29 aprile 2013

Venghino signori, venghino...

Occasione irripetibile, IRRIPETIBILE; mi si dice sempre che di me, qui, parlo pochissimo, ed è la verità. Questo è il posto dei miei racconti e dei miei pensieri, delle mille vite non vissute, dei what if, degli arzigogoli e dei ricami di parole, più che del mio essere. Allora approfittate:

FATEMI UNA DOMANDA!

Io risponderò...

Mi ero scordato di aggiungere che, dopo aver fatto accumulare un po' di domande, risponderò in un apposito post, non nei commenti.

25 aprile 2013

Liberi, tutti!


Da ciò che uccide te e tutto ciò che ho intorno
Dall'uomo che non è padrone del suo giorno
Da tutti quelli che inquinano il mio campo
Io mi libererò perché ora sono stanco

"Libertà", parola enorme, bella, assordante; parola sfruttata, stuprata, vilipesa e svilita. Che torni a significare quello che ha sempre significato, che torni ad essere bandiera pulita e nitida e non marchio di partito. Bisogna capire di essere schiavi, di essere succubi, per poter cercare la libertà perché le dittature ci sono sempre, anche solo tra due persone e vanno distrutte, non vanno subite.

23 aprile 2013

Non ci si immunizza

Mio padre è ragioniere commercialista, da quarant'anni, ed anche prima praticamente faceva quello. E' bravo, anche a non voler essere soggettivi e di parte, è bravo; fa il lavoro che ama. Mio padre ha preso il diploma di ragioniere che aveva già un figlio; sì, ma non è stato un ragazzo-padre, mio padre, no, semplicemente si è diplomato che era adulto. Lui ha sempre voluto studiare ragioneria ma il padre, mio nonno, non voleva, per lui desiderava altro e lo abbligò ad andare al classico. Mio padre, per lacune ed intemperanze, fu bocciato per due volte di fila e non potè continuare il classico; erano gli anni sessanta, niente "corsi di recupero", cominciò a lavorare. Con i numeri è sempre stato bravo e quindi, comunque, aiutava qualche commerciante a tenere i propri conti; poi vinse un concorso nelle poste, e qui sarebbe troppo lungo da raccontare come padre e figlio si siano somigliati anche nell'esperienza a Milano; fino a che, adulto, marito e padre, non prese il suo amato diploma in ragioneria e diventò ragionierie e, con gli anni e l'esperienza, anche senza laurea, ragioniere commercialista. Questo però non è un post sulla costanza e sul "volere è potere" perchè "volere è potere" è una stronzata fatta per chi non si è mai trovato davanti scelte impossibili. Io sono commercialista, lo sono da un po', ormai, solo che io non volevo fare il commercialista, io volevo studiare materie scientifiche, chimica o fisica, per essere precisi; volevo andare al liceo scientifico, non a ragioneria, ma mio padre non ha voluto, erano gli anni novanta. I motivi sono tanti tra cui il suo studio avviato e la mia mancanza di palle, ma io ho fatto ragioneria. Io però, a differenza sua, non sono stato bocciato, no, la mia strada, per quanto riguarda l'istruzione, è sempre stata una strada dritta, senza ostacoli; bravo? Studioso? Intelligente? Non lo so, so che se devo fare una cosa la devo fare bene, che mi piaccia o no. Insomma mi sono diplomato e nemmeno allora sono stato capace di seguire la strada che volevo ma mi sono iscritto ad economia. Mio padre aveva fatto con me come mio nonno con lui; con le migliori intenzioni, sia chiaro, ma, alla fine, il succo era quello. Come il succo di questo post è che non ci si immunizza, no, non ci si immunizza. Si dice che "l'esperienza insegna" ma ci sono cose per cui non vale; mio padre era stato obbligato a fare una cosa che non voleva, ne aveva sofferto, eppure lo aveva rifatto con me. Gli errori che un padre, o di una madre, fa non ci rendono immuni dallo stesso errore, per quanto possa averci fatto male quello sbaglio. Non lo si comprende, si pensa di agire diversamente ed invece ci si comporta tale e quale; no, non ci si immunizza. Quando è successo che ho rinfacciato a mio padre di avermi obbligato a seguire una strada che non volevo è caduto dalle nuvole ed ha detto che non era possibile perchè avendolo subito lui non avrebbe mai potuto farlo; non se ne rendeva conto, nemmeno adesso, credo. No, non ci si immunizza; per quanto male possano averci fatto gli errori di un genitore, o di entrambi, non saremo mai sicuri di non rifarli, persino peggiori, è più ci ripetiamo "io non lo farò mai" e più è facile che ci cadremo, nel peggiore dei modi. Io non so, se e quando avrò un figlio, se sarò capace di non ripetere lo stesso identico sbaglio di mio padre e del padre di mio padre, so solo che non ho una predisposizione genetica a quell'errore, non ce l'ha nessuno, solo che potrà succedere. Sì, può accadere di ripetere gli stessi sbagli che abbiamo subito, forti, a monte ma dobbiamo essere capaci di capirlo e non prenderci in giro dicendo "per me è diverso".

22 aprile 2013

Parole d'altri

"Il mondo è quel disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai malfattori, ma per l'inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare"

Albert Einstein

ps
troppe volte sono uno di questi, troppe volte...

19 aprile 2013

Il mio lettore mp3 è meglio di me

Non che ci voglia molto, lo so, penso che anche un tombino, a volte, sia meglio del sottoscritto ma non stiamo qui a divagare. Ho un lettore mp3 che mi è stato regalato quando, in un attimo di follia collettiva, sono diventato commercialista (lo so che questa cosa vi shokka (o come cazzo si scrive) ma, incredibilmente, sono commercialista). Il suddetto lettore mp3 mi accompagna praticamente in ogni spostamento essendo diventato, da quando la mia autoradio ha deciso di perdere il rispetto di se stessa e non prendere nemmeno radiomaria, la fonte di musica anche in macchina; ma non solo lì, l'esimio lettore è stato lo schermo tra me è il mondo in moltissime occasione che non sto qui a raccontarvi (o forse sì, ancora non so). I suoi auricolari mi hanno reso tetragono in mezzo al traffico di persone delle strade di Milano, mi hanno escluso dai discorsi politici nella metro, mi hanno accompagnato in treno e in aereo e ispirato un sacco di racconti, e tutto questo senza nemmeno far partire la musica! Quando facevo partire quella le cose miglioravano, addirittura. Ci ho messo un po' a capirlo ma alla fine ce l'ho fatta. L'amico lettore s'è sorbito tutte le mie corse sia su strada che sul tapis roulant, in palestra e, secondo me, a volte ne avrebbe fatto volentieri a meno (e anche io, ad essere sincero). Comunque nella sua abbastanza capiente memoria (4 giga di musica (ché voi me lo dovete spiegare quando mai avrete il tempo di ascoltare 150 giga di musica, non ci riuscireste nemmeno foste Matusalemme)), nella sua abbastanza capiente memoria, dicevo, ci ho raccolto tante e tante canzoni legate ognuna ad un ricordo, solo che i ricordi, anche quelli belli, ci sono momenti in cui fanno male ed allora, colto da furia iconoclasta (musicoclasta, in questo caso), ho cancellato dei pezzi, senza avere, in alcuni casi, nemmeno idea di dove fosse l'originale, sul mio pc. Tutto questo è successo con una canzone specifica, sapete, una di quelle bellissime canzoni che mentre le ascoltate vi fate in testa proprio il film di tutte le altre volte in cui le avete ascoltate, del perché le avete ascoltate, di cosa facevate mentre le ascoltavate e quando tutte queste cose insieme divetavano delle specie di stiletti dentro il cervello, la canzone è stata cancellata. Oggi, facendo una pulizia generale proprio dentro il benemerito lettore, riorganizzando i file per poterli trovare più facilmente, mi sono accorto di un suo difetto: ogni tanto, quando si passano file dal pc al lettore, li duplica e cambia pure i dati su titolo, autore e album che ci stanno dentro, tanto per far rincoglionire l'ascoltatore (con me ha vita difficile, sono rincoglionito di mio). Ho scoperto, tra i file modificati, nascosto sotto un nome sbagliato, quel pezzo cancellato tempo fa ed ho capito che il mio lettore mp3 è molto meglio di me (e scusate la rima), sa meglio di me che non ci si libera di certe canzoni. L'ho imparato anche io ed ho deciso che quella canzone starà sempre lì, sempre. Ah, la canzone è questa.


18 aprile 2013

Oggi sono 37


Mi hanno detto che questa canzone me la dovrei mettere come suoneria del cellulare, il che vi fa capire che sono una persona magmatica, una crosta ed i borborigmi sotto che, ogni tanto, esplodono. Non l'avevo mai sentita, sono andato a posta a cercarla e me la sono ascoltata attentamente, mi sono guardato il video con attenzione e non potevo che essere d'accordo che, forse, sarebbe davvero giusta come suoneria del mio cellulare, quel suo "devi stare molto calmo, devi stare molto calmo" ripetuto, dovrei prenderlo come un consiglio, un mantra. Direttamente o indirettamente mi sento molto in affinità con le parole e con le immagini, con il bianco e nero e con la litania. Dicono che, di me, non dico mai nulla qui sul blog anche se alcuni mi hanno capito lo stesso, chi più e chi meno, vi voglio bene per questo. Ah, sì, oggi sono 37. I miei anni, intendo.

12 aprile 2013

Ci sta

Ci sta un pomeriggio di vento, dentro il primo giorno caldo dell'anno; una tenda che sbatte come un vessillo pirata, bianca con le strisce verdi, o verde con le strisce bianche. Ci sta un brivido tiepido nel calare della temperatura, a sera; un accrocchio di auto in transito che si scioglie risolvendo l'incastro. Ci sta il saluto con un cenno del capo, automatico, quasi incosciente, rivolto a un conoscente sfocato. Ci sta una canzone in testa, una breve colonna sonora che va in loop come un disco incagliato e due o tre immagini, sullo sfondo del marciapiede di fronte. Ci sta una considerazione da poco e due o tre spicci di saggezza low cost, un dubbio dal valore elevato ed una certezza che si valorizzerà nel tempo. Ci sta una grattata di culo con sguardo di controllo per non essere sgamato ed un occhio chiuso per ricordare qualcosa. Ci sta un respiro profondo e quanche decina di punture di spillo. Ci sta la ricerca delle chiavi in tasca ed il ritrovamento di qualche moneta; ci sta pure il conto mentale della somma, guardandole nel palmo aperto della mano e la valutazione di cosa ci compri; ci sta la decisione di risparmiarle. Ci sta il tornarsene dentro. Tutto questo e altro, tutto dentro un minuto, ci sta.

08 aprile 2013

Si va...

Aggiustate le mille carte che coprono la scrivania, la moltitudine di fogli che te ne ha fatto scordare anche il colore, fissi la tua casella di posta praticamente sempre aperta e cancelli l'ennesima mail che offre coupon per qualsiasi cosa; non prima di aver guardato se tra i coupon ce n'è uno utile, tipo per una macchina del tempo o per un teletrasporto con il 70% di sconto ed aver constatato che non ce n'è. Per un attimo pensi di scrivere ad uno qualsiasi degli offerenti per chiedere se hanno una clonazione con sviluppo accelerato ma poi ti fai una risata da solo, amara, e cancelli la bozza perché, sì, in realtà l'avevi pure cominciata, la mail e già che ci sei cancelli anche quell'altra mail in bozza, quella lunga, quella piena di parole che se fosse scritta su carta forse sarebbe anche chiazzata ed invece, forse, è solo una cazzata; la cancelli sapendo che domani la riscrivi, uguale e diversa. Dai un'occhiata all'elenco della chat, tanti verdi, tanti rossi, tanti gialli, cerchi ma non importa davvero se la ricerca è fruttuosa o meno, ci passi pure sopra con la freccetta del mouse ma poi lasci stare, sarebbero saluti e domani sarai di nuovo qui. Chiudi la posta, chiudi internet, chiudi anche skype, dopo un altro controllo ché non si sa mai. Guardi quell'orologino sulla scrivania, bellissimo regalo, fermo, senza batteria e ti ripeti che la dovresti comprare, te lo segni anche sul planner, tanto mi sa che non la comprerai nemmeno domani. Tra una sistole ed una diastole chiudi la sessione, spegni il pc e aspetti la chiusura; cerchi di ricordare se devi prendere qualcosa e cerchi di scordare un sacco di altre cose. Ti alzi e raccogli i tuoi pezzi sparsi, l'orologio, i due cellulari, controlli se ci siano chiamate, sms, whatsApp, una qualsiasi cosa e trovi una lucetta verde che non è altro che un saluto a cui rispondi con una battuta. Infili la giacca e rimetti in tasca i tuoi pezzi e le mani, ti avvii alla porta e con un gesto automatico della mano sinistra, spegni la luce. Fino a domani.

06 aprile 2013

There was no Malady

They say that "Time assuages" -
Time never did assuage -
An actual suffering strengthens
As Sinews do, with Age -

Time is a Test of Trouble -
But not a Remedy -
If such it prove, it prove too
There was no Malady - 

 Emily Dickinson