31 maggio 2014

Intermezzo



Un giorno la vedrò con i miei occhi, lo so, ergersi dentro un alba rossa dai riflessi d'oro; la vedrò con i miei occhi e sarà come averla già vista dai racconti di altri occhi.
Un giorno ascolterò la voce del muezzin dal minareto richiamare i fedeli alla preghiera, lo so, la ascolterò con le mie orecchie e sarà come averla già sentita dai ricordi di altre orecchie.
Un giorno annuserò odore di spezie a mille, dai banchi dei mercati, lo so, li annuserò con il mio naso e sarà come averle già annusate, nel bruciore di altre narici.
Un giorno assaggerò il çay, seduto al tavolo di un bar, guardando la vita scorrermi intorno, lo so, lo assaggerò con la mia bocca e sarà come averlo già bevuto nel palato di un'altra bocca.
Un giorno accarezzerò uno dei tanti gatti che, amati, sostano per le sue strade, lo so, e lo farò con la mia mano e sarà come averlo accarezzato nel brivido di un'altra mano.
Un giorno, lo so.

26 maggio 2014

Un notte senza nubi

Disclaimer: Il post seguente è molto crudo, a voi decidere di leggerlo o meno.

“Ciao Guido, ben svegliato. Io sono Mario, sono quello che ha ripulito dopo che sei stato da Beatrice; complimenti, proprio un bel lavoro: l’hai presa a calci e pugni, aveva la faccia fracassata e dei lividi enormi su pancia e schiena, anche alle spalle l’hai colpita. Poi le sei salito sopra, sul divano, aveva un po’ di costole rotte, e l’hai strangolata a mani nude; aveva gli occhi sbarrati, una fine terribile. Il capo mi aveva detto che sei una merda ma sei davvero di livello pro, ti faccio un applauso. Una fine terribile dicevo ma nulla in confronto a quella che stai per fare tu; su, non fare quella faccia, realmente credevi che il capo ti avrebbe fatto passare anche questa? Ti aveva ordinato di stare lontano da Beatrice e tu hai disobbedito; sai, per caso, di qualcuno che ha disobbedito al capo ed è rimasto vivo? Io no, e ti assicuro che da ‘addetto alle pulizie’ sono informatissimo. Mi ha solo detto di dirti che questa volta gli hai fatto girare le palle più dei soldi. Ma vedo che ti stai guardando intorno, siamo in un’officina di riparazioni auto e prima che tu ti illuda, ti dico che siamo in periferia, nella zona industriale, e che non c’è nessuno nel raggio di chilometri, nemmeno coppiette che trombano. Ah, se stai pensando che qualcuno si accorgerà della tua scomparsa, beh, non preoccuparti, sono un ripuliture professionista, tu non sarai assolutamente scomparso, sarai partito. Ti posso dire che ho provveduto, poco fa, a comprare, con la tua carta di credito, due biglietti aerei per il Brasile, uno a tuo nome, l’altro a nome di Beatrice. Sul lavoro invierò la lettera di dimissioni in bianco che hai firmato quando hai cominciato a lavorare per il capo, come tutti; dimissioni che, naturalmente, verranno accettate immediatamente. Da casa tua e da casa di Beatrice mancheranno indumenti e passaporto, e risulterete nell’elenco dei decollati, non ci vuole molto a craccare il sistema, non sei l’unico bravo con i computer. In pratica sarete scappati insieme, come reciterà l’sms che invierò ai genitori di Beatrice dal suo cellulare; quella povera coppia ci crederà perché sarebbe solo l’ennesima volta che la convinci, sarebbe solo l’ennesimo ritorno con te. A nessuno, a quel punto, verrà in mente di controllare se in Brasile sarete realmente entrati e, anche fosse, mi sono occupato di casa di Beatrice, mi occuperò anche di qui, domani mattina non ci sarà il minimo segno che racconterà quello che sto per farti. Qui nessuno farà domande, se ancora non lo hai capito anche questa officina è del capo, qui, domani, smonteranno pezzo per pezzo la tua auto e la faranno sparire. Domani però, per questa notte invece è tutta per me ed io farò sparire te, pezzo per pezzo. Anche se ti sei già pisciato addosso, ti starai chiedendo perché proprio una officina, c’erano sicuramente tanti altri posti in cui, dopo, avrei dovuto faticare molto meno per ripulire ed invece ho scelto questo. Ti spiego subito cosa ti sto per fare; premetto che, visto il poco tempo a disposizione, ho dovuto improvvisare ma penso di aver organizzato qualcosa di efficiente, almeno per quanto mi riguarda. Per prima cosa ti anestetizzerò nuovamente e dopo averti spogliato ti stenderò su quel piano di lavoro alle tue spalle, a pancia in giu. Dopo averti bloccato per bene gambe e braccia ti aprirò dalla cima del cranio fino alla punta del coccige; non preoccuparti, come sai faccio il ‘ripulitore’, ho un’ottima conoscenza dell’anatomia; allargherò i muscoli della schiena fino a mettere in mostra la tua spina dorsale, cauterizzerò i vasi sanguigni con un saldatore ad arco voltaico, sai com’è, devo adattarmi a quello che c’è qui, non voglio mica farti morire dissanguato. Fatto questo lesionerò ogni tendine che collega la spina dorsale al resto del corpo ma starò ben attento a lasciare intatti i nervi. Sei diventato bianco e tremi, ma mica ho finito; taglierò con la sega tutte le costole che partono dalla spina dorsale, la staccherò anche dalle clavicole e dall’osso pelvico. Una volta esposta per bene la spina dorsale ci passerò intorno queste, le vedi? Sono le cinghie che usano per tenere i motori quando li prendono dai cofani e li portano sul banco di lavoro, sono resistentissime; per spostarli utilizzano quell’argano a motore che è sospeso sopra il tavolo. Ancora non capisci, lo vedo da come mi guardi, sei terrorizzato ma non capisci; ti spiego, le cinghie le attaccherò all’argano e poi aspetterò che ti svegli dall’anestesia, non ci vorrà molto, ho calcolato bene la dose rispetto al tuo peso. Quando il torpore sarà svanito e comincerai a sentire il dolore dell’intervento che ti avrò fatto, farò partire l’argano, prima a potenza media, le cinghie si tenderanno e cominceranno a tirare la tua spina dorsale che incontrerà solo la resistenza dei tendini lesionati e dei nervi, impazzirai di dolore; a quel punto metterò l’argano alla massima potenza e ti strapperò la spina dorsale. Naturalmente ti avrò tolto il bavaglio e mi godrò sia le urla che, se ce la farai ad articolarle, le suppliche, tanto, come ti ho detto prima, non ti sentirà nessuno. Il tuo corpo poi lo chiuderò in un sacco e lo farò sparire nell’acido, con calma. Ma che fai, piangi?! Come Beatrice quando la massacravi con le parole e con le mani? Ma forse è semplicemente fretta, la tua, meglio che mi metta all’opera; non preoccuparti, me le lavo le mani. Ah, se, per caso, ti stessi chiedendo il perché di tutto questo, beh, è per ‘affetto’, mi ricordi una persona, la persona che mi ha fatto diventare quello che sono.”

La fine di Guido era da giorni che aspettava nel mio taccuino...

25 maggio 2014

Intermezzo



My arms are tough
But they can be bent,
They can be bent.

23 maggio 2014

Terra bruciata

Avete presente le reazioni chimiche? Ci sono quelle immediate e quelle che ci mettono un po', quelle che, magari, da sole non fanno tutti questi danni ma che, combinate con altre, diventano pericolose. Ecco, come gli strati accumulati di diverse cose adesso ho traboccato il vaso, in questo momento esatto. Mi sono rotto il cazzo. Davvero, mi sono rotto il cazzo. Poi magari si reincolla ma, sinceramente, ne ho le palle piene.

26 maggio 2014 ore 9:20
A chi mi ha commentato, a chi mi ha scritto, a chi mi ha chiamato, a chi no. A chi ha capito tutto, a chi non ha capito nulla, a chi ha capito metà. A chi ha spronato, a chi ha taciuto, a chi ha colto l'occasione di parlare, a chi non ha colto l'occasione di stare zitto. A chi mi è vicino, a chi lo è stato, a chi lo sarà.

GRAZIE.

22 maggio 2014

Intermezzo


Some of them want to use you
Some of them want to get used by you
Some of them want to abuse you
Some of them want to be abused.

20 maggio 2014

Ma poi ho pensato

Volevo scrivere un post di politica, magari partire dalle elezioni amministrative che si svolgeranno nel mio ameno paesello e raccontare di coalizioni quantomeno assurde, di soggetti incomprensibili, quando va bene, impresentabili, in tutti gli altri casi. Magari avrei pure potuto piazzare qualche "santino" con queste facce assurde, divertenti, spaventose. Poi sarei passato alla politica nazionale e a tutto quello che, ormai da anni, ci sta girando intorno. Poi ho pensato che sono strano io, sì, perchè, sinceramente, a me non spaventano quelli che arrivano, a me spaventano quelli che ci stanno, soprattutto quelli che ci stanno da generazioni, proprio gli italiani. Sono strano io perchè a me sentire "Sono oltre Hitler" mi fa venire solo il vomito, solo rabbia, solo paura e se penso a chi ha votato il soggetto, beh, veramente mi si apre un buco nero nell'anima e ci caccio dentro tutte le parole che è meglio non dire. Sono strano io perché ho studiato tanto, studio ogni giorno, eppure devono essere dei perfetti incompetenti che, dai giornali, dai bar, dalla viva voce del popolo, mi devono spiegare la MIA materia. Sono strano io perchè sono un commercialista che sa bene che pericolosità c'è nella piaga dell'evasione, DA CHIUNQUE SIA FATTA, anche dal più piccolo dei soggetti. Sono strano io perché mi piace si mantengano le promesse e si scontino le pene, tutte; strano perchè non urlo al complotto, non guardo le scie chimiche, non penso di avere un chip sotto pelle. Sono strano io perché mi viene sempre da pensare quando gli scampati eravamo noi e ci trattavano di merda e ci incazzavamo ed adesso per gli altri non vale. Sono strano io perché non sono per la lotta, per la violenza, perchè penso che portino sempre dal lato sbagliato della ragione. Sono strano io perché non sono fatto per l'iperliberismo e nemmeno per il suo contrario. Ho constatato di essere così strano, troppo strano per scrivere di politica; e poi sono troppo impegnato a ritrovare tutti i numeri della rubrica, che ho perso.

19 maggio 2014

Un metro e mezzo

No, non sto citando la canzone "un giudice" di De Andrè; ieri mi è caduto il cellulare da circa un metro e mezzo, di piatto, sul marciapiede.


Vabbè, direte, tanto il cellulare è vecchio, volevi cambiarlo, adesso passi la scheda sim nel nuovo e via. Ho i numeri memorizzati nella memoria interna.
Vabbè, direte voi, tanto c'è il programma di gestione della Samsung, il Kies, con quello i backup effettuati si possono trasferire su altri telefoni. Non faccio un backup da mesi.
Vabbè, direte voi, tanto il su menzionato Kies, basta collegare il telefono al pc e scarica in automatico i dati. Bisogna attivare la funzione dal meno del cellulare e per farlo serve che funzioni lo schermo.
Vabbè, direte voi, allora sei scemo. Sì.

Bestemmio in circassico da ieri pomeriggio, adesso devo trovare un modo per recuperare almeno rubrica, foto e video. Se alcuni di voi non mi sentono il motivo ora lo sapete. Per altri è proprio una scelta.

16 maggio 2014

Punti ciechi

Una delle caratteristiche delle merde come Guido è la ripetitività; e la ripetitività, va sa sé, implica prevedibilità. Ogni mattina colazione nello stesso posto, la solita battuta alla cassiera, il solito percorso in macchina, il solito parcheggio sotterraneo dove lasciare l’auto. Il fatto è che ci si fida troppo del sistema di telecamere di un parcheggio sotterraneo, si pensa che garantiscano sicurezza ma, in realtà, hanno tantissimi punti ciechi ed uno che fa il mio lavoro riesce sempre a trovarne; per questo, nonostante io, ora, sia qui non risulto in nessuno video della sorveglianza. Ho incrociato un paio di persone ma per loro ero soltanto un altro che tornava alla propria auto. Io li conosco bene i punti ciechi, alla fine ci vivo dentro, per questo io vedo arrivare Guido mentre esce dall’ascensore ma lui non mi nota nemmeno, sta chiacchierando con una tizia; come se non avesse fatto nulla a Beatrice ha già puntato un’altra preda, si capisce dai movimenti, dallo sguardo. So come fa; fa in modo, soprattutto all’inizio, di farsi trovare per caso, di esserci, di farsi riconoscere non come un estraneo ma come una figura familiare per poi essere sempre una parola davanti, una frase davanti; lui non conosce i punti ciechi, no, sente solo l’odore delle debolezze e come uno squalo per il sangue, appena ne scova una morde, strappa, dilania. Non conosce i punti ciechi Guido, per questo, quando ha ormai salutato, pronto per il prossimo round quanto prima, quando ormai ha raggiunto la sua auto, non mi sente arrivare alle sue spalle e le ultime parole che sente, prima della puntura sul collo, sono: “Ciao Guido, il capo ha detto che sei licenziato”.

13 maggio 2014

Un’alba senza nubi

Mario fissa la fiamma che, a temperatura altissima, sta eliminando pezzi della vita di Beatrice, si mette una mano in tasca e tocca un sacchetto di plastica, ne tasta il contenuto anche se sa bene cosa contiene; pensa che forse sarebbe meglio tornare a dare un’occhiata ai maiali, prima poteva essergli sfuggito qualcosa, potrebbe essere avanzato qualche pezzo del corpo di Beatrice; non ha dubbi, di solito non avanza nulla ma è sempre meglio accertarsene. Una volta fatto il controllo Mario esce nell’aria fredda e umida della notte che sta per finire, con un lieve sorriso sulla faccia si dice che, se fumasse, quello sarebbe un ottimo momento per farsi una sigaretta. Prende lo smartphone, apre skype attraverso una ben precisa applicazione e chiama l’unico numero in rubrica. Il bello della tecnologia, ha reso lo strumento più facilmente intercettabile che esistesse, il cellulare, praticamente irrintracciabile: skype utilizza un protocollo internet e quindi un flusso di dati e l’applicazione specifica fa rimbalzare questi dati in giro per il mondo fino a farne perdere le tracce, non c’è nemmeno troppo ritardo di latenza nella comunicazione. Il capo, come al solito, risponde al secondo squillo, non è mai arrivato al terzo, non ha mai anticipato al primo, in qualsiasi orario Mario lo chiami, sembra quasi che non dorma mai. Il capo è l’unica persona al mondo che mette i brividi a Mario e Mario è l’unico al mondo che mette i brividi al capo, vanno d’accordo per quello.
- Hai finito?
- Sì.
- Hai lasciato tracce?
- Potrei ritenere questa domanda offensiva, ma no, niente tracce.
- Come hai proceduto?
- Prima di cominciare ho portato via un borsone, qualche indumento e il passaporto. Poi ho fatto a pezzi il corpo nella vasca e l’ho messo nelle buste, nel trolley. Ho lavato il sangue con la candeggina ed ho ripulito le tracce che quel coglione di Guido aveva lasciato. Sono venuto qui, il corpo è stato fatto sparire dai maiali, le altre cose dall’inceneritore.
- I denti? Sai che i maiali, a volte, non li digeriscono.
- I denti li ho cavati e ce li ho in tasca in un sacchetto, li farò sparire con l’acido, con calma, nel mio laboratorio.
- Bene. Quanto tempo hai per Guido?
- Poco, in un paio di giorni qualcuno si domanderà di Beatrice, procederò già domani.
- Sai già come?
- Sì.
- Non me lo vuoi dire?
- Non lo vuoi sapere.
Ma rio sa che il capo, in questo momento, ha avuto un brivido come lui lo ha avuto prima, quando ha detto che avrebbe potuto offendersi.
- Mario…
- Sì?
- Mi sembra che questo, per te, sia un lavoro speciale, perché?
- Perché Guido mi ricorda qualcuno.
La telefonata si chiude così; non si aprono e non si chiudono mai con dei convenevoli. Mario guarda il cielo che schiarisce, è un’alba senza nubi.

11 maggio 2014

Fuori per lavoro


Sono stato fuori per lavoro, torno e mi ritrovo 677 post da leggere. Ora, mi capirete se vi dico che non ce la posso fare, vero? Bisogna avere una certa predisposizione, in certi momenti della vita, per prendersi dei compiti improbi. Credo che farò una specie di tabula rasa e attenderò i nuovi post ma, detto questo, vi devo un aggiornamento sul miocardo ballerino, mi pare giusto. Dopo aver scoperto, tenendomi sotto controllo 24 ore di seguito, che il cuore balla abbastanza, all'incirca il 20% del suo tempo lo passa a ballare, a quel punto o lo mandavo ad "Amici" oppure provavo a vedere se fosse una cosa con cui ci si può convivere. Vi dirò, l'opzione "Amici" l'ho anche valutata, già me lo immaginavo in sfida con il mio fegato, un grande attore drammatico, quello; poi mi sono detto che era meglio di no, che magari non avrebbe retto un cazziatone della Celentano e l'avrebbe mandata a cagare in diretta sotto un tripudio d'applausi, ma questo sarebbe stato il meno, lo avrebbero intervistato e avrebbe parlato. No, meglio di no. Ho deciso che era meglio la seconda opzione ed ho trovato un posto dove fare la prova da sforzo; mi hanno messo su una cyclette con degli elettrodi sul petto, con uno sfigmomanometro al braccio destro che mi prendeva la pressione ogni due minuti, ed ogni due minuti quella cyclette diventava sempre più dura. A quanto pare il mio miocardo quando si impegna negli sforzi, smette di ballare e quindi, alla fine, tutto bene. Ho guardato il medico che mi diceva che era tutto ok ed ho chiesto perchè, al mio cuore, piacesse tanto ballare e lui m'ha detto che era probabilmente colpa di una miocardite; devo aver fatto una faccia a punto interrogativo perché mi ha subito detto che, semplicemente, una bronchite, da piccolo, mi deve aver creato una cicatrice nel cuore che, deviando il flusso del sangue, crea la musica su cui il cuore balla. "Una cicatrice nel cuore", detto così sembra il titolo di una telenovelas brasiliana, lo so, però non ho potuto fare a meno di pensare, ancora una volta, che tutta questa storia ha un che di poetico (e anche di molto indicativo) perchè questa cicatrice ha un effetto, una deviazione, un controcanto. A quel punto il medico, dopo avermi ribadito che stavo benissimo, alla fine, mi ha detto che ero un paziente asintomatico perchè il ballare del mio cuore, alla fine, non mi infastidisce ma, se volevo, c'era anche il modo di farlo smettere di ballare: prendere una pillola ogni giorno oppure, addirittura, farsi infilare una sonda dalla gamba, fino al cuore, bruciare un po' di cellule per creare un'altra cicatrice che annulla l'effetto della prima; questo è un po' come il "chiodo schiaccia chiodo" sentimentale, alla fine. Ho guardato il medico ed ho detto di no, sapevo che avrei detto di no, non mi sottopongo ad un intervento, non inizio una terapia all life long, non elimino, non cancello: non è il mio stile.

Comunque, vi dicevo, prima, che sono stato fuori per lavoro, ormai è una trasferta all'incirca mensile, certo, è pesante, per ora dà piccoli, piccolissimi, frutti ma sento di doverla fare, finchè resisto devo continuare. Naturalmente ho cercato, come sempre, di vivere (in questo specifico caso "sopravvivere") ogni volta che torno, ed ogni volta è sempre più di quello che dovrebbe essere, nel bene e nel male; ogni volta emetto tante di quelle parole che mi stupisco sempre che quelle non dette siano, ogni volta, molte molte di più. Le parole non dette, secondo la medicina naturale, sono la causa del reflusso gastrico di cui soffro e, forse, dovrei cercare di guarire un po', non credete? Dovrei dirle quelle parole che, ancora una volta, per quieto vivere, per rispetto, per amicizia, per amore, non ho detto; ogni tanto lo faccio, tipo il post precedente, o alcuni altri che, fortunatamente, scrivo ma sono sempre troppo poche e sono sempre quelle meno importanti, perchè magari non vuoi perdere le briciole ed allora approvi, abbozzi, sorridi, ti concedi magari una piccola alzata di testa ma è solo per illuderti un po' ma la verità è che le parole vere, quelle che dovresti dire perchè sono quelle giuste, te le tieni dentro perchè tanto, dall'altro lato, da te, non si vogliono sentire, saranno sempre "sbagliate".

04 maggio 2014

La cosa divertente...

...è che fate lo stesso errore da anni, non avete mai imparato un benemerito cazzo e vi prendete la briga di pontificare e parlare a gli altri come se aveste capito tutto.