23 luglio 2009

C'era un posto molto bello



ma, come al solito, c'è sempre uno stronzo di troppo al mondo, come scrisse Primo Levi "che i vostri figli possano torcere il viso da voi".

Spero torni quello che era...

21 luglio 2009

Oramai tra di noi, solo un passo...



Quando cominci a mangiare le tortillas sbriciolate nella salsa messicana come fossero cornflakes mi sa che è tempo di rivedere la propria alimentazione...

20 luglio 2009

15 luglio 2009

No line on the horizon

Ci siamo svegliati che erano le cinque e mezza, io e Oceano, e per un attimo abbiamo pensato di essere alle cascate del Niagara, il rumore che passava attraverso i buchi delle tapparelle non erano gocce di pioggia, era il rumore di un unico blocco di acqua che cadeva dal cielo. Ogni tanto si vedeva esplodere una luce e poi, molto molto ravvicinato si sentiva lo scoppio, troppo ravvicinato per illudersi che fosse una cosa che si allontanava. Entrambi abbiamo pensato la stessa cosa, lì, immersi nel caldo, abbiamo pensato che tutta quella pioggia avrebbe potuto sconvolgerci i piani e rimandare, se non cancellare del tutto, l'evento che aspettavamo. Cercavo di confortare il mio Oceano che si agitava convincendo anche me stesso che un temporale non può durare così a lungo, ma le ore passavano e si avvicinava il momento in cui avrei dovuto essere pronto per andare, perché l'evento era la sera ma l'ufficio mi aspettava di giorno. Dopo una corsa nelle viscere della terra, pressati come sardine già stanche prima di finire sulla pizza, la pioggia mi ha accompagnato fino al portone del palazzo dove lavoro e non mi voleva lasciare, mi si è abbarbicata addosso cambiando il colore dei miei jeans dalla caviglia sino al ginocchio. Tutta la mattinata è passata con me che lanciavo sguardi alla lama di cielo che si vede dalla finestra e con Oceano che pregava sgranando un rosario di canzoni. Verso l'ora di pranzo noi, come il tempo, ci siamo calmati, confortati da ore asciutte e macchie di azzurro tra le nuvole; le news parlavano di sottopassi allagati ed auto che navigavano ma non di eventi sospesi e così siamo riusciti a far volare il tempo fino alla sera. Dopo un altro viaggio nel sottosuolo ancora più pressati, tanto che respiravo con i polmoni di quello davanti a me, vedo la porta di casa ed oltre Oceano ad aspettarmi. Come in un veloce rito abbiamo preso lo stretto indispensabile per l'evento e ci siamo avviati verso la meta, siamo confluiti in un fiume di gente felice e variopinta che si mischiava in gruppetti separati e noi in mezzo come bambini che vanno dal gelataio con i soldi per due coni grandi con doppia panna. Meticolosi come solo un fisico ed un commercialista sanno essere ci siamo indirizzati a colpo sicuro verso i nostri posti, colpo quasi sicuro perché i sedili arancio avevano una strana numerazione da numerologia azteca. Ci siamo seduti che ancora c'era la luce del giorno ed abbiamo visto lo stadio riempirsi in ogni dove, i puntini colorati dei sedili pian piano sparivano per fare posto a teste e braccia alzate. Dopo lo sguardo panoramico ci siamo imbambolati davanti a questa struttura enorme, questa specie di ragno a quattro zampe alto come un palazzo di sette, otto piano e l'unico aggettivo che veniva in mente era “immenso”. Dopo i supporter che ce l'hanno messa tutta per non farsi cacciare a sventagliate di fischi ed urli dell'Oceano agitato è arrivato, sull'ultimo imbrunire, il momento della fibrillazione, quando ogni attimo è quello in cui stanno per uscire e poi appaiono, raggiungendo il centro del palco passeggiando su un ponte costruito apposta sul momento ed iniziano a far nascere note e parole. Ottantamila voci facevano da coro e noi lì in mezzo, felici come due bambini che vanno dal gelataio con i soldi per due coni grandi con doppia panna ed il gelataio ci spolvera sopra anche il cacao in polvere. Quando poi tutto è finito e le luci dello stadio ci hanno detto che non sarebbero usciti ancora, ho guardato il mio Oceano finalmente quieto come quello delle spiagge tropicali e ci siamo infilati di nuovo in mezzo a tutta la gente variopinta e senza voce che tornava a casa.

09 luglio 2009

Nomen omen

Il leader dell'organizzazione Volontari Verdi, ronde vicine alla Lega Nord, che mira a sostituire Blue Berets nella metro milanese, si chiama Bastoni...poi dicono che gli antichi romani non avevano ragione...sono lievemente preoccupato, mi sa che è meglio se mi rado...
ps
Presto in arrivo post sul concerto degli U2

02 luglio 2009

Le mie parole



Ho sempre amato questa canzone di Pacifico che Bersani ha portato al successo, perchè conosco il potere delle parole, la loro capacità di costruire qualsiasi cosa, ponti, strade oppure muri. Le parole hanno un potere enorme, messe lì in fila rimangono a guardarci mentre le leggiamo e ce le facciamo bruciare dentro. Le parole fanno ridere e piangere, per questo mi piacciono, perchè non sono facili come si pensa; crediamo che comunque avremo sempre qualcosa da dire ed invece capita che ti ritrovi senza parole e non lo sai spiegare, proprio tu, quello che le parole le ha sempre sapute usare. Le parole fanno male, quelle che sputiamo sulla faccia degli altri guardandoli con rabbia o peggio con cinismo, con quel sorrisino cattivo che ci mette sopra un piedistallo. Ma le parole che fanno più male sono quelle non dette; quante volte mi sono macchiato di un peccato del genere, come diceva Cyrano, mi viene "la gotta all'immaginativa" e rimango lì senza parole, proprio quando ne servirebbero mille, proprio quando in realtà di parole ce ne sono mille e più di mille ed invece niente. Un amico a cui vorresti dire un fiume di cose ed il fiume invece ti lascia lì, quasi affogato, stremato sulla riva, zuppo di parole e sensazioni che non hai la forza di strizzarti via. Sono momenti che capitano, vero? Ci siete passati tutti, hai la fottuta voglia di dire un miliardo di frasi e ti escono le cazzate peggiori perchè in quei momenti lì l'orecchio che hai di fronte accetterebbe una ed una sola parola ma proprio quella te la scordi tra una sinapsi e l'altra, magari a chiacchierare con il ricordo nascosto ed il pensiero sconcio; la parola è lì ma non esce mica la bastarda, no, ti lascia a morire di figura di merda dicendo le cazzate più immani. Sarebbe bello avere il copione della vita invece di un goldoniano canovaccio, avere le parti già scritte e mettersi lì e ripeterle, avrei voluto un sacco di volte una cosa del genere; quelle volte in cui la mia amica del cuore, l'ansia, mi stringe alla gola e mi fa mancare il respiro io vorrei avercele le parole per urlarla fuori, quando mi sembra di essere agorafobico e mi ripeto come un mantra "Andrà tutto bene, andrà tutto bene", com'è che diceva Hubert ne "L'Odio"? Ah sì: "Fin qui tutto bene, fin qui tutto bene; il problema non è la caduta ma l'atterraggio". Con quali parole dire che i miei atterraggi sono tutti devastanti, in un modo o nell'altro? Non fatemi mai guidare un aereo. Da quasi un anno vivo una mutazione al giorno, senza respiro alcuno, passando dall'esaltazione al "resisti" ed in tutto questo sono in piedi, sembrerà una cosa da niente ed invece no. Ti capita di vivere una vita dando sempre la risposta giusta e poi sei quello che fino alla fine dei suoi giorni, spero tanti tanti tanti giorni, sentirà più spesso la frase "da te non me lo aspettavo", ironico no? Eppure è così; potrei dire che non ci faccio più caso ma non è vero, il caso non c'entra, non diciamo, manchiamo di parole proprio quando sappiamo che servono, lo sentiamo che servono ed invece di dire parole che sarebbero un abbraccio al massimo diciamo parole che assomigliano ad un sorriso ed una pacca sulla spalla. Non saremo mai capaci di dire tutto quello che vorremmo, non saremo mai capaci di leggere tutto quello che ci sarebbe da leggere nè di scrivere tutte le parole possibili; siamo essere complicati, dobbiamo sapere a prescindere ed anche questo è ironico oppure sentire anche noi la nostra dose di parole che arrivano ad ondate come le piene dei fiumi. Lo dice Pacifico, le parole sono sassi e con i sassi si possono fare anche cose utili, magari accendere il fuoco che ci farà mangiare. Non so se le mie parole mi faranno mai mangiare ma se mangiassi come uso le parole, sarei bulimico, con tutto il rispetto per chi affronta questa malattia. Ormai so bene che non sarò mai capace di raccontarmi totalmente perchè ci sarà sempre una parola mancante od un significato nebuloso perchè, che Dio sia lodato, sono stranamente molto di più di quello che le lettere messe in fila riescono a dire ma questo, come tutto, ha i suoi pro ed i suoi contro. Spero di postare presto qualcosa di divertente anche perchè come mi hanno fatto notare in molti, da quando sono qui al nord, oltre a scrivere poco, non faccio più ridere, e questo per me è un male. Intanto che aspettate (spero poco...le attese lunghe sono proprio brutte), vi abbraccio tutti.