di nuovo lontano e ricominci ad essere un'immagine sul retro degli occhi, lasciare mio nipote che non si spiega perchè lo zio se ne vada di nuovo via e non voglia rimanere lì nonostante lui glielo chieda; il viaggio di ritorno pesa ancora ancora di più della notte in treno perchè la notte un po' è dentro però con un sacco di immagini nuove a farmi compagnia.

20 ottobre 2008

Fuori come va?

Le cose nuove hanno tutte un sapore strano, come un frutto esotico sconosciuto; non sai mai che gusto avrà quando lo morderai e sulle prime difficilmente ti piace. La notte non mi ha portato consiglio anzi, tutt'altro, mi ha portato pensieri che, uno dietro l'altro, non ho fatto in tempo a fermare e così, tra le spire delle lenzuola, ho teso l'orecchio ad una zanzara, ce ne sono tante qui, che ha insistito per tenermi sveglio, come se i pensieri non bastassero. Una volta che la luce è arrivata mi sono alzato ed i dubbi insieme a me, non se ne sono stati nel letto a riposare, no, si sono fatti la doccia e mi hanno consumato l'acqua calda e la calma. Mi sono vestito di tutto punto come alla prima comunione, al matrimonio di un amico, al funerale di un'idea; mi sentivo positivo e meno male, se fossi stato negativo non so come mi sarei vestito. Ho fatto i passi fino all'ascensore contandoli uno per uno, ho guardato i tasti della pulsantiera e premuto "zero", proprio il livello a cui mi trovo. Ho preso l'aria sulla faccia dopo un "buongiorno" ed ho guardato il cielo, non sembrava nemmeno quello di qui, talmente era azzurro come per ricordarmi il cielo che ho lasciato. Devo smetterla e mettere i piedi uno di fronte all'altro e respirare, aria dentro, aria fuori, aria dentro, aria fuori, guardo il semaforo ed aspetto il verde; oddìo, aria dentro, mi ero scordato. Guardo questo palazzo enorme di vetro e verde e la sua entrata e le sue scale, eccomi qui con l'ultimo respiro a calmare i muscoli che scendo le scale e mi guardo in giro. Inizio a cercare degli occhi con lo stesso sguardo che si muove in giro e dico "ciao" ed incontro tante persone tutte diverse e tutte uguali, tante facce che raccontano storie diverse. Lo so che tutti hanno una storia da raccontare, sono una storia da raccontare, che sia una faccia più sicura, un passo più incerto, un tremito dei nervi; non sono l'unico nervoso, lo so, lo sapevo ma non conforta, a dire la verità. Tanto lo sapevo, sento il peso delle cose nuove, l'ho sempre sentito; per fortuna i miei occhi funzionano ancora, le mie orecchie pure e quando queste cose vanno si capiscono tante cose e ci si accorge che il mondo è fatto di tante facce sulla stessa barca. Arrivo alla fine del giorno con i muscoli della schiena duri per la tensione e mi chiedo ancora dei motivi che non mi servono a niente; per fortuna non ho nemmeno il tempo di pensare tanto so che i pensieri torneranno insieme alle zanzare. I giorni poi vengono uno dietro l'altro e diventano due e poi quattro e la prima settimana se ne va ed in fondo i pensieri alla fine si dipanano, si annodano con altri e si sciolgono ancora ed io continuo a mettere i piedi uno dietro l'altro e guardo davanti.

14 ottobre 2008

Sulle montagne russe della vita

Si va così veloce che ti manca il fiato, curve, salite, discese, viste opache dalle lacrime negli occhi, e pensare che fino ad un attimo prima tutto scorreva placido lungo un binario dritto, talmente placido che pur avendo il tempo di guardarsi intorno, le lacrime venivano agli occhi per gli sbadigli e tutto diventava opaco per la noia. Quando si va così piano ci si fa tante domande, vero, amico mio? Ci si chiede, un po' svogliati, “ed ora che si fa?”, magari con la testa appesa allo schienale ed i piedi appoggiati al sedile di fronte. Si sbadiglia ed alla fine dello sbadiglio ti guardi a destra ed a sinistra e quello che vedi non ti è di alcun interesse, magari intorno a te gli altri sono entusiasti e felici e tu invece hai quasi sonno; poi ti assale un dubbio: “Ma ho sbagliato qualcosa? Magari non è questo il posto per me” e mentre te lo chiedi, preoccupato, sembra che i binari sotto di te spariscano, mostrando l'infinito, ed invece è solo un cambio di scenario ed all'improvviso ti trovi a farti mozzare il fiato. La vita è così amico mio, c'è chi ti dirà di fermarti e tornare ad andare piano, chi di cambiare strada, ma sulla giostra ci sei tu e, beh, se ti va di starci assicurati che la barra di protezione sia salda, alza le braccia al cielo, urla, ridi e va fino in fondo.

07 ottobre 2008

Un veloce aggiornamento

Beh, l'avventura è cominciata, sono a Milano, non so dirvi ancora come mi sento perchè il mio cervello deve ancora macinare tutto e poi...ci sono qui i miei e quindi non posso ancora definirmi "staccato" da tutto il resto. Non vi nascondo che le mie notti sono insonni ed i pensieri tanti ma, come mi ha detto una persona cara, affonterò le cose un passo alla volta e vedrò cosa sono capace di fare. Per adesso vi saluto tutti, appena mi sarò stabilito per bene (e magari, se i tizi della vodafone mi attivano la connessione, sarebbe pure più facile) tornerò ad essere attivamente presente sul mio e sui vostri blog.

02 ottobre 2008

La verità, vi prego, sul dottore

Lo incontrai una sera in un bar, lui ed il suo bastone erano appesi al banco. Era ubriaco, lui; il bastone aveva preso solo un’acqua tonica. Mi avvicinai e gli chiesi: “E’ libero?”, indicando lo sgabello vicino al suo, fece una smorfia “No, ci è seduto l’uomo invisibile”. L’alcool non aveva cancellato il sarcasmo. Continuava a riempire un bicchiere con del whiskey ed a svuotarlo subito dopo; appoggiato vicino al bicchiere c’era l’altro suo inseparabile compagno, un piccolo contenitore cilindrico, marrone, semitrasparente, con il tappo bianco; non avevo bisogno di leggere l’etichetta per sapere cosa contenesse: Vicodin. Ogni tanto ne prendeva un paio, nemmeno fossero confetti. Ordinai al barista un whiskey anche io e ci feci aggiungere il ghiaccio, odio i superalcolici nudi. “Ghiaccio…tzè! Potevi fartelo allungare direttamente con l’acqua, allora”, aveva parlato con una voce nemmeno troppo impastata; “Me lo ha prescritto così il medico, è una cura sperimentale”, “Sarà stato uno di quelli con la laurea scritta a mano con il pennarello”, “Beh, almeno non mi ha prescritto un cocktail di antidolorifici e whiskey, dicono che le due cose non vadano molto d’accordo”. Prese il tubetto e lo guardò con i suoi occhi di ghiaccio, “Ho organizzato un summit, sto cercando di fargli fare pace”. Mi girai di tre quarti per guardarlo meglio, anche con la schiena curva sul bicchiere era alto, “Ma non fa prima a darsi una coltellata nel fegato?”, “Farei prima anche dandomi una martellata nei coglioni eppure continuo a parlare con te; mi piacciono le cose lunghe e dolorose”. Ottima risposta, avrei potuto dirgli che la pensava così perché non aveva mai incontrato Rocco Siffredi ma alzai il bicchiere per un brindisi virtuale ed aggiunsi “Non so, visto quanti antidolorifici prende, non credo le piaccia molto il dolore”, mi guardò sorridendo, “Naaaaa, lo faccio perché non voglio che mi distragga, voglio godermi a pieno il dolore mentale.”. Continuò a guardarsi riflesso nello specchio dietro il barista fino a quando, come se si fosse ricordato una cosa, mi guardò spalancando gli occhi, “Ma tu perché mi fai tutte queste domande? Ci stai provando? Guarda che non sei il mio tipo. A me piacciono biondi” e tornò a bere guardando diritto davanti a se; risi, “No, no, niente del genere, sono uno scrittore, sto scrivendo un libro su un medico misantropo e geniale”, alzò un sopracciglio, “Cos’è, i soggetti interessanti erano finiti? Potresti scrivere un libro su un barista. Sam, per esempio, ascolta un sacco di storie interessanti”, guardò il barista che asciugava i bicchieri perso dentro una goccia secca sul bancone, “Hey Sam, con quante persone hai parlato oggi?”, il barista sì svegliò e ci guardò bovinamente, “Compreso te?”, “Sì”, “Due”, “E l’altra?”, “Aveva sbagliato numero” e tornò a perdersi dentro la goccia secca. “Vabbè” disse, “Sam non è l’esempio migliore ma nemmeno io lo sono” e chiuse la frase come una sentenza definitiva. Non volli demordere, “Lei scrive?”, “No, non ho mai imparato, le ricette per i pazienti le mimo al farmacista”, fece uno sbuffo con il naso, come se fosse una risata; ricominciai a parlare rivolgendomi al vuoto, “Ormai quasi tutti scrivono, grazie ai blog; lei ha un blog?”, “Sì, ci metto su le foto della Cally nuda”, “Avrà un sacco di contatti”, “A milioni”, altra chiusura da sentenza; il bastone cominciò ad innervosirsi ma non volli desistere, avevo una domanda da fare e desideravo la mia risposta. “Insomma, lei non ha un hobby?”, “Io suono”, “Cosa?”, “I tizi troppo curiosi”, “Andiamo dottore, stiamo solo facendo una chiacchierata”, “Chiacchierare è un’attività che tendo ad evitare, si ascoltano troppe stronzate”, terza e definitiva sentenza; si alzò reggendo il suo bastone, pagò per entrambi e si voltò verso la porta; quando fu con la mano alla maniglia glielo chiesi: “Come fa a trovare sempre la diagnosi?”, si girò verso di me fermo sull’uscio del bar, “Ho un gran culo” e se ne andò.

Ora, prima che mi linciate, io adoro il soggetto in questione, rivedrei le sue avventure più e più volte.

29 settembre 2008

Meglio andare a piedi...

L'idrovolante color senape sembrava quasi fermo stagliandosi nel cielo azzurro, scendeva piano verso chissà dove ma l'uomo alla guida della bravo metallizzata non lo vide, forse perchè era intento a scrivere un sms mentre si trovava sulla corsia di sorpasso più esterna, delle tre di cui era composta la statale. Se fosse stato più attento certamente si sarebbe accorto che due corsie più a destra, in un vecchio modello di polo, un signore con gli occhiali parlava al telefono mentre leggeva una lettera, aperta sul volante; se se ne fosse accorto magari gli avrebbe fatto un colpo di clacson per richiamare la sua attenzione sulla tipo grigia che si immetteva a tutta velocità sulla strada con unico deterrente delle inutili luci d'emergenza accese. Anche lui però, in quel caso, avrebbe fatto caso alla mercedes con dentro i quattro ragazzi che dimostravano la loro incapacità nel sorpassare sbandando ed invadendo le corsie a sinistra e a destra. Meno male che il vecchietto che, piazzato sulla corsia centrale ad una velocità talmente bassa da rasentare l'immobilità, non si è accorto di niente altrimenti avrebbe potuto spaventarsi e dare un movimento inconsulto magari dando fastidio alla moto che lo sorpassava da destra...forse è meglio che la prossima volta me ne vado a piedi!

Io questi soggetti li ho incontrati davvero 'stamattina, per fortuna non tutti insieme! E pensare che nessuno di loro indossava il cappello.

25 settembre 2008

Un'opinione please

Mi stavo facendo un po' di conti di quanto costerà il mio periodo milanese e sono andato in crisi ipoglicemica. Vi roderebbe tanto se mettessi gli adsense googleiani?

20 settembre 2008

Il mistero degli uomini che fanno culo

Il cellulare si agitava sulla scrivania come se fosse posseduto, ad ogni vibrazione ruotava di un quarto di giro e si illuminava ad intermittenza, oltre ad emettere a tutto volume un trillo fastidiosissimo. Ero convinto di averlo spento prima di infilarmi sotto la doccia, per questo, imprecando, uscii dal bagno solo con un asciugamano addosso piombando nel mezzo di una riunione della Tupperware che mia madre aveva indetto quel pomeriggio, senza avvisarmi o, con maggiore probabilità, mi aveva avvisato ma io avevo lasciato il cervello sul comodino e la mia soglia di attenzione era stata pari a quella di un deputato durante un question-time sul riordino delle unità locali. Mi trovavo davanti a dodici donne che mi guardavano tenendo sospese a mezz’aria le tazzine con il the; mia madre con un colpetto di tosse disse solo: “Questo è Bedrosian, mio figlio”, “Simpatico, ma cosa ci fa con un turbante in testa?”, aveva parlato la donna al suo fianco, “Quale testa?”, disse la signora che mi stava più vicina. La rappresentante della Tupperware si scosse dal torpore e continuò la presentazione dei prodotto: “Ora vorrei mostrarvi un comodo contenitore per i salumi”. Il telefono continuava a reclamare attenzione e mi diressi verso la mia stanza, non prima di sentire la più anziana proporre a mia madre casa nostra come sede fissa degli incontri; avrei dovuto assolutamente trovare una magia baol per cancellare loro la memoria. Il display del cellulare mi comunicava che a cercarmi con tanta insistenza era il Gran Consiglio Baol; ecco perché squillava, le loro chiamate arrivano anche a cellulare spento. “Risponde la segreteria telefonica di Bedrosian Baol, sono momentaneamente assente, lasciate un messaggio dopo il segnale acustico…beeeep”, tentai, “Bedrosian, finiscila, ci provi tutte le volte, lo sai che non ci caschiamo; perché non hai risposto subito? Eri occupato?”, “No, di solito lo spengo quando non ho un cazzo da fare ed aspetto una telefonata importante… sì che ero occupato!”, “Ah, mi dispiace, spero che non ci siano stati troppi problemi”, “Noooo, a parte dodici signore con il sonno turbato a cui mia madre adesso starà probabilmente dicendo che uscire nudo dalla doccia con un asciugamano in testa fa parte della mia religione? Oppure la scia d’acqua tipo Rio delle Amazzoni che dal bagno arriva qui in camera e per la quale la sunnominata madre santierà fino a far accartocciare il calendario di Frate Indovino in cucina? Nessun problema”, “Meno male, mi stavo preoccupando”, “…”, “Comunque ti chiamo perché c’è un’emergenza per cui serve un Baol di primo livello”, “Cioè?”, “Cioè di livello A, come te”, “Scusa, toglimi una curiosità, ma tu questo lavoro come lo hai ottenuto?”, “Con un concorso”, “Un gratta&vinci?”, “No, ho fatto un esame con una commissione, il presidente mi ha chiesto ‘come si entra nel Gran Consiglio Baol?’ ed io ho detto ‘Dalla porta principale’ allora mi ha guardato e mi ha detto ‘Bravo, il posto è tuo’ “, “E tu?”, “Ed io ho risposto ‘Grazie papà!’ “, “Vabbè, comunque con ‘Cioè?’ intendevo chiederti che emergenza è”, “Ah sì, a Trento ci sono due a cui gli uomini fanno culo”, “E beh? A parte che c’è a chi piace ma a me cosa importa, non abbiamo una sezione speciale per le richieste sessuali?”, “No, non hai capito, a queste due gli uomini o non le cagano nemmeno di striscio o le cagano solo gli impresentabili e quando lo fa uno presentabile scappa dopo pochissimo. Loro danno la colpa al pianeta bastardoporco”, “Seeee, ma saranno due racchie, il pianeta bastardoporco non è mica così crudele, ti manda qualche fregatura ogni tanto, se lo fai arrabbiare, ma niente di più; guarda me, l’ho fatto incazzare spesso ma comunque ho una splendida ragazza”, “Probabilmente lei lo ha fatto incazzare molto di più…”, “Vabbè, comunque sarà sicuramente un falso allarme, perché ci deve andare un baol di livello A?, “Perché è stata fatta una apposita richiesta e sai bene che un baol non può rifiutarsi”, “Uffaaaaa… ma Trento è a millemila chilometri da qui, che palle! Va bene, parto subito, prima che le amiche di mia madre si inventino la scusa che vogliono qualcuno per portare la spesa a casa”. Ero nervoso, sapevo che non avrei trovato un volo in così breve tempo ed infatti nemmeno con la persuasione baol riuscii a convincere la tizia dell’agenzia. Il mio vicino in treno aveva tentato di attaccare bottone già sulla scaletta del vagone, per fortuna l’induzione del sonno è una cosa che insegnano al primo anno della scuola per baol e quindi non avevo avuto problemi; certo, colpirlo con la valigia fingendo di farla cadere, aveva aiutato. Durante il viaggio ero arrivato alla conclusione che mi sarei trovato di fronte due vecchie cariatidi, due zitellacce brutte e baffute che si facevano passare il singhiozzo a vicenda semplicemente guardandosi in faccia. Sicuramente il Gran Consiglio voleva punirmi per la cazzata fatta all’ultima festa di fine anno; durante il mio classico spettacolo di magia avevo chiesto al pubblico che gioco volevano che eseguissi, ‘Fai sparire l’oca’ mi dissero ed io per sbaglio avevo fatto svanire la moglie del baol supremo. Ormai ero davanti alla porta di ‘cessa e più cessa’ , presi fiato e coraggio baol a pieni polmoni e bussai. Mi venne ad aprire una gnocca da paura, una bionda con due occhi verdi ed un profumo di pesca che nemmeno in Emilia a giugno in un campo di nettarine si sente così. Pensai che doveva essere sicuramente la badante slovena delle due vecchiacce “Io – sto – cercando – le – signorine – Cally Callisti – e – Mafy Mafaldi – sono – in – casa?”, parlavo scandendo le parole, magari non capiva benissimo l’italiano, ed infatti mi guardava stupita poi disse: “Cally sono io e lei è?”, “Un imbecille… ehm, mi chiamo Bedrosian Baol e mi manda il Gran Consiglio Baol su vostra esplicita richiesta”, “Uh, uuuuuh, Mafyyyyy, Mafyyyyyy, vieni, c’è il baol che abbiamo richiesto”. Sinceramente a quel punto le mie certezze iniziavano a vacillare ed i primi dubbi ad assalirmi, ‘Magari adesso arriva una mascolina, uno scaricatore di porto insomma e si scopre che sono una coppia omo, ma perché chiedersi il motivo per cui gli uomini fanno culo?’ questi pensieri mi giravano in testa quando dalla porta sul corridoio apparve un’altra bionda, un po’ più alta, con gli occhi azzurri ed un sorriso da far pagare l’eccedenza dell’Enel. Come cavolo era che a queste due gli uomini facevano culo? Avevano tentato di far esplodere il pianeta bastardoporco? Facevano sacrifici umani? Trento era la città con la più alta densità di cretini del pianeta terra? Pensai all’esito delle ultime elezioni politiche e questa ipotesi si fece plausibile a livello nazionale ma dovevo indagare. Mentre mi accomodavo diedi un’occhiata in giro per cercare degli indizi, magari qualche cadavere nascosto. Ci sedemmo al tavolo della cucina, loro due da un lato ed io di fronte “Spiegatemi la situazione” dissi; le due fecero un movimento sincronizzato per scuotere le chiome bionde, a destra e sinistra, che nemmeno i cavalli nei vernissage. Per fortuna il ‘Tum’ sotto il tavolo lo sentii solo io, oltre al dolore; il video dello scuotimento dei capelli avrebbe dovuto essere venduto in farmacia al posto del Viagra. Il mistero degli uomini che fanno culo si infittiva.

Beh, care le mie derelitte, come promesso ho scritto il post, adesso sta a voi continuarlo, accettate la sfida?

19 settembre 2008

Parole...

No, non le ho perse, lo so dove sono, sono nella mia testa tutte ammassate che aspettano che, come al solito, infili la mano, ruzzoli un po' e ne tiri fuori un pugno. Di solito faccio così, poi spargo le parole sul foglio, quelle si distribuiscono come lo shangai, avete presente? Quel gioco dei bastoncini che vanno tolti uno la volta senza far muovere gli altri; le mie parole si mettono così, ingarbugliate, io poi, piano piano le prendo e le metto in ordine, in quello che io posso definire "ordine", un mio ordine personale, magari a voi non danno nessun senso di ordine ma a me sì; quelle parole messe in fila a dire qualcosa mi calmano, ogni volta che scrivo, alla fine ho un piccolo sorriso sulla faccia e so che il tempo che ho speso nello scriverle non l'ho buttato e visto che per quasi tutto il resto di quello che faccio, Oceano a parte, ho la sensazione di buttare via i minuti, è una cosa che mi fa stare bene. I minuti, gli spiccioli della vita, come spiccioli li utilizziamo, li buttiamo via e poi quando facciamo il bilancio ci accorgiamo di aver dilapidato un patrimonio e di stare peggio dell'Alitalia. Io di parole ne ho, di idee ne ho, stanno sedute lì e si chiedono la mia mano quando arriva, ma arriva, lo sanno che arriva, solo che si scocciano un po' ed io spendo i miei spiccioli nella non voglia, perchè non è che non ho tempo, no, io non ho ossigeno e senza ossigeno i pensieri sono anemici oppure sono stronzate.

15 settembre 2008

Ma cosa sono alcuni di noi? Umani? Non credo!

Di solito i miei post sono "originali", li scrivo io, sono le cose che penso e che dico; di solito le parole che appaiono qui sopra le ho partorite io, magari ispirato da qualcosa o qualcuno ma sempre mie, di solito...questa volta faccio uno strappo alla regola e posto una cosa che ho letto, girovagando tra i blog, una cosa che mi ha fatto accapponare la pelle e venire le lacrime a gli occhi, leggetela anche voi, è qui.

11 settembre 2008

Ma uffa!

Dopo la salute, l'educazione scolastica, la cultura ed il tempo libero, adesso pure andare a puttane diventa una cosa per ricchi...eccheccazz...

10 settembre 2008

La cura del gorilla

"La cura del gorilla"
Sandrone Dazieri
Ed. Einaudi - Stile Libero

Eccomi qui, a più di un anno dal mio primo incontro con il gorilla, che leggo il secondo della serie; dovrei aumentare il ritmo, non si può far passare così tanto tempo tra una sua avventura e l'altra. Certo, la vita fa certi giri assurdi che non si sa quando si ripropone la congiunzione astrale di trovarsi in libreria proprio in quel momento lì in cui vuoi comprare quel libro lì, sì, vado per congiunzioni astrali nei miei acquisti librari, non si era capito? Magari mi consigliano un libro ed io voglio assolutamente comprarlo ma poi, capito in libreria e non ne ho voglia, sono ben strano eh? Vabbè, come con il primo, anche in questo caso la lettura è andata veloce e divertita, con intrecci che si dipanavano man mano che si leggeva ma soprattutto, con la classica ironia di Dazieri che spunta fuori nei dialoghi di cui sono intrisi. Il film non l'ho visto perchè l'unica volta che lo hanno trasmesso in tv l'audio era fuori sincrono con il video, faceva venire la labirintite.

Si vede che non ci sto con la testa in questo periodo, ho lasciato passare il secondo compleanno del mio blog così, senza nemmeno dire niente. Ebbene sì, lo scorso 2 settembre questo blog ha compiuto due anni; avrei voluto festeggiarlo con un bel post ma ero a Milano che mi cucinavo i miei famosi "piedi bolliti"...ah, per la cronaca, non ce l'ho fatta, l'ansia mi ha battuto ancora una volta ed ho rinunciato al "cesso elettrico".

07 settembre 2008

Com'è andata...

La banchina della stazione in attesa del treno, un'ansia nascosta male ed un saluto veloce all'accompagnatore. Una borsa più pesante di quello che sembra, come la mia testa. Un'alba splendida e rossa che spunta dal mare ed un rumore periodico e continuo sulle rotaie; sedili che si riempiono ad ogni stazione e tante facce diverse, qualche frase, le polemiche della fila accanto. Un arrivo in orario in una stazione immensa ed un'afa inaspettata delle tre di pomeriggio; un amico-parente con il sorriso sempre pronto come un'oasi nel deserto. Un guardarsi in giro spaesato e stanco e poi già l'inizio della ricerca e cartelli e telefonate; "salve, chiamo per il monolocale" e prezzi assurdi e cessi elettrici e primi piani e mansarde. Una persona nuova, una cena tranquilla ed una notte normale, breve come ormai tutte le notti. Un'altra giornata di ricerca e di afa e prezzi stellari per quattro pareti spoglie ed il luogo che mi vedrà quasi ogni giorno e le facce di quelli che sputa fuori, i vestiti di quelli che sputa fuori: abitogiaccacravatta ed io come un salmone controcorrente. Un pranzo da solo ed altre facce, tante; una signora senza casa con il suo impermeabile giallo che discute in una lingua che non esiste, con persone che non si vedono. Di nuovo in sella alle mie gambe in mezzo al caldo, come un cercatore d'oro d'altri tempi ma l'oro giustamente costa caro. Una doccia e via, fuori lasciando cervello e pensieri a casa, una pizza con l'amico-parente che Dio lo benedica che c'è, risate vere. Un saluto veloce ad altre persone e poi un'altra notte normale, breve come ormai tutte le notti. Un'altra giornata di caldo, domandarsi "ma non pioveva sempre, qui?!" e facce di mille paesi diversi, più difficili da capire ed un ragazzino manolesta che si accorge in tempo che lo guardo ed una signora ha ancora il suo cellulare, certo, se lo porta così non lo manterrà a lungo. Una persona conosciuta ma mai incontrata ed il piacere di incontrarla nonostante le sigarette ed ancora il luogo che mi vedrà e le facce che non sono io; mille volte chiedermi "chi me lo ha fatto fare?" e constatare di quanto diverso sono e di quanto voglio rimanere tale. Ansia, fedele compagna insieme a suo fratello sconforto ed un altro pranzo da solo e la sorpresa di una faccia conosciuta; un altro giro di ricerca ed altre mura e poi casa e doccia e una frase che ti fa stare bene e poi via di nuovo, correre via più veloce dei pensieri. Telefonate amiche ed altre formali e la consapevolezza di dover prendere una decisione: una cosa che mi mette ansia ma che costa meno o un costo maggiore con un po' meno ansia? Un'altra notte normale, breve come ormai tutte le notti e poi l'ultima giornata di ricerca ed altri appuntamenti formali che fanno saltare quello con un parente stretto e quindi l'ennesimo pranzo da solo; l'ultima camminata nel caldo prima della partenza con i piedi che ormai chiedono pietà e sempre tante cose viste che girano in testa ma senza una decisione presa. La scoperta di un costo aggiuntivo non considerato e la quasi convinzione di optare per un po' d'ansia ma con risparmio. Un'altra serata con altre facce nuove ma soprattutto con un amico vero che si incontra per la seconda volta e risate e cibo e risate. Una notte normale, breve come ormai tutte le notti e poi una mattina a richiudere una borsa più pesante di quello che sembra, come la mia testa; l'attesa dell'amico ed un mezzo di trasporto sotterraneo, la stazione ed un saluto, un treno con il mio posto nel vagone più lontano ed un viaggio lungo. Un viaggio lungo ma tranquillo, con il classico rumore continuo, con i dubbi e le decisioni, con i cruciverba e la musica con un libro finito da recensire e tante cose da fare. L'arrivo a casa con i saluti e gli abbracci, gli "allora hai trovato?" ed i miei "sì", le spiegazioni e cosa c'è e cosa bisogna portare e cosa comprare lì e tanta stanchezza sotto la mia doccia. Una cena con la fame che reclama e poi, finalmente, il sorriso più bello del mondo con intorno tutto il resto dello stesso livello e quasi addormentarsi lì, protetto e felice. Ecco, è andata più o meno così.

28 agosto 2008

Tornato...

Sono tornato, ieri pomeriggio ho parcheggiato l'auto di fronte casa e quando ho messo il piede sull'asfalto le ferie erano finite; le ferie di "prima di Milano", le ferie in cui il cervello ogni tanto mi diceva "chi te lo ha fatto fare?". Dovrei fare un resoconto o qualcosa del genere ma in fondo sono anni che sono ferie molto simili, mare e sole, pallavolo e camminate, pesce e rustici leccesi ed allora vi accenno ad un mare più cristallino del solito con un vento favorevole a schiarirlo e vi racconto di migliaia di piccoli argentini che, in branco, nuotavano sperduti nell'acqua bassa e se ti fermavi un attimo ti si facevano intorno come a chiedersi cosa fosse questa fastidiosa grossa specie di animale. Il mio reader stamattina mi diceva che di nuovi post da leggere ce ne erano più di quattrocento e non mi basterebbe un altro mese di ferie per leggerli tutti come meritano, dovrò cliccare su "segna tutti come già letti" e mettermi l'animo in pace e ricominciare a scoprire giorno per giorno le novità di tutte le vite che leggo, consapevole che dovrò fare di tutto per non farmele mancare nel mio anno da precario in una vita da precario di me stesso. Chi è che diceva che siamo transeunte? (Spero di aver scritto bene e di non essere azzannato dai latinisti che sono una specie in via di estinzione ma assai aggressiva), mi sento sempre così, di passaggio nelle cose e mi sono messo a pensare alle tante (troppe?) cose che mi riprometto di fare: dovrò postare qualche altra lezione di dialetto, dovrò raccontare un po' di cose, dovrò mettere qualche foto tanto per farmi invidiare ma soprattutto dovrò trovare il tempo per fare tutto, master compreso. Intanto vi dico che sono tornato, il cervello è fortunatamente (sfortunatamente?) lo stesso della partenza, solo il mio colore di base è un po' diverso, dovrò radermi altrimenti mi scambiano per un arabo e la casa non me la danno. La blogosfera mi ha ritrovato, quindi consideratevi tutti abbracciati molto forte, quelli che mi leggono da poco e quelli che mi leggono da prima, quelli con cui chiacchiero via msn e quelli con cui addirittura mi sono incontrato. Lunedì salgo a Milano a cercare la casa, incrocereste le dita per me?

06 agosto 2008

Uollano, uollano uollàno, vi saluto con l'altra mano...

Ciao a tutti amici miei, per un paio di giorni ho lasciato la spiaggia per tornare a casa perchè io ed Oceano dovevamo partecipare ad un matrimonio, non il nostro eh! E quindi sono ricapitato davanti ad un pc, ho letto un po' di blog, ho risposto ai vostri commenti, il solito insomma. Domani mattina ce ne torniamo al mare per un altro po' di giorni, anche perchè a fine agosto mi sa proprio che devo iniziare a muovermi per trovare quel benedetto monolocale a Milano, quel monolocale che dovrà accogliermi per l'anno del master. Però non potevo mica lasciarvi senza i compitini per le vacanze ed allora, visto che in estate si dice che "tiri" leggere, beh, ai miei nuovi e vecchi amici lettori dico: leggetevi i miei vecchi post, andate in giro e poi ditemi, dei miei 180 e passa post, quale vi piace di più, mandate amici, parenti e conoscenti e fatemi sapere. Si vince qualcosa? Chissà... Intanto vi abbraccio tutti ad uno ad uno e ci risentiamo, spero, presto.